Archivio tag: solidarietà

Carnia: profughi a Piani di Luzza scatta la gara di solidarietà

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di Cristian Rigo

Gara di solidarietà in Carnia per accogliere i trenta profughi ospitati nel centro della Getur a Piani di Luzza. Ai volontari della Croce rossa e della Caritas che già li avevano assistiti nel momento del loro arrivo a Udine, una settimana fa, si sono infatti aggiunti molti residenti della zona che si sono presentati per consegnare maglie, pantaloni, scarpe e anche generi di prima necessità. Il sindaco di Forni Avoltri, Manuele Ferrari ha sottolineato che la loro presenza non ha causato alcun problema. Nei giorni scorsi gli stranieri sono stati accompagnati al commissariato per espletare tutte le procedure previste dalla legge. Sono stati identificati e fotosegnalati. Poi con l’aiuto di un interprete che ha tentato di comunicare approfittando di chi parlava un po’ di francese o di inglese, sono state completate le cosiddette “interviste” necessarie per presentare le richieste di asilo politico. Il compito di raccogliere le domande tocca infatti alla Questura che poi invia le istanze degli stranieri alla Commissione territoriale per il riconoscimento dello status di rifugiato di Gorizia. Un’operazione che potrebbe essere completata già entro fine maggio quando dovrebbe quindi concludersi la permanenza gli stranieri nel centro della Getur. Ma non è escluso che nei prossimi giorni possano arrivare altri profughi. L’emergenza Nord Africa infatti continua ed è possibile che il Friuli Venezia Giulia (dove sono arrivati in tutto 100 profughi, 50 in provincia di Pordenone e 50 in provincia di Udine) venga nuovamente coinvolto nella prima accoglienza. Tra i cinquanta stranieri arrivati a Udine c’erano solo uomini di età compresa tra i 20 e i 35 anni che provenivano dal Mali (il gruppo più numeroso con 20 unità) dalla Nigeria, dal Ghana, dal Senegal, dal Gambia e dalla Costa D’Avorio da dove è arrivata una sola persona. Quasi tutti scappano dalla guerra e dalla violenza. Sono partiti portando con sé solo la speranza di un futuro migliore, la maggior parte di loro aveva indosso soltanto un paio di ciabatte e pantaloncini e magliette logori. Hanno lasciato tutto quello che avevano per inseguire un sogno e si sono imbarcati in Libia, ore di paura in balia delle onde senza acqua né cibo fino all’approdo sulla costa italiana. Dal centro di accoglienza di Lampedusa sono stati trasferiti a Siracusa dove hanno preso un aereo per Verona. Una piccola Odissea che li ha portati a Pulfero (16) al centro Balducci di Zugliano (4) e a Piani di Luzza. Lì gli stranieri sono stati visti con dei numeri scritti con un pennarello indebile sul dorso delle mani. Un particolare che ha suscitato qualche perplessità, ma il dirigente del commissariato di Tolmezzo, Alessandro Miconi ha chiarito che l’operazione, svolta con il consenso dei migranti, si è resa necessaria soltanto per facilitare la procedura di identificazione.

Tolmezzo: il Peperoncino carnico per la solidarietà

Il Peperoncino Carnia fa micro-impresa in Mozambico. E a Tolmezzo, pronti al ponte di solidarietà, si pensa anche di registrare il prodotto come DeCo (denominazione comunale di origine), per poi coinvolgere il Comune nel rendere il peperoncino simbolo della città. Peperoncino Carnia, marchio che ha conquistato una nicchia produttiva molto interessante e la cucina carnica, è ora anche solidarietà. Pietro De Crignis e Marco Cattarinussi, due dei volontari carnici produttori della polvere rossa piccante coltivata da dieci anni nel tolmezzino, sono partiti per il Mozambico dove si fermeranno 4 mesi a sostegno del progetto“Kapezulu piri-piri la solidarietà si fa piccante” di Time For Africa. Obiettivo del progetto di cooperazione internazionale, cofinanziato dalla Regione, è sviluppare piccole economie di villaggio valorizzando le risorse locali, in questo caso il locale peperoncino. Tolmezzo vuole offrire la sua solidarietà “piccante”, con un’iniziativa che coinvolge il locale Circolo dei Sardi, il Comune, la Nuova Pro Loco, l’Ana, la Consulta Giovani, il Circolo Diurno Anziani. Ora ci sono i presupposti per valorizzare la produzione del piri-piri(così viene chiamato il peperoncino in Mozambico) su larga scala (tante sono le richieste di esportazione). Per questo la cooperativa di donne di Mabilibili chiede sostegno per migliorare la produzione e organizzare la commercializzazione. Dopo le elezioni del 25 maggio la nuova amministrazione comunale tolmezzina potrà appoggiare un’iniziativa di partenariato con sostegni economici, eventi di scambi culturali ed esperienze di volontariato per i ragazzi delle scuole cittadine. La Pro Loco valuta di occuparsi delle procedure per ottenere la DeCo sul peperoncino Carnia, e poi col Comune renderlo un simbolo della città.

