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Carnia: energia elettrica, quante tasse in bolletta altro che riduzioni

di Tita De Stalis Ravascletto.

Trovo spesso, sul mio indirizzo di posta elettronica una frase come la seguente: “vuoi alleggerire la bolletta della luce? Sfrutta questa opportunità”. Cancello la mail e tutto finisce lì. Mi capita però di essere contattato telefonicamente e la mia risposta e sempre la stessa: «Sono socio di una cooperativa da oltre 50 anni, mi trattano bene e non ho alcun motivo per cambiare». L’ultimo a contattarmi, sempre per lo stesso motivo, è stato però insistente al punto da portarmi a pronunciare una bestemmia (lo faccio, forse, ogni 5 anni) e chiudere la comunicazione. Premesso che la società cooperativa che mi fornisce l’energia elettrica è nata oltre 100 anni fa e che l’energia la produce, mi chiedo cosa possa esserci dietro quelle società (che parlano a nome dell’Enel?) che sicuramente agiscono in base a una legge e certamente lo fanno per lucrare. Mi piacerebbe tanto che qualcuno, che ne sa più di me, me lo spiegasse. Generalmente non vado mai a controllare la bolletta della Secab (Società elettrica cooperativa Alto Bût), guardo solo l’importo totale da versare e se questo si mentiene entro una cifra che considero equa, pago e taccio. Recentemente però l’importo da pagare è lievitato sensibilmente, il che mi ha spito a tentare di utilizzare qualche dato per capirci qualcosa ma non ci sono riuscito, così ho pensato bene di rivolgermi agli uffici della società per avere qualche ragguaglio. Ho così scoperto che a fronte di una certa cifra, chiamata “spesa per la materia energia” ne esiste un’altra “spesa per il trasporto e la gestione del contatore” (58% della prima voce), poi una terza spesa per oneri di sistema (33% della prima voce) e una quarta: imposte (10% della prima voce). A tutto va aggiunta l’Iva al 10%, anche sulle imposte (ma dov’è il valore aggiunto?). In definitiva, sul totale, solo il 43% delle cifra richiestami si riferisce al consumo di energia, il 57% sono imposte e tasse. Dov’è quindi la riduzione del prezzo che il Governo periodicamente annuncia ? Ho però scoperto, grazie alla disponibilità del funzionario della Secab, che i consumatori di energia elettrica finanziano gli impianti fotovoltaici e questo contributo potrebbe essere quello che va sotto la voce: spesa per oneri di sistema. Belle fregature, non c’è che dire, e tutto senza che l’utente venga informato. 

Paluzza: La Secab e le nuove cabine “green” a ridotto impatto ambientale

di Gino Grillo.
Ha suscitato reazioni preoccupate tra la popolazione l’avvio dei lavori per la costruzione di alcune cabine di derivazione lungo la linea dell’elettrodotto interrato che dal Fontanon porta alla centrale di Enfretors. Le osservazioni presentate da alcuni abitanti del Comune alla cooperativa Secab invitandola a un maggiore rispetto dell’ambiente vedono la cooperativa dell’alt But rispondere illustrando il piano dei lavori previsti. Secab fa sapere di aver dato a un professionista, l’architetto Federico Mentil, l’incarico di edificare le infrastrutture mitigandone l’impatto ambientale e aggiunge che il progetto presentato ha superato con successo l’esame della Soprintendenza ai beni paesaggistici della Regione. Anzi, il progetto è stato definito degno di essere preso quale esempio di progettazione e di esecuzione per lavori simili dalla Commissione regionale del paesaggio. Per fare chiarezza sui lavori in corso, senza voler sollevare asti, ma con l’intento di informare una volta in più la popolazione, l’architetto Mentil spiega la filosofia adottata nel suo progetto. «Nulla è eterno e qualsiasi costruzione crea un impatto, l’importante è inserirlo nel contesto in cui si trova». Mentil pone il punto che anche la cabina nascosta alla vista di chi transita sulla statale in località Moscardo, «se viene vista da un’altra angolazione, la si nota». Importante quindi dare alle nuove costruzioni un senso di naturalezza e di bellezza in modo da renderle gradevoli alla vista, e magari anche utili per altre esigenze. Nel momento in cui la Secab – spiega Mentil – ha deciso di interrare, quattro anni or sono, l’elettrodotto del Fontanon, ha smantellato la vecchia linea aerea che impediva la crescita di piante nei pressi dei cavi aerei, eliminando così una infrastruttura necessaria ma che, per le conoscenze tecniche al momento della sua costruzione, creava un notevole impatto ambientale. Ora le nuove costruzioni saranno inserite in un contesto più naturale, «ma occorrerà dare alla natura un po’ di tempo per “assorbirle”». Le sei cabine, di cui una nel Moscardo già eretta, avranno tutte una multifunzionalità. La cabina Borgo sarà circondata da alberi di sorbo dell’uccellatore e sarà mimetizzata in maniera da poter da lì osservare la fauna locale, praticando pure bird watching con terrazza con vista sul monte Pizzo dei Camosci. La cabina a Moscardo sarà completata con una terrazza e fungerà pure da palestra di roccia. Una parte servirà allo stoccaggio dei residui della vicina cava di marmo. A Cleulis la cabina sostituirà un vecchio rudere nei pressi della latteria diventando un punto di sosta con sedili in legno di larice per chi attende il passaggio degli autobus con un giardinetto nei dintorni. A Casali Siega la cabina fungerà da punto di osservazione della flora della palude del “fischiosauro”, con area picnic e fontana. A Timau centro, la zona servizi sarà interrata, mentre la parte che emerge isolerà dai rumori del traffico e permetterà la vista sui monti circostanti e fungerà da luogo di partenza per escursioni sui sentieri montani. Quella di Pauarn avrà una terrazza panoramica e sarà abbellita da panchine per la sosta e da una fontanella con segnaletica per gli escursionisti.

