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Carniacque: Barazzutti continua la battaglia per tenersi l’acqua con Cercivento, Ligosullo e Forni Avoltri

(m.d.c. dal MV di oggi)

Partono da un principio insindacabile: l’acqua è patrimonio comune. E tale deve restare. Anzitutto in montagna, dove i beni all’arco dei coraggiosi residenti che ancora tengono duro sono appena due. Il bosco da un lato, l’acqua, appunto, dall’altro. Non intendono lasciarsele scippare i Comuni di Cercivento, Ligosullo e Forni Avoltri che gestiscono in proprio la risorsa idrica e vogliono continuare a farlo. Se necessario battagliando a colpi di firme e referendum contro la Regione e il progetto di accentrare nelle mani di un gestore unico la preziosa risorsa. Sindaci e associazioni ambientaliste si sono ritrovati assieme ieri per dire no al progetto normativo. «Va stracciato e riscritto daccapo, basta copiare da chi ha fatto meglio di noi, vedi la provincia autonoma di Bolzano», ha detto Franceschino Barazzutti, carnico orgoglioso e attaccato alla sua montagna, che da anni ormai ha fatto della difesa dell’acqua un cavallo di battaglia. Ieri, in Regione, si è seduto accanto al sindaco di Cercivento, Luca Boschetti, al vicesindaco di Forni Avoltri Manuele Ferrari e all’assessore di Ligosullo, Fabiana Morocutti, oltre a un nutrito gruppo di associazioni. «L’impostazione della norma è terribilmente finanziaria, estremamente negativa nei contenuti e indegna di una Regione a statuto Speciale – ha denunciato Barazzutti –, lo avevamo già detto a suo tempo incontrando i consiglieri regionali Giulio Lauri (Sel) e Vittorino Boem (Pd). Non c’è nulla che valorizzi l’autonomia. Né la risorsa in sé di cui la montagna è ricca. Purtroppo non ci hanno ascoltati e ora o cambiano la legge o dovranno fare i conti con una raccolta firme per il referendum abrogativo». «Non vengano a raccontarci che la Regione non ha poteri. “Bales” – ha tuonato ancora l’ex primo cittadino di Cavazzo Carnico –. Il passaggio all’autorità dell’energia elettrica non vale per le speciali. E possibilità di manovra ci derivano anche dal nostro statuto. Basta volere. E fare scelte diverse da questo Ddl che mira ad accentrare tutto nelle mani del Cafc. E poi a lungo termine chissà, in quelle di Hera, una società il cui obiettivo è l’utile. Sulla nostra acqua». Boscutti non intende mollare, ma sa di essere poco meno che solo. Al di là di Forni Avoltri e Ligosullo, i Comuni in questa battaglia hanno scelto le retrovie. Per Bosciutti, «perché non hanno saputo investire in passato sul proprio acquedotto, a differenza nostra, che vantiamo una linea all’avanguardia, anche grazie a chi ci ha preceduto». Come l’ex sindaco De Alpi, anche lui ieri a Udine per denunciare il rischio di scippo e l’occasione mancata per l’autonomia regionale. Opinioni che condividono anche i vertici delle associazioni ambientaliste. Come Franca Pradetto, presidente di Assieme per il Tagliamento: «Nel generale depauperamento dei servizi non possiamo accettare che la montagna venga spogliata anche della risorsa idrica perché sarà l’anticamera di un ulteriore spopolamento». Vivere in montagna è in effetti una vocazione. «Per arrivare qui oggi – ha raccontato il vicesindaco Ferrari – ho dovuto iniziare a spalare neve alle 6 di mattina, poi sono salito in macchina e con pazienza ho macinato chilometri, tornanti e code, a causa di automezzi finiti di traverso sulla strada, fino a raggiungere Udine. Non ci lamentiamo, ma chiediamo almeno un po’ di dignità per chi vive in montagna, che passa anche dalla gestione dell’acqua, che sgorga sui nostri territori, e dal riconoscimento d’una tariffa ridotta».

