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Tolmezzo: il dramma soci prestatori Coopca, «Le azioni? Vendute come investimenti sicuri»

di Domenico Pecile.

Una richiesta. Un dubbio legittimo. Lo solleva un socio alzando la mano e rivolgendosi all’avvocato Zilli. «Vorrei chiederle un suo parere – afferma l’interlocutore dalla platea – in merito alle azioni. Voglio cioè informare che loro proponevano le azioni come alternativa al libretto. Ritengo che ci fosse un ordine preciso di proporle in un certo modo perché non veniva richiesta nessuna firma sui rischi di un investimento in azioni». «A me risulta – ribatte un altro socio – che la proposta di acquisto di azioni venisse indirizzata soprattutto alle persone più anziane». Elio vive a Villa Santina. Faceva il muratore e adesso è in pensione. Aveva acquistato le azioni nel 2000, prima ancora dell’avvento dell’euro. Poi si era fatto anche un libretto. «Tutti i miei risparmi sono lì. Pensavo alla vecchiaia, pensavo a un gruzzoletto in caso di necessità. Mi fidavo di loro. Mi sono sempre fidato. Nessuno ci ha mai detto nulla. E adesso?». Elio scuote la testa e allarga le braccia. Rassegnato. Incredulo. E un po’ disgustato». Dentro la sala, l’avvocato Zilli sta illustrando le tre ipotesi relative alla proposta concordataria di rimborso del denaro ai creditori chirografari tra i quali ci sono i quasi tremila soci prestatori. Si parla nuovamente delle azioni finite letteralmente in fumo. Nel bilancio 2014 – illustra ancora il legale – ci sono 14 milioni di euro in perdita e questo ha avuto come conseguenza la totale erosione del capitale sociale e delle riserve. «Ma perchè – insiste un socio – non hanno rivelato il rischio di un investimento azionario»? «Perché probabilmente – come sottolinea una socia – questa storia è zeppa di omissioni, di silenzi, di cose non dette. Il “buco” di 86 milioni non può essersi formato né all’improvviso, né tantomeno in poco tempo. E poi quella lettera…». La lettera della vergogna, la chiamano i soci. E ricordano a ogni incontro che lo scorso giugno il cda ha lusingato tutti i soci invitandoli a ulteriori depositi nei libretti a fronte di un aumento del tasso di interesse dell’1 per cento. Lettera tra l’altro che la Procura ha vivisezionato per capire come è perché è stata pensata, scritta e inviata al “popolo” ignaro dei soci prestatori confidando nella loro fede nella cooperativa carnica.