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Tolmezzo: il Comune allestirà un’area per i cani in via Grialba, la domanda al Cosilt

Mappa di: Via Grialba, 33028 Tolmezzo UD

di Tanja Ariis.
La città avrà presto la sua area per le corse e i giochi dei cani, probabilmente già entro la fine dell’anno. L’assessore comunale Mario Mazzolini annuncia di aver presentato formale domanda al Cosilt (Consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo) per poter realizzare, in una porzione dell’area, di proprietà del consorzio, di fronte all’albergo Al Benvenuto in via Grialba, un’area di sgambamento per i cani. «Dovremmo – anticipa – riuscire a farla entro quest’anno». Mazzolini spiega infatti che contatti informali sono già avvenuti con il Cosilt, che ha dato la sua disponibilità a collaborare in questa direzione. Ora si tratta di formalizzare il tutto. «L’area per lo sgambamento dei cani – sottolinea Mazzolini – è molto richiesta dai cittadini di Tolmezzo e la nostra volontà è collocarla in quella parte della città perché ha il vantaggio di essere collegata già a una pista pedonale. È uno dei pochi siti in realtà che possono andare bene perché è una zona abbastanza vicina al centro, ma non eccessivamente e non si trova accanto alla pista di guida sicura o al poligono di tiro, da dove provengono emissioni sonore non indicate per questo tipo di attività». Il costo per realizzare l’area per i cani è di 20 mila euro che saranno sostenuti in toto dal Comune. I fondi raccolti da volontari con varie iniziative, come “Giro…in giro con Bau”, spiega Mazzolini, potranno invece essere impiegati per equipaggiare l’area interna, dotandola di attrezzature per lo sfogo, il gioco e l’educazione dei cani. Già nel 2010 un gruppo di cittadini aveva chiesto un’area di questo tipo. Il dibattito era nato in realtà dall’allora ipotizzata interdizione da parte del Comune dei cani dal centro di Tolmezzo per il problema delle deiezioni canine non raccolte da troppi proprietari di amici a quattro zampe. Ne era derivata una petizione a cui avevano aderito 600 persone per dire no all’interdizione dei cani dal centro, vissuta come una grave limitazione della libertà personale di spostarsi come un qualunque altro cittadino, solo perché accompagnati da un animale. Esse chiedevano piuttosto l’introduzione di sanzioni pesanti per quei conducenti di cani sprovvisti dell’occorrente per la pulizia delle deiezioni dei loro amici a quattro zampe e, tra le varie obiezioni, sottolineavano anche come in città mancassero zone di sgambamento per i cani. Da allora ne domandano una.

Legambiente: cento ragazzi volontari per la montagna, a Lauco ed Invillino

di Davide Vicedomini.
Ripuliranno dalle erbacce le tombe alto medievali scavate nella roccia a Lauco e la Basilica Paleocristiana di Invillino, ripristineranno anche alcuni sentieri abbandonati, rendendoli fruibili agli escursionisti. Sono alcune delle azioni in cui saranno impiegati i quasi cento ragazzi tra i 14 e i 17 anni che parteciperanno ai Campi di volontariato organizzati da Legambiente. Una vacanza alternativa tra lavoro e ospitalità quella offerta ai giovani volontari, che arriveranno anche da diverse regioni italiane, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio e Campania «con l’obiettivo di portare turisti – come ha spiegato Marco Lepre, organizzatore dei campi, nel corso della conferenza stampa di presentazione – in località di grande interesse naturale e paesaggistico». Un’esperienza questa che ormai viene replicata con successo da 18 anni da Legambiente. Cinque le località friulane interessate in questo circuito che comprende 150 siti in Italia: Socchieve, dove un campus è già partito lunedì, Forni di Sopra (dal 29 giugno all’8 luglio), Lauco (dal 13 al 22 luglio) e Rigolato e Dogna (dopo Ferragosto). Ci sarà spazio anche per gli adulti e le famiglie con un campo di volontari loro dedicato dal 10 al 19 agosto a Tribil Superiore, nelle Valli del Natisone, dove verranno apprese le tecniche tradizionali di sfalcio e di realizzazione di muretti a secco. «Veniamo incontro – ha continuato Lepre – a quelle amministrazioni che vogliono far conoscere il territorio e hanno bisogno di manutenzione, e alle esigenze sempre più numerose di giovani che vogliono visitare questi luoghi. La sostenibilità di questa iniziativa è dimostrata anche dal fatto che gli interventi di manutenzione sono spesso funzionali alla fruizione turistica e al maggiore afflusso di visitatori nell’alta stagione». Durante le giornate saranno proposte anche attività ricreative: dalle escursioni in montagna, alle partecipazioni alle sagre, fino ai bagni nei pressi di alcune spettacolari cascate. I giovani avranno anche la possibilità di visitare il centro storico di Venzone e il Museo “Tiere Motus” grazie alla guida di Aldo Di Bernardo. Per informazioni su come partecipare ai campi di volontariato basta visitare il sito nazionale di Legambiente (www.legambiente.it).

