Archivio tag: mito

Carnia: Giorgio di Centa, in Italia nessuno come lui, 25 titoli italiani

_Giorgio Di Centa CC2

Giorgio Di Centa è il Campione italiano di sci di fondo: l’atleta friulano, portacolori dei Carabinieri, ha conquistato oggi il suo 25/o titolo (record assoluto) sulle nevi della Valle Formazza (Vco) aggiudicandosi la gara conclusiva, la 50 km a tecnica classica. “Ci tenevo tanto – ha dichiarato – e sono davvero contento. Sapevo che si sarebbe fatta differenza nel finale e ho cercato di tenere le forze per dare tutto nell’ultimo giro; grazie anche a degli sci preparati ottimamente è andato tutto bene. Adesso voglio godermi questo record; se ritroverò la giusta concentrazione allora Sochi 2014 sarà un obiettivo possibile”. In campo femminile, nella 30 km, la vittoria è andata per il secondo anno consecutivo a Debora Agreiter, di Bressanone, anche lei dei Carabinieri: l’Arma ha così centrato la doppietta nelle due gare più importanti.

Carnia: Giorgio Di Centa da record, i suoi 24 titoli italiani

 _Giorgio Di Centa CC2

Il campione olimpico vince la 10 km tc di fondo a Riale di Formazza. 
Bronzi tricolori per Corinna Boccacini e Marina Piller 

Giorgio Di Centa da record. Il campione olimpico si è aggiudicato oggi la 10 km tc dei Campionati Italiani Assoluti di sci di fondo di Riale di Formazza, raggiungendo così Giorgio Vanzetta al primo posto dell’albo d’oro tricolore con 24 titoli. Il carabiniere di Treppo Carnico ha preceduto di 23.5 Dietmar Noeckler e di 32.2 Giovanni Gullo. 
In gara anche il giovane tarvisiano Claudio Muller, ventisettesimo. 
 
Ma anche un’altra “figlia” del Comitato FISI FVG è salita oggi sul podio: nella 5 km tc femminile, vinta da Virginia De Martin con 2.5 su Debora Agreiter, il bronzo è andato alla sappadina Marina Piller, giunta a 16.7 dalla vetta. 
 
Venerdì di nuovo in pista per le staffette. 
 
Un altro bronzo “made in Fvg” è arrivato nello snowboard grazie a Corinna Boccacini, terza nello slalom gigante dei Campionati Italiani di Valmalenco. Il giorno precedente il goriziano Michele Godino aveva ottenuto l’argento nello snowboardercross. 

Los Angeles: il 12 febbraio 2012 premio alla carriera per Dante Spinotti

Nella foto: il carnico Dante Spinotti.

dal sito della Vita Cattolica

Nella serata di gala della 26ª edizione degli Asc Awards, domenica 12 febbraio a Los Angeles, alla Hollywood & Highland Grand Ballroom, il carnico Dante Spinotti riceverà uno dei riconoscimenti più ambiti dai direttori della fotografia, il premio alla carriera assegnato dall’American Society of Cinematographers. Spinotti in passato aveva ottenuto la nomination al premio Asc per «L’ultimo dei Mohicani», «L.A. Confidential», «The Insider» – e per gli ultimi due anche la nomination all’Oscar. Con il premio alla carriera va ora ad affiancarsi ad altri grandi autori della fotografia cinematografica come Vilmos Zsigmond e Vittorio Storaro.

 
A presentare la cerimonia di premiazione sarà un amico di Dante Spinotti, Anthony Hopkins. Dopo aver lavorato insieme in Red Dragon di Brett Ratner, nel 2007 Hopkins aveva voluto proprio Spinotti per il film da lui scritto, diretto e interpretato, lo sperimentale Slipstream.
 
