Archivio mensile:Agosto 2015

Villa Santina: affittasi nuovo appartamento completamente arredato con giardino privato esclusivo

Residenza Vela rit

 

Affittasi a Villa Santina nuovissimo appartamento completamente arredato DISPONIBILE DAL 01/01/2016  ideale per single o coppia con:
giardino privato 20mq
garage
cantina
terrazzo
ripostiglio interno

imp. satellitare già predisposto
cucina soggiorno
bagno
camera da letto
completamente termoautonomo

DISPONIBILE DAL 01/01/2016

Per visionare le fotografie dell’immobile e ulteriori informazioni cliccare su questo link

Per informazioni SMS al 339/3925680

Ampezzo: chiude dopo un secolo il negozio di frutta Ermano

di Gino Grillo.

Quando si chiude una bottega, si impoverisce un paese. Con oggi termina una storia durata quasi un secolo: la bottega di frutta, verdura, fiori e piante, in via Nazionale 122, nel centro del paese, di proprietà di Emiliano Ermano, come accade sempre più spesso a tante attività della Carnia, cessa l’attività. Un negozio storico se ne va, dopo aver dato lavoro, in quasi 100 anni, a ben tre generazioni. Infatti i più anziani del paese ricordano Vincenzo Ermano, detto Cien, che coadiuvato dalla sorella Bruna gestiva nei primi decenni del scorso, l’attività. Ma allora Ampezzo era un centro importante, che contava più di duemila residenti, non esistevano i supermercati e tanta gente trovava occupazione in loco lavorando nella centrale idroelettrica del Plan del Sac . Vincenzo, che era nato nel 1910, moriva nel 1984, lasciando il negozio al nipote Armando Ermano che assieme alla moglie Tiziana Lanzicher ha gestito, fino a pochi anni fa, la bottega rinnovata, presentando frutta e verdura di prima qualità. Qualche anno fa la ditta è stata intestata al figlio Emiliano, animatore e insegnante di musica, anche se la gestione diretta l’aveva sempre mamma Tiziana che ogni giorno, anche nelle feste, teneva aperto. Così, fra difficoltà di clientela e di burocrazia, si è giunti alla decisione di gettare la spugna, lasciando un paese un po’ più povero, di economia e di storia.

Carnia: Terna farà tagliare gli alberi vicini agli elettrodotti

di Gino Grillo.

 Terna rete Italia ha comunicato ai vari Comuni della Carnia che nel prossimo autunno – inverno provvederà a far tagliare le piante e i rami presenti nella fascia di rispetto degli elettrodotti ad alta tensione e lungo i sentieri di accesso alle linee elettriche aeree. Una operazione, questa, che viene eseguita onde cercare di evitare i black out, come quelli avvenuti durante gli scorsi inverni, che hanno lasciato al buio per diversi giorni alcuni comuni e frazioni della Carnia e del Cadore proprio a causa della caduta di alberi o rami sulle linee elettriche aeree, sotto il peso della neve. Terna rete Italia invita dunque le amministrazioni comunali a farsi interpreti verso i propri cittadini, invitandoli a lasciare questo compito alle maestranze assunte dall’azienda elettrica. Gli impianti sono sempre in tensione ed una eventuale caduta di un albero, maldestramente abbattuto sulle linee stesse, potrebbe, oltre ad essere pericoloso per quanti eseguono questo lavoro, causare danni e interruzioni di erogazione dell’energia elettrica. Quanti fra i proprietari di terreni vicini alle condutture aeree avessero necessità di effettuare tagli di piante, possono contattare Terna rete Italia per definire le modalità di intervento. Tutti gli alberi abbattuti dall’azienda elettrica rimarranno comunque di proprietà, e quindi a disposizione dei vari proprietari dei terreni interessati.

