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Udine: il registro dei DAT (biotestamento) divide il consiglio comunale

GIACOMINA PELLIZZARI dal MV di oggi

Il consiglio comunale deve affrontare il tema del biotestamento». A chiedere che il dibattito approdi in aula a palazzo D’Aronco è il consigliere di Sinistra e libertà, Federico Pirone,convinto che l’istituzione del registro dei biotestamenti non può essere oggetto solo del referendum popolare che prenderà il via il prossimo 10 aprile. Ancora una volta, insomma, il registro dei biotestamenti divide la maggioranza di palazzo D’Aronco.
 
A differenza dei cattolici del Pd che non hanno condiviso la mozione di Maria Marion (Pd) che dava mandato al sindaco e alla giunta di istituire il registro comunale delle dichiarazioni anticipate di trattamento, Pirone è sempre stato un sostenitore del registro dei biotestamenti. Lo conferma il fatto che già un anno fa aveva sottoscritto l’ordine del giorno presentato dal gruppo “La sinistra l’arcobaleno” capitanato, all’epoca, da Anna Paola Peratoner. «Il consiglio – insiste il consigliere – non può rimanere indifferente o insofferente alle molte istanze presentate in questi mesi dai cittadini e dalla società civile, fermo restando l’estrema delicatezza della materia per gli interessi coinvolti, le tematiche e le problematiche bioetiche sollevate». Pirone precisa, infatti, che «il Comune è nella possibilità giuridica e amministrativa di farsi promotore di atti amministrativi volti a introdurre il riconoscimento formale del valore etico delle dichiarazioni anticipate di trattamento di carattere sanitario, tramite la predisposizione di un sevizio mediate l’intermediazione degli uffici municipali». Una possibilità, questa, prevista dalla legge regionale 11/2008 sulle cremazioni che, come evidenzia Pirone, autorizza i Comuni a dotarsi di apposito registro delle volontà dei cittadini. Lo conferma il fatto che anche in Friuli Venezia Giulia alcune amministrazioni hanno già istituito il registro dei biotestamenti. Da qui l’invito a «non coltivare facili storture perché se il Comune resta estraneo ad ogni responsabilità sui contenuti delle dichiarazioni anticipate, il potere politico e quello legislativo devono intervenire al fine di favorire e assicurare il rispetto di tali libere decisioni».<br />
Ma non basta perché Pirone ci tiene a sottolineare che la Costituzione prevede «che anche nei casi in cui legislatore si avvalga del potere di imporre un trattamento sanitario, “in nessun caso possa violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”». E ancora: «Il diritto di rifiutare le terapie, anche di sostegno vitale, non ha nulla a che fare con l’eutanasia che consiste invece in una condotta direttamente intesa a procurare la morte».