Negli spazi lasciati liberi dagli impegni hollywoodiani, Spinotti sta intanto lavorando a un progetto tutto friulano, un documentario – già in fase di realizzazione – girato insieme al figlio Riccardo e prodotto dalla Cineteca del Friuli, di cui Spinotti è presidente onorario. Il soggetto è la sua Carnia, il rifugio dove sempre ritorna appena il lavoro glielo permette e a cui nel 1980 aveva dedicato il poetico «La Carnia tace». Un luogo magico dove il cineasta ritrova le sue radici, la bellezza della montagna, ritmi di vita più tranquilli e il senso della comunità, ma anche una regione che negli anni ha subito un forte calo demografico. Attraverso interviste serrate ad amministratori, professionisti e residenti, Spinotti condurrà un’inchiesta sulle ragioni di questo esodo comune a tante aree montane, con l’intento parallelo di valorizzare la Carnia e di formulare un invito concreto a restare sfruttando le risorse della montagna e puntando su una migliore qualità della vita.

Gemona: orgoglio per il passaggio di Simone Padoin alla Juventus

di Maura Delle Case

«Ti aspettiamo col tuo primo scudetto». Con questo augurio, postato sul loro sito internet, i tifosi juventini del club Alpe Adria hanno salutato il passaggio del gemonese Simone Padoin dall’Atalanta alla Juventus di Antonio Conte. Un passaggio che nessuno, a Gemona, aveva nemmeno subodorato fino a quando, giorni fa, la notizia è stata resa ufficiale causando letteralmente un’esplosione d’entusiasmo tra i gemonesi e un “cessate il fuoco” tra i calciofili milanisti, juventini, interisti e filo-Udinese – Gemona conta tutti e quattro i club – che per una giornata hanno messo da parte la rivalità in nome di Simone, 27 anni, uno dei due giocatori friulani della serie A (l’altro è il neopalermitano Massimo Donati di Sedegliano), celebrato in queste ore come il self made man del calcio. Uno che si è fatto da sé insomma. Grazie al talento sì, ma soprattutto a tanto lavoro, concentrazione e caparbietà. Così lo descrivono i suoi concittadini, oggi più orgogliosi

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Carnia: Alessandro Pittin nel mito, il primo successo in coppa nella storia della nazionale italiana e tre vittorie consecutive in 3 giorni!

Alessandro Pittin, 21 anni, stremato al traguardo. Afp

Foto Afp

15/01/2012
3 vittorie in Coppa del Mondo in 3 giorni: un record che proietta Ale Pittin nella storia dello sport mondiale e che sarà difficilmente eguagliabile, a meno che non decida di batterlo lui stesso !!! Mitico Alessandro !!!

Terza vittoria in tre giorni in Coppa del mondo per Alessandro Pittin che ha trionfato, oggi nella prova individuale di combinata nordica di Chaux Neuve, in Francia. Pittin al traguardo ha preceduto i norvegesi Joergen Graabak e Mikko Kokslien. L’atleta carnico e’ in corsa per la vittoria finale in coppa del Mondo

14/01/2012
Bis di Alessandro Pittin che dopo il successo di ieri ha vinto di nuovo oggi la prova individuale valida per la Coppa del mondo di combinata nordica. Pittin, come gia’ avvenuto ieri, ha preceduto il francese Jason Lamy-Chappuis e il tedesco Fabian Riessle, vincendo al fotofinish la gara sprint di fondo in 22’48”06

 13/01/2012Dopo un bronzo olimpico, dopo 47 gare in Coppa del Mondo, dopo 6 podi, è arrivato il giorno del trionfo, del primo trionfo di Alessandro Pittin, fenomeno della combinata nordica, che ha sbancato sulla pista del padrone della specialità, Jason Lamy Chappuis, olimpionico e leader di Coppa provvisorio, cioè Chaux Neuve. Il talento friulano, 21 anni, era partito 13° a 23″ dopo il salto, un gap finalmente all’altezza per poter poi recuperare nella 10 km di fondo, la seconda parte della disciplina riservata solo agli uomini e che deve sempre far quadrare l’abilità dal trampolino e la tenuta con gli sci stretti. Alessandro, che ha sempre il punto debole nel salto e il punto forte nel fondo, ha dimostrato che quando trova l’equilibrio, è davvero un portento.

