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Sappada: mancano all’appello 400 mila euro, gli impianti di risalita rischiano la chiusura

di Gino Grillo.
La gente del posto e i proprietari di seconde case sono rimasti sordi all’appello lanciato dalla Società Campetti che gestisce da sei anni gli impianti di risalita, tanto che a Sappada a questo punto si sta pensando a una rivisitazione, al ribasso, dell’offerta turistica invernale. L’appello lanciato agli operatori sappadini era volto a chiedere un cofinanziamento per le spese di gestione degli impianti da sci (Pista Nera, Pian dei Nidi, Monte Siera, Sappada Duemila e il parco di Nevelandia), impianti che costituiscono una componente fondamentale per il turismo invernale della località. Daniele Kratter, presidente della Società Campetti, illustra la situazione venutasi a creare alla fine dell’ultima stagione sciistica. «Abbiamo ancora un piccolo margine di tempo, sino all’approvazione del bilancio, per scongiurare la chiusura degli impianti per la prossima stagione invernale». In tutto l’arco alpino è noto che la gestione degli impianti di risalita è deficitaria. «Così è anche a Sappada. Per gestire tutti gli impianti la società perde mediamente 200 mila euro l’anno, per cui abbiamo chiesto una ricapitalizzazione della società di gestione agli operatori locali». Una richiesta di 400 mila euro, avanzata a tutti i valligiani e ai proprietari di seconde case, anche per ripianare alcune perdite accumulate negli anni. «A questo appello hanno risposto in pochi, assicurando una cifra di 80 mila euro, che rimane purtroppo insufficiente per una gestione degli impianti». Kratter osserva come ci sia più comprensione e volontà di partecipazione fra i più anziani che fra gli operatori turistici più giovani. «Gli anziani che hanno provato l’emigrazione capiscono che il turismo e la gestione degli impianti sono vitali per l’economia del paese. Una stagione senza lo sci obbligherebbe senza dubbio a far riprendere a qualcuno in mano le valigie per emigrare». Le nuove leve si sarebbero defilate da quando la Gts (società per metà sappadina e per metà esterna) ha acquisito gli impianti dal Tribunale di Udine dopo il fallimento della Tuglia Sci e della Ski Program, impegnando 650 mila euro. «Forse si ritiene che la Gts, avendo acquisito la proprietà, si interessi pure della gestione, ma così non è e non sarà. La gestione rimane alla Campetti e se i conti non torneranno chiuderemo la società prima che fallisca» spiega Kratter. Nel frattempo si stanno studiando strategie, in quanto la scelta di non aprire gli impianti, che ridurrebbe drasticamente l’offerta turistica del polo dolomitico, sarà l’ultima a essere presa in considerazione, ma non per questo sarà esclusa. «Occorre che tutti gli interessati – chiude Kratter – si assumano la responsabilità di mantenere in vita la società di gestione, che opera non con finalità di guadagno, ma solo per garantire la funzionalità di impianti e strutture indispensabili all’economia del paese».

La provincia di Belluno tenta di scippare Sappada al Friuli

La provincia di Belluno tenta di scippare Sappada al Friuli

di Francesco Dal Mas.

Dopo 8 anni di attesa (il referendum si celebrò nel 2008), per Sappada doveva essere il gran giorno. Oggi il Senato avrebbe dovuto votare il distacco dal veneto ed il ritorno alla madre patria friulana. Ma invece il Governo ha chiesto il rinvio delle discussione. Nelle ore precedenti, infatti, alcuni senatori si erano mossi per far slittare il voto. Tant’è che domani sera, giovedì, alle ore 18, il sindaco di Sappada, Manuel Piller Hoffer ha convocato d’urgenza un consiglio comunale straordinario. Ieri, intanto, si è riunito il Consiglio provinciale di Belluno ed ha votato una delibera contro il distacco. Fatto, questo, che ha fatto infuriare i referendari di Sappada. “Ignobile il voto di sindaci che con Sappada nulla c’entrano e che rappresentano la provincia di Belluno in una elezione di secondo grado – commenta Alessandro Mauro, coordinato del Comitato dei referendari – Votando contro la popolazione di Sappada tutta essi hanno dimostrato che noi per loro non siamo nulla, essi hanno dimostrato che per loro Sappada è un “territorio” hanno infatti detto, coloro che hanno votato sì alla porcata voluta dal loro padrone Gianclaudio Bressa, che bisogna tenere uniti “il territorio”; in questa logica è ovvio che i cittadini la loro libertà la loro scelta le loro esigenze non contano nulla. Per questi signori che mai possono essere chiamati rappresentati del popolo in una democrazia, Sappada è “un territorio” secondo me invece Sappada siamo noi, le persone che vivono il territorio e che devono vivere nel territorio ed il territorio non è della provincia ma dei cittadini. Per questi signori noi siamo come le piante gli animali ed il fiume quindi non esistiamo ed il nostro parere ed il nostro voto e le nostre scelte non esistono! Questa è la provincia di Belluno nella quale dovremmo rimanere . Vergognatevi a vita forse un giorno capirete cosa avete fatto”

