Archivio tag: terremoto

Alto Friuli: “Dov’era, com’era” paradigma della rinascita di Venzone dopo il sisma

Risultati immagini per venzone prima e dopo il terremoto

di Luciano Simonitto – Carnia di Venzone.

Il neo eletto presidente della Regione visita Gemona e l’addita quale capitale della ricostruzione per anastilosi. Credo abbia confuso la “capitale del terremoto” e quindi del dolore, con un modulo particolare di riedificazione, alimentando così l’antagonismo che serpeggia tra le due cittadelle fin da secolo XII. Il nostro presidente è giovane, ben per lui, non conosce il passato pedemontano, non sa che ricostruire “dov’era, com’era” comportava rancori, odio, la perdita di voti, dieci-quindici anni di baracca. Tempi di ricostruzione lunghi perché tale dogma comportava il trasferimento del centro storico in altro sito per la ricomposizione dei conci, numerati, fotografati, posti orizzontalmente qual fossero lignei galleggianti in uno stagno, a fine opera ripresi per essere riposti nel sito originale.La scelta operata dai consiglieri comunali del terremoto, in primis dal sindaco Antonio Sacchetto, è stata categorica. Dettata dalla filosofia del “dov’era, com’era” paradigma della rinascita della cittadella, monumento nazionale, scrigno d’arte dalla cultura mondiale. Le scelte da noi operate non riscontravano il plauso popolare e le tante vittime facevano aleggiare sentimenti iconoclastici verso “l’antico” che si tradussero in un doloso incendio dove erano stati riposti i rilievi del duomo. Costruire “extra moenia” come a Gemona sarebbe stato facile sia sotto l’aspetto economico che cronologico, avrebbe evitato 10, 15 o più anni di baracca. Ma a quale prezzo? La perdita di entelechie stilistiche che ci accomunano agli stilemi oltralpini, veneti, fiorentini. Potrei addurre molte valenze artistiche diffuse inter moenia ma lo spazio concessomi mi induce a ritenere sufficiente indicare il portale più ornato del tempio, quello del Cristo Pantocratore attorniato dai simboli dei quattro evangelisti identico a quello di Chartres (Parigi 1194-1225) culla dell’arte gotica. Da ex consigliere di Venzone dal 1975 al 1999, suffragato dalla partecipazione dei consiglieri operanti prima e dopo il terremoto, colgo l’occasione per invitare il presidente della Regione, Massimiliano Fedriga, a visitare e “leggere” Venzone anche perché ci sono ancora delle ferite dell’orcolat cui l’ente da lui retto dovrà porre dovuta attenzione. Ai gemonesi non mi rimane che il classico adagio “omnis quisque faber fortunae suae” , cioè ognuno è artefice del suo destino.

Portis: nella frazione di Venzone minacciata dalla frana i giovani cercano le loro radici

