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Morire di corruzione? Una cosa “quasi” normale di Delio Strazzaboschi

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di Delio Strazzaboschi.

    Ci sono medici che prendono paura se ti presenti con un piccolo taglio, non sanno lavare le orecchie né mettere un punto di sutura, le loro anamnesi sono basate sulle chiacchere e le conseguenti cure dipendono da competenza, caso e pressioni dei generosi venditori di farmaci. E ci sono ospedali nei quali si va per partorire o per un piccolo intervento di routine, e dai quali si esce cadaveri. Ci sono pubbliche amministrazioni in cui una moltitudine di impiegati spiega ai cittadini come non fare le cose che si possono fare, non compiendo però loro ogni giorno quelle che dovrebbero. Dall’altra parte, un’infinità di colleghi lavora alacremente per calcolare e farsi pagare fino all’ultimo centesimo ogni tipo di gabella, destinata esclusivamente a perpetuare l’inappagabile burocrazia. Ci sono scuole nelle quali bidelli non fanno nulla proprio e dirigenti dell’arbitrio si circondano di yes-men cui delegare ogni cosa pur di non doversene occupare, come la gestione strumentale delle pre-iscrizioni o i progetti per guadagnare di più educando di meno. Le docenti non insegnano più nulla in modo dialettico, ovvero accompagnando l’alunno nell’apprendimento: solo lezioni frontali e verifiche, estirpando per sempre la voglia d’imparare. Nell’indifferenza dei Comuni (la scuola è un elemento del marketing elettorale), dei sindacati (oggettivamente complici) e nell’impotenza dei genitori (soggettivamente vittime), la scuola riproduce coerentemente sé stessa, danneggiando così in modo irreparabile prima i giovani e dopo l’intera società.

    Poi un giorno una nave da crociera va a sbattere contro uno scoglio. Un altro giorno due treni si scontrano frontalmente. E nonostante la (inspiegabile) quotazione in borsa dell’ente controllo voli, c’è da attendersi il prossimo evento ragionevolmente possibile, la caduta di un aereo dopo il decollo o prima dell’atterraggio. Dopo le tragedie il Paese s’interroga, attonito. Completamente corrotto, e quindi complice, finge di non sapere come ciò possa accadere, ma in tutte le epoche e a tutte le latitudini il modo in cui si fanno le cose è espressione ultima di chi si è. Nessuno ricorda più come quel tale abbia vinto un concorso, quell’altro abbia avuto un lavoro, questo qui un incarico e quello là una nomina. Erano e sono un po’ troppo ignoranti, illetterati, inadeguati, incompetenti, intorpiditi, inutili. E’ colpa loro, e solo loro (perché non tutti sono così). Perché stupirsi ?