Tolmezzo: opposizione compatta «Il caso Carniacque va discusso in Consiglio»

di Tanja Ariis .
Tutta l’opposizione chiede la convocazione del consiglio comunale su Carniacque: presenterà un odg che sottoporrà all’assemblea per chiedere il mantenimento della gestione dell’acqua in montagna e di Carniacque e vuole capire la posizione del sindaco Francesco Brollo in merito, specie dopo le dimissioni del componente del cda Paolo Martinis, che era stato indicato proprio dal Comune tolmezzino. M5s,Lista Zearo e Tolmezzo Domani hanno inoltrato a fine gennaio al sindaco la richiesta di riunire l’assemblea cittadina. Andrà convocata entro il 15 febbraio. Durante quella seduta l’opposizione chiede che il consiglio comunale voti un odg in cui definisce un errore la gestione unica del Servizio idrico integrato e impegna il sindaco e la giunta a farsi promotore verso la governatrice Serracchiani per una modifica delle normative o all’individuazione di un ambito montano, in modo tale da permettere la gestione autonoma del servizio idrico integrato in montagna, tramite Carniacque. La società fu creata per ottimizzare, nell’interesse delle collettività locali, la gestione del Servizio idrico integrato. La Zto della Carnia a ottobre scorso, con voti non unanimi – segnala la minoranza – ha affidato il Servizio idrico integrato al Cafc. L’opposizione afferma che nel 2014 Brollo, rispondendo a un’interrogazione, aveva definito Carniacque una risorsa da mantenere e aveva assicurato vigilanza contro la possibilità del gestore unico. Secondo la minoranza, la peculiarità territoriale di Carnia impone di mantenere il servizio in capo a una società che gestisca solo la zona montana. Alla Regione, facendo leva anche sulla sua specialità, si chiede di individuare un ambito montano che coincida con l’attuale perimetro di gestione di Carniacque e alla governatrice Serracchiani di muoversi in tal senso. «Noi siamo stati costretti – afferma poi il consigliere Gianalberto Riolino (Lista Zearo) – a chiedere il consiglio comunale su Carniacque anche per riuscire ad avere risposte dal sindaco, l’unico che non ha mai aperto bocca sull’argomento. Cosa pensa delle dimissioni di Martinis? Davvero era stato indicato come sostituto Auro Paolini? Che ne è stato?». Riolino si riferisce ai malumori derivati dal fatto che quell’indicazione non sarebbe stata concordata – secondo rumors – con gli altri sindaci. «Paolini – chiede – è stato poi inserito nel cda di Carniacque?»

 

Carniacque: i costi della fusione li troveremo nella lievitazione delle bollette

di Alcide Cattarinussi.

 Le recenti dimissioni dellingegner Martinis dal Consiglio di Amministrazione di Carniacque Spa hanno scatenato reazioni diverse tra le varie forze politiche dell’Alto Friuli, come riportato in ben tre articoli comparsi nei giorni 13, 14, 15 gennaio sul Messaggero Veneto. Mi pare di aver capito che il processo di fusione di Carniacque Spa e Cafc Spa. voluto dai 40 Sindaci dell’Alto Friuli, che dovrebbe concludersi entro l’anno, sia in qualche modo frenato dal Presidente di Carniacque Luches, il quale pretende più garanzie da parte del Cafc Spa a tutela dei cittadini attualmente serviti da Carniacque. Tali garanzie consisterebbero sostanzialmente nel mantenimento degli attuali servizi assicurati da Carniacque. Vorrei inserirmi nel dibattito per far presente un aspetto non trascurabile conseguente alla fusione e cioè la lievitazione delle bollette per gli utenti di Carniacque. Confrontando infatti le tariffe 2015 per uso abitativo (sistema a misura) comprensive del servizio acquedotto, fognatura e depurazione, delle due società risulta quanto segue: per un consumo di 182,5 m3 annui la spesa passa da € 238 a € 296, pari ad un incremento del 24,5%; per un consumo di 219 m3 annui la spesa passa da € 277 a € 367, pari ad un incremento del 32,5%; per un consumo di 292 m3 annui la spesa passa da € 356 a € 550, con un incremento del 54,7%; per un consumo di 365 m3 annui la spesa passa da € 434 a € 768, pari ad un incremento del 77%. Credo che i dati appena riportati debbano far riflettere a lungo gli amministratori di ogni colore ed anche gli utenti interessati. Da parte mia constato amaramente che i cittadini dell’Alto Friuli oltre a dover sopportare la perdita, in rapida successione, del Tribunale, di vari Uffici Postali e plessi scolastici e da ultimo della Coopca, si troveranno ben presto a pagare in maniera salatissima anche l’unico bene (l’acqua) che ancora possiedono. Ragioni facilmente intuibili suggeriscono che, se non è possibile evitare la suddetta fusione, si negozi almeno la riduzione permanente delle tariffe o in subordine una graduazione dell’adeguamento delle stesse spalmata su una decina d’anni.

