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Legambiente: taglio di alberi sull’Altopiano del Montasio, ma cosa direbbe Julius Kugy?

di Marco Lepre – circolo Legambiente Carnia-Val Canale.

Sono 15 anni che Legambiente, con la sua campagna “Carovana delle Alpi”, assegna ogni estate bandiere nere alle ferite aperte nell’ambiente alpino e bandiere verdi alle buone pratiche e alle idee positive di sviluppo locale. Mentre le seconde vengono accolte con soddisfazione, diventando occasione per delle vere e proprie feste con notevole partecipazione popolare (come è accaduto negli anni recenti in Val Resia, a Cercivento e nella borgata di S. Antonio a Tarvisio), l’assegnazione delle bandiere nere suscita, ovviamente, reazioni opposte e spesso provoca una dura protesta da parte di chi le riceve.

In molti di questi casi “contrastati” è spesso stato il tempo ad incaricarsi di stabilire chi avesse ragione e chi no. Basterebbe ricordare la vicenda di una pista forestale che, in una amena località della Carnia, aveva cancellato una bellissima mulattiera e che, nelle intenzioni dei suoi sostenitori, era addirittura necessaria per far transitare le ambulanze in caso di interruzione della viabilità statale. Inutile dire che, a distanza di anni, su quella strada non solo non è mai transitato alcun mezzo di soccorso, ma che gli smottamenti e i massi caduti dai versanti geologicamente instabili la rendono pericolosa e spesso impercorribile. Che dire, poi, di certi progetti di “villaggi” turistici, difesi a spada tratta dalle Amministrazioni Comunali e ora ritirati silenziosamente o fermi in attesa di non si sa bene cosa?

Così, anche per le bandiere 2013, Legambiente è convinta di aver agito per il meglio, confortata dalle preferenze espresse dai suoi aderenti al circolo della Carnia-Val Canale e da quelle di personalità della montagna con le quali collabora. Naturalmente chiunque è libero di dissentire e i soggetti interessati dall’assegnazione di una bandiera nera hanno diritto ad una replica. Quello che però è stato affermato per difendere quella che abbiamo definito un’inutile strage di alberi, perpetrata ai lati della strada che sale all’Altopiano del Montasio, supera però il limite della sopportazione. Si è parlato di “ira della montagna contro Legambiente”, alcuni sindaci sarebbero giunti al punto di minacciare una denuncia per danni arrecati all’immagine del territorio (!), c’è chi ha minimizzato parlando di ordinaria manutenzione del bosco …

Bene, aspettiamo sereni di essere eventualmente convocati in tribunale, nel frattempo sarebbe interessante raccogliere l’umore e l’opinione dei turisti e dei cicloamatori che salgono al Montasio sotto la calura di questi giorni, non più al riparo degli alberi; così come sarebbe utile che qualcuno, prima di parlare, si chiedesse se ha mai visto qualcosa di analogo in Francia (che pur in campo ambientale ha molto da farsi perdonare) durante le riprese televisive del Tour de France. Infine, non possiamo dimenticare la persona il cui nome è inscindibilmente legato allo Jof di Montasio: Julius Kugy. Ecco, sarebbe sufficiente chiedersi cosa direbbe lo “scopritore delle Alpi Giulie”, l’indimenticato cantore delle bellezze e della natura di queste montagne, davanti a quello che è stato fatto ai piedi della sua montagna preferita.

Kugy riposa da tempo sotto terra, ma per lui parlano i suoi libri. Nella premessa alla seconda edizione di “Dalla vita di un alpinista”, Mario Lonzar, presidente della sezione di Gorizia del C.A.I. che aveva fermamente voluto la ristampa, suggeriva ai genitori e agli anziani di donarlo ai propri figli e ai giovani. Kugy era “triestino” (anche se è una definizione che gli va stretta), non di meno ne consigliamo vivamente la lettura anche gli amministratori della Val Canale e del Canal del Ferro.

 

Tolmezzo, 30 luglio 2013

 

Montasio: il Giro d’Italia non è stato proprio tutto “rosa” … e fiori

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di Marco Lepre – circolo Legambiente della Carnia-Val Canale.

Altopiano del Montasio, amare considerazioni di Legambiente dopo i fiumi d’inchiostro spesi per l’arrivo della tappa del Giro d’Italia.

Allo spiacevole abbandono di rifiuti, lasciati dagli spettatori più ineducati, ha in qualche modo posto rimedio l’azione del volontariato e dell’Amministrazione Comunale che hanno provveduto nei giorni scorsi ad un intervento di pulizia.

