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Friuli: ancora i Colli orientali e Collio le zone Doc superstar fra “I vini d’Italia 2013”

di Giuseppe Longo

Sono ancora Colli orientali e Collio le zone Doc superstar fra I vini d’Italia 2013, la Guida dell’Espresso da oggi in vendita. Diciamo subito “ancora” perché non si tratta di una novità, bensì di una felice conferma: le colline sono sempre sinonimo di eccellenza nel già qualificato panorama del Vigneto Friuli Venezia Giulia. Perché non va disconosciuto il pregio che sa offrire anche la pianura, sia ghiaiosa come quella delle Grave o dell’Isonzo, sia sabbioso-argillosa come quella della riviera adriatica: Aquileia, Annia e Latisana. E un posto di assoluto prestigio lo continua a ritagliare il Carso con il suo ineguagliabile Terrano o con la cristallina Vitovska. Diciamo questo perché è proprio di questa piccola area battuta dalla bora che l’Espresso segnala come miglior acquisto dell’anno il Carso Rosso Crnina 2010 Bole. Il vino rientra fra quelli che riportiamo nell’ambito della speciale classifica che riguarda l’ottimale rapporto qualità/prezzo, aperta peraltro dal Collio Friulano 2011 (cioè l’ex glorioso Tocai) di Colle Duga. Un elenco che di questi tempi di vacche magre per tutti, e quindi anche per il mondo del vino, assume un importante significato, in quanto ci aiuta a spendere in modo intelligente. Naturalmente la voce grossa, come sempre, è fatta dai bianchi, la vera bandiera Fvg, anche nella tipologia dolce e passita, come il Picolit e il Verduzzo. Ma ecco le speciali classifiche della Guida. Cominciando dai 10 vini dell’Eccellenza. Bianchi: Collio Friulano 2011 Colle Duga, Isonzo Bianco Latimis 2011 Ronco del Gelso, Collio Friulano 2010 Schiopetto Mario, Isonzo Pinot grigio Gris 2010 Lis Neris, Kaplja 2008 Podversic Damijan, Malvasia 2009 Skerlj, Vitovska Selezione 2004 Kante. Rossi: Carso Rosso Crnina 2010 Bole, Colli orientali Schioppettino Cialla 2008 Ronchi di Cialla, Colli orientali Schioppettino di Prepotto 2009 Petrussa. E ora le Stelle dell’Espresso. Due: Gravner Josko, Le Due Terre e Zidarich. Una: Colle Duga, Felluga Livio, Gigante Adriano, I Clivi – Zanusso Ferdinando, Kante, Keber Edi, Keber Renato, La Viarte, Lis Neris, Meroi Davino, Petrussa, Princic Doro, Raccaro Dario, Ronchi di Cialla, Roncùs, Russiz Superiore, Schiopetto Mario, Scubla, Skerk, Toros Franco, Venica & Venica, Vie di Romans, Vignai da Duline, Vodopivec. Infine, la menzione speciale degli “outsider”: una tipologia che potrebbe essere considerata marginale, ma che invece è caratterizzata da una particolare originalità espressiva. Il Friuli Venezia Giulia ne ha piazzato uno: il Colli orientali Refosco 2010 di Valerio Marinig. Il Refosco dell’anno. Un grande autoctono di Prepotto, terra dello Schioppettino e che, come si è detto, vede, ancora una volta, premiato (5 bottiglie) quello dei Ronchi di Cialla, del 2008, al pari di quello “di Prepotto” Petrussa, del 2009.

