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Carnia: addio alla mamma di Eluana «Il dolore l’ha consumata»

di Anna Buttazzoni.
Se n’è andata, in silenzio. Come in silenzio aveva attraversato gli ultimi 23 anni di «non vita», lei come sua figlia Eluana. Saturna Englaro – Sati, per suo marito Beppino – è morta ieri. Aveva 78 anni. Saturna era originaria di Urbino e con Beppino aveva creato la sua famiglia a Lecco, dove lavorava nel laboratorio di un’industria chimica, impegno che lasciò nel 1970 quando nacque Eluana. Negli anni della battaglia che Englaro ha portato avanti per «liberare» sua figlia, Sati non si è mai vista accanto al marito in un’occasione pubblica, entrando e uscendo da ospedali o tribunali. Nè Beppino gradiva parlare di lei, della loro sofferenza, nemmeno davanti agli attacchi altrui. Saturna era malata e suo marito ha incassato senza mai consentire a nessuno di portarla al centro del ring. «Sati aveva gli occhi della figlia – dice Engalaro travolto dall’emozione – e il giorno dell’incidente di Eluana, la luce nei suoi occhi si è spenta». Eluana rimase in stato vegetativo in seguito a un incidente in auto, nel 1992. Saturna si ammalò un anno dopo, colpita da un tumore, che la costrinse a diversi interventi chirurgici. Da allora la sua divenne una «non vita», come riferito nel 2011 da Beppino in un’intervista di Tommaso Cerno per L’Espresso. «La cosa più importante per me è il rispetto della “non vita” di mia moglie. L’incidente di Eluana – disse Beppino nell’intervista – ha distrutto anche Sati. Non solo il cancro che l’ha colpita, ma i giorni interminabili passati accanto a sua figlia immobile a sussurrare cose che lei non poteva sentire. Quando cominciammo la battaglia per liberare Eluana, Sati temeva che io mi distruggessi. Invece andò al contrario. Io mi sarei distrutto non facendolo, e mia moglie già dopo un anno si ammalò. Credo si sarebbe opposta addirittura al suo primo intervento, nel 1993, se non l’avesse spinta proprio l’obbligo di sopravvivere, per togliere Eluana dalla violenza inaudita alla quale era andata incontro, nel non potersi sottrarre alle terapie. Poi è peggiorata, sempre di più, ha subito altri interventi. Finché la malattia, e il dolore, l’hanno trasformata in una statua». Beppino ha portato avanti la sua battaglia per Eluana, morta a Udine il 9 febbraio del 2009, anche per sua moglie. Il libro di Englaro “Eluana, la libertà e la vita”, è dedicato a Saturna, o meglio, «a Sati, unica, vera, grandissima espressione d’amore per Eluana». Il rapporto tra madre e figlia è scolpito anche nei racconti delle amiche del cuore di Eluana, come Laura, che invidiava quel feeling, quel legame straordinario. Si è consumata come una candela, Saturna. E quando Eluana è morta, lei non poteva nemmeno avere consapevolezza che quella figlia adorata non ci fosse più. Il diritto di piangerla era già stato compiuto. Il 9 febbraio 2009 Saturna e la sua «non vita» erano intrecciate, sovrapposte, senza possibilità di ritorno. Nel silenzio.

