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La Carnia è pronta per una scuola innovativa

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di Stefano Stefanel
Quest’anno, attraverso una nomina d’ufficio, sono stato nominato Dirigente scolastico reggente dell’istituto comprensivo di Arta & Palaro. La dirigenza nella scuola carnica si è sommata alla mia dirigenza di titolarità (Liceo Marinelli di Udine) e all’altra reggenza che ho ormai da quattro anni (istituto comprensivo di Pagnacco).Anche se in una situazione lavorativa piuttosto complessa ho potuto conoscere da vicino potenzialità e problemi delle scuole della Carnia e farmi un’idea in merito.Ho, perciò, maturato la convinzione che la situazione scolastica della Carnia non si posso affrontare con i sistemi ordinari previsti dal sistema scolastico nazionale e neppure con interventi regionali di supporto, per tamponare la mancanza di dirigenti, di docenti di ruolo, ma anche di alunni e di opportunità. C’è un problema generale in Carnia che lega lo spopolamento alla debole offerta lavorativa, che passa da un sistema turistico che ha bisogno di potenziarsi a un’idea di sviluppo frazionata in troppi piccoli comuni.Pensare di applicare i parametri nazionali, sai pure in deroga, a questa realtà porta solo a soluzioni in cui i problemi si sommano per la mancanza di dirigenti, direttori, docenti di ruolo e tutto questo in una triste progressione.Da quello che ho potuto vedere la Carnia ha molti ottimi docenti, ha bambini e ragazzi svegli e motivati e comunità che tengono molto a se stesse e alla propria storia. Per questo ritengo che il modello scolastico adatto alla Carnia di oggi (molto diversa da quella di 35 anni fa in cui da giovane ho insegnato) sia quello delle “Charter School”.Le Charter School sono un modello di scuola “di scopo” nato in America e che prevede un obiettivo da raggiungere definito e centralizzato attraverso finanziamenti quinquennali per il raggiungimento dell’obiettivo definito, piena libertà della scuole sulle metodologie per raggiungere l’obiettivo e verifica finale sul raggiungimento o meno di quanto progettato.Io credo che questo metodo sarebbe di grande aiuto per la Carnia: organici di ruolo stabili per cinque anni di dirigenti, direttori, docenti e personale ata (incrementabili se aumentano gli studenti, ma intatti anche se diminuiscono), autonomia nella gestione dei curricoli didattici legati al territorio, obiettivi chiari e pubblici da raggiungere.Me ne vengono, a caldo, in mente due: miglioramento delle competenze in italiano, matematica e inglese e aumento di diplomati e laureati carnici; raccordo tra il territorio e i programmi e i progetti scolastici (ecologia, ecosistema, turismo, storia, cultura).Attraverso un sistema a “Charter School” la Carnia potrebbe essere monitorata nei suoi percorsi, potrebbe avere risorse certe e stabili, potrebbe agire su progetti di lungo periodo, potrebbe verticalizzare i suoi interventi (rendendo armonico il passaggio dal primo al secondo ciclo dell’istruzione), potrebbe collegare la sua scuola alla valorizzazione del territorio e del turismo.La Regione Friuli Venezia Giulia potrebbe legiferare per una scuola carnica di progetto che, con l’accordo e il concorso di tutti, permetta alla Carnia di ripartire dalla sua scuola. La Carnia ha le forze per attuare un sistema di “Charter School”, ma deve credere in sé stessa e avere un aiuto da tutti quelli che credono in quella terra.Io non sono carnico e sono stato lì solo di passaggio, ma sono certo che serve tanta innovazione e tanto progetto per aiutare la crescita della la gioventù carnica, un diamante raro che deve trovare un sistema scolastico fatto per le sue esigenze, le sue passioni, il suo futuro e non per standard nazionali e punitivi per questa terra di montagna. —

Paularo: quanto ci vuole per sistemare la strada da “Val Bertat Bassa” sino al confine austriaco