Quello che, invece, purtroppo, non si potrà rimediare è lo sfregio arrecato all’ambiente e al paesaggio. Come giustamente aveva segnalato una lettrice del quotidiano Messaggero Veneto, a chi frequentava in passato la zona, i luoghi appaiono oggi irriconoscibili. Una fascia che va dai cinque agli otto metri, da ambo i lati della strada (ma singole piante di alto fusto sono state tagliate anche a distanze superiori) è stata completamente disboscata. I sei chilometri che da Sella Nevea salgono al parcheggio nei pressi delle malghe, a ridosso del Sito di Interesse Comunitario (SIC), sembrano aver subito l’effetto di un tornado: un itinerario ameno, una strada immersa nel verde del bosco, non c’è più. Il “costo” di mezz’ora di riprese televisive è un danno che resterà per anni!

Sì, perché il tutto pare motivato non certo con la necessità di ricavare maggiore visibilità o spazio per il pubblico (che avrebbe dovuto essere almeno dieci o dodici volte superiore a quello realmente affluito), ma con l’esigenza di poter effettuare le riprese della corsa dall’elicottero. Riprese che “schiacciano” dall’alto le biciclette sull’asfalto e sono meno interessanti di quelle effettuate dalle motociclette. L’esigenza di sfrondare le piante per garantire la vista sulla strada non ha niente a che fare, dunque, con la possibilità di realizzare belle inquadrature dall’alto, dedicate al paesaggio, come quelle a cui ci ha abituato la televisione francese in occasione del Tour.

Un intervento analogo, anche se in forme molto più contenute, era stato realizzato anche sulla strada che da Liariis porta allo Zoncolan, suscitando le ire di tutti quei ciclisti che erano abituati a salire all’ombra delle fronde e adesso si ritrovano nelle giornate di agosto sotto un sole cocente.

Il risultato ottenuto sulla strada che conduce all’altopiano del Montasio è paragonabile, in termini di piante abbattute, a quello che tanto scandalo provocò per la costruzione di una discarica nella pineta di Caneva di Tolmezzo, opera che fu poi annullata dal TAR ed è del tutto simile, in termini di impatto visivo, a quello, tanto temuto in montagna, prodotto dal passaggio di un grande elettrodotto aereo. La differenza è che in questo caso è stato fatto tutto senza nessuna informazione preventiva o discussione, né valutazione dell’impatto che l’intervento avrebbe realizzato. Si sono spese tante parole per esaltare il passaggio del Giro nella nostra regione (evento che in realtà è stato molto meno celebrato fuori dai nostri confini), ma niente è stato detto su questo sfregio. “Giro+Friuli+Montasio=Spettacolo unico!” recitava uno slogan impresso lungo la salita: di “unici” però ci sembrano solo la gratuità e la violenza dell’abbattimento delle piante, un “effetto collaterale” di cui avremmo voluto volentieri fare a meno.

Si sono attribuite “cittadinanze onorarie” agli organizzatori e non si sprecano i “grazie” anche sotto forma di scritte lasciate un po’ dovunque sulle strade: ma chi dobbiamo ringraziare per questa inutile strage?

 

Tolmezzo, 13 giugno 2013

 

Marco Lepre – circolo Legambiente della Carnia-Val Canale

Legambiente: fango nei fiumi, esposto alla Procura di Tolmezzo per disastro ambientale

Edipower non è solo il principale sottrattore di acqua dai nostri fiumi. Da oggi ha cominciato anche a infangarli! Questa è la morale di decenni di prelievi smisurati dal Tagliamento e dal Lumiei, senza neanche rilasciare portate decenti di minimo deflusso vitale, che hanno ridotto quei fiumi in miseri rivoli semi-palustri.
Ma oggi c’è una novità: con i depositi accumulati negli anni nel bacino idroelettrico di Sauris, per svuotarlo, ha pensato bene anche di ricoprirli di fango facendoli irrompere violentemente a valle per lo svaso periodico dei depositi. E così per chilometri, giù fino al ponte di Invillino, superando Ampezzo, Socchieve, Enemonzo e Villa Santina, oggi gli alvei attivi di Lumiei e Tagliamento sono ricoperti da centimetri di fanghiglia compatta e penetrante che ha portato morte e che impedirà ogni forma di vita per anni.
Così continua la presenza benefica di questa società in Carnia che, come SADE e ENEL, aveva promesso ricchezza al territorio, ma ha lasciato solo depauperamento, danni ambientali, fiumi asciutti e oggi anche morti!
Questa è la realtà di un’azione sconsiderata di svuotamento del lago di Sauris, avviata il 1° febbraio e tuttora in corso, fatta in spregio a ogni precauzione ambientale, pensando solo a far presto per poter ricominciare ad accumulare e turbinare acqua per non perdere neanche un chilowattora.
Ci sono dei colpevoli? Oltre a Edipower, anche chi ha autorrizzato (cioè la Regione), ha colpe per omessi controlli? Erano state prese tutte le precauzioni del caso? Erano state individuate le giuste misure preventive e successive per limitare i danni e assicurare ai due fiumi “sia il quadro previsionale delle operazioni connesse con le attività di manutenzione da eseguire sull’impianto, sia le misure di prevenzione e tutela del corpo ricettore, dell’ecosistema acquatico, delle attività di pesca e delle risorse idriche invasate e rilasciate a valle dello sbarramento durante le operazioni stesse”, come detta la legge?
Per chiarire tutto questo e per denunciare con forza il disastro ambientale in atto, Legambiente ha promosso un esposto alla Procura di Tolmezzo i cui contenuti verranno illustrati, assieme al WWF e al Comitato per la tutela delle acque del bacino montano del Tagliamento nella conferenza stampa di sabato 12 febbraio.

