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Pesariis: tornano i fasois, ripristinate le varietà di una volta

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di GIUSEPPE RAGOGNA.

Il fumo esce abbondante dai camini delle abitazioni, Pesariis si prepara all’inverno. Il freddo si fa sentire nel piccolo paese carnico, incastonato nella lunga valle che si apre al Cadore. In giro non c’è anima viva. L’estate, che porta un po’ di turismo, è ormai un ricordo. Già si abbozzano i piani per il futuro. Nelle strette viuzze domina il silenzio, che non è minimamente disturbato dal lavorio meccanico dei congegni di alcuni orologi monumentali piazzati nei punti strategici: astronomici, a turbina, a vasche d’acqua, a cremagliera, a palette, con carillon. C’è un po’ di tutto per segnare il tempo, perché lassù, tra le manciate di case in pietra, è forte la tradizione centenaria degli arlois, come gli abitanti del luogo chiamano gli orologi, ideati e realizzati dai Solari, esportati ancora in tutto il mondo. La capacità di innovazione industriale ha tenuto a galla un settore messo sotto pressione da una concorrenza agguerrita, senza particolari traumi nel passaggio dal sistema analogico a quello digitale. Oggi però dell’attività di fabbrica è rimasto poco nel paese di origine, mentre i volumi più importanti della produzione sono concentrati nello stabilimento di Udine. Il marchio Solari è comunque ancora una garanzia. Lo testimoniano i tabelloni che segnano gli arrivi e le partenze in stazioni e aeroporti. È un riconoscimento della storia della Carnia, in particolare dell’ingegno che si è arricchito di tecnologia di generazione in generazione. Ripristino delle coltivazioni di una volta. L’altra caratteristica di Pesariis sono i fagioli (fasois, in carnico). La valle è il regno di numerose varietà: se ne contano almeno 160, che sono quelle censite. La catalogazione è work in progress, sotto la regia del dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Udine. Alla ricerca partecipano un po’ tutti i coltivatori della Carnia. Molto attiva è Eliana Solari (cognome comune a gran parte dei residenti), che in paese viene indicata come “la signora dei fagioli”. Lei ha sempre avuto l’amore per il lavoro della terra, fin da bambina quando si attaccava alle gonne della madre e passava molte ore nei campi. È nata lì la sua passione. Gli studi l’hanno portata a fare altre scelte, almeno momentaneamente perché il tarlo della vita in montagna continuava a lavorare. Si è diplomata in arti grafiche, a Udine, trovando alcune soluzioni occupazionali. Ma il richiamo della terra l’ha sempre tormentata: «Sì, era troppo forte per me, non vedevo l’ora di dedicarmi anima e corpo ai campi di Pesariis». Così ha mollato tutto e si è ripresa la serenità che le mancava. Dai primi Anni 90, è una piccola imprenditrice che si muove da un’attività all’altra, in quanto è dura vivere lassù puntando soltanto su una monocoltura: «Non si fanno i soldi con i fagioli, al massimo si integrano le entrate familiari, o si produce per l’autoconsumo». In paese un po’ tutti coltivano “il legume della delizia”. Si sfrutta ogni fazzoletto di terreno nel rispetto della tradizione dell’orto di casa. Per Eliana Solari i fagioli hanno costituito la base di partenza della sua azienda agricola. È riuscita a mettere assieme, con pazienza, alcuni appezzamenti sparsi qua e là nei pianori del paese. Oggi ha a disposizione un ettaro abbondante di terreno. Quando sente parlare di biodiversità, le si illuminano gli occhi perché l’orgoglio è anche quello di faticare per conservare un’impronta d’identità al paese, che è fatta anche di fasois e di valori della terra. È il senso di appartenenza al luogo dell’anima, dove ci sono le radici, la storia, gli affetti. Nulla è stato buttato: la Val Pesarina, nonostante i marchingegni precisissimi degli arlois, è profondamente una valle “senza tempo”. Fagioli e basta, allo stato puro. Eliana Solari coltiva essenzialmente una quindicina di varietà autoctone: «Sono quelle ereditate dalla mamma, o meglio tramandate da più generazioni». Hanno caratteristiche e colori diversi l’uno dall’altro, ovviamente cambiano anche i sapori. Sono dei “pezzi unici”, con proprio nome: oltre ai Borlotti di Pesaris e della Carnia, i Laurons, i Dal Voglut / Plombin, i Cesarins, i Fumul, i Fasòlas, i Militons, i Favars. Ma l’elenco continua, e va in lungo. La semina avviene a primavera avanzata, per evitare le gelate improvvise che rovinerebbero tutto; mentre la raccolta inizia ad agosto e va avanti sino ai primi giorni di novembre. Una parte della produzione, la più precoce, viene utilizzata subito per esaltarne la freschezza; un’altra è sottoposta a essiccazione naturale, rigorosamente sulla pianta. L’azienda Solari mette sul mercato un quintale di fagioli freschi e un paio di