Friuli: vendemmia, bianchi in calo del 15-20% ma la qualità è interessante

Produzione inferiore di almeno il 10% rispetto al 2011 e di qualità interessante. Le contrattazioni sono in rialzo del 15/20% per le uve a bacca bianca come: Pinot grigio, Sauvignon, Ribolla gialla; stabili per il Prosecco. Al momento sono stagnanti per i vini ottenuti da varietà a bacca rossa. Sono le stime di Assoenologi. I mesi invernali, in Fvg, sono stati particolarmente aridi e hanno fatto registrare temperature inferiori alla norma. Nella prima decade di aprile, il sole e le temperature si sono mantenuti sotto la media stagionale. Questa situazione ha influito negativamente sulla regolare crescita dei germogli, soprattutto per le varietà precoci: Pinot grigio, Chardonnay, Pinot bianco e Pinot nero. Basse temperature e abbondanti precipitazioni verificatesi in fase di fioritura hanno determinato uno sviluppo irregolare sia del grappolo, sia della parte aerea della vite. Anche la prima decade di giugno è stata caratterizzata da abbondanti precipitazioni, mentre dalla terza decade dello stesso mese le temperature si sono innalzate facendo registrare valori record per il periodo. L’eccezionale caldo ha determinato, soprattutto nelle zone collinari e in quelle non servite da impianti d’irrigazione, una situazione preoccupante: l’uva ha rallentato la maturazione, con conseguente perdita quantitativa (anche del 30%) e squilibri di vegetazione e di accumulo; in alcuni nuovi vigneti ed in zone critiche si sono verificate morie di piante per stress idrico. Nelle realtà irrigate la produzione è buona, con quantità uguali allo scorso anno per le varietà di Tocai friulano, Chardonnay, Cabernet franc e Cabernet sauvignon, risulta invece inferiore per Pinot grigio e Pinot nero.

Friuli: Vini friulani, tournèe in Asia e per la prima volta in Vietnam

 

Non solo le grandi aziende del manifatturiero ma anche, e soprattutto, le piccole realtà legate alla produzione d’eccellenza del Friuli, come ad esempio il vino. L’Asia è infatti uno dei mercati più promettenti per le aziende italiane. Per quelle del settore vitivinicolo ancora di più, visto il progressivo interesse per la qualità e il gusto della produzione italiana, in cui i vini friulani hanno un posto d’onore. E infatti lo sanno bene: con la Cciaa di Udine, negli ultimi anni, le imprese vitivinicole si presentano stabilmente sul mercato del Far East e così faranno quest’anno, con un Road show in cui si approfondirà qualche mercato già conosciuto e una new entry (saranno accettate adesioni entro il 31 luglio). La nuova iniziativa dedicata alle aziende del settore, naturale prosecuzione delle attività 2011, toccherà quest’anno tre tappe consecutive, quali Singapore (5-6 novembre), Ho Chi Minh in Vietnam (7-8 novembre), Seul (9 novembre). Singapore e Seul già note, il Road show si estenderà per la prima volta anche al mercato vietnamita, che viene considerato uno di quelli a maggiore potenzialità di crescita. Insomma per la prima volta Merlot, Cabernet e Friulano saranno di scena in Vietnam. Il programma prevede una presentazione delle eccellenze vitivinicole della regione, seguita da incontri di lavoro (workshop aperti o B2B preselezionati a seconda degli usi locali) con degustazione, indirizzati a un target pre-selezionato di operatori economico-commerciali. Per le aziende iscritte alla Camera di commercio di Udine è possibile presentare domanda per il “voucher internazionalizzazione”. Le aziende interessate possono aderire all’iniziativa inviando entro il 31 luglio la scheda di adesione e il profilo aziendale presenti su www.ud.camcom.it. Per ulteriori informazioni, Ufficio internazionalizzazione: 0432-273295-843, fax 0432-503919; email: [email protected]  