E’ stato infatti impeccabile, nel lavorare ai fianchi, anzi cuocere stando dietro il transalpino per poi sorpassarlo all’ottavo chilometro e salutarlo con un finale da brivido, senza paura di essere ancora beffato come in passato, tirando di forza, spremendosi sino ad alzare le braccia al cielo e lasciarsi dietro Lamy Chappuis, mentre per nove decimi, Lukas Runggaldier sfiorava il primo podio in carriera, beffato dal tedesco Fabian Riessle. “Non ho parole — sono state le prime parole del finanziere — ho provato ad attaccare nell’ultimo giro, questa gara l’ho pensata così prima della partenza. Volevo prendere un po di vantaggio su Jason, che è rimasto però lì vicino, non ha mollato. Ho provato ad andare via anche rispetto agli altri avversari negli ultimi 2 chilometri e trovarmi davanti da solo è stata una sensazione bellissima. Sono contento di aver vinto qui, a casa di jason, anzi è qualcosa di entusiasmante. Il 13 di solito porta fortuna? Non sono superstizioso. non guardo a queste cose, è stato semplicemente un grande giorno per me, un grande giorno per l’Italia. Stavolta sono stati fortunato nel salto…e anche nel fondo”.

Predazzo: nella combinata dei campionati assoluti italiani Pittin tricolore, Michielli argento

Splendida doppietta friulana ai campionati italiani assoluti di combinata nordica dal trampolino piccolo (Hs 106) disputati ieri a Predazzo (Trento). Il finanziere di Cercivento, Alessandro Pittin, ha confermato i pronostici vincendo gara e titolo, mentre il poliziotto tarvisiano Giuseppe Michielli, secondo, ha messo al collo l’argento. Altre due medaglie per la bacheca del comitato regionale della Fisi hanno assicurato i lussarini Roberta D’Agostina, che ha conquistato l’argento degli assoluti di salto femminile, pure disputati dal trampolino Hs 106 di Predazzo, e il giovane talento Federico Cecon, terzo e bronzo nei campionati italiani junior di salto.

Per Pittin, medaglia di bronzo olimpica di Vancouver, quello conquistato ieri è il sesto titolo assoluto. «Vincere fa sempre bene – commenta Alessandro -; sono contento anche perché noto che nel salto sto migliorando. Comunque, spero di fare ulteriori progressi per la prossima tappa di coppa del Mondo a Schonach».

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Casarsa: l’ipotesi che Pasolini avesse un progetto per morire

di Donatella Schettini

Il progetto di morte di Pier Paolo Pasolini: non un suicidio, ma un’organizzazione nel dettaglio del proprio trapasso. Un’ipotesi che il pittore Giuseppe Zigaina sostiene di avere colto nelle opere dello scrittore corsaro durante il loro lungo rapporto di amicizia. Un’ipotesi di cui si è discusso ieri al teatro Pasolini di Casarsa, alla presentazione della mostra Organizzar il trasumanar, Pier Paolo Pasolini cristiano delle origini o gnostico moderno aperta fino al 31 marzo a Casa Pasolini. A presentare mostra e catalogo Giulia Calligaro, il curatore della mostra Daniele Tarozzi, Giuseppe Zigaina, Peter Kammerer, il critico de La Stampa Marco Vallora e la sceneggiatrice Klaidia Ruschkowski. La mostra «è il ritratto di un Pasolini criptico» ha anticipato Calligaro. Tarozzi è un acceso sostenitore di Pasolini organizzatore della sua morte, volontà evidenziata attraverso le sue opere e i segnali, come la conchiglia, posta non a caso, in una sua opera esposta a Casarsa. Sostenere la teoria anche oltre la mostra è il suo progetto: «Andrò avanti perchè è una grande scoperta – ha detto -. Siamo convinti di questa verità, siamo convinti che continuando a battere sullo stesso chiodo la montagna si spaccherà». Secondo Zigaina il poeta «ha organizzato la sua morte in modo scientifico, sapendo cosa stava facendo». Non un suicidio giustificato, ma la volontà di porre fine alla propria vita con scelte precise: a caso sarebbe avvenuta a Ostia, termine che nella cultura cristiana significa sacrificio, di domenica e nel mese di novembre. Un evento annunciato attraverso messaggi criptici: «Ho avuto la fortuna di assistere a questa esperienza sacrificale – ha detto Zigaina -. In uno degli ultimi incontri mi ha detto che ciò è necessario in chi espone il messaggio ad altri uomini». Petere Kammerer, secondo cui a Pasolini dobbiamo una grande rivoluzione estetica, ha sottolineato l’unione ontologica tra lo scrittore di Casarsa e Zigaina, un’unione che ha generato «una nuova opera d’arte». Nel rapporto tra i due Vallora ha individuato la ricerca di Pasolini del fratello scomparso prematuramente, convinto da lui ad andare con i partigiani e morto. Insomma ieri è riaffiorata la teoria che rivede tutto ciò che è stato scritto su quanto avvenuto ad Ostia a opera di un ragazzo di borgata. E a completamento dell’interpretazione dei messaggi di Zigaina c’è anche la ragione, fornita da Calligaro in chiusura di serata: «È un progetto di morte che nasce proprio dal suo grande amore per la vita, un amore non corrisposto».

