Archivio tag: renzo tondo

Coopca: Tondo si autoassolve “E’ il simbolo della montagna in crisi, ora bisogna ripartire”

di Domenico Pecile.
Un lungo sfogo che racchiude mestizia, rabbia, un pizzico di autoassoluzione, ma anche un messaggio di speranza. Renzo Tondo parla un po’ da ex presidente della Regione e molto da carnico ferito dalla fine di CoopCa e altrettanto preoccupato per il futuro della sua terra. Per Tondo quella di CoopCa rappresenta la fine di una realtà importante che ha fatto parte della storia dei carnici. «Ricordo – riferisce – che nel 1985 quando ero vicesindaco di Tolmezzo, avevo promosso una serata, presebte l’allora assessore regionale alla Cooperazione, Gabriele Renzulli, per la presentazione del libro della Puppino su “Cooperare per vivere” che parlava di CoopCa. Il libro parla molto di Vittorio Cella, primo direttore e uno dei fondatori di CoopCa». Basterebbe questo ricordo, assicura, per sottolineare come la fine di CoopCa rappresenti un capitolo tristissimo. Ma questo è il dato «di carattere affettivo, mentre c’è pure quello legato al contingente e che riguarda la perdita dei posti di lavoro, dei punti vendita, dei risparmi dei soci prestatori, del rischio della crisi per tanti fornitori ancora in attesa di come finirà questa vicenda». E il dato che più preoccupa – sono ancora le sue parole – è che tutto questo si inserisce in un momento complessivamente difficile per la Carnia. «Sì, sono preoccupato anche se resto in fiduciosa attesa del fatto che la presidente Seracchiani abbia impegnato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, al recupero di una parte dei risparmi dei soci. Purtroppo, invece, gli azionisti resteranno fuori da questo meccanismo». Tuttavia, per Tondo la restituzione di parte dei risparmi è solo un anti-dolorifico, giacchè le ferite resteranno. Poi, la precisazione: «Non sta a me cercare responsabilità. Credo che ce ne siano. Ma credo anche che tutto sia accaduto in un momento in cui CoopCa – setto o otto ani fa – aveva immaginato una fase di espansione anche fuori dal Friuli Venezia Giulia. Ma quella fase coincideva con l’inizio della crisi economica più drammatica dal dopoguerra ad oggi. Ecco, il vero errore è stato quello di non capire la portata e la possibile durata di quello che sarebbe accaduto da lì in poi. Insomma, non tutti avevano percepito che eravamo alle soglie di una crisi che non sarebbe stata assolutamente di breve periodo». Tondo assicura invece che lui quella consapevolezza l’aveva avuta. Prova ne sia che «quando nel 2008 divenni presidente della Regione proprio perché colsi la durata della recessione cominciai l’opera di abbattimento del debito pubblico. Forse, ma sottolineo forse perchè non spetta a me dare giudizi, se la dirigenza di CoopCca all’epoca avesse fatto la stessa riflessione o perlomeno avesse avuto la medesima percezione i danni sarebbero stati limitati». Tondo è un fiume in piena. E non si esime dall’affrontare questioni tutt’altro che risolte. «Leggo spesso – insiste l’ex governatore – che l’investimento per realizzare il magazzino di Amaro è stato un errore perché troppo decentrato rispetto al baricentro in cui operava la cooperativa carnica. Quell’intervento avrebbe avuto più significato – si diceva e si dice ancora – se fosse stato realizzato a Pordenone o addirittura nel vicino Veneto. Bene, io ribadisco come ho già avuto modo di affermare, che sarebbe stato impossibile, in quel contesto, pensare di trasferire il cervello di CoopCa perchè in Carnia sarebbe scoppiata la rivoluzione. Se di errore si tratta non ritengo sia stato il fatto di aver individuato il magazzino ad Amaro, quanto di averlo sovradimensionato». Tondo si sofferma anche sulla perdita del Tribuale, «perché di perdita si tratta, anche se la Serracchini cerca di edulcorare la vicenda con il fantomatico sportello di prossimità. Sono anche rammaricato del fatto che in quel contesto si ritenne di non seguire una mia indicazione vale dire quella di lavorare non tanto per la difesa del Tribunale perché con il governo Monti non c’era interlocuzione, ma di abbassare l’asticella e ragionare su una sede decentrata del tribunale di Udine». Tondo è anche preoccupato per la vicenda delle Terme di Arta: «Prendo atto che la Giunta regionale ha proposto una soluzione tampone con Promotur. Credo sia un errore avere lasciato cadere la possibilità di radicare la presenza di Città di Udine, presidio ospedaliero, perché sarebbe stata la soluzione definitiva». Infine, il messaggio di speranza: «La mia storia di imprenditore carnico che qui ha investito risorse significative mi fa pensare che avremmo buone potenzialità sul turismo. Ma tutto dovrà essere accompagnato dal mantenimento del livello industriale e manufatturiero che è molto importante, come testimonia Automotive».

