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Tolmezzo: l’estremo saluto a Roberto Manfreda, ci lascia a 31 anni

MANFREDA ROBERTO

 Oggi alle 14.30 in duomo Tolmezzo saluterà Roberto Manfreda, giovane molto conosciuto in città, spentosi a soli 31 anni per l’aggravarsi delle sue condizioni, accompagnato dalla vicinanza della sua famiglia che lo ha sempre amorevolmente seguito. Figlio dell’ex consigliere comunale Venanzio Manfreda, lascia anche la madre Luisa e il fratello Giulio. Roberto, persona molto acuta, seguiva con attenzione le vicende che riguardavano la sua città. Molti lo ricordano pure alla messa delle 19 del sabato, dove accompagnava i canti con strumenti a percussione da grande appassionato di musica qual era. In queste ore su Facebook tanti gli rivolgono un ricordo. Tra questi anche la cognata, Michela Vidoni, che posta una foto e scrive: «Roby… questo sei tu e voglio e vogliamo ricordarti così, con quel tuo magnifico e inconfondibile sorriso che arrivava sempre come una carezza, prima della tua risata scherzosa… Un sorriso di quell’amore puro che solo chi ha occhi attenti poteva intravedere in te…Ci lasci un’ immensa eredità».

Carnia: addio alla mamma di Eluana «Il dolore l’ha consumata»

di Anna Buttazzoni.
Se n’è andata, in silenzio. Come in silenzio aveva attraversato gli ultimi 23 anni di «non vita», lei come sua figlia Eluana. Saturna Englaro – Sati, per suo marito Beppino – è morta ieri. Aveva 78 anni. Saturna era originaria di Urbino e con Beppino aveva creato la sua famiglia a Lecco, dove lavorava nel laboratorio di un’industria chimica, impegno che lasciò nel 1970 quando nacque Eluana. Negli anni della battaglia che Englaro ha portato avanti per «liberare» sua figlia, Sati non si è mai vista accanto al marito in un’occasione pubblica, entrando e uscendo da ospedali o tribunali. Nè Beppino gradiva parlare di lei, della loro sofferenza, nemmeno davanti agli attacchi altrui. Saturna era malata e suo marito ha incassato senza mai consentire a nessuno di portarla al centro del ring. «Sati aveva gli occhi della figlia – dice Engalaro travolto dall’emozione – e il giorno dell’incidente di Eluana, la luce nei suoi occhi si è spenta». Eluana rimase in stato vegetativo in seguito a un incidente in auto, nel 1992. Saturna si ammalò un anno dopo, colpita da un tumore, che la costrinse a diversi interventi chirurgici. Da allora la sua divenne una «non vita», come riferito nel 2011 da Beppino in un’intervista di Tommaso Cerno per L’Espresso. «La cosa più importante per me è il rispetto della “non vita” di mia moglie. L’incidente di Eluana – disse Beppino nell’intervista – ha distrutto anche Sati. Non solo il cancro che l’ha colpita, ma i giorni interminabili passati accanto a sua figlia immobile a sussurrare cose che lei non poteva sentire. Quando cominciammo la battaglia per liberare Eluana, Sati temeva che io mi distruggessi. Invece andò al contrario. Io mi sarei distrutto non facendolo, e mia moglie già dopo un anno si ammalò. Credo si sarebbe opposta addirittura al suo primo intervento, nel 1993, se non l’avesse spinta proprio l’obbligo di sopravvivere, per togliere Eluana dalla violenza inaudita alla quale era andata incontro, nel non potersi sottrarre alle terapie. Poi è peggiorata, sempre di più, ha subito altri interventi. Finché la malattia, e il dolore, l’hanno trasformata in una statua». Beppino ha portato avanti la sua battaglia per Eluana, morta a Udine il 9 febbraio del 2009, anche per sua moglie. Il libro di Englaro “Eluana, la libertà e la vita”, è dedicato a Saturna, o meglio, «a Sati, unica, vera, grandissima espressione d’amore per Eluana». Il rapporto tra madre e figlia è scolpito anche nei racconti delle amiche del cuore di Eluana, come Laura, che invidiava quel feeling, quel legame straordinario. Si è consumata come una candela, Saturna. E quando Eluana è morta, lei non poteva nemmeno avere consapevolezza che quella figlia adorata non ci fosse più. Il diritto di piangerla era già stato compiuto. Il 9 febbraio 2009 Saturna e la sua «non vita» erano intrecciate, sovrapposte, senza possibilità di ritorno. Nel silenzio.