Friuli: Malvasia vitigno senza confini

di CLAUDIO FABBRO

Nella grande famiglia delle “Malvasie ” quella “Istriana” occupa una posizione di prestigio. L’origine del vitigno, o meglio della famiglia, o meglio ancora il nome, è alquanto strana e incerta. Nella regione greca del “Peloponneso un tempo chiamata Morea, esisteva una città chiamata Monembasia. L’assonanza è evidente. Zona celebre per i suoi vini, terra di conquista per l’importante posizione strategica, fu anche dominio della Serenisssima. Sembra appunto che i Veneziani abbiano diffuso questo vitigno, prima a Creta, poi in Italia. Da queste zone partì poi per la SpagnaA, Portogallo, Francia, Isole Canarie. Italianizzata, la vite di Monembasia divenne malvasia. In Istria le prime tracce risalgono al 1300 circa. Le zone di coltivazione salivano da quelle terre fino al CARSO Triestino e Goriziano, per poi scendere le Valli del Friuli. Ancor oggi la troviamo coltivata in tutta la fascia collinare e carsica del Friuli Venezia Giualia, nelle piane delle Grave e dell’Isonzo e della Riviera friulana. È difficile parlare di malvasia poiché ogni “terroir” conferisce al vino specifiche peculiarità. Indicativamente possiamo descriverla “di color giallo paglierino, tendente all’oro se in surmaturazione , alcoolico, grasso per l’abbondante glicerina, fresco, in perfetta amalgama con l’alcool. Bouquet ampio, leggermente aromatico. Ricorda l’albicocca, la pesca, il pepe ed ovviamente il sale marino “. È un vino da piatti di pesce (crostacei soprattutto) sia arrosti che salsati. Va servito alla temperatura di 10-12 gradi. Si preannuncia pertanto di grande interesse un eno-confronto fra alcune Malvasie del Collio cormonese e quelle prodotto nella slovena “ Valle del Vipacco” ( Vipava) , evento arricchito da gustosi abbinamenti con prodotti agro-gastronomici del Veneto e parentesi culturale (presentazione del libro “Vipavska” di Andreja Saksida) . Per partecipare all’ incontro presso l’Enoteca di Cormòns di Piazza XXIV Maggio (giovedì 12 luglio. ore 21 ) è d’obbligo la prenotazione – esclusivamente telefonica- alla segreteria della stessa: 0481-630371 . [email protected]

Friuli: con il cambio del clima il Merlot è a rischio estinzione

dal MV di oggi

Il Merlot è a rischio estinzione a causa dei cambiamenti climatici» nelle aree italiane vocate alla sua coltivazione. A lanciare l’allarme è stato l’enologo Riccardo Cotarella, spiegando che «sono i vigneti a maturazione più precoce a soffrire maggiormente di questi mutamenti climatici». Per Cotarella, intervenuto al 67º congresso di Assoenologi, appena concluso a bordo della Costa Atlantica, è quindi urgente «saper gestire il fenomeno, studiandolo, per poi avvalersi della tecnologia». L’allarme Merlot riguarda numerose aree vinicole italiane e tocca particolarmente, come denunciato dagli enologi che operano sul territorio, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Trentino, Emilia Romagna, Lombardia e Toscana. Proprio dal Merlot, vitigno di origine bordolese, si ottengono d’altra parte in Italia vini di grande pregio. Per gli enologi, in ogni caso, si tratta di un fenomeno che può ancora essere gestito. «Con la ricerca scientifica, la sperimentazione e il coraggio di cambiare senza tradire le proprie radici – secondo ancora Cotarella -, i mutamenti del clima da rischio possono diventare una delle variabili su cui intervenire per ottenere buoni risultati nel vino». A cambiare, però, non è soltanto il clima, ma anche il panorama dei competitor italiani. «Altri Paesi – ha detto il direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli – si stanno avvantaggiando e si avvantaggeranno, sfruttando al meglio questi mutamenti climatici; non soltanto il Nord Europa e l’Est europeo, ma anche l’Estremo Oriente. A questi ultimi mercati, infatti, dobbiamo prestare un particolare occhio di attenzione». La Cina, infatti, entro 10 anni riuscirà a produrre vini di qualità, in grado di fare concorrenza al Made in Italy. Per cui, secondo ancora gli enologi, si tratta di un mercato da presidiare, ma da cui è necessario iniziare a guardarsi le spalle. «I cinesi si stanno attrezzando per aggredire i mercati di sbocco italiani», ha aggiunto Martelli, ricordando come la Cina sia il Paese che impianta di più al mondo e che produce 30 milioni di ettolitri di vino all’anno, circa la metà della produzione complessiva italiana. Una produzione, quella cinese, che non potrà trovare sbocco soltanto sul mercato interno e che quindi dovrà cercare necessariamente nuove valvole di sfogo. Altro elemento da non sottovalutare sono gli ingenti investimenti in macchinari e tecnologia, ma anche in know how che il gigante asiatico sta compiendo. Il livello dei vini prodotti all’ombra della Grande muraglia per ora comunque, rassicura Assoenologi, non preoccupano

