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Udine: consiglieri regionali dell’Alto Friuli stakanovisti

 

Bilancio, interrogazioni, emendamenti, commissioni, mozioni, votazioni, spese, risparmio, banche dati, leggi. Una vera giungla per i non addetti ai lavori, che potrebbero essere interessati al più, a conoscere l’operato dei consiglieri eletti in loco e non il funzionamento dell’apparato regionale. Ebbene diciamo subito che per l’Alto Friuli tutti i consiglieri eletti (Cacitti, Marsilio, Barritussio, Picco e lo stesso presidente Tondo) hanno partecipato a quasi la totalità delle sedute e chi non l’avesse fatto era sempre giustificato da altri impegni istituzionali. Per spiegare che cosa sia, come e quanto lavori, quali obiettivi abbia raggiunto, quante risorse siano state impiegate e quali servizi offra il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia si è messo a punto uno strumento che è il Rendiconto sociale , che è stato presentato nella sede della Regione a Udine dallo stesso presidente dell’Assemblea Edouard Ballaman.

Il Rendiconto 2009 è stato lo spunto per discutere un’intera giornata di trasparenza, etica e degli strumenti di rendicontazione nella pubblica amministrazione. Momenti di confronto e approfondimento a "Fare, spendere e… rendicontare", iniziativa del Consiglio regionale che ha ottenuto il patrocinio del Senato, della Camera e della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome e che è stata realizzata in collaborazione con ANCI, UPI e UNCEM regionali e l’Associazione italiana della comunicazione pubblica e istituzionale. Destinatari, funzionari pubblici ma anche esperti di economia e di comunicazione, docenti e studenti universitari, mondo dell’associazionismo e tutte coloro che sono interessati ad avviare un dialogo nuovo con gli enti pubblici.

"Quotidianamente i media ci bombardano con l’informazione politica, con dichiarazioni e controdichiarazioni, commenti, approfondimenti – ha affermato il presidente Ballaman aprendo la giornata di studio. Tutto questo dovrebbe servire a orientare il cittadino. Spesso invece succede il contrario e il bailamme della politica porta al disorientamento, all’allontanamento, alla disaffezione dell’esercizio democratico del voto.

"Pertanto, spetta a noi che proveniamo da questo mondo, quello della politica, impegnarci perché i cittadini si riavvicinino e ci manifestino quel consenso che è, in fondo, la condizione che sta alla base della legittimazione dell’operato di chi fa politica. Ecco, allora, che il Consiglio regionale nel 2005 ha dato il via alla prima rendicontazione sociale della propria attività.

"Questo perché, in maniera istituzionale – ha aggiunto Ballaman – si voleva e si vuole far comprendere al più vasto pubblico possibile i compiti dell’Aula, informare sulle leggi approvate, sui temi discussi e sulle iniziative intraprese, sui costi della politica. Un modo anche per aiutare a contattare consiglieri e uffici, per domandare e ottenere risposte. Per ricordare che il voto non è una delega in bianco, bensì un vero impegno politico per tutti noi. Rendiconto sociale, quindi, per comprendere meglio quali siano le nostre attività nella massima trasparenza, condividendo non solo le decisioni prese ma anche le loro ragioni e il loro percorso.