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Carnia: Zanier, canto d’amore alla compagna che non c’è più

di PAOLO MEDEOSSI.

Leo parla a Flora e le racconta cosa è successo nel loro mondo da quando lei non c’è più: le cinciallegre volano sui cespugli, il primo Natale con i segni della grazia e della bellezza che lei ha lasciato, la cerimonia d’addio con i bambini che danzano attorno alla pianta a lei tanto cara, il ritorno nella casa di Maranzanis, con il pavimento in ardesia e le tegole colorate. Una vita intensa, creativa, piena di affetti, si è svuotata, diventando quasi fredda penombra davanti alla logica, alla legittimità assurda della morte, ma il dolore non è urlato. Traspare dalle immagini semplici, dal linguaggio scarno e concreto, dal vocabolario quasi dimesso, che rappresentano la novità introdotta da Leonardo Zanier nello straordinario mondo della poesia friulana mezzo secolo fa, quando si doveva raccogliere l’eredità pasoliniana. In quella fase il poeta di Maranzanis si è ritagliato un posto a sé, anche per l’esperienza che andava facendo da emigrante (prima in Marocco, poi in Svizzera), raccontandola attraverso versi e parole esplosi nell’immaginario collettivo fin dal 1964 quando uscì la prima raccolta, quell’urlo “liberi di dover partire” ridiventato attuale perché non coglieva un momento storico quanto una sofferenza che l’umanità deve continuamente affrontare. Zanier, gabbiano controcorrente di cultura mitteleuropea (come ha detto di lui Angela Felice), lontano dalle magie orfiche del “poeta laureato”, considera la propria ricerca mai finita, perché è in primo luogo il veicolo di una visione del mondo, su cui ritornare e meditare attraverso riflessioni appassionate, politiche e sindacali, che si soffermano su ingiustizie, soprusi, stati d’animo e ricordi, capaci di interrogare l’aspetto intimo e personale di ognuno. Leo lo ha fatto con una capacità intuitiva che il tempo non ha indebolito. Ha intrecciato, esprimendosi nell’idioma della sua valle, piccole storie zen con le quali indicare il senso universale di tutto, cominciando dall’axis mundi di ciascuno, il centro del proprio mondo, la “storiuta” da cui ogni vita ha inizio. E ci è riuscito mediante una scrittura mai compiaciuta, perché individua nelle parole la solidità dei fatti e delle cose. Tutto questo trova commossa espressione in un nuovo libro, “Il dolore e la grazia”, pubblicato da Media edizioni con i testi accompagnati dai dipinti dell’artista friulano Marco Casolo. C’è una presentazione di Aldo Colonnello del circolo Menocchio e poi una prefazione di Paolo Venti, che spiega come la morte di Flora sia «il nuovo perno delle cose (l’axis mundi di altre poesie) e attorno a esso si prendono le misure, si creano le nuove prospettive. Non è la fine, anzi è un evento che acquista un doloroso senso». Nelle fotografie di Danilo De Marco appare il bel volto di Flora. E alla sua compagna per oltre 40 anni Leo dedica un intenso canto d’amore, che si conclude sussurrando le parole di un motivo di Brassens: “Il tempo di imparare a vivere ed è già troppo tardi”. La vita, quindi, narrata stavolta come viaggio esistenziale da compiere, non solo come ricerca di un sogno o di un lavoro. Un libro bellissimo, delicato, lucido dentro un sentimento anche riservato, di sincero pudore e rispetto verso una vicenda privata, appartenuta a due persone e proposta senza ostentazione, con la consapevolezza che il cammino di tutti è così, nel profondo. Il racconto inizia nei giorni del dolore lancinante, settembre 2012, ospedale di Zurigo, dove Flora sta morendo. Ma attorno al suo letto si crea il gioco delle nipotine ignare di quanto accade in quella stanza e la situazione non sembra triste. “Flora ride – scrive Leo -, anche noi: è diventata una festa, piena di trilli e gridolini”. Poi ci sono i momenti del vuoto, dell’assenza che diventa assedio, e gli occhi si fanno rossi. “Vorrei raccontarti…” dice Leo alla sua Flora e lo fa, con brevi prose e versi in italiano e carnico. Molti testi sono stati scritti un anno fa a Maranzanis quando la malinconia era un peso insopportabile. “Sei presente anche qui, dappertutto… Troppo, anche troppo invisibile, troppo”. Zanier scrive con la passione, il cuore sincero di un ragazzo. “Il dolore e la grazia” si aggiunge ai tanti libri pubblicati in 50 anni, ma assume di sicuro un significato particolare. Senza farsi imprigionare dalla sua arte, il poeta rivela una forza di scrittura intatta, sorprendente, che comunica una sensibilità sempre fedele al mondo fino all’estremo. Nulla è cambiato in lui, che il 10 settembre compirà 80 anni. Il Friuli lo festeggia ora con due iniziative proposte nel programma di “Avostanis” dall’associazione Colonos. Primo appuntamento oggi, giovedì 27 agosto, alle 18, in corte Morpurgo a Udine, dove sarà presentato il nuovo libro. Dopo il saluto del sindaco Honsell, Leo ne parlerà con Paolo Venti e Marco Casolo. Brindisi e festa di compleanno sabato prossimo, alle 21, nel cortile dei Colonos, a Villacaccia di Lestizza, con “In onor, in favor”. Gigi Maieron dialogherà con Leo e poi concerto con protagonisti Canzoniere di Aiello e Canzoniere friulano, presenta Valter Colle. Occasioni speciali per incontrare un poeta unico, il più moderno e aperto alle cose del mondo fra i nostri autori. Il valore della sua arte sta nell’aiutarci, in maniera laica, a riconciliarci con la vita e con ciò che sarà anche dopo di essa, cercando i volti meravigliosi del passato.