Archivio tag: soci coopca

Fallimento Coopca: nella vicenda finalmente c’è qualcuno che pensa ai soci

di Antonella Tarussio.
 
Il 13 luglio scorso si è verificato qualcosa di veramente importante per la Carnia (e non solo): dopo 4 anni di rabbia silenziosa, di disperazione dignitosa, di danni diffusi su persone e territorio, il gup di Udine ha emesso un’ importante sentenza nella vicenda CoopCa. I soci, prestatori e azionisti, sono stati accettati come parti civili nel procedimento contro gli amministratori, i sindaci e il direttore generale della storica CoopCa. La richiesta dei 95 soci promotori è stata considerata fondata per tutti i tipi di reati contestati. Adesso si vada avanti! I tempi e le procedure della giustizia sono lunghi ma i carnici sanno aspettare e… vigilare.Desidero ringraziare il “Comitato spontaneo di difesa dei soci” nelle persone dei signori Giuseppe Fabbro e Alberto Barazzutti per il continuo lavoro di tutela dei soci durante questi anni difficili.Fin dalle prime tragiche giornate del crac della CoopCa, in cui nessuno capiva veramente cosa stava succedendo e tutti eravamo sotto shock per la perdita economica, per la scottante delusione e per l’ amarezza di essere stati raggirati, si è costituito spontaneamente il comitato per la tutela dei risparmiatori attorno a dei soci impavidi e perseveranti che hanno tenuto le fila nel momento dello sbando, hanno cercato contatti con avvocati ed esperti, hanno organizzato incontri e dibattiti per accompagnare e sostenere i tanti soci travolti dall’ondata della procedura fallimentare e della perdita dei propri risparmi.Ringrazio il comitato per il continuo lavoro di difesa di tutti i soci e per l’ attività di ricerca , aggiornamento e diffusione delle notizie che da anni continuano a svolgere.Vorrei, invece, esprimere il mio rammarico per l’ esclusione dal procedimento giudiziario per omessa vigilanza sulla CoopCa della Regione Fvg, con tutto il rispetto per le istituzioni regionali e con il sommo rispetto per la magistratura. Le norme in materia di vigilanza sugli enti cooperativi (decreto 2 agosto 2002 n. 220 ) esprimono chiaramente che le Regioni a statuto speciale sono direttamente responsabili della vigilanza sul settore cooperativo, con dovere di ispezioni ordinarie e straordinarie per accertare l’ esatta osservanza delle norme dello statuto, l’ esatta impostazione tecnica, il regolare funzionamento contabile e amministrativo, l’ osservanza delle finalità mutualistiche.Mi chiedo se la revisione cooperativa da parte della Regione si stata svolta come da norma… e se sì perché non ha mai evidenziato anomalie di gestione dei risparmi dei cittadini. Questa attività di controllo è una funzione non a carattere politico, ma istituzionale!Inoltre mi è profondamente dispiaciuto constatare che in nessun programma elettorale ci fosse un accenno sulla vicenda CoopCa: forse perché non si è compreso pienamente quanto enorme sia stata l’ondata di impoverimento e sfiducia che ha sommerso il territorio, che non è solo carnico (troppo piccolo per contare ?) dopo il fallimento della CoopCa. Chiedo, con tutto il rispetto per le funzioni e per le procedure, che la Regione dia segnali positivi nella vicenda del crac della CoopCa (dove “Ca” sta per “carnica”) e che si occupi di questa terra bellissima, fragile e delicata, troppo spesso trascurata e ora stremata da macro e micro fenomeni di impoverimento, non solo economico ma anche morale. Ma la Carnia è anche uno scrigno di cultura e di saggezza, di creatività e di energia. E, soprattutto, sa imparare dalla storia. —

Carnia: addio definitivo alla Coopca dopo 110 anni

Risultati immagini per addio coopca

di Villiam De Stales Cercivento.