quintali di secchi. Una buona scorta costituisce però il seminativo indispensabile per l’annata successiva. D’altra parte, bisogna fare un po’ le formichine: risparmiare per domani. La quantità di produzione dipende dalle condizioni meteo, perché anche queste colture cominciano a patire i cambiamenti climatici. Le temperature estive permangono a lungo elevate e la piovosità è scarsa. Eliana allarga le braccia e conferma sconsolata: «Non ci sono più le stagioni di una volta e le piante, che sono autoctone, soffrono». Ogni operazione richiede l’impiego delle sole mani, perché il terreno non ammette alcun tipo di meccanizzazione. I metodi di coltivazione sono rigorosamente naturali, senza impiego di nessun elemento chimico. I fagioli della Val Pesarina richiedono tanto lavoro, ma danno in cambio una buona qualità che si misura con i sapori della montagna. Non rispettano gli standard imposti delle catene industriali e commerciali, secondo i quali le macchine fanno tutto, e via: finiscono la corsa nei grandi supermercati, abbattendo i prezzi. Le varietà strettamente locali costano un po’ di più. «È inevitabile – sussurra Eliana Solari, quasi a voler giustificarsi – anche perché i nostri fagioli sono rampicanti e possono raggiungere i due, tre metri di altezza. Bisogna metterci i tutori di legno, o di canna, pianta per pianta, e poi richiedono cure esclusivamente manuali. Beh, però i nostri hanno tutto il gusto dei fagioli». L’unica attività di meccanizzazione è limitata alla sgusciatura, che viene eseguita a Cercivento, ma non per tutti i tipi.L’agricoltura multifunzionale. Una coltivazione di nicchia non può sostenere le esigenze di una famiglia, tra l’altro numerosa. Così la struttura aziendale dei Solari è diventata multitasking, cioè caratterizzata dall’evoluzione di più attività: non soltanto agricoltura fine a se stessa, ma anche trasformazione dei raccolti della terra e gestione di un agriturismo come sintesi dell’utilizzo dei vari prodotti. «Tutto è avvenuto – racconta Eliana – passo dopo passo, senza lasciare spazio a scelte improvvisate, perché le decisioni devono avere radici solide e una visione imprenditoriale». La creatività nel trattamento della “materia prima” ha influenzato l’innovazione in laboratorio: con i fagioli si può fare di tutto, dalle farine alle marmellate, persino i gelati. Le coltivazioni dell’azienda si sono estese ad altri tipi di ortaggi e di verdure: soprattutto patate, cavoli e verze per garantire la rotazione con benefici per la terra. C’è spazio anche per i frutti di bosco (fragole, lamponi, noci) e per la raccolta di erbe spontanee (radic di mont, tarassaco, sambuco, mirtilli, asparagi selvatici). Così, dal laboratorio di Eliana esce un po’ di tutto: confetture, sciroppi, prodotti in agrodolce e crauti. Anche i sistemi di vendita sono cambiati. Meno giri nei mercati, soprattutto nei posti più lontani: «Andavo a vendere fragole fino a Lignano». Più attività a Pesariis: «Proposte così particolari funzionano meglio nel luogo di produzione, perché dobbiamo portare la gente qui per far conoscere il territorio. Il cibo fa parte della cultura locale ed è elemento di identità». Da qualche anno i Solari hanno una “vetrina”: l’agriturismo. «Di sola agricoltura – spiega Eliana – una famiglia non può vivere, specialmente in montagna. Così mi sono lasciata trascinare dalla mia testardaggine. Avevo messo gli occhi su un edificio di pregio del ‘600 lasciato andare un po’ in malora. Mi doleva il cuore vedere quella casa, architettonicamente elegante, chiusa da tempo. Ho sfidato mio marito, un po’ prudente, e con i sacrifici l’abbiamo acquistata». Ora il locale è bene impostato: Sot la Napa è il nome che richiama il calore del grande fogolar al centro della sala. In cucina trova spazio un altro tipo di uso dei prodotti dei campi. I fagioli sono proposti nei vari menù, a partire dalla jota nella versione tipica della Val Pesarina. L’attività dell’agriturismo è stata l’occasione per stringere un po’ tutta la famiglia attorno alla stessa mission. Accanto a Eliana, la regista dell’impresa, ci sono il fratello Elio, che si occupa dei piccoli allevamenti in grado di rifornire la cucina di vari tipi di carne, il marito Amanzio, il quale sovrintende da pensionato all’osteria, la figlia Silvia. In parte c’è anche il figlio Antonio, che sta pensando a un coinvolgimento pieno. Invece, la figlia Elisa, laureata in Scienze sociali, ha preso una via legata al titolo di studio; e l’altra figlia Michela, laureata in Psicologia, sta ultimando la specializzazione universitaria, ma non disdegna di dare un aiuto nei mesi estivi. Eliana sorride, a conclusione della lunga conversazione attorno al fogolar: «A scandire il tempo ci pensano gli orologi, mentre noi possiamo occuparci della vita secondo il ritmo delle stagioni. E gustarcela».