20160930_173400

di Giacomina Pellizzari.
Portis non è morto. L’unico paese distrutto dal terremoto del 1976 e non ricostruito dov’era continua a vivere nella memoria collettiva. L’anima del luogo è rimasta tra le case non demolite e messe a dura prova dal tempo. Lì i residenti di allora, una ventina, continuano a coltivare orti e vigne, lì i giovani vanno a cercare le loro radici. Quest’estate hanno riacceso il fuoco di Sant’Antonio nell’ansa del fiume, una sorta di porto naturale, dove, ai tempi della Repubblica Veneta, venivano scaricate le zattere piene di legname. Tra quei muri lesionati a croce di Sant’Andrea, l’antropologo, Stefano Morandini, contrattista di ricerca all’università di Udine, assieme alla docente Donatella Cozzi, del dipartimento di Lingue, letterature, comunicazione, formazione e società dello stesso ateneo friulano, scrivono la storia di Portis. È una storia che inizia nel Settecento, ad allora risale la prima casa costruita della quale oggi resta solo un cippo. Quella pietra segna il passaggio della strada nel mezzo del paese prima che la statale venisse spostata più in alto, sotto la montagna dalla quale il 15 settembre 1976 si staccò il masso, lasciando in bilico una frana di ben più ampie dimensioni. Il sasso cadde sul cartello “Portis deve rinascere qui” esposto da chi non voleva spostarsi e nascose il qui. Portis è risorto in borgo Gnocs, ma la frana è ancora lì appesa al monte: «Se il picco si stacca – cantavano gli anziani prima del terremoto – Portis sarà sepolto». Quarant’anni fa la gente mentre piangeva i sei morti, due non erano residenti a Portis, comprese il pericolo e la stragrande maggioranza degli abitanti accettò di rifare il paese altrove. Ma con il cuore il luogo di sempre non venne mai abbandonato, tant’è che oggi, se non fosse per il bosco che ha la meglio su tutto, sembrerebbe rinascere. L’anima dei luoghi «Portis non può rinascere perché non è mai morto», spiegano Cozzi e Morandini facendo notare che chi è nato e cresciuto a Portis vecchia ogni giorno torna nella piccola frazione di Venzone. Lo fanno gli amanti della bicicletta che percorrono la ciclabile Alpe Adria, gli anziani e i giovani. «I paesaggi e i modi dell’abitare – aggiunge la docente – sono i paesaggi dell’anima, ci torni. È l’anima dei luoghi e tu gli assomigli». È quella stessa anima che quarant’anni fa i terremotati del Friuli tutelarono pretendendo la ricostruzione dei paesi dov’erano e, quando era possibile, anche com’erano. Oggi l’anima di quel luogo attira l’attenzione dei giovani come Katia che di anni ne ha 27, Umberto, è neppure maggiorenne. «Siamo arrivati alla terza generazione – continua Morandini – pur non avendo vissuto il terremoto, i giovani hanno un rapporto con il paese di allora. Nella chiesetta di San Rocco organizzano concerti e funzioni, in una casa trasformata nella sede della Proloco hanno esposto le immagini di 40 anni fa e raccolto la documentazione per attribuire un proprietario a ogni casa». Basta lasciare spaziare lo sguardo per imbattersi nel cartello con scritto “Cjase Valent Sigars”. Tessera dopo tessera, gli antropologi ascoltano e interpretano i racconti di Maddalena, la nonnina che nonostante sia rimasta sotto le macerie non ricorda nulla del terremoto. Ogni sera recita una preghiera perché quel dramma non si ripeta, pur sapendo che quando la terra deciderà di tremare ancora lo farà. E poi ci sono Giuseppe, Giovanna e Valerio Pituelli, colui che promosse la cooperativa “Nuova Portis”. La ricostruzione La cooperativa “Nuova Portis” è un esempio virtuoso. Seppur non senza difficoltà e qualche diffidenza di troppo, la maggior parte degli abitanti nel paese minacciato dalla frana capì che Portis non poteva rinascere dov’era. La legge consentiva alla gente di riunirsi in cooperativa e un emigrante, proprietario al 90 per cento di un’area, mise a disposizione il terreno in Borgo Gnocs. Qualcuno tentò inutilmente di dissuaderlo arrivando a presentare un ricorso al Tar (Tribunale amministrativo) per chiedere l’annullamento del Piano particolareggiato. Non mancarono i blocchi stradali per respingere le accuse che arrivavano anche dagli agricoltori. Furono proprio i ricorsi a spaventare i dirigenti regionali che temporeggiarono e rinviarono all’infinito la firma degli espropri. «Politicamente con Adriano Biasutti, allora assessore regionale ai Lavori pubblici, – racconta Pituelli – non avevo nulla a che fare. Ma con il presidente della cooperativa e gestore dell’osteria di Portis, Giovanni Battista Jesse, andammo da lui e gli illustrammo il problema. “Lasciatemi le carte” ci disse, una settimana dopo fu proprio lui a firmare gli espropri». Il presidente della cooperativa Jesse, la segretaria Silvana Valent e lo stesso Pituelli si assunsero la responsabilità della gestione dei fondi gratuitamente. «Gli sciacalli con la valigetta e la cravatta c’erano anche allora» sottolinea Pituelli ricordando un fantomatico impresario dal quale prese le distanze quando scoprì che era solo un venditore di fumo. I lavori furono affidati e completati nel 1981 dall’impresa Trevisan Sergio di Fontanafredda (Pordenone). Ma c’è di più perché, fatti tutti i conti, in cassa restarono quasi 5 milioni di vecchie lire che la cooperativa donò al Cro di Aviano. Questo è solo un capitolo della storia di Portis. L’idea di recuperare la memoria è stata proposta da tre soci della cooperativa su progetto di Morandini che l’ateneo friulano sostiene gestendo i finanziamenti messi a disposizione da Legacoop e Assicop ai quali si aggiunge il contributo del Centro audiovisivo per il documentario.