Carnia: appello alla Regione «Salvate l’archivio CoopCa È un patrimonio di tutti»

 

di Lodovica Bulian.
Un appello a Legacoop e alla Regione, affinché nell’ultimo e convulso capitolo della centenaria storia di CoopCa, alle prese con un concordato preventivo che la porterà alla cessazione dei suoi rami vitali entro al fine dell’anno, non vada disperso il patrimonio documentaristico conservato nella sua sede di Tolmezzo. Una raccolta contenente corrispondenza, documentazione contabile, oltre che tutti i numeri delle pubblicazioni semestrali della rivista “La voce della cooperazione” e le fotografie che hanno accompagnato 109 anni di storia di un simbolo sociale, economico e produttivo della Carnia. L’allerta è della studiosa Laura Matelda Puppini, di Tolmezzo, che con una lettera si è rivolta a Legacoop Fvg per assicurarsi che tutta quella «produzione documentaristica vastissima ed importantissima presente nell’archivio della sede di Tolmezzo» non vada persa nel marasma delle operazioni di cessione dei rami aziendali della cooperativa. «Lì dentro c’è anche un mare di fotografie, scattate in diversi momenti storici, che non mi risultano neanche catalogate – scrive -. Vi prego di salvare questo immenso patrimonio storico per il nostro territorio e non solo. Temo – aggiunge – che possibili compratori della sede possano buttare via tutto cancellando la storia economica e culturale, oltre a centinaia di fotografie d’epoca». Ma dagli uffici di CoopCa di Amaro, dove intanto sono al lavoro i tre liquidatori Paolo Rizza, Roberto Pittoni e Giovanni Sgura che hanno preso le redini della gestione della società da qui alla nomina di un liquidatore giudiziale – attesa il 1° ottobre in sede di udienza di omologa al concordato – che a sua volta condurrà le operazioni previste dal piano approvato da tribunale e creditori, assicurano che «non esiste tale pericolo». Quella che giace tra gli scaffali di CoopCa è una testimonianza per immagini e lettere non solo delle tappe dell’azienda nata il 26 aprile 1906, ma anche «della storia del movimento operaio della nostra regione» e degli ideali che «trovarono nel cooperativismo, tenda di pace e molla di progresso, risposta ai loro problemi». Ed è anche «la storia di un felice incontro fra borghesia socialista e proletariato – ricorda la studiosa – della cooperazione del gruppo delle Carniche ma anche di una parte di quella del nordest». Tra le carte di allora c’è pure il «tentativo di creare un ente autonomo forze idrauliche in Friuli e un ente economia montana». Insomma, «vi è un mondo che vide la Carnia in primo piano». Dopo che l’intero patrimonio di CoopCa è stato inghiottito dalla voragine finanziaria senza precedenti per il sistema cooperativo regionale, quei documenti restano «un valore da salvaguardare».

Carnia: Zanier, canto d’amore alla compagna che non c’è più

di PAOLO MEDEOSSI.