Addio alla CoopCa cancellati 110 anni nIl 19 settembre 2016 è stata decretata definitivamente la fine di Coopca (Cooperativa carnica di consumo), causa del fallimento e la sua liquidazione. Quest’anno avrebbe compiuto 110 anni, era stata costituita nel 1906 con Riccardo Spinotti e Vittorio Cella rispettivamente presidente e direttore, i quali diedero vita alla più grande realtà della cooperazione di consumo friulana, a cui si affiancò quella di credito. L’iscrizione a socio passava dai genitori ai figli, come i beni di famiglia. Perchè in fondo era considerata una specie di “bene rifugio”. In ogni paese della Carnia era presente uno spaccio Coopca. Parecchi residenti nel nostro comune erano Soci perchè anche a Cercivento, a partire dal 1929 fino al 1985. Dal 1929 fino alla metà degli anni ’40 era situato nella casa di Camillo Di Vora a Cercivento di Sopra: era gestito dalla consorte, la “Marie di Milo”, insieme a una delle figlie. Per qualche mese poi la gerenza passò a Bernardino Dassi. Successivamente, la direzine trasferì lo spaccio a Cercivento di Sotto affidandolo a gestori provvisori prima di assegnarlo definitivamente a Pieri Badai. Dal 1964 al 1985 passò presso la casa di Florio Morassi e a Pieri Badai, al pensionamente di quest’ultimo, subentrò Gjenio PIttin; poi sino alla chiusura la gestione passò a Dina Tognali, moglie di Ennio De Rivo. Dal giugno 1948 (anno in cui sono nato) sino al 1964 lo spaccio era al piano terra della casa di famiglia e, posso dire che la mia infanzia si sia intrecciata con esso. Ho imparato ad andare in bicicletta utilizzando di nascosto quelle appoggiate all’ingresso dai clienti; mi son fatto un’idea di come gira il mondo ascoltanto i racconti di guerra dei tanti clienti. Ogni loro ricordo era rinfrescato dal “tajut”. I loro volti a tutt’oggi mi accompagnano spesso lungo l’arco della giornata, li rivedo seduti in osteria a ricordare le vicessitudini dei loro percorsi di vita. La storia della Coopca è finita in modo disastroso, e con essa la fiducia di migliaia di persone. Ma è stato anche un colpo durissimo alla Carnia, per quello che Coopca ha rappresentato durante tutto il secolo scorso. Negli ultimi anni si era trasformata in una realtà staccata dalle sue radici: aveva smantellato quasi tutti gli spacci, correndo incontro al fallimento, investendo male e amministrando peggio. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. In questo percorso ha utilizzato i depositi dei soci (parecchi milioni, 26 di prestito e 8 di azioni sottoscritte) che si sono volatilizzati portando al fallimento.

Friuli: da Alleanza 3.0 l’ennesima promessa, entro Natale i primi soldi ai soci CoopCa