Malborghetto: parata di grandi chef per Ein Prosit

di Simonetta D’Este.
Sono sette i percorsi della sedicesima edizione di “Ein Prosit”: itinerari del gusto, mostra assaggio, degustazioni guidate, incontri, laboratori dei sapori, welcome home e cucina della Valcanale. Insomma, un’offerta che accontenta tutti gli appassionati della buona tavola, che possono spaziare dalle cene nei ristoranti alla mostra assaggio nelle sale cinquecentesche del palazzo Veneziano, a Malborghetto, dove si terranno anche le degustazioni guidate, per spaziare negli incontri con presentazioni di guide e di esperienze nel mondo vinicolo, personali di blogger e autori. Sabato 18 e domenica 19, invece, i laboratori proporranno la sperimentazione di gusti e sapori in abbinamento. Cinque saranno le case per altrettante cene con lo chef e per tutti il menu assaggio nei ristoranti della Valcanale. “Ein Prosit” offre anche pacchetti turistici che abbinano i pernottamenti negli hotel con ingressi alla mostra assaggio, degustazioni e cene comprese nel prezzo. 
Le due parole chiave utilizzate più frequentemente per presentare “Ein Prosit”, la principale rassegna enogastronomica del Nordest, che si terrà a Malborghetto e Tarvisio in ottobre, sono qualità e professionalità. Due aspetti che hanno colpito il vicepresidente della Regione, Sergio Bolzonello: «Gli organizzatori hanno capito che quella della qualità è la strada da battere in modo sempre più convinto. Una rassegna di questo tipo in un territorio storicamente costituito da contaminazioni territoriali e culturali è una vera e propria promozione del territorio». Anche il vicepresidente della Provincia di Udine, Franco Mattiussi, è convinto che la strada sia quella giusta: «Tra i consorzi friulani, quello di Tarvisio è quello a cui è bene dare maggiore attenzione per professionalità. Gli enti come il nostro devono sostenere affiancando il privato nelle iniziative e promuovere le iniziative importanti di promozione del territorio, soprattutto in un contesto di spending review». “Ein Prosit” si svolgerà a Tarvisio e Malborghetto da giovedì 16 a domenica 19 ottobre, con un mese d’anticipo rispetto al passato per evitare i disagi legati al maltempo e alle nevicate. Sarà una vera e propria vetrina dell’eccellenza della produzione vinicola, della cucina tipica friulana e italiana, con la partecipazione di una decina di regioni. Il programma della sedicesima edizione è da record: 90 appuntamenti tra cene stellate Michelin, degustazioni guidate, mostre assaggio, laboratori dei sapori (a cura di Enzo Vizzari, direttore delle Guide dell’Espresso) e incontri con 150 tra i più importanti produttori del panorama enogastronomico italiano e internazionale. La rassegna è organizzata dal Consorzio di promozione turistica del Tarvisiano con il patrocinio del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e in collaborazione con Regione, TurismoFvg, Banca FriulAdria/Créedit Agricole, Kitchen Aid (main sponsor), Fondazione Crup, Provincia e Camera di commercio di Udine, progetto Score e Interegg IV, Bacino imbrifero montano della Drava, Comunità montana del Gemonese, Canal del Ferro e Valcanale, Comuni di Tarvisio e Malborghetto. Saranno 20 le stelle Michelin protagoniste degli “Itinerari del gusto”, le cene in programma in diversi ristoranti del Tarvisiano con alcuni dei più grandi cuochi italiani, come Chicco Cerea del ristorante Da Vittorio di Brusaporto (3 stelle), il milanese Claudio Sadler dell’omonimo ristorante (2), il marchigiano Moreno Cedroni della Madonnina del Pescatore (2), l’italo-argentino Matias Perdomo del Pont de Ferr di Milano (2), il maestro della pizza Franco Pepe e lo statunitense Hans Rueffert. Gli organizzatori hanno scelto di mantenere i prezzi contenuti (da un minimo di 60 euro) nonostante la qualità dell’offerta sia di primissimo livello. Particolare anche l’appuntamento con le cene nelle case private.

Sviluppo turistico delle aree montane tra passato presente e futuro, di Simone Papuzzi

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di Simone Papuzzi (Presidente Commissione Regionale CAI-TAM Veneto).