Leo parla a Flora e le racconta cosa è successo nel loro mondo da quando lei non c’è più: le cinciallegre volano sui cespugli, il primo Natale con i segni della grazia e della bellezza che lei ha lasciato, la cerimonia d’addio con i bambini che danzano attorno alla pianta a lei tanto cara, il ritorno nella casa di Maranzanis, con il pavimento in ardesia e le tegole colorate. Una vita intensa, creativa, piena di affetti, si è svuotata, diventando quasi fredda penombra davanti alla logica, alla legittimità assurda della morte, ma il dolore non è urlato. Traspare dalle immagini semplici, dal linguaggio scarno e concreto, dal vocabolario quasi dimesso, che rappresentano la novità introdotta da Leonardo Zanier nello straordinario mondo della poesia friulana mezzo secolo fa, quando si doveva raccogliere l’eredità pasoliniana. In quella fase il poeta di Maranzanis si è ritagliato un posto a sé, anche per l’esperienza che andava facendo da emigrante (prima in Marocco, poi in Svizzera), raccontandola attraverso versi e parole esplosi nell’immaginario collettivo fin dal 1964 quando uscì la prima raccolta, quell’urlo “liberi di dover partire” ridiventato attuale perché non coglieva un momento storico quanto una sofferenza che l’umanità deve continuamente affrontare. Zanier, gabbiano controcorrente di cultura mitteleuropea (come ha detto di lui Angela Felice), lontano dalle magie orfiche del “poeta laureato”, considera la propria ricerca mai finita, perché è in primo luogo il veicolo di una visione del mondo, su cui ritornare e meditare attraverso riflessioni appassionate, politiche e sindacali, che si soffermano su ingiustizie, soprusi, stati d’animo e ricordi, capaci di interrogare l’aspetto intimo e personale di ognuno. Leo lo ha fatto con una capacità intuitiva che il tempo non ha indebolito. Ha intrecciato, esprimendosi nell’idioma della sua valle, piccole storie zen con le quali indicare il senso universale di tutto, cominciando dall’axis mundi di ciascuno, il centro del proprio mondo, la “storiuta” da cui ogni vita ha inizio. E ci è riuscito mediante una scrittura mai compiaciuta, perché individua nelle parole la solidità dei fatti e delle cose. Tutto questo trova commossa espressione in un nuovo libro, “Il dolore e la grazia”, pubblicato da Media edizioni con i testi accompagnati dai dipinti dell’artista friulano Marco Casolo. C’è una presentazione di Aldo Colonnello del circolo Menocchio e poi una prefazione di Paolo Venti, che spiega come la morte di Flora sia «il nuovo perno delle cose (l’axis mundi di altre poesie) e attorno a esso si prendono le misure, si creano le nuove prospettive. Non è la fine, anzi è un evento che acquista un doloroso senso». Nelle fotografie di Danilo De Marco appare il bel volto di Flora. E alla sua compagna per oltre 40 anni Leo dedica un intenso canto d’amore, che si conclude sussurrando le parole di un motivo di Brassens: “Il tempo di imparare a vivere ed è già troppo tardi”. La vita, quindi, narrata stavolta come viaggio esistenziale da compiere, non solo come ricerca di un sogno o di un lavoro. Un libro bellissimo, delicato, lucido dentro un sentimento anche riservato, di sincero pudore e rispetto verso una vicenda privata, appartenuta a due persone e proposta senza ostentazione, con la consapevolezza che il cammino di tutti è così, nel profondo. Il racconto inizia nei giorni del dolore lancinante, settembre 2012, ospedale di Zurigo, dove Flora sta morendo. Ma attorno al suo letto si crea il gioco delle nipotine ignare di quanto accade in quella stanza e la situazione non sembra triste. “Flora ride – scrive Leo -, anche noi: è diventata una festa, piena di trilli e gridolini”. Poi ci sono i momenti del vuoto, dell’assenza che diventa assedio, e gli occhi si fanno rossi. “Vorrei raccontarti…” dice Leo alla sua Flora e lo fa, con brevi prose e versi in italiano e carnico. Molti testi sono stati scritti un anno fa a Maranzanis quando la malinconia era un peso insopportabile. “Sei presente anche qui, dappertutto… Troppo, anche troppo invisibile, troppo”. Zanier scrive con la passione, il cuore sincero di un ragazzo. “Il dolore e la grazia” si aggiunge ai tanti libri pubblicati in 50 anni, ma assume di sicuro un significato particolare. Senza farsi imprigionare dalla sua arte, il poeta rivela una forza di scrittura intatta, sorprendente, che comunica una sensibilità sempre fedele al mondo fino all’estremo. Nulla è cambiato in lui, che il 10 settembre compirà 80 anni. Il Friuli lo festeggia ora con due iniziative proposte nel programma di “Avostanis” dall’associazione Colonos. Primo appuntamento oggi, giovedì 27 agosto, alle 18, in corte Morpurgo a Udine, dove sarà presentato il nuovo libro. Dopo il saluto del sindaco Honsell, Leo ne parlerà con Paolo Venti e Marco Casolo. Brindisi e festa di compleanno sabato prossimo, alle 21, nel cortile dei Colonos, a Villacaccia di Lestizza, con “In onor, in favor”. Gigi Maieron dialogherà con Leo e poi concerto con protagonisti Canzoniere di Aiello e Canzoniere friulano, presenta Valter Colle. Occasioni speciali per incontrare un poeta unico, il più moderno e aperto alle cose del mondo fra i nostri autori. Il valore della sua arte sta nell’aiutarci, in maniera laica, a riconciliarci con la vita e con ciò che sarà anche dopo di essa, cercando i volti meravigliosi del passato.