di Domenico Pecile.
Alleanza 3.0 – nata dalla fusione dei tre colossi di Coop Nordest, Coop Adriatica e Coop estense – conferma l’atto di liberalità che coprirà il 50 per cento dei rimborsi destinati ai risparmiatori traditi dal tonfo di CoopCa. Si tratta di 13,5 milioni di euro che torneranno nelle tasche dei circa 3 mila soci prestatori sparsi tra Friuli Venezia Giulia e Veneto. E per accelarare questo atto di liberalità, ieri è stata annunciata la costituzione – che avrà il suo battesimo nei prossimi giorni – di un apposito Comitato. «Nei prossimi giorni – ha affermato il direttore di Legacoop, Giancarlo Ferrari – ci sarà un passo in avanti nella vicenda CoopCa con la costituzione di un Comitato che avrà due obiettivi. Il primo è quello di raccogliere eventuali nuove donazioni, perchè ci auguriamo che a fare interventi soliidaristici a favore dei soci prestatori non sia soltanto la cooperazione targata Coop Allenaza 3.0. In secondo luogo, il Comitato, oltre a raccogliere le richieste, inizierà a stabilire le procedure pratiche per adempiere a questo contratto di solidarietà. In pratica, si tratterà di stabilire le modalità per la restituzione della parte patuita che, come detto, si spera possa crescere ancora». E poco dopo è stato lo stesso presidente di Coop consumatori Nordest, Paolo Cattabiani, ad annunciare che tra gli obiettivi del Comitato c’è anche quello di arrivare a erogare ai soci prestatori una prima tranche entro il prossimo mese di dicembre. Un obiettivo e non ancora una certezza che, in ogni caso, acclara l’accelerazione della vicenda. Nei mesi scorsi sempre Coop Nordest aveva assicurato che l’atto di liberalità si sarebbe materializzato in tre tranches nell’arco di 36 mesi, da qui al 2018. Il Comitato è stato pensato in sintonia tra Coop Nordest e la Regione Fvg, e «d’accordo con le altre istituzioni dovrà essere garante del territorio». Tornando alla vicenda CoopCa ma anche a quella di Coop Operaie, lo stesso Cattabiani nella sua relazione introduttiva al convegno di ieri, ha sottolineato che «la Regione Fvg ci è stata molto vicina e, se ci consentite, anche noi vi siamo stati abbastanza vicini, in una fase complicata e difficile per questo territorio». Cattabiani ha ricordato che il mondo cooperativistico si è preso sulle spalle una parte di responsabilità perché non c’era soltanto da salvare soci e occupazione, ma «anche i principi di solidarietà e mutualità. Il Friuli Venezia Giulia – ha aggiunto – continuerà a rimanere una piattaforma economica fondamentale per tutti noi». E un primo ringraziamento gli è arrivato dal sindaco di Fagagna, Daniele Chiarvesio, il quale ha voluto ricordare che tra i 7 negozi salvati da Coop Nordest c’è anche quello di Fagagna, «importantissima presenza nel centro del paese a servizio soprattutto delle persone più anziane o di chi ha minore disponibilità di muoversi». «Paolo ha ragione – ha invece affermato Serracchiani replicando a Cattabiani – quando parla di periodo difficile. Per questo non posso non ringraziarlo per non averci lasciati soli. Anche grazie a voi siamo riusciti a mantenere in vita un pezzo del nostro essere cooperativistici e solidali, non disperdendo un patrimonio culturale costruito a fatica da chi ci ha preceduti».

Friuli: 700 soci CoopCa firmano per chiedere i risarcimenti

di Lodovica Bulian.
Si gonfia il fiume di soci prestatori CoopCa che continuano a firmare l’esposto querela presentato in Procura dal Comitato dei risparmiatori tutelato dal legale Gianberto Zilli. E che costituisce anche il mandato a procedere all’azione risarcitoria nel caso le indagini aperte sul dissesto finanziario della cooperativa carnica sfocino in un procedimento penale e nell’individuazione di eventuali responsabilità. Dopo le “campagne” di raccolta firme avviate a Tolmezzo e a Cividale, queste hanno raggiunto ormai quota 700, ma la mole di sottoscrittori che «si sentono truffati» è destinata ad aumentare ancora. Un numero che non fa che rafforzare – e questo è anche l’intento dell’avvocato – il peso sociale del crac finanziario agli occhi della magistratura che sul dissesto CoopCa ha aperto un’inchiesta – titolare del fascicolo Elisa Calligaris – con 13 persone iscritte nel registro degli indagati per bancarotta fraudolenta aggravata, false comunicazioni sociali ed esercizio abusivo del credito. Dopo l’istanza di proroga alle indagini preliminari di altri sei mesi, proseguono le azioni investigative condotte anche dal nucleo della Polizia tributaria della Guardia di Finanza, così come le audizioni di quei soci prestatori che a Zilli avevano fatto pervenire lettere su lettere di disperazione per i loro risparmi perduti e che l’avvocato aveva trasmesso in procura in qualità di ulteriori testimonianze. Convocazioni, quelle effettuate in queste settimane tra Fvg e Veneto, mirate a ricostruire, al di là dei documenti contabili e non solo già acquisiti nel corso delle perquisizioni negli uffici di Amaro, i dettagli della vicenda che ha travolto circa 3 mila soci prestatori per 26,5 milioni di euro. Gli inquirenti intendono vederci chiaro sulle dinamiche e sugli andamenti dei depositi del prestito sociale, anche attraverso i resoconti e i racconti dei soci coinvolti rispetto alla percezione della sicurezza del risparmio da parte degli stessi titolari di libretto, che nei colloqui a più riprese avrebbero ribadito la loro ferma convinzione che questi fossero tutelati dalla mutualità e che non fossero intesi come «capitali di rischio». Nel mirino dell’esposto querela, infatti, oltre alle eccedenze del rapporto tra patrimonio della cooperativa e prestito sociale, regolato dalla legge, figura anche la lettera con cui la società a luglio 2014 aveva incentivato i prestatori a depositare ancora approfittando di una campagna di tassi vantaggiosi, e riuscendo a far confluire nelle casse delle CoopCa oltre due milioni di euro in due mesi.