Carnia: a Lauco arrivano i pompieri per dar da bere agli animali

di Gino Grillo.
La scarsità di precipitazione ed il freddo intenso, con anche 10 gradi sotto zero, di questo periodo hanno causato diversi disagi ad un’azienda zootecnica. A dissetare nove mucche e alcuni cavalli dell’azienda di Renato Dario, in Val di Lauco, a quota 1.200 metri, località completamente senza un centimetro di neve, sono dovuti intervenire i vigili del fuoco, alle 22.30 di domenica, con due fusti di 200 litri (altri erano stati portati in quota da Carniacque nei giorni scorsi). «L’acqua – racconta la moglie di Renato, Donata – arriva a giorni alterni, non ne abbiamo neppure per usi domestici, ma l’importante era dissetare gli animali». La zona, dove vive una dozzina di personei, è servita da un acquedotto privato, costituito da un vascone eretto “sotto i monti”” e da una rete sotterranea costruiti in tempi lontani dai pastori. Oggi l’acquedotto serve tre aziende agricole e una cinquantina di capi, ma l’azienda di Dario è la più lontana, in una zona pianeggiante dove l’acqua fa più fatica ad arrivare. «Le tubature – spiega Donata – arrivano prima in stalla, poi salgono ai piani superiori dove abbiamo l’abitazione. Qui l’acqua scarseggia, a volte non arriva neppure e non possiamo neppure farci la doccia». Per gli usi domestici «ci si arrangia con bottiglie d’acqua minerale», mentre il bucato lo si porta a valle da parenti. «Carniacque e il Comune – prosegue Donata -. una volta avvertiti, hanno effettuato dei sopralluoghi. Alcuni anni or sono la vasca di raccolta è stata ammodernata, ma ora manca l’acqua per gli animali e bisogna che si intervenga in modo che simili situazioni non abbiano più a ripetersi». Non manca un accenno polemico: «Non vorrei – termina la donna -, considerato che le temperature sono spesso sotto zero, che qualcuno lasci qualche rubinetto aperto per non far gelare le condutture: l’acqua è importante per tutti».