Paluzza: sulle tombe di famiglia il Comune perde anche al Consiglio di Stato

 

di Simonetta D’Este
È una sentenza del Consiglio di Stato a dare pace dopo otto anni di ricorsi e carte bollate alle 32 cappelle di famiglia del cimitero di Paluzza – alcune vecchie anche di 50 anni -, che resteranno quindi definitivamente ai legittimi proprietari. È stato infatti respinto con sentenza depositata a fine agosto di quest’anno l’appello presentato dal Comune, in seguito alla decisione del Tar regionale del dicembre 2012, che aveva annullato alcuni articoli del piano cimiteriale e del regolamento di polizia mortuaria dopo il ricorso dei proprietari delle tombe. Ma cosa ha scatenato la bagarre? Molti anni fa fu concesso dall’allora amministrazione comunale l’acquisto di alcuni terreni accanto al muro perimetrale del camposanto per la costruzione di cappelle mortuarie. Nel 2007, però, il Comune di Paluzza ha deciso di disciplinare, attraverso un nuovo piano regolatore cimiteriale e un regolamento comunale di polizia mortuaria, la situazione inserendo le strutture private all’interno del perimetro del cimitero, acquisendo di fatto le cappelle che sarebbero poi state riassegnate agli stessi (ex) proprietari dopo il pagamento della concessione d’uso. Una decisione che ha portato cinque degli interessati (molti risiedono all’estero da decenni) a rivolgersi a un legale, l’avvocato Eliana Massaro dello studio Miculan, e a impugnare il piano regolatore al Tar. Nell’aprile 2008 è arrivata la prima decisione del Tribunale che ha optato per la sospensiva del piano, che avrebbe reso demaniale l’area delle cappelle, e quindi dopo quattro anni a quella definitiva. Il Comune, però, non ha accettato di buon grado questa decisione, che aveva condannato l’amministrazione anche al pagamento del rimborso delle spese e competenze giudiziali a favore dei proprietari, e ha fatto appello al Consiglio di Stato. Appello che è stato respinto, con decisione di compensare le spese. «Finalmente è stato messo un punto su una assurda iniziativa del Comune – dichiara uno dei proprietari ricorrenti Tobia De Franceschi -, che dovrebbe avere altro a cui pensare, per lo sviluppo della montagna per esempio, invece di spendere in questo modo denaro pubblico. Si trattava di un contenzioso di natura assurda, messo in piedi solo per cercare di fare cassa». «Siamo di fronte ora – aggiunge – a un danno erariale per il Comune, che ha dovuto sostenere spese legali per difendere qualcosa che già in partenza si poteva capire fosse indifendibile. Inoltre, ha predisposto un piano cimiteriale che ora deve rifare. E questo significa spendere ancora». De Franceschi, poi, fa riferimento a una sanatoria pagata all’amministrazione negli anni scorsi per un presunto abuso edilizio di circa 500 euro a proprietario. «Le pratiche edilizie di sanatoria pretese dal Comune – spiega – non sono ancora state definite, nonostante la sanzione sia stata pagata, né è stata prodotta la documentazione per l’iter tecnico amministrativo». Fra le 32 tombe di famiglia del cimitero di Paluzza c’è anche quella della famiglia Englaro, dov’è stata sepolta Eluana. Suo padre, Beppino, che vive a Milano, non è tra i cinque titolari delle cappelle che avevano presentato ricorso al Tar. Tra i ricorrenti figura, invece, Tobia De Franceschi, geometra. Ed è stato proprio lui a storcere il naso quando l’amministrazione comunale adottò il Piano regolatore e il regolamento di polizia cimiteriale. «È vero – confermò a suo tempo – che il ricorso lo abbiamo firmato in cinque, ma bisogna tenere presente che molti dei proprietari delle cappelle vivono lontano non solo da Paluzza, ma dal Friuli. Alcuni sono addirittura all’estero da tempo». De Franceschi ricorda che i proprietari hanno anche dovuto pagare al Comune 516 euro come sanatoria.