Carnia: ritorna Tondo e si scaglia contro le politiche per la montagna di Serracchiani

di Mattia Pertoldi.
Renzo Tondo domani alle 12 – nella sede della Regione di Tolmezzo – porta in Carnia tutte le sue bocche da fuoco. L’intera “batteria” di consiglieri regionali di Autonomia responsabile, di cui è presidente, saranno infatti uniti nel presentare le proposte avanzate dalla lista civica dell’ex governatore «per ridare alla Carnia quel ruolo strategico che le è stato tolto a seguito delle scellerate decisioni della giunta regionale di centrosinistra che hanno impoverito, umiliato e reso insicuro l’intero territorio». Roberto Revelant, Giuseppe Sibau, Valter Santarossa e Roberto Dipiazza, dunque, affiancheranno Tondo in un appuntamento che, nelle intenzioni, non vuole essere soltanto un atto d’accusa nei confronti dell’esecutivo Serracchiani, ma anche la messa nero su bianco di una serie di iniziative rivolte espressamente alla montagna friulana per bloccarne il declino e, contemporaneamente, provare a spingere in direzione di un deciso e netto rilancio sociale, oltre che economico. «Questo incontro nasce – ha spiegato Tondo – da una valutazione fortemente preoccupata della situazione generale in cui si trova la Carnia e dall’assenza di politiche serie, valide, ed efficaci per la montagna del Fvg. Un declino a tutti i livelli a partire, ovviamente, dalla crisi di Coopca sulla cui vicenda non si sta muovendo nulla. Non sappiamo che ne sarà dei risparmi di migliaia di famiglie, così come della salvaguardia dei posti di lavoro, con una giunta regionale colpevolmente assente e inerme di fronte a un dramma epocale per tutto il territorio carnico». L’ex presidente della Regione, però, va oltre e nel tritacarne delle polemiche politiche inserisce anche le scelte di Trieste in relazione al mantenimento dei livelli occupazionali nell’area. «Avevamo chiesto di trasferire maggiori risorse a favore della cosiddetta legge Lenna – ha continuato – in materia di edilizia sostenibile e di ristrutturazione immobiliare, ma nessuno ci ha ascoltato. Eppure tutto dovrebbero essere a conoscenza di come l’economia della Carnia sia particolarmente legata all’edilizia e, allo stesso tempo, intuire la portata dei benefici che i contributi regionali avrebbero potuto garantire alla nostra montagna». Senza dimenticare, per Tondo, anche la querelle legata al futuro dell’ospedale di Tolmezzo e al Tribunale del capoluogo dell’Alto Friuli. «L’accoppiamento di Tolmezzo, e pure di Gemona, assieme a San Daniele e Codroipo – ha concluso il presidente di Autonomia responsabile – sta di fatto penalizzando pesantemente i due ospedali della zona visto che entrambe le strutture rientrano nelle sfere di influenza, e quindi decisionali, di San Daniele. Il tutto seguendo logiche chiare, avallate dalla Regione e nel silenzio, imbarazzante, di quegli amministratori carnici che dovrebbero difendere il loro territorio invece di piegarsi senza battere ciglio alle decisioni della giunta. Fa specie, infine, come dopo le dichiarazioni di facciata in campagna elettorale sul Tribunale di Tolmezzo, dando al sottoscritto la colpa della sua chiusura, non si sia sentito più nulla, nemmeno da quegli ambienti di centrosinistra che avevano promesso soluzioni rapide e sicure».