Trasaghis: mancato invito per il 40ennale, l’amarezza di Tomat Sindaco del terremoto.

di Loredano Tomat.

Sono stato sindaco di Trasaghis dal 1970 al 1978. Quindi ho vissuto l’epoca del terremoto, l’emergenza post-sismica e l’inizio della ricostruzione. Ho volutamente lasciato trascorrere le commemorazioni-celebrazioni del 6 maggio per non arrecare disturbo nel momento del ricordo. Ritengo che ora sia, però, giusto dire qualcosa, avendo titolo e motivo per farlo. Ho seguito quanto riportato dalla stampa locale sul terremoto in quel di Trasaghis. Ebbene, fermo restando che i giornalisti sono liberi di intervistare chi credono, pare logico oltre che opportuno che dovrebbero innanzitutto rivolgersi al sindaco in carica nel 1976 per avere informazioni sui fatti di allora. Cosí non è stato nel caso del sindaco di Trasaghis di allora, cioè nel mio caso. Eppure sono ancora in grado d’intendere e di volere. Da una funzionaria del Comune di Trasaghis ho ricevuto una telefonata mattutina con la quale mi si comunicava delle cerimonie in programma nel Comune di Trasaghis, ma mi si chiedeva soltanto l’indirizzo postale affinché la Presidenza del Consiglio regionale potesse inviarmi l’invito all’incontro con il presidente Mattarella nell’auditorium della sede regionale di Udine, al quale ho partecipato in qualità di sindaco in carica nell’anno 1976. Relativamente alle commemorazioni a Trasaghis del 6 -7 maggio non ho ricevuto alcune comunicazione telefonica, ma solo un invito all’indirizzo postale di mia figlia (che come me risiede a Udine, ma dalla parte opposta della città) spedito da Trasaghis il giorno 29 aprile, pervenutole il giorno 7 maggio. A cerimonie concluse. Nonostante, durante la mia sindacatura, abbia cercato di operare al meglio, per la gente e non per fare carriera, sapevo che una ben determinata parte politica di Trasaghis non ha nutrito simpatia nei miei confronti da quando, allora sindaco, rifiutai di aderirvi, diventando quindi soggetto “da rottamare” e da lasciare nell’oblío. Ma che nel quarantennale del terremoto, quando ovunque si sottolinea che la ricostruzione è stata un evento corale di popolo e non già l’opera di un “Rambo”, si ci si dimentichi del sindaco del 1976, mi sembra troppo. Non si sotterrano le persone ancora in vita. Io sono qui, ancora vivo, nonostante tutto. Non pretendo targhe o riconoscimenti, ma le scuse sí.

Tolmezzo: dal 6 maggio il “Terremoto a fumetti”un fumetto on-line che rilegge in chiave fantasy gli eventi del 1976

3

di Gio Di Qual.

A partire dal 6 maggio, data che esattamente 40 anni fa cambiò per sempre il Friuli, su www.terremotoafumetti.it verrà pubblicato a cadenza bisettimanale il fumetto Silvia e l’Orco, una storia che reinterpreta in chiave fantasy il terremoto del 1976.

L’opera vuole essere un tributo al Friuli ed alle sue leggende, calato nella cronaca del disastro naturale che lo ha sconvolto, al fine di ricordare con uno sguardo diverso la trasformazione di una terra che segue da sempre una sua storia del tutto peculiare.

Il fumetto è realizzato in maniera completamente indipendente da due quasi esordienti friulani, Giovanni Di Qual, grafico free-lance di Tolmezzo, e Giovanni De Luca di Venzone, i quali si sono occupati di disegni, soggetto e testi, con la collaborazione di Cristina Di Gleria per i testi in friulano.

1

La storia segue le vicende di Silvia e Giulio. Lei è una ragazza semplice ed ingenua che ha il dono di parlare agli animali, lui un ragazzo emancipato e scaltro di origini romane, appena congedato dal servizio di leva ed attratto dal carattere introverso di Silvia. Le loro storie si intrecciano con quelle degli abitanti del paesino friulano nel quale vivono.

La loro vita scorre tranquilla ed ordinaria, fino a che nell’aria si fa strada un terribile presentimento…una antica leggenda sta per risvegliarsi, ma nessuno sembra rendersi conto del pericolo a cui il paese sta andando in contro…solo Silvia può provare a fermare l’imminente catastrofe!