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di Giorgio Agostinis – Tolmezzo

Pregiatissimo direttore, vorrei significare il mio disappunto e ritengo anche quello di tutti quelli che dall’Italia vogliono recarsi a bere una birra in Austria attraverso la strada provinciale Paularo – Pontebba per poi, in località “Malga Val Bertat Bassa” o “Cippo di Maria Teresa”, deviare a sinistra per raggiungere malga “Val Bertat Alta” e proseguire quindi verso il confine italo-austriaco e raggiungere in questo modo casera “Stranig Alm”. Ebbene da “Val Bertat Bassa” sino al confine austriaco ritengo che un’auto non dovrebbe avventurarsi, perché, forse, a malapena un fuori strada sarebbe in grado di superare le molte buche, gli avvallamenti, i macigni sporgenti e quant’altro si possa immaginare. Situazione che cambia radicalmente una volta giunti al confine, quando il prosieguo della medesima pista forestale, non asfaltata, assume un aspetto ben diverso e cioè tale e quale a una nostra strada statale, ben livellata senza buche, avvallamenti, massi di ogni tipo e dimensione. Ho parlato di “strada statale” perché la provinciale Paularo-Pontebba, sebbene asfaltata, tanto ha da invidiare alla pista forestale austriaca.Con che faccia ci dobbiamo presentare ai nostri “vicini di casa”? Certamente non possiamo criticare loro alcunché di quanto ci offrono a pagamento.Sono anni che si legge (anche sul Messaggero Veneto) che sono stati stanziati parecchi quattrini per risistemare quel tratto di strada: se qualcuno ha potuto accedervi, è da diverso tempo che è stato tracciato il nuovo percorso e i picchetti che lo evidenziano sono pressoché marci. La sistemazione della strada non ha avuto mai inizio sebbene possa garantire un ritorno economico alle realtà turistico-alberghiere (rifugi), che con parecchi sacrifici riescono a sopravvivere. E forse anche a tutta la Carnia.Non si tratta di un’impresa dispendiosa simile a quella necessaria per la cabinovia che avrebbe dovuto collegare Pontebba a Passo Pramollo.Forse basterebbe una centesima parte di quegli stanziamenti e, senza dubbio, stiamo parlando di un’iniziativa più utile e indispensabile.E allora è giusto dire un “su svegliamoci” ai sindaci di Pontebba, Paularo e dintorni nonché al consigliere delegato alla montagna Mazzolini perché si diano da fare e utilizzare quei fondi stanziati da anni nel bilancio di spesa della Regione.

Carnia: “La potenzialità delle Malghe comunitarie” convegno a Paularo e Arta Terme

 «Gestione e valorizzazione delle malghe in proprietà collettiva»: è il tema del convegno in programma a Paularo ed Arta Terme, domenica 13 maggio, nell’ambito della “Setemane de Culture furlane 2018” (www.setemane.it).

Su impulso della Comunità di Valle e Rivalpo, proprietaria di 4 malghe – Cason di Lanza, Cordin, Val Dolce e Valbertad –, il confronto si svolgerà in due sessioni.

Nel corso della mattinata, interverranno presso Palazzo Calice Valesio di Villa Fuori di Paularo, a partire dalle 9, Erik De Cillia del Commitato frazionale di Valle e Rivalpo (“La lungje lote pal ricognossiment dai ûs civics di Rualp e Val / La lunga lotta per il riconoscimento degli Usi civici di Valle e Rivalpo”), Claudio Peresson (“La vite di mont e las sôs potenzialitâts / La vita in Malga e le sue potenzialità”), Stefano Bovolenta (“Zootecnia di montagna e alpeggio: un rapporto imprescindibile?”) e Luca Nazzi (“Malghe collettive: la Comunità gestisce il suo storico patrimonio”), moderati da Ezio Banelli e Mario Pezzetta.