Friuli: Biotestamento, legge impugnata dal governo, l’assessore noi ci opporremo

di Anna Buttazzoni .
Il Governo dice no. E boccia la legge regionale sul biotestamento, varata dal Consiglio regionale il 3 marzo. Ma la bocciatura spalanca le porte a una nuova battaglia legale, perché l’assessore alla Salute Maria Sandra Telesca annuncia che la Regione resisterà davanti alla Corte costituzionale. La decisione di impugnare le norme del Fvg per incostituzionalità è arrivata ieri dal Consiglio dei ministri. «La legge in oggetto – recita il comunicato diffuso da palazzo Chigi – invade la competenza esclusiva dello Stato sia in materia di ordinamento civile (articolo 117, secondo comma, lettera l) della Costituzione, sia in materia di tutela della salute, i cui principi fondamentali sono riservati alla legislazione statale, ai sensi dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione». Il Consiglio sapeva di avere di fronte una questione spinosa, diventata banco di scontro tra i partiti con la storia di Eluana Englaro, morta il 9 febbraio 2009 a Udine. Da allora attorno a papà Beppino dal capoluogo friulano ha preso forma un gruppo di persone che a gran voce chiede una legge nazionale sul fine vita, persone che sono raccolte nell’associazione “Per Eluana”, come il primario di anestesista Amato De Monte che fu a capo dell’équipe che seguì Eluana nel suo ultimo viaggio. E quel gruppo di cittadini prese l’iniziativa di una petizione popolare con oltre 5 mila firme per chiedere almeno alla Regione Fvg di approvare una legge sul registro per il biotestamento. A farsi portavoce della richiesta il consigliere regionale di Sel Stefano Pustetto, divenuto primo firmatario del testo approdato in Aula. Un provvedimento che, come da previsioni, ha diviso il Consiglio e i partiti, tanto che su 49 eletti al voto hanno partecipato in 35, con un risultato di 30 favorevoli, tre contrari e due astenuti. La legge regionale non ha alcun impatto sulle cure. È invece un elenco chiaro e dettagliato sull’istituzione del registro regionale per le Dat, cioè le dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario, la definizione tecnica per indicare il biotestamento. E la norma prevede la procedura che un cittadino deve seguire nel caso voglia presentare il proprio testamento biologico o voglia esplicitare l’intenzione di donare organi e tessuti dopo la morte. La legge regionale stabilisce che la registrazione è gratuita e prevede la possibilità di nominare un fiduciario o un amministratore di sostegno. Il testamento biologico, inoltre, ha valore sia che si tratti di un semplice foglio scritto e firmato di proprio pugno sia del modulo da compilare che viene messo a disposizione da diverse associazioni (dal gruppo Luca Coscioni a “Per Eluana”). L’importante è che la firma sul documento avvenga davanti a un responsabile della propria Azienda sanitaria. Saranno poi le singole Aziende per l’assistenza sanitaria a creare la banca dati nella quale custodire i biotestamenti, banca dati che sarà protetta e l’accesso riservato. Aspetti amministrativi, insomma, ma con un fine politico chiaro, spingere il Parlamento a legiferare. Ecco perché la Regione resisterà davanti alla Consulta. «Rivendichiamo di aver posto il tema anche all’attenzione nazionale – commenta Telesca –, vorremmo essere di sprone a un’iniziativa parlamentare e dunque resisteremo all’impugnazione. Nel merito, i principi espressi dalla legge ci appaiono di grande rilievo sociale. La legge – chiude l’assessore – forse può avere dei punti di debolezza, anche se per noi ha una valenza solo amministrativa. Il Consiglio regionale ha ritenuto comunque importante far valere la sua potestà».

Friuli: la soddisfazione dell’associazione “Per Eluana” per la legge che prevede le “DAT”

COMUNICATO STAMPA DELL’ASSOCIAZIONE PER ELUANA

Udine, 04/03/2015

 La petizione popolare  che ci ha visti mobilitati per quasi due anni è diventata Legge della Regione Friuli Venezia Giulia.

Con questa Legge, attraverso procedure ancora da perfezionare con un apposito Regolamento, chi vorrà e avendo predisposto le proprie volontà in materia, potrà:

     richiedere l’annotazione delle proprie dichiarazione anticipata di trattamento sanitario (DAT) all’interno del Registro regionale appositamente istituito;

     registrare sulla propria Carta Regionale dei Servizi (la cosiddetta Tessera sanitaria) le proprie DAT (oppure solo il nominativo del Fiduciario e il luogo di deposito del documento) presentando all’Azienda sanitaria l’atto contenente le dichiarazioni, avente data certa con firma autografa e autenticata;

     rilasciare l’autorizzazione a comunicare a chiunque ne faccia richiesta, o a solo determinati soggetti, l’esistenza della dichiarazione anticipata di trattamento e il suo contenuto.

 Le DAT hanno ad oggetto la volontà del singolo di essere o meno sottoposto a trattamenti sanitari, di indicazioni sul fine vita e sulla donazione di organi, in caso di malattia o lesione cerebrale che cagioni una perdita di coscienza e volontà definibile come permanente ed irreversibile secondo i protocolli scientifici riconosciuti a livello internazionale.

 Vogliamo rammentare il percorso di questa iniziativa:

     nel maggio 2013 prendeva il via la mobilitazione per la raccolta delle firme a sostegno della petizione popolare da noi promossa;

     nel febbraio 2014 la petizione, con le oltre 5.500 firme a sostegno raccolte, veniva consegnata al Presidente del Consiglio regionale, Franco Iacop;

     nel luglio 2014 la petizione veniva recepita sotto forma di proposta di Legge e presentata da alcuni Consiglieri regionali, primo firmatario Stefano Pustetto;

     nei giorni scorsi la discussione in III Commissione e poi, ieri, l’approvazione del Consiglio regionale con 30 voti favorevoli, 2 astensioni e 3 voti contrari.