Tolmezzo: il dramma soci prestatori Coopca, «Le azioni? Vendute come investimenti sicuri»

di Domenico Pecile.

Una richiesta. Un dubbio legittimo. Lo solleva un socio alzando la mano e rivolgendosi all’avvocato Zilli. «Vorrei chiederle un suo parere – afferma l’interlocutore dalla platea – in merito alle azioni. Voglio cioè informare che loro proponevano le azioni come alternativa al libretto. Ritengo che ci fosse un ordine preciso di proporle in un certo modo perché non veniva richiesta nessuna firma sui rischi di un investimento in azioni». «A me risulta – ribatte un altro socio – che la proposta di acquisto di azioni venisse indirizzata soprattutto alle persone più anziane». Elio vive a Villa Santina. Faceva il muratore e adesso è in pensione. Aveva acquistato le azioni nel 2000, prima ancora dell’avvento dell’euro. Poi si era fatto anche un libretto. «Tutti i miei risparmi sono lì. Pensavo alla vecchiaia, pensavo a un gruzzoletto in caso di necessità. Mi fidavo di loro. Mi sono sempre fidato. Nessuno ci ha mai detto nulla. E adesso?». Elio scuote la testa e allarga le braccia. Rassegnato. Incredulo. E un po’ disgustato». Dentro la sala, l’avvocato Zilli sta illustrando le tre ipotesi relative alla proposta concordataria di rimborso del denaro ai creditori chirografari tra i quali ci sono i quasi tremila soci prestatori. Si parla nuovamente delle azioni finite letteralmente in fumo. Nel bilancio 2014 – illustra ancora il legale – ci sono 14 milioni di euro in perdita e questo ha avuto come conseguenza la totale erosione del capitale sociale e delle riserve. «Ma perchè – insiste un socio – non hanno rivelato il rischio di un investimento azionario»? «Perché probabilmente – come sottolinea una socia – questa storia è zeppa di omissioni, di silenzi, di cose non dette. Il “buco” di 86 milioni non può essersi formato né all’improvviso, né tantomeno in poco tempo. E poi quella lettera…». La lettera della vergogna, la chiamano i soci. E ricordano a ogni incontro che lo scorso giugno il cda ha lusingato tutti i soci invitandoli a ulteriori depositi nei libretti a fronte di un aumento del tasso di interesse dell’1 per cento. Lettera tra l’altro che la Procura ha vivisezionato per capire come è perché è stata pensata, scritta e inviata al “popolo” ignaro dei soci prestatori confidando nella loro fede nella cooperativa carnica.

Direttivo Comitato Soci Coopca: prendere atto di aver perso tutto, unica salvezza un fondo di garanzia Regionale

Comunicato stampa del direttivo Comitato Soci Coopca

Il giorno 26 marzo si è riunito il Direttivo Soci COOPCA alla presenza dell’Avv Zilli il quale ci ha illustrato il piano del concordato presentato dai professionisti incaricati da COOPCA al Magistrato e i possibili scenari conseguenti.

Entrando nel merito, a ns giudizio, il piano non presenta sostanza reale: inconsistente economicamente in quanto la previsione in esso contenuta non genera certezza.

Da esso si evince un fatturato in diminuzione e il costante aumento delle perdite d’esercizio che rischiano di pesare ulteriormente sull’attivo ipotizzato, aprendo così la strada ad un ipotetico stato fallimentare.