Tolmezzo: accolta l’archiviazione sui sondaggi, scagionati Tondo e Baggi

di Corrado Barbacini

I sondaggi personali e privati erano gratuiti e cioè non pagati dalla Regione. Erano sostanzialmente iniziative di Massimo Lombardo, titolare della Alan Normann Comunicazione. L’ex presidente e attuale capogruppo del centrodestra Renzo Tondo esce a testa alta dall’inchiesta del pm Federico Frezza. Era indagato per truffa o, in alternativa, peculato. Accuse che non esistono più. Il gip Luigi Dainotti ha accolto la richiesta di archiviazione di Frezza. Motivo, appunto, il fatto che i sondaggi finiti nel mirino della procura non erano oggetto di un incarico specifico da parte della Regione. «Domande di mia iniziativa», aveva dichiarato e ripetuto Lombardo nell’interrogatorio davanti alla Finanza. Archiviata anche la posizione di Guido Baggi, l’ex capo ufficio stampa della giunta regionale ai tempi di Tondo. I sondaggi ufficiali sull’attività della giunta erano stati 17. Il primo porta la data dell’8 novembre 2008 e l’ultimo del 29 maggio 2011. Ma – come avevano scoperto i finanzieri nel computer di Valentina Visintin, ex segretaria dell’assessore Federica Seganti e moglie di Lombardo – tutti contenevano un corposo capitolo riservato, destinato ad “aiutare” Tondo nella battaglia elettorale. Un regalo di Lombardo. L’ipotesi dell’accusa era quella dell’uso di soldi pubblici a fini privati, l’accusa di peculato o, in alternativa, truffa. Il capo ufficio stampa era è invece indagato per aver firmato i contratti con la Alan Normann Comunicazione. A conferma dell’esistenza dei due tipi di sondaggio – uno pubblico e istituzionale e l’altro privato ed elettoralistico – c’era un invito-esortazione contenuto in una e-mail relativa alla prima indagine che avrebbe dovuto essere esclusivamente dedicata alla legge Finanziaria: «Attentissimo alla divisione tra la parte ufficiale e quella riservata». Come a dire: non confondere le due parti. In altre “note” si legge invece «approvate da Tondo» ovvero «segue parte riservata su cui sto lavorando». Insomma le domande dei sondaggisti si sono rivelate solo un “beau geste” verso l’ex presidente. Un regalo. Tra le domande ce n’era una sull’appeal dell’attuale presidente Fvg Debora Serracchiani. Ma anche sul gradimento di Gianfranco Moretton in un’eventuale sfida con Tondo. E c’erano pure un quesito sull’ex assessore ai Trasporti, Riccardo Riccardi, e un altro sulle elezioni comunali di Trieste finalizzato a testare, come possibili candidati a sindaco, Roberto Antonione, Seganti, Piero Camber e Roberto Cosolini. Tutto gratis. Tutto fatto solo per amicizia. Un dettaglio, questo, come rileva il pm nella richiesta di archiviazione – che tiene conto soprattutto delle dichiarazioni di Lombardo –, che sottrae i sondaggi a qualsivoglia censura penale.

Tondo: un partito federato col Pdl e un nuovo patto con i sindaci, imprenditori e mondo del sociale

di Anna Buttazzoni.

Un nuovo patto con i sindaci, gli imprenditori, i professionisti, il mondo del sociale e del volontariato, con il sistema finanziario. «Perché – garantisce Renzo Tondo a chiusura del suo intervento – il meglio per questa comunità può ancora venire e deve ancora venire». Il governatore ci crede. Dice di conoscere bene il Fvg, in ogni angolo. Spiega il suo programma per ripartire. E non delude i suoi nemmeno quando assicura che non ci sarà alcun commissario per la Provincia di Udine, al voto il 21 aprile come le regionali. «La Regione non sarà più gestione di riparti. Ai sindaci chiedo di non tirarci più per la giacca per avere un contributo. Bisognerà lavorare per aree omogenee perché sono stufo – afferma Tondo – di vedere piste ciclabili a metà e campi sportivi dove non ci sono più bambini. Alle categorie economiche offro la concertazione sugli strumenti che abbiamo e chiedo di aiutarmi a eliminare la burocrazia, di dirmi quali leggi e regolamenti vanno eliminati e come risolvere i problemi, perché voi li conoscete meglio di me. Con i professionisti, invece – aggiunge –, possiamo immaginare di esternalizzare alcuni compiti della Regione purché vengano portati avanti a costi contenuti e giusti». Tondo offre impegno, ascolto e dialogo. E fa un po’ autocritica quando parla del rapporto con i sindacati. «Posso dire che forse ho incontrato poco le organizzazioni sindacali. Ma va stabilito assieme cosa fare assumendosi ognuno le proprie responsabilità, perché non va bene quando su un elenco di cose da fare quelle risolte sono merito di una parte sola». Alle associazioni il governatore dice d’essere disposto a mettere più risorse per il sociale, ma è chiaro nelle richieste: «Servono meno individualismi e più stare assieme, perché non è possibile avere tante associazioni che fanno la stessa cosa». Dalle banche Tondo pretende maggiore attenzione per gli imprenditori, «perché se credono loro in un progetto – spiega il presidente Fvg – dobbiamo crederci anche noi». Il governatore giura di crederci, nel meglio che deve ancora venire.