Buttrio “capitale” della Ribolla gialla spumante

di Cristina Burcheri

Buttrio e la sua ottuagenaria Fiera regionale del vino – organizzata dalla Pro loco Buri e dal Comune, e conclusasi solo due giorni fa – si propone e impone come “capitale” della Ribolla gialla spumante, nonché dei vini autoctoni. «La Fiera di Buttrio è la prima della regione per età e dimensioni», aveva ricordato prima del taglio del nastro l’assessore regionale Claudio Violino, proseguendo: «Da due anni, in particolare, è dedicata agli autoctoni ed è quindi la Fiera del territorio di cui questi vini sono la più autentica espressione. Da tale scelta nasce la collaborazione con “ViniBuoni d’Italia”, l’unica guida di settore interamente dedicata a quei vini ottenuti da vitigni con le radici sul territorio da almeno 300 anni». «La Ribolla gialla spumante è sempre più la “bollicina” del Fvg, l’unica tipicamente friulana della nostra regione», commenta quindi Mirko Bellini, direttore di Ersa, aggiungendo: «La Ribolla gialla spumante sta vivendo sia sul mercato nazionale che internazionale un momento commerciale di storica importanza che ci auguriamo i produttori friulani sappiano sfruttare anche attraverso la creazione di un disciplinare che permetta di ottenere e presentare sempre più un vino di alta qualità». E, allora, a Mario Busso, curatore della guida “Vinibuoni d’Italia”, chiediamo: quanto vale la Ribolla gialla spumante sul mercato? «Il mercato della Ribolla gialla è una questione di valore legato alla sua unicità e alla sua storia», ci risponde Busso che ha presieduto la commissione di giuria della Selezione vinta dalla Ribolla gialla spumante di Eugenio Collavini, aggiungendo: «La Ribolla spumante non ha bisogno di scopiazzare il Prosecco, ma piuttosto attestarsi sugli alti standard qualitativi corrispondenti alla percezione di fiducia che il consumatore tradizionalmente nutre verso i prodotti Made in Fvg». Dello stesso parere anche Giorgio Badin, presidente del Consorzio Doc Fvg, secondo il quale «il Comitato promotore della neo-costituenda Doc Fvg ha volutamente specificato, nella parte del disciplinare riservata agli spumanti, una serie di norme restrittive, finalizzate a ottenere una produzione di qualità medio-alta. Non va dimenticato che oggi, la Ribolla gialla spumante – annota Badin – già esiste ed è classificata alla pari di un vino da tavola. Avere, invece, il “benchmark” di altre produzioni (a metodo classico e a charmat lungo) che si posizionano su fasce di mercato di più alto livello, deve stimolare i produttori regionali a costituire una nicchia dal maggior valore aggiunto. Questa Selezione si configura appunto come uno strumento di completamento del percorso di caratterizzazione del prodotto, volta a individuare una vera e propria categoria di mercato». A proposito di qualità, ricordiamo che, delle oltre trenta etichette presentate a concorrere alla Selezione di Ersa, sono state scelte come finaliste le bollicine delle aziende Luciano Grudina, Bandut di Giorgio Colutta, Conte d’Attimis-Maniago, Gradis’ciutta, Guerra Dario, Livon, Pali Wines, Piera Martellozzo, Ronco Margherita, Scolaris Vini, Stocco, Terre Rosse, Valentino Butussi, Viticoltori Friulani La Delizia e Zaccomer Maurizio.

