Archivio mensile:Agosto 2009

Udine: il 18 ottobre l’ingresso del nuovo Arcivescovo Mazzocato


L’appuntamento è per domenica 18 ottobre, alle ore 17 in Cattedrale.
Il nuovo Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, farà il suo ingresso solenne alla guida della Chiesa Udinese , accolto con grande affetto da tutto il popolo di Dio – sacerdoti, diaconi, religiosi e laici –. A concelebrare il rito della presa in possesso canonica della diocesi da parte di mons. Mazzocato, oltre all’Amministratore apostolico mons. Pietro Brollo e all’Arcivescovo emerito mons. Alfredo Battisti, è annunciata la presenza del Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola.

Il saluto a mons. Brollo
Un importante appuntamento di preghiera e di festa, quindi, al pari di quello che domenica 27 settembre, sempre alle ore 17 in Cattedrale a Udine, vedrà l’intera Chiesa Udinese stringersi in un sincero ringraziamento all’arcivescovo, mons. Pietro Brollo, per tutto quello che ha saputo donare alle comunità cristiane friulane in poco meno di 9 anni di episcopato come Arcivescovo e nei 10 spesi come vescovo ausiliare, oltre che, in precedenza, come insegnante e rettore del Seminario, e come arciprete di Ampezzo e Gemona.

Il primo incontro con la Diocesi
Dopo la nomina ad Arcivescovo di Udine, resa nota giovedì 20 agosto, un primo contatto ufficiale tra mons. Andrea Bruno Mazzocato e l’Arcidiocesi di Udine è in programma con la visita che una delegazione friulana compirà a Treviso venerdì 4 settembre. Ci saranno il vicario generale mons. Giulio Gherbezza, il vicario episcopale per la pastorale, mons. Igino Schiff, il cancelliere della Curia, mons. Pierluigi Mazzocato, e i direttori degli uffici pastorali diocesani. Si tratterà di un primo cordiale contatto col nuovo Arcivescovo e di un primo scambio di informazioni.
Roberto Pensa

Indicazioni liturgiche in attesa dell’ingresso
Per antica tradizione è prassi della Chiesa nominare nelle intercessioni della preghiera eucaristica, cuore della Messa, il Papa, guida della Chiesa universale, e il Vescovo, capo della diocesi. Tale accenno orante è altresì segno eminente della comunione ecclesiale che scaturisce dall’unica Eucaristia celebrata nella Chiesa. Per tale ragione, si invita fin da ora a nominare nella preghiera eucaristica accanto al nome del Papa Benedetto XVI anche il nome dell’Arcivescovo eletto Andrea Bruno Mazzocato menzionando pure, fino all’ingresso del nuovo Arcivescovo, anche l’Amministratore apostolico Pietro Brollo. Ad esempio, utilizzando la preghiera eucaristica II si dovrà dire: «…in unione con il nostro Papa Benedetto, il nostro Arcivescovo eletto Andrea Bruno e l’Arcivescovo Pietro».

Inoltre, si invita a pregare per il nuovo Arcivescovo nella preghiera dei fedeli soprattutto nelle prossime domeniche in vista dell’ingresso nella nostra Arcidiocesi.

È possibile, poi, nelle ferie del tempo ordinario non occupate da memorie obbligatorie celebrare la Santa Messa con il formulario «Per il Vescovo» (pp. 782-783 del Messale Romano). In tal caso, le letture vanno attinte dal lezionario feriale o, eventualmente, dal Comune dei Pastori e il colore delle vesti liturgiche è il verde.

