Tolmezzo: i saggi di Ermes Dorigo sulle riviste internazionali “Dante Studies”, “Forum Italicum” e sulla “Rivista di Studi Italiani”

Ermes Dorigo dopo Dante Studies ritorna negli USA su Forum Italicum, e  a livello internazionale sulla Rivista di studi italiani, diretta da un docente dell’Università di Toronto

Sul numero del 2010 di «Dante Studies» era comparso un corposo, interessantissimo suo saggio su I codici della Divina Commedia in Friuli. La pubblicazione sulla rivista ufficiale della The Dante Society of America (fondata nel 1881, seconda nel mondo dopo la Deutsche Dante-Gesellschaft fondata da Karl Witte nel 1865 – la Società Dantesca Italiana fu fondata nel 1888) era stato un prestigioso riconoscimento del suo lavoro critico-letterario e filologico, che costituisce parte rilevante della sua poliedrica attività culturale di studioso e intellettuale. Qui prima Dorigo aveva ricostruito in modo essenziale e pertinente il contesto storico-culturale del Friuli ai tempi di Dante, rilevando l’importanza economica e sociale dell’immigrazione toscana nella nostra regione, «terra vergine dal punto di vista delle opportunità imprenditoriali» e priva d’una classe borghese, eletta da banchieri e commercianti a nuova patria per i loro affari. Di tale presenza e della fitta rete di relazioni troviamo testimonianza sia nel Decameron di Boccaccio che nel Trecentonovelle del Sacchetti, nonché nella Nuova cronica di Giovanni Villani, e se alquanto dubbia è la dimora di Dante in Friuli, certa è la presenza a Udine di Francesco Petrarca nel 1368, durante il soggiorno di Carlo IV di Boemia, e certo il transito di Giovanni Boccaccio, in viaggio verso il Tirolo, nel gennaio del 1352. Il saggio su I codici della Divina Commedia in Friuli ricostruiva, tra l’altro, con scrupolosa acribia, la querelle dantistica suscitata dalla prima edizione a stampa, a Udine nel 1823, del codice Bartoliniano della Divina Commedia ad opera di Quirico Viviani. Edizione tutt’altro che ecdoticamente irreprensibile: il Viviani infatti operò da «faccendiere delle lettere» piuttosto che da corretto filologo, non peritandosi di forzare e falsare il testo del codice Bartoliniano (così chiamato per essere stato acquistato nel 1817 dal commendatore udinese Antonio Bartolini, dopo essere appartenuto monsignor Filippo della Torre, cividalese di nascita e vescovo di Adria dal 1702; oggi è conservato nella Biblioteca arcivescovile di Udine) al fine di accreditare la favoleggiata presenza di Dante Alighieri in Friuli, presso il patriarca Pagano della Torre.

Ora é la volta di altri due friulani del 1700:

 

Daniele Florio su Forum Italicum (New York):

 Questo scritto utilizza essenzialmente l’Epistolario di Pietro Metastasio (1698-1782), per analizzare il suo rapporto di amicizia col «ciambellano imperial cesareo»  di Maria Teresa, il conte udinese Daniele Florio (1710-1789), «poeta de’ Sovrani, Sovrano de’ poeti», lungo tre direttrici adeguatamente approfondite. Amicizia come reciproco sostegno e guida, fraterna paterna filiale, a seconda dei casi, che comprende e travalica sincerità e onestà, di cui pur si nutre, per rasentare, con la tenerezza e l’affetto che la plasma, un sentimento di puro amore e disinteressata dedizione. Il tema dell’Amicizia costituisce il fulcro della canzone poetica scritta da Daniele Florio in morte del Metastasio come si legge già nella premessa a gli amici: «[…] io ho perduto un impareggiabile Amico. Voi, che portate scolpite nell’animo le Sacre Leggi dell’Amicizia […] rendere una pubblica testimonianza […] di tenerezza, e gratitudine all’Amico»; parole riprese nella poesia, soprattutto nella prima e terza strofa, che danno il ‘tono’ a tutto il componimento: «Mai più soavi lacrime / Non versa un infelice / Di quelle che Amicizia / Dal fido cor gli elice  […] Io su le fredde ceneri / Piango d’un chiaro Amico, / A cui mi strinse il genio / Con forte nodo antico». Viene naturalmente approfondita la produzione poetica del Florio e proposta una sua rivalutazione. A palazzo Florio ha sede il rettorato dell’Università di Udine.