“Ho votato per il rinvio proposto dal Governo della discussione sul distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto, consapevole che una discussione così importante e determinante per quel territorio avrebbe potuto anche non trovare riscontro positivo in Parlamento”. Lo afferma la sen. Laura Fasiolo (Pd). “Ritengo che sia necessario un approfondimento – prosegue in una nota – proprio per non deludere le aspettative della gente che da tempo aspetta il passaggio di Sappada dal Veneto al Friuli. Il rinvio è stato una misura di cautela e di prudenza necessaria per trovare i giusti consensi, perché la volontà popolare che è stata espressa con il referendum va assolutamente rispettata”.

Ma Debora Serracchiani rimanda questa affermazione al mittente: “Io credo che debba essere rispettata la volontà dei cittadini, che sono stati molto chiari e si sono espressi liberamente”. Così la presidente del Friuli-Venezia Giulia ha commentato la decisione del Senato di rinviare la trattazione del disegno di legge. “Sono tanti, tra l’altro – prosegue Serracchiani – i Comuni del Bellunese che hanno già fatto i referendum e si sono espressi nello stesso modo. A questo punto mi chiedo se non sia importante per me invitare l’intero Bellunese a congiungersi sotto la specialità del FVG per mettere insieme il patrimonio straordinario che abbiamo, la nostra montagna e i parchi delle Dolomiti, visto che parliamo di gente che ha lo stesso comune sentire”.

“La volontà popolare non è un optional: la si rispetta o si decida di abrogare le disposizioni referendarie. Non si possono prendere in giro i cittadini: sono anni che si lavora a questo provvedimento, frutto di una ampia e netta volontà popolare,avallata da entrambi i Consigli regionali e ora tradotta in testo chiaro ed equilibrato dalle commissioni parlamentari. Grave se si volesse gettare al macero con un colpo di mano un percorso pienamente legittimo”. Lo dice Isabella De Monte, europarlamentare Pd, vice capodelegazione italiana nel gruppo Socialisti&Democratici, firmataria nel 2013 del disegno di legge per il passaggio del comune di Sappada dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia. Per De Monte, “ancor più grave sarebbe se si volesse surrettiziamente aprire la strada alle ambizioni macroregionali dei fautori di un Grande Veneto. Dire che Sappada e il Friuli non hanno granché in comune – prosegue De Monte – significa non conoscere profondamente la storia e i forti legami identitari, culturali e linguistici che uniscono il comune montano al Friuli-Venezia Giulia. Per Sappada e i suoi abitanti – conclude – questo passaggio ha una forte valenza, che non può essere calpestata. Voglio quindi sperare che a Roma si abbia il buonsenso di considerare questo rinvio solo temporaneo e che il Parlamento sia rispettoso del suo ruolo di rappresentanza del popolo”.

“La decisione della Conferenza dei capogruppo di stralciare dall’ordine del giorno dei lavori del Senato il provvedimento sul passaggio di Sappada dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia è del tutto incomprensibile”. Così il Senatore del Pd Carlo Pegorer si è espresso in Aula durante la votazione sul nuovo calendario. “Il provvedimento su Sappada era iscritto da tempo nei lavori d’Aula per questa settimana ed era stato licenziato dalla competente Commissione I del Senato seguendo tutte le procedure previste in questi casi dallo stesso dettato costituzionale: in primo luogo, la richiesta del Comune di Sappada e, non da ultimo, la stessa volontà popolare, espressasi con una straordinaria partecipazione favorevole in un apposito previsto referendum”, prosegue il Senatore dem. “In realtà, su questo provvedimento si sono mosse volontà politiche tese, nei fatti, a negare il pronunciamento di quella comunità nel timore che altre località locali venete possano percorrere identiche strade”, continua il Senatore dem. “Inoltre, l’opposizione al passaggio di Sappada al Friuli-Venezia Giulia nasce anche dall’intenzione di grande parte del personale politico veneto di approfittare di una possibile riforma del regionalismo italiano per promuovere la costituzione di una Macroregione a Nordest. In tale modo, si andrebbe a mettere in discussione la stessa specialità del Friuli Venezia Giulia, che si distingue per essere stata riconosciuta Regione speciale dal Legislatore costituzionale proprio per la presenza di minoranze linguistiche, come quella germanofona storicamente presente a Sappada”, conclude il Senatore Pegorer.