Ovaro: 8 nati e 27 decessi è così che muore la Carnia

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Oltre seimila abitanti in fumo in vent’anni. Uno spopolamento ineesorabile in Carnia, secondo i dati della Cisl Alto Friuli. E le reazioni dei sindaci? Sono preoccupati, in certi casi rassegnati. Rivolgono un appello alla politica, alla Regione, l’ennesimo. Ma la realtà è difficile. Il dato di Ovaro è agghiacciante per le prospettive della montagna.

«Da gennaio a oggi in paese sono nati 8 bambini, i morti sono stati 27: così non andiamo da nessuna parte», spiega il sindaco Rovis. E Ovaro e pure uno dei paesi che sta meglio dal punto di vista occupazionale, se si pensa alla cartiera che garantisce oltre dueecento occupati tra diretti e indotto.

«Siamo tutti sulla stessa barca, è inutile puntualizzare quale Comune ha perso più abitati. Tutta la montagna si sta spopolando: oggi tocca a me, domani a qualcun altro» spiega Fabio D’Andrea sindaco di Rigolato, paese che ha perso il 37% di residenti in 20 anni.

«È vero che abbiamo perso un terzo dei residenti – continua – ma se non si interviene affrontando seriamente e aggredendo il problema, la montagna continuerà a spopolarsi». Non basta più una politica di annunci, serve una politica del fare «altrimenti è una lotta a chi muore dopo, a quale comune, cioè, chiuderà per ultimo in montagna».

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Friuli: crollano le adozioni, le famiglie spaventate dalla crisi economica

 

di Alessandra Ceschia

Adozioni in picchiata. I dati statistici fanno rabbrividire. Quasi che la crisi, oltre a incidere sui sempre più risicati bilanci familiari, sia in grado di far crollare la voglia di maternità e di paternità e con essa la solidarietà sociale nei confronti dei bambini in stato di abbandono che, per contro, sono in aumento e che, secondo le ultime stime Unicef, sono circa 168 milioni. A lanciare un appello è la presidente dell’associazione udinese Senza frontiere, Cristina Pavan. «In generale le adozioni a livello nazionale rivelano un calo importante e continuano a scendere i numeri relativi al rilascio dei decreti di idoneità – commenta la Pavan –. Nel 2012 sono stati 3.179 rispetto ai 6.273 dell’anno precedente. Cifre – osserva ancora – che si riflettono a livello regionale, anche a fronte di un crescente numero di minori in stato di abbandono». In gran parte non sono adottabili in quanto sono grandicelli, hanno patologie o non possiedono i documenti necessari. Questo perché provengono da Paesi poverissimi che non hanno risorse per adeguarsi a quanto richiesto dal Permanent bureau, così i bambini restano negli istituti, ed è questa la situazione di Haiti. Senza frontiere, l’associazione adozioni internazionali che ha sede a Udine, è stata autorizzata ad adottare ad Haiti dalla Commissione adozioni e sta portando avanti un lavoro di censimento e di riconoscimento dello stato di abbandono per migliaia di minori. Nel 2010, grazie a Senza frontiere, ben 39 bimbi hanno trovato famiglia. Dati che si sono dimezzati nel 2011, quando i minori arrivati sono stati appena 20, e si è arrivati a 24, per 19 coppie di genitori adottanti lo scorso anno, quando l’associazione è riuscita a tenere il ritmo dell’anno precedente, senza però poter invertire questa pericolosa tendenza. «Sicuramente – spiega la Pavan – la crisi economica spaventa molte coppie che devono sostenere costi elevati, ma incidono anche i tempi lunghi delle procedure e l’età dei bambini, che sta crescendo molto negli ultimi anni. Pensiamo che molto si possa fare» aggiunge la presidente. Senza frontiere è attivamente impegnata nel Coordinamento enti autorizzati e il suo presidente è nel direttivo. «Sono tante le proposte che arrivano da molte parti, una cosa è certa – afferma la Pavan -: la legge 184 deve essere riformata e rivisto il ruolo degli enti, dei tribunali e dei servizi sociali che dovrebbero sostenere la coppia di concerto. Ricordiamo che esiste un protocollo regionale firmato da tutti e tre gli enti con sede in Friuli dove vengono previste fattive modalità operative di intervento congiunto con Regione, Tribunale, Ass e Direzione didattica. Questo protocollo però non ha mai preso il via, dopo più di un anno dalla firma». «Non dimentichiamoci infine – conclude la Pavan – che di bambini “invisibili” è piena l’Italia con decine di migliaia di minori in case famiglia. Di loro non si sa neppure l’esatto numero perché la banca dati prevista dalla legge 40 del 2001 non è ancora nata. Insomma, c’è tanto da fare».