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Tarvisio: comunicato Legambiente, South Stream influenza le politiche energetiche regionali e nazionali

L’accordo che prevede il nodo di Tarvisio quale punto terminale del metanodotto South Stream cambia il quadro delle politiche energetiche perseguite dalla Giunta regionale.

Il progetto, che si prevede di realizzare entro il 2015, riguarda una capacità di oltre 60 miliardi di metri cubi all’anno, che equivale praticamente all’intero consumo italiano. Ad avviso di Legambiente FVG, la realizzazione del metanodotto South Stream con terminale a Tarvisio appare in contraddizione con le Strategia Energetica Nazionale presentato dal Governo e ora in discussione, fondata sulla costruzione di alcuni rigassificatori “strategici”, sulla capacità di stoccaggio e sulla priorità all’acquisizione nel mercato nazionale del gas dei contratti a breve (“spot”).

Per il Friuli Venezia Giulia e per il suo contributo alle politiche energetiche nazionali questo intervento potrebbe e dovrebbe fare tramontare ogni ipotesi di rigassificatore nel golfo di Trieste. Si può dire al Governo che eventuali altri rigassificatori “strategici” possono cercare sede altrove: sia in relazione alla conferma del ruolo strategico di Tarvisio e dei relativi costi territoriali, sia in riferimento alla futura presenza del rigassificatore deciso dalla Croazia, sull’isola di Veglia.

La realizzazione di questo metanodotto comunque porrà problemi, anche se di scala ridotta rispetto ad altri impatti, di carattere territoriale e ambientale, perchè è presumibile che la parte italiana interesserà le zone di Rateče e Fusine, prima di connettersi a Tarvisio con l’attuale rete di metanodotti proveniente sempre dalla Russia, che potrebbe interessare anche zone ad alta qualità ambientale e di protezione, quali SIC e ZPS (peraltro le stesse preoccupazioni riguardano anche la parte slovena).

Legambiente FVG non ritiene che la ricerca di compensazioni possa essere individuata nella riduzione dei costi del gas per i consumatori locali, grandi e piccoli che siano, poiché questa linea andrebbe in totale collisione con una gestione corretta del futuro a medio termine della questione energetica. Piuttosto, se proprio il territorio si deve accollare questo ulteriore appesantimento, Legambiente ritiene più praticabile una definizione partecipata delle possibili contropartite territoriali, dove al primo posto ci può essere proprio la gestione e valorizzazione dell’importante patrimonio naturale del tarvisiano e delle sue potenzialità turistiche.

Dopo aver “bucato” ogni previsione sul futuro energetico della Regione, dal ruolo del nucleare alla provenienza futura del metano, un atto di investimento e di valorizzazione delle risorse ambientali regionali sarebbe un riconoscimento dovuto da parte del Presidente Tondo.

Legambiente FVG

Friuli: bilancio della stagione 2012 per i Campi di Volontariato di Legambiente

 

C’è un turismo “minore” che non conosce crisi
Giovani da tutta Italia ai Campi di Volontariato di Legambiente

Vengono da tutte le regioni italiane; sono giovani, giovanissimi ma anche adulti, più in là con gli anni; quasi sempre hanno scelto di visitare le nostre montagne perché non c’erano mai stati prima; sono armati di buone intenzioni e di voglia di conoscere una cultura, un ambiente e cibi diversi; con decespugliatori e tronca-rami aiutano a tenere puliti e a rendere agibili i vecchi sentieri … sono i volontari che partecipano ogni estate ai campi di Volontariato di Legambiente