“Una decisione vergognosa, che riflette ancora una volta l’incapacità del Partito Democratico di rispettare la volontà popolare.” E’ il commento del capogruppo Lega alla Camera Massimiliano Fedriga al depennamento del passaggio di Sappada al Friuli-Venezia Giulia dall’ ordine del giorno dei lavori al Senato. “Un fulmine a ciel sereno – commenta il deputato – che ci ha lasciati a bocca aperta sia nel metodo che nel merito, visto che fino a poche settimane fa gli stessi partiti di maggioranza si erano pronunciati entusiasticamente rispetto all’estensione dei confini territoriali regionali al sappadino. Oggi invece la bocciatura da parte del Pd è stata doppia, prima in capigruppo e poi in Aula quando, su proposta della Lega Nord, si è votata la riammissione della proposta nell’ordine del giorno. E quel che è più grave forse è la fragilità delle motivazioni: generici ‘ulteriori approfondimenti’, che di fatto rimanderanno la questione a data da destinarsi. Quel che si evince è dunque la diffusa tendenza del Pd a calpestare la volontà popolare, impedendo il compiersi di quel processo di autodeterminazione dei popoli alla base non solo del progetto politico della Lega ma del più elementare principio democratico”, conclude.

Sappada scende in piazza contro le lungaggini dell’iter della richiesta di passaggio al Friuli

di Monika Pascolo.

Sappada scende in piazza per protestare contro le lungaggini dell’iter della richiesta di passaggio al Friuli. A 7 anni dal referendum per diventare «friulani» – al quale ha votato sì oltre il 90% dei cittadini – il Comitato per il «trasloco» dalla provincia di Belluno a quella di Udine, di fronte al silenzio romano (la pratica  è arrivata nella capitale nel 2013 dove è ferma alla V Commissione Bilancio del Senato), chiama a raccolta i sappadini e promuove un corteo nelle vie del centro dolomitico: l’appuntamento è venerdì 22 maggio, alle 17, nel piazzale di fronte Borgo al sole per sfilare, mentre i negozi abbasseranno le serrande, fin davanti al Municipio.
«Probabilmente a Roma in questo momento le priorità sono altre – commenta Danilo Quinz, portavoce del Comitato –, ma se non trovi chi ti appoggia e ti aiuta a spingere avanti la questione, questa tenderà a languire. Così purtroppo sta succedendo al caso Sappada; e i politici friulani – aggiunge –, dai quali ci aspettavamo qualcosina in più, non sono certo impazziti per darci una mano!». Quinz non nasconde la convinzione che addirittura «ci sia qualche politico veneto che sta remando contro, magari perché l’interesse è quello di chiedere l’autonomia della Regione e della provincia di Belluno». Sta di fatto però «che è arrivato il momento di avere risposte concrete». Perché, ribadisce, la gente si è già espressa a favore del passaggio, come le due Regioni e le due Province di Belluno e Udine. Ora manca solo il via libera di Senato e Camera.
«Noi facciamo parte del Friuli storico e ci sentiamo friulani», ribadisce Quinz. D’altra parte Sappada è nella Diocesi Udine e addirittura la sua squadra di calcio milita nel campionato carnico. Non solo: «I sappadini nascono e si curano a Tolmezzo e la gran parte dei nostri giovani va a scuola a Udine; e poi non dimentichiamo che fino al 1966 il nostro catasto aveva sede nel capoluogo carnico».
A sollecitare una risposta da Roma non saranno soltanto i cittadini di Sappada. Perché in piazza ci sarà anche l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco <+evidenza>Manuel Piller Hoffer. «In vista della riforma degli enti locali anche noi vogliamo capire al più presto con chi dobbiamo ragionare. Ora – dice il primo cittadino – siamo con un piede da una parte e uno dall’altra è ciò impedisce di pianificare il futuro; per questo sollecitiamo il Parlamento a prendere al più presto una decisione».
In piazza – è già arrivata la conferma –, sarà presente pure il numero uno della Provincia di Udine, Pietro Fontanini (mentre si attende risposta all’invito anche dai sindaci della fascia friulana a ridosso del centro dolomitico). «Il passaggio di Sappada al Friuli farebbe un gran bene alla nostra regione – commenta –; ammiro i sappadini e quello che in termini di sviluppo turistico sono stati in grado di fare nella loro vallata; con il loro arrivo, con un collegamento più diretto con Sappada, anche l’Alta Val Degano, oggi in grosse difficoltà, potrebbe trarre beneficio». E aggiunge: «Dispiace che le decisioni debbano essere prese così lontano e da persone che non conoscono il nostro territorio, con le sue problematiche e la sua identità. Visto che due Regioni si sono già espresse – afferma Fontanini –, Roma dovrebbe solo ratificare questa volontà con una legge».