La nostra preghiera intensa sarà il segno del nostro legame con il nuovo pastore che ci è stato dato. Al di là della distanza geografica e del tempo che intercorre tra la sua nomina e l’arrivo in mezzo a noi è la medesima celebrazione dei santi misteri, e in primis dell’eucaristia, fonte e culmine della vita ecclesiale, a garantire e a rafforzare l’unità tra il Vescovo e la sua Chiesa, nell’articolazione ministeriale e nella varietà delle sue componenti sociali e culturali.
don Loris Della Pietra
direttore dell’Ufficio liturgico diocesano

Cividale: Lorenzo Crisetig convocato nella Under 21 nazionale


Chissà se dopo Fabio Capello, Ezio Vendrame, Bruno Zanolla, Luigi Del Neri sarà il nome di Lorenzo Crisetig a reggere il vessillo dei giocatori Friulani che hanno fatto la storia del calcio Italiano. Le premesse ci sono tutte ed ora per lui la grande soddisfazione dell’Under 21

Dal Gazzettino di oggi

Lorenzo Crisetig, cividalese, è vicino ad entrare nella storia del calcio italiano come il più giovane giocatore dell’Under 21. Pierluigi Casiraghi, l’allenatore azzurro, l’ha conviocato per le qualificazioni agli europei di categoria a 16 anni, 7 mesi e 28 giorni. Contro il galles o il Lussemburgo potrebbe debuttare. Un solo minuto e sarebbe record assoluto, migliorando nettamente quello di Federico macheda, il mtalento romano del manchester United che ha festeggiato la sua prima presenza a 18 anni e 10 gionri.
      Lorenzo Crisetig è nato a Cividale del Friuli il 20 gennaio 1993. E’ un talento assoluto, un predestinato. Fisico importante, personalità da vendere, piedi buoni, senso tattico sviluppato, un centrocampista-difensore che si è fatto ammirare nella trafila delle squadre giovanili azzurre e che, approdato all’Inter, ha suscitato l’attenzione di Josè Mourinho che dopo un eccellente campionato negli allievi lo ha chiamato questa estate per la preparazione con la prima squadra, facendo intendere che se continuerà a fare progressi potrebbe debuttare prestissdimo in serie A.
      A nove anni Lorenzo entra a far parte della rosa dell’Audace di San Leonardo, dove si ferma per una stagione. L’anno successivo passa al Donatello di Udine dove gioca per cinque anni. A 14 anni, nonostante il Donatello sia legato da una collaborazione con l’Udinese passa all’Internazionale, club con il quale gioca nelle categorie Giovanissimi Nazionali, Allievi Nazionali e, da quest’anno, nella Primavera del tecnico Fulvio Pea. Vanta diverse convocazioni in Under 16 (con la quale ha disputato lo scorso aprile l’Europeo di categoria) e Under 17. Lorenzo ha già assaporato anche il clima della prima squadra dell’Inter: convocato da José Mourinho per l’amichevole dello scorso 16 agosto, contro la nazionale del Bahrein a Kapfenberg in Austria, ha giocato gli ultimi 9 minuti.