Carnia: l’attacco di 5 sindaci, con l’adesione alla Uti «Svenduto il territorio»

 

di Tania Ariis.

I cinque sindaci carnici che hanno impugnato la riforma sul riordino degli enti locali attaccano i colleghi che hanno approvato lo statuto l’Uti della Carnia: «hanno letteralmente svenduto – accusano – il loro territorio, la loro autonomia e la loro dignità istituzionale, affidando il futuro delle loro genti nelle mani della Tolmezzo “acchiappatutto”, il cui voto, fra l’altro, varrà quattro volte quello degli altri comuni». Lo dicono con sdegno i sindaci dei Comuni di Cercivento, Zuglio, Ampezzo, Forni di Sotto e di Sauris, che ora confidano in una forte presa di posizione dei Consigli comunali della Carnia «che, ribellandosi alle decisioni nefaste assunte dai loro sindaci, boccino ora lo statuto che non ci rappresenta». Secondo Boschetti, Molinari, Benedetti, Lenna e Petris i loro colleghi carnici, approvando lo statuto dell’Uti, hanno pregiudicato irreparabilmente le sorti della Carnia intera. «È bene che gli abitanti della Carnia sappiano – proseguono – che la riforma voluta dalla Regione ha esautorato i Comuni della loro autonomia costituzionalmente garantita. I Comuni diventeranno delle vere e proprie scatole vuote, visto, ad esempio, che i Consigli, così come le giunte, saranno ridotti a meri organi fantoccio, privi di effettivi poteri. Non c’è limite al peggio – tuonano poi, increduli che lo statuto evochi, quale principio fondante, la “Zona Libera della Carnia 1944”– Un vero e proprio paradosso. Una forma di libera autodeterminazione richiamata a sostegno di una forma di associazionismo obbligatorio, antidemocratico, che non concede alcun margine di dissenso, visto l’intervento di un commissario ad acta che approverà in ogni caso lo statuto. Bravi i colleghi di Ligosullo, Ovaro e Sutrio che, di fronte a questo scempio, non hanno contribuito ad approvare lo statuto». «La nostra – precisano – non è una lotta politica, ma una battaglia di civiltà a difesa dei valori democratici. I Comuni, come sancito dalla Costituzione, sono enti territoriali equiordinati allo Stato e alle Regioni. E non c’è alcuna prova che attraverso tale riforma si conseguirà un risparmio economico e una maggiore efficienza, efficacia della gestione del territorio e dei servizi ai cittadini. Una cosa è certa. Ci sarà risparmio solo a fronte di tagli alle risorse a cui corrisponderà un conseguente taglio dei servizi». Ora da parte di almeno cinque Consigli comunali su 28 è ipotizzabile il voto contrario allo statuto dell’Uti della Carnia e non è detto, secondo i rumors, siano i soli.

Piano d’Arta: 36^ Salita ai Torrioni del Lander IX° Memorial “Luigi Clocchiatti “

La gara di carattere non competitivo è aperta a tutti gli amanti di corsa o di camminata in montagna, con partenza in linea alle ore 10.00 di domenica 30 Agosto a Piano d’Arta (UD) dal capitello vicino alla “piazzetta Salon”. Il tracciato interamente su sentiero, misura una distanza di km 5 con un dislivello di circa 600 m, con partenza a Piano d’Arta (UD) (550 m slm) e arrivo al bivacco Lander (1190 m slm).
Le iscrizioni si chiuderanno mezz’ora prima della partenza.
Funzionerà una navetta riservata ai soli concorrenti che porterà all’arrivo gli indumenti di cambi, la cui partenza è prevista inderogabilmente alla chiusura delle iscrizioni.

