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Friuli: la Stratex dichiarata fallita, vinse appalti all’Expo 2015

di Luana de Francisco.
Non ce l’ha fatta: la “Stratex spa”, storica azienda con uffici e stabilimenti a Palazzolo dello Stella e Sutrio, e partecipata al 28,57 per cento dalla finanziaria regionale Friulia, è arrivata al capolinea. Venerdì, il tribunale di Udine ne ha dichiarato il fallimento, decretando in tal modo la fine di un’attività imprenditoriale cresciuta negli anni, fino al punto di riuscire a imporsi sul mercato mondiale del settore del legno e, più in particolare, della bioedilizia e della produzione di strutture in legno lamellare, e di aggiudicarsi importanti appalti anche all’Expo 2015 di Milano. Con la sentenza, pronunciata dal collegio presieduto da Francesco Venier – a latere, i colleghi Andrea Zuliani e Lorenzo Massarelli -, sono stati indicati quale giudice delegato lo stesso Massarelli e, come curatore, il commercialista udinese Maurizio Variola. L’esame dello stato passivo della società avverrà nell’udienza fissata per il prossimo 14 giugno. La decisione del tribunale chiude un iter avviato lo scorso 13 novembre, con il deposito dell’istanza di dichiarazione di fallimento presentata dalla “Codognotto Italia Spa”. Che la Stratex non navigasse in buone acque era cosa nota già dall’estate scorsa, quando era stata la stessa azienda a chiedere l’ammissione alla procedura di concordato preventivo al tribunale del capoluogo friulano. Il piano di salvataggio, però, non era stato ritenuto sufficiente a garantire la «prospettiva di continuità aziendale» promessa «grazie all’intervento finanziario di un soggetto terzo» con il quale la società aveva dimostrato di avere già trattative in corso. E così, l’azione combinata della mancata fiducia in una reale possibilità di ripresa dell’azienda e dell’istanza di fallimento nel frattempo presentata da uno dei creditori ha portato al verdetto di venerdì. Una decisione sicuramente prevedibile, ma rispetto alla quale più di qualcuno, specie tra i circa 80 dipendenti attualmente in servizio, aveva continuato a conservare qualche margine di ottimismo. Dopo le difficoltà determinate dalla negativa congiuntura economica mondiale e che, nel 2013, l’avevano costretta a ricorrere alla cassa integrazione, infatti, la Stratex aveva inaugurato una nuova stagione produttiva. E il peggio sembrava definitivamente passato. Il bilancio del 2014, chiuso con oltre 30 milioni di ricavi e 150 dipendenti al lavoro su tre turni, e quello non meno florido del 2015, avevano restituito ossigeno all’azienda. Buona parte dei risultati dell’ultimo biennio era legata proprio agli appalti che la società capitanata dalla famiglia Plazzotta era riuscita ad aggiudicarsi con l’Expo di Milano. Sua la firma posta sul progetto del Centro servizi e sua anche quella del padiglione della Cina, entrambi riconoscibili dalle strutture in legno lamellare che ne caratterizzano design e produzione. Per non parlare delle commesse collezionate nelle maggiori città italiane – da Trieste, a Firenze e Venezia – e all’estero – dal Kazakistan, alla Francia e il Qatar -, oltre che degli ulteriori affari in corso di trattazione in Marocco e Colombia. Decisamente non male per una realtà aziendale partita da Sutrio come una segheria, nei lontani anni Cinquanta, e diventata poi, generazione dopo generazione, un punto di riferimento nazionale e internazionale nel proprio segmento di produzione, tanto da azzardare il raddoppio nel 2010, con l’inaugurazione dello stabilimento da 12 milioni di euro di Palazzolo. A trascinare la Stratex nel baratro del fallimento, quindi, non è stata certo la carenza di ordini. La “bestia nera”, per la famiglia Plazzotta così come per tanti altri bravi imprenditori, è stata la piaga dei crediti. E cioè del ritardo infinito con cui molti di loro sono costretti a incassare pagamenti per milioni e milioni di euro. Un effetto indiretto della crisi, insomma, che, sommato alle esposizioni per alcune delle grosse commesse in corso, ha finito per prosciugarne la liquidità e paralizzarne la struttura produttiva.