    Sarà che, in tempi di crisi, è aumentato il numero di persone che cercano una soluzione “economica” per effettuare le proprie vacanze; sarà che il “passa parola” tra chi ha sperimentato queste attività di gruppo, rimanendone favorevolmente impressionato, funziona e porta i suoi frutti; sarà anche che i programmi e le visite proposte dagli organizzatori locali per far conoscere il nostro territorio riescono a soddisfare i palati più esigenti, ma per i Campi di Volontariato – un’esperienza che Legambiente propone nella nostra regione dal lontano 1998 – le cose sembrano andare a gonfie vele. Si è da poco conclusa, infatti, l’ennesima stagione dedicata a questa attività e, sulla scorta dei risultati raggiunti, già ci si avvia a mettere in cantiere le iniziative per il prossimo anno.
Il bilancio che l’associazione ambientalista può trarre è più che positivo: nonostante il periodo che stiamo attraversando sia senza dubbio difficile anche per il settore turistico, nel corso del 2012 è cresciuto il numero dei Campi organizzati – quattro: due riservati agli “under 18” e due agli adulti, distribuiti tra la Carnia (Lauco e Socchieve), il Canal del Ferro (Moggio Udinese/Chiusaforte) e le Prealpi Carniche (Montereale Valcellina) – ed è cresciuto anche il numero complessivo dei partecipanti.
La formula, ormai collaudata, è sempre la stessa. Un gruppo di “volontari” trascorre un periodo di vacanza di una decina di giorni in strutture messe a disposizione dalle Amministrazioni locali o dagli Enti Parco e in cambio dedica una parte del proprio tempo a lavori utili all’ambiente, come il ripristino di vecchi sentieri, la bonifica di piccole discariche di rifiuti o la manutenzione di siti di interesse archeologico. Il modello ai quali ci si rifà è quello di offrire “lavoro” in cambio di “ospitalità”, una formula di vacanza che i più importanti organi di informazione nazionale segnalano essere in decisa crescita.
La differenza tra chi trascorrere una settimana di vacanza in un agriturismo, pagando il proprio soggiorno dando una mano nei campi e chi lo fa attraverso Legambiente è però significativa. I primi si limitano sostanzialmente ad avere un contatto individuale con un’azienda, facendo pratica con un’attività spesso nuova ed inusuale; gli altri vivono un’esperienza che è anche formativa, intensa e ricca di emozioni, durante la quale sviluppano rapporti di confronto e amicizia con persone prima sconosciute, condividono attività di lavoro alternate a corvée in cucina e momenti di relax, effettuano escursioni. Per i partecipanti si tratta quasi sempre della scoperta di un territorio nuovo, che imparano a conoscere e a “leggere” attraverso la guida di esperti: cercando un po’ di frescura alla cascata della Plera o prendendo il sole in riva al Lago di Cavazzo c’è così il modo di apprendere notizie e riflettere sulle conseguenze di uno sfruttamento indiscriminato delle risorse idriche, come quello avviato dalla SADE; davanti ad un palazzo del Settecento a Povolaro si ricevono informazioni sui cramars e sulla possibilità di promuovere un turismo “sostenibile” come quello rappresentato dall’Albergo Diffuso, un’idea che qui per prima è nata e si è affermata; incontrando una vecchia trincea, mentre si cammina sulle nostre montagne, si finisce per parlare di Giorgio Ferigo e delle sue canzoni contro la guerra e l’emigrazione; a tutti poi, ed in particolare ai ragazzi provenienti dall’Emilia, siamo sicuri che resterà a lungo impresso il racconto dell’esperienza della Ricostruzione che Aldo Di Bernardo svolge con passione e competenza durante la visita al Museo del Terremoto e al Centro Storico di Venzone.
L’altra differenza, rispetto alla vacanza fatta lavorando in un agriturismo, è che nel primo caso a trarne beneficio è un privato, mentre nel secondo è un ente pubblico e, in generale, lo sono le comunità locali e l’ambiente. Lo dimostra quanto è successo all’inizio dell’estate a Lauco, dove una trentina di ragazzi ha partecipato, tra l’altro, alla pulizia dei siti di Chiauians e Curs, che ospitano le antiche tombe scavate nella roccia; o quanto avvenuto tra luglio e agosto a Montereale Valcellina, dove i lavori hanno riguardato la manutenzione del Castello ed il recupero di un’opera di archeologia industriale; o, per finire in ordine di tempo, a Chiusaforte e Socchieve, interessate dal taglio, effettuato dai volontari, della vegetazione che aveva invaso alcuni sentieri e mulattiere di grande interesse escursionistico. Un servizio reso al territorio, dunque, che è utile ai residenti e migliora nello stesso tempo l’offerta per i turisti. 
Come detto, accanto a questo aspetto, non va trascurato quello indubbiamente legato alla promozione del nostro territorio. In tutti questi anni, nel Friuli Venezia Giulia, non c’è praticamente regione da cui non sia arrivato almeno un volontario per frequentare i Campi organizzati da Legambiente. Quest’estate, ad esempio, c’è chi è giunto dalla Sicilia e dalla Basilicata, spinto dalla curiosità di conoscere una regione lontana, dove fino agli anni Novanta molti giovani venivano solo per svolgere il servizio militare. E, spesso, chi è venuto una volta ritorna, assieme ad amici o parenti, per trascorrere una breve vacanza anche in altri periodi dell’anno. Da questa attività, fatta di piccoli, ma significativi numeri (soprattutto se rapportati alla realtà dei nostri paesi di montagna), giunge dunque un segnale favorevole e incoraggiante, in un momento in cui molte località soffrono per una minore presenza di turisti, con periodi di soggiorno più brevi. È questa anche la conferma che la domanda di un turismo più responsabile e attento alla cultura, alle bellezze naturali e alle particolarità dei luoghi visitati sembra risentire meno della congiuntura sfavorevole.
Uno dei vantaggi che possono derivare ai territori coinvolti è la possibilità di estendere le presenze anche in periodi di bassa stagione, vista la richiesta di soggiorno che proviene, in particolare, da ragazzi con meno di 18 anni e giovani studenti alla fine dell’anno scolastico. Di queste opportunità, di nuovi progetti e della possibilità di ampliare il numero di proposte nella nostra regione si parlerà nei prossimi giorni in un apposito incontro con le Amministrazioni Comunali interessate.