Programma manifestazione
ORE 08.00 Apertura iscrizioni presso capitello piazzetta Salon.
ORE 09.30 Chiusura iscrizioni e partenza bus navetta con indumenti di cambio.
ORE 10.00 Partenza in linea.
ORE 12.00 Santa Messa presso la Madonnina del Lander.
ORE 13.00 Momento conviviale presso il bivacco «Lander».
ORE 15.00 Premiazione gara presso il bivacco «Lander».

Per ulteriori informazioni potete inviare una e-mail a [email protected]

Carnia: ottimi risultati dalla prima raccolta di carciofi a Verzegnis

diTanja Ariis.
È in corso, con risultati molto interessanti, la prima raccolta di carciofi in Carnia. Il campo sperimentale avviato a maggio con l’azienda agricola Fratelli Marzona a Verzegnis dal Centro ricerca e innovazione tecnologica in agricoltura con Federico Capone, in collaborazione con la Comunità montana tramite il tecnico incaricato Elena Valent, e altre coltivazioni in Carnia stanno dando in queste settimane esiti che incoraggiano a proseguire l’esperienza. Sette le varietà di carciofo coltivate, tra cui quella brindisina. A Verzegnis erano state messe a dimora 450 piante con una sperimentazione a blocchi, ponendo cioè le stesse varietà in posizioni differenti così da valutarne i diversi risultati e con tre repliche per le sette varietà. Nei giorni scorsi è stata fatta la quarta raccolta. Se il periodo di siccità aveva rallentato i primi capolini, la successiva pioggia ha dato subito grande impulso alle piante, con capolini molto più grandi. La produzione è buona e quindi i raccolti vengono consegnati ai ristoranti della zona e all’Isis Linussio per verificarne la risposta anche in termini di sapore e di impiego in cucina, creando così, fin da subito, anche un legame con i ristoratori. I primi riscontri sono positivi soprattutto per quanto riguarda il gusto. All’evento Gnaus Day di Verzegnis, il carciofo raccolto è stato impiegato e si è fatto notare nello show cooking tra gli antipasti. A Timau Dimitri Plozner ha messo a dimora nei mesi scorsi una quindicina di piante di carciofi di tre varietà, quelle più precoci e vigorose, e ha utilizzato il metodo biodinamico. Ma alla positiva esperienza avviata dal Crita hanno partecipato, con tempi di raccolta diversi a seconda della zona, a Lauco l’azienda agricola di Sabrina Rovis, a Forni Avoltri cinque privati, a Enemonzo le aziende agricole Marmai Giovanni e Michele e Travani Tomat Celso e Piero, a Caneva di Tolmezzo l’azienda agricola Cacitti Elena e ad Ampezzo l’azienda Primavera. Questo primo test del carciofo in Carnia incassa il favore delle aziende, che hanno aderito da subito numerose: prodotto innovativo, di qualità, molto richiesto, con alto potenziale economico e si colloca in un periodo di vuoto nel mercato:la raccolta avviene infatti quando non lo vedi nei negozi.

Carnia: i 130 anni de “IL COMUNE RUSTICO”, Carducci in Carnia

Copertina EPT

di Ermes Dorigo

 