La sessione pomeridiana prenderà il via alle ore 15, presso l’Ex Albergo Savoia (Salone delle Feste di via Roma). Matteo Venier modererà gli interventi di Claudio Lorenzini (“Las monts in Cjargne: un caso storiografico”), Daniele D’Andrea (“La Magnifica Comunità di Cadore: una forma condivisa di gestione territoriale”), Roberto Micheli (“Montagne, pastori e animali: evidenze archeologiche e dati etnostorici a confronto”) e Gianfranco Ellero (“Gli usi civici come fattore identitario e considerazioni finali”).

Paularo: l’Albergo Impero quanti ricordi

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di Dino Menean Paularo.

Non si può non vederlo. Ignorarlo. È un edificio massiccio che si leva davanti alla fermata delle corriere, sul crocevia delle strade principali. Nei paraggi sorge la chiesa con accanto la scuola materna. Poco distante il municipio. Insomma nel centro di Paularo si erge l’albergo Impero. Mi ricordo il proprietario originario. Pizzo alla francese, prince-nez. Alto, compassato, voce stentorea. Sembrava uscito anche lui come il suo albergo direttamente dall’Impero coloniale. Era un uomo di una gentilezza squisita. Si muoveva con grazia fra i tavolini. «Tutto a posto signori?!» mi sembra ancora di udirlo. Era poco più che un ragazzo. L’albergo allora, constava di un’ampia sala e di un bancone enorme dove bottiglie e bicchieri ben allineati facevano bella mostra di sé. Una sala più piccola adiacente conteneva un biliardo e una tavola di marmo con schacchiere, dame e scacchi e carte per giocatori appassionati e assidui. Al piano superiore le camere per i turisti, davano sul torrente Chiarsò. Un’altra sala si apriva per ricevere le riunioni di club e partiti. E giù nel seminterrato un vasto spazio era riservato per il ballo, veglia verde e alpini. In una nicchia nascosta una targa ricordava il passaggio e il pernottamento del poeta Giosué Carducci, durante il suo “excursus” per i paesi della Carnia. L’albergo Impero era il fiore all’occhiello di Paularo. Quando è iniziata la sua decadenza non lo so. Mentre crescevo ho visto avvicendarsi diversi proprietari. E l’albergo, pur conservando la sua figura, in qualche modo perdeva smalto e fulgore. Poi un giorno l’ho visto chiuso: finestre sprangate, cancello sbarrato. E poi un altro giorno un enorme cartello con su scritto “Vendesi”. E poi è iniziato il dissesto; e ora giace abbandonato. Muri scrostati, vetri infranti. La lettera I di Impero penzolante nel vuoto. Seduto nella corriera che mi portava a Tolmezzo ho osservato l’albergo Impero. Riflesso sul finestrino assieme al mio volto invecchiato. E nell’ordine delle cose pensavo brillare – spegnersi, vivere – morire. È nell’ordine delle cose decadere, passare, finire. E mentre la corriera correva portandomi via un sorriso e una lacrima mi sorgevano dentro. Ecco, pensavo, ancora una volta il dolce e l’amaro mischiati. La gioia e la tristezza intrecciati nel mistero insondabile dell’esistenza. 