Carnia: l’Osteria da Alvise di Sutrio protagonista a Expo

 

 

L’Expo si chiude questa settimana portando con sé i sapori della Carnia. L’Osteria Da Alvise di Sutrio è infatti l’ultimo, in ordine di tempo, dei ristoranti friulani che hanno proposto le loro specialità nel gettonatissimo Padiglione di Eataly che, nei 6 mesi dell’esposizione, hanno imbandito a rotazione il meglio della cucina regionale italiana.

Menù tutto carnico, il suo, che parte da una Selezione di formaggi di malga e di latteria di valle, e prosegue con una Selezione di salumi ( prosciutto Wolf Sauris IGP, salame e pancetta) e con due piatti che rappresentano al meglio la tradizione gastronomica carnica, ovvero i Cjarsòns e il Frico con polenta. Per concludere il tipico strudel di mele.
Letteralmente preso d’assalto da migliaia di persone, il “temporary restaurant carnico” – al piano terra dell’edificio che ospita i 20 ristoranti regionali selezionati da Oscar Farinett, patron di Eataly –
ha riscosso un grandissimo successo, soprattutto con i suoi mitici Cjarsòns, nell’interpretazione che il giovane e vulcanico chef Giacomo Della Pietra ha fatto della ricetta di sua nonna Maria.
Per tutto il mese di ottobre Da Alvise (tra le 10 osterie del Friuli Venezia Giulia segnalate nella guida Osterie d’Italia 2016 di Slow Food) ha conquistato il pubblico con i suoi sapori genuini e i pregiati prodotti carnici che ha proposto come antipasto: un eccellente biglietto di presentazione per tutto il territorio, che ha avuto la possibilità di presentarsi in questo modo all’amplissima ribalta del pubblico italiano e straniero che ha affollato in modo straordinario l’Expo nell’ultimo mese.
Ai fornelli e fra i tavoli, la famiglia Della Pietra al gran completo: lo chef Giacomo, la mamma Elena Di Ronco (che gli ha passato passione per la cucina e sapienza), il padre Enzo e il fratello Filippo.

