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Carnia: a Lauco arrivano i pompieri per dar da bere agli animali

di Gino Grillo.
La scarsità di precipitazione ed il freddo intenso, con anche 10 gradi sotto zero, di questo periodo hanno causato diversi disagi ad un’azienda zootecnica. A dissetare nove mucche e alcuni cavalli dell’azienda di Renato Dario, in Val di Lauco, a quota 1.200 metri, località completamente senza un centimetro di neve, sono dovuti intervenire i vigili del fuoco, alle 22.30 di domenica, con due fusti di 200 litri (altri erano stati portati in quota da Carniacque nei giorni scorsi). «L’acqua – racconta la moglie di Renato, Donata – arriva a giorni alterni, non ne abbiamo neppure per usi domestici, ma l’importante era dissetare gli animali». La zona, dove vive una dozzina di personei, è servita da un acquedotto privato, costituito da un vascone eretto “sotto i monti”” e da una rete sotterranea costruiti in tempi lontani dai pastori. Oggi l’acquedotto serve tre aziende agricole e una cinquantina di capi, ma l’azienda di Dario è la più lontana, in una zona pianeggiante dove l’acqua fa più fatica ad arrivare. «Le tubature – spiega Donata – arrivano prima in stalla, poi salgono ai piani superiori dove abbiamo l’abitazione. Qui l’acqua scarseggia, a volte non arriva neppure e non possiamo neppure farci la doccia». Per gli usi domestici «ci si arrangia con bottiglie d’acqua minerale», mentre il bucato lo si porta a valle da parenti. «Carniacque e il Comune – prosegue Donata -. una volta avvertiti, hanno effettuato dei sopralluoghi. Alcuni anni or sono la vasca di raccolta è stata ammodernata, ma ora manca l’acqua per gli animali e bisogna che si intervenga in modo che simili situazioni non abbiano più a ripetersi». Non manca un accenno polemico: «Non vorrei – termina la donna -, considerato che le temperature sono spesso sotto zero, che qualcuno lasci qualche rubinetto aperto per non far gelare le condutture: l’acqua è importante per tutti».