Vogliamo ringraziare:

     i volontari che hanno consentito la raccolta delle firme a sostegno della petizione in molte piazze delle città e dei paesi della Regione;

     i cittadini firmatari, tutti, per il sostegno dato;

     i Consiglieri regionali promotori della proposta di Legge e su tutti Stefano Pustetto;

     le Istituzioni per aver permesso lo svolgimento di questo percorso democratico in un tempo relativamente breve e, comunque, fruttuoso.

 

Sulla scorta di questa esperienza vogliamo credere che possa essere portata a compimento, in materia di dichiarazioni anticipate delle proprie volontà, una Legge nazionale di civiltà e di rispetto reciproco.

 

L’Associazione per Eluana

Friuli: fine vita nella card sanitaria, il primo via libera dal Fvg

di Maura Delle Case.

Fugge in avanti il Fvg sul trattamento sanitario di fine vita. La terza commissione consiliare, presieduta da Franco Rotelli, ha infatti dato ieri il via libera alla proposta di legge sull’accesso al registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario (Dat). La norma – primo firmatario Stefano Pustetto (Sel) – si propone di facilitare ai medici l’accesso ai documenti che attestano la volontà del paziente sia in relazione al trattamento di fine vita che alla donazione degli organi: le volontà potranno essere depositate nelle aziende sanitarie, ma per i medici non saranno indicazioni vincolanti. A livello nazionale manca infatti una legge che vincoli il professionista al rispetto delle Dat, «ma è anche vero – ha detto Pustetto – che quando lascio una dichiarazione scritta quella può sempre essere impugnata nelle aule di tribunale, dar adito a un percorso processuale come accaduto nel caso Englaro». Allo scetticismo manifestato ieri dal consigliere Giovanni Barillari (Misto), secondo il quale la norma rischia d’illudere i cittadini sulla portata del registro, Pustetto ha rilanciato rivendicando la portata politica della scelta, «che spero presto sia seguita in altre Regioni così da consentirci di portare il tema all’attenzione del Parlamento». Composta da sette articoli, la proposta di legge è trasversale. Alla firma di Pustetto seguono infatti quelle dei consiglieri Bagatin, Cremaschi, Da Giau, Liva, Martines, Rotelli e Travanut del Pd, ma anche di Paviotti e Gregoris dei Cittadini, di Colautti del Nuovo centrodestra, di Ziberna e Novelli di Fi, di Tondo e Sibau di Ar oltre che del gruppo del M5s. All’origine ci sono le diverse iniziative nate spontaneamente. «Molti cittadini – ha ricordato ieri Pustetto – si stanno recando dai notai e ben 34 Comuni, tra i quali si contano i quattro capoluoghi di provincia, hanno istituito dei registri per il Dat. Preso atto di questo fermento, abbiamo pensato fosse opportuno dar omogeneità a quanto sta già avvenendo e individuato nell’azienda sanitaria l’ente più idoneo ad espletare tale attività». Il disegno di legge prevede che il cittadino intenzionato ad esplicitare le proprie volontà rispetto al trattamento di fine vita possa farlo rivolgendosi all’azienda sanitaria, che in caso di bisogno le rende disponibili al professionista attraverso la tessera sanitaria così che possa conoscere i desideri del paziente. La proposta di legge è stata approvata da Pd, Sel, M5s e dal consigliere Valter Santarossa, autore degli emendamenti che hanno modificato il testo base introducendo disposizioni per favorire la raccolta delle volontà di donazione degli organi e dei tessuti. Si è astenuto Barillari, come detto scettico sull’utilità del registro, mentre contro ha votato Marini (Fi) che alla commissione aveva proposto di sospendere la trattazione del provvedimento, ravvisando il rischio di un’impugnazione della norma da parte del Governo. Bocciata anche la richiesta dello stesso Marini di ascoltare le Diocesi e i medici. Ora la parola finale spetta all’Aula ma l’approvazione a questo punto è scontata.