Monfalcone: arrestato Carlo Rao il re delle truffe


Una storia simile a quella di Frank Abagnale raccontata nel film di Spielberg ‘Prova a prendermi’. Finita ieri a Tolone con l’arresto, a conclusione di un anno di indagini, di un Friulano che ormai per gli inquirenti di mezza Europa era il "re della truffa".Carlo Rao , 31 anni, originario di Monfalcone, circa otto anni fa comincia a capire che internet può essere utilizzato per aggirare ignari navigatori nei modi più diversi. Comincia così ad offrire viaggi, soprattutto a Formentera, corsi di lingua, di cucito, di maquillage per unghie. Offre addirittura appartamenti in locazione. Il tutto usando nomi sempre diversi, intascando le caparre per mezzo di società di money trasfert e sparendo subito dopo.È l’inizio della ‘carriera’ di quello che i responsabili del commissariato Colombo non esitano a definire un genio. Criminale certo, ma dotato di un’intelligenza che gli consentiva di gestire centinaia di contatti web diversi ogni giorno ed ogni giorno aggiornarli, cancellando quelli che erano già caduti nella rete delle sue truffe ed aggiungendo i nuovi.
Il tutto per somme che è ancora difficile quantificare ma che, secondo gli investigatori, dovrebbero sfiorare il milione di euro.Sono i commissariati di mezza Italia ad occuparsi del caso. Con un lavoro certosino, gli agenti contattano uno per uno gli utenti truffati invitandoli a sporgere querela così da arrivare al vero nome del truffatore. Un lavoro che dà i suoi frutti. All’inizio del’estate 2008 il nome di Rao è ormai noto.E a questo punto, proprio come nel film di Spielberg, entra in gioco una donna. Si chiama Maria, ha 27 anni ed è innamorata di Carlo, che però si fa chiamare Andreas Van der Ende, spacciandosi per un ricco immobiliarista olandese con interessi in Costa Azzurra.Nonostante i tratti somatici di Carlo Rao tradiscano chiare origini latine (capelli neri e ricci, occhi scuri, corporatura robusta), Maria si lascia incantare, vittima dei costosi regali e dei viaggi che lui gli offre. Vanno a vivere insieme in un appartamento all’Aventino, nella capitale, e lì rimangono fino ad una mattina di agosto quando Maria, al risveglio, trova una lettera. "Dolcissimo amore mio – scrive Carlo – mai avrei pensato di innamorarmi così di una donna. Con te vorrei costruire una famiglia, avere dei bambini. Ma c’è una cosa che devi sapere. Io non mi chiamo Andreas". Carlo confessa aggiungendo: "Sono ormai otto anni, i miei genitori lo sanno, soffrono e mia madre prega per me". E infine: "Vieni con me. Quello che ti offro non è un lavoro normale, è rischioso, ma ha anche molti lati positivi".È la fine di agosto e il nome di Carlo Rao viene fatto durante la trasmissione ‘Matrix’, in una puntata dedicata alle truffe via internet. La ragazza appare incredula e spaventata. Come Carlo che, rifugiatosi a Montecarlo, comincia a sentire sul collo il fiato degli investigatori. Anche perchè nel frattempo, su richiesta del pubblico ministero Palamara, è stato emanato un mandato di cattura europeo nei suoi confronti.Carlo Rao torna allora in Italia, nell’appartamento ancora abitato da Maria. Per paura che la ragazza possa incastrarlo la tiene chiusa in casa, impedendole di usare il telefono. Lei riesce però a parlare con il padre, residente a Frosinone, che avverte la questura. Per competenza le indagini passano al Commissariato Colombo.A questo punto gli investigatori chiedono alla ragazza di mantenere i contatti con Carlo Rao, attraverso e-mail. Grazie a questo e alla verifica delle chiamate – tutte con numeri di cellulari dal prefisso francese – la polizia arriva alla Costa Azzurra, a Tolone, in un appartamento di Rue Augustin Balader. Per il ‘re della truffa’ scattano le manette

Testamento biologico: Renzo Tondo si schiera con Fini

Ha fatto scalpore Gianfranco Fini con le sue posizioni anti-Lega sull'immigrazione, la posizione ferma contro la legge sul testamento biologico voluta dalla maggioranza, la difesa della laicità; da oggi in Friuli può contare su un alleato illustre, perchè Renzo Tondo, presidente del Friuli Venezia Giulia, apprezza la posizione del presidente della Camera , Gianfranco Fini, sul tema della laicita' e del testamento biologico. ''Ha la mia piena solidarieta' sull'approccio laico della legislazione di uno stato moderno – ha detto Tondo -. Rispetto al dibattito di questi giorni ricordo che il Pdl e' un insieme di culture: laico-socialista, liberale e cattolica – ha aggiunto il presidente del Friuli Venezia Giulia -. Deve necessariamente tenere conto delle posizioni di ciascuno e su temi come il testamento biologico deve garantire la liberta' di coscienza e possibilita' di libero confronto. Il Pdl non puo' essere una caserma – ha detto Tondo – dove uno comanda dall'alto e gli altri obbediscono senza capacita' critica. La mia posizione personale su questo tema e' che meno si legifera meglio e', ovviamente rispettando i principi della Costituzione e le libere scelte degli individui e delle famiglie. Il dibattito che si e' aperto dopo le dichiarazioni di Fini – ha concluso Tondo – conferma comunque che il Pdl e' un partito di liberta' e di dialogo''. Tondo aveva mantenuto questa posizione anche durante i 'giorni caldi' del caso Eluana Englaro, lo scorso mese di febbraio, scontrandosi per questo con diversi esponenti del Pdl che invitavano la Regione a bloccare il protocollo di distacco del sondino come prescritto dal decreto del Tribunale di Milano.