In mancanza di serie e reali offerte d’acquisto non c’è salvezza e a chi vive il dramma di aver investito tutti i Suoi risparmi di una vita, allo stato di fatto, non resta che prendere atto di aver perso tutto. A ciò si aggiungono le pesanti  ripercussioni sulla economia locale e non solo per le perdite dei piccoli fornitori  e dei posti di lavoro.

Per questo riponiamo tutta la nostra fiducia nell’attenta valutazione dei Giudici.

La nostra unica ancora di salvezza come da tempo chiediamo con insistenza  all’Assessore dott. Bolzonello, e alla Presidente dott/ssa Serracchiani é la costituzione di un fondo di garanzia Regionale per i piccoli risparmiatori, tra i quali ci sono molti lavoratori.

Il direttivo Soci CoopCa chiede formalmente un urgente incontro con i succitati Vertici e con quelli  della Lega Coop Regionale in persona del dott. Enzo Gasparutti.

Il Direttivo Soci Coop Ca smentisce categoricamente le affermazioni del Presidente della CoopCa  Sig. Collinassi secondo cui il Direttivo dei Soci avrebbe designato un proprio Consigliere nel  C d A  CoopCa

Tale affermazione non corrisponde assolutamente al vero per cui invitiamo il sig. Collinassi a smentirla pubblicamente.

 

 

 

Coopca: si “sfila” la maxi-cordata, niente salvataggio l’azienda sarà venduta a pezzi

di Lodovica Bulian.

Addio cordata per l’acquisto in blocco di Coop Carnica, si va verso l’operazione “spezzatino”, meno profittevole da un punto di vista economico e, soprattutto, non in grado di garantire quella che fin dall’inizio era un’impresa quasi impossibile, cioè consentire il rimborso integrale del prestito ai soci (26,5 milioni di euro) e tantomeno le quote sociali acquistate sempre dai soci (8 milioni di euro). Si addensano nubi pesanti sul futuro dell’azienda di Tolmezzo che martedì dovrà presentare al tribunale di Udine il piano di ristrutturazione del debito per l’ammissione al concordato preventivo e scongiurare così il fallimento. La cordata appartenente al mondo della cooperazione che aveva manifestato l’interesse a traghettare fuori dalle secche CoopCa, di cui farebbe parte anche Conad (Consorzio nazionale dettaglianti), si sarebbe “sfilata”, di fatto aprendo la strada, per l’appunto, alla soluzione “spezzatino”. In sostanza, stando a indiscrezioni, il piano che sarà depositato nelle prossime ore prevede la vendita di singoli o gruppi di negozi in Friuli e in Veneto in base alle offerte che sono pervenute da operatori privati. Nessun acquisto in blocco della quarantina di supermercati che danno lavoro, insieme alla sede centrale e al magazzino, a 600 persone. Il presidente del consiglio di amministrazione, Ermano Collinassi, non intende rilasciare dichiarazioni. La fase è delicatissima, e quanto ai rumors sulla cordata “sfumata” il presidente, raggiunto telefonicamente, si limita a dire: «Non voglio parlare prima della decisione dei giudici». I motivi della marcia indietro dei possibili soccorritori si collegherebbero alla difficile situazione finanziaria in cui versa CoopCa, un vicolo cieco fatto di 83 milioni di debiti, verso cui la società sarebbe stata spinta da investimenti che non hanno prodotto i risultati sperati. Una gestione sulla quale ha acceso i riflettori la Procura di Udine che ha aperto un fascicolo d’indagine. Le ipotesi di reato sono falso in bilancio, false comunicazioni sociali e abusiva attività di raccolta del risparmio. Dodici gli indagati, tra componenti dell’ultimo consiglio di amministrazione e revisori dei conti. L’altro problema è rappresentato dalla crisi che ha investito, pochi mesi prima, Coop Operaie di Trieste, per il cui salvataggio si sono impegnate direttamente Conad e Coop Nordest, che a questo punto non sono in grado di aprire altri “fronti”. Negli ultimi mesi si erano fatti altri nomi, come quello di Despar, che, dopo alcune verifiche, ha preferito non impegnarsi tenuto conto della sovrapposizione in Friuli e in Veneto di molti negozi CoopCa con supermercati a insegna Despar. La preoccupazione è crescente pure tra i risparmiatori. «Se le cose dovessero mettersi male, non si dica che non lo avevamo detto» afferma Donatella Iob, referento del comitato soci risparmiatori. Un avvertimento implicito al Cda, lo stesso che «non ha avuto il buon senso di farsi da parte», come aveva chiesto la Procura avanzando istanza, poi bocciata, di nomina di un commissario giudiziale. Dopo la presentazione del piano, il tribunale fisserà un’udienza per la cessione dei beni e il voto dei creditori, in agenda nell’arco di un paio di mesi. Un tempo nel quale sarà possibile presentare integrazioni al piano per migliorarlo. Un’operazione nella quale potrebbe inserirsi anche la politica cercando di aprire un tavolo per trovare nuovi acquirenti per le parti che resteranno invendute di Coop Carnica. Il piano contiene anche la richiesta di nominare un commissario liquidatore per poter cedere alle migliori condizioni i negozi a cui oggi sono interessati diversi operatori privati.