Tolmezzo: addio a Liliana Perissinotti, punti di riferimento del Centro diurno per anziani

PERISSINOTTI LILIANA

di di Tanja Ariis.

Si è spenta a soli 49 anni Liliana Perissinotti, uno dei punti di riferimento e dei volti più amati del Centro diurno per anziani di Tolmezzo. Un male incurabile in tre mesi l’ha strappata all’affetto dei suoi cari. I funerali saranno celebrati oggi alle 14.30 a Invillino, giungendo dalla Rsa di Tolmezzo. Domani alle 10.30 si svolgerà la santa messa a Villanova di Pordenone, dove la salma sarà poi tumulata. Liliana è morta lunedì nell’Rsa del capoluogo carnico attorniata dall’affetto e dalle cure amorevoli del marito Silvio e di Andrea. La donna era originaria di Villanova di Pordenone, dove aveva vissuto per 36 anni. Per 15 anni aveva lavorato in strutture protette per anziani a Pordenone. Poi aveva conosciuto Silvio Rover e le ragioni del cuore l’avevano condotta a Invillino di Villa Santina. Nel 2002 era arrivata in Carnia e aveva iniziato a lavorare per l’azienda sanitaria dell’alto Friuli proprio il 2 novembre, giorno in cui 13 anni dopo si è spenta. Silvio e Liliana si erano sposati nel 2003 e vivevano a Invillino. Fino a due anni fa abitava con loro anche Andrea, figlio di Silvio, nato da un precedente matrimonio di lui. Lo aveva cresciuto lei con tanto amore. Il giovane era molto legato a Liliana e le è stato accanto fino all’ultimo istante. Liliana lavorava come operatrice socio-sanitaria per l’azienda che, nel 2002, l’aveva accolta subito con favore alle proprie dipendenze, in virtù della sua ultradecennale esperienza e preparazione a servizio degli anziani. L’aveva impiegata nei servizi domiciliari nel 2012 e l’aveva assegnata già dal 2007 al Centro diurno per anziani, gestito dai servizi sociali dell’Aas3 in collaborazione col Comune. Al Centro diurno fino a soli pochi mesi fa Liliana garantiva ogni giorno agli utenti l’assistenza al mattino ed era molto benvoluta dagli anziani, per cui rappresentava un punto di riferimento. «Era una persona disponibile – racconta di lei commosso il marito – nei confronti degli altri, socievole. Sempre col sorriso, sia sul lavoro che nel privato». L’assessore comunale tolmezzino Cristiana Gallizia l’aveva incontrata l’ultima volta la scorsa primavera al Centro. La descrive come una donna solare, molto propositiva, educata, benvoluta dagli utenti, ai quali sapeva dare un tocco di vivacità.

Tolmezzo: lutto per la scomparsa dell’ing. Aldo Missana

MISSANA ALDO

di Tanja Ariis.
L’improvvisa scomparsa dell’ingegnere tolmezzino Aldo Missana ha destato profondo cordoglio nella sua città e in tutta la Carnia, dov’era conosciuto e stimato. Aveva 76 anni e venerdì notte un malore non gli ha lasciato scampo. Molti lo ricordano, quando, laureatosi a Trieste in ingegneria meccanica, si era dedicato all’insegnamento della matematica. La sua passione per la scuola si espresse specie negli anni in cui fu preside dell’istituto professionale di stato per l’industria e l’artigianato Candoni, nel suo periodo di massimo prestigio, anche grazie a professori eccellenti, nella formazione di generazioni di giovani specializzati che rispondevano, per capacità e numero, alle esigenze delle industrie e dell’artigianato locale distinguendosi in tutto il mondo. Fu esponente della Democrazia Cristiana e segretario della sezione di Tolmezzo, consigliere comunale nell’amministrazione Tondo e a lungo presidente della commissione comunale per l’edilizia e l’ambiente. La sua attività politica si svolse secondo il rigore, la trasparenza, l’etica della responsabilità che hanno caratterizzato tutta la sua vita. Fu il primo presidente dell’associazione musicale della Carnia, istituita nel 1984 dal Rotary club di cui fu due volte presidente. Per essa si adoperò molto, da persona colta e interessata quale era a ogni ipotesi di risorsa territoriale, specie se creata per favorire e trattenere i giovani in Carnia. Svolse anche la libera professione di ingegnere e alcuni ricordano come sapesse venire incontro con generosità a chi si affidava a lui e si trovava in ristrettezze. Era celibe ed è stato un amico – assicura chi lo ha conosciuto bene – attento, sensibile, ironico e soprattutto con gli amici, che oggi lo piangono, ha condiviso l’intera vita. Missana, nonostante la riservatezza e il senso della misura insiti nel suo stesso stile, gentiluomo d’altri tempi, segna, per le sue rare qualità intellettuali e umane, la storia della comunità carnica da protagonista indimenticabile. I funerali si svolgeranno domani alle 10 nel duomo di Tolmezzo.