Friuli: Fvg a secco e le falde scendono, anche se tornerà a piovere non basterà

di Domenico Pecile.
Secco, ma non il più siccitoso degli ultimi cento anni. E neppure quello più caldo perché, in fatto di temperature, il record appartiene al 2014. Questo è in estrema sintesi il riassunto del 2015 sotto il profilo meteorologico. Un 2015 sicuramente eccezionale per la scarsa piovosità in Friuli Venezia Giulia, ma – come accennato – non il più siccitoso nell’arco di un secolo. Le poche precipitazioni lo collocano, comunque, fra i 10 anni in cui si è maggiormente sentita la carenza di piogge. Questa è l’immagine del 2015 che emerge dalle statistiche dei dati pluviometrici e delle falde freatiche, forniti dal Servizio disciplina servizio idrico integrato, gestione risorse idriche, tutela acque da inquinamento della Regione Friuli Venezia Giulia. Il quadro tracciato è influenzato dalle stazioni in cui sono stati rilevati i dati: in montagna si è sentita meno la siccità nei mesi primaverili ed estivi e non ha raggiunto livelli da record nella Bassa pianura, grazie alle piogge intense e abbondanti dei mesi di agosto, settembre e ottobre. Complessivamente, però, resta un anno eccezionale per la scarsa piovosità, come lo furono il 2003 e gli anni 1943 e 1945. E se si prendono a riferimento i dati sulle precipitazioni relativi a tre stazioni di misura, quelle di Forni di Sopra, Udine e San Giorgio di Nogaro, si comprende meglio come il territorio sia disomogeneo sul fronte pluviale tanto che, nella classifica degli anni maggiormente siccitosi, il 2015 è al 7° posto nei rilevamenti di Forni di Sopra, al 4° in quelli di Udine fino a raggiungere il 15° per San Giorgio di Nogaro. Il dato forse che ha caratterizzato maggiormente la siccità del 2015 è quello relativo al grande secco di novembre e dicembre, due mesi di totale assenza di precipitazioni, preceduto da un ottobre che ha registrato un altro bassissimo indice di piovosità, fatto salvo l’episodio verificatosi dopo la metà del mese quando in montagna aveva fatto la sua apparizione la neve, illudendo per qualche giorno gli amanti dello sci. A causare la siccità è stato il blocco anticiclonico che come un’immensa bolla ha racchiuso l’Italia e anche un buona parte del Nord Europa. Complessivamente, come si accennava, il 2015 è stato il più caldo dopo il 2003 negli ultimi cento anni presi a riferimento. La temperatura media presa in esame nella pianura della nostra regione è stata infatti di un grado superiore alla media, ma lievemente inferiore a quella verificatasi nel 2014, l’anno più caldo di tutti. Tornando alle precipitazioni dell’anno ormai trascorso, da segnalare, comunque, che la mancanza di pioggia a Udine (872 millimetri), nel 2015 è stata straordinaria: in circa 100 anni è accaduto solo 8 volte di scendere sotto i mille millimetri. Nello specifico, guardando la stazione di Udine, dal 1910 ad oggi i livelli-record sono stati toccati nel 1921 con 571 mm, nel 2003 con 824,9 e, ancora prima, nel 1945, con 787,4 mm. Dati che si discostano di poco, nel medesimo periodo, da quelli rilevati dalla postazione di San Giorgio di Nogaro: 547,3 nel 1945, 680 nel 1921 e 703,2 nel 2003. La situazione che emerge dalle statistiche sulle precipitazioni è confermata dai dati sulle falde. Il livello della falda nel pozzo di monitoraggio a Lestizza (una delle sei stazioni di osservazione in tempo reale della Protezione civile del Friuli Venezia Giulia) si attesta sotto i 14 metri e 25 cm di profondità e rappresenta un valore di circa 2 metri sopra il minimo storico, toccato nel 2003. In questa zona nella media pianura immediatamente a monte della fascia delle risorgive, come spiegano gli esperti, la falda scende di circa un metro al mese e il perdurare della mancanza di precipitazioni, nei prossimi due mesi, potrebbe farne abbassare ancora il livello. La situazione è ancora sotto controllo e le auspicate precipitazioni nevose e piovose potrebbero certamente migliorarla ed invertire il trend negativo dell’anno che volge al termine. Adesso resta, appunto, da capire come evolverà questa situazione. Le previsioni meteo per i prossimi giorni sono abbastanza confortanti sotto questo profilo perchè il blocco anticiclonico subirà un cedimento a cominciare proprio dalla giornata odierna quando è atteso l’arrivo di un fronte perturbato di origine atlantica che finalmente riuscirà a fare breccia sulla campana di alta pressione. Gli esperti dell’Osmer invocano però massima prudenza, perché se è vero che quella odierna è soltanto la prima di alcune perturbazioni in transito sul nostro Paese è altrettanto certo che si tratterà complessivamente di fronti molto veloci che non garantiranno precipitazioni consistenti. Il dato più importante è invece rappresentato dalla bora che avrà il potere di rimescolare l’aria nei bassi strati allontanando così per alcuni giorni l’allarme smog. Ritornando alle precipitazioni, l’Osmer non esclude che la neve possa fare la comparsa anche in pianura anche se si tratterà di brevi spruzzate e di scarsa intensità. Lunedì infatti, secondo le previsioni meteo il cielo sarà ovunque nuvoloso con possibili piogge sparse e qualche debole nevicata inizialmente anche sulla pianura e, forse, sulla costa, dove soffierà Bora moderata. Quella di lunedì sarà infatti una giornata piuttosto fredda. Le nevicate, sempre di debole intensità, sono previste su tutta la zona di montagna a quote molto basse. Le prime deboli precipitazioni nevose dovrebbero verificarsi nella seconda parte della giornata odierna e continuare a intervalli per diversi giorni.

Carnia: Sindaci dei piccoli comuni montani all’attacco, “Continueremo a gestire le acque”

di Gino Grillo.

