Tolmezzo: risparmi di carta e tagli dolorosi, l’editoriale di Roberto Pensa

di Roberto Pensa.
 Su richiesta di un nostro lettore riprendiamo questo editoriale dalla Vita Cattolica del 21 Marzo

Come le macerie che si cominciano a  stagliare nitide dentro al fumo denso che si dirada dopo un violento incendio, emerge ormai con dati di fatto e incontrovertibili l’incredibile errore di valutazione compiuto dal governo Monti con la decisione di sopprimere il Tribunale dì Tolmezzo.  L’incendio, in questo caso, è dovuto al fuoco della retorica sulla cosiddetta «spending review», vale a dire la riqualificazione della spesa pubblica con l’eliminazione delle voci inutili o inefficienti. Chissà perché, quando si tratta di «razionalìzzare», gli spreconi sono sempre i più piccoli e indifesi.
 
Ma bando alle discussioni di principio: ora a parlare sono i fatti.
 
Il sindaco dì Udine, Furio Honsell, ha preso carta e penna (come potete leggere nell’articolo in cronaca di Udine) per dire chiaramente all’Anci (l’Associazione dei comuni) che la scellerata decisione governativa costerà quest’anno al capoluogo friulano quasi un milione di euro in più, per creare le strutture necessarie a fare spazio agli uffici giudiziari fino ad ora ubicati in Carnia.
 
La cosa ancor più assurda è che il costo annuo del Tribunale di Tolmezzo negli ultimi tre esercizi si è attestato tra i 312 e i 348 mila euro. A Udine perciò si spenderà quest’anno il triplo.
 
Anzi di più, a ben vedere, perché l’affitto della sede ormai dismessa, a vantaggio del Palazzo di giustizia nuovo di zecca del capoluogo carnico, pesava per circa 150 mila euro l’anno.
 
Insomma, proprio un bel risultato: maggiori costi, forti disagi per la popolazione della Carnia e dell’Alto Friuli (che dovrà percorrere decine di chilometri, e nei casi peggiori più di 100) per prendere parte ad un processo o magari solamente per richiedere un certificato penale. E una zona di Udine, quella di largo Ospedale vecchio, già congestionata di auto parcheggiate e di traffico, ancora gravata di una nuova e considerevole utenza.
 
Speriamo che non siano tutti così  i «risparmi» previsti dal governo Monti nel bilancio dello Stato: in tal caso, la strada della bancarotta per l’Italia sarebbe spianata.
 
«Risparmi» di carta, fatti solo su un piano teorico – e nemmeno troppo approfondito -. Ma che poi si traducono in tagli veri sulla pelle della gente, quella che già soffre i disagi del vivere in montagna. 
 
E non è l’unico esempio. Sull’onda del libro «La Casta», la scure della Regione Friuli-V.G. si è abbattuta sulle Comunità montane, additate come la causa del dissesto italiano (in realtà, i loro bilanci sono una quota infinitesimale della spesa pubblica italiana).
 
Tant’è: sono state commissariate 4 anni fa, senza bene sapere come gestire le loro competenze. Tant’è: le Comunità montane sono ancora da liquidare realmente, ma le Unioni dei comuni montani che dovevano sostituirle non ci sono ancora, paralizzate da normative incomplete e contradditorie. E intanto lo sviluppo della montagna è fermo e i fondi europei vanno altrove.
 
La prossima tappa è quella delle Province: pressoché tutte le forze politiche predicano la loro soppressione. Il motivo: risparmiare. Nessuno si prende però la briga di spiegare ai cittadini che le loro competenze (uffici del lavoro, strade, ambiente…) andranno comunque esercitate, e il personale non si può mandare a casa. Quindi i risparmi sono scarsi e ipotetici, ma potrebbero essere addirittura inesistenti.
 
Il problema è che tutti questi ragionamenti sono fatti sulla carta, e nessuno si prende la briga di vedere veramente come vanno le cose e dove si verificano gli sprechi e i malfunzionamenti della macchina pubblica.
 
Però, almeno quando l’errore risulta in tutta la sua lampante chiarezza, si dovrebbe avere il coraggio di ammettere che si è sbagliato.
 
 E allora, caro premier Mario Monti, caro ministro Paola Severino, cosa aspettate a dare finalmente giustizia a Tolmezzo? Il trasferimento del tribunale a Udine non è ancora iniziato, e si può ancora evitare la figuraccia con la Carnia e il «salasso» per la città di Udine, dando finalmente ascolto alle buone ragioni degli avvocati del foro di Tolmezzo, dei sindaci, della popolazione.
 
È vero, il governo dimissionario non è nella pienezza dei suoi poteri. Ma l’ammettere e il porre rimedio ad un errore così grossolano, ancorché sia un fatto straordinario per i politici italiani, dovrebbe essere un dovere anche per un premier e un ministro in «ordinaria amministrazione».