Trasaghis: addio al piccolo Pier e al suo sorriso, stroncato da un male a 7 anni

DELLA PIETRA PIER

di Viviana Zamarian.
Un sorriso che riempiva il cuore di gioia. Infondendo coraggio a chi gli stava accanto. Aveva solo sette anni Pier Della Pietra. E l’energia e la voglia di vivere che hanno tutti i bambini a quell’età. Ma i suoi sogni li ha portati via per sempre una malattia incurabile che l’ha colpito un anno fa . Se l’è portato via per sempre nella tarda mattinata di ieri. L’ha portato via per sempre all’amore della sua mamma Cinzia, del fratello e della sorella, dei nonni Doriano e Carla. Una battaglia, quella di Pier, iniziata dopo aver accusato un problema all’occhio. Erano seguite le visite mediche fino al responso che nessuno mai avrebbe voluto ricevere. Aveva cominciato a lottare contro quel male, senza arrendersi nemmeno nelle giornate più difficili. Aveva affrontato ogni singolo controllo al Cro di Aviano e poi all’ospedale di Pordenone con il suo dolce sorriso supportato ogni istante dalla famiglia. E ora Pier è volato in cielo. Tutti lo immaginano adesso giocare tra le nuvole con il suo papà Robert. Quel papà che, se n’era andato 15 mesi fa, nel luglio 2014, a 55 anni, mentre stava ritornando a casa a bordo della sua moto. Un dolore che le parole faticano a descrivere quello della famiglia. «Ora non mi sento di dire nulla, proprio non ce la faccio. Pier era un bambino pieno di vita e come tutti gli altri amava correre e giocare». Non riesce ad aggiungere altro il nonno Doriano. La voce è rotta dal pianto e le parole faticano a uscire al pensiero che il suo nipotino non lo rivedrà più, che non ascolterà più la sua voce, che non lo vedrà diventare grande e realizzare i suoi sogni e i suoi progetti. Domani sarà il giorno del dolore per la comunità di Trasaghis. I funerali si terranno alle 14.30 nella chiesa parrocchiale di Alesso. Questa sera, invece, alle 19.30, sarà celebrato un rosario. Un dolore grande, immenso. A salutarlo ci saranno i suoi compagni della scuola elementare, le insegnanti e tutti coloro che gli volevano bene. E che adesso lo immaginano correre lassù, fra le nuvole, insieme al suo papà. Insieme, per sempre.

Tolmezzo: Cazzaso dice addio al maestro Angelo De Giudici

DE GIUDICI ANGELO

di Gino Grillo.
In lutto la frazione di Cazzaso per la scomparsa del presidente dell’Associazione Amìs di Cjaciàs, Amici di Cazzaso, il maestro Angelo De Giudici, 75 anni. Una vita da insegnante la sua, nella scuola elementare di via Dante a Tolmezzo. Impegnato politicamente con la Democrazia cristiana, è stato assessore all’urbanistica con il sindaco Iginio Piutti nel difficile momento della ricostruzione dopo il terremoto del 1976. Anche da pensionato, ha cercato di mantenere in vita – con iniziative sociali e culturali – il paese di Cazzaso. Sul piano religioso, assieme alla moglie, s’è dedicato alla cura della chiesa ed al mantenimento delle tradizioni ad essa legate. Non solo: in collaborazione con la consulta frazionale, ha profuso molte energie nella gestione del paese, mantenendo i contatti con l’amministrazione comunale e operando per concordare un piano riguardante la messa in sicurezza del paese e la protezione civile. Sua l’idea di dar vita ad una associazione che mettesse assieme gli abitanti, residenti e non, per sviluppare una collaborazione che riuscisse a contrastare la lenta agonia del paese. Lascia la moglie Annie e i figli Luca, Chiara, Ester e Miriam. I funerali saranno celebrati oggi alle 17 nella chiesa della Santissima Trinità di Cazzaso, dove la salma giungerà dall’ospedale.