Paularo: inaugurato il rinnovato negozio Despar di Stefano Fabiani

____Paularo

Giovedì 07 Luglio, alle ore 11,00, è stato inaugurato il rinnovato negozio Despar di Paularo alla presenza del Sindaco, di alcuni dirigenti Despar, del Parroco Don Tita e naturalmente del titolare Stefano Fabiani e  della sua famiglia. Brevi e coincisi gli interventi che hanno ripercorso le tappe della storica attività della famiglia Fabiani. Il  negozio Despar dei coniugi Stefano e Loredana ha una lunghissima tradizione alle spalle. Il “Cramar” Giacomo Fabiani (Dierico 1667-Kaposvar 1727) diede inizio con grandi sacrifici all’attività commerciale recandosi spesso in Ungheria dove morì nel 1727. In seguito i suoi discendenti aprirono un negozio in Dierico per poi trasferirsi con l’attività a Paularo capoluogo nel 1865 circa. Il 02 gennaio 1972 i genitori di Stefano Fabiani, Piero e Pola, inaugurarono il negozio, sempre con marchio Despar, trasferendosi nell’attuale sito in P.zza IV Novembre 5 all’interno dello storico Palazzo Fabiani già Calice-Linussio, visitato pure dal poeta Carducci nel 1885 . Stefano Fabiani e Loredana Gortan assunsero la conduzione del negozio il primo gennaio del 1995.  Nel 1999 il titolare venne premiato con medaglia d’oro dalla camera di commercio di Udine per la lunghissima attività della sua azienda (270 anni)  che con lui ha raggiunto le 10 generazioni consecutive. Dopo il taglio del nastro da parte del Sindaco  e la benedizione del Parroco è seguito un momento conviviale all’esterno del locale.

Paularo: la sala Pineta, quel dancing degli anni belli

di Dino Menean

Il dancing Pineta è una sala da ballo ormai desueta a Saletti di Paularo. E come tutte le cose desuete ha in sé oltre al normale logorio causato dal tempo, un’aura di nostalgica malinconia. Non era cosí ai tempi del suo splendore. Allora si riempiva all’inverosimile nelle feste di Natale, Capodanno, Ferragosto. Si era cosí in tanti stretti e pigiati, che davvero per i ballerini risultava un impresa ardua muoversi e danzare. Quante coppie si sono avvicendate, perdute, ritrovate. Quanti amori sbocciati, vissuti e poi… finiti. Nell’arco della sua lunga attività si sono esibiti nella sua sala diversi gruppi e orchestrine. Ci hanno suonato i magnifici “Lunatici” e gli ancor piú magnifici “Alpen-Echo”. Ma io e i miei amici la preferivamo quelle domeniche estive prima e dopo le partite di calcio. La grande sala era semivuota il juke-box troneggiava nel centro. La musica si spandeva, si riversava nell’aria, giungeva fin su al paese. I piú audaci di noi si lanciavano in sfrenati “shake”. I fortunati si perdevano fluttando nel dolce ballo del mattone. Il dancing Pineta era se non il centro e il motore, sicuramente parte integrante della vita ludica di Paularo: “Ci vediamo in Pineta”. “Facciamo quattro salti in Pineta”. Ci sono passato alcuni giorni fa e un botto al cuore mi ha trattenuto. Bloccato. Vedendo il locale grigio e deserto. L’area del parcheggio invasa da erbe e cardi. E mentre me ne stavo cosí deluso e amareggiato, combattuto tra la rabbia e la tristezza mi sono visto come d’incanto giungere con il mio “600” parcheggiare, scendere con gli amici, entrare alla spicciolata. La grande sala rumoreggiava, le luci soffuse, la musica echeggiava. E lassú in un angolo confusa quella ragazzina (chissà dove sarà?) che mi aveva rubato il cuore. Quanto sono rimasto cosí in silenzio, sospeso tra sogno e realtà. Un attimo, un’eternità. Non so. Andando, perché bisogna sempre e comunque andare, ho abbracciato ancora una volta con lo sguardo il dancing Pineta. Quel che ne rimane. Un magnifico ricordo che mi piace condividere con Attilio, batterista dei “Lunatici”.

Paularo: la discussione sull’arrivo degli immigrati nella campagna elettorale per il nuovo sindaco

di Rinaldo Tarussio.

