Archivio tag: polemica

Bordano: frutteto della discordia, parla il titolare del “Salet”

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di Piero Cargnelutti.

«Ho sempre cercato di giungere a una transazione con l’amministrazione comunale, ma non ho mai trovato la disponibilità». Gio Batta Ilardi, amministratore dell’azienda agricola Il Salet, che in queste settimane ha chiesto al Comune di liquidare i 408 mila euro che quest’ultimo gli deve per la causa vinta di fronte alla Corte di Appello di Trieste nel giugno dell’anno scorso, ci tiene a chiarire la sua posizione sulla vicenda. «In questa causa – spiega Ilardi – che si protrae dai primi anni 2000, da parte mia ho sempre promosso la volontà di giungere a una transazione con il Comune, ma da quest’ultimo è sempre giunto un rifiuto, sia nel primo che nel secondo grado di processo che abbiamo affrontato. Forse, con una transazione, l’esborso avrebbe potuto ridursi per le casse comunali». Ilardi ci tiene anche a ribattere al sindaco Gian Luigi Colomba in merito al valore effettivo di quei 9 ettari di terreni coltivati a frutteto. Se per il primo cittadino, 408 mila euro sono eccessivi per quel pezzo di terra, Ilardi spiega che non è così: «Nel 2012 – dice – quando al 31 dicembre abbiamo lasciato il frutteto come da accordi, aveva ancora un grande valore, tanto è vero che, come risulta anche dalle polizze, la produzione era stata assicurata per 160 mila euro quell’anno, per un totale di 4.700 quintali. Da allora, su quel terreno non è stato fatto più niente e dunque il valore è certamente sceso ma questo non dipende da me. Il valore di quel frutteto è stato definito dalle perizie tecniche che non sono state sconfessate dalle sentenze del tribunale». Il Salet ha gestito quei terreni dal lontano 1977 quando erano ancora di proprietà del demanio dello Stato, il quale successivamente li aveva trasferiti al Comune. Era stata la precedente amministrazione guidata da Enore Picco a chiedere all’azienda agricola di interrompere le colture e da parte sua Il Salet aveva chiesto il riconoscimento delle migliorie realizzate negli anni su quei terreni: «Allora – spiega ancora Ilardi – l’amministrazione si era detta favorevole ad addivenire a una transazione: in base a quella, si consideravano le migliorie del solo frutteto e non del seminativo che pure gestivamo per un totale circa di 30 ettari. Quella è stata una scelta che ha permesso al Comune di ridimensionare l’esborso». Ora il Comune ha promosso la causa in Cassazione e da parte sua Il Salet attende la risposta in merito alla sospensiva di pagamento: «Ci tengo anche a dire – conclude Ilardi – che con quel frutteto ho garantito per molto tempo 3-4 posti di lavoro. Se quelle colture non fossero state abbandonate avrebbero potuto produrre ancora mele di qualità. Certamente, oggi non ha il valore che aveva quando noi lo abbiamo lasciato».

Carnia: Cortiula-Tondo botta e risposta, l’addio con polemica

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(t.a. dal MV di oggi)

Il consigliere regionale ed ex governatore del Fvg Renzo Tondo attacca il presidente della Cooperativa carnica Giacomino Cortiula, definendo «ingenerose per non dire offensive e fuorvianti» le sue dichiarazioni sulla stampa circa «una pretestuosa insensibilità – ricorda Tondo – e una inconsistente considerazione dimostrata da parte dell’amministrazione comunale di Tolmezzo negli ultimi 5 anni nei confronti della Coopca». «Come socio della cooperativa e come consigliere regionale – ribatte Tondo – voglio ricordargli che proprio in questi ultimi 5 anni ho coinvolto il Comune di Tolmezzo e non solo, in qualità di presidente della Regione, per corrispondere puntualmente alle necessità di ampliamento e potenziamento delle attività della storica cooperativa. Cortiula dovrebbe chiedersi come mai proprio in questi ultimi 5 anni è riuscito col supporto determinante della governance tolmezzina a realizzare non solo la sede di Amaro ma soprattutto individuare una destinazione accettabile dell’immobile di Tolmezzo» che se no sarebbe finito nell’incuria e nel degrado dato lo stallo del mercato immobiliare. Tondo rileva poi il ritorno economico dalla sua vendita per quasi 2,5 milioni di euro. «Dispiace riscontrare che le logiche e le leggi di libero mercato, alle quali anche l’entità economico commerciale com’è quella della cooperativa Carnica deve sottostare, debbano essere utilizzate come strumento di ingerenza politica anche di fronte a conclamati esempi di attenzione e considerazione per una realtà importante come la cooperativa retta per oltre un ventennio da Cortiula, al quale – conclude Tondo –amichevolmente rimprovero questa caduta di stile proprio nel momento in cui si appresta a cedere il testimone…, una piccola macchia che poteva essere risparmiata».