Friuli: la forestale mette nelle piazze alberi di natale sostenibili a km zero

La tradizione simbolica dell’albero di Natale in piazza, a Trieste e Udine, è confermata anche quest’anno, ma con una novità: è un abete rosso, certificato, sostenibile e a “chilometro zero” proveniente dalla Foresta di Fusine in comune di Tarvisio. L’iniziativa nasce grazie ad un accordo tra le due Amministrazioni comunali e la Regione, che punta a valorizzare in questo modo le risorse forestali del Friuli Venezia Giulia, gestite secondo i protocolli stabiliti dal PEFC (Pan-European Forest Certification Council).
Gli abeti natalizi certificati e sostenibili sono stati presentati oggi in Municipio a Trieste dall’assessore regionale alle Risorse forestali Claudio Violino e dagli assessori comunali Elena Pellaschiar (Trieste) e Lorenzo Croattini (Udine). Gli alberi sono stati sistemati in piazza Unità a Trieste e in piazza Duomo a Udine, accompagnati da un punto di informazione dove i cittadini possono trovare materiale sul legno del Friuli Venezia Giulia. “Fra le tante produzioni di eccellenza regionali – ha ricordato Violino – c’è anche il legno, una risorsa preziosa che noi gestiamo in forma sostenibile, puntando a trovare un equilibrio fra la tutela ambientale, la conservazione del bosco e l’utilizzo a fini economici. La filiera del legno rappresenta un fattore produttivo di non poco conto per il Friuli Venezia Giulia, capace di fornire un’opportunità di lavoro e quindi una risposta per lo sviluppo delle aree marginali”.
Il Friuli Venezia Giulia è la seconda regione italiana, dopo il Trentino-Alto Adige, per numero di ettari di bosco certificati (più di 80.000). La Regione ha delegato la gestione sostenibile e la certificazione PEFC alla cooperativa Legno Servizi: al progetto aderiscono accanto alla Regione, che possiede alcune foreste come quella di Fusine, anche proprietari privati. Gestione sostenibile e consapevole vuol dire, in sostanza, che annualmente viene prelevata solo una piccola parte del legno, secondo criteri di tracciabilità, in modo da garantire il ricambio degli alberi. Il legno resta uno dei materiali naturali migliori per le case e per l’arredamento ma anche, è stato ricordato oggi, una materia prima rinnovabile per eccellenza per produrre energia.

Campoformido: Latterie Friulane, ci sono 69 esuberi

di Maura delle Case.

Uno dei simboli dell’industria alimentare della regione paga dazio alla crisi denunciando ben 69 esuberi tra la sua forza lavoro. Si tratta di Latterie Friulane, colosso della produzione lattiero-casearia regionale che ieri, durante un incontro sindacale ospitato nella sede della cooperativa a Campoformido, ha presentato alle parti sociali un oneroso piano di ristrutturazione con cui, se da un lato prevede anche investimenti, dall’altro mette mano alla forza lavoro.