                        Legambiente del Friuli Venezia Giulia



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Forni di Sopra: Legambiente e WWF contestano il progetto di insediamento turistico della Mauria

Il progetto di insediamento turistico-alberghiero ipotizzato attorno all’ex Colonia ODA, situata a poco più di 1000 metri di altitudine in località Mauria, in Comune di Forni di Sopra, sarà sottoposto nelle prossime settimane all’esame del Servizio Valutazione Ambientale della Regione, che dovrà stabilire se lo stesso necessita di una più attenta verifica o se è compatibile con l’ambiente e il paesaggio. Legambiente e il WWF hanno presentato a questo proposito delle “Osservazioni” nelle quali contestano l’intervento e mettono in evidenza vari aspetti di criticità, per i quali si ritengono indispensabili ulteriori analisi ed esami.

Come si ricorderà, il progetto di recupero della vecchia Colonia ODA e la sua trasformazione in albergo a 4 stelle è il risultato di una trattativa che ha coinvolto, da un lato, la società Immobiliare Gestim di Villorba di Treviso e, dall’altro, il Comune di Forni di Sopra e la Regione Friuli Venezia Giulia, attraverso Promotur. Quest’ultima si è impegnata a realizzare, con un investimento di circa 13 milioni di euro, una cabinovia di collegamento con il comprensorio sciistico del Varmost (Plan dai Poss) e una nuova pista di rientro tra Curnut e Mauria. La società veneta, in cambio, dovrebbe ristrutturare i circa 25.000 metri cubi della ex Colonia, attualmente in stato di abbandono, trasformandola in albergo dotato di piscina, centro benessere e ampio parcheggio, inoltre realizzerebbe, subito a valle, altri 54 mini-alloggi, per complessivi 12.000 metri cubi, disposti su 9 palazzine a tre piani.

Secondo le associazioni ambientaliste, oltre alla necessità di un approfondimento su vari aspetti, come quelli legati alla situazione idrogeologica, al documentato rischio valanghe e ai disturbi arrecati alla fauna (in particolare i tetraonidi), lo studio presentato dall’Immobiliare Gestim non fornisce informazioni sulla disponibilità idrica necessaria sia a garantire l’innevamento artificiale delle piste che le esigenze dei circa 400 posti letto che verranno creati ex novo.

Un altro elemento che viene sottolineato è l’incerta prospettiva di successo di questi investimenti, considerate sia le conseguenze dei cambiamenti climatici – secondo dati elaborati dall’OSMER a Forni di Sopra, dal 1972 al 2008, si è rilevata una consistente riduzione sia dei giorni con copertura nevosa continuata (-45% circa), sia del numero di giorni nevosi (-43% circa) – che l’ammissione, contenuta nello studio presentato dagli stessi proponenti, che nella nuova struttura si avrà “un prevedibile ‘pieno’ solamente nel periodo tra Natale e l’Epifania, mentre nella restante parte dell’anno, le cifre saranno decisamente più contenute nel periodo estivo e probabilmente insignificanti nella stagione primaverile e autunnale”.