Sviluppo turistico delle aree montane tra passato presente e futuro «La crisi è quando il vecchio muore e il nuovo non può nascere» Questa frase di Antonio Gramsci più attuale che mai vuol far riflettere sul fatto che in tempi di crisi come questi è necessario ricercare qualcosa di profondamente diverso, in grado di dare nuovo impulso e nuove prospettive al turismo e quindi all’economia di montagna. I territori montani stanno infatti vivendo un periodo di grossi cambiamenti legati da un lato ai nuovi stili di vita e alle nuove opportunità di lavoro e da un altro ai disagi socio-economici che questo porta con se. Dopo la lunga fase di emigrazione verso le zone più industrializzate di pianura che ha visto il progressivo spopolamento delle montagne si è assistito ad una sensibile inversione di tendenza grazie al miglioramento dello stile di vita locale dovuto al boom turistico legato in particolare alla pratica dello sci alpino. In talune zone come per esempio Valle d’Aosta e Dolomiti si è assistito ad uno dei maggiori sviluppi nel settore degli impianti a fune che ha fatto dimenticare per alcune decine di anni i disagi, la povertà e la crisi occupazionale tipica delle terre alte. Purtroppo il turismo di montagna è ancora incentrato sulla monocultura dello sci alpino. Tuttavia in tempi recenti, sia per l’eccessivo sfruttamento del territorio dovuto al sempre crescente numero di impianti di risalita e conseguentemente alla speculazione edilizia, sia per la congiuntura economica non favorevole al progredire di questa costosa pratica sportiva, sia per la riduzione di domanda legata all’invecchiamento e alla diminuzione del popolo degli sciatori, la situazione è notevolmente cambiata ed il settore appare se non in crisi in stagnazione. I cambiamenti climatici poi stanno influenzando molto le scelte da intraprendere per gli sviluppi del turismo nei prossimi anni; si dovranno adottare pertanto nuove strategie di adattamento nel turismo alpino. Partiamo analizzando i dati forniti dagli studi e dalle ricerche condotte dalla CIPRA: i modelli climatici regionali predicono, per le Alpi, un aumento di 2°C della temperatura media annua nei prossimi 30 anni e questo porterà di conseguenza ad avere inverni meno rigidi e con precipitazioni più piovose che nevose. Il numero dei giorni adatti allo sci con più di 30 cm di neve è destinato a diminuire notevolmente e la certezza dell’innevamento naturale sarà garantita solamente dal 61 % dei comprensori (la stagione attuale ne è un emblematico esempio). Sempre dagli studi condotti da molti ricercatori e dalla stessa CIPRA risulta che le stazioni sciistiche sotto i 1500 m s.l.m. non avranno più la garanzia di innevamento naturale già dai prossimi anni se non da questo. Un eventuale mantenimento degli impianti sciistici e dell’innevamento programmato è ammesso, ma soltanto ove questo sia sostenibile economicamente e consenta, con investimenti ragionevolmente contenuti, di attenuare/risolvere le principali crisi di innevamento. Questa situazione potrebbe realizzarsi soltanto oltre i 1800÷2000 m circa, mentre a quote inferiori l’aumento delle temperature potrebbe spesso compromettere la funzionalità degli impianti anche in pieno inverno (conferenza sul clima Roma 2007). La strategia di mitigazione al problema non potrà comunque essere l’innevamento artificiale. Il consumo d’acqua per l’innevamento è immenso e non è affatto certo che la quantità d’acqua disponibile sia sufficiente a coprire il fabbisogno anche perché in futuro potrebbe esserci troppa acqua d’inverno ma troppo poca d’estate. Tali cambiamenti avranno quindi delle ripercussioni sull’agricoltura e sulla selvicoltura, ma anche sull’economia dell’acqua. Lo sviluppo sciistico porta poi come conseguenza, anche voluta, ad una speculazione edilizia non sostenibile. Pensiamo alle strutture di accoglienza attuali: di alberghi e di seconde case nelle valli alpine ce ne sono in abbondanza, molte strutture aspettano solo di essere occupate dai turisti ma oggi però sono in sofferenza e le seconde case appaiono per la gran parte dell’anno vuote, dando alla località la sembianza di “non luoghi”. In molte località di villeggiatura esistono ormai un numero estremamente elevato di abitazioni adibite a seconde case che occupano estese porzioni di territorio con conseguente criticità legate all’aumento degli oneri finanziari derivanti dal potenziamento dei servizi idrici e fognari e non ultimo l’aumento del valore degli immobili e del terreno provocando l’espulsione della popolazione residente dal mercato locale delle abitazioni. Non servono quindi nuove strutture ricettive per giustificare l’investimento su nuovi impianti sciistici. Il problema è che il turismo invernale nelle Alpi è unilateralmente orientato allo sci, perciò dipende fortemente dalla neve. Una strategia per le aree coinvolte, oltre a sostegni finanziari, sarebbe quindi la riduzione della dipendenza dalla neve e dallo sci, integrando l’offerta turistica da un lato e puntando ad un turismo distribuito nelle quattro stagioni dall’altro. Si tratta di adottare la cosiddetta strategia multifunzionale legata alla differenziazione dell’offerta turistica. Da una parte si dovrà ampliare la gamma dei servizi offerti nel periodo invernale (turismo escursionistico, congressuale, wellness, etc) e dall’altra potenziare l’offerta turistica al di fuori dell’inverno, soprattutto turismo estivo ma anche nelle stagioni intermedie. Secondo CIPRA il turismo alpino estivo realizza un fatturato complessivo nettamente superiore di quello invernale; sulle alpi italiane la percentuale di presenze nel periodo invernale è pari al 4,1% contro il 10,8% nel periodo estivo (dato medio fra le località analizzate). La ricetta per il futuro del turismo montano dovrebbe includere almeno questi 7 punti principali:

1. Dare un alternativa sportiva alla pratica dello sci alpino: favorire lo sviluppo e la diffusione del turismo a passo lento quindi escursionismo estivo ed invernale in primis;

2. Valorizzazione del patrimonio naturale e culturale per il marketing e il turismo nello spazio alpino: puntare ovviamente di più sul turismo estivo promuovendo gli itinerari naturalistici di scoperta presso le aree protette, le oasi naturalistiche, le montagne Patrimonio Unesco e i siti di rete Natura 2000;

3. Sviluppo di una comunità locale accogliente con la creazione di un “Paese Albergo” o “Albergo Diffuso”: questo permetterebbe anche di recuperare il patrimonio residenziale esistente e/o in stato di abbandono sull’esempio del Friuli Venezia Giulia;

4. Valorizzazione dei percorsi storici: realizzazione di itinerari alla scoperta dei siti archeologici e/o dei luoghi della grande guerra.

5. Valorizzazione della filiera turistica integrata con le filiere del legno e dell’agro-alimentare, per la promozione del turismo alpino nelle stagioni intermedie (primavera, autunno): puntare sul turismo eno-gastronomico alla riscoperta dei sapori della tradizione locale sfruttando le attività agrituristiche su modello del Gallo Rosso in Alto-Adige;

6. Mobilità alternativa: puntare su un approccio più eco-sostenibile significa disporre di una serie di offerte individuali di mobilità dolce, a tutela del clima, in particolare servizi navetta, taxi per gli escursionisti e skibus gratuiti, veicoli elettrici, e-bike, auto ecocompatibili a noleggio, uso integrato del treno. Tutto questo permette di garantire una vacanza di qualità e offrire una esperienza di viaggio responsabile.

7. Vacanze benessere: per rendere più appetibile la località agli amanti del riposo e del benessere psico-fisico. La parola chiave per le località turistiche montane del futuro non dovrà più passare per turismo = monocultura dello sci, aumento del demanio sciabile, neve artificiale e nuovi collegamenti. In tempi in cui si assiste al calo del numero degli sciatori e a progressivi effetti del riscaldamento climatico, a lungo termine riusciranno a mantenersi in vita ed a mantenere la loro autonomia quelle località turistiche dell’arco alpino in grado di comprendere che natura e paesaggio sono il loro capitale più grande e perciò a sviluppare alternative da opporre al puro sci alpino.

I nuovi concetti fondamentali da seguire saranno quindi: agricoltura, turismo a passo lento, destagionalizzazione e cultura tradizionale. Ovviamente tutto questo sarà possibile soltanto se questi nuovi processi di sviluppo saranno supportati da una volontà politica quantomeno locale in grado di concretizzare i bisogni e gli input che vengono proposti loro.

Prato Carnico: al rifugio De Gasperi un altro modo di vivere la montagna

di Alessandro Cesare.

Spirito di sacrificio, passione, tenacia. Sono le componenti che hanno consentito a Nilo Pravisano di resistere per ben 36 anni come gestore del rifugio “Fratelli De Gasperi”, in Val Pesarina. Anche ieri Pravisano si trovava nei pressi del rifugio, impegnato a scaricare viveri dalla teleferica. In questi decenni ne ha viste tante, ha dovuto combattere contro la burocrazia e il maltempo, e oggi è impegnato a tenere testa all’evoluzione del modo di andare in montagna. «La nostra struttura è raggiungibile solo a piedi dopo una camminata di un’ora e mezza. Il primo problema che dobbiamo affrontare è la trasformazione delle esigenze di chi frequenta i rifugi, che da strutture spartane e di appoggio vengono sempre di più viste come alberghi o ristoranti ad alta quota. Purtroppo la logistica di molti rifugi impedisce di soddisfare simili richieste in termini di servizi». Pravisano lo dice con un po’ di rammarico, soprattutto perché, negli ultimi tempi, pare stia venendo meno lo spirito romantico dell’approccio alle “terre alte”: «Si sta perdendo il significato primo dei rifugi, che era quello di socializzare e condividere gli spazi. Oggi ci vengono chieste stanze singole con servizio in camera, quando fino a vent’anni fa i gruppi che pernottavano non avevano alcun problema a dormire “in compagnia”, adattandosi alle esigenze di chi il rifugio lo frequenta come luogo per preparare un’arrampicata». Il rifugio “Fratelli De Gasperi” si trova alle pendici della verticale costiera rocciosa delle Dolomiti Pesarine. Dispone di più di 100 posti letto e rimane aperto da giugno a ottobre inoltrato. «Non ho acqua corrente e non c’è un furgoncino che mi rifornisce di viveri – racconta Pravisano –. Se voglio restare aperto lo posso fare con spirito di servizio e senza garanzie di remunerazione. I mesi “commerciabili” per me sono quelli estivi, il resto non è altro che un regalo che faccio agli appassionati della montagna occupandomi della cura del territorio. Questo perché le forze disponibili (le comunità locali, il Cai), a causa dei cambiamenti climatici che hanno aumentato le emergenze ambientali, non riescono più a garantire la percorribilità di tutti i sentieri. Sono, quindi, costretto a intervenire con le mie forze e a mie spese per rendere raggiungibile il rifugio nei mesi autunnali o invernali». Non tutti i frequentatori della montagna, però, sono diventati escursionisti “mordi e fuggi”. Esistono ancora molti appassionati che amano vivere l’alta quota senza fretta: «C’è ancora chi viene per il piacere di stare in compagnia», assicura Pravisano. A rendere ancora più complicate le cose, oltre alla crisi che ha colpito anche le frequentazioni dei rifugi, ci si mette la burocrazia. «È difficile che il legislatore comprenda la peculiarità del nostro lavoro, poiché le regole pensate per le strutture alberghiere non possono valere anche per noi. In un rifugio non si può imporre che la porta d’ingresso si apra verso l’esterno: con una copiosa nevicata, in questo modo, rischio di restare intrappolato. Va trovato un equilibrio». A incidere sull’attività del rifugio c’è il nuovo modo di concepire l’alpinismo: «Non c’è più il senso del limite, c’è fretta anche nell’arrampicare – conclude – e il rifugio non è più determinante come punto di appoggio».