Stando infatti a quanto riferito dal sindacato, la coop è oggi alle prese con un esubero consistente, pari a circa un terzo dei suoi 210 occupati. Raggiunto al telefono, Fabrizio Morocutti, segretario di Flai Cgil Udine spiega: «Durante l’incontro la cooperativa ci ha comunicato di avere ben 69 esuberi, di cui 39 allo stabilimento di Campoformido, 30 in quello di Spilimbergo, che è per altro destinato a chiudere i battenti. La manovra pare interesserà le sole maestranze impegnate in produzione, laddove cioè si trasforma il latte in yogurt, formaggi e mozzarelle tra l’altro».

«Si tratta di un piano di ristrutturazione che punta a ridurre di un terzo la forza lavoro attualmente occupata in Latterie – continua Morocutti –. Il motivo di tale bagno di sangue? L’azienda ha avanzato generiche ragioni che hanno a che fare con la crisi e con il prezzo del latte. Troppo basso per i conferitori

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Friuli: bilancio della stagione 2012 per i Campi di Volontariato di Legambiente

 

C’è un turismo “minore” che non conosce crisi
Giovani da tutta Italia ai Campi di Volontariato di Legambiente

Vengono da tutte le regioni italiane; sono giovani, giovanissimi ma anche adulti, più in là con gli anni; quasi sempre hanno scelto di visitare le nostre montagne perché non c’erano mai stati prima; sono armati di buone intenzioni e di voglia di conoscere una cultura, un ambiente e cibi diversi; con decespugliatori e tronca-rami aiutano a tenere puliti e a rendere agibili i vecchi sentieri … sono i volontari che partecipano ogni estate ai campi di Volontariato di Legambiente