Friuli: la neve c’è, ma Promotur chiude e lo Zoncolan protesta

 

di Gino Grillo.

Conclusa la stagione sciistica di Promotur anche sullo Zoncolan, Carnia Welcome minaccia di querelare l’agenzia regionale chiedendole i danni per il mancato guadagno della propria agenzia di viaggi e di quelli degli operatori alberghieri che sono costretti a dirottare verso altri paradisi sciistici la clientela che ha già prenotato. «Gli accordi si fanno prima – attacca Massimo Peresson, presidente di Carnia Welcome – si debbono rispettare e non prendere provvedimenti unilateralmente. Lo Zoncolan, grazie anche al minor costo dell’energia elettrica erogata da Secab, di cui si avvantaggiano gli impianti di risalita, chiude anche quest’anno con un milione di utili per Promotur». Promotur quindi non dovrebbe chiudere gli impianti dopo Pasqua, senza riaprirli magari nei soli week-end, ma «dovrebbe sottostare agli accordi che prevedevano la chiusura della stagione, neve permettendo, a maggio. Ora si chiude – prosegue Peresson – per fare cassa, per risparmiare. Un assurdo. Ma non si può spendere soldi per fare la neve artificiale e non approfittare di quella naturale che oggi ricopre le nostre montagne». Non manca un affondo al cda di Promotur, divenuta quest’anno ente regionale «che non ha quindi bisogno di un presidente e di un consiglio d’amministrazione lautamente pagati». Secondo l’agenzia di viaggio di Carnia Welcome ci sarebbero prenotazioni e richieste di pernottamenti da parte di una utenza dell’Est-Europa, Repubblica Ceca, Slovacca e Polonia, che dev’essere dirottata verso altre stazioni sciistiche ancora aperte, Pramollo in primis. «Dobbiamo pagare le penali per le disdette – incalza Peresson – e siamo senza soldi in quanto la Regione da 300 giorni non ci eroga i fondi

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Friuli: la provocazione di Cisilino, “Sul furlan a scuele al à reson Monti”

di WILLIAM CISILINO

Mi displâs, ma sul furlan a scuele al à reson Monti. Al à reson, ancje se il so “modus operandi” al va sot de acezion di “muse rote”. Mi spieghi miôr. A Monti e al Guvier talian i free pôc e nuie dal furlan, ni in sens positîf, ni negatîf. Se mai al ven considerât un intric, un fastili, ma di nissun cont. Ce che i interesse pardabon al Guvier al è di ridusi il numar dai dirigjents scolastics. Stant che ca in Friûl si à zuiade la cjarte des minorancis par derogâ a lis normis statâls e mantignî cussì 19 dirigjents in plui, il Guvier al à tornât a tirâ fûr la distinzion fra lenghis minoritariis di serie “A” (todesc, sloven e francês) e di serie “B” (dutis chês altris), disint che la deroghe si apliche dome a lis primis. Mâl. Malon. Parcè che la discriminazion fra minorancis e jere stade aromai superade cu la leç 482/99 (ancje se, par dî il vêr, la nestre Regjon, tal 2004, e veve tentât di ripristinâle, in ocasion dal rinovament dal Statût regjonâl – mai lât in puart, graziant Idiu). Falât il mieç, viodìn se lu è ancje il fin. Alore domandìnsi: parcè mai scuelis che in passe dîs agns no àn fat mai une ore di furlan (cun dut che lu previodi la leç) veressino di gjoldi impropriamentri di une deroghe pes minorancis? Tes “veris” scuelis di minorance si dopre la lenghe minoritarie come lenghe veicolâr tal 80% des oris. Tes “veris” scuelis di minorance e esist une classe di concors di pueste pai insegnants. Dutis robis che nô no vin. E no lis vin parcè che la plui part di sindacâts, politics e dirigjents scolastics (i stes che cumò a protestin) no lis àn voludis co e jere in vore, tal 2007, la discussion su la leç regjonâl sul furlan. “E ‘l modo ancor m’offende”, al disarès Dante. Ma Monti al à reson.