Che senso ha – si chiedono allora Legambiente e il WWF – creare, in una posizione ancora meno favorevole, una “piccola Sella Nevea” tra Forni di Sopra e la Mauria e investire un’ingente quantità di denaro pubblico (Promotur “brucia” già 20 milioni di euro all’anno!) con il rischio concreto che gli impianti restino chiusi per gran parte della stagione e le strutture vuote? È difficile pensare che, stante l’attuale crisi economica, ci sarà un incremento delle presenze turistiche ed è facile immaginare che l’insediamento della Mauria finirà per creare invece concorrenza alle strutture ricettive di Forni di Sopra.

Al posto di una cementificazione del territorio andrebbero prese in considerazione altre soluzioni, finalizzate ad un semplice recupero con destinazione pubblica della ex Colonia ODA. Si potrebbe pensare, ad esempio, alla sede estiva per corsi universitari, ad un centro studi legato alle Dolomiti Patrimonio UNESCO o alla possibilità di ospitare, nell’auspicata approvazione della Legge per l’introduzione del Servizio Civile obbligatorio, giovani provenienti da tutta Italia impegnati nella manutenzione del territorio e nella protezione civile.

Tolmezzo, 18 ottobre 2012     (a cura di) Legambiente della Carnia

Legambiente: nuovi studi sugli effetti tossici del mais transgenico e del Roundup sugli animali

E’ di pochi giorni fa la notizia dell’esito di uno studio choc sulla tossicità degli OGM prodotto dall’università francese di Caen. “Per la prima volta in assoluto un pesticida OGM della Monsanto, è stato valutato per il suo impatto sulla salute; e i suoi risultati sono allarmanti” ha affermato il prof Gilles-Eric Seralini. “Le conclusioni del nostro rapporto – prosegue Seralini – dimostrano un effetto tossico del mais transgenico e del Roundup (il diserbante chimico per il mais più diffuso al mondo) sull’animale e ci portano a pensare che [queste sostanze, ndr.] siano tossiche anche per l’uomo. Diversi test che abbiamo effettuato su cellule umane vanno nella stessa direzione”. E aggiunge: “Dallo studio emerge che anche a piccole dosi, l’assorbimento a lungo termine di questo mais, così come del Roundup, agisce come un veleno potente e molto spesso mortale, i cui effetti colpiscono prioritariamente i reni, il fegato e le ghiandole mammarie”. Lo studio è durato due anni, seguendo un gruppo di ratti divisi in tre categorie principali; la prima è stata alimentata solo con mais geneticamente modificato NK803, la seconda con mais OGM trattato con Roundup, e la terza con mais non-GM trattato con l’erbicida. I risultati mostrano una mortalità molto più veloce e più forte a causa del consumo di entrambi i prodotti” spiega il ricercatore”, generando tumori grandi come palline da ping pong sui ratti alimentati con mais OGM del gigante americano Monsanto. Dopo i molti dubbi sensati e ragionati da parte di tutte le associazioni ambientaliste e di molte categorie di coltivatori e dopo i primi, fondati sentori che mangiare prodotti geneticamente modificati potesse far male anche all’uomo, adesso arriva la prova scientifica che questo rischio esiste e dice che “la mortalità osservata è maggiore da due a tre volte tra le femmine e da due a tre volte si riscontrano più tumori in entrambi i sessi; inoltre, alla dose più bassa di Roundup, vi sono 2,5 volte più tumori al seno”. Di fronte a questi dati, i Governi UE devono reagire immediatamente per interdire su tutto il territorio europeo l’uso di questi prodotti oncogeni, dichiara Emilio Gottardo di Legambiente FVG, bloccando in via cautelativa l’uso di prodotti transgenici sin dalla prossima campagna agraria, congelando da subito ogni autorizzazione in corso ed approfondendo lo studio dell’Università di Caen. “A questo punto, continua Gottardo, è necessario che, alla luce dei risultati di questo importante studio, il Parlamento Europeo e la Commissione assumano provvedimenti urgenti che confermino, quanto meno, la necessità di adottare il principio di precauzione e che anche la recente Sentenza della Corte Europea, che prevede che la messa a coltura di OGM non può essere assoggettata a una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà siano stati autorizzati a livello europeo e le medesime varietà sono state iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, sia sospesa e rivista a tutela della salute pubblica e della sopravvivenza degli ecosistemi agricoli naturali”.

Legambiente FVG

Legambiente: e se Friuli DOC diventasse una delle “Sagre Virtuose”?