Gli immigrati a Paularo fanno discutere nDa alcuni giorni anche Paularo dà ospitalità a una decina di immigrati o profughi provenienti dagli stati asiatici del Pakistan e dell’Afghanistan, arrivi che naturalmente hanno scatenato una serie di considerazioni da parte degli abitanti paularini in particolare su “facebook”. Per l’intera vallata si tratta di una situazione un po’ anomala e la cosa naturalmente viene commentata da diversi punti di vista a iniziare da quello umanitario, unito all’accoglienza dettata dalla nostra fede cristiana che, purtroppo si scontra con una situazione locale di vera precarietà economica e sociale che vede coinvolte molte famiglie con redditi ridotti al lumicino. Pare scontato che gran parte di queste e non solo, non vedano di buon occhio questa elargizione gratuita di vitto e alloggio (di gran lunga oltre i 1200 euro mensili pro capite ), in buona parte molto giovani che “bighelloneranno” per le intere giornate tra le vie del paese. Ora ognuno può pensarla come meglio crede, ma certamente in questa continua alle prese con una grande precarietà che non accenna a diminuire, tali situazioni non fanno che amplificare il senso di ingiustizia che si radica e diffonde negli strati sociali costretti a vivere al limite della povertà. Come ben sappiamo questa situazione è voluta da quanti hanno interesse a far sì che questo stato di cose non cambi, ma vada avanti così col fine di portare acqua all’amico dell’amico, il tutto a scapito di quanti in questi anni hanno visto ridotto il loro tenore di vita se non addirittura si ritrovano a vivere ai margini della povertà. A mio parere, la locale amministrazione comunale nell’accettare le imposizioni degli organi statali, avrebbe dovuto quantomeno farsi garantire un vero e concreto aiuto finanziario per l’intera collettività che, ipotesi che se non accettata, avrebbe dovuto portare alle dimissioni dell’intera amministrazione. Visto che tra un mese ci saranno le elezioni comunali e tra i cittadini sta emergendo il netto rifiuto di recarsi a votare proprio per questa recente situazione, inviterei i candidati sindaco a esprimere un loro parere in merito.

Paularo: eccola squadra di Di Gleria, il vicesindaco uscente ufficializza la sua candidatura

di Tanja Ariis.
Il vicesindaco uscente, Daniele Di Gleria, ufficializza la sua candidatura a primo cittadino alle prossime elezioni comunali. Lo supporta una lista civica, già pronta, ed è in preparazione un’altra lista, che ha già incassato l’appoggio di Forza Italia, e auspica di includere altre forze del paese. Di Gleria assicura continuità con l’amministrazione comunale attuale. A 45 anni (46 il 21 aprile) ha alle spalle due anni di assessorato allo sport (sotto l’amministrazione Vuerli curò il passaggio del Giro d’Italia a Paularo) e l’esperienza di vicesindaco in questa tornata amministrativa con i referati opere pubbliche e viabilità. «Abbiamo – afferma – messo in cantiere diverse opere. Ora abbiamo un milione e mezzo di opere già appaltate, come l’intervento, che inizierà la prossima settimana, sulla strada Paularo-Cason di Lanza, nuove asfaltature su tutto il territorio comunale per 120 mila euro, l’ampliamento del centro residenziale per anziani, la sistemazione della palestra comunale (partenza a breve)e l’ampliamento (avvio a breve) del campo sportivo». Nella lista civica ci sono gli assessori Andrea Baschiera, Ivano Fabiani e Renzo De Toni e nomi nuovi di persone (molti i giovani) impegnate nel sociale. Questa lista è già stata chiusa. Di Gleria iniziò a contattare le persone che voleva nella sua squadra un anno fa, quando l’attuale sindaco, Ottorino Faleschini, gli comunicò che non si sarebbe ricandidato e gli evidenziò la necessità per il paese di avere una guida mossa da entusiasmo ed energia per proseguire nel lavoro intrapreso. «Lavoravo a questa lista – spiega Di Gleria – da tempo per creare una squadra spendibile e credibile. La credibilità delle persone è importante. Tutti possono vincere le elezioni, poi però bisogna saper amministrare, gestire un territorio vasto con 11 frazioni e 2600 abitanti». Ottorino Faleschini, che non si ricandida neanche come consigliere, appoggia con convinzione la candidatura del suo vice con alcuni membri di giunta. Il sindaco uscente ricorda alcuni risultati portati assieme a Paularo in 5 anni: 10 milioni di euro di cantieri, il wi-fi, l’inizio della soluzione del problema acqua, i balzi in avanti su raccolta differenziata, scuole, risparmio energetico e attenzione all’ambiente, un comparto commerciale rinnovato, un decremento demografico sotto controllo e capacità di razionalizzazione della spesa pubblica per garantire risorse correnti al Comune: rispetto a 10 anni fa c’è un risparmio di spesa corrente di 200 mila euro, che ha permesso spazi di manovra ampi.