Pontebba: “Taste the borders” una settimana di manifestazioni e convegni

di Federica Del Zotto.
Una riscoperta dei valori e delle eccellenze agroalimentari che contraddistinguono la nostra montagna: è questo il fil rouge che accompagna la manifestazione “Taste the borders” che si terrà a Pontebba da venerdì a domenica. Giunto alla terza edizione, questo evento è frutto degli sforzi dell’amministrazione comunale di Pontebba e della Regione. Una nuova idea di montagna, dove la comunità sia partecipe in prima linea e dove ci sia una riscoperta e una rivalutazione territoriale. I produttori locali faranno conoscere le specialità agroalimentari di Pontebba, genuine, tipiche e a chilometro zero. É questa ormai la strada da percorrere: valorizzare il proprio territorio, prediligendo un tipo di produzione alimentare eco-sostenibile. La manifestazione inizierà con una piccola anteprima venerdì alle 18.30 con la riapertura della storica osteria “La spina” e a seguire alle 21.30, nella sala consigliare del municipio di Pontebba, avrà il via il Saxophone festival, con Walter Geromet. Il via ufficiale dell’evento si terrà sabato 25 alle 17 con il convegno “Una nuova idea di montagna” che si svolgerà nella sala consigliare del municipio. Durante questo incontro «proveremo a immaginare come ripensare un nuovo sistema complesso mettendo in relazione agricoltura, zootecnica, filiera del legno, valorizzazione storica, paesaggistica ed escursionistica, ospitalità e turismo» dichiara l’architetto Alessandro Verona. Alla conferenza parteciperanno anche Cristina Micheloni, responsabile del comitato scientifico Associazione italiana agricoltura biologica, Melania Lunazzi, storica dell’arte, Michele Morgante, presidente Innova Fvg, Marilena Motta, rappresentante della Federazione italiana Amici della bicicletta, Maurizio Ionico, in rappresentanza della Società Ferrovie Udine-Cividale, Elena Macor, assessore alla cultura del Comune di Pontebba e Cristiano Shaurli, neo assessore regionale alle risorse agricole e forestali. Alle 18 di sabato verranno presentati i veri protagonisti della manifestazione: i presidi Slow Food regionali, tra questi troviamo la cipolla di Cavasso e della Val Cosa, l’aglio di Resia, il pan di Sorc, il Radic di Mont, il Formadi frant, la Pitina e il Pestàt di Fagagna. Inoltre verranno proposte anche due eccellenze made in Friuli: le birre artigianali prodotte dal Birrificio Foglie D’erba e da Zahre Beer. Fiore all’occhiello della manifestazione è la kermesse gastronomica che si svolgerà al Teatro Italia durante la quale sarà possibile assaggiare i prodotti del nostro territorio reinterpretati in chiave moderna da chef italiani, sloveni e austriaci. L’entrata alla kermesse sarà a pagamento, al prezzo di venti euro, e proseguirà all’insegna del divertimento con la musica del Dj Lord (dalle 22.30). Domenica 26 alle ore 9:30 si svolgerà la visita guidata a cura dell’associazione “Quello che le montagne restituiscono” al Parco tematico della Grande guerra, progetto volto alla rivalutazione e all’approfondimento dei luoghi del conflitto bellico. Alle 10.30 si darà spazio al mercato cittadino dove sarà possibile assaggiare e acquistare i prodotti tipici provenienti dai tre confini. Di grande rilievo sarà infine l’inaugurazione della mostra geo-paleontologica “Quando Pramollo stava all’equatore” che avrà luogo domenica alle 12 in Municipio. A questo evento parteciperanno anche la presidente della regione Debora Serracchiani e il docente di scienze biologiche, geologiche e ambientali Corrado Venturini.

Friuli: feste di zucca e formaggio insieme? L’alleanza non decolla

di Piero Cargnelutti

Festa del formaggio e festa della zucca insieme: un successo, oppure l’una va a nuocere all’altra in termini di affluenza di pubblico e visitatori? Sulla prima al momento è stato annunciato che si farà dal 16 al 18 ottobre, anticipata com’era già stato annunciato qualche mese fa rispetto a novembre per cercare di ovviare al possibile brutto tempo. Sulla festa della zucca, che già da due anni non è stata più organizzata per mancanza di contributi regionali, pare che a Venzone si stia lavorando per riproporla il prossimo autunno: lo assicurano sia dalla Pro Venzone che dall’amministrazione comunale con il sindaco Fabio Di Bernardo, i quali hanno già avviato diversi incontri per riproporre il grande evento gastronomico. L’idea di organizzarle insieme durante lo stesso fine settimana era invece emersa da Gemona, ma a Venzone la proposta non è stata accolta: «Non vi è alcuna volontà – spiega Duilio Fadi, presidente della Pro venzonese – di mancare alla proposta di collaborare con Gemona ma, in base alla nostra esperienza non crediamo che i conti tornerebbero. Voglio dire, ammettiamo che le due manifestazioni facciano 10 mila persone: non è che facendo le due feste insieme diventerebbero 20 mila, forse 12. Rispetto alla riproposizione della festa della zucca, ci stiamo lavorando: la Pro Venzone ha chiuso tutti i suoi debiti e ora stiamo valutando con l’amministrazione e le associazioni e verificando se ci sono i fondi necessari». Da parte sua anche il sindaco di Venzone Fabio Di Bernardo conferma: «È necessario far ripartire la festa della zucca se non altro per l’ingente portata economica che essa può avere sul territorio». A Gemona, come si è detto, si è scelto metà ottobre per Formaggio e dintorni, lasciando dunque la successiva e ultima settimana del mese a Venzone come da tradizione, ma il “no” dei vicini di casa lascia qualche perplessità: «Noi lo vedevamo – spiega Stefano Marmai, consigliere comunale delegato alle manifestazioni – come un modo per operare a 360 gradi condividendo spese per la promozione ma anche tante idee, dall’organizzazione di un treno ad hoc oppure un servizio di bus navetta. Sui numeri credo invece che una proposta del genere avrebbe permesso di raddoppiare le presenze durante quel fine settimana. Certamente, non possiamo obbligare nessuno e rispettiamo la volontà di Venzone: il nostro era anche un modo per lanciare un messaggio e condividere dunque una politica di promozione turistica che potrebbe avere degli effetti positivi sui nostri territori».