Friuli: Bertolaso si arrampica sugli specchi e attacca la ricostruzione del Friuli

Da uno che, oltre ad essere stato capo della Protezione Civile, ha acquistato anche una quota di una prestigiosa azienda vitivinicola, la Dario Coos di Nimis sui colli di Ramandolo, da cui si ottiene il vino Ramandolo, ma anche il pregiatissimo Picolit, tutto ti aspetteresti tranne che non conosca (o faccia finta di non conoscere) la storia del Friuli e dei suoi abitanti. E invece pur di difendersi per quanto fatto in Abruzzo, non trova di meglio da fare che attaccare il Friuli e la sua ricostruzione. “Si fa sempre l’esempio del Friuli, dimenticando che oggi nelle varie Americhe vivono più friulani di quanti ce ne sono in Italia, proprio a causa del “loro” terremoto” queste sono le parole che colpiscono di più dall’articolo che potrete leggere dal sito del Messaggero Veneto

Carnia: sostenere la Divina Commedia

di Tobias Fior

Passata la rabbia iniziale dopo aver letto della proposta fatta dall’organizzazione ONU Gerush92 di abolire lo studio della Divina Commedia dai programmi scolastici, metto nero su bianco le mie idee. Le “accuse” rivolte all’opera madre di tutta la letteratura italiana e conosciuta in tutto il mondo sono di antisemitismo, islamofobia e razzismo nei confronti degli omosessuali. Queste le parole stesse di Gerush92: «E’ uno scandalo che i ragazzi, in particolare ebrei e mussulmani, siano costretti a studiare opere razziste come la Divina Commedia, che nell’invocata arte nasconde ogni nefandezza. Antisemitismo, islamofobia, antiromani, razzismo devono essere combattuti cercando un’alleanza fra le vittime storiche del razzismo proprio su temi e argomenti condivisi come la diversità culturale». A questo punto occorre fare alcuni appunti storici a Gerush92 perché evidentemente non ha inteso in che epoca sia stata scritta. La composizione di tale opera è situata dai critici tra il 1304 e il 1321, sul finire del Medioevo, un periodo politicamente e religiosamente assai movimentato. Un periodo dove i papi avevano potere religioso e politico, dove chi non era cristiano, era come minimo imprigionato, come massimo torturato e messo al rogo. Cento anni prima circa il teologo, poi santo, Bernardo di Chiaravalle aveva detto che chi uccide un uomo cattivo, quale è chi si oppone a Cristo, non uccide un uomo, ma il male che è insito in quest’uomo, dunque non è un omicida bensì un malicida, un uccisore del male. Queste parole furono dette in occasione della seconda Crociata in Terra Santa. Quindi Dante Alighieri, giudicato da Gerush92, islamofobo, non faceva altro che attenersi alle idee del periodo. Chiunque non fosse cristiano era considerato eretico e passato a fil di spada. Si conosce benissimo la vicenda della Crociata contro i Catari avvenuta tra il 1209 e il 1229, condotta dal papa Innocenzo III. Non solo, si conoscono bene anche le vicende che hanno stigmatizzato i neonati ordini francescani (quello conventuale e quello pauperistico). Quindi se vi erano di questi problemi all’interno della Chiesa stessa con i vari movimenti che cominciavano a staccarsi, figurarsi essere un musulmano o un ebreo in quel periodo. Non era una cosa assolutamente possibile. Gerush92 condanna la Commedia per il fatto che Giuda Iscariota si trovi all’Inferno tra i traditori, assieme a Bruto e a Cassio. Gerush92 però accusa di antisemitismo Dante per il fatto che il termine giudeo deriva da giuda e quindi è una chiara offesa verso gli ebrei. Nulla di più sbagliato! La parola giudeo non deriva affatto dal nome del traditore di Gesù, bensì dal territorio di Giuda, che a sua volta discende da una delle tribù di Israele, Giuda appunto. Maometto è attacco per il semplice fatto che era considerato giustamente per quel periodo un eretico, profeta di una religione che non era quella cristiana. A questo punto l’appello è solo uno se i ragazzi ebrei e musulmani sono obbligati a studiare l’opera dantesca, l’insegnante dovrà spiegare che i versi considerati “razzisti” sono da leggere in un contesto storico-sociale-religioso completamente diverso da quello attuale. Ma, visto che gli insegnanti sanno contestualizzare il tutto, evidentemente gli unici a non aver capito questo sono i membri di Gerush92. Ultima fra le accuse c’è anche quella di attaccare gli omosessuali. Infatti Dante colloca i sodomiti all’Inferno. Ma Dante si rifà alla Bibbia, dove prima, nella Genesi, c’è la distruzione di Sodoma da parte di Dio, nel Levitico, sta scritto: «Non avrai con un maschio relazioni come si hanno con donna: è abominio» (Lv, 18,22) e ancora: «Se uno ha rapporti con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso un abominio» (Lv, 20,13). In questo caso era prevista la pena capitale, la lapidazione, quindi è normalissimo che il sommo Poeta collochi i sodomiti tra le fiamme dell’Inferno. Tra l’altro gli omosessuali sono tutt’ora “condannati” dalla Chiesa, anche se in maniere meno forti rispetto ai tempi passati. Quindi non è solo un aspetto della Divina Commedia, bensì della Chiesa intera e dei suoi Ministri. Ma vorrei ricordare a Gerush92 che Dante con la Divina Commedia trasformò la lingua italiana. Si studia la Divina Commedia per comprendere, seppur attraverso il momento storico in cui visse Alighieri, la trasformazione di una lingua. Le tre cantiche dell’opera rappresentano l’evoluzione della lingua italiana e la si studia per questo aspetto rivoluzionario che Dante ha dato alla lingua italiana. Le accuse dunque sono senza alcun fondamento, dimostrano solamente ignoranza in merito. Vorrei concludere con le parole che Dante mette in bocca a Virgilio parlando degli ignavi: «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa».