Carnia: Secab e Comitati d’accordo, per l’Energia un gestore unico, alla Regione la regia

 

di Tanja Ariis.

È la Regione che deve fare da regista per la costituzione di una società energetica unica per la montagna dell’Alto Friuli, non certo il Cosint, che deve invece cominciare a ridimensionarsi, a rientrare nel suo ruolo di consorzio industriale. E non se ne parla di includere realtà come Edipower o Alpe Adria Energia nella società energetica unica, che deve riguardare solo le realtà territoriali. È questa la posizione irremovibile del presidente di Secab, Luigi Cortolezzis, e di Franceschino Barazzutti del Coordinamento dei Comitati di difesa territoriale dell’Alto Friuli che reagiscono con durezza alle affermazioni del presidente del Cosint, Paolo Cucchiaro (riconfermato alla guida del Consorzio), che aveva dichiarato di aver presentato, assieme al professor Leopoldo Coen, un progetto per arrivare alla società energetica unica per la montagna friulana, tra cui ipotizzava di includere tutti i produttori energetici locali, dalla Secab alla Comunità montana ai vari privati che conferiscono i rispettivi kw, e magari anche a Edipower o ad Alpe Adria Energia (Pittini-Fantoni-Burgo). Per Cortolezzis nella creazione del polo energetico dell’Alto Friuli il Cosint non può essere il primo attore, non essendo del settore anche se ha attuato iniziative in tale ambito, e neppure può venderlo come progetto proprio, essendosene già parlato anche nel convegno dell’8 giugno con Legambiente e i Comitati a Preone dove anche l’assessore regionale competente aveva valutato di avviare un tavolo di concertazione sul tema. Il problema, sottolinea Cortolezzis, non è la primogenitura del progetto, ma piuttosto la regia che, per lui come per Barazzutti, dev’essere della Regione, con l’assessorato che si è già reso disponibile. Il modello di società energetica unica proposto a Preone è quello di Trento-Bolzano dove tutti i piccoli produttori di energia possono entrare in un contesto dove il bene pubblico è tutelato e valorizzato in forme diverse, che possono andare dall’acqua da bere all’idroelettrico. Si tratta per Cortolezzis di un’iniziativa importante da avviare con la Regione che sta lavorando al Piano energetico regionale e al Piano tutela delle acque. Il pericolo per Cortolezzis e Barazzutti è che un ente esecutivo non politico come il Cosint (che è una struttura strumentale e settoriale) prenda il posto e faccia scelte che dovrebbero essere dell’ente politico. Il problema, per Barazzutti, è stato creato dall’ex governatore del Fvg, Renzo Tondo, che ha bloccato la Comunità montana commissariandola con il direttore del Cosint e mandando avanti di fatto il Cosint, invertendo i ruoli del Consorzio e dell’ente comprensoriale. «Doveva essere il contrario – dice Barazzutti – e la giunta regionale deve rimettere il Cosint nel suo ambito istituzionale. La politica in Carnia non possono continuare a farla direttore e presidente del Cosint che invece devono evitare di privilegiare le zone industriali perché significa svuotare le valli. Il compito del Cosint deve essere creare le condizioni favorevoli di produzione nelle valli. E per quanto riguarda la società energetica unica le alleanze si fanno tra pari, quindi non con Edipower e Pittini- Fantoni. Bisogna anzi puntare a riavere in capo alla Regione le concessioni e la Regione deve restituire alla Comunità montana il suo ruolo, i poteri politici e istituzionali».