Paularo: Klagenfurt si muove per salvare la Mozartina

Il maestro Canciani chiede aiuto e Klagenfurt risponde prontamente; ormai la decennale abnegazione del masetro Canciani di Paularo nulla può contro le muffe che nella casa-museo del maestro  minacciano liuti e pianole.

Tessitori dal MV di oggi

Il gesto per ora è simbolico, ma che a compierlo sia la Carinzia, dove la cultura musicale è un distintivo, suona già una garanzia: «Gli austriaci sono i principali frequentatori del museo e una giornalista di Klagenfurt è venuta di persona a constatare i pericoli che corrono i nostri antichi strumenti musicali aggrediti da umidità e muffe» spiega il maestro Giovanni Canciani che si scaglia contro la burocrazia regionale e la lentezza nelle erogazioni pubbliche. «Ma forse – aggiunge – il presidente Tondo può ancora aiutarci». Quello della Mozartina è un gioiello che i musicofili d’Europa ci invidiano «perché è l’unico museo con strumenti antichi restaurati e sonanti» ricorda il maestro Canciani, artefice di questa preziosa collezione. Si tratta di venti tastiere tra grandi organi e pianoforti, di congegni a plettro, di archi e violini, di ulteriori dieci tra cetre, flauti armonici e liuti anche orientali piú due pezzi rarissimi: un claviciterio, che brilla nel Flauto magico di Mozart, e un Glokenspiel, sorta di vibrafono dell’800 con martelletti piccolissimi.
«La ristrutturazione del museo è stata resa possibile da un finanziamento regionale di 200 mila euro – riconosce Canciani -, ma ce ne volevano ancora 100 mila per risanare il piano terra esposto a forti infiltrazioni». La difficile congiuntura economica e i tagli inferti alla cultura hanno sopito le ultime speranze: «Dei 15 milioni di euro stanziati per le varie iniziative di quest’anno, in Carnia sono arrivate le briciole – lamenta Canciani -. Capisco la scelta di interrompere la dispersione dei contributi a pioggia, tuttavia penso che la Regione dovrebbe avere piú a cuore l’attività delle piccole associazioni che in fondo rappresentano gli unici momenti di aggregazione e di conservazione della cultura di un popolo». Paularo, per esempio «è un paese che vanta ben quattro organi antichi delle piú importanti scuole italiane», e da quando il maestro Canciani si spende per la diffusione della cultura musicale «i pianoforti nelle case sono passati da due a quaranta». «A me però – precisa – il contributo non è arrivato. Avrei promosso un convegno di organaria e organologia con una mostra fotografica degli strumenti antichi in Carnia e in Boemia. Ma avrei soprattutto allestito concerti sulle antiche tastiere realizzate da maestri come i Morassi di Cercivento e i Sellenati di Sutrio, offrendo ai giovani musicisti un’occasione unica per esibirsi e mostrare quanto valgono. Perché il mio obiettivo principale è e resta quello di fare scolarizzazione della cultura musicale».
Pazienza, dice quasi il maestro, purché si corra ai ripari: «La Regione dovrebbe essere piú attenta all’attività culturale sul territorio, al di là delle apparenze dei grandi eventi estivi», ripete. «Bisogna andare in profondità, alle radici della cultura, che vanno preservate». Gli esempi non mancano: «Valle D’Aosta e Trentino Alto Adige sono corse ai ripari con politiche che hanno cura di tutte le piccole istituzioni di vallata», segnala Canciani, che cita anche l’esempio del Piemonte in cui ha vissuto per quaranta lunghi anni «e a Torino mi facevano ponti d’oro perché allestissi là il mio museo». Ma lui no, da buon carnico è rimasto fedele all’idea che dovesse essere Paularo, con la sua tradizione di arte organaria e musicale, il paese depositario di questo tesoro. «Quando in Carnia c’erano l’autonomia economica e una cultura frutto dell’esperienza artigiana nelle grandi corti europee, ovvero nel Settecento, l’età del Linussio, Paularo vantava un patrimonio di case gentilizie di altissimo livello, con palazzo Calice-Linussio-Fabiani, casa Tarussio e casa Canciani che testimoniavano del rigoglio culturale e artistico che affrancava la montagna. Quella cultura – ammette – si è smarrita e oggi, senza piú licei che siano pensatoi e piattaforme della fantasia e con un crescente esercito di tecnici pendolari, la montagna si svuota e a Paularo si contano ormai 400 case sfitte o disabitate».
La Regione potrebbe fare di piú, ma Canciani se la prende soprattutto con le lentezze della burocrazia, mentre al presidente Tondo, che è di Tolmezzo, riconosce «la volontà di aiutarci, ma lui è fedele al princípio dell’essere super partes. Osservo, però, che se stiamo ai comandamenti evangelici (e il piú importante è quello dell’ama il prossimo tuo come te stesso) nessuno gli rimprovererebbe qualcosa se facesse di piú per la sua Carnia».
Ciò che al museo servirebbe è presto detto: un finanziamento per rifare il tetto aerato e isolare il piano terra per salvare la qualità armonica dei legni sensibili alla temperatura e all’umidità; e contributi per i concerti dei giovani con gli strumenti antichi. Canciani intanto, mai domo, fa come può. «Ho appena costituito l’associazione Amici della Mozartina», rivela sperando nell’aiuto di sponsor privati «oltre alla Fondazione Crup che ogni anno ci aiuta ed è per noi una certezza». E poi c’è quell’attenzione da Klagenfurt: «Loro sí – confessa il maestro con un po’ di amarezza – che apprezzano il solo museo nel quale si ascolta il suono della voce del tempo».