Legambiente FVG ha visitato con occhio critico i festeggiamenti della 18° edizione di “Friuli doc”. Per l’associazione ambientalista è stato lo staff che segue il Concorso regionale “Sagre Virtuose” ad addentrarsi fra gli stand per valutare la sostenibilità della manifestazione rispetto agli standard del Concorso, il cui obiettivo è promuovere la riduzione degli sprechi generati proprio dalle manifestazioni ludiche. Il confronto con la precedente edizione è stato senza dubbio positivo anche se molto rimane ancora da migliorare. Quindi Legambiente ringrazia l’Amministrazione comunale per aver accolto e realizzato alcune delle proposte che fece in fase di organizzazione di questo evento al fine di renderlo un po’ più virtuoso.

Il caotico flusso di auto alla esasperante ricerca di un parcheggio in centro, che tanto disagio crearono soprattutto ai residenti, quest’anno è stato notevolmente ridotto. L’incremento del servizio navetta di autobus che dai “piazzali scambiatori” decentrati hanno accompagnato i visitatori in centro è stato un ottimo espediente per raggiungere questo buon risultato. E’ da augurarsi che queste misure siano considerate una prova generale per avviare questo sistema nel corso di tutto l’anno a beneficio della fluidità del traffico in città, migliorando la sicurezza veicolare, favorendo la mobilità dei pedoni, dei ciclisti e dei mezzi pubblici. L’incremento del numero di corse dei treni su Udine ha inoltre favorito gli avventori pendolari. La buona gestione della quattro giorni di Friuli Doc è stata resa possibile dal corposo impiego di Forze dell’Ordine, in collaborazione con la Protezione Civile, gli Operatori Sanitari e cittadini volontari.

Altro risultato degno di nota è il servizio di raccolta dei rifiuti per il quale, rispetto all’anno passato si registra un notevole miglioramento. Merito anche della NET, che ha disseminato l’area festeggiamenti di molti raccoglitori per la raccolta differenziata e di ogni misura. Tale pratica, unita a una discreta collaborazione da parte degli standisti e del pubblico più attento, ha evitato alla città episodi di degrado e sporcizia come verificatosi negli anni passati.
La modalità di dislocazione dei diversi cassonetti non si è rivelata però pienamente efficacie: succedeva infatti che la gente non attraversasse i tendoni, nella bolgia più assoluta, per cercare il contenitore adatto. Ognuno sceglieva un bidone a caso e ci buttava tutto con aria perplessa. Così lo sforzo è andato in parte vanificato!
Discorso diverso invece per alcuni stand delle Pro Loco, specialmente quelli che utilizzavano piatti biodegradabili. Quasi nessuno però utilizzava bicchieri e posate riutilizzabili. Mentre un buon contributo alla riduzione della produzione dei rifiuti, specie di lattine e plastica, è venuto dall’impiego massiccio di distributori alla spina di birra, vino e bibite. Bene anche l’impiego di bottiglie di vino e calici di vetro da restituire.
Dai ristoratori invece ci si sarebbe potuto aspettare che fossero organizzati meglio rispetto alle sagre.
Legambiente aveva proposto l’ulteriore soluzione migliorativa di acquistare in maniera “centralizzata” tutto il necessario per la somministrazione di pasti e bevande in materiale biodegradabile (laddove non venisse già adottato il lavabile), così da ridurre notevolmente l’impatto ambientale dei festeggiamenti.

Ad esempio la Festa della Sedia di Manzano, seppur più piccola di Friuli Doc, ma come Friuli Doc ospitante numerosi standisti autonomi, ha accolto questo suggerimento di Legambiente, seguendo le indicazioni generali riscontrate nella pagina web di “Sagre Virtuose” (www.legambientefvg.it). Gli organizzatori di Manzano hanno fatto un semplice calcolo di convenienza a tavolino e hanno organizzato una sorta di gruppo d’acquisto per tutti gli standisti, acquistando piatti, bicchieri e posate in astuccio, in materiale biodegradabile riscontrando alla fine grande soddisfazione. I prodotti innovativi non hanno comportato spese di acquisto superiori rispetto a quelli in plastica usa e getta e un grande risparmio economico e organizzativo l’hanno avuto nella gestione e smaltimento dei rifiuti, poiché il materiale da smaltire era in gran parte omogeneo e degradabile. Questa pratica ha anche il vantaggio di ottenere un impatto ambientale assai inferiore con minore produzione di CO2 equivalente emessa in atmosfera. Anche per questa prassi ci si augura che, di miglioramento in miglioramento, per il prossimo anno anche a Udine si possa praticare l’esempio della Pro loco di Manzano.
Non dimentichiamo che la cura della sostenibilità ambientale di una manifestazione così complessa, che si svolge in pieno centro storico, accresce il piacere di chi la frequenta, ricaduta non sempre scontata nel caso di eventi tanto imponenti. Queste e altro ancora sono le azioni virtuose in base alle quali è stato organizzato il concorso Sagre Virtuose, obiettivi che potrebbero qualificare anche Udine e Friuli doc, quali in primis la riduzione dei rifiuti e dei consumi energetici. Si vorrebbe che anche questo evento, così importante per il Friuli tutto, potesse vantare il marchio della sostenibilità applicata al divertimento, ovvero il logo di “Sagre Virtuose”.