Non si placa la rabbia dei sindaci dei Comuni montani con popolazione inferiore ai mille abitanti che intendono gestire in proprio il ciclo integrato delle acque: «L’acqua è il nostro petrolio, debbono riconoscere a noi, Comuni di montagna, quel surplus che ci permette di abbassare il gap che il vivere in montagna comporta». Così Luca Boschetti, sindaco di Cercivento, che con Forni Avoltri e Ligosullo ancora gestisce l’acqua per conto proprio, senza averla ceduta a Carniacque, «oramai in liquidazione e lontana dai cittadini ai quali eroga i servizi». La questione è stata sollevata durante la proiezione del documentario “I guardiani dell’acqua, la Carnia si ribella”. Boschetti ha ricordato che la loro opposizione alla cessione del servizio a Carniacque giace ancora davanti al Tribunale superiore per le acque pubbliche, che ha rinviato la decisione a marzo. «Sino ad allora – ha detto – continueremo a gestire direttamente il servizio, che permette di applicare tariffe di ben due terzi più basse di quelle di Carniacque». Sulle stessa frequenza il sindaco di Ligosullo, Giorgio Morocutti, e Franceschino Barazzutti, del Coordinamento dei Comitati territoriali carnici. Presenti anche i sindaci di Paluzza e di Tolmezzo, Massimo Mentil e Francesco Brollo: pur dichiarandosi solidali, hanno ricordato che l’inghippo sta in una norma nazionale, secondo cui il finanziamento di nuove infrastrutture deve avvenire attraverso le tariffe.

Carnia: acqua, la montagna pronta a mobilitarsi «contro lo scippo»

di Davide Vicedomini.

 

«Ci appelliamo al consiglio regionale affinché legiferi una norma che riporti l’acqua in capo ai nostri comuni». La montagna friulana è pronta alla mobilitazione dopo quello che viene definito “l’ultimo scippo”. L’assemblea dei 28 comuni della Carnia ha, infatti, deciso recentemente la fusione per incorporazione di Carniacque nell’udinese Cafc «Una sorta di centralizzazione – hanno tuonato i comitati di difesa territoriale, nel corso di una conferenza stampa tenuta ieri nella sede della Regione di Udine – che porterà a un aumento dei costi delle bollette e soprattutto a un allontanamento dei servizi». Ma non solo. «Questa – aggiunge Franceschino Barazzutti, presidente del comitato tutela acque del bacino montano del Tagliamento – è solo un’anticipazione di quello che accadrà a breve, quando il servizio idrico finirà nelle mani della multiutility Hera. Altro che gestore unico regionale. Ci portano via tutto compresa l’autonomia». Si appellano ai sindaci i comitati «affinché ritrovino l’orgoglio e la dignità perduta» e al consiglio regionale «perchè ci tutelino di fronte a questo ennesimo scippo». «L’obiettivo – esclama Barazzutti – è solo quello di fare business. Finirà che l’acqua della montagna friulana scorrerà nei titoli della Borsa riccamente quotata per la gioia di qualcuno e sulla pelle della povera gente». La storia dell’acqua di montagna è «un film drammatico – come lo definiscono i comitati – in tre atti». Prima il servizio idrico è stato affidato all’Ato, poi all’autorità per l’energia elettrica e il gas di Milano «che ha prodotto un buco di quasi 5 milioni di euro a Carniacque», e infine, ultimo atto del 5 ottobre, al Cafc. «Avremo un servizio meno efficace – spiega Antonino Galassi, comitato Acqua Libera, valle del But – e un incremento delle tariffe, peraltro già aumentate in alcune zone del 400% negli ultimi 10 anni». I comitati nei prossimi giorni partiranno con una mobilitazione «illustrando comune per comune, frazione per frazione ciò che sta accadendo». «Non ci sentiamo più tutelati da questo governo regionale al quale abbiamo consegnato la maggioranza per un pugno di voti – tuona Paolo Quercini, del comitato Val Degano – Gli sbagli di Tondo sono stati replicati dalla Serracchiani. Ci hanno tolto il tribunale, le poste, la Coopca. Ora tocca anche all’acqua dei nostri rubinetti. E’ un attacco all’autonomia».