Più che i 180 anni dalla nascita – importante pur esso e che meriterebbe adeguate celebrazioni – alla Carnia e al Friuli interessano senza dubbio maggiormente i 130 anni della composizione – tra il 12 e il 14 agosto 1885 – de “Il comune rustico”, che ha fatto conoscere Piano d’Arta e la Carnia agli studenti di tutta Italia e l’epistolario da questa località, pubblicato per la prima volta a cura di Arturo Manzano –‘penna d’oro’ di questa testata – nel 1957 (Lettere di Carducci dalla Carnia, Quaderno n. 3, Edizioni EPT, Udine), che così sottolinea nella chiusa della sua lunga introduzione Carducci a Piano d’Arta, l’amore di questa terra per il ‘suo’ poeta: “Hanno rimesso al loro posto nella camera dell’albergo i mobili che Carducci vi trovò il mattino del 19 luglio 1885. Ora egli ritorna a Piano d’Arta, ma si ferma sotto gli ippocastani vicino al ponte. Finalmente in pace, meglio potrà ascoltare le voci della chiesa che prega e del cimitero che tace mentre i carnici, o carnieli com’egli meglio diceva, sentiranno che il suo grande cuore buono e onesto è ad essi vicino in questo tempo tanto duro per la montagna ch’egli amò e cantò”. Manzano raccoglie un corpus di 35 lettere più una da Desenzano e due da Gemona, nelle quali si nota un crescendo di ‘innamoramento’ per questa terra e il suo paesaggio a cominciare dalla prima alla moglie: “Belle montagne. Un bel fiume. Acque sulfuree. Foreste di abeti” (3537), sintetica ma efficace, e alla volontà di “guardare un po’ la storia di Carnia e la poesia popolare friulana”, Friuli che in parte conosceva per esserci stato per ispezionare il Ginnasio-Liceo “Jacopo Stellini” nel ’75 – quando visitò anche la biblioteca Guarneriana a San Daniele e nell’’80. Dicevo del crescendo: “Tra i fiori ce n’era di bellissimi e rari, rododendri, edelweis e certi con coccoline rosse. Questi fiori delle alpi sono proprio belli, splendidi di colore, odorosissimi, fragranti. E dire che ne nasce da per tutto per questi prati e per queste montagne; e a certe ore del giorno, specialmente la mattina e la sera, fra la fragranza degli abeti e il profumo acuto dei fiori, tutta l’aria è un odore, odore sano, acuto, non snervante. Qui sono tutte montagne, e le montagne sono tutte coperte di abeti, e anche di larici, e qua è là di castagni e di faggi: ma sul pendio e in vetta ci sono prati bellissimi, d’un verde tenero e smagliante. Tutto questo paese montuoso, che comincia dal Tagliamento e finisce con le vere Alpi, è partito in quattro piccole valli, per ognuna delle quali corre un torrente maestro, e in esso influiscono altri torrentelli; e tutte queste valli sono bellissime, selvose, fresche, aerate, piene di villaggi”; un paesaggio che fisserà in seguito in molte sue tele Marco D’Avanzo – ricordato nel sessantesimo della sua morte nella Pinacoteca di Ampezzo, dove nacque, e nell’esposizione a Palazzo Frisacco in Tolmezzo -.

marco-davanzo2

L’interesse per la poesia popolare ha il suo acme nella scrittura della ballata – inviata a Giuseppe Chiarini a Roma per averne un parere, che lui pubblica sul Fracassa domenicale contro la sua volontà, per cui non mancherà di fargli le sue pacate rimostranze (lettera 3557)-, nella raccolta del 1906 Rime nuove -dove troviamo anche Il comune rustico – prenderà il titolo In Carnia e che comincia coi versi “Su la vetta de la Tenca/ Per le fate è un bel danzar/ un tappeto di smeraldo/ sotto il cielo il monte par” (3551) : “ una tradizione carnica, raccontata in prosa friulana anche dalla Percoto” nel libro delle sue Novelle. De Il comune rustico scrive ampiamente nella lettera 3570 del 21 agosto al Chiarini, nella quale accenna a delle correzioni e conclude con “se vuoi stampare, fallo; se non temi che i lettori si secchino”. Sull’importanza di queste lettere così conclude il Manzano: “Per la gente di Carnia e del Friuli esse hanno un grandissimo interesse poiché Carducci vi riversa schiettamente e direttamente… un’ammirazione incondizionata per l’antico paese che l’ospitava, bello nelle sue georgiche e bucoliche aperture come nelle sue asperità selvagge, semplice e come casto nei suoi costumi, pieno di misteri nella sua storia millenaria, ricco di fantasia poetica nelle sue tante leggende”.