Friuli: si’ della consulta al ricorso presentato dal governo sul patto Tremonti-Tondo

La Corte costituzionale ha accolto l’impugnativa del Governo contro la norma contenuta nella Finanziaria regionale 2012 relativa ”congelamento” dei fondi (370 milioni) dovuti allo Stato in base al ”patto” Tremonti-Tondo firmato il 29 ottobre 2010. Per i giudici della Consulta questa condizione unilaterale ”costituisce una violazione del principio di leale collaborazione e dell’art. 119 della Costituzione”, ispirato ”alla leale collaborazione”. Queste le prime dichiarazioni  di  Tondo sulla vicenda: “Noi siamo stati leali, virtuosi e costruttivi per noi e per il Paese; siamo una regione responsabile che ha ridotto il debito per contribuire al risanamento del Paese. Il governo nazionale non ha mantenuto i patti siglati con noi il 29 ottobre 2010 e non possiamo essere definiti sleali se ne tiriamo le conseguenze. I patti vanno rispettati da tutti e non accettiamo che un governo che aumenta il debito pubblico, come definito nella sua finanziaria, continui a non dare nulla mentre ogni giorno mette le mani nei portafogli di regioni che hanno dimostrato nei fatti una leale collaborazione”.  Renzo Tondo prende atto della sentenza della Corte Costituzionale in merito al contributo di solidarietà che il Friuli Venezia Giulia è chiamato a versare allo Stato, ma ribadisce che il principio delle lealtà istituzionale non può valere in una sola direzione, anche lo Stato deve mantenere i propri impegni e rispondere alle richieste di dialogo e confronto che anche noi abbiamo molte volte inutilmente avanzato ad un governo ogni giorno più sordo. “Non avremo riflessi sui nostri bilanci – spiega il presidente – perché quei fondi sono stati accantonati in attesa della sentenza della Corte, la quale ha preso atto che lo Stato aveva già messo in legge nelle sue entrate il nostro contributo e non riconosce la richiesta regionale di verifica del mantenimento dei patti da parte dello Stato. Resta però che non possiamo accettare un rapporto sleale da parte del governo e la nostra resistenza è legittima difesa dei cittadini, già vittime di tagli feroci e della pesante crisi generale. Continuiamo a ritenere nostro dovere chiedere allo Stato il rispetto degli impegni proprio in forza dell’operato di una Regione che in quattro anni ha abbassato il debito pubblico di 800 milioni di euro. Mentre il governo aumenta il debito nazionale, questi milioni sono il vero concreto contributo di solidarietà del Friuli Venezia Giulia all’intero Paese. I numeri dicono che dal 2008 al 2012 il debito pubblico dell’Italia è aumentato da 1671 a 2021 miliardi mentre quello del Friuli Venezia Giulia si è abbassato da 1657 a 832 milioni. Siamo davanti a politiche nazionali che si riducono soltanto a tagliare risorse e mettono a rischio i servizi ai cittadini anche in regioni come la nostra, che finora hanno resistito con il proprio senso di responsabilità; confidiamo che il prossimo governo rimedi ai danni di questo governo presunto tecnico e sappia seriamente interloquire con le realtà regionali”.