Friuli: sul Carso riesplode la guerra del Prosecco

dal Piccolo del 17 marzo

«Prendiamo atto del boom del Prosecco ma stride che, proprio nella sua patria, gli venga negata ogni possibilità di sviluppo». Sandi Skerk tra tre anni raccoglierà i primi frutti di una coltivazione avviata nel 2011, bottiglie che non avranno però l’etichetta “Prosecco”: «Non ho alcuna voglia di utilizzare il nome, non con una Regione che non applica il protocollo d’intesa che ha dato il via libera alla creazione della nuova Doc». Alla vigilia del punto della situazione (lunedì a Prosecco) sulla Doc interregionale tra gli assessorati di Fvg e Veneto, riesplode la guerra sul vino con le bollicine. Skerk, che a inizio febbraio ha scritto a ministero, presidente della Regione e assessorato all’Agricoltura, «senza avere risposta», critica i troppo vincoli e la mancanza dei piani di gestione. Ma c’è anche la politica: Igor Gabrovec legge dell’annuncio di Claudio Violino del raddoppio della produzione (da 200 a 400 milioni di bottiglie) e non digerisce. «Nulla di male che l’assessore incontri il suo omologo del Veneto e il vicepresidente del Consorzio Prosecco Doc, se non fosse che si parte dal presupposto che la Regione abbia rispettato gli accordi dell’aprile 2010. E invece – prosegue il consigliere della minoranza slovena – il nostro territorio rimane una rassegna di vincoli, alcuni assolutamente assurdi, come quello idrogeologico, tanto da far fuggire gli agricoltori oltre confine dove, pur in presenza di analoghe aree protette, i tempi burocratici sono sostenibili». C’è poi la questione risorse. «L’unica linea di finanziamento riconducibile agli impegni del protocollo – ricorda Gabrovec – si è conclusa con il sostegno a un progetto di recupero del ciglione carsico sotto Prosecco, affidato al Consorzio di bonifica pianura isontina. Finanziamento definibile “pilota” in quanto in Finanziaria, azzerandone il capitolo, non ne è stato previsto il proseguimento». Non basta: «Violino ha presentato il Progetto di sviluppo del Carso, che da solo prevede oltre 100 milioni di potenziali investimenti, per poi soffocare già in sede di presentazione ogni speranza sui possibili finanziamenti». Concetti già espressi dai produttori nella lettera firmata Skerk, come vicepresidente del Consorzio Collio-Carso. In provincia di Trieste, evidenzia il produttore, «ci sono complessivamente 450 ettari coltivati a vite. Noi vorremmo poter realizzare un centinaio di ettari di nuovi impianti: è troppo chiedere di poterlo fare? Perché impedire il nostro sviluppo?». Le istituzioni non hanno al momento risposto. Eppure, rileva ancora Gabrovec, la Doc interregionale è stata possibile «grazie alla disponibilità del Consorzio del Carso e di altri firmatari che hanno ritirato il ricorso presentato al Tar del Lazio. Ma gli impegni non sono poi stati mantenuti». E Skerk aggiunge: «Mentre noi siamo costretti a cercare spazi vitali nella vicina Slovenia, nei prossimi tre anni il Veneto potrà piantare migliaia di ettari di Prosecco e il Friuli 3.500, utilizzando la nostra concessione della denominazione geografica “Prosecco” per la nuova Doc interregionale che ha messo al riparo dall’assalto estero. Vantaggi cui vorremmo compartecipare». Dal fronte delle categorie, Dario Ermacora invita però a non strumentalizzare la questione Prosecco. I produttori del Carso, spiega il presidente