Coopca: i risparmi sono congelati, ma valgono ai fini del calcolo Isee

Nonostante siano bloccati, rientrano nel calcolo del patrimonio per il welfare. Liva (Pd) chiede una deroga ai requisiti. Savino (Fi) porta il caso in Parlamento. Ecco una carrellata sul le iniziative e le opinioni espresse dai principali esponenti politici regionali.

Sandra Savino, deputata e coordinatrice regionale di Forza Italia, per CoopCa e Coop Operaie di Trieste ha formalmente richiesto l’audizione dei ministri alle Finanze, Pier Carlo Padoan, e allo Sviluppo economico, Federica Guidi, durante una commissione congiunta dei due dicasteri.

«Una crisi – scrive Savino – che vede a rischio oltre 700 posti di lavoro e i risparmi di 20 mila soci, i quali vivono nell’incertezza di recuperare la cifra investita. Sono situazioni che coinvolgono non certo degli speculatori, ma molti piccoli risparmiatori che hanno depositato quanto messo da parte dopo una vita di lavoro. In considerazione della portata delle due crisi e dei riflessi sociali, oltre che occupazionali, ritengo opportuno – conclude Savino – che il Governo si pronunci in ordine all’accaduto e su un auspicabile intervento a sostegno dei risparmiatori e dei lavoratori».

Renzo Liva, consigliere regionale del Pd, invece, chiede alla giunta di concedere una deroga per non computare nel calcolo dell’Isee i crediti vantati dai soci di CoopCa e Coop Operaie. Perché l’Isee – indicatore della situazione economica equivalente – è necessario per accedere a diversi sostegni sociali e il suo calcolo è stato modificato, inserendo anche il patrimonio.

«È compito della politica intervenire per cercare di tutelare al meglio i soci titolari di un libretto di prestito sociale i cui crediti sono, di fatto, congelati. Questi ultimi – spiega Liva – hanno il capitale investito e gli interessi maturati indisponibili con previsioni ancora incerte di recupero, eppure i crediti sono conteggiati nell’Isee. Per quei cittadini titolari di un libretto di prestito sociale e che si dovessero trovare nel bisogno di un intervento di carattere sociale, si verrebbe a creare quindi una situazione che al danno aggiunge la beffa e cioè: rimarrebbero esclusi da servizi e prestazioni sociali a causa di un’Isee troppo elevato calcolato su redditi che di fatto non sono nelle loro disponibilità.