Paluzza: cordoglio per la morte a 59 anni di Roberto Maier

di Tanja Ariis.
La Carnia piange Roberto Maier, stimato professionista di Paluzza e punto di riferimento per le imprese del settore idroelettrico. Di lui si ricordano soprattutto la capacità, l’estrema correttezza e onestà. Era anche istruttore di guida e gestiva con i familiari l’autoscuola Alpina a Tolmezzo. Si è spento lunedì all’ospedale di Tolmezzo a 59 anni a causa di un male incurabile. Il sindaco di Paluzza, Massimo Mentil, esprime il cordoglio della comunità e lo ricorda come «una bellissima persona, di altissima professionalità. La sua grande forza era che non ostentava mai le sue capacità, ma le metteva sempre al servizio di chi le chiedeva. É una grave perdita per la comunità di Paluzza e per il territorio. Anche la malattia l’ha portata avanti con grande dignità. Viene da una famiglia di brave persone, che hanno dato molto alla comunità e a Secab». Perito industriale, Roberto aveva a Paluzza lo studio “Punto energia” e seguiva decine e decine di operatori dell’idroelettrico (anche Secab) in Fvg e fuori regione. Faceva pure parte del direttivo dell’Associazione imprenditori idroelettrici del Fvg. Roberto seguiva gli imprenditori nell’iter di domanda di concessione per la realizzazione delle centraline. Li seguiva dalle pratiche di avvio dell’impianto alla gestione. Persona riservata, era appassionato di escursioni in montagna. Lascia la moglie Annarita, le figlie Silvia, Tiziana e Alessandra,i genitori Ada e Donino e la sorella Renata. I funerali venerdì alle 15 nella chiesa di San Daniele a Paluzza.

Comeglians: addio a Pellizzari ha gestito L’Alpina per oltre 40 anni

di Gino Grillo.
Non è riuscito a godersi appieno la sua pensione: Roberto Pellizzari, 67 anni, originario di Preone, ci ha lasciati sabato mattina nella sua abitazione sopra il bar “L’Alpina” che ha gestito per oltre 40 anni. «Seppure avesse raggiunto l’età pensionabile – ha commentato il sindaco Flavio De Antoni -, Roberto non si era mai staccato dal suo lavoro di gestore del bar, di proprietà comunale. Era una persona di grande disponibilità, sia verso i giovani, che del bar avevano fatto un punto di aggregazione e di riferimento, sia verso le varie iniziative prese dalla comunità e dalla municipalità a favore del paese».Parole condivise dalla gente che ancora oggi ricorda Roberto agli esordi, negli anni Settanta, quando oltre al bar gestiva pure la sala “L’alpina” dove proiettava i film del cineforum oppure organizzava i balli “das Cidulas”, le tradizionali rotelle di faggio che, una volta incendiate, si lanciano ancora oggi nella notte nelle ricorrenze più significative dell’anno. «Ha sempre dimostrato una grande professionalità, pronto a tenere aperto il suo locale, se necessario, anche fuori orario, senza proteste, ma con un senso di collaborazione fuori dal comune. Con Roberto se ne va una parte della storia degli ultimi anni del paese». Aggredito da un male mortale alcuni mesi or sono, Roberto Pellizzari ha combattuto con serenità la sua battaglia per la vita, finché non è stato stroncato nella sua abitazione, sita nei piani superiori dell’edificio che contiene sia il bar che il municipio. La sua salma è stata posta, per l’omaggio dei paesani e delle tante persone che hanno potuto conoscerlo negli anni, nella camera ardente aperta nello stesso bar sin dal pomeriggio di sabato, dove si è tenuta una veglia funebre e si è recitato il rosario. Oggi alle 10.30 i funerali nella chiesa di San Giorgio celebrati da don Bruno. Roberto lascia la moglie Liliana Rupil e una figlia, Tecla.