Tolmezzo: riapre il ristorante Roma, nel nuovo menù pesce e piatti vegetariani

di Cristian Rigo.

Lei ha lasciato lo studio di un avvocato per inseguire la sua passione più grande, lui invece dopo aver girato mezza Italia e aver fatto diverse esperienze all’estero ha scelto di trasferirsi a Verzegnis per amore. Adesso, insieme, hanno deciso di lanciarsi in una nuova avventura, una sfida ambiziosa perché il “Roma” di Tolmezzo non è un ristorante come gli altri. Ma la trentenne friulana Anna Barbina e il laziale di 31 anni Danilo Cerro, soci in affari, hanno deciso di unire le forze per riaprire il locale che per molti anni è stato anche il punto di riferimento della politica. Un pezzo di storia della cucina friulana quindi riaprirà i battenti. L’inaugurazione è fissata per il 14 o il 20 marzo, ma la data non è ancora ufficiale. «Stiamo ancora lavorando – dicono in coro – dal primo marzo cominceremo a provare i nostri piatti e in due settimane contiamo di essere pronti. Ovviamente non abbiamo mai pensato di poter nemmeno essere paragonati al maestro Gianni Cosetti: cercheremo di omaggiare questa “eredità” sperando che non sia troppo pesante». Nessun tentativo di mettersi in competizione con i piatti dello chef che ha reinventato la cucina carnica, quindi. «Proporremo principalmente pesce e piatti vegetariani – assicurano -, ma ci saranno anche piatti della tradizione solo che saranno completamente rivisitati all’insegna della leggerezza». L’idea, insomma, è quella di allestire un locale innovativo. «Puntiamo su un target di alto livello proponendo il pesce che qui non si usa a prezzi comunque accessibili con un costo indicativo di 35 euro a persona», sottolinea Danilo che continuerà anche a tenere aperto “La stella” a Socchieve insieme alla sua fidanzata. «Cercheremo di andare all’essenziale – conclude Anna – cercando di trasmettere il gusto della materia prima di qualità scelta anche per la filiera che c’è dietro al prodotto».

Tolmezzo: l’Isis Linussio di Tolmezzo ha vinto il 1° concorso di cucina “Aqua in bocca”

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Per il secondo anno consecutivo, l’Isis Linussio di Tolmezzo torna con un prestigioso riconoscimento da “Agriest”, la principale rassegna agricola della regione, svoltasi a Udine dal 22 al 25 gennaio. Gli allievi Alice Andreutti, Emanuele Del Dò, Martina Fadi, Lisa Nassivera e Denise Sebastianis, guidati dall’insegnante Luca Grosso, hanno vinto il primo concorso di cucina “Aqua in bocca”, riservato agli istituti statali di istruzione superiore con indirizzo Enogastronomia e ospitalità alberghiera, ideato dall’“Ersa” per diffondere il marchio di qualità regionale per il settore agroalimentare “Aqua” (Agricoltura, Ambiente Qualità).

A premiarli, domenica 25 gennaio, l’assessore regionale Mariagrazia Santoro, con il direttore del Servizio promozione, statistica agraria e marketing dell’agenzia regionale per lo sviluppo rurale Paola Coccolo, ideatrice dell’iniziativa. Durante i tre giorni della Fiera, presso lo stand “Ersa” al Quartiere fieristico di Torreano di Martignacco, le squadre degli istituti “Sandro Pertini” di Monfalcone; “Federico Flora” di Pordenone; “Jacopo Linussio” di Tolmezzo e “Bonaldo Stringher” di Udine si sono sfidate, preparando vari piatti a base di prodotti a marchio “Aqua” (asparago bianco, latticini, mela, patata e carne suina).