Friuli: Prosecco, gli impianti a pieno ritmo in Fvg, superati già 1.800 ettari

di Giuseppe Longo

La Doc Prosecco – interregionale, in quanto a cavallo tra Friuli Venezia Giulia e Veneto – sta per compiere tre anni. Era, infatti, l’estate del 2009 quando vide la luce questa nuova denominazione di origine controllata che ha quale “epicentro” la piccola località sul Carso triestino, Prosecco appunto, grazie al cui nome geografico queste bollicine potranno rimanere saldamente ancorate al territorio giuliano e friul-veneto. E’ chiaro, però, che a far la parte del leone è proprio la vicina regione – da sempre grande produttrice di questo vino che ha conquistato il mondo -, ma anche il Fvg ora si sta difendendo “bene”, tanto che il Prosecco si sta diffondendo a macchia d’olio e soprattutto nelle Grave (significativo il caso Casarsa). Non avviene così, come invece tenacemente auspicato, sul Carso che pur “regala” il nome al prodotto. I nuovi impianti sul “costone” sono infatti frenati da una serie di norme, in primis ambientali, che la Regione si è impegnata a risolvere. Anche se non sarà, pare di capire, una passeggiata. Della questione Prosecco si è trattato anche al “tavolo verde” che proprio la Regione Fvg ha riunito in questi giorni a Udine. Nell’occasione, è stata presentata la nuova proposta di delibera per dare criteri di priorità ai nuovi impianti, vista appunto la loro crescita costante. I dati Agea, ad oggi, dicono infatti che ci sono 1.272 ettari già rivendicati, più altri 364 della campagna 2010-2011 e 201 della campagna 2011-2012. La proposta di delibera prevede che «vengano dati dei limiti ai nuovi impianti, con priorità secondo criteri stabiliti, proprio per evitare che, al raggiungimento dei 3.500 ettari possa ridursi il prezzo di mercato, con danno per gli stessi viticoltori». La proposta, uscita da un tavolo tecnico di filiera che ha coinvolto tutti gli interessati, è stata messa quindi al vaglio proprio del “tavolo verde”. Il testo è stato sostanzialmente approvato da tutte le parti, ma se da un lato Coldiretti ha chiesto che il provvedimento «venga approvato subito», dall’altro Cia e Confagricoltura «hanno sollevato ancora qualche perplessità sulle tempistiche di applicazione della delibera». Intanto, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 94 il riconoscimento del Consorzio di tutela del Prosecco con il conferimento dell’incarico a svolgere le funzioni di tutela, promozione, valorizzazione, informazione del consumatore e cura generale degli interessi della Doc. Un ulteriore obiettivo raggiunto dal Consorzio, che ha sede a Treviso, in meno di tre anni dal giorno del riconoscimento della denominazione, avvenuto il 17 luglio 2009.

 

articolo tratto dal sito del Messaggero Veneto

Friuli: la svolta nell’enologia regionale

 