Friuli: Serracchiani annuncia una nuova norma di legge sul governo del servizio idrico integrato

“La Regione ha lavorato per tutelare il territorio della Carnia, e la fusione di Carniacque con Cafc era l’unico atto ragionevole e possibile da compiere”. Lo afferma Debora Serracchiani, presidente della Regione con delega alle Politiche della Montagna, intervenendo in merito al processo di fusione fra il Consorzio acquedotto per il Friuli centrale (Cafc) e Carniacque avviato nei giorni scorsi. “Al di là degli obblighi di legge, evidentemente non eludibili, questa soluzione – continua Serracchiani – consentirà di risolvere le difficoltà economiche manifestate da Carniacque e di tutelare le particolari esigenze di un territorio fragile garantendogli una rappresentanza decisionale importante”. “Parallelamente, nelle prossime settimane presenteremo una norma di legge sul governo del servizio idrico integrato, al cui interno vi saranno specifici obblighi contrattuali a carico del gestore del servizio. In particolare saranno previste forme di partecipazione in bacini montani specifici con un importante riconoscimento di potestà a quei territori e a quelle comunità. Per le aree montane con particolari fragilità o dispersioni ci sarà una norma contrattuale che prevederà bacini territoriali nei quali le comunità avranno una relazione rafforzata con il gestore”. “Premesso che in assenza di questa operazione, Carniacque avrebbe perso ogni forma di concessione senza che fosse possibile alcuna valorizzazione dei Comuni proprietari, va anche ricordato che la concessione di Carniacque scade alla fine del 2017, e quindi – conclude Serracchiani – sarebbe comunque decaduta dalla gestione”.

Carnia: alla fine tutti d’accordo sulla fusione con il Cafc

di Tanja Ariis.
Servizio idrico integrato: all’unanimità l’assemblea della Consulta d’ambito ha detto sì al Cafc come gestore unico. Il rappresentante della Zto della Carnia, Daniele Ariis, evidenzia la scelta unanime, «dettata – spiega – non solo dalla legge, ma anche dalla volontà, dimostrata da tutti i Comuni soci degli enti gestori(che sono di proprietà dei Comuni), di proseguire un cammino unitario assieme a tutela del proprio territorio e dei propri cittadini. Perché non è più il tempo del “fasìn di bessôi”, non più sostenibile, se non a prezzo di gravi rischi e conseguenze, come la vicenda Coopca insegna». Alle critiche della deputata Sandra Savino e dell’ex consigliere regionale Luigi Cacitti sulla fusione Carniacque-Cafc risponde Massimo Mentil, sindaco di Paluzza, che rimprovera a Cacitti di non aver vigilato, «quando era deus ex machina in montagna per l’allora governatore Tondo, sui problemi di Carniacque e di non averli affrontati allora», evitando l’attuale situazione debitoria della società. «Io non ho bisogno – replica ancora – di ingraziarmi la Serracchiani, io faccio il sindaco e se Carniacque finisce male, ne rispondono i Comuni e ci rimettono i cittadini. Le difficoltà economiche e finanziarie di Carniacque le permettono oggi appena l’ordinaria amministrazione. Il Cafc esiste dal 1931, ha spalle forti ed è interamente partecipato da Comuni e Provincia. Noi sindaci cerchiamo la soluzione più favorevole alla montagna». A Cacitti ribatte pure Francesco Brollo, sindaco di Tolmezzo che dice:«Uno deve essere abituato a considerare la politica come un mezzo per farsi spazio e ottenere poltrone, per sostenere che come sindaci stiamo agendo per conquistare posti al sole. Sul tema dell’acqua prova a guadagnare consensi facendo il capo popolo», ma «è profondamente errato affermare che si possa evitare la fusione di Carniacque con Cafc. Se ci tiene tanto al territorio, perché non si schiera accanto a noi che ci stiamo battendo per spuntare le migliori condizioni possibili per la montagna, come il sub bacino montano, il mantenimento degli operai a Tolmezzo, il miglioramento della qualità dei servizi per gli utenti?». Brollo ribadisce che con Tondo la Regione si fece sfuggire pure la storica occasione di acquistare la centrale di Somplago. La vicesindaco di Prato Carnico, Erica Gonano, boccia come tardiva l’attenzione di Savino e Cacitti per Carniacque, chiedendo cosa fecero i due per essa quando in Regione erano assessore alle finanze e consigliere per la montagna.