Le pietanze di giornata sono state valutate da una giuria di esperti, composta da ristoratori e chef professionisti, incaricati di valutare l’esecuzione delle ricette, la presentazione dei piatti, il loro profumo, il gusto nonché l’originalità della composizione e la valorizzazione dei prodotti agroalimentari tipici. Venerdì e sabato, i membri della giuria hanno rappresentato le organizzazioni “Ladychef”, Federazione italiana cuochi, Unione cuochi e ristoratori. Per la valutazione finale, sono intervenute ben tre “Stelle Michelin”: Emanuele Scarello degli “Amici” di Godia, Alessandro Gavagna della “Subida” di Cormòns e Alessandro Breda del “Gellius” di Oderzo.

Fra il pubblico, è stata scelta giornalmente una giuria popolare, composta da tre persone, che si è espressa sulle realizzazioni culinarie. Le squadre all’opera erano composte da 3 allievi di cucina e da un allievo di sala, scelti tra le classi quarte e quinte. I visitatori di “Agriest” hanno potuto assistere all’esibizione dal vivo, osservando nel dettaglio le operazioni di preparazione dei singoli piatti, grazie all’installazione di telecamere e monitor dedicati ad ogni singola postazione di lavoro.

La conduzione del concorso è stata affidata al macellaio e giornalista Fabrizio Nonis, noto personaggio televisivo ed esperto del “settore food”, coadiuvato da Luciano Grispan dell’agenzia regionale per lo sviluppo rurale. Tra i partecipanti al concorso saranno scelti successivamente gli studenti che collaboreranno con “Ersa” durante la manifestazione fieristica “Cucinare”.

I ragazzi dell’Isis Linussio di Tolmezzo hanno conseguito la vittoria finale ottenendo il primo posto nel “Doppio raviolo con polenta e Montasio, condito con raguttino di maiale con composta di mele”; il secondo posto con il “Risotto ai sapori della nostra terra”; e il terzo con la “Trota in confit su milleveli di patate con crema alla ricotta”. Per due giorni di seguito, inoltre, hanno ottenuto il consenso della Giuria popolare.

Nel 2014, l’istituto carnico per l’Enogastronomia e l’ospitalità alberghiera era già stato premiato ad “Agriest”, in occasione della prima edizione del concorso “Coltiva l’ingegno”, ispirato ai contenuti del Piano di sviluppo rurale della Regione. In quell’occasione, gli studenti dell’Isis “Linussio” avevano presentato un video che illustrava il loro progetto per un’innovativa struttura agrituristica cooperativa e multifunzionale.

La dirigente dell’Isis “Linussio”, Lucia Chiavegato, presente a Torreano di Martignacco anche durante la cerimonia finale, oltre a complimentarsi calorosamente con gli studenti e con il professor Luca Grosso, ha ringraziato formalmente “Ersa”, con il direttore generale Paolo Stefanelli e il direttore del Servizio promozione, statistica agraria e marketing Paola Coccolo, per il coinvolgimento della scuola carnica nell’interessante concorso ed in altre iniziative che permettono ai ragazzi di conoscere e imparare ad utilizzare i prodotti di qualità del territorio regionale.

Tolmezzo: Amabile Dressi batte tutti con la sua minestra rustica e vince “Carnia Food Design”