di CLAUDIO FABBRO

Nei giorni scorsi ho avuto il piacere di ritrovarmi con il Preside Paolo Battigello, vari docenti e gli allievi del 5º e 6º anno di Enologia dell’ Istituto Tecnico Agrario Statale Paolino d’Aquileia” di Cividale per una giornata di studio tesa ad approfondire insieme a loro , l’evoluzione degli usi nonché la complessa disciplina che ricade nella cosiddetta “ Guida al bere consapevole e che, per celerità, abbiamo ribattezzato” “Dalla vigna al volante ”. L’occasione è stata propizia per definire il calendario dei lavori del prossimo 12 maggio, in cui l’Istituto celebrerà il trentennale dell’ istituzione del Corso di Enologia, evento che ha cambiato la situazione tecnica e socio-economica della vitivinicoltura regionale. Fino ad al 1982, infatti, ben poche aziende agricole potevano privarsi di forze giovani e migranti in quel di Conegliano o San Michele all’Adige . Quindi la regia delle grandi realtà vitivinicole regionali, dei Consorzi Doc, delle Cooperative e Cantine sociali era, almeno fino al 1985 , affidata ad enotecnici d’altre regioni . Poi la svolta. Ma vediamo di ripercorrere insieme le vicende del benemerito Istituto agrario cividalese. Nel 1920 nasce l’Istituto Friulano Pro Orfani di Guerra, con annessa Colonia agricola e Scuola pratica triennale di agricoltura. Nel 1930 viene attivato il Corso biennale superiore della Scuola Tecnica Agraria, che conferisce il titolo di Agente Rurale. Nel 1948 tutto il complesso di Rubignacco con le strutture scolastiche ed agrarie, passa all’ Ente Friulano di Assistenza. Nel 1955 la Scuola Tecnica Agraria diventa Istituto Tecnico Agrario, come sezione staccata di quello di Conegliano Veneto. Nel 1960 sono diplomati i primi periti agrari frequentanti il corso di Cividale e l’Istituto diventa autonomo e nel 1968 viene intitolato a “ Paolino d’Aquileia”. Nel ’78 raggiunge il numero massimo d’iscritti : 807.Nel 1981 viene istituita la sezione staccata di Gradisca e nello stesso anno prende il via il Corso di Viticoltura ed Enologia. Fu così che nell’anno scolastico 1983/84 uscirono dalla Scuola i primi 19 enotecnici che trovarono pronto impiego. Molti di loro si affiancarono al padre e fu così che l’enologia regionale conobbe un’accelerazione impensabile.  

Friuli: in crisi il Friulano ex Tocai, ora si vende solo Prosecco

Alla vigilia dell’inaugurazione di Vinitaly, la più importante fiera vinicola italiana stanno venendo al pettine i nodi relativi al comparto regionale. I fondi per la promozione del vino Friulano ex Tocai non sono serviti a molto, la vendita langue mentre tira il Prosecco, tant’è che ai vivai di Rauscedo si vendono quasi esclusivamente barbatelle di Glera, il vitigno per il pregiato frizzante. “Non ho gli ultimi dati ma so che ci sono richieste per oltre 14 milioni di barbatelle di Glera, mentre per il Friulano c’era una drastica riduzione. Addirittura Friuli occidentale si estirpano le viti di Friulano per far posto al Prosecco” spiega  Dario Ermacora, vitivinicoltore e presidente di Coldiretti regionale.

Un fatto questo che preoccupa Ermacora perché sempre più il Friuli si distinguerà sui mercati internazionali con vini autoctoni, come il Friulano appunto, piuttosto che con i prodotti internazionali come Merlot Cabernet Pinot e quant’altro che altrove si fanno bene e a buon prezzo.
Sotto accusa per il presindente di Coldiretti, ma anche per quello di Slowfood Colomba, la politica dell’assessore all’agricoltura Violino che ha speso 9 milioni di euro per finanziare la vendita del Friulano nelle sagre locali piuttosto che promuoverlo a livello internazionale. Molti dunque i dubbi su Vinitaly 2012, soprattutto per quel che riguarda le prospettive del mercato italiano.
 

