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Carnia: il sogno infranto della quinta Provincia, aree marginali schiacciate, la montagna è quella che rischia

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di Franco d’Orlando  (Unione autonomista alpina già consigliere comunale di Tolmezzo).
dalle lettere al MV del 22/01/2017.
Marzio Strassoldo è stata persona signorile, di grande cultura, sempre impegnato a valorizzare l’autonomia regionale e del Friuli in particolare, strenuo difensore della lingua friulana, professore universitario e per tanti anni magnifico rettore dell’Università di Udine . Voglio ora evidenziare il suo impegno politico amministrativo che lo ha portato alla elezione a presidente della Provincia di Udine nel 2001 analizzando, in quel ruolo, la sua figura di autonomista. L’autonomia e la specialità della nostra regione derivano da particolari situazioni di criticità che le sono state riconosciute dallo Statuto, nel momento della sua istituzione, per darle forza e sostegno. Di conseguenza, la nostra regione è stata chiamata a sua volta a sovraintendere e a tutelare la giusta applicazione e il rispetto di queste autonomia e specialità con il dovere di riversarle opportunamente a tutte le realtà del suo territorio in modo equo, in particolare a quelle con maggiori difficoltà: compito impegnativo vista la contrapposizione che sin dall’inizio si è venuta a creare tra Udine e Trieste che tuttora continua a persistere. In questo contesto ricordiamo le rivendicazioni portate avanti a suo tempo dal Movimento Friuli senza raggiungere gli obiettivi programmati: movimento che via via si è dissolto nel tempo a causa del prevalere al suo interno dei personalismi con i partiti che gradatamente si sono riappropriati del terreno che avevano perduto. Prendiamo atto che il consiglio regionale è stato composto da sempre in gran parte da consiglieri regionali friulani, che la Regione è stata sempre guidata da presidenti friulani (escluso Illy) e da tanti assessori friulani: i pochi veri autonomisti friulani rimasti (come lo era il prof. Strassoldo) fanno bene a alzare forte la loro voce a difesa dei valori del Friuli,se bistrattati, ma devono farlo rivolgendosi direttamente ai friulani eletti in Regione che sono chiamati ad operare prima di tutto per il bene della loro terra e poi ad eseguire gli ordini di partito. Il Friuli è grande e forte solo se si riescono a valorizzare al meglio le potenzialità che derivano dai vari territori e dalle popolazioni che li abitano: chi vive ai margini (montagna friulana,bassa friulana) si sente spesso abbandonato, l’autonomia e la specialità regionale riversate arrivano sino a Udine e lì si fermano! E la montagna continua a spopolarsi. Ho cercato, da autonomisti insieme ad altri, di assumermi direttamente delle responsabilità, di impegnarmi a difendere e a salvare la nostra economia e quello che restava della nostra civiltà, a rivalutare la vita in montagna per contenere lo spopolamento che coinvolgeva soprattutto i giovani costretti a trovare altrove il proprio futuro: il tutto confidando nella solidarietà, comprensione e sostegno da parte di tutti i friulani. Per far questo, nel 2001 io e altri abbiamo pensato di creare in loco un nuovo soggetto istituzionale chiamato “Provincia” solamente perché quella era l’unica strada percorribile per far nascere in montagna un ente sovracomunale ad elezione diretta così come previsto dalla Convenzione delle Alpi e dalle conclusioni del Convegno diocesano organizzato a Tolmezzo nel novembre del 2000 dall’arcivescovo Battisti dal tema “Vivere in montagna si può”. Dopo un lungo percorso organizzativo, siamo riusciti allora a far approvare dal consiglio regionale la legge per raggiungere il nostro scopo: la conclamata quinta stella nel programma di Illy è arrivata solo a conclusione di un lungo percorso, da noi non richiesta anche se ci poteva andar bene, non è stata difesa da Illy una volta eletto (giugno 2003), è servita solo ai suoi avversari come strumento di opposizione. Il presidente autonomista della provincia di Udine Marzio Strassoldo e gli interessi personali di vari soggett i(alcuni tuttora in auge!) oltre ad opporsi a Illy hanno allora riscoperto, alimentato e fatto leva su antiche contrapposizioni tra territori per impedire l’istituzione di questo nuovo ente chiamato “Provincia regionale dell’Alto Friuli”. Questo è il grande Friuli unito che in questo modo si è voluto mantenere! Per quanto ci riguarda, riteniamo che il ruolo di presidente della Provincia di Udine del professor Strassoldo abbia condizionato e svilito la sua figura di autonomista che sino allora lo aveva accompagnato portandolo anche a farsi coinvolgere nella preparazione del Convegno diocesano quale moderatore e relatore nell’incontro di Gemona del Friuli del 23 ottobre 2000: non ci resta per questo un buon ricordo del suo operato in merito vedendo lo sfacelo dello stato sociale a cui siamo giunti ciò grazie alla continuità di un modo di vivere, di operare e di governare il territorio interessato che si è voluto mantenere ma che in tanti volevamo cambiare. A proposito di vera autonomia, richiamiamo le convinzioni del compianto arcivescovo Alfredo Battisti, sempre vicino agli ultimi e ai territori in difficoltà, a conclusione di quel convegno: 1) la montagna deve vivere, è la nostra sorella maggiore, ci indica e ci predice quel che saremo; 2) vivere in montagna è possibile, a determinate condizioni.Non giovano piccole soluzioni di basso profilo, occorre una visione nuova e globale. Queste le condizioni richiamate dall’arcivescovo: un progetto di largo respiro; un soggetto politico, dotato di autonomia,che elabori le strategie necessarie per realizzare il progetto; le risorse necessarie perché la montagna viva e in essa dignitosamente vivano i suoi abitanti. Un vero progetto per tutta la montagna friulana, per la Bassa friulana, per far forte e unito il nostro Friuli che Marzio Strassoldo non ha saputo o voluto o potuto comprendere, cogliere e sostenere.
 