Englaro: dopo sei anni ancora nessuna legge, Il silenzio di Beppino

di Anna Buttazzoni
È il giorno del silenzio. Ma è anche il giorno in cui prendere atto che non c’è ancora una legge nazionale sul fine vita. Il 9 febbraio di sei anni fa a Udine moriva Eluana Englaro. Erano le 19.35 di un lunedì piovoso. Ieri papà Beppino ha ricevuto molte telefonate, anche dal suo Friuli, anche da Amato De Monte, l’anestesista a capo dell’équipe che ha seguito Eluana negli ultimi giorni alla Quiete. De Monte è il medico che un lunedì di sei anni fa telefonò a Englaro e gli disse: «E je lade Bepino, tu le as liberade». È anche il vice presidente dell’associazione “Per Eluana”, fondata nel 2009 a Udine, guidata da Englaro, fondata da lui e De Monte con Ferruccio Saro, Aldo Gabriele Renzulli, Massimiliano Campeis e che nel comitato scientifico raccoglie personalità come Stefano Rodotà, Umberto Veronesi, Ignazio Marino, Amedeo Santosuosso. Nella giornata del silenzio, come vuole che sia Beppino Englaro, in risposta al Governo che istituì il 9 febbraio la giornata sugli stati vegetativi, c’è spazio per i ricordi e per la consapevolezza che è ancoro lungo il cammino per veder rispettato il diritto a decidere della propria vita. «Come associazione – spiega De Monte – troviamo strumentale agganciare la data del 9 febbraio a qualunque ricorrenza. È la giornata del silenzio e della speranza, come dice Beppino Englaro, in cui noi ricordiamo quanto accaduto sei anni fa. Per noi significa lanciare un segnale forte di perseveranza, per continuare il percorso della campagna di informazione per arrivare al riconoscimento che va rispettata la volontà di una persona davanti a situazioni di vita estreme. È quello il nostro compito e continuiamo a portarlo avanti. Perché la scelta di un individuo, in un senso o nell’altro, nel voler essere mantenuto in vita oppure no, dev’essere rispettata, nella considerazione totale che si deve alla volontà e al sentire della persona. Affinché ciò avvenga – continua De Monte – è importante che le persone siano informate in maniera libera, obiettiva e scevra da ogni condizionamento ideologico e confessionale». L’associazione “Per Eluana” non molla e con fermezza chiede una legge nazionale. «Il fatto che ancora il Parlamento non abbia fatto nulla è un segnale disarmante. Si sta cercando di far calare il silenzio, per far passare tutto nel dimenticatoio. È un gesto offensivo – sostiene l’anestesista – cui tutti devono opporsi, perché non è pensabile che chi riveste cariche così importanti faccia finta di non sapere che c’è una problema aperto». De Monte chiude l’aspetto “istituzionale” e va ai ricordi. Alla telefonata di ieri con Beppino. «Ci siamo sentiti sì e per lui è la giornata del silenzio. Il 9 febbraio è una data che ci lega in maniera indissolubile. Non passa giorno – racconta De Monte – senza che io pensi, in un modo o in un altro, a Eluana. È stata un’esperienza fortissima, umanamente e per la consapevolezza acquisita di tanti aspetti della società e delle persone, in positivo e negativo».

Friuli: le volontà sul fine vita nella tessera sanitaria

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di Mattia Pertoldi .