Piano d’Arta: la 60 edizione dell’ascensione ai torrioni del Lander

Per chi abita o conosce bene Piano d’Arta, l’ascesa ai torrioni del Lander è un appuntamento che è un po come un segno distintivo delle persone che vivono da queste parti; se piove si sposta di una settimana, ma l’ascensione ai torrioni è un evento che si ripete da 60 anni Domenica sul Lander ad Arta Terme, a 1.200 metri di altitudine, ci sarnno i festeggiamenti per il 60° della “Madonna del Lander”. Quando nel 1949 gli abitanti di Piano d’Arta istituirono la festa della “madonnina del Lander”, difficilmente avrebbero potuto pensare che quel momento di incontro potesse ripetersi quasi ininterrottamente per giungere fino ai giorni nostri. La festa prevede una gara di corsa in montagna non competitiva, con partenza alle 10 dalla piazza superiore di Piano d’Arta, la celebrazione della messa intorno alle ore 12 e, a seguire, un momento celebrativo del sessantennale, preceduto da un incontro conviviale in stile alpino.

Lignano: carnico e disoccupato della Luvata vince la selezione regionale di X-Factor

E’ di Illegio paese che recentemente è assunto agli onori della cronaca regionali e nazionali per l’arte sacra, il vincitore che a Lignano ha sbaragliato tutti i concorrenti cantando in carnico delle selezioni regionali della prossimna serie di X-Factor

approfondimento a breve; chi avesse notizie sull’argomento può postare nei commenti