Piano d’Arta: ricostruito il bivacco Lander sabato 05/11 l’inaugurazione

L’associazione Amici della montagna inaugura, sabato 05 novembre ore 11.00 , il nuovo bivacco Lander, a quota 1200 metri. La struttura preesistente, in legno, datata 1981, con il passare del tempo e nonostante le continue manutenzioni, non presentava più i requisiti di sicurezza, per cui si è deciso di ricostruire il bivacco ex novo. Una edificazione con materiali locali: legno e pietra. La nuova struttura, costata 45 mila euro grazie ai contributi del Comune, dell’Uti della Carnia, della Provincia a valere sul Fondo montagna e della Fondazione Crup, oltre che dell’associazione Amici della montagna, è più ampia della precedente, elevata su due piani. Il primo, spiega il presidente Massimiliano Di Monte, seminterrato ospita un salone cucina riscaldato con uno spolert, mentre al piano superiore si potrà dormine nel camerone comune. La zona è sprovvista di acqua, per cui si consiglia, in caso di escursione, di portarla appresso. Il taglio del nastro avverrà alle 11 alla presenza delle varie autorità e della cittadinanza. Seguirà la benedizione da parte del parroco don Ivo Dereani e il sorvolo della zona da pare dei deltaplani. 

Friuli: minoranze e autonomia la via friulana al socialismo

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di GIANNI ORTIS.

“Il socialismo friulano 1945-1994, dalla Liberazione alla diaspora” è il titolo del libro che il professor Tiziano Sguazzero ha appena pubblicato con l’Istituto friulano per la storia del movimento di Liberazione. Cosí ne scrive l’avvocato Gianni Ortis nella prefazione. Questo libro non sarebbe stato possibile senza il recupero, la catalogazione e la informatizzazione dell’Archivio della Federazione provinciale di Udine del Partito socialista italiano, che l’Istituto friulano per la storia del movimento di Liberazione ha letteralmente salvato dal macero. Ma è proprio la cura con cui il materiale di archivio era stato raccolto, catalogato e conservato in un arco di tempo che va dal 1952 al 1994, ad apparire straordinaria. In duecentocinquanta faldoni, tremilaseicentotredici fascicoli e sette piccoli fondi con ulteriori quattordici fascicoli è ricostruita l’attività di un numero imponente di sezioni distribuite capillarmente nel territorio provinciale. I socialisti friulani, via via che si svolgeva la loro attività politica hanno ritenuto necessario comporre un diario collettivo da affidare, con legittimo orgoglio, ai posteri affinché potessero conoscere il dibattito, le idee, gli scontri e le elaborazioni che riguardavano i problemi locali e nazionali. Il professor Tiziano Sguazzero, autorevole studioso della vita politica regionale del secondo dopoguerra, integrando il contenuto dell’archivio con le altre fonti di conoscenza dell’attività del Partito socialista e degli altri partiti in Friuli, ha composto un affresco completo, efficace e appassionante. È emersa, fin dai primi anni del dopoguerra, l’impostazione federalistica europea del Partito socialista friulano e volta costantemente a tutelare le minoranze nelle zone di confine. L’obiettivo finale, pur nelle diverse impostazioni dei suoi principali esponenti, è stato quello di promuovere un socialismo nella libertà e nella democrazia con il recupero di una parte del “socialismo degli albori”, la condanna del collettivismo . Cruciale è stata la questione dei rapporti con il mondo cattolico nella faticosa ricerca di contemperare i principi di laicità dello Stato e dell’istruzione pubblica e la più ampia tutela della libertà religiosa. Costante è stato l’impegno per i diritti civili e per il ruolo delle donne nella società. Ma il movimento socialista friulano ha inciso anche a livello nazionale con i propri parlamentari. Umberto Zanfagnini nel 1953, assieme a Ferruccio Parri, Piero Calamandrei e Antonio Greppi ha fondato Unità Popolare che è stata decisiva nell’impedire che scattasse l’applicazione della “legge truffa”. Loris Fortuna è considerato il padre della legge sul divorzio del 1970. La percentuale del “no” nel referendum del 1974 in Friuli è stata più alta rispetto alla media del Paese. C’è poi il periodo che va dal 1992 al 1994, con la cosiddetta “tangentopoli” che ha visto lo scioglimento del Psi. La responsabilità politica è diversa da quella individuale e pertanto quando un partito non ha la forza per superare i momenti di grave difficoltà deve imputare prima di tutto a se stesso il proprio venir meno. Su tutto il resto il dibattito è aperto, Rimane un’ultima questione. Ha ancora un senso definirsi socialisti? Per quanto mi riguarda rimango dell’opinione di Norberto Bobbio il quale diceva: «Se voi mi invitaste a scommettere sulla salvezza ultima dell’umanità, non accetterei. Sono disposto a scommettere invece in favore dell’affermazione che l’unica via di salvezza è lo sviluppo della democrazia, verso quel controllo dei beni della Terra da parte di tutti e la loro distribuzione egualitaria, in modo che non vi siano più da un lato gli strapotenti e dall’altro gli stremati, che si chiama socialismo»