Veneto: serrande abbassate e tutti in marcia per il passaggio di Sappada al Fvg

«Questo matrimonio non s’ha da fare, né domani né mai». Non siamo su quel ramo del lago di Como ma a Sappada (Bl), di cui è nota la volontà di passare dal Veneto al Friuli Venezia Giulia. Ma da Roma, dove dal 2013 è in corso l’analisi del Ddl 951 (“Distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e relativa aggregazione alla regione Friuli-Venezia Giulia”), non giungono buone notizie. Ai tempi lunghi di attesa per la valutazione del testo (costituito peraltro da un solo articolo), si aggiungono le notizie provenienti della V Commissione Bilancio del Senato. La quale ha chiesto e ricevuto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze una relazione tecnica sui costi che l’operazione comporterebbe. Il documento ha confermato l’impossibilità di avere una copertura finanziaria e al momento non risulta all’ordine del giorno alcuna successiva discussione sul testo tra le aule di Palazzo Madama. Il Comitato per il passaggio di Sappada dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, in conseguenza dell’iter lungo, ha promosso una manifestazione per sabato 9 maggio che coinvolgerà tutti i residenti del comune dolomitico e che si tradurrà in una sfilata per le vie del paese. I negozi rimarranno chiusi per tutta la durata del corteo, che dovrebbe prendere il via alle 9.30. Ma il Comitato, per conto del quale ha parlato Danilo Quinz, sta ancora definendo i dettagli. «Saranno invitati anche i sindaci di Forni Avoltri e Rigolato e qualche politico che possa appoggiarci», ha dichiarato lo stesso Quinzi che, sulla questione dei tempi di attesa al Senato ha poi aggiunto: «Il Comitato vuole una risposta e l’attesa inizia a diventare troppo lunga. A suo tempo abbiamo avuto contatti con la Commissione Bilancio, in riferimento al giudizio espresso dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ma non abbiamo mai ricevuto risposte complete. La manifestazione del 9 maggio trova la sua ragion d’essere in tutto questo. E vogliamo una risposta in tempo anche perché, se ipoteticamente dovesse cadere il governo, poi dovremmo rifare tutto daccapo». Da Roma, intanto, il senatore Giovanni Mauro (Grandi Autonomie e Libertà), relatore del testo in Commissione Affari Costituzionali, ha fornito un’ampia e precisa analisi sulla questione Sappada: «Il ritardo non è determinato dalla Commissione Affari Costituzionali che ha già finito i suoi lavori. Il 15 gennaio 2014, infatti, nel corso della seduta, ho proposto di chiedere il trasferimento del provvedimento alla sede deliberante in modo da approvarlo senza il passaggio in aula e accelerare così il procedimento legislativo. La presidente Finocchiaro, con il consenso di tutti i gruppi parlamentari, ha inoltrato la richiesta al presidente del Senato che è però in attesa del parere della Commissione Bilancio sui costi del Ddl. A sua volta – prosegue Mauro – la Commissione Bilancio non ha ancora formalizzato il parere che sembrerebbe però negativo sulla base di una relazione del Mef. Purtroppo insomma sembrerebbero mancare i fondi. Di conseguenza l’iter al momento risulterebbe negativamente concluso ma, naturalmente, aspettiamo la formalizzazione da parte della 5° Commissione». Lo scenario che si prospetta quindi è facilmente intuibile: se la Commissione Bilancio confermasse la mancanza dei fondi, l’iter legislativo terminerebbe e l’annessione di Sappada al Friuli Venezia Giulia non verrebbe più trattata. A quel punto gli unici a gioire sarebbero i circa 40 cittadini sappadini (su 903 votanti) che nel 2008 hanno espresso la loro contrarietà al cambio di regione in occasione dell’apposito referendum.