    Sarà che, in tempi di crisi, è aumentato il numero di persone che cercano una soluzione “economica” per effettuare le proprie vacanze; sarà che il “passa parola” tra chi ha sperimentato queste attività di gruppo, rimanendone favorevolmente impressionato, funziona e porta i suoi frutti; sarà anche che i programmi e le visite proposte dagli organizzatori locali per far conoscere il nostro territorio riescono a soddisfare i palati più esigenti, ma per i Campi di Volontariato – un’esperienza che Legambiente propone nella nostra regione dal lontano 1998 – le cose sembrano andare a gonfie vele. Si è da poco conclusa, infatti, l’ennesima stagione dedicata a questa attività e, sulla scorta dei risultati raggiunti, già ci si avvia a mettere in cantiere le iniziative per il prossimo anno.
Il bilancio che l’associazione ambientalista può trarre è più che positivo: nonostante il periodo che stiamo attraversando sia senza dubbio difficile anche per il settore turistico, nel corso del 2012 è cresciuto il numero dei Campi organizzati – quattro: due riservati agli “under 18” e due agli adulti, distribuiti tra la Carnia (Lauco e Socchieve), il Canal del Ferro (Moggio Udinese/Chiusaforte) e le Prealpi Carniche (Montereale Valcellina) – ed è cresciuto anche il numero complessivo dei partecipanti.
La formula, ormai collaudata, è sempre la stessa. Un gruppo di “volontari” trascorre un periodo di vacanza di una decina di giorni in strutture messe a disposizione dalle Amministrazioni locali o dagli Enti Parco e in cambio dedica una parte del proprio tempo a lavori utili all’ambiente, come il ripristino di vecchi sentieri, la bonifica di piccole discariche di rifiuti o la manutenzione di siti di interesse archeologico. Il modello ai quali ci si rifà è quello di offrire “lavoro” in cambio di “ospitalità”, una formula di vacanza che i più importanti organi di informazione nazionale segnalano essere in decisa crescita.
La differenza tra chi trascorrere una settimana di vacanza in un agriturismo, pagando il proprio soggiorno dando una mano nei campi e chi lo fa attraverso Legambiente è però significativa. I primi si limitano sostanzialmente ad avere un contatto individuale con un’azienda, facendo pratica con un’attività spesso nuova ed inusuale; gli altri vivono un’esperienza che è anche formativa, intensa e ricca di emozioni, durante la quale sviluppano rapporti di confronto e amicizia con persone prima sconosciute, condividono attività di lavoro alternate a corvée in cucina e momenti di relax, effettuano escursioni. Per i partecipanti si tratta quasi sempre della scoperta di un territorio nuovo, che imparano a conoscere e a “leggere” attraverso la guida di esperti: cercando un po’ di frescura alla cascata della Plera o prendendo il sole in riva al Lago di Cavazzo c’è così il modo di apprendere notizie e riflettere sulle conseguenze di uno sfruttamento indiscriminato delle risorse idriche, come quello avviato dalla SADE; davanti ad un palazzo del Settecento a Povolaro si ricevono informazioni sui cramars e sulla possibilità di promuovere un turismo “sostenibile” come quello rappresentato dall’Albergo Diffuso, un’idea che qui per prima è nata e si è affermata; incontrando una vecchia trincea, mentre si cammina sulle nostre montagne, si finisce per parlare di Giorgio Ferigo e delle sue canzoni contro la guerra e l’emigrazione; a tutti poi, ed in particolare ai ragazzi provenienti dall’Emilia, siamo sicuri che resterà a lungo impresso il racconto dell’esperienza della Ricostruzione che Aldo Di Bernardo svolge con passione e competenza durante la visita al Museo del Terremoto e al Centro Storico di Venzone.
L’altra differenza, rispetto alla vacanza fatta lavorando in un agriturismo, è che nel primo caso a trarne beneficio è un privato, mentre nel secondo è un ente pubblico e, in generale, lo sono le comunità locali e l’ambiente. Lo dimostra quanto è successo all’inizio dell’estate a Lauco, dove una trentina di ragazzi ha partecipato, tra l’altro, alla pulizia dei siti di Chiauians e Curs, che ospitano le antiche tombe scavate nella roccia; o quanto avvenuto tra luglio e agosto a Montereale Valcellina, dove i lavori hanno riguardato la manutenzione del Castello ed il recupero di un’opera di archeologia industriale; o, per finire in ordine di tempo, a Chiusaforte e Socchieve, interessate dal taglio, effettuato dai volontari, della vegetazione che aveva invaso alcuni sentieri e mulattiere di grande interesse escursionistico. Un servizio reso al territorio, dunque, che è utile ai residenti e migliora nello stesso tempo l’offerta per i turisti. 
Come detto, accanto a questo aspetto, non va trascurato quello indubbiamente legato alla promozione del nostro territorio. In tutti questi anni, nel Friuli Venezia Giulia, non c’è praticamente regione da cui non sia arrivato almeno un volontario per frequentare i Campi organizzati da Legambiente. Quest’estate, ad esempio, c’è chi è giunto dalla Sicilia e dalla Basilicata, spinto dalla curiosità di conoscere una regione lontana, dove fino agli anni Novanta molti giovani venivano solo per svolgere il servizio militare. E, spesso, chi è venuto una volta ritorna, assieme ad amici o parenti, per trascorrere una breve vacanza anche in altri periodi dell’anno. Da questa attività, fatta di piccoli, ma significativi numeri (soprattutto se rapportati alla realtà dei nostri paesi di montagna), giunge dunque un segnale favorevole e incoraggiante, in un momento in cui molte località soffrono per una minore presenza di turisti, con periodi di soggiorno più brevi. È questa anche la conferma che la domanda di un turismo più responsabile e attento alla cultura, alle bellezze naturali e alle particolarità dei luoghi visitati sembra risentire meno della congiuntura sfavorevole.
Uno dei vantaggi che possono derivare ai territori coinvolti è la possibilità di estendere le presenze anche in periodi di bassa stagione, vista la richiesta di soggiorno che proviene, in particolare, da ragazzi con meno di 18 anni e giovani studenti alla fine dell’anno scolastico. Di queste opportunità, di nuovi progetti e della possibilità di ampliare il numero di proposte nella nostra regione si parlerà nei prossimi giorni in un apposito incontro con le Amministrazioni Comunali interessate.