Tolmezzo: trovato morto ai piedi di un ponte Alfio Colussi, commercialista e componente del cda di Coopca

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(foto sito del MV).

Alfio Colussi, 61 anni, componente del consiglio di amministrazione di Coopca e vicepresidente di ImmobilCoopca, si è tolto la vita.

Il corpo senza vita dell’uomo è stato rinvenuto ai piedi del ponte sull’ex ferrovia che da Tolmezzo portava ad Amaro. Ponte da dove, secondo quanto appreso, Colussi si sarebbe gettato.  Il corpo è stato individuato verso le 15.20 di oggi.

Il nome di Alfio Colussi rientrava fra quelli degli indagati nell’inchiesta che dovrà accertare i responsabili del dissesto della cooperativa: in particolare, i reati ipotizzati sono falso in bilancio, false comunicazioni sociali e abusiva attività di raccolta del risparmio.

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Appena qualche giorno aveva confidato ad un amico tutta la sua immane sofferenza. E martedì 2 giugno, A.C., 61 anni, componente del Consiglio di amministrazione di Coopca, ha deciso di togliersi la vita. Lo ha fatto a qualche chilometro da casa, gettandosi da un ponte sull’ex ferrovia che collegava Tolmezzo ad Amaro.

Il suo nome rientrava nella lista degli indagati dell’inchiesta che dovrà far luce sul dissesto della cooperativa.

«È una cosa terribile – dice il vicario parrocchiale di Tolmezzo, mons. Angelo Zanello, da noi raggiunto telefonicamente non appena nel capoluogo carnico si è sparsa la notizia della tragedia –; persone a lui vicine mi hanno raccontato della sua estrema sofferenza. Pare non riuscisse più a reggere il peso della campagna scoppiata attorno al caso Coopca. Ora – aggiunge mons. Zanello – sto cercando, insieme al sindaco Francesco Brollo, di mettermi in contatto con i familiari, per portare loro una parola di conforto in questo momento così tragico e doloroso».

Solo domenica scorsa, a conclusione del mese mariano, nel Duomo di Tolmezzo si era pregato a sostegno delle persone in difficoltà di tutto il mondo Coopca perchè non cedessero allo sconforto. Ai sacerdoti di Tolmezzo si erano infatti rivolti rappresentanti delle Cooperative carniche proprio perché la comunità cristiana potesse essere vicina alle persone in condizioni di disagio e alle loro famiglie.

Ancora in occasione del Natale scoreso, l’arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato, aveva invitato la comunità e in particolare le istituzioni ad adoperarsi per trovare soluzioni nella condivisione, senza lasciarsi tentare da pericolose contrapposizioni.

 

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Un volo di quasi dodici metri e il decesso immediato. Le ferite riportate da Alfio Colussi, secondo il primo esame esterno della salma condotto ieri dal medico legale, sono compatibili con la caduta dal ponte e non gli hanno lasciato scampo, nonostante l’intervento del 118. Il corpo senza vita del commercialista tolmezzino è stato trovato martedì pomeriggio nei pressi del vecchio tracciato del treno, tra Tolmezzo e Amaro, lungo la strada provinciale 125, in località Pissebus.

Il professionista era uscito di casa verso le 8.30 Era salito sulla sua Volvo V70 grigia e si era allontanato, salutando la moglie e facendole intendere – con poche parole – che non andava a fare una passeggiata, ma che quella sua vita, divenuta così faticosa dopo il terremoto Coopca (era un componente del consiglio d’amministrazione della società e membro di ImmobileCoopCa), cominciava davvero a diventare per lui insopportabile.

Ecco perché la signora, non vedendolo rientrare per pranzo, verso le 13.30 si è recata dai carabinieri del capoluogo carnico per denunciarne la scomparsa. Immediatamente i militari della Compagnia di Tolmezzo, guidati dal capitano Stefano Bortone, hanno attivato le ricerche.