Venzone: è record di visitatori per il museo del terremoto

di Piero Cargnelutti.
È boom di visite a Tiere Motus. Il museo realizzato nelle sale di palazzo Orgnani-Martina dall’associazione Comuni terremotati e sindaci della ricostruzione ha raggiunto negli scorsi mesi estivi numeri inaspettati quanto a visitatori. Soltanto nel mese di agosto sono stati staccati 600 biglietti, mentre nei precedenti mesi di giugno e luglio le visite si sono aggirate attorno alle 500 mensili. Per la cittadella medievale sono presenze che fanno ben sperare se si considera che, generalmente, Tiere Motus ha ospitato circa 2500 visitatori in tutto il corso dell’anno e ora nel giro di un’estate se ne contano già più di 1500. A comunicare le cifre con soddisfazione è il primo cittadino Fabio Di Bernardo: «Certamente – spiega il sindaco – la scelta di aprire il museo ogni giorno che abbiamo fatto questa estate rispetto a prima, quando la struttura era visitabile solo nei weekend, ha permesso di ottenere questo tipo di risultati. Allo stesso tempo, abbiamo osservato come ancora oggi sia alto l’interesse nel capire le dinamiche che hanno reso il Friuli una Regione da prendere a modello, da studiare e imitare per quanto riguarda la gestione degli eventi sismici. Infatti, la quasi totalità dei visitatori non si è limitata a una mera osservazione passiva del materiale documentario, ma si è dimostrata particolarmente attiva e motivata nel corso delle visite, informandosi e chiedendo continui approfondimenti». Se lo sviluppo del cicloturismo che il territorio gemonese sta vivendo ha aiutato ad aumentare i numeri, dall’altro lato i dati raccolti dalla direzione del museo evidenziano proprio le particolarità dei visitatori di Tiere Motus, la maggior parte dei quali sono attirati dall’argomento terremoto e in particolare dal simulatore presente all’interno del museo che permette di vivere (o rivivere) una porzione di quei fatidici secondi che portarono così tanta devastazione in Friuli nel ’76. A Venzone in questi mesi sono arrivate delegazioni provenienti da aree recentemente terremotate quali l’Emilia, l’Abruzzo, rappresentanti dell’Istituto di Restauro di Vicenza curiosi di conoscere le tecniche di ripristino post sisma, oppure casi come quello della sezione tolmezzina dell’associazione italiana arbitri che, in occasione dell’arrivo del presidente nazionale, ha scelto proprio Venzone per far conoscere il modello Friuli. Insomma, il terremoto fa audience: «Visti questi risultati – dice Di Bernardo -, e andando verso l’anniversario del 40ennale continueremo a mantenere le stesse aperture anche nei prossimi mesi».

Gemona: quarantennale del terremoto, dal “cratere” 50 proposte

di Piero Cargnelutti.

Sono già una cinquantina le proposte arrivate in municipio a Gemona per l’organizzazione dei festeggiamenti relativi al quarantesimo anniversario del terremoto in programma per il prossimo anno. Si tratta delle proposte sollecitate dalla stessa amministrazione gemonese che aveva invitato i sindaci dei Comuni del “cratere” (oltre una quarantina si erano presentati di persona) e successivamente aveva incontrato anche le associazioni: al momento già 20 Comuni hanno inviato le loro idee, assieme a una quindicina di associazioni e realtà culturali e a tre artisti, mentre si attendono quelle di altre 7 amministrazioni comunali che hanno chiesto ancora un po’ di tempo rispetto alla scadenza fissata inizialmente al 31 marzo. Tra le curiosità, si segnala l’interessamento giunto dal Comitato regionale delle Pro loco con il presidente Valter Pezzarini, che ha ricordato come allora molti avvenimenti culturali siano stati interrotti dai tragici eventi, un tema che potrebbe rientrare all’interno di un eventuale convegno nel contesto di Sapori Pro Loco. «È un piacere – dice il sindaco Paolo Urbani – vedere questa buona risposta: in molti ci hanno anche scritto dopo aver letto sui giornali degli incontri che abbiamo organizzato. Per quanto ci riguarda, con la Provincia di Udine abbiamo già condiviso il percorso di divulgazione che si realizzerà all’interno delle scuole oltre ad aver già raccolto diversi sponsor mentre attendiamo che la Regione faccia le sue valutazioni e le sue proposte per condividerle insieme». A tal proposito, è in programma domani mattina, in sala consiliare a Venzone, l’incontro tra la presidente Serracchiani e i 137 sindaci del “cratere” in cui si parlerà proprio delle iniziative in programma per la commemorazione del terremoto. A seguire, ci sarà la presentazione del libro “La memoria di un evento”, pubblicato dall’Associazione Comuni terremotati e sindaci della ricostruzione del Friuli.