 

 

 

O che tra faggi e abeti erma su i campi

Smeraldini la fredda orma si stampi

Al sole del mattin puro e leggero,

O che foscheggi immobile nel giorno

Morente su le sparse ville intorno

A la chiesa che prega o al cimitero

 

Che tace, o noci de la Carnia, addio!

Erra tra i vostri rami il pensier mio

Sognando l’ombre d’un tempo che fu.

Non paure di morti ed in congreghe

Diavoli goffi con bizzarre streghe,

Ma del comun la rustica virtú

 

Accampata a l’opaca ampia frescura

Veggo ne la stagion de la pastura

Dopo la messa il giorno de la festa.

Il consol dice, e poste ha pria le mani

Sopra i santi segnacoli cristiani:

“Ecco, io parto fra voi quella foresta

 

D’abeti e pini ove al confin nereggia.

E voi trarrete la mugghiante greggia

la belante a quelle cime là.

E voi, se l’unno o se lo slavo invade,

Eccovi, o figli, l’aste, ecco le spade,

Morrete per la nostra libertà”.

 

Un fremito d’orgoglio empieva i petti,

Ergea le bionde teste; e de gli eletti

In su le fronti il sol grande feriva.

Ma le donne piangenti sotto i veli

Invocavan la Madre alma de’ cieli.

Con la man tesa il console seguiva:

 

“Questo, al nome di Cristo e di Maria,

Ordino e voglio che nel popol sia”.

A man levata il popol dicea, “Sí”.

E le rosse giovenche di su ‘l prato

Vedean passare il piccolo senato,

Brillando su gli abeti il mezzodí

 

Paluzza: la torre Moscarda diventa museo e svela la sua storia

di Gino Grillo.
Durante questo mese di agosto è stata aperta al pubblico la torre Moscarda, conosciuta anche come “Torate” la cui costruzione data probabilmente tra il XIII e il XIV secolo in località “Enfretors” (fra le torri). In epoca romana questi manufatti facevano parte dell’importante sistema difensivo – doganale del Castrum Muscardum, che fin dal I° secolo a.C. vigilava sulla via Julia Augusta che da Aquileia conduceva al Norico attraverso il passo di Monte Croce Carnico. La valle del But così divenne di grande interesse politico facendo nascere altre torri di difesa e di segnalazione che con il passare degli anni si fusero in uno singolo sito conosciuto come Castrum Moscardum. Questo luogo è stato importante pure nel periodo patriarcale: nel 1259 il patriarca Gregorio di Montelongo fece costruire un borgo delle Moscardum che oggi è Casteons. La millenaria storia di questa torre vide nel 1600 il rafforzamento di alcune opere, resesi necessarie in seguito alla guerra di Gradisca del 1616, tesa ad impedire il passaggio degli austriaci alle spalle dei Veneziani che erano accampati sull’Isonzo. Poco si conosce del periodo napoleonico, tuttavia nel 1836 le fonti storiche narrano che la torre gemella dell’attuale che si trovava sulla destra orografica del torrente But venne abbattuta da mine e bombe. Oggi al maniero, recentemente oggetto di un sensibile intervento di restauro e recupero architettonico, per destinarlo, nel contesto del parco del Monte Coglians, a museo del territorio con annesso orto botanico, si giunge per due sentieri diversi che attraversano opere militari erette nel secolo scorso. Di pianta quadrata alta 10 metri, la torre si erige per tre piani sui quali si aprono delle finestre, dove un tempo si accedeva probabilmente da una porta a pioli che veniva issata a due mensole esterne. I tre piani ora sono visitabili dopo che nel 1993 è stato aperto il manufatto che è stato destinato a museo del territorio con al piano terra prodotti dell’artigianato locale, al primo piano sono esposti cartelli del giardino botanico annesso, mentre il secondo piano ospita pannelli didattici e documenti relativi alla vicende storiche connesse alla torre che si trova nel territorio del comune di Paluzza. La torre è inserita nel contesto di Carnia Musei e osserva, per le visite, l’orario dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Per eventuali visite fuori orario si può contattare il numero dell’uffici turistico 0433 /775344: l’ingresso è gratuito.