Carnia: la “Ixodes ricinus” meglio conosciuta come “zecca”

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di Federica Nodale.

Il nostro verde è custode di mille tesori ma fra l’erba alta e l’incuria di prati e boschi sempre piu’ vicini alle abitazioni in grandi quantita’ vi si trovano le zecche. Non tutte sono patogene ma circa il 10% puó infettare malattie di seria entità.
La Ixodes ricinus, (nome scientifico della zecca), può veicolare e trasmettere principalmente queste malattie:
 
– l’encefalite da zecca o Tbe (causata da un virus) 
– la malattia di Lyme, causata dal batterio borrelia
– la rickettsiosi (trasmessa principalmente dalla zecca dei cani)
– la febbre ricorrente da zecche
– la tularemia
– la meningoencefalite da zecche
– l’ehrlichiosi.
La maggior parte di queste malattie può essere diagnosticata esclusivamente sul piano clinico, ma una pronta terapia antibiotica, nelle fasi iniziali, è generalmente risolutiva in particolar modo per le forme a eziologia batterica. Solo raramente (fino al 5% dei casi) e in soggetti anziani, debilitati o bambini queste infezioni possono essere pericolose per la vita.
Il Morbo di Lyme è un infezione batterica guaribile con trattamento antibiotico mentre la TBE è un virus. Per la prima non esiste purtroppo la possibilità di vaccinarsi ma per la seconda, esiste la somministrazione vaccinale gratuita presso le aziende sanitarie del territorio.
La malattia di Lyme è un infezione batterica che può interessare la pelle, il cuore e il sistema nervoso in generale. Normalmente il primo sintomo dell’infezione è la comparsa entro trenta giorni nell’area del morso di un eritema migrante (forma a bersaglio rotonda). Tuttavia è risaputo che questo sfogo può anche NON  presentarsi in alcune persone. L’eruzione cutanea è spesso accompagnata da spossatezza, mal di testa, dolori muscolari e debole febbre.
Se viene diagnosticata precocemente, la malattia di Lyme non è di per sè molto pericolosa. Basterà  un ciclo di antibiotici per debellarla. Diversamente, se l’infezione non viene bloccata tempestivamente può provocare in un secondo stadio anche artrosi alle ginocchia, malattie cardiocircolatorie e dolori reumatici.
E’ molto importante sapere che anche dopo essersi sottoposti a cura antibiotica il nostro corpo non svilupperà nessun tipo di immunità per questo tipo di malattia. Per questo motivo è possibile contrarre l’infezione più volte nel corso della vita.
La TBE o encefalite da zecca, scoperta in Italia relativamente di recente, è sicuramente la malattia più pericolosa trasmissibile da zecca infetta. Come già accennato poc’anzi, tale grave malattia, ha origine virale e colpisce il sistema nervoso centrale. La TBE è presente con alcuni focolai nei paesi dell’Europa centro orientale. Diversamente dalla malattia di Lyme, la trasmissione della malattia avviene entro pochi minuti dal morso della zecca.
È essenziale sapere che i sintomi della TBE non si manifestano nei bambini (asintomatica) mentre vi è un progressiva escalation della severità della patologia con il progredire dell’età (malattia molto grave per l’anziano). Da annotare che in molti soggetti (circa il 70%) i sintomi della malattia non si manifestano. Nei restanti casi purtroppo, dopo un periodo di 3-20 giorni dal morso, la malattia si manifesta con febbre altissima e intensa cefalea. Attualmente non esiste ancora una specifica terapia per questa gravissima malattia.
Fortunatamente la TBE è una patologia vaccinabile, informatevi dal vostro medico per il protocollo sanitario da seguire.
Non voglio di certo sostituirmi agli organi preposti alla prevenzione di tali malattie e colgo l’occasione per ringraziare il dottor Vito Di Piazza, primario dell ospedale di Tolmezzo, che attraverso trasmissioni televisive e serate informative ha messo maggiormente in luce questo problema sempre più presente nella realtà della nostra regione. Molte persone pero’ lo sottovalutano altre lo minimizzano e questo non aiuta la prevenzione.
Approfondiamo quindi l’argomento.
1- Come staccare la zecca:
• Il morso di zecca generalmente non causa nessun fastidio e non è doloroso. Proprio per questo è molto difficile accorgersi della presenza del parassita nel momento stesso in cui questo si attacca al nostro corpo. Quasi sempre ci si accorge da qualche ora fino a qualche giorno dopo il morso a causa del prurito
• Evitare di toccare a mani nude la zecca nel tentativo di rimuoverla, le mani devono essere protette (con guanti) e poi lavate
• Individuata la zecca la prima cosa da fare è provvedere alla sua immediata rimozione dalla cute tramite apposita pinzetta togli zecche (acquistabile in farmacia). Come? La zecca va presa alla base il più vicino possibile al rostro, (piccolo uncino con il quale la zecca rimane attaccata alla pelle) e ruotata delicatamente in senso antiorario. Occorre pazienza e mano ferma.
• Non applicare assolutamente sulla cute prima dell’estrazione olio, vaselina, alcool, benzina o altre sostanze. Così facendo, infatti, il parassita sentendosi soffocare rigurgiterà il suo patogeno ancora di più nel vostro sangue
Controllatevi sempre al rientro da ogni escursione. Indossate abiti chiari e cappellino scarpe alte e pantaloni ben infilati all interno.
E’ sempre meglio prevenire che curare ma questo lo capisci solo quando l indesiderato ospite te lo ritrovi sulla pelle.
Spero vivamente nell intervento e collaborazione di tutti I comuni e dei cittadini per la cura e lo sfalcio dell erba nei nostri territori per la nostra salute e per scongiurare un pericolo molto spesso sottovalutato