continua a leggere sul sito del MV

Coopca: il Tribunale proroga di altri 60 giorni il termine di presentazione del concordato preventivo per salvare la società

http://www.bottega-digitale.it/contenuti/prodotti/coopca_35.jpg


di Luana de Francisco.
La proroga è stata concessa: Coop Carnica avrà tempo fino al 17 marzo per lavorare di diplomazia e cesello al completamento del piano “salvezza”. Il tribunale civile di Udine, riunito ieri in udienza straordinaria, ha deciso di assegnare ulteriori 60 giorni ai professionisti incaricati dalla società di Amaro di elaborare la proposta di concordato preventivo. L’istanza era stata depositata a pochi giorni dalla scadenza di sabato e la documentazione presentata è stata valutata positivamente dal collegio giudicante. Fissata per giovedì 29, invece, l’udienza in Camera di consiglio nella quale sarà discussa la richiesta della Procura di nominare un commissario giudiziale che prenda il posto dell’attuale Cda. Al contraddittorio è stata invitata anche la Regione. L’advisor: il lavoro continua «Registriamo questo importante risultato e continuiamo a lavorare». Il commento dell’avvocato Andrea Cabrini, advisor di CoopCa per la parte concordataria insieme al commercialista Maurizio Variola, si ferma qui. La soddisfazione, comunque, è palpabile e anche comprensibile, considerato il rischio fallimento incombente, per l’istanza presentata mesi fa da un fornitore veneto. Nei due mesi che le restano a disposizione, la cooperativa finirà di mettere a punto il “piano d’attacco” con cui convincere tribunale e creditori della sua capacità di rimettersi in gioco, dopo l’incaglio di 26,5 milioni di euro di prestito sociale e la perdita di ulteriori 8 milioni in certificati azionari, e di restituire a tutti, dai soci ai fornitori, le rispettive parti di denaro. Al tavolo anche la Regione Rinviata a fine mese la non meno spinosa partita legata all’eventuale azzeramento dei vertici di CoopCa. All’udienza il presidente del tribunale, Alessandra Bottan, e i colleghi Lorenzo Massarelli (giudice delegato) e Andrea Zuliani, hanno chiesto sia presente anche un rappresentante della Regione. Cioè dell’ente deputato per legge alle funzioni di organo di vigilanza esterno. Scelta quantomai significativa, alla luce delle verifiche che il collegio dovrà fare rispetto ai controlli svolti e da svolgersi, dall’interno e dall’esterno della cooperativa. L’inchiesta e la difesa Sul fronte penale, intanto, proseguono le indagini condotte dalla Guardia di finanza di Udine, su delega del procuratore facente funzioni, Raffaele Tito, e della collega sostituto, Elisa Calligaris. L’inchiesta, giunta alla fase delle prime iscrizioni sul registro degli indagati, individuati nell’ambito del Consiglio d’amministrazione e della direzione, ipotizza i reati del falso in bilancio e del conflitto d’interessi. Le accuse sono state formulate dopo la presentazione di un esposto querela da parte dell’avvocato Gianberto Zilli, per conto del Comitato di difesa dei soci prestatori. In questi giorni, il presidente Ermano Collinassi ha conferito all’avvocato Maurizio Miculan l’incarico di effettuare accertamenti in Procura sullo stato del procedimento penale e di assumere iniziative difensive nell’interesse suo e del resto del Cda. Il vertice: compensi ridotti In merito alle ipotesi di reato, il Cda, in una nota inviata ieri, ha precisato come si tratti di reati «che presuppongono un vantaggio economico per chi li commette, che non c’è e non c’è mai stato in capo agli amministratori, che – continua – hanno come compenso un solo gettone di presenza di 120 euro lordi a consiglio, peraltro non percepito da mesi. Inoltre – ricorda -, il presidente Collinassi, con il suo insediamento nel maggio 2014, ha voluto ridurre il proprio compenso del 37 per cento rispetto al precedente». Il presidente: ecco perchè resto Ed è stato proprio il presidente, lunedì, a depositare in Procura una dichiarazione scritta di replica alle numerose sollecitazioni tese a far dimettere il Cda. «La scelta di restare in carica e di proseguire nell’attività gestoria – ha spiegato – è mossa da spirito di servizio e senso di responsabilità, nell’interesse esclusivo di CoopCa e del buon esito della procedura in corso». Nell’evidenziare come il Cda «con spirito di trasparenza e collaborazione», si fosse reso disponibile alla nomina di uno o due consiglieri in rappresentanza di garanzia del Comitato dei prestatori e come a oggi non sia pervenuta alcuna indicazione, la nota ribadisce come essenziale «la continuità della gestione societaria e con essa la conservazione del patrimonio aziendale, il cui valore è rappresentato essenzialmente dagli avviamenti commerciali, presupposto determinante per predisporre un valido piano concordatario». Eventuali dimissioni, insomma, «comprometterebbe la continuità gestionale e la possibilità di proseguire efficacemente le trattative già avviate con gli operatori del settore, che hanno già formalizzato le manifestazioni di interesse per i beni aziendali». Da qui, la disponibilità a rimanere in carica sino all’individuazione della soluzione più adeguata per assicurare la piena perseguibilità del percorso concordatario.