Il Friuli Venezia Giulia potrebbe essere la prima Regione d’Italia, dopo la Provincia autonoma di Trento che ha approvato un testo analogo nei mesi scorsi, a dotarsi di una normativa organica sul fine vita. La proposta di legge è stata presentata lunedì a Trieste, porta in calce la firma trasversale di venti consiglieri regionali, sia di maggioranza che di opposizione, e secondo Stefano Pustetto (Sel), primo firmatario del provvedimento, approderà in commissione già dopo l’estate. La legge prevede l’istituzione di un registro regionale delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario (le cosiddette Dat) sul modello di quanto già in vigore a Udine, Pordenone e Trieste. Lo strumento scelto dai promotori della legge per la sua attuazione è la tessera sanitaria regionale in cui inserire direttamente le espressioni di volontà oppure indicare le specifiche del luogo – ad esempio uno studio notarile – in cui ogni cittadino ha scelto di conservare le proprie dichiarazioni. «Le pratiche mediche e tecnologiche negli anni – ha spiegato – hanno modificato il confine naturale tra la vita e la morte. Noi siamo da sempre favorevoli a lasciare alle persone la totale libertà di scelta sul proseguimento o meno delle cure mediche in caso di malattie, o lesioni cerebrali, definite coma irreversibili e permanenti secondo i protocolli scientifici riconosciuti a livello internazionale. La posizione di chi dice che una legge, laica e moderna, come questa apra la strada a una sorta di eutanasia di Stato è strumentale e sbagliata anche perché noi non imponiamo nulla, ma apriamo la strada a una possibilità di scelta. Ci siamo mossi lungo la strada tracciata dai recenti sondaggi che hanno dimostrato come il 78% dei cittadini del Nordest vorrebbe che i propri “desiderata”, in caso di impossibilità di comunicare, venissero rispettati. E in fondo è lo stesso nuovo codice di deontologia medica che ha riconosciuto il diritto del malato di esprimere sia il consenso che il dissenso nei confronti delle terapie che possono essergli applicate». A gestire le banche dati contenenti le dichiarazioni, inoltre, sarebbero le Aziende per i servizi sanitari – dove verrebbero attivati specifici sportelli per la registrazione – con l’accesso protetto e limitato ai medici. «E’ un segnale adeguato – ha spiegato il consigliere regionale Vincenzo Martines (Pd) – al livello di civiltà raggiunto dalla nostra Regione il fatto che ad occuparsi di un argomento così delicato e ricco di problematiche come quello relativo ai Dat possa essere il nostro servizio sanitario».

Tolmezzo: “Per Eluana” raccolta firme per registro regionale dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario

_Cristina
Un banchetto dell’Associazione Per Eluana per la raccolta firme sarà presente nel week-end della Festa della Mela in via Matteotti 2 a Tolmezzo.

Dopo il successo raggiunto nel 2011 con l’approvazione del registro delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario presso il comune di Udine l’associazione si è impegnata nel 2012 con una campagna di informazione e promozione in tutto il territorio della regione. Numerose sono state le serate di dibattito organizzate in regione e numerosi sono stati i comuni che hanno deliberato per l’istituzione del registro comunale. Da segnalare in particolare:

• l’approvazione del registro delle dichiarazioni a Trieste

• la convenzione stipulata tra il collegio dei notai di Udine e Tolmezzo con un consorzio formato da sette comune della bassa Friulana. In allegato è presente il riepilogo della situazione dei registri aggiornata ad aprile 2013.

L’attività dell’associazione per promuovere la libertà di scelta sul fine vita non termina qui. Il nostro impegno si rivolge ora verso la Regione affinché si possa quanto prima ottenere un registro regionale delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario accessibile alle strutture sanitarie regionali. A tale fine l’Associazione Per Eluana promuove una petizione al consiglio regionale di cui si allega il testo. Invitiamo tutti i cittadini della regione a firmare la petizione e a segnalare all’associazione l’eventuale disponibilità a partecipare alla raccolta firme. Invitiamo, altresì, i consiglieri comunali dei 214 comuni della regione a partecipare alla raccolta delle firme e a promuovere nel proprio comune l’istituzione del registro comunale delle dichiarazioni anticipate di trattamento sanitario. Auspichiamo, infine, che tale iniziativa venga sostenuta da un numero cospicuo di consiglieri regionali neo-eletti. Un banchetto dell’Associazione Per Eluana per la raccolta firme sarà presente nel week-end della Festa della Mela in via Matteotti 2 a Tolmezzo.

 

Moggio: via libera a registro per unioni civili e bio-testamento

(di a.c.)

Il consiglio comunale di Moggio ha approvato all’unanimità il regolamento per l’istituzione del registro delle unioni civili e il regolamento per l’istituzione del registro comunale per il testamento biologico. «Non possiamo sostituirci allo Stato che finora non è riuscito a legiferare in materia – chiarisce il sindaco, Daniela Marcoccio –, ma potremo garantire alle coppie iscritte al registro di usufruire dei pieni diritti civili di accesso ai servizi forniti dal Comune, come, ad esempio, di partecipare ai nostri bandi pubblici. Siamo orgogliosi di queste delibere – aggiunge – e io personalmente sono molto contenta che un piccolo Comune come il nostro abbia fatto questo passo che non ho difficoltà a definire estremamente importante per una società civile. L’auspicio – conclude – è che questi atti possano servire da stimolo ai legislatori nazionali».