Tolmezzo: Cosilt “Qui il lavoro aumenta nessun capannone sfitto”

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di Tanja Ariis.
Le zone industriali di Amaro, Tolmezzo Sud e Villa Santina occupano oggi 3 mila 500 persone. Lo segnalano il presidente del Cosilt (Consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo), Mario Gollino, e il suo direttore Danilo Farinelli: lo dicono i dati della mappatura eseguita per la prima volta dal Consorzio sulle 205 aziende che operano in tali aree e che proseguirà ora sul resto della Carnia. Gollino e Fanelli evidenziano che, in controtendenza rispetto ad altre aree del Friuli, in Carnia il comparto industriale tiene. Mostrano l’ultimo rapporto elaborato dalla Cisl Alto Friuli sul fronte occupazionale: nel settore industriale, senza l’ambito costruzioni, il saldo triennale (dal 2013 al secondo trimestre del 2016) assunzioni/cessazioni in Carnia è positivo con un + 248 unità. La dimensione delle 205 aziende è varia: si va dalla grande industria a medie e piccole industrie. Automotive ha la dotazione massima raggiunta finora in termini di organico: 900 lavoratori, di cui 750 a tempo indeterminato e 150 con contratti flessibili. A ottobre il Cosilt completerà per essa un capannone industriale dotato di innovativi impianti tecnologici per fanaleria di alta gamma. Tra le medie imprese Gollino e Fanelli citano l’esempio positivo della Gortani. L’azienda ha richiesto al Cosilt collaborazione per ampliare di 10 mila mq il proprio capannone ad Amaro. Oggi impiega 120 dipendenti e ne sono previsti altri 20. Da Amaro Gortani sta sbaragliando la concorrenza, con i suoi innovativi serbatoi per l’enologia in acciaio inox, autoclavi di spumantizzazione e vinificatori, inserendosi bene anche nel boom del prosecco. La cantina La Delizia di Casarsa ha appena rinnovato tutti i suoi impianti di produzione con le vasche Gortani. Una piccola azienda innovativa è Helica ad Amaro, che con le sue tecnologie avanzate nelle rilevazioni geolocalizzate ha commesse dall’Europa, ma anche da India e Oman. Ha 30 dipendenti, quasi tutti ingegneri, molte le donne. A Villa Santina indicano Villa Food: ha 15 dipendenti e sviluppato due brevetti notevoli con l’Università di Udine relativi alla pastorizzazione a freddo e cottura sottovuoto a bassa temperatura degli alimenti, allungando la conservazione del prodotto finito anche fino a 90 giorni senza conservanti e mantenendo intatti i sapori. Disponibili più di 100 ricette e monoporzioni. Le commesse arrivano così da gestori di servizi mensa e ristorazione, linee aeree, alberghi, tant’è che Villa Food, segnalano, ha chiesto al Cosilt altri due capannoni. «Noi – assicura Gollino -non abbiamo un solo capannone sfitto e stiamo ricevendo ancora nuove richieste di insediamento». Altre tre aziende friulane sono interessate ad avviare attività in Carnia. Scade intanto il 19 settembre l’indagine conoscitiva del Cosilt tra le aziende su 10 lotti urbanizzati di sua proprietà. Il capannone di Coopca?È di interesse per il Cosilt,ma è imbrigliato nelle procedure legate alla nota vicenda.

