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Friuli: «Non con i miei soldi», l’importanza di un corso di alfabetizzazione finanziaria

 

di CLAUDIO CALLIGARIS

Sabato 14 aprile ho partecipato a un interessante incontro promosso dai soci di Banca Etica della provincia di Udine per presentare la campagna «Non con i miei soldi». Un’iniziativa volta a sensibilizzare i cittadini sull’uso distorto che spesso la finanza speculativa fa dei nostri risparmi. Uso che è senz’altro, almeno in parte, all’origine della gravissima crisi economica che il mondo intero sta attraversando. Ricordava un relatore che, mentre siamo disposti a visitare tutti i concessionari automobilistici della provincia prima di cambiare automezzo, quanti di noi si preoccupano di come sono investiti e utilizzati i risparmi che depositiamo nel primo sportello bancario che troviamo? C’è quindi un enorme bisogno di ragionare sull’economia, quella reale fatta di imprese e produzione, e sulla finanza, che invece è spesso movimento speculativo di capitale, che vive della speranza che dai soldi nascano, miracolosamente, altri soldi, altri guadagni. Questa illusione che in parte ha contaminato anche il cittadino normale, è alla base della speculazione internazionale che gioca sullo spostamento dei capitali, scommette su guadagni o perdite nelle borse, ma certamente depreda ricchezza, sposta capitali nelle tasche dei più ricchi persino riduce alla fame intere popolazioni speculando sui prezzi delle derrate alimentari, mina economie di intere nazioni. Così penso sia molto interessante una delle proposte che è emersa: sia il Comune di Udine a promuovere un corso di alfabetizzazione sulle regole dell’economia e della finanza. Rivolto ai cittadini per renderli coscienti dei meccanismi che regolano questo mondo. Lo sta facendo per l’orticoltura con i frequentatissimi corsi su come condurre l’orto (biologico), a maggior ragione potrebbe farlo su di un tema così importante. Sono sicuro della sensibilità che il Sindaco Honsell, presente all’incontro, dimostrerà anche su questo argomento. Penso però che sia evidente che per ottenere risultati concreti nel mondo della finanza il pur benemerito impegno dei singoli non sia sufficiente. Benissimo la testimonianza individuale, il chiudere un conto corrente non trasparente e aprirne uno etico. Però come ricordava un relatore dell’incontro, se chiedessimo alle prime 100 persone che incontriamo se preferiscono un deposito bancario etico, che quindi non specula, all’1 o 2% di interesse o uno non trasparente, che non si sa cosa farà dei nostri risparmi, però al 4 o 5%, ebbene la risposta, purtroppo, è facilmente immaginabile e la maggioranza sceglierebbe la seconda soluzione, anche se poi quei soldi potrebbero essere utilizzati per chiudere la fabbrica dove lavoriamo, anziché produrre nuova occupazione. Allora benissimo l’iniziale azione e testimonianza delle persone più sensibili e attente: la loro azione, come dire, rompe il fronte, fa intravedere nuove opportunità e possibilità. Poi però deve essere la politica ad intervenire, a definire nuove regole ed imporre comportamenti. Il presidente della repubblica, Napolitano, nel discorso di Capodanno, ha richiamato l’esigenza di combattere la finanza speculativa. Purtroppo nulla di tutto ciò è stato neppure ipotizzato in questi mesi. Bisogna richiamare le forze politiche ad essere coerenti, a attuare almeno alcuni provvedimenti. Bisogna colpire la speculazione, stabilire tasse sulle transazioni finanziarie speculative, lottare contro il mercato quando pretende di decidere il destino delle economie di intere nazioni (il caso Grecia è lì a testimoniarlo in tutta la sua tragicità). Altro che assecondare i mercati speculativi! Occorrerebbe una comune politica europea che, anziché foraggiare le grandi banche internazionali le obbligasse ad investire sui territori e non a speculare sui mercati. Una politica meno attenta al pareggio di bilancio, che stranamente è diventato di moda negli ultimi mesi mentre per decenni prima nessuno ne aveva mai parlato!, e più alle esigenze dei cittadini. Infine un’ultima annotazione sulla responsabilità dei media. Secondo me, enorme perchè è rarissimo leggere sulla stampa o ascoltare in televisione di questi argomenti, o meglio se ne parla ripetendo le solite banalità, in maniera estremamente superficiale senza mai approfondire e cercare di capire. Come vedete, volendo, c’è lavoro per tutti.  

Friuli: non solo Svizzera o paradisi fiscali, i soldi ora si portano in Austria

Ne avevamo parlato tempo fa in quest’altro post e la questione è dibattuta da tempo. Anche se con l’acutizzarsi della crisi sembra che oramai il tempo dei ripensamenti sia finito e che i possessori di capitali preferiscano pagare le tasse in un paese straniero pur di non pagarle in Italia. E quindi tutti in Carinzia prima che i nuovi controlli fiscali dell’Agenzia Entrate possano far luce magari su somme di denaro non denunciate al fisco.

di Marco di Blas

Ormai siamo al «si salvi chi può». Dell’emergenza Italia, il “baratro” spesso evocato dal primo ministro Monti, sul cui ciglio ci saremmo fermati appena in tempo, si ha un riscontro anche a Villach, nei corridoi della Bank für Kärnten und Steiermark (Bks), che ha una delle sue filiali nella Hauptplatz, la “piazza principale” della città. Oppure in quelli della Kärnten Sparkasse, dietro il Park Hotel. O perfino negli angusti uffici della Schöller Bank, che solo gli iniziati conoscono, perché ha la sua sede quasi nascosta al primo piano di un edificio e soltanto una targa sulla strada.

Da settimane in questi uffici si sente parlare molto la nostra lingua. Sembra di essere tornati al 1993 – anche quello un anno di emergenza, con l’Italia sul ciglio di un baratro – quando gli italiani arrivavano in processione davanti agli sportelli bancari carinziani per affidarvi le loro lire. Quelle scene si stanno ora ripetendo, anche se non esiste più la minaccia di una svalutazione della lira. Eppure lo stesso euro, affidato a mani austriache, ci appare più sicuro.

 

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