Giorgio di Centa testimonial della 45esima edizione del Rally Alpi orientali

PIERO MICOLI dal MV di oggi

L’edizione numero 45 del Rally del Friuli e delle Alpi orientali ha un testimonial. Per la prima volta nella sua storia, infatti, la più importante competizione rallistica regionale, una delle più importanti e qualificate a livello nazionale, ha adottato un personaggio, rigorosamente friulano, del mondo sportivo per rappresentarla. Si tratta di Giorgio Di Centa , presente ieri alla Casa della contadinanza del castello di Udine, dov’è avvenuta l’illustrazione ufficiale della competizione, di fronte a numerose autorità del mondo sportivo e politico regionale. Una corsa, che prenderà il via venerdì, per concludersi sabato, che ne contiene ben tre nella stessa competizione. Ed è questa una delle numerose novità che caratterizza questa edizione del rally.A fare gli onori di casa è stato Giorgio Croce, presidente della Scuderia Friuli – Acu, organizzatrice della manifestazione che, oltre al summenzionato Di Centa, cui è stata consegnata la maglietta ufficiale della competizione, presenta quest’anno numerose interessanti novità. Come detto, il rally contiene ben tre gare nella stessa competizione. Si comincia con quella riservata alle auto moderne, i cui equipaggi sono in lizza per la conquista del Campionato italiano rally, vale a dire la massima competizione della specialità.
L’Alpi orientali è la 7ª gara, su 10, del campionato, e rappresenta dunque, come già per il passato, una tappa importante, spesso risultata decisiva, per l’assegnazione del titolo tricolore, al quale, per il momento, sono in lizza il toscano, ma da tempo ormai adottato dal Friuli, Paolo Andreucci, il pordenonese Luca Rossetti, il trentino Renato Travaglia, mentre faranno da outsider di lusso i vari Pierino Longhi, Andrea Navarra, e altri ancora, in lotta quanto meno per il successo di tappa. Questa parte del rally, dunque, si svilupperà su due giorni di gara, venerdì e sabato prossimi, con partenze e arrivi sempre a Udine dalle piazze Primo Maggio e Libertà.
Si svilupperà su una distanza complessiva di 504,170 chilometri, dei quali 181,080 di prove cronometrate da coprire in 11 “speciali”, cinque nella prima giornata e sei nella seconda. Anche queste rappresentano un fatto innovativo, con il ripristino di vecchi tracciati, l’allungamento o l’abbreviazione di altri, l’inversione del senso di marcia di altri ancora. Il tutto, mantenendo, se non addirittura accrescendo, le difficoltà della corsa, molto apprezzata da tutti i piloti.
Accanto alle auto moderne scenderanno in competizione anche le storiche, che corrono per il titolo italiano, ma anche per quello europeo. Pure questo rally si svilupperà nei due giorni, sullo stesso percorso, ma accorciato, il cui punto di riferimanto è però Cividale, ove è sistemato il parco assistenza, le due partenze e l’arrivo del venerdì, mentre Udine le accoglierà il sabato nella tappa conclusiva della corsa.
E sempre sabato, prenderà il via il rally riservato ai concorrenti del Challenge della 4ª zona, una sorta di tappa regionale della coppa Italia di un tempo, che disputeranno dunque una tappa secca.
Ma oltre all’importanza tecnica e sportiva, l’Alpi orientali, come ha rilevato in conclusione l’assessore regionale Elio De Anna, rappresenta uno dei nostri veicoli più importanti per la diffusione dell’immagine, dell’ospitalità, della bellezza e dell’efficienza del Friuli Venezia Giulia, e come tale, inserita tra le 50 manifestazioni che l’amministrazione regionale continuerà a sostenere anche per il futuro.

Romans di Varmo: tenuti i funerali dell’atista lirico Friulano Alfredo Mariotti

Si sono svolti ieri a Romans di Varmo i funerali dell’artista lirico Friulano Alfredo Mariotti, deceduto a 76 anni nell’ospedale di Latisana dopo essere stato colto da emorragia cerebrale. Una carriera eccelsa che lo ha portato a calcare i palcoscenici di tutto il mondo e lo hanno testimoniato i messaggi di cordoglio, inviati dal maestro Placido Domingo e da Adua, prima moglie di Luciano Pavarotti

Di seguito un ricordo di GIANFRANCO PLENIZIO  pianista, compositore e direttore d’orchestra, pubblicato dal MV