di Coldiretti, «chiedono legittimamente la sburocratizzazione ma lo devono fare guardando a tutta l’attività agricola di un territorio effettivamente penalizzato da vincoli che sono comunitari ma che pesano molto più in regione che non nella vicina Slovenia». E dunque il problema «va senz’altro affrontato, ma non legandolo al solo Prosecco». Anche perché «parliamo di un’area in cui non pare né economico né strategico produrre quel tipo di vino». Questione di resa – «il Prosecco può arrivare a 180 quintali per ettaro, non certo il caso del Carso – e anche, sempre secondo Ermacora, di mancanza di trazione e attrezzature. «Più opportuno che il Carso valorizzi le grandi potenzialità sugli autoctoni Vitovska, Malvasia e Terrano, conservando e anzi rafforzando quella che è la sua vera tradizione».

Lignano: Comitato battagliero, scenderemo in piazza per il Lungomare

di Viviana Zamarian

Sono pronti a tutto. Per difendere il lungomare Trieste dai lavori di riqualificazione di prossima realizzazione, i componenti del comitato civico “Il Lungomare è di tutti”, ora vogliono passare dalle parole ai fatti. Ovvero alle manifestazioni in piazza. Dopo l’adozione del progetto da parte della giunta Delzotto che porterà ben presto alla sua approvazione in via definitiva, il comitato ha infatti preannunciato l’intenzione di organizzare, nei prossimi giorni, delle proteste «ovviamente pacifiche – ha sottolineato il presidente Vinicio Viola – ma che vogliono testimoniare tutto il nostro dissenso nei confronti di quest’opera». Ancora da definire il giorno e il luogo, ma quel che è certo è che i cittadini lignanesi sono ben intenzionati a opporsi all’avvio del cantiere che interesserà una delle strade simbolo della località balneare. Non ci stanno, insomma, ad assistere passivamente alla posa della prima pietra di quella che, dicono «sarà un’opera incompiuta dal momento che i fondi stanziati non sono sufficienti». Le lamentele, quindi, non si placano. Tutt’altro. E la questione Lungomare – sulla quale inevitabilmente si giocherà la campagna elettorale dei candidati sindaco alle prossime elezioni amministrative – continua a tenere banco in città. L’accordo fra le due parti, l’amministrazione da un lato e il comitato dall’altro con le sue 6500 firme raccolte, non è dunque stato raggiunto. Nonostante l’approvazione di una prima mozione nel gennaio dello scorso anno nella quale di fatto si bloccava il progetto originario e una seconda mozione a fine novembre dove «il tavolo di lavoro – a quanto sostiene il comitato – deciso con la prima mozione è stato eliminato non a caso, ma per toglierci ogni possibilità di intervento nelle discussioni» ad oggi si trovano infatti in due fronti diametralmente opposti. «Se la volontà è quella di portare avanti la progettazione originaria – ha sottolineato da una parte il presidente Viola – salvo l’eliminazione del parcheggio sotterraneo (per noi eseguita perché nessun privato avrebbe mai acconsentito ad usufruirne a pagamento) lo si dica chiaramente, ma non che sono state accolte le nostre richieste perché non siamo mai stati contattati per aprire un confronto e uno scambio di idee e proposte». «Il comitato critica il progetto – fa sapere il Comune – senza nemmeno aver visto gli elaborati finali e ignora completamente i lignanesi che la pensano diversamente. E’ quindi questo “il lungomare di tutti?».