Coopca: il procuratore Tito chiede la nomina del commissario giudiziale

http://94.32.104.94/media/2014/11/6453_20088_58_20416_medium.jpg

La Procura di Udine ha presentato istanza al tribunale del capoluogo friulano per la nomina di un commissario giudiziale per Coop Carnica, la società di Amaro finita sotto inchiesta per le ipotesi di falso in bilancio e conflitto d’interessi. La richiesta è stata presentata dal procuratore facente funzioni, Raffaele Tito, a norma dell’articolo 161 della legge fallimentare. «Le condotte precedenti degli amministratori di CoopCa – ha spiegato Tito – non lasciavano ben sperare per il futuro».

La decisione in merito alla nomina potrebbe essere presa nel corso dell’udienza di giovedì, quando il collegio giudicante si pronuncerà sulla richiesta di proroga di 60 giorni dei termini per il deposito della documentazione e del piano di concordato preventivo che l’avvocato di CoopCa aveva avanzato nei giorni scorsi al tribunale.

aggiornamento del 20/01/2015

(m.ce. dal MV di oggi)

Non c’è la controprova, ma la sensazione è che i vertici di CoopCa siano stati presi in contropiede dalla richiesta del procuratore della Repubblica di Udine facente funzioni Raffaele Tito di nominare, da parte del tribunale, un commissario giudiziale a norma dell’articolo 161 della legge fallimentare. Il presidente della cooperativa finita nell’occhio del ciclone da un paio di mesi a questa parte, Ermano Collinassi, si riserva di commentare quando avrà più chiari i contorni della decisione di Tito. «Ho appena appreso la notizia – ha spiegato ieri pomeriggio – e vorrei approfondire la questione con tutti gli elementi del caso. Quando li avrò potrei fare delle dichiarazioni. In questi casi la fretta non è mai una buona consigliera, quindi per ora preferisco non commentare». Anche in ambienti della Regione ci si limita a una laconica presa d’atto. Si vuole intanto capire se la richiesta del procuratore sarà accolta, mentre poi ci potrebbero essere ulteriori sviluppi della situazione. Non bisognerà comunque aspettare molto. La decisione in merito alla nomina del commissario potrebbe essere presa nel corso dell’udienza di giovedì, quando il collegio giudicante si pronuncerà sulla richiesta di proroga di 60 giorni dei termini per il deposito della documentazione e del piano di concordato preventivo che l’avvocato di CoopCa aveva avanzato nei giorni scorsi al tribunale. Se dovesse essere effettivamente concessa la proroga, si getterebbero le basi del percorso di salvataggio, evitando così un fallimento che sarebbe deleterio per tutta l’economia carnica. Come è noto ci sarebbero delle manifestazioni di interesse per rilevare CoopCa, anche da parte di grandi gruppi multinazionali. Ma tutto dipende da come si pronuncerà il tribunale. Sulla necessità di avere più tempo si era espresso, qualche settimana fa, anche uno dei “saggi” della Regione. «La proroga – aveva detto Gianfranco Verziagi, uno degli esperti che la Regione ha inviato ad Amaro per scavare nei conti della società – è indispensabile perché in queste settimane, oltre ad analizzare i conti, abbiamo dovuto fare in modo che la gestione potesse continuare e non è stato facile». Senza dimenticare che, nell’inchiesta aperta dalla procura di Udine con le ipotesi di reato di falso e conflitto d’interessi, vi sarebbero già degli indagati nel cda.