Tolmezzo: passaggio della Magneti Marelli dalla FCA – la Samsung Electronics ne vorrebbe solo una parte

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Quando si è diffusa la notizia di trattative in atto per il passaggio della Magneti Marelli dalla FCA alla Samsung Electronics pareva che la cosa fosse di agevole definizione, invece a distanza di poche settimane pare che le difficoltà non manchino e i colloqui tra le parti avrebbero subito uno stop. Va ribadito che non ci sono notizie ufficiali da parte delle due società, ma organi di stampa coreani hanno pubblicato indiscrezioni secondo cui le divergenze sarebbero sensibili, appunto fino alla paralisi delle trattative. Le questioni sul tappeto sono di fondo: l’oggetto della compravendita (tutta la Magneti Marelli o solo alcune sue parti) e l’importo relativo, ovviamente molto diverso a seconda che l’affare riguardi tutte le attività della società di componentistica della FCA, o se invece si faccia passare di mano solo una parte di esse.

Secondo i rumors pubblicati (che fanno riferimento a fonti interne alla Samsung) il colosso coreano sarebbe interessato appunto soltanto ad alcune parti della Magneti Marelli, per un impegno finanziario attorno a 1,5 miliardi di dollari. Da parte della FCA invece si vorrebbe vendere tutta la Magneti Marelli, per un controvalore superiore a 3 miliardi di dollari. La situazione sarebbe tale da imporre un intervento dei massimi vertici delle due società. In proposito sempre la stampa coreana fa presente che l’occasione potrebbe essere imminente: nei prossimi giorni è prevista una visita in Italia di Lee Jae Yong, vicepresidente della Samsung Electronics ( figlio del n° 1 del gruppo Samsung). Nel corso del suo soggiorno in Italia si svolgerà anche il consiglio di amministrazione e l’assemblea della Exor, la finanziaria della famiglia Agnelli, di cui Lee Jae Yong è consigliere d’amministrazione. È dunque possibile un incontro con Sergio Marchionne per valutare lo stato della trattativa. 

Tolmezzo: il Comune allestirà un’area per i cani in via Grialba, la domanda al Cosilt

Mappa di: Via Grialba, 33028 Tolmezzo UD

di Tanja Ariis.
La città avrà presto la sua area per le corse e i giochi dei cani, probabilmente già entro la fine dell’anno. L’assessore comunale Mario Mazzolini annuncia di aver presentato formale domanda al Cosilt (Consorzio per lo sviluppo industriale di Tolmezzo) per poter realizzare, in una porzione dell’area, di proprietà del consorzio, di fronte all’albergo Al Benvenuto in via Grialba, un’area di sgambamento per i cani. «Dovremmo – anticipa – riuscire a farla entro quest’anno». Mazzolini spiega infatti che contatti informali sono già avvenuti con il Cosilt, che ha dato la sua disponibilità a collaborare in questa direzione. Ora si tratta di formalizzare il tutto. «L’area per lo sgambamento dei cani – sottolinea Mazzolini – è molto richiesta dai cittadini di Tolmezzo e la nostra volontà è collocarla in quella parte della città perché ha il vantaggio di essere collegata già a una pista pedonale. È uno dei pochi siti in realtà che possono andare bene perché è una zona abbastanza vicina al centro, ma non eccessivamente e non si trova accanto alla pista di guida sicura o al poligono di tiro, da dove provengono emissioni sonore non indicate per questo tipo di attività». Il costo per realizzare l’area per i cani è di 20 mila euro che saranno sostenuti in toto dal Comune. I fondi raccolti da volontari con varie iniziative, come “Giro…in giro con Bau”, spiega Mazzolini, potranno invece essere impiegati per equipaggiare l’area interna, dotandola di attrezzature per lo sfogo, il gioco e l’educazione dei cani. Già nel 2010 un gruppo di cittadini aveva chiesto un’area di questo tipo. Il dibattito era nato in realtà dall’allora ipotizzata interdizione da parte del Comune dei cani dal centro di Tolmezzo per il problema delle deiezioni canine non raccolte da troppi proprietari di amici a quattro zampe. Ne era derivata una petizione a cui avevano aderito 600 persone per dire no all’interdizione dei cani dal centro, vissuta come una grave limitazione della libertà personale di spostarsi come un qualunque altro cittadino, solo perché accompagnati da un animale. Esse chiedevano piuttosto l’introduzione di sanzioni pesanti per quei conducenti di cani sprovvisti dell’occorrente per la pulizia delle deiezioni dei loro amici a quattro zampe e, tra le varie obiezioni, sottolineavano anche come in città mancassero zone di sgambamento per i cani. Da allora ne domandano una.