Sappada in Friuli? Tutto fermo a Roma

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Il 10 marzo 2008 fu un plebiscito con Sappada che diceva sì al Friuli Venezia Giulia senza distinzioni di sorta. Andarono alle urne 903 elettori su 1.199 aventi diritto, pari al 75,31% (70 iscritti alle liste elettorali abitavano all’estero e quasi altri 100 fuori paese). Ebbene, dei 903 votanti 860 (ovvero il 95%) si espressero per il sì, mentre solo 41 persone dissero no. Ai seggi andarono 542 donne e 451 uomini. Danilo Quinz, leader del comitato “pro Friuli” che ha sempre seguito in prima persona il percorso del passaggio di Sappada al Fvg, non nasconde la sua delusione per come nell’ultimo periodo la situazione si sia congelata. «Sembrava che tutto dovesse procedere nel migliore dei modi – afferma Quinz – con una accelerata incredibile dopo i pareri delle due Regioni. Adesso rimaniamo fiduciosi, ma sta passando troppo tempo». Quinz non lo dice, ma si capisce che lo champagne per festeggiare definitivamente è ancora da mettere in fresco.di Guido Surza wSAPPADA La diocesi è quella di Udine da secoli. La squadra di calcio gioca nel campionato Carnico. Anche lo sci è da tempo targato Fvg. Eppure sono passati oltre sei anni dal referendum e Sappada aspetta ancora. Aspetta un parere, forse un altro. Ma aspetta, da troppo tempo. Tanto che qualcuno sta pensando a possibili scherzetti dei bellunesi. Ma chi? La Provincia? Qualche politico singolo? Nessuno lo dice ufficialmente. A un mese dal voto per il Comune, anche se i sappadini da anni hanno ormai deciso a larghissima maggioranza di voler passare al Friuli Venezia Giulia, il cammino di questa annessione sembra congelato, ma soprattutto fermo nei cosiddetti corridoi romani. Non è dello stesso parere la senatrice del Pd Isabella De Monte, che nella capitale negli ultimi anni è stata la promotrice di questa legge, seguendola anche nella commissione affari costituzionali. Anzi, annuncia novità dell’ultima ora. «Ho chiamato la commissione bilancio proprio in questi giorni. Noi abbiamo esaurito il lavoro come commissione. Sappada aveva tutti i pareri, tranne quello della Bilancio. È vero, è un po’ che aspettiamo, ma ho chiamato la commissione e, anche se il punto non è stato inserito all’ordine del giorno, mi sono attivata per un sollecito. Al prossimo ufficio di presidenza della commissione bilancio il caso sarà portato al voto. Lo chiederò ai colleghi. So che non è l’unico disegno di legge che sta incontrando queste difficoltà, ma posso garantire che si tratta della commissione che in assoluto ha più problemi e carico di lavoro. Secondo me è la normalità: anche la legge sulla cittadinanza, di cui sono relatore, quella sul riacquisto della cittadinanza di chi l’ha perduta, è ancora lì in commissione bilancio. Tanto per fare un esempio». Resta il fatto che in tutti questi anni qualcosa non ha funzionato. Sospetti sul Bellunese? Ancora la senatrice De Monte: «Dal punto di vista politico è presumibile che qualcuno, in provincia di Belluno, non abbia gradito. Non possiedo certezze, ma qualche percezione ce l’ho sul fatto che per la provincia di Belluno potrebbe essere un problema…». Sì della gente, sì di entrambi i consigli regionali. Cosa vogliono ancora a Roma? «Quello che conta – spiega ancora la senatrice De Monte – sono gli atti, che ci sono. I consigli regionali si sono espressi, ora è soltanto un iter legislativo. L’atmosfera che ho percepito al Senato è buona. C’era la volontà unanime della deliberante, quindi senza passare per l’aula. Questo lo scopriremo sempre dopo il parere della commissione bilancio. Sui tempi non si possono fare previsioni. Il nostro compito è accompagnare la volontà della gente. Io insisterò ancora per questo». Sappada, dunque, spera.