                        Legambiente del Friuli Venezia Giulia



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Illegio: nuova iniziativa con il Centro di don Davide Larice, si inaugura “Cjase in mont”

Illegio, paese adagiato in una conca verdeggiante dominata dalla grandiosa pala dolomitica del Sernio e dal colle su cui la pieve di San Floriano da secoli sorveglia la Carnia, è ormai celebre, non solo in Italia. Da quando ogni anno mostre straordinarie richiamano lassù tanti visitatori, è un punto di riferimento per chi ama l’arte e soprattutto per chi ama apprezzarla nel silenzio e nell’atmosfera inusuale di un luogo di montagna dove neppure il rumore delle rare macchine riesce a disturbare la felicità interiore che tutti provano nel seguire i raffinati percorsi culturali che don Alessio Geretti sa costruire. Quando la frazione tolmezzina non godeva della notorietà odierna, una coppia di onesti lavoratori – Silvia Lestuzzi e Roberto Tomat – decise di destinare al Centro solidarietà giovani (ora “Giovanni Micesio” onlus) fondato dal carnico don Davide Larice, un fabbricato di notevoli dimensioni, anche se in non buone condizioni. Le iniziative di don Larice a favore dei meno fortunati, degli emarginati, dei giovani che hanno smarrito la via della responsabile consapevolezza, avrebbero saputo certamente destinare a miglior uso quella casa di montagna ormai da tempo disabitata. Don Larice sa sempre, con tanta pazienza e altrettanta determinazione, realizzare i suoi sogni. Limitandoci alle iniziative più recenti, basta ricordare Villa Pierina, destinata a “Solidarietà”, l’istituzione di Punto d’incontro per soddisfare le minime esigenze di assistenza a tutti coloro che vivono in situazione di grave marginalità o di esclusione sociale. Progetto attuato anche se i tempi non sono i più favorevoli nell’affrontare mutui bancari e prestiti personali. Pure per la casa d’Illegio la fortuna ha assistito don Davide se l’allora assessore regionale Bertossi è riuscito, nelle pieghe del bilancio, a trovare un sostanzioso contributo che ha consentito di realizzare la trasformazione della struttura in una funzionale residenza di cinque appartamenti autonomi di cui uno attrezzato per i disabili che vi possono accedere mediante ascensore. Lo studio dell’architetto Renato Modolo ha predisposto il progetto, rispettoso di tutte le indicazioni che don Larice aveva fornito. La casa dei coniugi Tomat è diventata così la “Cjase in mont” che verrà inaugurata domani, alle 10.30, alla presenza dei sindaco Dario Zearo, del presidente della Provincia, Pietro Fontanini, e del presidente della Regione, Renzo Tondo. Il tolmezzino vescovo emerito di Udine, monsignor Pietro Brollo, benedirà i locali. La “Cjase in mont” sarà destinata a tutti coloro che, soprattutto anziani, in un momento di grave crisi come l’attuale non possono affrontare le spese per un soggiorno nelle vallate della montagna. Gli appartamentini possono ospitare ciascuno 4-5 persone e le spese sono esclusivamente quelle legate alle utenze (gas, luce e acqua). Benvenuti saranno anche i gruppi di giovani per le loro vacanze. Dopo l’inaugurazione di domani quanti desiderano informarsi sulla “Cjase” possono contattare il centro di don Larice in viale Ledra 4-6 a Udine, telefono 0432 530457

FRiuli: legge di stabilità, le Cooperative sociali a rischio sopravvivenza

Le 240 cooperative sociali del Friuli-Venezia Giulia hanno scritto una lettera aperta ai parlamentari regionali per lanciare un Sos, chiedendo di intervenire per bloccare una serie di provvedimenti che mettono a serio rischio la sopravvivenza di queste società che danno servizi soprattutto nei settori educativi e socio sanitari, e lavoro a 10 mila dipendenti in regione. Si tratta del ventilato aumento dal 4 al 10% dell’Iva per le prestazioni socio sanitarie previsto dalla Legge di stabilità che si aggiunge al taglio del 5-10% della spesa sanitaria previsto dalla spending review.

