Trasaghis: chiesa a rischio cadono lastroni di marmo

di Piero Cargnelutti.

Ora, crisi e mancanza di liquidità degli enti colpiscono anche luoghi sacri e di riferimento per le piccole comunità locali. Succede a Trasaghis dove la chiesa di Santa Margherita rischia di diventare inaccessibile per via dei grossi lastroni di marmo che abbelliscono le colonne della sua facciata e che stanno lentamente scendendo. Si tratta di una situazione che sempre più preoccupa il parroco Fausto Quai, già da tempo in cerca di una soluzione ma al momento privo di risposte: «Ho chiesto a un professionista di fare un preventivo – ci ha spiegato don Fausto – degli interventi da fare e i conti parlano di 60 mila euro, una cifra che la Parrocchia di Santa Margherita non dispone. Ho cercato un aiuto sia alla Curia e sia al Comune, ma entrambi gli enti mi hanno fatto sapere che al momento non ci sono le disponibilità economiche: già negli scorsi mesi ho investito 2 mila euro per mettere in sicurezza anche le lastre interne, e ciò grazie ai contributi che raccolgo dalla comunità locale, ma 60 mila euro non so proprio dove trovarli». Il primo segnale di preoccupazione a don Fausto è arrivato lo scorso Natale, quando da una delle colonne interne della chiesa ha iniziato a staccarsi una lastra di marmo. Il parroco, con i pochi soldi a disposizione, ha fatto fissare il marmo sulle colonne con dei fisher, proprio per il timore che quei grossi pezzi potessero cadere sul capo di qualche fedele, magari durante una celebrazione. Successivamente, per scrupolo, don Quai si è preoccupato di verificare personalmente anche la tenuta dei grandi lastroni appesi alle colonne della facciata e ha notato che anche questi si stanno sbriciolando. Non solo, ha pure scoperto che la scalinata d’ingresso è appoggiata sulla sabbia e dunque anche quel punto necessiterebbe di una messa in sicurezza. Ma, come detto, al momento i soldi non ci sono e tutto ciò che ha potuto fare è stato quello di mettere delle transenne di plastica sull’ingresso della chiesa: «Mi sono anche messo in contatto con la Protezione civile – dice il sacerdote – la quale mi ha assicurato che interverrà per sistemare delle transenne di ferro, necessarie per queste situazioni di rischio, ma è chiaro che non si può andare avanti così. Durante le messe mi preoccupo di far entrare le persone dal retro, ma non è molto bello, e poi nel caso dei funerali dobbiamo per forza far entrare il feretro dalla navata centrale, ma se improvvisamente una lastra di marmo cade addosso a qualcuno che cosa facciamo?». Alla Parrocchia di Santa Margherita fanno capo anche le chiese di Peonis e Braulins: quella del capoluogo è stata ricostruita dopo il terremoto e riaperta nel dicembre 1997 e ora, a soli quindici anni dalla sua inaugurazione rischia di non essere più accessibile.

Un pensiero su “Trasaghis: chiesa a rischio cadono lastroni di marmo

  1. marco

    Quanto bello sarebbe, se invece di stucchi, marmi e ogni sorta di cosa francamente inutile agli occhi di chiunque dovrebbe coltivar lo spirito, ci fosse una società che non ha più bisogno di ricorrere alla canonica bellezza all’esterno delle persone, perchè ciò che han fatto emergere dentro se stesse e sviluppato poi nelle relazioni umane, basta e avanza per capire di quante, troppe cose, veramente non si ha necessità alcuna, ma altro non sono invece, che il riflesso di una carenza interiore. Nel significato etimologico, la parola “Chiesa”, significa “assemblea”! E riportandone l’origine, aggiungo una bella e breve riflessione che ho trovato in rete:

    chiè-sa

    dal greco: [ekklesia] assemblea.

    “Siamo abituati a pensare alla chiesa -qualunque essa sia- come ad un’istituzione religiosa formale e lontana dal fedele, guidata da sfere altissime con le quali è impossibile un dialogo. Ma la chiesa nasce in modo diverso. Nasce come un’assemblea, un’adunanza, una comunione intima e sociale di persone che condividono e vivono uno stesso credo, prima e aldilà dei formalismi, delle gerarchie, costituendo il cuore pulsante, la parte viva di questa organizzazione. Forse, se i credenti d’ogni chiesa recuperassero questa visione di fertile compartecipazione, nel vivere la propria fede, le chiese cesserebbero di essere poteri concorrenti della politica, delle imprese economiche, e ciascun aderente avrebbe una possibilità più fervida per vivere intimamente il messaggio che porta.”
    (fonte – http://unaparolaalgiorno.it/significato/C/chiesa)

    Quindi, invece di guardare alle cose esterne a noi, preoccupandoci di abbellire tutto ciò che non serve alla vera funzione della ricerca interiore, del proprio cammino spirituale, siamo finiti per arrivare a caricare di eccessiva importanza i luoghi fisici dove le persone si incontrano, investendo denari oltre misura, su cose che non in definitiva, non servono a nulla!

    E ora che non si trovano i soldi per dei marmi che appunto non servivano a niente, ma solo a render ipocriticamente elegante un luogo che per la funzione che dovrebbe avere, dovrebbe esser privo di qualsiasi cosa superflua (e ovviamente il riferimento è a tutte le Chiese, non solo a questa), ci si accorge che servono fior di denari per la manutenzione. Denari che certamente avrebbero trovato miglior destinazione nella “manutenzione” delle persone fisiche, cadute in qualche modo in condizioni di indigenza di fronte alla vita e alle relazioni umane; proprio come le lastre di marmo. Solo che quest’ultime non hanno uno stomaco, ne un cuore, ne tantomeno un’anima!

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