Carnia: il 4/12 la trattazione in commissione I affari costituzionali, del ddl sul distacco dal Veneto del Comune di Sappada

Comincia domani, mercoledì 4 dicembre, la trattazione in commissione I affari costituzionali, del disegno di legge sul distacco dal Veneto del Comune di Sappada. Lo annuncia la senatrice Isabella De Monte, membro della commissione affari costituzionali del Sanato, che ha presentato, nel luglio scorso, il disegno di legge. Sono tre gli articoli. Il primo recita che il Comune di Sappada è distaccato dalla Regione Veneto e aggregato alla Regione Friuli Venezia Giulia, nell’ambito della provincia di Udine. Il secondo recita che “il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, uno o più decreti legislativi recanti le modifiche o integrazioni alle disposizioni legislative vigenti che risultino strettamente consequenziali al disposto di cui al comma 1. Il terzo recita che il Governo è autorizzato ad adottare le disposizioni regolamentari necessarie per l’attuazione della presente legge.

“Anche se al momento non è possibile stabilire i tempi per l’approvazione definitiva del disegno di legge, che deve passare anche al vaglio della Camera dei Deputati, oggi si compie finalmente un grande passo per dare soddisfazione alle richieste dei cittadini di Sappada – commenta la senatrice De Monte – che da decenni si battono per entrare nel Fvg e delle istituzioni che hanno sostenuto questo passo. Assicuro il massimo impegno al Senato e poi alla Camera affinché anche su questa “storia infinita” venga scritta la parola fine”.

Il disegno di legge è supportato da una corposa relazione istituzionale, storica, geografica, economica e religiosa. “Sono state seguite – ha detto oggi in Senato De Monte – le forme costituzionalmente previste, il Comune di Sappada è una realtà che soddisfa i requisiti previsti dalla legge (contiguità geografica, stessa struttura economica e sociale, vicinanza storico-culturale), è stato superato il difficile doppio quorum del referendum: questo è ciò che davvero conta. Alcuni sono preoccupati di non creare un precedente applicando peraltro la Costituzione e la legge italiana (paradosso grottesco: le istituzioni della Repubblica italiana temono di applicare la Costituzione e la legge italiana); altri non vogliono mettere in difficoltà certe formazioni politiche, leggendo erroneamente l’esito del referendum come un atto di sfiducia contro un determinato schieramento politico, mentre si è trattato di un pronunciamento popolare al di là di qualunque appartenenza politica. I cittadini di Sappada, tramite questo disegno di legge di iniziativa parlamentare, confidano nel buon esito in Parlamento della richiesta «plebiscitaria» di passaggio del Comune di Sappada dal Veneto al Friuli Venezia Giulia, per non rischiare che la felicità che da aprile si respira per le strade di Sappada si trasformi in sfiducia verso le istituzioni, inadempimenti rispetto ai propri doveri costituzionali.

Sappada: la stagione parte con una settimana di anticipo, sarà aperta la pista “nera”

di Alessandro Cesare.

Prende il via con una settimana di anticipo la stagione dello sci. Per ora, ufficialmente, solo nella località veneta di Sappada, ma Promotur è al lavoro per garantire l’agibilità di alcuni tracciati anche in Friuli, tra Piancavallo e lo Zoncolan. L’attesa, quindi, è terminata e tra sabato 30 novembre a domenica primo dicembre, gli amanti dello sci potranno tornare a divertirsi sulla neve. A Sappada aprirà la pista Nera, storico tracciato della località. Le nevicate dello scorso week-end, sommate al freddo pungente di questi giorni (ieri mattina la colonnina di mercurio, a Sappada, è scesa fino a dieci gradi sotto lo zero) con la messa in funzione dei cannoni sparaneve, hanno permesso di preparare un fondo pista ideale. «Siamo pronti a partire – afferma Daniele Kratter, presidente della società che gestisce gli impianti a Sappada –. Questo fine settimana terremo aperta solo la pista Nera, poi, dal 7 dicembre, si potrà sciare sull’intero demanio. Da sabato sarà disponibile anche un anello per il fondo di 3 chilometri». Chi ha già acquistato lo skipass Promotur in prevendita potrà sciare a Sappada senza bisogno di ulteriori tessere. Prevendita che nei poli sciistici del Fvg prosegue fino al 6 dicembre, vigilia di inizio stagione in tutte le località. Sarà possibile comprare le tessere anche nella sede Promotur di Tavagnacco (via Palladio 90), ma fino al 29 novembre (dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 18). Prezzi invariati rispetto allo scorso anno, con il giornaliero che costerà 35 euro a Piancavallo, Zoncolan e Tarvisio. La Regione ha confermato uno sconto di 3 euro per i poli maggiormente in difficoltà, Sella Nevea e Forni di Sopra, dove si potrà sciare con 32 euro. Per quanto riguarda lo stagionale, i residenti e i proprietari di seconde case in uno dei cinque poli Promotur, avranno uno sconto del 50%. Per i proprietari sarà sufficiente presentare un contratto di utenza energetica e un’autocertificazione. «La prevendita sta andando bene – chiarisce il direttore di Promotur, Manlio Petris –. Siamo solo all’inizio ma siamo in linea con la scorsa stagione. Stanno riscuotendo un particolare successo le promozioni riservate alle famiglie. Per tutte le informazioni – aggiunge – invito a visitare il sito dell’agenzia, www.promotur.org». Petris non esclude che qualche pista possa aprire anche in Fvg: «Lo decideremo domani (oggi per chi legge), sulla base di quanta neve riusciremo a produrre nell’arco della notte. È’ probabile che saranno disponibili i tracciati alle quote più alte nei poli dello Zoncolan e di Piancavallo». Una stagione che si apre con diverse incognite soprattutto a Sella Nevea, dopo il mancato funzionamento del collegamento trasfrontaliero con la Slovenia rischia di far perdere appeal alla località del Canal del Ferro. Diverso il discorso per il comprensorio di Pramollo, che alzerà il sipario sulla nuova stagione venerdì 29 all’hotel Là di Moret di Udine.