Tolmezzo: Antonio Martini e le «Mura trecentesche da salvare nella piazza»

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(foto tolmezzo news)

(t.a. dal mv di oggi)

Antonio Martini, già presidente del consiglio regionale, plaude al progetto di riqualificazione di piazza Domenico da Tolmezzo e dell’area all’angolo tra le vie Lequio e Battisti, ma suggerisce attenzione ai due siti, perché serberebbero resti delle mura trecentesche della città che potrebbero essere valorizzati, non ostacolando gli interventi progettati, ma anzi dando a essi maggior pregio. Nella piazza, secondo il progetto del Comune, sarà demolito il vecchio container che un tempo ospitava un bar e al suo posto sarà realizzata un’area lastricata con panchine e spazi verdi, mantenendo l’albero di latifoglie. Un breve tratto di roggia sarà a vista (con una lastra di vetro come pavimento) con le sue pareti in pietra. Un’aiuola spartitraffico risolverà l’incrocio pericoloso tra le vie del Forame e del Fante e la piazza. Poi verso la piazza o sarà prolungata l’aiuola o sarà realizzata una sosta per i bus dei turisti. I parcheggi saranno mantenuti, ma organizzati diversamente. «Rivolgo il mio plauso – dice Martini – al progetto perché finalmente si mettono a posto i due siti, ma bisogna fare attenzione perché essi hanno ancora tracce delle vecchie mura trecentesche della città. Nell’area di fronte all’Alba (gelateria) era presente l’unica torre visibile nella parte storica del centro, la torre delle scuole. Ci sono ancora alcuni ruderi della torre, che era del ’300 o del ’500. Sarà da fare un sondaggio. Sono al limite del parcheggio perciò non si preclude l’intervento che vuole fare il Comune che potrebbe però valorizzare una testimonianza storica della città. Anche in Piazza Domenico da Tolmezzo attaccate alla Porta di Sotto, sulla sinistra in continuazione di via delle mura, nell’area Malagnini dove si vuole fare quell’area lastricata e verde, ci sono le mura trecentesche, basta scavare un po’. Sarebbe un bel giardino se in continuazione della Porta di Sotto mettessero in visione le vecchie mura». L’assessore comunale Valter Marcon dal canto suo spiega che sull’area tra via Lequio e via Battisti, dove ci sarebbero resti della vecchia Torre, si sta ancora valutando se destinarla tutta a parcheggio o farne in parte area verde valorizzando ciò che segnala anche Martini. Per la piazza, Marcon osserva che nel progetto preliminare già si prevede di mettere in risalto, in un breve tratto, l’architettura antica della roggia e che sicuramente si terrà conto poi di evidenze di elementi architettonici o archeologici che si dovessero palesare, ma che ad oggi non si hanno.(t.a.)Antonio Martini, già presidente del consiglio regionale, plaude al progetto di riqualificazione di piazza Domenico da Tolmezzo e dell’area all’angolo tra le vie Lequio e Battisti, ma suggerisce attenzione ai due siti, perché serberebbero resti delle mura trecentesche della città che potrebbero essere valorizzati, non ostacolando gli interventi progettati, ma anzi dando a essi maggior pregio. Nella piazza, secondo il progetto del Comune, sarà demolito il vecchio container che un tempo ospitava un bar e al suo posto sarà realizzata un’area lastricata con panchine e spazi verdi, mantenendo l’albero di latifoglie. Un breve tratto di roggia sarà a vista (con una lastra di vetro come pavimento) con le sue pareti in pietra. Un’aiuola spartitraffico risolverà l’incrocio pericoloso tra le vie del Forame e del Fante e la piazza. Poi verso la piazza o sarà prolungata l’aiuola o sarà realizzata una sosta per i bus dei turisti. I parcheggi saranno mantenuti, ma organizzati diversamente. «Rivolgo il mio plauso – dice Martini – al progetto perché finalmente si mettono a posto i due siti, ma bisogna fare attenzione perché essi hanno ancora tracce delle vecchie mura trecentesche della città. Nell’area di fronte all’Alba (gelateria) era presente l’unica torre visibile nella parte storica del centro, la torre delle scuole. Ci sono ancora alcuni ruderi della torre, che era del ’300 o del ’500. Sarà da fare un sondaggio. Sono al limite del parcheggio perciò non si preclude l’intervento che vuole fare il Comune che potrebbe però valorizzare una testimonianza storica della città. Anche in Piazza Domenico da Tolmezzo attaccate alla Porta di Sotto, sulla sinistra in continuazione di via delle mura, nell’area Malagnini dove si vuole fare quell’area lastricata e verde, ci sono le mura trecentesche, basta scavare un po’. Sarebbe un bel giardino se in continuazione della Porta di Sotto mettessero in visione le vecchie mura». L’assessore comunale Valter Marcon dal canto suo spiega che sull’area tra via Lequio e via Battisti, dove ci sarebbero resti della vecchia Torre, si sta ancora valutando se destinarla tutta a parcheggio o farne in parte area verde valorizzando ciò che segnala anche Martini. Per la piazza, Marcon osserva che nel progetto preliminare già si prevede di mettere in risalto, in un breve tratto, l’architettura antica della roggia e che sicuramente si terrà conto poi di evidenze di elementi architettonici o archeologici che si dovessero palesare, ma che ad oggi non si hanno.