Friuli: sondaggio Governance Poll condotto per Il Sole 24 ore, Tondo al 48% del consenso

Si attesta al 48 per cento il consenso del governatore del Friuli-Venezia Giulia, Renzo Tondo, facendo registrare un meno sette per cento rispetto allo scorso anno. È quanto emerge dal sondaggio Governance Poll condotto per Il Sole 24 ore,  una percentuale che lo colloca al decimo posto della speciale classifica redatta da Ipr marketing per il Sole 24ore. Una poltrona per tre: a ottenere lo stesso risultato, Scopelliti  e Roberto Cota.

Il governatore della Toscana, Enrico Rossi, è il presidente di Regione con il maggiore consenso popolare e scalza il presidente del Veneto, il leghista Luca Zaia precedendolo di un punto ( 59% contro il 58%). Al 3° posto si piazza il presidente dell’Emilia Romagna, Vasco Errani. Dietro il trio di testa, il presidente delle Marche, Gian Mario Spacca, e immediatamente dietro Claudio Burlando (Liguria). Sono solo otto i governatori che hanno conquistato almeno il 50 per cento dei consensi.

Ma il dato più importante rilevato dal sondaggio Ipr è il calo di credibilità della classe politica nazionale che incide anche nel consenso agli amministratori locali che nel corso del 2012, complessivamente, hanno diminuito il proprio livello di attrazione, tranne poche eccezioni.

Friuli: Tondo “Voglio il taglio dei consiglieri, non mi dimetto”

Non mi dimetto per l’election day. Voglio il taglio dei consiglieri, che si può fare anche a Camere sciolte, e per questo stamattina ho scritto una lettera a Fini». Lo ha affermato oggi il presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo (Pdl), incontrando i giornalisti a Udine. Per Tondo, che ha definito «inevitabile la discesa in campo di Berlusconi», il progetto del suo partito regionale non cambia e si chiamerà “Tondo presidente”, non più “Popolo del Fvg”.

La nascita della nuova compagine è programmata il 18 gennaio in un capannone a Manzano. Il gruppo del Pdl in Consiglio regionale dovrebbe cambiare nome, diventando appunto il progetto tondiano, entro la fine dell’anno e il governatore ritiene che nessuno si sfilerà. «Lavoro invece perché non ci sia una lista di Berlusconi o del Pdl in Regione – ha spiegato Tondo – perché sarebbe un errore».

Le elezioni regionali con ogni probabilità si terranno il 21 aprile, anche con le amministrative come le comunali di Udine, città dve Tondo pensa di riproporre l’identico progetto regionale, senza liste del Pdl. Il presidente Fvg non lascia il Pdl, per ora si smarca. «Berlusconi è ritornato in campo perché non c’era alternativa

continua a leggere l’articolo sul sito del MV

Friuli: Tondo, fosse stata mia figlia io avrei agito come Beppino Englaro

di Christian Seu

«Se fosse stata mia figlia, mi sarei comportato allo stesso modo di Beppino». Il presidente del Fvg, Renzo Tondo, lascia scivolare il velo di silenzio con il quale per più di tre anni e mezzo aveva scelto di avvolgere i suoi sentimenti e pensieri sulla vicenda di Eluana Englaro. «Sono orgoglioso di aver tenuto un profilo istituzionale e di non aver fatto valere solo i miei convincimenti, che poi coincidevano con quelli di Beppino – ha spiegato il governatore in un’intervista al Corriere della Sera –. Solo oggi però posso dire che la pensavo come lui. Ai tempi, invece, sarebbe stato controproducente». Amico intimo di Beppino, Tondo visse in prima persona l’ultimo viaggio di Eluana. Il presidente del Fvg si limitò, a un mese dalla morte della ragazza, a criticare l’azione del Governo Berlusconi, pronto a battere la strada del decreto sul biotestamento per evitare in extremis l’interruzione delle procedure di alimentazione artificiale che tenevano in vita Eluana. «Sembrava un gomitolo di lana – spiega Tondo ricordando la visita che fece, in incognito, alla casa di cura di Lecco dove Eluana era ricoverata – raggomitolata su se stessa. Nessun collegamento con il mondo. Nulla». Poi, da Lecco, il trasferimento verso Udine, in ambulanza. E il ricovero alla clinica La Quiete, dove Eluana si è addormentata per sempre: «Sono orgoglioso di aver contribuito con una sofferta azione personale all’affermazione dello stato di diritto – aggiunge Tondo –. Ho solo fatto rispettare la legge. E poichè sono un uomo del popolo, ma anche un moderato, sono riuscito a non far venire meno la fiducia verso di me da parte degli alleati». La Lega nord e, soprattutto, l’’Udc. L’allora segretario dei centristi, Angelo Compagnon, si dichiarò «dispiaciuto, amareggiato e avvilito» per l’esito della vicenda. «Fossi stato coordinatore del partito allora, avrei scelto altre parole», dice l’attuale segretario dell’Udc, Leonardo Zappalà. «Tondo si comportò correttamente, evitando di sovrapporre il piano istituzionale da quello personale, senza toccare l’ambito politico». Da Tondo, poi, arriva anche un giudizio sul film “Bella Adddormentata” di Marco Bellocchio: «Non mi è piaciuto – il parere netto del governatore -, l’ho trovato lento e troppo cerebrale». E sulle dichiarazioni di Tondo interviene anche la candidata alla presidenza della Regione, Debora Serracchiani: «Ho sempre riconosciuto a Tondo di non aver interferito nel caso di Eluana Englaro. Tuttavia, il caso doloroso ma singolo di Eluana non può essere utilizzato per coprire le azioni di una delle giunte più chiuse in fatto di diritti civili, o le leggi leghiste sul welfare impugnate perfino dal governo Berlusconi – evidenzia –. Stendiamo poi un velo pietoso sulla vicenda della Film Commission. Da uno che, come Tondo, rivendica il suo passato socialista, ci si poteva aspettare di più».