Friuli: salta il piano di salvataggio della Stratex

di Domenico Pecile.
Lo scorso mese di agosto aveva chiesto il concordato: un passaggio difficile, ma necessario per ripartire dopo lo stallo causato da un micidiale mix fatto di tempi di incasso troppo dilatati ma anche dall’esposizione verso commesse impegnative. E pochi giorni fa è trapelata la notizia, come un fulmine a ciel sereno, che il piano di salvataggio è saltato. Il giudice non ha infatti asseverato il piano concordatario. Così sulla Stratex – impresa con mezzo secolo di attività alle spalle soto la bandiera dell’eccellenza made in Friuli appena passata alla ribalta mondiale con prestigiose realizzazioni firmate da Expo – è sceso il buio . Nonostante l’azienda sia stata protagonista di una crescita di fatturato più che raddoppiato nell’ultimo anno. E nonostante nel 2014 sia stata capace di raggiungere i 30 milioni di ricavi che ha bissato anche nel 2015. Ma i tempi sempre più prolungati degli incassi dei crediti e la forte esposizione per alcune importanti commesse ottenute hanno costretto Stratex – che ha 80 dipendenti e impianti a Sutrio e a Palazzolo dello Stella – a rimettersi al tribunale. L’azienda della famiglia Plazzotta, che da piccola segheria nata negli anni Cinquanta si è trasformata in un interlocutore globale nel selettivo mercato delle costruzioni, si è ritrovata incagliata nella palude di crediti da milioni e milioni di euro che hanno prosciugato la liquidità, paralizzando la struttura produttiva. Non era rimasto che chiedere il concordato. Nessun commento dai vertici aziendali. Parla invece Francesco Gerin, della Cgil: «È una situazione complicata, difficile. Dispiace per tutti: dai dipendenti al management. Tutti – afferma – hanno continuato a lavorare anche in questi mesi a testimonianza che appalti e commesse non mancano. L’azienda ha pagato sempre tutti regolarmente, ditte appaltatrici e dipendenti e posso anche aggiungere che il Durc (documento unico di regolarità contributiva) è assolutamente regolare. Eppure…». Eppure Stratex rischia la chiusura. «Questa situazione – insiste Gerin – è figlia del mancato supporto finanziario. Le banche non vogliono intervenire in un settore come quello delle costruzioni particolarmente esposto». Neppure Friulia, che pure partecipa con il 28 per cento, è intervenuta. «Credo – chiosa Gerin – che non si sia voluto crare le condizioni per salvare un’azienda ancora molto appetita sul mercato, con diversi appalti in fieri e che pochi giorni fa ha incassato il corrispettivo di un importante appalto regolarmente portato a buon fine».

Sutrio: Stratex realizzerà l’avveniristico tetto del padiglione cinese all’Expo

Sarà Stratex, storica azienda friulana specializzata in strutture in legno lamellare, a realizzare il padiglione della Cina all’Expo di Milano 2015. Una commessa esclusiva (è la prima volta che la Cina partecipa a una fiera oltreoceano con un padiglione self-built) agganciata grazie al prestigio e alla qualità dell’azienda di Sutrio, riconosciuta a livello internazionale. Ma anche, e soprattutto, all’eccellenza dimostrata da Stratex all’interno del grande cantiere di Expo, dove si è distinta per la realizzazione, in perfetto crono programma, di tutte le architetture di servizio dedicate ai visitatori all’interno dell’Esposizione. Ristoranti, info point, ed edifici di accoglienza: chilometri e chilometri di strutture in legno completate da Stratex nei tempi previsti, che le hanno valso l’acquisizione del primo padiglione cinese in terra straniera. Senza dimenticare, poi, la forte impronta ecosostenibile dell’impresa friulana.

Il padiglione, infatti, avrà come tema “The Land of Hope” (Terra di speranza, cibo per la vita): con quasi 5.000 metri quadrati di pura ricerca stilistica, strutturale, ed emozionale, si tratterà della seconda struttura più grande tra quelle messe in cantiere dai paesi aderenti (la prima sarà quella tedesca). Un viaggio nel cuore della Cina, nella sua anima più tradizionale ma anche nella sua rapida avanguardia e propensione al futuro. Per questo, il progetto elaborato dallo studio internazionale Link-Arc – con sede a New York e vincitore in tandem con la Tsinghua University dell’apposito concorso, e in collaborazione con Bodino engineering –  ha immaginato nell’avveniristico tetto l’elemento di punta dell’intera struttura, vera quinta scenografica e immagine iconica della Cina a Expo 2015. Come una nuvola sospesa sopra un campo di speranza, la copertura, ricoperta da pannelli in bambù, in perfetto stile cinese, si sviluppa in un tetto ondulato, derivato dalla fusione del profilo di una città (sul lato Nord) con il profilo di un paesaggio (sul fianco Sud). Perché “la speranza”, appunto, è il frutto dell’armonia tra città e natura. Massima attenzione, poi, alla sostenibilità, come richiesto dagli standard di Expo 2015: il tetto è stato studiato a partire dal tipo di irraggiamento che riceverà a Milano, in modo da ridurre al minimo l’utilizzo di energia elettrica per l’illuminazione.

Ma spetterà agli uffici tecnici di Stratex l’ingegnerizzazione strutturale di tutto questo. Ecco perché la commessa da 2,5 milioni di euro, per l’azienda friulana, diventa unica più che per il valore economico, per il prestigio e la complessità ingegneristica dell’opera:  “Essere stati scelti per questa realizzazione è per noi motivo di orgoglio e soddisfazione, soprattutto per la particolare  complessità della struttura: un riconoscimento importante delle nostre capacità e della nostra tecnologia a livello internazionale. La cifra, seppur significativa, è superata di gran lunga dal prestigio di questa costruzione, impegnativa per quantità e qualità” spiega l’amministratore delegato, Angela Maffione. Si tratta, infatti di “una struttura lignea difficilissima, sia dal punto di vista produttivo che ingegneristico” che impegnerà tutto il comparto lamellare di Sutrio, mentre la divisione living di Palazzolo dello Stella rimarrà interamente dedicata alla produzione delle linea di case in legno ecosostenibili. Il China Pavilion sarà pronto entro gennaio 2015