Gemona: si pensa anche a una fiction per ricordare i 40anni dal terremoto

http://generator.pongolo.org/upload/Progetto_20/Immagini/prefettura.jpg

di Piero Cargnelutti.

Anche un film per celebrare il quarantennale del terremoto in programma per il 2016. È una delle tante proposte emerse nel corso dell’incontro tenutosi lunedì sera a palazzo Boton tra l’amministrazione comunale e le associazioni per discutere il da farsi nel periodo della ricorrenza, tra il 6 maggio e il 15 settembre 2016. Un film? Sì, una fiction di impegno sociale e nazionale in un periodo di crisi e sfiducia nel futuro, proposta dalla Sine Sole Cinema srl – Produzioni Cinematografiche che sta appunto sviluppando un film denominato “Orkolat”; al momento i proponenti starebbero vagliando la disponibilità della Regione dopo aver preso contatti nei mesi scorsi con l’amministrazione comunale e la Cineteca del Friuli a Gemona. Certamente, lunedì le proposte non sono mancate in un’aula di palazzo Boton gremita di rappresentanti delle associazioni gemonesi, ascoltate dal sindaco Paolo Urbani, dagli assessori Loris Cargnelutti e Marina Londero ma soprattutto da Enzo Cainero, a cui il Comune ha dato il compito di seguire l’organizzazione: «Ho abbozzato delle linee base – ha detto Cainero – per un programma territorialmente molto vasto che dovrà essere condiviso: vedrà Gemona come epicentro ma gli eventi saranno distribuiti in diversi territori. Queste consultazioni serviranno a raccogliere le idee per giungere infine a un programma da sottoporre alla Regione». Insomma, dalle associazioni e realtà culturali gemonesi proposte ne sono giunte diverse: dal recupero di alcuni archivi come quelli di Donato Maieron oppure Tito Canciani lanciato dalla Cineteca (che collaborerà probabilmente alla ricerca di materiale video da proporre nelle scuole) alla realizzazione di un francobollo su Gemona proposto dal circolo Filatelico numismatico gemonese per arrivare alla creazione di una sezione dedicata al terremoto del ’76 nell’applicazione informatica a cui l’associazione dei commercianti Con.Serva sta lavorando per promuovere il territorio. Non solo, l’Ana Gemona ha fatto sapere che il Gruppo Conegliano della Julia ha già espresso la volontà di organizzare a Gemona il suo raduno annuale, oltre a proporre il riconoscimento della cittadinanza onoraria alla Brigata Julia. E poi l’Afds che sta lavorando per l’organizzazione di un congresso provinciale, mentre la Parrocchia ha ricordato il ruolo fondamentale della Caritas, nata proprio a Gemona. Ora le associazioni hanno tempo fino al 31 marzo per consegnare ufficialmente le loro proposte: nel corso dei prossimi mesi, il grande evento internazionale che si vuole organizzare inizierà ad assumere via via contorni sempre più definiti.

Gemona: il Tallero a Zamberletti, eroe della città

http://ilcentro.gelocal.it/polopoly_fs/1.5050705.1337687918!/httpImage/image.jpg_gen/derivatives/landscape_250/image.jpg

di Piero Cargnelutti.

La Protezione civile, cardine della solidarietà nazionale. I festeggiamenti per il 30° anniversario della squadra dei volontari per l’anti-incendio boschivo, svoltisi oggi nella sede della Protezione Civile Comunale, sono stati l’occasione per ricordare un pezzo di storia del corpo impegnato nella calamità e nelle emergenze che è nato proprio in Friuli con il terremoto del 1976. L’ospite d’onore è stato l’onorevole ed ex commissario per la ricostruzione Giuseppe Zamberletti, che non ha voluto mancare all’invito arrivato dall’amministrazione comunale: ad accoglierlo, oltre al sindaco Paolo Urbani e numerosi cittadini, anche l’assessore regionale Paolo Panontin, il direttore della Protezione civile regionale Guglielmo Berlasso e i sindaci del territorio.