 

Giovanni Artico di Porcia, inventore dell’autobiografia, sulla Rivista di Studi Italiani:

 

Con questo scritto  Dorigo si propone due obiettivi: in primo luogo che nella storiografia letteraria italiana si giunga ad assegnare la giusta collocazione e il giusto rilievo al Progetto ai Letterati d’Italia per iscrivere le loro Vite del 1721 del conte friulano Giovanni Artico di Porcia (1682-1743), «inventore» e «promotore» del genere autobiografico agli albori della nuova cultura razionalista settecentesca. Certo è che quello del Porcia è un progetto articolato, un autentico pattern, un modello di racconto di sé in funzione didattica, civile e morale anche per  le successive  biografie tanto da essere definito da Andrea Battistini la «carta costituzionale […], la partitura di tutte le Vite del primo Settecento»;  giudizio confermato implicitamente da Franco Fido, quando  afferma che «è il decennio 1720-1730 ad aprire la stagione dell’autobiografia». In secondo luogo che si corregga l’errore per cui  il suo Progetto avrebbe stimolato la scrittura di una sola Vita (Vico) e non di tre (Muratori, Vico, Bacchini), e forse di una quarta, quella di Pietro Giannone, che non avrebbe fatto esplicito riferimento al Progetto solamente per antagonismo partenopeo e per non essere sminuito, venendo accostato all’autore della Scienza nuova, ma che nella sua Vita ricalca sostanzialmente il modello e le finalità proposti dal Porcia.

 

Infine, legato com’é alla sua terra, come ha dimostrato anche negli anni passati come direttore della biblioteca civica e delle attività espositive a palazzo Frisacco (tra l’altro ha promosso la ristampa anastatica dei giornali storici della Carnia: Carnia, Lavoro, Alpe Carnica, Carnia Domani) ha in serbo una ‘chicca’: un libro, già pronto per la stampa, su UMANISTI DI TOLMEZZO NEL 1500, di cui si riporta l’indice: JACOPO VALVASONE DI MANIACO, Descrizione della Cargna, 1565; I ’Cillenio-Angeli’ di Tolmezzo; ANONIMO DA TULMEGIO (Giuseppe CILLENIO): Canzoniere petrarchesco del XVI secolo; ANTEO CILLENIO: De peste Italiam vexante, 1577; NICOLÒ CILLENIO senior: Psyches – Rapsodiae duae, post 1577; NICOLÒ CILLENIO junior: Breve antologia di poesie latine; RAFFAELE CILLENIO: Oratio ad cives utinenses habita pridie Nonas Decembris 1594, Dedica delle Orationes Decem; Oratio ad cives foroiulenses; Carmina; ROCCO BONI: Austriados, libri quattuor, 1559 (1694 vv.), stampato a Vienna e dedicato all’Imperatore Ferdinando d’Asburgo e a Massimiliano, re di Boemia e poi Imperatore; FABIO QUINTILIANO ERMACORA: De antiquitatibus Carneae (alcuni passi); GIUSEPPE DACIANO: Trattato della peste e delle petecchie,1576 (ampia antologia); FRANCESCO JANIS: Viaggio in Spagna di Francesco Janis di Tolmezzo di Marino Sanuto. Ogni autore é introdotto da un’ampia biobliografia e tutti i testi latini sono tradotti con note esplicative.

 

Un pensiero su “Tolmezzo: i saggi di Ermes Dorigo sulle riviste internazionali “Dante Studies”, “Forum Italicum” e sulla “Rivista di Studi Italiani”

  1. gilberto

    Dal prof. Dorigo vorrei sapere la composizione dei componimenti ( i nomi e i numeri ) presenti nell’Anonimo da Tulmecio.”Canzoniere petrarchesco del 16 secolo” di cui ha curato una interessante ricostruzione filologico-storica.
    La risposta mi servirebbe entro il 9 settembre 2012.
    Vi ringrazio anticipatamente
    dott. Gilberto Antonioli
    poeta veronese
    3480656287

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