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Aldo Rossi: tornare a scrivere…

Ritornare a scrivere!


Detta così potrebbe far pensare ad un momento di pausa, di stasi, di mancanza di idee e creatività, ad un prosciugamento del pozzo in cui i miei pensieri più profondi si aspettano che l’intrecciarsi della vita, mi porti a ritrovarli. In realtà di scrivere canzoni non ho mai smesso, però rifuggendo nell’innovazione, nel cercare quello che oggi chiamano l’effetto “wow”, proiettandomi nella zona in cui il genio della trovata non ammette troppe discussioni, come la recentissima “Vino rosso”. Una modalità  proiettata nel futuro che sotto sotto, serve anche a fare in modo che si non debba mai fare i conti con il passato.

Il passato che, musicalmente parlando, significa canzoni di grande successo e impatto emotivo che non smettono mai di essere ascoltare nemmeno 15 anni dopo averle scritte, con le statistiche di Youtube.com a dirmi che qualcuno, da qualche parte del mondo, anche oggi ha visualizzato e messo in play brani come “Cjalde che sere”, “A la su”, “La me rosse”, “None “. Per questo non ho più cercato quel filone compositivo, quelle radici ben piantate in un territorio e nella sua cultura che mi hanno permesso di scrivere, brani che con le mille attestazioni di affetto e di stima da parte di chi mi segue, posso definire i miei piccoli “capolavori”. C’è una paura là in fondo al mio cuore: quella di non essere più all’altezza di quello che sono stato, di confrontarmi con quel temibile avversario che è quel “che tu sei già riuscito a fare”; paura di ritrovarsi a pensare se quel tempo trascorso possa tornare, se il mondo visto dai tuoi occhi ha ancora la capacità di far generare parole e suoni dalla tua anima. E se ancora ci fossero per la tua terra e per i tuoi “fradis”, temi così unificanti da trattare che possano arrivare a tutte coscienze e venir riconosciuti come parte di un bene comune condiviso…

E da qui che nasce la necessità di un ritorno alla scrittura, a quel tipo di scrittura.

Per farlo ho abbandonato tutti quegli aiuti, quel porto sicuro che è il tuo Mac, dove è facile sviluppare le idee a patto di saper riconoscere quella giusta tra le cento che puoi generare. Niente computer, decido che scriverò a mano e utilizzerò solo un registratore per incidere le note della mia chitarra. Esattamente come facevo 15 anni fa e vi assicuro che non è un vezzo: al diverso modo di scrivere corrispondano cambiamenti nel modo di pensare, la scrittura a mano obbliga a una maggiore concentrazione; tornare a scrivere con la penna e in corsivo è il modo migliore per allenare il pensiero e per renderlo fluido. Lo sguardo è puntato sulla mano che guida la penna sul foglio e su di essa convergono movimento e creatività. Mi obbligo ad usare solo la chitarra e non i sequencer con i loro suoni elettronici: se le mie canzoni migliori sono arrivate così è da li che dovrò ripartire.

E un argomento condiviso che riesca ancora a farsi riconoscere come valore comune della Friulanità nel 2020, finalmente ora credo di averlo trovato.

Quindi posso dirvi che ci sarà una nuova canzone scritta ora come allora e che regalerò a chi mi segue: un dono per il Natale 2019.