Proprio a Zamberletti, già cittadino onorario di Gemona, il sindaco Urbani ha donato il tallero, «un dono – ha detto il primo cittadino – che neanche il Capo dello Stato ha ricevuto quando è venuto a farci visita, ma che le consegniamo perché la nostra comunità vede in lei un vero “uomo di Stato”». E se l’assessore Panontin ha ricordato il «ruolo evocativo che ha Gemona nella storia della Protezione Civile, anche per la lungimiranza con la quale si seppe affrontare con determinazione l’emergenza», l’onorevole Zamberletti si è lasciato andare ai suoi ricordi, ancora vivi nonostante l’età avanzata, di quel periodo. Lo ha fatto guardando gli allora sindaco Ivano Benvenuti e assessore regionale Salvatore Varisco, entrambi presenti oggi: «Ci chiedevamo – ha detto Zamberletti – se potevamo affidarci a questi giovani amministratori, perché nei casi di emergenza spesso vi è il rischio che arrivi Roma, faccia tutto lei, e lasci ai primi cittadini il mero compito di fare i sindacalisti delle loro comunità. Il modo in cui è cresciuta la Protezione Civile da allora è la concretizzazione di un sogno che avevamo fatto quella volta: ora, il prossimo, è che tutte le forze che intervengono in caso di emergenza portino il distintivo della Protezione Civile».

continua a leggere sul sito del MV 

Alto Friuli: sicurezza, Portis candidata per un polo internazionale

http://3.bp.blogspot.com/-FhdBA6Uydqk/TdpfHcPem_I/AAAAAAAABD4/Qf1AHSKNMvc/s1600/img007.jpg

di Piero Cargnelutti

Verso un polo di valenza internazionale ed europea per le esercitazioni sulla sicurezza a Portis. E’ la proposta che Associazione dei Comuni terremotati, Università di Udine e Comune di Venzone fanno alla Regione all’indomani del termine delle esercitazioni che si sono svolte a fine aprile e negli ultimi due giorni nella frazione oggi ricostruita dall’altra parte della Pontebbana. Ieri, la presidente della Regione Debora Serracchiani, accompagnata dal prefetto di Udine Provvidenza Delfina Raimondo, ha potuto vedere con i suoi occhi, in visita al campo allestito dal corpo nazionale dei Vigili del fuoco, quanto è stato fatto in queste giornate di sperimentazione, a cominciare dai resti della chiesa di San Bartolomeo e dal vecchio asilo di Portis, ora puntellati e messi in sicurezza. Non solo. Ha potuto osservare le schede sulla sicurezza che il Serm dell’ateneo friulano con i Vigili del fuoco ha preparato in questi anni, documenti accessibili a tutti. Di fronte a quanto visto, Debora Serracchiani ha chiesto un dossier più approfondito per valutare con maggior attenzione: «Quello che è stato fatto – ha detto la presidente Fvg in sala consiliare dopo la visita – è un’opportunità che va nella direzione di ciò che serve al territorio. Ora si ipotizza la creazione di un luogo per le esercitazioni e su ciò vorremmo lavorare come Regione ma anche come sistema, per essere portatori di buone prassi». Per l’Associazione dei Comuni terremotati, Venzone è un punto centrale anche per sviluppare un lavoro in sinergia con squadre provenienti da Austria, Slovenia, Repubblica Ceca e Germania, vista la posizione centrale della cittadina all’interno del Centro Europa, dove il borgo di Portis si configura come un punto unico: «E’ il frutto di tre anni di progettualità – ha detto Fabio Di Bernardo, presidente dell’associazione – che arrivano ad un primo traguardo, che puntiamo a replicare il prossimo anno e ringraziamo anche le famiglie che hanno messo a disposizione le strutture di loro proprietà». A Portis, in queste settimane, sono state sperimentate per la prima volta in Italia nuove tecniche di soccorso utilizzando per la prima volta i droni, acquistati dal Ministero degli Interni per il corpo Vigili del fuoco alcuni mesi fa: «Sono mezzi – ci ha detto Stefano Grimaz dell’Università di Udine – che permettono di raggiungere punti difficili come torri e campanili, ma allo stesso tempo devono essere comandati da personale qualificato come quello di cui abbiamo potuto disporre qui. Sviluppare qui un polo per esercitarsi anche con forze dell’Esercito provenienti da fuori è qualcosa che va nella direzione europea».