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Udine: le donne artigiane contro il privilegi dei fondi ai professionisti per i figli

 

 


di ANNA BUTTAZZONI dal MV di oggi

Il rischio è creare un «privilegio ingistificato». Edgarda Fiorini, presidente di Donne Impresa di Confartigianato Fvg, chiama così il provvedimento che assegna contributi ai professionisti per la cura dei figli. L’assessore Alessia Rosolen stempera i toni: «La norma non è una mancanza nei confronti di artigiani e commercianti».Lo strumento varato dalla giunta, dovrà ora passare al vaglio della commissione e la Fiorni invita i consiglieri regionali a riflettere prima di dare il loro imprimatur. «Perchè i contributi – attacca Fiorni – sono stati previsti solo per i professionisti, fra l’altro indipendentemente dal loro reddito, anche se dotati di una propria cassa che, autonomamente, senza aggravio sui conti regionali, potrebbe prevedere queste tutele aumentando le aliquote contributive a carico degli iscritti?». Fiorini ammette la positiva finalità della norma, che supporta, per esempio, la sostituzione del o della professionista con figli fino a otto anni, attraverso un finanziamento che può raggiungere i 35 mila euro; il servizio di custodia socio-educativa con stanziamenti fino a 300 euro mensili; i servizi educativi e ricreativi extrascolastici o estivi con contributi fino a 100 euro mensili. «Ma perché – insiste Fiorni – questa forma di assistenza, finanziata dalla collettività, non viene assicurata a tutti i lavoratori? Anche gli artigiani, i commercianti e i lavoratori dipendenti con figli, si trovano a sostenere ingenti spese per baby sitter, centri vacanza, servizi ricreativi, spese che restano a proprio carico. E certamente la tipologia e l’organizzazione del lavoro in una bottega artigiana, in una fabbrica o in un negozio, non assicurano una flessibilità maggiore di quella che potrebbe caratterizzare un’attività professionale svolta in uno studio o a casa propria».
Per questo, dunque, Fiorni auspica che quando il regolamento passerà al vaglio della commissione consiliare, i consiglieri riflettano «affinchè quella che nasce come la risposta a un’esigenza comune a tutti i genitori che lavorano – conclude la presidente di Donne Impresa –, non divenga il riconoscimento di un privilegio ingiustificato solo per alcuni».
Rosolen smorza la polemica. E spiega che il regolamento ha reso operativa una norma esistente dal 2004. «Ho già detto, inoltre – prosegue l’assessore –, che saranno posti dei limiti, come la fascia d’età dei professionisti, non superiore ai 45 anni, e il reddito, regole che verranno stabilite in commissione». L’assessore non lo conferma, ma l’idea del centro-destra è quella di fissare un tetto dai 20 ai 30 mila euro di Isee, a seconda della composizione della famiglia.
Rosolen conferma invece come la protesta sia legittima. «Ho la delega alle professioni e quindi – ammette l’assessore – ho creato il regolamento per il settore di mia competenza, non posso farlo per gli altri. Farò, invece, una valutazione rispetto alle categorie escluse e vedremo se esiste la possibilità di far rientrare questa misura all’interno della nuova norma, che stiamo realizzando, sulle pari opportunità. Esistono leggi di settore che hanno delle lacune e compito della politica è colmarle, lavorando ognuno per il proprio settore. Sono convinta che artigiani e commercianti abbiano ragione, ma non è stata una mancanza nei loro confronti, anche perchè rivendico un’attenzione di questa giunta sul tema della conciliazione che nessuna giunta ha mai avuto».