Tarvisio: la Meroi assieme al marito torna in Nepal, «Nessun primato, solo un rimettersi in marcia»


di Tiziano Gualtieri

Nessuna spedizione e nessun primato da cercare. Solo una «gita» – per quando si possa chiamare gita un trekking a seimila metri d'altezza -, una vacanza per ritrovare vecchi amici e verificare anche in alta quota le condizioni di suo marito Romano Benet.
      Nives Meroi, la più grande alpinista italiana, è partita oggi per ritornare in Himalaya e affrontare un itinerario che la condurrà alla cima del Mera Peak a 6.476 metri d'altezza. Torna, finalmente, nel luogo del mondo che tante soddisfazioni le ha dato, ma che le ha anche insegnato che «tornare a casa è la cosa più importante». Continua a leggere

Colloredo di Monte Albano: tra Friuli e Lombardia nasce la rete dei comuni neviani

dal Gazzettino di oggi

I 150 anni dall'Unità d'Italia coincidono con l'anniversario della morte del più grande scrittore friulano dell'Ottocento, Ippolito Nievo, che legò la sia vicenda artistica e umana ai fermenti del Risorgimento prendendo parte all'impresa dei Mille. La sua importante figura è legata a filo doppio al Comune di Colloredo di Monte Albano: egli visse e scrisse molte delle sue opere nel Castello. Spesso si è vagheggiato di un Parco letterario che ebbe in Stanis Nievo, discendente di Ippolito, un fervido sostenitore: tuttavia il progetto non è mai decollato. In ogni caso il Comune collinare Continua a leggere

Tarvisio: Nives Meroi e il marito pronti per una spedizione sull’Himalaya; Benet dopo 2 anni di cure ha vinto la malattia

di Giancarlo Martina

Nives Meroi e il marito Romano Benet torneranno nuovamente nell’Olimpo dei Giganti, in Asia, nel circo delle montagne che superano gli ottomila metri di altezza. Vi andranno il 20 ottobre con l’obbiettivo, però, di salire il Mera Peak, una montagna di 6.476 metri per collaudare il ritorno alla normalità di Romano dopo due anni di lotta contro una gravee malattia, l’aplasia midollare severa (un morbo infrequente, quasi sempre privo di causa nota) che s’è presentata a oltre 7.500 metri di quota mentre era impegnato nell’ascesa al Kangchenjunga con i suoi 8.586 metri la terza montagna più elevata della Terra; un monte che per la coppia di alpinisti tarvisiani sarebbe stato il dodicesimo Ottomila della serie delle conquiste da porre nello zaino. Era il maggio 2009. «Eravamo giunti a 7.600 metri di quota e dopo avere bivaccato, l’indomani avremmo dovuto tentare la salita in vetta. Quel giorno, però, mi sentivo più affaticato del solito ben oltre alla normale fatica che comporta l’alta quota – ricorda Romano Benet – e allora ho insistito con Nives per che proseguisse da sola Continua a leggere