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(r.c. dal MV di oggi)
“Carnia Food Design” ha scelto il suo piatto: la prima edizione del contest dedicato alla cucina carnica fra tradizione e innovazione ha incoronato all’Hotel Aplis di Ovaro, la “Minestra di fagioli e patate con maltagliati rustici di grano saraceno”, primo premio assoluto «all’innovazione tradizionale gastronomica». Il piatto è una ricetta della chef Amabile Dessi del Grand Hotel Gortani di Arta Terme, realizzato con l’apporto dei produttori Polenta socchievina, Davide Coop e Azienda agricola Travani. Nella festosa atmosfera della serata conclusiva di Carnia Food Design erano ben 12 i piatti a sfidarsi, dall’antipasto al dolce: ed è stato un vero trionfo per la cucina carnica e la sua creativa stagionalità, i suoi ingredienti poveri e sostenibili ma sempre saporiti e vivacissimi, grazie allo straordinario patrimonio agroalimentare e al più grande Giardino di erbe delle Alpi – quello di Carnia, appunto – che ispira di stagione in stagione i piatti collaudati come le più estrose novità. “Carnia Food Design”, un’iniziativa di Coop Cramars realizzata grazie al sostegno di Euroleader nell’ambito del PSR FVG 2007-2013 Asse IV Leader, per il coordinamento scientifico di Slow Food Fvg, ha così proclamato il primo menù di Carnia Food Design: e dall’antipasto al dolce, con il primo piatto di Amabile Dassi sono stati premiati anche i piatti degli chef Roberto Filaferro dell’Hotel Aplis di Ovaro (antipasto di pate’ con pan brioche ai fichi), Emanuele Monego della Stella d’Oro di Verzegnis (il Mazorìn, un secondo a base di Germano reale e verdure) e di Rita Lenisa di Borgo Poscolle Cavazzo Carnico (Lettera d’amore alla Carnia, personalizzazione della torta di mele in chiave strudel). Condotta dalla curatrice di “Carnia Food Design” Annalisa Bonfiglioli, di Cramars, la cerimonia di premiazione ha visto protagonisti, fra gli altri, il presidente di Euroleader Daniele Petris e il presidente della Giuria tecnica Marino Corti, fiduciario della Condotta Carnia Tarvisiano Slow Food, oltre al presidente dell’Unione Cuochi Fvg Germano Pontoni e alla referente enogastronomia di Turismo Fvg Diana Candusso. Menzioni speciali sono state tributate anche all’appassionata Sara Silverio e alla chef Roberta Clapiz. Il valore aggiunto della prima edizione di Carnia Food Design, che si è articolato in quattro laboratori e quattro contest per una settantina di chef, food blogger e appassionati del territorio, sta anche nelle premesse del progetto: Primo atto di questa nuova rete sarà la riproposizione a Natale 2014, in diverse strutture ricettive e di ristorazione della Carnia, del menu vincitore.

Tolmezzo: “Filo dei sapori” ottima affluenza e promozione piena

di Gino Grillo

La prima edizione de “Il Filo dei Sapori” va in archivio incassando l’apprezzamento del pubblico e la soddisfazione degli operatori. La scelta di portare in piazza i prodotti agroalimentari tipici della Carnia è stata premiata dalla gente che anche ieri sin dalla mattinata è arrivata in massa nel capoluogo carnico. Tutti soddisfatti per una manifestazione che il sindaco della città Francesco Brollo non ha esitato a definire “astronave del gusto”. Un evento che ha riscosso un grande successo anche sotto il profilo social, con migliaia di contatti e visualizzazioni sia su Facebook che su Instagram. Ieri andavano in scena la rapa di Verzegnis, la spremitura di frutta al torchio, il cren, i sidri. Spazio speciale alla produzione casearia con dimostrazioni della lavorazione del latte e della produzione del formaggio e della ricotta. Soddisfazione è stata espressa dal commissario della Comunità montana della Carnia, organizzatrice assieme alla città carnica e all’Ersa della rassegna. «Abbiamo registrato una forte affluenza di pubblico, e dobbiamo sottolineare la grande la soddisfazione degli operatori che hanno partecipato alla kermesse». «Crediamo molto nei prodotti tipici e nell’agroalimentare – ha concluso Not – e ci stiamo impegnando per far conoscere questa filiera a chilometri zero». Dopo il tutto esaurito fatto registrare dalle tre serate di Show cooking, durante questo fine settimana le piazze di Tolmezzo sono state prese d’assalto da chi ha voluto avvicinarsi all’agroalimentare e alla gastronomia “made in Carnia”. Affollate anche le presentazioni delle aziende della zona, con centinaia di persone che hanno avuto la possibilità di assaggiare i piatti tipici preparati live dai ragazzi dell’Isis Linussio.

Carnia: Wolf lancia sul mercato la soppressa di Sauris

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Ha da poco vinto il premio “Dino Villani” per “l’eccellenza” del suo prodotto-simbolo il Prosciutto di Sauris Igp e ora il prosciuttificio Wolf Sauris Spa lancia sul mercato un nuovissimo prodotto che va ad arricchire il paniere dell’azienda saurana: la Soppressa di Sauris. “Questo salume è unico nel suo genere – spiega Stefano Petris, amministratore delegato di Wolf – perché unisce la delicatezza dell’impasto alle leggera affumicatura con legna di faggio”.

L’elevato standard qualitativo del prodotto è fortemente legato al suo territorio di origine ed è ottenuto grazie anche alla posizione dello stabilimento che si trova a Sauris a 1212 metri sul livello del mare. All’interno della nota azienda, che è condotta da Stefano Petris assieme al padre Beppino “Wolf” e i fratelli, lavorano oltre 60 persone che si occupano di seguire tutte le fasi della lavorazione delle carni.