Friuli: annuncio della professoressa Cristiana Compagno «Vado all’estero per un anno»

di Giacomina Pellizzari

Eletta nel momento più critico dell’università di Udine, il rettore Cristiana Compagno, prima donna al governo di un ateneo medio statale, in ottobre chiuderà il suo mandato e, dopo essere stata tirata per la giacca da tutti i politici che l’avrebbero voluta candidata sindaco, alla presidenza della Regione a al Parlamento, la professoressa ringrazia e annuncia: «Il mio progetto personale è di chiedere un anno sabbatico e andare all’estero». Una mossa da maestra, che arriva a pochi giorni dall’inaugurazione (prevista per mercoledì) del 35.mo anno accademico durante la quale non mancherà di elencare i risultati raggiunti negli ultimi 5 anni. Uno per tutti: la certificazione del bilancio 2012 da un ente terzo internazionale. Rettore, come mai questa scelta? «Dopo aver servito l’istituzione con l’intensità con cui l’ho servita io, mettendola al primo posto, ho bisogno di una pausa, di uscire di scena». Converrà che la sua decisione spiazza, in molti sapendo che per effetto della riforma Gelmini non è più rieleggibile la vogliono alla guida di un’altra istituzione? «E’ vero sono stata richiesta più volte, ma la mia risposta è sempre stata la stessa: “Non farò politica attiva”. Resto però una donna di istituzione, credo di aver maturato competenze nella gestione di sistemi complessi». Dove andrà all’estero? «Questo lo dirò più avanti». Quale eredità lascia al nuovo rettore e alla comunità accademica? «Oltre a lasciare un’università molto apprezzata a livello nazionale e internazionale, lascio il bilancio 2012 certificato da un ente terzo internazionale. Una certificazione che solo la Bocconi e l’università di Trento vantano in questo momento». Questa certificazione cosa rappresenta? «E’ un segno di trasparenza, di serietà e responsabilità sociale che dobbiamo alla nostra comunità». Facilita anche l’ingresso nell’università di possibili investitori privati? «Certamente, per sostenere l’innovazione e la ricerca è sempre più necessario affiancare gli investimenti privati. La certificazione del bilancio è uno strumento innovativo e unito alla qualità della didattica e della ricerca attesta il percorso di gestione della nostra università che spero venga riconosciuto dal ministero». Le alleanze con altri atenei restano strategiche? «Per creare massa critica ed essere competitivi a livello europeo non può essere altrimenti. Nel Nord Est sono già definite quelle con Trieste e l’Euroregione». E’ orgogliosa dei risultati raggiunti in un periodo non certo facile? «Ho dovuto apprendere velocemente tante cose. Pensi che prima della mia elezione a rettore non ero mai entrata in un Cda e in un Senato accademico dell’università. Qualche giorno dopo il mio insediamento è stato approvato il decreto Tremonti che ha introdotto i tagli lineari al Fondo di finanziamento, esattamente un anno dopo è arrivata la riforma Gelmini, uno tsunami che dopo 30 anni rivedeva il sistema universitario». In questa situazione cosa ha rappresentato per lei essere rettore dell’università di Udine? «Ho dovuto imparare velocemente anche cosa vuol dire essere rettore di un ateneo che vive e prende forza dal suo territorio. E’ una responsabilità sociale nei confronti della comunità accademica e di quella friulana». Questa responsabilità la raccomanderà anche al suo successore? «Qualunque rettore dovrà tenere conto del rapporto tra università e territorio». Qual è la forza dell’ateneo friulano? «Essere tra i migliori in Italia nonostante il sottofinanziamento statale. Non dimentichiamo che rispetto a quanto ci spettava (dato riconosciuto dal ministero) dal 2009 abbiamo ricevuto 36 milioni di euro in meno. Con questa cifra avremmo potuto crescere ulteriormente in tutti i settori scientifici e umanistici».