Carnia: richiesta di prolungamento della corsa SAF in Comune di Sappada

comunicato stampa consigliere Marsilio.

Prolungamento Corsa SAF in Comune di Sappada. I numerosi studenti che usufruiscono del servizio per recarsi a studiare negli istituti scolastici di Tolmezzo, sono costretti a scendere a Cima Sappada, dove termina la corsa e devono poi, rincasando, raggiungere il centro del paese con altri mezzi di trasporto, con notevole disagio per le relative famiglie. E tutto ciò, risulta ancora più incomprensibile quando si pensa che i mezzi della SAF, una volta terminata la corsa a Cima Sappada, vanno comunque in deposito in un magazzino sito in paese. Il Comune di Sappada si è rivolto quindi alla società Autoservizi F.V.G. Spa –SAF per chiedere di valutare la possibilità di un prolungamento della corsa “Udine- Tolmezzo- Forni Avoltri- Cima Sappada fino a Sappada Centro e contestualmente ha chiesto in proposito l’interessamento del Consigliere Regionale Enzo Marsilio. “ Ho prontamente raccolto l’invito degli amici di Sappada – ha commentato Marsilio-ed ho sollecitato la Giunta Regionale a fare quanto nelle sue competenze e possibilità al fine di ottenere il prolungamento della corsa in questione. Al di là del problema contingente, va ricordato che con Sappada sussistono dei rapporti di amicizia che vanno ben oltre il buon vicinato, tanto che di recente è stata rinnovata la collaborazione in corso per quanto riguarda l’inserimento della nota località dolomitica nello ski-pass del Friuli Venezia Giulia. Spero che gli studenti di Sappada, che già devono sopportare i sacrifici di una trasferta di per sé onerosa, – ha concluso Marsilio- possano al più presto evitare l’accollo di un disagio che appare a dir poco incomprensibile.

Sappada: stagione sciistica salva, i commercianti si autotassano e affittano gli impianti falliti