Friuli: Fvg a secco e le falde scendono, anche se tornerà a piovere non basterà

di Domenico Pecile.
Secco, ma non il più siccitoso degli ultimi cento anni. E neppure quello più caldo perché, in fatto di temperature, il record appartiene al 2014. Questo è in estrema sintesi il riassunto del 2015 sotto il profilo meteorologico. Un 2015 sicuramente eccezionale per la scarsa piovosità in Friuli Venezia Giulia, ma – come accennato – non il più siccitoso nell’arco di un secolo. Le poche precipitazioni lo collocano, comunque, fra i 10 anni in cui si è maggiormente sentita la carenza di piogge. Questa è l’immagine del 2015 che emerge dalle statistiche dei dati pluviometrici e delle falde freatiche, forniti dal Servizio disciplina servizio idrico integrato, gestione risorse idriche, tutela acque da inquinamento della Regione Friuli Venezia Giulia. Il quadro tracciato è influenzato dalle stazioni in cui sono stati rilevati i dati: in montagna si è sentita meno la siccità nei mesi primaverili ed estivi e non ha raggiunto livelli da record nella Bassa pianura, grazie alle piogge intense e abbondanti dei mesi di agosto, settembre e ottobre. Complessivamente, però, resta un anno eccezionale per la scarsa piovosità, come lo furono il 2003 e gli anni 1943 e 1945. E se si prendono a riferimento i dati sulle precipitazioni relativi a tre stazioni di misura, quelle di Forni di Sopra, Udine e San Giorgio di Nogaro, si comprende meglio come il territorio sia disomogeneo sul fronte pluviale tanto che, nella classifica degli anni maggiormente siccitosi, il 2015 è al 7° posto nei rilevamenti di Forni di Sopra, al 4° in quelli di Udine fino a raggiungere il 15° per San Giorgio di Nogaro. Il dato forse che ha caratterizzato maggiormente la siccità del 2015 è quello relativo al grande secco di novembre e dicembre, due mesi di totale assenza di precipitazioni, preceduto da un ottobre che ha registrato un altro bassissimo indice di piovosità, fatto salvo l’episodio verificatosi dopo la metà del mese quando in montagna aveva fatto la sua apparizione la neve, illudendo per qualche giorno gli amanti dello sci. A causare la siccità è stato il blocco anticiclonico che come un’immensa bolla ha racchiuso l’Italia e anche un buona parte del Nord Europa. Complessivamente, come si accennava, il 2015 è stato il più caldo dopo il 2003 negli ultimi cento anni presi a riferimento. La temperatura media presa in esame nella pianura della nostra regione è stata infatti di un grado superiore alla media, ma lievemente inferiore a quella verificatasi nel 2014, l’anno più caldo di tutti. Tornando alle precipitazioni dell’anno ormai trascorso, da segnalare, comunque, che la mancanza di pioggia a Udine (872 millimetri), nel 2015 è stata straordinaria: in circa 100 anni è accaduto solo 8 volte di scendere sotto i mille millimetri. Nello specifico, guardando la stazione di Udine, dal 1910 ad oggi i livelli-record sono stati toccati nel 1921 con 571 mm, nel 2003 con 824,9 e, ancora prima, nel 1945, con 787,4 mm. Dati che si discostano di poco, nel medesimo periodo, da quelli rilevati dalla postazione di San Giorgio di Nogaro: 547,3 nel 1945, 680 nel 1921 e 703,2 nel 2003. La situazione che emerge dalle statistiche sulle precipitazioni è confermata dai dati sulle falde. Il livello della falda nel pozzo di monitoraggio a Lestizza (una delle sei stazioni di osservazione in tempo reale della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia) si attesta sotto i 14 metri e 25 cm di profondità e rappresenta un valore di circa 2 metri sopra il minimo storico, toccato nel 2003. In questa zona nella media pianura immediatamente a monte della fascia delle risorgive, come spiegano gli esperti, la falda scende di circa un metro al mese e il perdurare della mancanza di precipitazioni, nei prossimi due mesi, potrebbe farne abbassare ancora il livello. La situazione è ancora sotto controllo e le auspicate precipitazioni nevose e piovose potrebbero certamente migliorarla ed invertire il trend negativo dell’anno che volge al termine. Adesso resta, appunto, da capire come evolverà questa situazione. Le previsioni meteo per i prossimi giorni sono abbastanza confortanti sotto questo profilo perchè il blocco anticiclonico subirà un cedimento a cominciare proprio dalla giornata odierna quando è atteso l’arrivo di un fronte perturbato di origine atlantica che finalmente riuscirà a fare breccia sulla campana di alta pressione. Gli esperti dell’Osmer invocano però massima prudenza, perché se è vero che quella odierna è soltanto la prima di alcune perturbazioni in transito sul nostro Paese è altrettanto certo che si tratterà complessivamente di fronti molto veloci che non garantiranno precipitazioni consistenti. Il dato più importante è invece rappresentato dalla bora che avrà il potere di rimescolare l’aria nei bassi strati allontanando così per alcuni giorni l’allarme smog. Ritornando alle precipitazioni, l’Osmer non esclude che la neve possa fare la comparsa anche in pianura anche se si tratterà di brevi spruzzate e di scarsa intensità. Lunedì infatti, secondo le previsioni meteo il cielo sarà ovunque nuvoloso con possibili piogge sparse e qualche debole nevicata inizialmente anche sulla pianura e, forse, sulla costa, dove soffierà Bora moderata. Quella di lunedì sarà infatti una giornata piuttosto fredda. Le nevicate, sempre di debole intensità, sono previste su tutta la zona di montagna a quote molto basse. Le prime deboli precipitazioni nevose dovrebbero verificarsi nella seconda parte della giornata odierna e continuare a intervalli per diversi giorni.

Friuli: un tavolo tecnico per nuove modalità di irrigazione in agricoltura

L’agricoltura del Friuli Venezia Giulia non è a rischio immediato di siccità, anche grazie alle piogge della scorsa notte, ma lo stato di crisi non è più un fatto straordinario in quanto i cambiamenti climatici impongono lunghi periodi senza precipitazioni seguiti da forti e concentrati scrosci d’acqua che non sono in grado di garantire le necessarie riserve idriche.
L’attualità riassunta ed evidenziata dall’assessore regionale alle Risorse agricole, Claudio Violino, nel corso della conferenza stampa successiva alla riunione del comitato di crisi agricolo (consorzi bonifica, associazioni categoria, Ersa, Etp, Protezione civile, Osmer, Prefetture, Anci, Upi ed Edipower), ha determinato la scelta di una nuova linea di condotta caratterizzata dalla progressiva trasformazione degli impianti di irrigazione dal sistema a “scorrimento” a quello “a pioggia”, un progetto pluriennale (si parla di almeno dieci anni) che comporterà costi quantificati in 10-12 mila euro a ettaro.
Risparmio d’acqua e maggiore efficienza strutturale sono gli obiettivi tracciati da Violino. “Con la stessa quantità d’acqua – ha spiegato – possiamo irrigare un solo ettaro a scorrimento contro i tre a pioggia. Ecco perché – ha aggiunto – puntiamo a un sostanziale risparmio abbinato a una maggiore elasticità gestionale per le varie colture, guardando con estremo interesse al modello virtuoso israeliano”.
“In Friuli Venezia Giulia – ha proseguito l’assessore – serve un’agricoltura di qualità da perseguire attraverso un piano di sviluppo rurale inteso come contributo a chi produce bene e in filiera, cercando in questo modo di diventare un piccolo Israele”.
Prendere atto della nuova situazione ambientale significa, secondo Violino, comprendere la necessità di prevedere l’irrigazione anche laddove, come in alcune aree del Collio e del Carso, finora veniva ritenuta meno fondamentale e magari risultava inesistente.
In funzione di predisporre un piano irriguo regionale entro fine anno, utilizzando a questo proposito quanto già definito dall’Amministrazione precedente oltre alle indicazioni del piano nazionale, verrà istituito un tavolo tecnico ad ampio respiro presso l’associazione che riunisce i quattro consorzi di bonifica del territorio che, ha affermato l’esponente della Giunta Tondo, rappresentano i bracci operativi settoriali della Regione.