Lignano: sabato sera, c’è il pullman by night per andare a divertirsi

Divertimento sicuro e soprattutto senza sballo e senza droghe. Le corriere notturne per Lignano partiranno sabato 11 agosto e garantiranno un servizio safety per i giovani che vogliono recarsi nelle località balneari senza rischiare la vita. Il servizio, del tutto gratuito, va incontro alle esigenze di garantire l’incolumità, evitando però che sulle corriere avvengano scambi o vendite illecite. L’assessore provinciale ai Trasporti, Franco Mattiussi, mette le mani avanti: “Grazie alla collaborazione con le forze dell’ordine, l’Arma dei Carabinieri in primis, si assicurerà la dovuta vigilanza sui frequentatori delle corriere, in modo che chi ha intenzioni illegali (spaccio e acquisto di sostanze stupefacenti) venga bloccato prima che si verifichino fatti spiacevoli”.

Lo slogan dell’iniziativa “Con il pullman vieni a divertirti… Sicuro!” si associa anche allo slogan “Con il Pullman vieni a divertirti… Senza droghe”. Massima allerta pertanto sui rischi di devianza con l’obiettivo di rendere davvero sicuro, sotto ogni punto di vista, il servizio by night, come hanno spiegato nel corso della conferenza stampa, i vertici della Saf di Udine e l’Assessorato provinciale.
 
Per utilizzare la corriera è necessario prenotare sul sito [email protected]
Chi non lo farà, potrà comunque essere accolto nei posti che eventualmente restassero disponibili, in quanto non occupati.
I pullman by night vengono attivati nei giorni 11, 14, 15, 18, 25 agosto e 1 settembre alle ore 22.30 e rientrano da Lignano i giorni successivi (12, 15, 16, 19, 26 agosto e 2 settembre) alle ore 5.30.
Per l’assessore Mattiussi si tratta di “un’occasione da sfruttare in maniera pulita e responsabile: la partnership stretta con l’azienda Saf va nella direzione di sostenere attivamente la sicurezza, per scongiurare le stragi del sabato sera e in generale quelle che si registrano spesso dopo l’uscita dalle discoteche, inoltre ha l’obiettivo di dare l’opportunità ai giovani di scegliere, consapevolmente, un’alternativa all’auto”.

Friuli: la birra friulana vola, 76 milioni di fatturato

di Maura Delle Case

Un tempo era la Moretti, oggi è la Castello. Il Friuli continua ad essere terra di grandi birre e anzi, grazie al gruppo di San Giorgio di Nogaro, si aggiudica un primato a livello nazionale: a un passo dal produrre un milione di ettolitri l’anno, Castello spa è il primo gruppo italiano (con capitale interamente “tricolore”) della birra. Uscita da qualche anno difficile, Castello par oggi aver superato le difficoltà, anche per merito di una produzione diversificata che vede il gruppo sfornare, oltre ai suoi due marchi, birre per private label. Il fatturato 2011 è stato di 76 milioni e 610 mila ettolitri prodotti nel solo stabilimento friulano. Obiettivo del 2012 quota 750 mila ettolitri a San Giorgio e portare la produzione complessiva (compreso lo stabilimento di Pedavena) a superare il milione di ettolitri, confermando il gruppo sulla vetta dei produttori italiani di birra, primato che già gli appartiene, avendo superato Forst “ferma” a 650 mila ettolitri. A fotografare la situazione del gruppo di San Giorgio sono il direttore di stabilimento Walter Lombardi (ex Forst) e il segretario generale di Flai Cgil Udine, Fabrizio Morocutti, reduci dalla firma apposta, nei giorni scorsi, in calce a un accordo sul rinnovo del premio di risultato (al raggiungimento degli obiettivi i lavoratori si vedranno riconoscere 1.400 euro) e su 9 sabati di straordinario, chiesti dall’azienda per far fronte a nuove commesse. «Se da un lato la Castello domanda sacrifici ai lavoratori – spiega Morocutti – dall’altro non si tira indietro quando si parla d’investimenti». Entro il prossimo anno ne sono previsti per 5 milioni complessivi, che permetteranno soprattutto l’installazione a San Giorgio di una nuova linea di produzione lattine con l’obiettivo di specializzare sempre di più l’azienda su questa strada e farla leader italiana del “segmento”. Quanto al portafoglio clienti, il gruppo conta come detto diverse private label (tra cui Coop e Auchan). Per queste, nel 2011 sono stati 170 mila i pezzi prodotti, tra lattine e bottiglie, 100 mila i fusti, mentre per i marchi propri (Castello e Pedavena) lattine e bottiglie si sono fermate a 40 mila pezzi, 270 mila i fusti. A libro paga, tra Veneto e Friuli, il gruppo Castello conta 127 persone (una 70ina a San Giorgio), ma non è escluso che anche i numeri degli occupati possano crescere nei prossimi anni. E’ anzi quel che auspica Morocutti: «Stavolta abbiamo concesso 9 sabati di straordinario per far fronte alla crescita di lavoro, chiedendo uno sforzo non trascurabile alle maestranze, ma è ovvio che spingeremo l’azienda a un aumento dell’organico qualora l’andamento positivo dovesse continuare». In tempi di crisi è sempre bene essere prudenti, anche se lo stato di salute del gruppo e le proiezioni per il 2012 parlano chiaro. L’anno in corso dovrebbe chiudere con un aumento percentuale del fatturato, addirittura a due cifre: +20%. 