Paularo: addio a Leonardo Dereani artigiano delle miniature in legno, da tutti conosciuto come “Nart di Gjeri”

DEREANI LEONARDO

Colpito da un infarto nella sua abitazione se n’é andato uno degli ultimi artisti autodidatti del legno della Val d’Incarojo, Leonardo Dereani, per tutti “Nart di Gjeri”; aveva 82 anni. Una vita di lavoro la sua, come molti altri paesani; prima muratore e carpentiere per anni in Francia; tornato nella sua Dierico per tirare su la sua abitazione distrutta dal terremoto decise di porre fine all’emigrazione stagionale. In attesa della pensione si dedicò alle attività e ai lavori principali della montagna facendo il boscaiolo, il tipico e pioniere menàu cjargnel, e assieme alla inseparabile moglie Elena al piccolo allevamento. Raggiunta la quiescenza, un uomo del suo fare non poteva certo stare con le mani in mano e dal niente nel suo piccolo laboratorio casalingo iniziò a dedicarsi a lavori artistici. Specializzatosi sempre più in creazioni certosine su scala 1-1000/1500 dalle sue mani sono uscite la parrocchiale di Paularo, la chiesa di Dierico, una antica teleferica funzionante e tantissime sculture di capitelli votivi (maine) sparsi nel territorio alpestre. Composizioni che hanno fatto bella mostra di sé nelle varie manifestazioni e mostre artigianali della regione.

Paularo: sono i negozi di vicinato a tenere vivi i paesi della Carnia

di Stefano Fabiani.

In questi ultimi tempi si legge spesso sui giornali che i negozi di vicinato fanno sempre più fatica ad andare avanti a causa in particolar modo dei grandi supermercati che negli ultimi anni hanno avuto uno sviluppo particolare nella nostra regione. Il consumatore è evidente che cerca di andare a fare la spesa dove costa meno, soprattutto in questo momento dove risentiamo tutti della grave crisi economica che stiamo attraversando, questo è senz’altro fuori discussione. Desidero però difendere i negozi di piccola dimensione come il mio che, grazie anche ad altri miei colleghi, continuano a tenere vivi certi paesi della Carnia e non solo. Da diversi anni queste attività svolgono un vero e proprio servizio sociale che non sempre si trova nei centri della grossa distribuzione e che spesso viene sottovalutato. La spesa viene portata a domicilio quotidianamente ed è impossibile anche in questo caso non colloquiare con le persone interessate, in particolar modo con quelle anziane. La mia attività, per esempio, è presente sul territorio da diverse generazioni (iniziata con i famosi “Kramars” già nel lontano 1727). Spero possa continuare nonostante certe strategie interne che hanno portato a modificare il pensiero di tutti noi commercianti ma che personalmente possono essere condivise per certi versi ma non per altri. È evidente che grossi cambiamenti non tutti se li possono permettere in questo periodo ad eccezione di alcuni (pochi) che probabilmente hanno avuto la fortuna , buon per loro, di poter procedere in questo senso. L’importante è continuare a mantenere professionalità e umiltà che non guastano mai. Possiamo concludere dicendo che rispetto a 15-20 anni fa, i piccoli negozi di alimentari da 13 che si trovavano in tutto il comune ora sono ridotti a 6; due nel capoluogo (tre fra non molto con uno però di dimensioni abbastanza notevoli), due nella frazione di Villamezzo, uno a Dierico ed uno a Salino. Una certa riflessione in merito è d’uopo.