 

articolo dal sito del Messaggero Veneto

Friuli: ospedali, (alla ricerca dell’)effettiva parità tra Gemona e Tolmezzo

di Paolo Copetti, consigliere comunale “Per Gemona”

L’ultima mozione votata in Consiglio comunale a Gemona, contraria alla volontà del presidente Tondo di istituire un’unica azienda sanitaria regionale, mi ha offerto l’opportunità per spendere invece, cosa molto più importante, alcune parole per l’ospedale San Michele di Gemona. Ritengo che il susseguirsi di fatti e avvenimenti dell’ultimo periodo, a riguardo di alcune inique penalizzazioni calate sul nostro nosocomio, coincidenze (?) e tagli progressivi di importanti servizi, debbano far drizzare le orecchie, passatemi l’espressione, alla gente e all’intero consiglio comunale! Sia il sottoscritto sia il gruppo Cicogna a più riprese, stanno denunciando da tempo attraverso la stampa il lento, sistematico e progressivo taglio di servizi nel nostro San Michele, che ormai sta per diventare una appendice e un deposito dell’ospedale di Tolmezzo, in barba al famoso trattino che ci ha uniti e che “politicamente” ci è stato concesso. Per stessa ammissione a mezzo stampa e probabilmente a denti stretti, del direttore generale dell’Ass 3, si dice che la Tac e il mammografo digitale nuovi saranno installati a Tolmezzo. Mentre a Gemona, bontà loro, saranno, come nel caso di molte altre apparecchiature, che non sto a elencare (le lampade scialitiche dismesse dalla sala operatoria di Tolmezzo e trasferite in quella di Gemona), l’usato obsoleto del nosocomio carnico. Che forse l’anno venturo sia acquistato un mammografo digitale per Gemona è aldilà da venire e oggi è solo un pio desiderio. A cosa servirà poi, se quell’importante esame ormai si farà a Tolmezzo? Magari ce lo negheranno, affermando candidamente che ormai nell’Ass 3 uno basta e avanza. Come controproposta, perché non lo installano prima a Gemona e dopo lassù? E’ una proposta onesta e rivelerebbe le reali intenzioni dell’Azienda. Così ognuno salomonicamente, porterebbe a casa qualcosa. I numeri delle prestazioni ambulatoriali poi è facile darli e comunque sono un dato che va interpretato, poiché è purtroppo acclarato che chi si rivolge agli sportelli del Cup per prestazioni ambulatoriali o specialistiche, si sente prospettare dei tempi di attesa nettamente più rapidi rivolgendosi a Tolmezzo, anziché a Gemona. E le testimonianze di molti nostri concittadini a riguardo, non lasciano ben sperare sul futuro del nostro ospedale, dato che i numeri, in base a prestazioni dirottate, parlano chiaro! Una doverosa rivendicazione, che anche la Cicogna meritoriamente porta avanti da anni è la parità dei tempi di attesa fra i due ospedali. Cosa di cui nessuno parla e che invece ci metterebbe in condizione di avere a Gemona numeri ben più consistenti degli attuali. E’ il momento di alzare la voce, reclamando una volta per tutte, effettiva parità di diritti e dignità fra le due strutture, argomento che una politica miope, campanilista e partigiana ci ha “politicamente” negato con la legge Fasola! Che non dimentichiamolo, oltre che dalla Lega, fu votata anche dal centrosinistra. A proposito, vorrei ricordare che un vecchio detto friulano dice che «l’aghe no va mai da rive su». A buon intenditor, poche parole. E’ il momento, seppur in zona Cesarini, che anche il Consiglio comunale si esprima formalmente in materia e prenda eventualmente delle decisioni forti, a tutela dei legittimi interessi della nostra gente, che taglio dopo taglio è continuamente penalizzata, su un tema delicatissimo come quello della salute. Concludendo, il prossimo anno e voglio sottolinearlo, ci sarà un’importante evento e cioè le elezioni regionali! Dobbiamo dunque far sentire adesso e non a ridosso delle stesse la nostra voce e chiedere in modo esplicito i programmi dei futuri locali candidati al Governo regionale! Soprattutto dovranno dirci chiaro e “tondo”, non in politichese, quello che faranno anche per il nostro ospedale e dovranno dircelo, mettendolo per iscritto, prima delle elezioni e non dopo, quando chi si è visto si è visto! In questo modo i nostri voti non saranno regalati, come è già successo nell’ultima tornata elettorale. Ecco dunque che faccio un accorato appello al sindaco, all’amministrazione e all’intero consiglio comunale, affinchè sia convocata una apposita seduta del consiglio, da tenersi prossimamente, dove si discuta e approfondisca il problema, invitando alla stessa l’attuale assessore alla sanità regionale, nonché presidente della regione e candidato alla riconferma, in cui si parli solamente e chiaramente del futuro, oggi sempre più incerto dell’ospedale.