“Anche in questo caso– conclude Petris – il prodotto ha un gusto e un profumo unici, sicuramente diverso da tutti gli altri prodotti presenti sul mercato. Siamo certi che ancora una volta il profumo di Sauris farà la differenza”.

Malborghetto: parata di grandi chef per Ein Prosit

di Simonetta D’Este.
Sono sette i percorsi della sedicesima edizione di “Ein Prosit”: itinerari del gusto, mostra assaggio, degustazioni guidate, incontri, laboratori dei sapori, welcome home e cucina della Valcanale. Insomma, un’offerta che accontenta tutti gli appassionati della buona tavola, che possono spaziare dalle cene nei ristoranti alla mostra assaggio nelle sale cinquecentesche del palazzo Veneziano, a Malborghetto, dove si terranno anche le degustazioni guidate, per spaziare negli incontri con presentazioni di guide e di esperienze nel mondo vinicolo, personali di blogger e autori. Sabato 18 e domenica 19, invece, i laboratori proporranno la sperimentazione di gusti e sapori in abbinamento. Cinque saranno le case per altrettante cene con lo chef e per tutti il menu assaggio nei ristoranti della Valcanale. “Ein Prosit” offre anche pacchetti turistici che abbinano i pernottamenti negli hotel con ingressi alla mostra assaggio, degustazioni e cene comprese nel prezzo. 
Le due parole chiave utilizzate più frequentemente per presentare “Ein Prosit”, la principale rassegna enogastronomica del Nordest, che si terrà a Malborghetto e Tarvisio in ottobre, sono qualità e professionalità. Due aspetti che hanno colpito il vicepresidente della Regione, Sergio Bolzonello: «Gli organizzatori hanno capito che quella della qualità è la strada da battere in modo sempre più convinto. Una rassegna di questo tipo in un territorio storicamente costituito da contaminazioni territoriali e culturali è una vera e propria promozione del territorio». Anche il vicepresidente della Provincia di Udine, Franco Mattiussi, è convinto che la strada sia quella giusta: «Tra i consorzi friulani, quello di Tarvisio è quello a cui è bene dare maggiore attenzione per professionalità. Gli enti come il nostro devono sostenere affiancando il privato nelle iniziative e promuovere le iniziative importanti di promozione del territorio, soprattutto in un contesto di spending review». “Ein Prosit” si svolgerà a Tarvisio e Malborghetto da giovedì 16 a domenica 19 ottobre, con un mese d’anticipo rispetto al passato per evitare i disagi legati al maltempo e alle nevicate. Sarà una vera e propria vetrina dell’eccellenza della produzione vinicola, della cucina tipica friulana e italiana, con la partecipazione di una decina di regioni. Il programma della sedicesima edizione è da record: 90 appuntamenti tra cene stellate Michelin, degustazioni guidate, mostre assaggio, laboratori dei sapori (a cura di Enzo Vizzari, direttore delle Guide dell’Espresso) e incontri con 150 tra i più importanti produttori del panorama enogastronomico italiano e internazionale. La rassegna è organizzata dal Consorzio di promozione turistica del Tarvisiano con il patrocinio del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e in collaborazione con Regione, TurismoFvg, Banca FriulAdria/Créedit Agricole, Kitchen Aid (main sponsor), Fondazione Crup, Provincia e Camera di commercio di Udine, progetto Score e Interegg IV, Bacino imbrifero montano della Drava, Comunità montana del Gemonese, Canal del Ferro e Valcanale, Comuni di Tarvisio e Malborghetto. Saranno 20 le stelle Michelin protagoniste degli “Itinerari del gusto”, le cene in programma in diversi ristoranti del Tarvisiano con alcuni dei più grandi cuochi italiani, come Chicco Cerea del ristorante Da Vittorio di Brusaporto (3 stelle), il milanese Claudio Sadler dell’omonimo ristorante (2), il marchigiano Moreno Cedroni della Madonnina del Pescatore (2), l’italo-argentino Matias Perdomo del Pont de Ferr di Milano (2), il maestro della pizza Franco Pepe e lo statunitense Hans Rueffert. Gli organizzatori hanno scelto di mantenere i prezzi contenuti (da un minimo di 60 euro) nonostante la qualità dell’offerta sia di primissimo livello. Particolare anche l’appuntamento con le cene nelle case private.