Carnia: Salars mobilita artisti e scrittori e fa sentire “Le voci dell’acqua”

di PAOLO MEDEOSSI.
L’acqua non fa piú notizia e, se lo fa, accade solo quando rappresenta un problema, un’emergenza, oppure un fatto commerciale. Le previsioni meteorologiche, seguendo la moda che semina insicurezza sempre e comunque, alla vigilia di un temporale un po’ impegnativo annunciano di sicuro l’arrivo di “bombe d’acqua”. E poi ci sono le alluvioni, le inondazioni appena a fine estate qualche fiume si ingrossa e fa i capricci. E poi c’è l’acqua impacchettata, imbottigliata, rinchiusa, domata e portata a spasso per l’Italia visto che quella di rubinetto è ormai un oggetto misterioso e pericoloso. In poche parole, ci hanno sottratto l’acqua, portata via, privatizzata, e il fatto clamoroso è avvenuto in modo strisciante e silenzioso, senza che nessuno (o quasi) avesse qualcosa da ridire. Allora ha ragione Paolo Rumiz quando scrive: «Il piú sublime dei simboli e il piú comunitario dei beni, il segno piú antico della condivisione, la quintessenza della purezza, è diventato un bene prigioniero. Il rumore dell’acqua che scorre non è piú una ninnananna per i nostri figli, i torrenti hanno smesso di essere uno spazio di gioco. Non soltanto nelle città, ma anche nelle campagne. Persino in montagna. Una mutazione culturale drammatica, di cui vediamo le conseguenze: frane, alluvioni, siccità. Non sappiamo piú usare l’elemento primordiale e piú diffuso in natura. Da qui una domanda: perché ci nascondono l’acqua?». Già, perché? La grande vittoria sociale nel secolo scorso fu quando l’acqua arrivò nelle case perché prima bisognava prenderla nella fontana in cortile o lungo le rogge. Oggi abbiamo accettato di tornare indietro, siamo di nuovo portatori d’acqua. Dunque, afferma sempre Rumiz, ben venga una mostra o un libro che ricordi l’esistenza dell’acqua, ne accenda la nostalgia, la celebri e la benedica con immagini limpide, intense. E dove farlo al meglio se non sulle montagne di casa nostra? Ecco, tutta questa è la premessa per accostarsi nel giusto modo a una serie di iniziative che, come accade da qualche anno, vanno in scena a fine agosto, sul ciglio dell’estate, in un paesino carnico che riaccende la fantasia, l’immaginazione e la sincerità. Questo posto è la “cjasa da Duga”, a Salars di Ravascletto, borgo della memoria cresciuto grazie all’opera e alla passione della fotografa Ulderica Da Pozzo, che vi propone le sue visioni, il suo mondo. “Le voci dell’acqua” (titolo anche di un libro pubblicato dalla Forum con la prefazione di Paolo Rumiz) è il tema scelto per quest’anno, basato su una mostra che sarà inaugurata domani, alle 18. In tale occasione sarà pure presentata la rivista culturale “Tam Tam”, la cui idea spuntò proprio a Salars un anno fa, in un’atmosfera di naturalezza e suggestione molto particolari. Il programma predisposto da Ulderica continuerà con questi appuntamenti: martedí 23, alle 20.30, “Dietro lo specchio delle acque: riti e altri prodigi nel Friuli arcaico”, immagini e parole con Angelo Floramo; il 24, 25 e 26 agosto “Fotografare l’acqua” con i bambini dai 7 agli 11 anni; martedí 30, alle 20.30, “Storia di una donna che guarda al dissolversi di un paesaggio”, poesie e lettura di Antonella Bukovaz, video di Paolo Comuzzi, musica di Antonio Della Marina: venerdí 9 settembre, alle 20,30, “Viandanze” con lo scrittore triestino Luigi Nacci; sabato 10 settembre, “Passi e poesia nei luoghi della memoria”, camminata con Luigi Nacci, Alessandra Beltrame e il gruppo Rolling claps. In caso di pioggia, tutti gli incontri si svolgono nella chiesa di San Giovanni, vicino alla “cjasa da Duga”. Insomma, da Salars arriva un messaggio chiaro e limpido: riprendiamoci fiumi, torrenti, ruscelli attraverso le foto di Ulderica o passeggiandoci accanto. Non occorrono grandi imprese e salite. Piccolo esempio: la strada che parte da Comeglians e va, dopo un paio di brevi gallerie, verso il magico Rio Margò. Sotto, a decine di metri, scorre affascinante il Degano con il suo suono armonioso, i suoi colori, una bellezza antica e dimenticata. Non possiamo perdere tutto questo. Basta uno sguardo e si ricomincia.