 «Senza le cooperative sociali – si legge nella lettera inviata ai parlamentari regionali –, migliaia di persone in stato di disagio o svantaggiate si troverebbero a non poter disporre di alcun servizio o ad avere accesso a un numero limitatissimo di posti».
«Cosa dovremmo dire alle famiglie che portano i bambini negli asili e già oggi faticano a pagare le rette? – si legge ancora nel testo –. E cosa ai famigliari di anziani o persone con disabilità o con fragilità psichica che non potranno più contare su servizi essenziali per la loro cura? Le più colpite risulterebbero quindi le famiglie numerose e le famiglie meno abbienti, che non possono ricorrere a strutture private o a un servizio personalizzato e che in questo momento con difficoltà affrontano la quota di spesa dovuta».
Le cooperative sociali del Friuli chiedono anche di non trasferire al Consip, società del Ministero del Tesoro, gli appalti con le clausole sociali, per impedire che le gare vengano gestite a livello centrale, con il rischio di sparizione per le piccole cooperative.

Friuli: prorogate a tutto dicembre 2012 le agevolazioni per benzina e gasolio

 

di Renato D’Argenio.

Gli sconti regionali su benzina e gasolio sono confermati per altri due mesi, fino alla fine dell’anno. Lo ha deciso ieri la giunta regionale, su proposta dell’assessore alle Finanze Sandra Savino. Lo sconto attualmente in vigore – e in scadenza il 31 ottobre – sarà quindi prorogato al 31 dicembre: 21 cent per la benzina e 14 per il gasolio in prima fascia; 14 e 9 cent in seconda. La giunta ha deciso per la proroga tenendo conto «soprattutto dell’incidenza delle spese per i carburanti sui bilanci familiari, di fronte alle esigenze di spostamento per motivi di lavoro e di studio». I soldi per quest’anno, dunque, sono bastati: c’è un capitolo a bilancio che complessivamente ammonta a quasi 45 milioni. Fondi “controllati” dalla commissione grazie a un sistema informatico perfezionato negli anni e particolarmente evoluto. «Aiuti – assicura Roberto Asquini (Misto) da sempre impegnato su questo tema – che vogliamo confermare anche per il 2013, nonostante le ristrettezze e i tagli imposti da Roma». Ma per il presidente di Confcommercio Fvg, Pio Traini è comunque «il minimo che si poteva fare. Gorizia e Trieste sono divise a metà dal confine e le code ai distributori restano una costante, mentre in regione continuano a chiudere aziende. Prendiamo atto della buona volontà della giunta – continua Traini –, ma questa delibera purtroppo non risolve una situazione ormai tragica per gli operatori locali e non soltanto per chi vende carburante. Ogni anno centinaia di milioni “friulani” finiscono nelle casse slovene di macellai, tabaccai e distributori di carburanti, per non parlare di quelli che prendono la strada dei casinò». In quattro anni, sono stati erogati nella sola provincia di Gorizia, 82 milioni di litri di benzina in meno e non a caso la Figisc ha lanciato una campagna di sensibilizzazione dei consumatori: «Se il pieno in Slovenia conviene nell’immediato, sul lungo periodo questa abitudine si traduce in meno risorse finanziarie da investire sul nostro territorio». Come dire: il risparmio di oggi è vanificato nel tempo perchè si traduce in altre spese in servizi. Nei giorni scorsi anche il sindaco di Gorizia, Ettore Romoli è intervenuto per cercare di arginare l’esodo del pieno in Slovenia, fuga «che rischia di travolgere, in una sorta di effetto domino, anche l’indotto dell’economia isontina e regionale». «Un supersconto di 30 centesimi al litro sulla benzina (anziché i 21 attuali) per tutti i distributori della fascia confinaria, da Tarvisio a Muggia, nel raggio di 15 chilometri dalla Slovenia». In proposito il primo cittadino della città isontina – che ne ha già parlarto con il governatore, Renzo Tondo – ha ricevuto un mandato affidatogli dal consiglio. Ma oltre che alle ristrettezze economiche del momento, bisogna fare i conti con i vincoli imposti dall’Unione europea. Non va dimenticato che l’attuale norma è figlia di una precedente legge cassata dalla commissione di Bruxelles. E che anche l’attuale era stata, in un primo momento, bloccata.