Friuli: il giorno nero del ciclismo, arrestato Gianni Biz, squalificato Contador; agg. salta il Giro del Friuli 2012

Il Tas squalifica Contador due anni di stop e niente Tour

E adesso chi glielo dice ai carnici della Val di Gorto che Contador, l’uomo che ha voluto l’anullamento del passaggio sul Crostis dopo tutti gli sforzi fatti, era uno che barava e a cui hanno tolto la vittoria al Tour de France e al Giro d’Italia 2011? In meridione si direbbe “cornuti e mazziati”. Ma non è finita qui, perchè anche il ciclismo regionale oggi prende una sberla in faccia da cui sarà difficile riaversi.

Alberto Contador è stato squalificato per due anni e privato della vittoria del Tour de France 2010. Questa la sentenza del Tas di Losanna sul ricorso presentato da Uci e Wada contro l’assoluzione del corridore spagnolo, positivo al clenbuterolo in occasione del secondo giorno di riposo al Tour de France 2010. Squalificato fino al 6 agosto 2012, Contador non potrà prendere parte alla prossima edizione della Grande Boucle (al via il 30 giugno) e salterà anche le Olimpiadi di Londra. Cancellate anche le vittorie del 2011, tra cui quella del Giro d’Italia chiuso davanti a Scarponi e Nibali.

Il patron del Giro ciclistico del Friuli per professionisti, Gianni Biz, di 69 anni, e’ stato arrestato dai Carabinieri di Pordenone con l’accusa di induzione e sfruttamento della prostituzione. Biz e’ accusato di aver avviato alla prostituzione alcune ragazze extracomunitarie, mettendole a disposizione di personaggi che potevano favorire le sponsorizzazioni per la sua societa’ ciclistica e altre manifestazioni sportive. Oltre a lui  anche Fabrizio Ros 41 anni, agente della polizia municipale di Caneva è  stato tratto in arresto,  ed entrambi sono stati posti ai domiciliari. Lo si e’ appreso dal collegio difensivo. Nel pomeriggio e’ in programma una riunione del Comitato organizzatore della corsa ciclistica, in programma il primo marzo, per decidere se confermare o meno l’evento.

Secondo gli inquirenti, i due nel periodo compreso tra il 2005 e 2011 avvicinavano ragazze straniere che risiedevano nella zona di Caneva e che, per la loro provenienza, potevano avere problemi con il permesso di soggiorno e con il pretesto di aiutarle a risolvere il problema della loro permanenza in Italia, le avviavano alla prostituzione