Arta Terme: la vita, il fascino, i dipinti, la Carnia scopre Delia del Carril

di Nicola Cossar.
Pablo Neruda, che visse al suo fianco per quasi vent’anni, la definì “filo d’acciaio e miele che legò le mie mani negli anni sonori”. Amica, amante, moglie del grande poeta cileno, nata in una ricca “estancia” d’Argentina tra gauchos, pianure sterminate e quei cavalli che l’accompagneranno per sempre, Delia del Carril fu anche spagnola, francese, italiana e adesso pure carnica. Una donna minuta eppur fortissima, cittadina del mondo dell’arte e dell’impegno civile, capace di ricominciare e riscrivere più volte la propria lunghissima esistenza (morirà nel 1989 a 104 anni in quel Cile divenuto la sua seconda patria). Ripartì da capo, Delia, anche a 70 anni, quando, memore della lezione umana e artistica di Fernand Léger, decise di dedicarsi alla pittura, alle incisioni, a quelle opere grafiche che imprigionano in bianco e nero la maestosità e l’indomabilità di quei cavalli che sono il tratto distintivo della sua arte. Arte poco conosciuta in Italia e in buona parte dell’Europa, ma che ora, grazie al Comune di Arta Terme, approda nel vecchio continente con la mostra “Filo d’acciaio e miele”, che si inaugura domani, venerdì, alle 18, a palazzo Savoia, alla presenza di Antonio Arevalo, poeta e addetto culturale dell’ambasciata del Cile a Roma (che patrocina l’iniziativa culturale), di Irene Dominguez, pittrice e grande amica di Delia, e del curatore di questa esposizione, l’artista carnico Luciano Martinis, che ebbe l’onore di conoscere la del Carril negli anni Settanta del secolo scorso. Accanto a un centinaio di opera fra incisioni in rame e xilografi si potranno ammirare documenti autografi e foto in gran parte inediti e altri materiali che riguarderanno anche la figura di Pablo Neruda. Ma come nasce questo progetto di altissimo profilo, che poi farà tappa a Roma e a Parigi? Ce lo racconta l’assessore alla cultura del centro termale Guido Della Schiava: «L’idea di questa mostra è nata da un incontro con l’amico Luciano Martinis, che ho rivisto dopo tanto tempo. Parlando dell’attività culturale di Arta Terme, Luciano, un “globetrotter” della cultura a 360 gradi, si è dimostrato particolarmente interessato al concorso internazionale di poesia dedicato a Giosuè Carducci, da noi organizzato con un notevole successo. Così mi ha raccontato di un personaggio straordinario che aveva conosciuto in Cile negli anni Settanta: Delia del Carril, della quale possiede una rara e completa collezione della produzione grafica. Nelle sue parole c’era il fascino di terre lontane, di una vita straordinariamente avventurosa, delle grandi personalità che quella donna aveva conosciuto e della quale era stata amica. Mi sono venuti i brividi al solo sentir pronunciare i nomi degli straordinari personaggi che “Hormiguita” – come la chiamavano tutti – aveva frequentato: Luis Buñuel, Salvador Dalì, Igor Stravinskij, Tommaso Marinetti, Pablo Picasso, André Darrain, Amedeo Modigliani, Giorgio de Chirico, Diego Rivera, Frida Kahlo, Adrienne Monnier, Robert Capa, il Comandante Carlos, Tina Modotti, Federico García Lorca, Ernest Hemigway, Tagore, Ejzenstein, André Gide, Rafael Alberti. Insomma, il fior fiore dell’arte e del pensiero contemporanei. Inoltre i vent’anni passati come moglie a fianco del grande Pablo Neruda (la loro storia si cementerà negli anni della guerra civile spagnola, si sposarono nel 1943, divorziarono nel 1954; ndr) mi hanno incuriosito ancor di più. Approfondendo, sono rimasto definitivamente affascinato dalla storia di Delia e da quell’enorme fermento culturale sviluppatosi in un clima politico difficile e complesso, segnato dalla presa del potere di Franco in Spagna e dal golpe militare in Cile. Il materiale di Luciano, poi, mi è sembrato subito estremamente qualificante e non sono davvero riuscito a capire come mai per più di quarant’anni Martinis abbia proposto invano una mostra di quei materiali a varie blasonate organizzazioni. Ho deciso quindi di raccogliere la sfida e, sebbene assessore di un piccolo Comune della Carnia, ho pensato che fosse mio compito sfruttare l’opportunità che si presentava per far conoscere, attraverso l’opera di Delia del Carril, anche il suo affascinante mondo lontano». Un altro forte stimolo è stata sicuramente l’amicizia di Delia per la grande fotografa friulana Tina Modotti (era con lei fino agli ultimi istanti prima della sua drammatica morte) e la poesia di Pablo Neruda (incisa sulla sua tomba e ora anche sulla facciata della sua casa natale di Udine), creano un forte legame con la nostra terra, descritta così mirabilmente dal grande Poeta: «Nelle vecchie cucine della tua patria, nelle strade polverose, qualcosa viene detto e passa, qualcosa ritorna alla fiamma del tuo dorato popolo, qualcosa si sveglia e canta». «Infine – sottolinea Della Schiava – ritengo che Delia del Carril, che all’età di settant’anni ebbe il coraggio di iniziare una nuova vita e diventare una grande artista, debba essere un esempio per tutti noi. Per questo il Comune di Arta Terme ha voluto organizzare la mostra, realizzata con il sostegno della Regione e patrocinata anche dall’ambasciata cilena in Italia e dal Museo di Storia contemporanea di Santiago. La Carnia ospita, con orgoglio, la prima tappa di questo viaggio alla riscoperta di una donna e di un’artista rivoluzionaria». La mostra potrà essere visitata fino al 10 settembre tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19.