Friuli: sul Carso riesplode la guerra del Prosecco

dal Piccolo del 17 marzo

«Prendiamo atto del boom del Prosecco ma stride che, proprio nella sua patria, gli venga negata ogni possibilità di sviluppo». Sandi Skerk tra tre anni raccoglierà i primi frutti di una coltivazione avviata nel 2011, bottiglie che non avranno però l’etichetta “Prosecco”: «Non ho alcuna voglia di utilizzare il nome, non con una Regione che non applica il protocollo d’intesa che ha dato il via libera alla creazione della nuova Doc». Alla vigilia del punto della situazione (lunedì a Prosecco) sulla Doc interregionale tra gli assessorati di Fvg e Veneto, riesplode la guerra sul vino con le bollicine. Skerk, che a inizio febbraio ha scritto a ministero, presidente della Regione e assessorato all’Agricoltura, «senza avere risposta», critica i troppo vincoli e la mancanza dei piani di gestione. Ma c’è anche la politica: Igor Gabrovec legge dell’annuncio di Claudio Violino del raddoppio della produzione (da 200 a 400 milioni di bottiglie) e non digerisce. «Nulla di male che l’assessore incontri il suo omologo del Veneto e il vicepresidente del Consorzio Prosecco Doc, se non fosse che si parte dal presupposto che la Regione abbia rispettato gli accordi dell’aprile 2010. E invece – prosegue il consigliere della minoranza slovena – il nostro territorio rimane una rassegna di vincoli, alcuni assolutamente assurdi, come quello idrogeologico, tanto da far fuggire gli agricoltori oltre confine dove, pur in presenza di analoghe aree protette, i tempi burocratici sono sostenibili». C’è poi la questione risorse. «L’unica linea di finanziamento riconducibile agli impegni del protocollo – ricorda Gabrovec – si è conclusa con il sostegno a un progetto di recupero del ciglione carsico sotto Prosecco, affidato al Consorzio di bonifica pianura isontina. Finanziamento definibile “pilota” in quanto in Finanziaria, azzerandone il capitolo, non ne è stato previsto il proseguimento». Non basta: «Violino ha presentato il Progetto di sviluppo del Carso, che da solo prevede oltre 100 milioni di potenziali investimenti, per poi soffocare già in sede di presentazione ogni speranza sui possibili finanziamenti». Concetti già espressi dai produttori nella lettera firmata Skerk, come vicepresidente del Consorzio Collio-Carso. In provincia di Trieste, evidenzia il produttore, «ci sono complessivamente 450 ettari coltivati a vite. Noi vorremmo poter realizzare un centinaio di ettari di nuovi impianti: è troppo chiedere di poterlo fare? Perché impedire il nostro sviluppo?». Le istituzioni non hanno al momento risposto. Eppure, rileva ancora Gabrovec, la Doc interregionale è stata possibile «grazie alla disponibilità del Consorzio del Carso e di altri firmatari che hanno ritirato il ricorso presentato al Tar del Lazio. Ma gli impegni non sono poi stati mantenuti». E Skerk aggiunge: «Mentre noi siamo costretti a cercare spazi vitali nella vicina Slovenia, nei prossimi tre anni il Veneto potrà piantare migliaia di ettari di Prosecco e il Friuli 3.500, utilizzando la nostra concessione della denominazione geografica “Prosecco” per la nuova Doc interregionale che ha messo al riparo dall’assalto estero. Vantaggi cui vorremmo compartecipare». Dal fronte delle categorie, Dario Ermacora invita però a non strumentalizzare la questione Prosecco. I produttori del Carso, spiega il presidente di Coldiretti, «chiedono legittimamente la sburocratizzazione ma lo devono fare guardando a tutta l’attività agricola di un territorio effettivamente penalizzato da vincoli che sono comunitari ma che pesano molto più in regione che non nella vicina Slovenia». E dunque il problema «va senz’altro affrontato, ma non legandolo al solo Prosecco». Anche perché «parliamo di un’area in cui non pare né economico né strategico produrre quel tipo di vino». Questione di resa – «il Prosecco può arrivare a 180 quintali per ettaro, non certo il caso del Carso – e anche, sempre secondo Ermacora, di mancanza di trazione e attrezzature. «Più opportuno che il Carso valorizzi le grandi potenzialità sugli autoctoni Vitovska, Malvasia e Terrano, conservando e anzi rafforzando quella che è la sua vera tradizione».