Friuli: falde basse nonostante la pioggia, il Consorzio Ledra delibera 5 milioni per interventi

Nonostante le piogge di questi giorni, permane in regione l’abbassamento delle falde freatiche da cui attingono i pozzi del Consorzio Ledra Tagliamento per l’irrigazione dei campi e delle colture. Lo comunica oggi lo stesso Consorzio, sottolineando che è ridotta la disponibilità dei corsi d’acqua da cui attinge con le opere di presa di Ospedaletto, Zompitta e Aonedis.

Per questo, sono stati deliberati interventi urgenti per 5 milioni di euro per il miglioramento della distribuzione irrigua e l’emungimento dalla falda freatica. La Deputazione del Consorzio ha inviato la delibera al presidente della Regione e all’assessore all’Agricoltura affinché vengano programmati i finanziamenti per la copertura economica degli interventi.

Friuli: la regione pronta a dichiarare lo stato di sofferenza idrica

L’Amministrazione regionale, in accordo con tutti i diversi soggetti interessati, è pronta a prendere adeguati provvedimenti per fronteggiare possibili conseguenze legate all’attuale stato di carenza idrica, causato dall’assenza di significative precipitazione piovose e nevose negli ultimi mesi. Lo ha annunciato il vicepresidente della Giunta regionale e assessore all’Ambiente Luca Ciriani al termine di una riunione cui hanno preso parte tecnici della stessa Regione (ambiente, agricoltura, protezione civile), insieme e rappresentanti dei consorzi di bonifica, degli acquedotti, delle aziende che producono energia elettrica. I provvedimenti saranno modulati e dinamici a seconda dell’evolversi della situazione, costantemente monitorata da un tavolo di lavoro permanente. Tuttavia, ha precisato Ciriani, si sta già predisponendo un decreto, che potrebbe essere firmato dal presidente Tondo nei prossimi giorni, per dichiarare lo stato di sofferenza idrica, allo scopo di attuare da subito una serie di azioni volte a risparmiare acqua, immagazzinarla nei bacini e quindi poterne assicurare il fabbisogno per gli usi principali, ovvero potabile e irriguo.
In questo senso si andrebbe verso un’immediata regolamentazione degli usi idroelettrici per trattenere l’acqua negli invasi montani, cui si affiancherebbe una riduzione del deflusso minimo vitale dei principali fiumi, insieme ad un’opera di sensibilizzazione dei cittadini per un uso consapevole della risorsa acqua, per evitarne inutili sprechi. Solo in caso del perdurare dell’assenza di precipitazioni e dunque dell’aggravarsi della carenza d’acqua, verrebbe dichiarato lo stato di emergenza, introducendo delle ulteriori restrizioni finalizzate ad assicurarne la presenza in quantitativi adeguati alle necessità potabili e irrigue.
Incontrando i giornalisti al termine del tavolo tecnico assieme al direttore centrale dell’ambiente Giovanni Petris, ad Alberto Deana del servizio Idraulica, e al previsore dell’ARPA Livio Stefanutto, il vicepresidente Ciriani ha parlato di una situazione più critica, in fatto di precipitazioni, rispetto ad altre annate caratterizzate da perdurante siccità. Gli effetti appaiono evidenti sia sui livelli di falda (con i pozzi zampillanti che già oggi non sgorgano più, a causa del forte calo di pressione), sia sulla portata dei principali fiumi. Il Tagliamento, ad esempio, registra attualmente circa 18 metri cubi al secondo, contro gli abituali 40-50 dello stesso periodo dell’anno. Molto bassa anche la percentuale di riempimento dei principali bacini montani. Dunque per Ciriani una condizione abbastanza preoccupante, certamente più difficile rispetto agli scorsi anni, anche se storicamente non la peggiore vista in questa regione, che va attentamente tenuta sotto controllo.
La speranza è ovviamente legata ad un’inversione di tendenza, con piogge che potrebbero arrivare già la prossima settimana. Come ha anticipato il previsore dell’ARPA Stefanutto, i modelli probabilistici da qui a sabato 7 aprile indicano che nulla succederà fino a lunedì 2, mentre a partire da martedì 3, nel pomeriggio, le cose potrebbero cominciare a cambiare. L’anticiclone che fino ad ora ha mantenuto tempo bello stabile si ritira verso il centro Atlantico, lasciando spazio all’arrivo dal Nord di masse d’aria più umide e più fredde. Per cui, da allora, per due-tre giorni dovrebbe piovere, anche se in quale misura è ancora troppo presto per dirlo. Diminuirà anche la temperatura e non è esclusa qualche precipitazione nevosa in quota.