Alto Friuli: sui monti senza prudenza, da 204 a 290 gli interventi annuali dei volontari del Soccorso alpino

di Alessandra Ceschia.
Cadute, perdite di orientamento, malori, scivolate, ma su tutti è l’inesperienza, quando non la superficialità, a provocare gli incidenti in montagna. Una telefonata, e i volontari del Soccorso alpino e speleologico si mettono al lavoro per salvare vite umane. Lo fanno ogni giorno, senza clamore, senza retribuzioni. E lo fanno sempre più spesso. Il numero degli interventi dal 2010 al 2015, infatti è passato da 204 a 290, vale a dire un terzo in più, seguendo un trend che è in continua crescita. «Nei primi mesi del 2016 sono già stati effettuati 104 interventi – sintetizza il delegato alpino Sandro Miorini –, il 60 per cento dei quali in provincia di Udine, mentre le persone soccorse sono state 126, fra queste, 18 sono decedute. Anche nel 2015 gli interventi in provincia di Udine erano in netta prevalenza e rappresentano il 73,12% di quelli complessivi. Hanno impegnato 938 soccorritori con l’ausilio di 16 cani da ricerca per un totale di 6.531 ore–uomo». «Tutto questo senza contare gli eventi addestrativi, formativi e verifiche che hanno interessato i volontari al fine di mantenere un grado di efficienza sempre ad altissimi livelli» aggiunge il delegato. A capitanare la classifica delle chiamate che ha visto 1.672 volontari al lavoro nel 2015 è il gruppo di Cave del Predil, seguito da Forni Avoltri, Udine e Moggio. La causa più frequente degli interventi è la caduta in montagna, seguita dalla perdita di orientamento, dal malore in quota, o dalla scivolata, spesso sono i gitanti della domenica a farsi sorprendere dal maltempo, quando non tengono presente che la montagna va affrontata con una certa esperienza, un adeguato equipaggio e dopo aver consultato le previsioni meteo. L’incapacità e l’inesperienza incidono sul 9 per cento dei recuperi che coinvolgono alpinisti improvvisati. C’è che sopravvaluta le proprie possibilità e, messo a dura prova da un percorso montano tutt’altro che facile, chiede aiuto, sfinito, perché non riesce a portare a termine il tragitto. Una piccola percentuale di infortunati, che non va oltre il 3 per cento, viene determinata dalla puntura di insetti. Se le emergenze in montagna sono in aumento costante è perché, a differenza di qualche decennio fa, la montagna non è più appannaggio degli alpinisti, ma molti si accostano all’escursionismo senza la dovuta preparazione, sottovalutando i rischi. Attualmente, le stazioni del servizio regionale Friuli Venezia Giulia Cnsas comprendono 9 stazioni di soccorso alpino con 260 volontari che operano su tutto l’arco alpino e sul Carso. Tra loro ci sono 24 tecnici di Elisoccorso, un istruttore tecnico nazionale, una dozzina di istruttori tecnici regionali, altrettante unità cinofile e un paio di istruttori nazionali cinofili oltre a un istruttore medico nazionale e uno regionale, due istruttore regionali soccorso in fossa e quattro tecnici soccorso in forra. Infine vi sono quattro stazioni di soccorso speleologico con 70 volontari. L’attività del Servizio regionale è finanziata dalla Regione ed è garantita da una convenzione inerente l’impegno del servizio per attività di Protezione civile e una per l’attività presso l’Elisoccorso del 118 regionale. È stata stipulata una convenzione con Promotur per il soccorso e il collaudo degli impianti di trasporto su fune.