 

Friuli: parla il presidente del Cato Scridel, «No agli acquedotti nella Bassa e in Carnia nessuna autonomia»

di Elisa Michellut.

O Nessuna acquedottizzazione nella Bassa. Lo assicurano i vertici della Consulta d’ambito per il servizio idrico integrato Centrale Friuli (Cato) che, questa mattina, si riuniranno in assemblea per discutere la delibera. Aqueddottizzazione «Procederemo – annuncia il presidente del Cato e sindaco di Fiumicello, Ennio Scridel – alla variazione del piano d’ambito al fine di recepire i cambiamenti normativi. Per quanto riguarda il problema degli acquedotti nella Bassa, sarà stabilito che, nelle zone della bassa pianura friulana caratterizzate da un approvvigionamento idrico potabile esclusivamente attraverso pozzi di tipo artesiano o freatico, non sono previste estensioni di rete di distribuzione idropotabile derivanti da adduzioni provenienti dalle zone a nord della linea delle risorgive. Unica cosa ammissibile è la realizzazione di acquedotti di quartiere, al fine di ottimizzare la distribuzione idrica negli agglomerati urbani». Il presidente Scridel, esperto in merito alla legislazione in materia di servizi pubblici locali, spiega anche come il Cato intende muoversi nel caso in cui dovesse verificarsi un’emergenza idrica. «Qualora i soggetti competenti dovessero accertare che la qualità dell’acqua non è conforme al decreto legislativo 31 del 2001, il piano dell’Ambito prevede l’installazione di appositi filtri (carbone attivo o equivalenti) a valle dell’opera di presa, cioè il pozzo. Anche in questo caso non ci sarà nessun acquedotto. Direi che i timori dei comitati non hanno più motivo di esistere». La proposta della Carnia Scridel interviene anche in merito alla proposta, avanzata da alcuni sindaci della Carnia, di gestire in autonomia il servizio idrico per i Comuni sotto i mille abitanti. Un migliaio le firme raccolte per chiedere la gestione autonoma dell’acqua. A consegnarle, nei giorni scorsi, in Regione, erano stati i sindaci di Forni Avoltri, Cercivento, Rigolato e Ligosullo, accompagnati dai rappresentanti dei comitati. «Da un punto di vista normativo – argomenta il presidente Cato – questa gestione non può essere attuata. Esiste una sentenza della Cassazione a sezioni unite che definisce illegittima questa pretesa. Su questo fronte è impossibile anche un intervento legislativo da parte della Regione. I comitati fanno riferimento sempre alla legge regionale 1 del 2014 della Regione Liguria. Con sentenza della Corte costituzionale 32 del 12 marzo 2015 questa legge è stata dichiarata illegittima in merito alla gestione autonoma del servizio idrico integrato dei Comuni montani con popolazione inferiore ai 3 mila abitanti. Le richieste non possono essere accolte». Le tariffe Per quanto riguarda la questione tariffe, i comitati e sindaci della Carnia hanno riferito di pagare cifre di molto inferiori rispetto al resto del territorio. «Le tariffe – risponde Scridel – sono purtroppo insufficienti a garantire gli interventi necessari alla corretta erogazione del servizio. Il Comune di Cercivento ha bisogno di un intervento al depuratore che costa circa 450 mila euro. Nella delibera di giunta comunale dell’11 dicembre 2014, l’amministrazione dichiara di non disporre di quella cifra. Se ogni singolo abitante di Cercivento dovesse gestire autonomamente il servizio l’aumento sarebbe a dir poco notevole». Gestore unico Questa mattina sarà votato anche il percorso verso il gestore unico del servizio idrico provinciale. «Il decreto legge 133 del 2014 stabilisce – precisa Scridel – che l’ente di governo d’ambito, cioè l’assemblea del Cato, deve individuare, entro il 30 settembre 2015, il gestore unico d’ambito. Sarà messo ai voti un indirizzo politico, ovvero una gestione attraverso il sistema in house providing, praticamente l’acqua rimane gestita dal pubblico. L’auspicio è che i gestori esistenti condividano percorsi di unificazione, anche societaria, da qui alla scadenza naturale delle loro convenzioni».