Pontebba: sul progetto Pramollo Tondo avverte, sì solo se i privati ci stanno

di Beniamino Pagliaro

I tempi son cambiati: se i privati non ci crederanno, il progetto Pramollo non vedrà mai la luce. La posizione della giunta regionale, definitiva, è emersa ieri in Consiglio regionale. Il presidente del Fvg Renzo Tondo non ha chiuso al progetto di rilancio, ma ha posto dei paletti ben precisi: se gli investitori privati crederanno nel progetto del polo sciistico, la giunta «darà sicuramente un via libera». Ma l’investimento pubblico non potrà prescindere da quello dei privati in merito alla realizzazione di un centro ricettivo alberghiero. Dopo i contatti avuti anche negli scorsi giorni con il Land della Carinzia, la giunta andrà dunque avanti con il bando per trovare il cosiddetto socio industriale. «Il bando sarà pubblicato – ha spiegato Tondo – e verificheremo il carattere privato degli investimenti. Se queste condizioni saranno rispettate, e mi auguro lo saranno, ci sarà sicuramente un via libera. Se non ci sono – ha indicato poi Tondo – non mi assumerò la responsabilità di far partire investimenti pubblici senza quelli privati». Il presidente della giunta ha ricordato di «non voler perdere tempo», ma di «considerare la necessità di una riflessione su un’opera importante. Vorrei non vedere – ha concluso – posizioni pregiudiziali o localistiche, non è una vicenda che riguarda solo la vallata». In commissione, l’assessore Riccardo Riccardi ha ripercorso il lavoro svolto dal novembre del 2009 al giugno 2011, le numerose sedute e le audizioni, e le garanzie chieste, quale pre-requisito per la partecipazione finanziaria al progetto, riguardo a una potenzialità ricettiva di 600 posti letto (300 a tre stelle, 200 a quattro e 100 a cinque). Per la Carinzia – ha ricordato – la tabella di marcia sarebbe l’assegnazione degli appalti nel 2012, l’acquisizione delle autorizzazioni nel 2013, l’apertura degli impianti tra 2014 e 2015. La giunta lavorerà dunque a perfezionare il bando di gara, ed entro fine marzo, dopo aver ricevuto l’ok dalla Carinzia, il documento sarà pubblicato. Le parole di Tondo e Riccardi non hanno comunque convinto l’opposizione. «Continua il rimpallo di responsabilità e pare prevalga un interesse, sottile e latente, per non perfezionare la procedura e quindi non decidere nulla», hanno notato il capogruppo e il consigliere del Pd Gianfranco Moretton e Sandro Della Mea. «Non essendoci chiarezza in merito alla tipologia delle garanzie richieste, e soprattutto risultando impossibile procedere all’assegnazione dei lavori entro la fine di marzo – hanno aggiunto i democratici – abbiamo proposto che Tondo e Doerfler si incontrino rapidamente».