Friuli: tavolo con il mondo agricolo, sindaci ed enti per l’emergenza siccità

dal MV di oggi

Forse qualche goccia potrebbe cadere giovedì 22, ma è troppo poco: l’allrame siccità in Friuli Venezia Giulia è scattato . Ieri a Udine la direzioen dell’Agricoltura ha convocato un tavolo su sollecitazione della Coldiretti e del Consorzio Ledra Tagliamento. Un momento per fare il punto e per non farsi trovare spiazzati se la siccità dovesse continuare ancora a lungo. Un momento tanto difficile che però impone un confronto allrgato ad Anci, assessorato all’Ambiente e naturalmente a tutte le associazioni interessate come, erp esempio, l’Ente di tutela pesca. Eccio perchè è stato deciso di allargare il tavolo che, presumibilmente, sarà convocato entro la metà della prossima settimana. La richiesta del mondo agricolo è quella di poter utilizzare l’acqua presente in alcuni bacini: serve quindi una deroga all’attuale regolamentazione. Deroga che potrebbe scatenare le contestazioni di sindaci e pescatori. E proprio per evitare possibili atriti il confronto è statao allrgato a tutte le parti interessate. Certo è che la situazione per il mondo agricolo – e non solo – si fa davvero difficile. Allarmante. Già nei giorni scorsi i quattro Consorzi di bonifica del Fvg, ma anche le associazioni di categoria come la Coldiretti hanno lanciato l’allarme che riguarda, peraltro, l’intero Nordest. Il Consorzio di bonifica Ledra-Tagliamento nei giorni scorsi ha approvato una deliberazione («Andamento climatico e possibili impatti sulla stagione irrigua») che ha immediatamente trasmesso al presiedente della Regione, agli assessori competenti (Ambiente, Agricoltura, Energia, Protezione civile, Montagna), alle organizzazioni sindacali di categoria degli agricoltori Federazione regionale Coltivatori diretti, Confagricoltura Fvg e Confederazione italiana agricoltori. «Sì – affermano pressoché in coro il presidente e il direttore generale del Consorzio Ledra Tagliamento, Dante Dentesano e Massimo Canali – la situazione è davvero grave. Per questo riteniamo che nei prossimi giorni chiederemo la convocazione del «Tavolo di crisi«, come avvenne per l’estate del 2003». E analoghe iniziative si registrano nel vicino Veneto, tanto che Venezia vorrebbe convocare un tavolo di crisi allargato a tutto il Nordest. Ma ecco alcuni dati forniti dallo stesso Consorzio Ledra Tagliamento. Le precipitazioni piovose nel periodo settembre-febbraio risultano inferiori del 40% rispetto alla media 1995-2009 e del 60% rispetto all’analogo periodo nel 2010.

articolo dal sito del Messagero Veneto

Friuli: nella Bassa c’è l’allarme siccità, agricoltura in crisi nera

di Elisa Michellut

Allarme siccità anche nella Bassa friulana dove, dall’inizio dell’anno, sono caduti soltanto 20 millimetri d’acqua. Lo scenario è a dir poco preoccupante, si rischia la crisi idrica. Sono molte le aziende agricole in difficoltà. Intanto il 12 marzo, a Udine, la direzione regionale dell’agricoltura ha convocato un tavolo di crisi, chiesto da Coldiretti, per affrontare l’emergenza e prevenire i danni. «La situazione è critica – spiega il direttore regionale di Coldiretti, Angelo Corsetti – Affronteremo il problema durante il tavolo di crisi che è stato anticipato alla prossima settimana. C’è preoccupazione per le colture autunnali e invernali, ma anche per la stagione irrigua in assenza di bacini di contenimento idrico. Inoltre la ripresa vegetativa è difficile in mancanza di terreno bagnato. Questa mattina (ieri ndr) sono stato in Carnia dove manca neve, il che significa che non abbiamo nemmeno una risorsa naturale cui attingere. Inoltre i costi di produzione continuano a lievitare in modo incontenibile.  

continua a leggere l’articolo dal sito del Messaggero Veneto