Dopo aver richiesto alla moglie una descrizione fisica dettagliata e le informazioni sulla vettura, hanno fatto scattare il Protocollo persone scomparse, ossia una serie di procedure che prevedono il coinvolgimento di tutte le forze dell’ordine, della prefettura, della questura, di tutte le stazioni dell’Arma e i commissariati, insieme a vigili del fuoco, protezione civile e soccorso alpino.

Pochi minuti dopo le 15 è stata una pattuglia di carabinieri tolmezzini a riconoscere la Volvo di Colussi parcheggiata vicino alla pista ciclabile della strada provinciale. Gli uomini dell’equipaggio hanno visto che a bordo non c’era nessuno e, pochi istanti dopo, hanno notato un corpo steso sui ciottoli che si trovano sotto del ponte di Pissebus.

Sul posto sono giunti i colleghi del Nucleo operativo e radiomobile, il maresciallo Paolo Straulino, comandante della stazione carabinieri del capoluogo carnico, una pattuglia del Commissariato, il personale sanitario insieme a un dottore, i vigili del fuoco del distaccamento di Tolmezzo e poi anche il medico legale, in accordo con la Procura della Repubblica di Udine.

I soccorritori si sono calati da una scarpata con l’aiuto del personale specializzato dei pompieri, ma è subito apparso chiaro che per l’uomo non c’era purtroppo più nulla da fare. La salma è poi stata trasferita nella camera mortuaria dell’ospedale di Tolmezzo, dove sono stati effettuati il riconoscimento e l’ispezione esterna.

Nato a Casarsa della Delizia nel 1953, Alfio Colussi avrebbe compiuto 62 anni il prossimo 7 ottobre. Da tempo era sofferente e appariva provato anche fisicamente, in quanto era dimagrito. Lascia moglie, figlie, oltre a parenti e amici.

 

 

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La triste vicenda che ha messo fine alla vita di Alfio Colussi ha un risvolto anche sociale e politico, legati alla CoopCa e al territorio. Una storia della quale non si vorrebbe parlare, anche per non creare pericolosi precedenti, ma gli amministratori si sentono anche in dovere di esprimere qualche considerazione su quanto avvenuto nei pressi di Pissebus.

Francesco Brollo, primo cittadino di Tolmezzo, considera quanto accaduto una «tragedia umana». «Da sindaco il primo sentimento da esprimere è quello di una estrema tristezza, cordoglio e vicinanza alla famiglia di Alfio Colussi». Brollo non vuole fare dichiarazioni sui contorni della vicenda, non lo reputa opportuno, non a botta calda. «Si tratta di una tragedia umana e come sindaco mi sento, in questo momento, di considerare quanto accaduto solamente sotto questo aspetto», riferisce Brollo.

E non intende addentrarsi nei particolari nemmeno l’ex sindaco della città carnica, Dario Zearo, che pure nelle passate settimane aveva puntato il dito contro il consiglio di amministrazione della cooperativa CoopCa, richiamandolo alle proprie responsabilità. «Con Alfio Colussi non avevo rapporti particolarmente personali, salvo quelli sociale e di convivenza che si hanno con tutti i propri concittadini», riferisce Zaero, chiedendo un po’ di tempo per capire esattamente cosa sia accaduto.

«Mi hanno detto che ultimamente le vicissitudini di CoopCa gli avevano creato qualche apprensione, ma non voglio sbilanciarmi su cosa sia esattamente successo», dice Zearo. Poi, dopo una breve riflessione, l’ex sindaco aggiunge: «Era purtroppo una tragedia annunciata, speriamo che non sia l’inizio di una lunga serie di drammi».

I 145 soci CoopCa di Paluzza sono al centro dell’intervento del sindaco della valle del But Massimo Mentil. «Il dramma umano di questa vicenda viene prima di tutto, ma, come già enunciato nei giorni scorsi dai sindaci della Carnia, dev’essere tenuto in considerazione dal mondo della politica

e della cooperazione».

Mentil richiama i principi di solidarietà e di sussidiarietà del mondo delle cooperative verso «un territorio che, se non vede la fine uno spiraglio alla crisi di CoopCa rischia di far saltare il sistema», chiude Mentil.