di Antonio Simeoli

Potrebbe sopravvivere il turismo invernale in Friuli senza l’apporto dei milioni di euro che la Regione investe ogni anno attraverso Promotur? Impossibile. A Sappada, comune del Veneto ma con l’Aquila del Friuli pronta ad essere issata, questo accade. Con enormi difficoltà, visti due fallimenti negli ultimi otto anni delle società proprietarie di piste e impianti di risalita, ma accade. Merito di commercianti e albergatori che hanno fatto squadra e hanno messo insieme i migliaia di euro necessari all’affitto del ramo di azienda dal Tribunale di Udine degli impianti e delle infrastrutture legate al “mondo neve” e, soprattutto, alla manutenzione degli stessi. Impianti finiti nel fallimento delle società della Fingefa legarte all’Ente friulano di assistenza (Efa). 146 soci. Tra affitto (simbolico), più o meno dieci mila euro, e altro, i 146 soci della Campetti 2010 per far partire la terza stagione della loro gestione spenderanno 320 mila euro. Una cifra in linea con gli investimenti delle altre stagioni e ancor più significativa se si tiene conto del terribile momento che stanno vivendo, a causa della crisi, le località turistiche invernali. «Era l’unico modo per salvare Sappada», spiega Daniele Kratter, il presidente della società. Che ha preso la barca che stava affondando tre inverni fa quando, per il crak delle tre società legate all’Efa e quindi all’arcidicoesi di Udine, di cui Sappada fa parte dall’età del Patriarcato, sciovie e piste rischiavano di restare chiuse proprio alla vigilia delle feste di Natale, il cuore della stagione per una località che con 800 posti letto negli alberghi e 6 mila nelle seconde case, rappresenta un punto di riferimento anche per molti turisti friulani. Contributi zero. Aiuti dalla Regione Veneto e in generale dalle istituzioni? «Zero» conferma Kratter. Perchè in Veneto non funziona come in Friuli e, in parte, in Alto Adige. Non esiste, insomma, una società pubblica che investe milioni di euro per gli impianti sciistici, li gestisce, prepara le piste e si occupa pure della promozione turistica. Promotur e TurismoFvg nel vicino Veneto non ci sono. E quindi gli operatori del settore si sono dovuti arrangiare. Accadesse la stessa cosa nella montagna friulana probabilmente solo il polo sciistico di Tarvisio, facciamo una previsione sperando di essere smentiti in positivo, per il numero di alberghi e commercianti risucirebbe a sopravvivere. «Noi abbiamo dovuto mettere mano al portafoglio – continua il presidente di Campetti 2010 – perchè altrimenti il paese di 1.300 abitanti che vive sulla ricettività turistica sarebbe morto, con buona pace della Regione Veneto, della quale facciamo parte, ma anche del FriuliFvg nella quale siamo destinati a entrare a far parte appena l’iter sarà completato». La storia si ripete. Tre inverni fa, infatti, come detto, le società Tullia Ski, Ski Program e Monte Siera furono travolte dall’inchiesta giudiziaria che coinvolse la Fingefa e quindi don Fabbro e il commercialista udinese Pirelli Marti. La stessa galassia dell’Efa che, nell’inverno del 2004, era corsa al capezzale del paese di Sappada in cui la società locale che gestiva gli impianti di risalita e le piste era fallita. Anche in quel caso l’Efa non aveva avuto scelta. Nella vicina Piani di Luzza l’efa, attraverso Getur, controllava il centro turistico capace di 900 posti letto con turisti che anche d’inverno arrivano dall’Italia, ma anche dall’estero, paesi dell’Est in testa. Gente che arriva in Friuli per sciare, appunto a Sappada. Si tratterebbe, secondo alcuni, di almeno il 40% degli sciatori che arrivano a Sappada. Ecco perchè, nonosante il tracollo della Fingefa e della sua galassia, la stessa Getur è entrata a far parte di Campetti 2010, la società che sta mandando avanti il turismo invernale nel centro dolomitico. Fino a quando i commercianti sappadini resisteranno? Semplice. Dovranno farlo finchè non sarà aggiudicata l’asta dei beni delle società fallite. Il bando è stato pubblicato nei giorni scorsi. Fra due settimane si saprà se qualcuno sarà interessato a rilevare sciovie, piste, addirittura il trenino per portare gli sciatori; e ancora rifugi, terreni e altro. Con nemmeno 5 milioni l’affare è possibile. Ma la prima asta era andata deserta. Insomma, chi vuol comprare aspetta che il prezzo cada. Con buona pace dei creditori. L’appello al Friuli. E intanto Sappada spera. Spera che il Veneto “patrigno” giri qualche milione di euro (magari con uno strappo alla regola prendendoli dal “fondo Brancher” destinato ai paesi in difficoltà al confine col Trentino-Alto Adige) o che i quattrini arrivino dal Friuli. «Perchè – chiede Kratter – la Regione Fvg attraverso Promotur non compra all’asta le piste e gli impianti di Sappada e fa decollare il turismo di quello che è ormai un pezzo di Friuli anzichè investire 60 milioni a Pramollo per portare soldi agli austriaci?». Una domanda che, specie di questi tempi, se la stanno facendo in molti.

Ok della regione Veneto: Sappada e Cinto Caomaggiore potrebbero passare al Fvg

Si al passaggio di Sappada e Cinto Caomaggiore al Friuli Venezia Giulia. È arrivato il via libera del Consiglio regionale Veneto alla richiesta dei due comuni di passare amministrativamente al Fvg. L’assemblea veneta ha approvato all’unanimità una mozione e una risoluzione che impegnano la giunta ad intervenire presso il parlamento per far procedere l’iter legislativo. Nei due comuni veneti si erano svolti altrettanti referendum consultivi nel corso dei quali gli elettori si erano espressi a larga maggioranza (95% a Sappada nel 2008 e 65% a Cintocaomaggiore nel 2006) per il «cambio» di Regione.