Rigolato: in funzione la nuova teleferica mobile delle Amministrazioni dei Beni civici di Givigliana e di Pesariis

Terminato il primo intervento con la nuovissima teleferica mobile I Beni civici scommettono sulla gestione diretta dei boschi Pesariis, Givigliana e Collina capofila del Progetto nelle Valli Degano e Pesarina. È stato terminato il primo intervento completamente effettuato con la nuovissima teleferica mobile delle Amministrazioni dei Beni civici di Givigliana (Rigolato) e di Pesariis (Prato Carnico). Nei giorni scorsi, i 4 boscaioli della squadra di Pesariis hanno esboscato per via area il Lotto 1.2 del Piano di Gestione forestale della Comunione familiare di Collina di Forni Avoltri. L’intervento ha consentito di tagliare e trasportare 284 piante di abete rosso e 94 di abete bianco, per complessivi 460 metri cubi netti di legname, grazie ai quali si prevede un ricavo di 30 mila euro. La gru a cavo dell’Amministrazione dei Beni civici di Givigliana, acquistata grazie ad un finanziamento concesso dalla legge regionale 26/2005 sull’innovazione della filiera foresta-legno, è stata consegnata ufficialmente il4 aprile dal presidente della Regione Renzo Tondo, a Rigolato.

Nelle settimane successive, è stato organizzato un corso per l’utilizzo dell’attrezzatura, diretto dal dottore forestale Verio Solari, cui hanno partecipato maestranze di tutta la vallata.

Le Proprietà collettive di Pesariis, Givigliana e Collina sono capofila del Progetto di gestione associata dei patrimoni civici delle Valli Degano e Pesarina, promosso dal Coordinamento regionale della Proprietà collettiva.

Tramite la gru a cavo mobile a tre tamburi e radiocomandata, tutte le Amministrazioni civiche coinvolte finora nel Progetto e quelle che presto si aggiungeranno godranno importanti benefici non solo dal punto di vista della riduzione dei costi, ma anche e soprattutto per la possibilità di operare in boschi non serviti da adeguata viabilità e per questo inutilizzati da decenni.

In un panorama di generale abbandono del bosco e di trascuratezza delle attività forestali, le Amministrazioni dei Beni civici di Pesariis e Givigliana e la Comunione familiare di Collina stanno scommettendo sulla gestione diretta del proprio patrimonio boschivo, perseguendo 3 obiettivi strategici: il rilancio delle utilizzazioni forestali, con particolare cura agli aspetti ambientali (sistemazione delle formazioni boscate sotto-utilizzate e delle aree rurali adiacenti nonché recupero di schianti isolati); lo sviluppo dell’occupazione locale, aumentando considerevolmente il livello di preparazione degli addetti; il recupero dell’uso civico locale (attraverso la fornitura diretta ed agevolata di legna da ardere ai residenti).

Le Proprietà collettive delle valli Degano e Pesarina, a completamento degli investimenti comuni di filiera, intendono procedere ora ad un ulteriore indispensabile

investimento: l’acquisto di una cippatrice mobile a tamburo, azionata da motore autonomo e completa di caricatore idraulico e rimorchio dedicato. Sarà così attivato il circuito virtuoso del cippato, utilizzando le biomasse delle utilizzazioni forestali, ora abbandonate in bosco, e quelle derivanti da interventi di manutenzione ambientale.

LA VICìNIA

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protezion e avignî des propietâts coletivis in Friûl e te provincie di Triest za

šcita in razvoj skupnih posestev u Furlaniji in na Krasu protezione e futuro delle proprietà collettive in Friuli e nella provincia di Trieste