Friuli: Tondo, fosse stata mia figlia io avrei agito come Beppino Englaro

di Christian Seu

«Se fosse stata mia figlia, mi sarei comportato allo stesso modo di Beppino». Il presidente del Fvg, Renzo Tondo, lascia scivolare il velo di silenzio con il quale per più di tre anni e mezzo aveva scelto di avvolgere i suoi sentimenti e pensieri sulla vicenda di Eluana Englaro. «Sono orgoglioso di aver tenuto un profilo istituzionale e di non aver fatto valere solo i miei convincimenti, che poi coincidevano con quelli di Beppino – ha spiegato il governatore in un’intervista al Corriere della Sera –. Solo oggi però posso dire che la pensavo come lui. Ai tempi, invece, sarebbe stato controproducente». Amico intimo di Beppino, Tondo visse in prima persona l’ultimo viaggio di Eluana. Il presidente del Fvg si limitò, a un mese dalla morte della ragazza, a criticare l’azione del Governo Berlusconi, pronto a battere la strada del decreto sul biotestamento per evitare in extremis l’interruzione delle procedure di alimentazione artificiale che tenevano in vita Eluana. «Sembrava un gomitolo di lana – spiega Tondo ricordando la visita che fece, in incognito, alla casa di cura di Lecco dove Eluana era ricoverata – raggomitolata su se stessa. Nessun collegamento con il mondo. Nulla». Poi, da Lecco, il trasferimento verso Udine, in ambulanza. E il ricovero alla clinica La Quiete, dove Eluana si è addormentata per sempre: «Sono orgoglioso di aver contribuito con una sofferta azione personale all’affermazione dello stato di diritto – aggiunge Tondo –. Ho solo fatto rispettare la legge. E poichè sono un uomo del popolo, ma anche un moderato, sono riuscito a non far venire meno la fiducia verso di me da parte degli alleati». La Lega nord e, soprattutto, l’’Udc. L’allora segretario dei centristi, Angelo Compagnon, si dichiarò «dispiaciuto, amareggiato e avvilito» per l’esito della vicenda. «Fossi stato coordinatore del partito allora, avrei scelto altre parole», dice l’attuale segretario dell’Udc, Leonardo Zappalà. «Tondo si comportò correttamente, evitando di sovrapporre il piano istituzionale da quello personale, senza toccare l’ambito politico». Da Tondo, poi, arriva anche un giudizio sul film “Bella Adddormentata” di Marco Bellocchio: «Non mi è piaciuto – il parere netto del governatore -, l’ho trovato lento e troppo cerebrale». E sulle dichiarazioni di Tondo interviene anche la candidata alla presidenza della Regione, Debora Serracchiani: «Ho sempre riconosciuto a Tondo di non aver interferito nel caso di Eluana Englaro. Tuttavia, il caso doloroso ma singolo di Eluana non può essere utilizzato per coprire le azioni di una delle giunte più chiuse in fatto di diritti civili, o le leggi leghiste sul welfare impugnate perfino dal governo Berlusconi – evidenzia –. Stendiamo poi un velo pietoso sulla vicenda della Film Commission. Da uno che, come Tondo, rivendica il suo passato socialista, ci si poteva aspettare di più».

Friuli: il cardinale Martini e il ricordo di Eluana

 

Il cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, morto ieri pomeriggio a 85 anni, ha rifiutato ogni forma di accanimento terapeutico. Una decisione che a Udine viene accomunata alla vicenda di Eluana Englaro, la donna morta, nel 2009, dopo 17 anni di stato vegetativo, nella casa di riposo “La Quiete” di via Sant’Agostino, a seguito dell’interruzione della nutrizione e dell’idratazione previsto dal decreto della Corte di appello di Milano alla quale si era rivolta la famiglia al termine di una lunghissima battaglia giudiziaria intrapresa per far valere il pensiero della figlia che rifiutava, appunto, l’accanimento terapeutico.

Anche se, clinicamente, si tratta di due situazioni diverse, il sindaco Furio Honsell è rispettoso della scelta. «Sono decisioni tremende – afferma – non possiamo che avere il più grande rispetto di partecipazione umana e caritatevole nei confronti del cardinale Martini come di Eluana Englaro». Tutto questo mentre l’iter per l’approvazione della legge sul fine vita non riesce a superare i paletti posti anche dai cattolici in Parlamento.

Honsell, però nonostante il dibattito non accenni a placarsi, oggi come allora parla di scelta di civiltà sancita dalla Costituzione. «Credo che quella sentenza sia estremamente educativa» aggiunge il sindaco ricordando che «accogliendo Eluana, la città ha fatto valere il diritto di un padre di avere giustizia.

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