 

Legambiente FVG

Friuli: Legambiente sulla terza corsia della A4 e sulla Manzano a Palmanova

In un momento economico come l’attuale la Regione, insieme allo Stato, dovrebbe rivedere e selezionare investimenti e progetti di viabilità e concentrare gli stessi sulla terza corsia, anche per alleggerire l’impatto finanziario complessivo dell’opera. Legambiente FVG ricorda che, sempre gestita direttamente dal Commissario straordinario per la A4, sta per partire, avendo concluso l’iter di approvazione, la costruzione di un secondo collegamento stradale tra l’area della sedia e l’autostrada, da Manzano a Palmanova, sostanzialmente inutile, se non per l’immagine pubblica ed il ruolo di alcuni Sindaci ed imprenditori dell’area, che costerà ben 80 milioni di euro.

Questa cifra equivale a più di un terzo del costo dell’attuale tratta in costruzione della terza corsia tra Quarto d’Altino e S. Donà di Piave (225 milioni circa per quasi 19 chilometri).

Chiediamo alla politica regionale, di governo e di opposizione, di ragionare come un “buon padre di famiglia” nei momenti di crisi, rinviare le spese superflue e di rappresentanza, concentrarsi sugli investimenti ritenuti essenziali: nel caso vuol dire chiedere allo Stato, che mette 65 degli 80 milioni, di ricontrattare l’oggetto dell’investimento dirottandolo sulla terza corsia.

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Friuli: Legambiente FVG torna in Bosnia per la 5a edizione di Salva l’Arte

quinta edizione di Salva l’Arte per realizzare una ricognizione del patrimonio artistico e ambientale di una martoriata e straordinaria regione d’Europa. Quest’anno prevista anche la consegna di materiale librario, donato da enti della nostra Regione, alla Biblioteca di Sarajevo. Dal 14 al 21 agosto una particolare occasione di turismo sostenibile è in corso in Bosnia realizzata da Legambiente FVG: una ventina di volontari partecipano al quinto viaggio-studio che riguarda il patrimonio culturale e paesaggistico della Bosnia Erzegovina, creando occasioni di conoscenza e di confronto con la popolazione e le istituzioni locali.

L’obiettivo è quello di saggiare gli effetti della politica culturale della Bosnia dopo la legge del 2002 e il restauro dei principali monumenti artistici della giovane federazione divisa territorialmente nelle due repubbliche etniche e religiose. I viaggi si prefiggono di visitare la maggior parte dei monumenti vincolati dalla Commissione per i Monumenti Nazionali della Bosnia, realizzando una approfondita schedatura dei beni culturali. L’Europa ha investito molto nel restauro di un complesso di opere che sono il frutto di culture molto diverse. Qui si incontrano le diverse etnie (croata, serba e bosniaca) e le corrispondenti religioni (cattolica, ortodossa e islamica) con i relativi edifici sacri. Non solo gli uomini ma anche gli edifici hanno fatto le spese della rabbiosa guerra civile e molti luoghi di preghiera oggi non esistono più. Oggetto delle visite anche il complesso e stratificato patrimonio insediativo e paesaggistico.

L’iniziativa vuole anche creare contatti con enti ed associazioni, utile per verificare, su un territorio limitato ed estraneo al turismo di massa, la possibilità di innestare nuovi flussi di turismo culturale, verificando possibilità di applicazione di modelli progettuali per il recupero dei luoghi che hanno un certo successo nel resto d’Europa: ecomusei, parchi archeologici, parchi letterari.

L’itinerario prevede l’esplorazione del settore nord orientale della Bosnia: Gradacac, Tuzla, Zvornik, la ferita di Srebrenica, Olovo e Vares per arrivare a Sarajevo. Si risalirà poi alla volta delle cittadine ottomane di Travnik, Maglaj e Tesanj.

Il viaggio rientra nella campagna di “Salvalarte”, il settore di volontariato di Legambiente impegnato per tutelare il patrimonio artistico e culturale del territorio, promuovendone la conoscenza tra i cittadini e sollecitandone il recupero. Uno degli obiettivi fondamentali della campagna, oltre l’informazione e la sensibilizzazione, è individuare e segnalare territorio per territorio le opere a rischio, sollecitando nel contempo i complessi meccanismi per il loro recupero.