Negli ultimi tempi ci siamo sentiti poco. Siamo (eravamo) entrambi di quei ‘furlanats’ che girano il mondo cantando, suonando, dirigendo sempre con la loro casetta sulla schiena come le chiocciole. Ma ci legava un affetto profondo e tante esperienze d’arte condivise. Avevo incontrato Alfredo Mariotti per la prima volta a Codroipo a una celebrazione di Candotti. Lui sosteneva la parte solistica nel De profundis con il coro di S. Lorenzo diretto da mio padre. Io stavo al pianoforte. Quella voce, intensa, rotonda, potente mi lasciò senza fiato. Diventammo amici. Lui veniva da me a ripassare qualche spartito. In cambio ci portava qualche trotella appena pescata. Poi io mi trasferii a Roma. Ma fu lui che mi tenne a battesimo nel mio debutto nell’opera, nel Barbiere di Siviglia. Ricordo che alla prima prova d’orchestra, nella cavatina di Don Bartolo A un dottor della mia sorte, nella seconda parte staccai un tempo velocissimo. Mi fermai subito, preoccupato di metterlo in difficoltà. Ma lui mi fece un sorrisetto sgranando gli occhi, come faceva sempre per rendere più comico un personaggio, e mi disse: «Valà, valà, cjamine, cjamine…». La capacità che aveva di articolare velocissimamente la parola, senza perdere un filo di nettezza vocale, era senza eguali. Fra di noi era diventata una sfida, o almeno un gioco. Nei concerti che abbiamo fatto insieme, al pianoforte cercavo di staccare dei tempi folli. Ha sempre vinto lui. Poi facemmo insieme una Serva padrona di Pergolesi con Emilia Ravaglia e i Solisti Veneti. Inutile dire che era perfetto e che le sue capacità attoriali erano pari all’altissimo magistero vocale. Del resto le sue registrazioni, anche in video, testimoniano la sua statura di interprete e di vocalista. Il suo Don Magnifico nella Cenerentola di Rossini dà dei punti ai cantanti più famosi. E lo stesso si può dire di Don Pasquale, del suo Dulcamara ne L’elisir d’amore e di quella inarrivabile interpretazione che dava del Lunardo ne I quattro rusteghi di Wolf-Ferrari. Ma la sua duttilità e le sue risorse vocali lo hanno portato a frequentare ruoli diversissimi, quasi antitetici, come Fra Melitone e il Padre Guardiano ne La forza del destino. O il Varlaam del Boris. Il suo controllo della tecnica gli permetteva cose che sembravano impossibili. Nei nostri concerti come bis facevamo spesso L’ultima canzone di Tosti e lui la concludeva con un fa acuto, ma emesso pianissimo, soffice e vellutato come il bordone di un organo. Ogni volta quasi mi dimenticavo di fare gli accordi finali.
Sarebbe stato il più grande Falstaff del secolo. Ma non volle. Un po’ per il carattere piuttosto brusco che non sopportava l’idiozia di quei registi che non capiscono niente di musica e credono di fare grandi rivisitazioni facendo morire Mimì di overdose o trasformando la stanza di Scarpia in una camera di tortura nazista. Un po’ perché – a torto o a ragione – non si fidava più molto della sua memoria. Gli ultimi anni di carriera si ridussero alla ripetizione di pochi personaggi. Peraltro eseguiti magistralmente. Ciò che gli è valso la stima di grandissimi direttori. Ma la grandezza di Mariotti è ricostruibile dalle sue registrazioni. Sarebbe doveroso che iniziative regionali o quant’altro si incaricassero di ristamparle e di riproporre al pubblico questo eccezionale artista. Per quanto mi riguarda la sua scomparsa mi toglie un pezzo della mia stessa vita. Mandi, Fredo. Non so se ci sarà la possibilità di riincontrarci da qualche parte. Dubito molto. Ma se potessimo ancora fare musica insieme sarebbe la più bella cosa che mi potesse capitare. Âtri che paradis.