Archivio mensile:Maggio 2015

Carnia: “Il Grop” l’Albergo diffuso di Ovaro ora si chiamerà “Zoncolan”

di Tanja Ariis
L’Albergo diffuso che dal 2004 lega Ovaro, Raveo e Prato Carnico ora si chiama “Zoncolan” e cresce ulteriormente: grazie alla partecipazione a due bandi regionali è stato infatti possibile passare dai 99 posti letto originari ai 155 attuali, distribuiti su 32 alloggi diffusi nei tre paesi. Li gestisce la cooperativa Val Degano Turismo e Servizi, a cui aderiscono 27 soci: 25 proprietari privati e i Comuni di Ovaro e Raveo. Ieri a Raveo sono state presentate le tante novità relative a questo Albergo diffuso, che conta 4 mila presenze annue, ha registrato un notevole incremento in questi primi mesi del 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014 e già un buon riscontro di prenotazioni per l’imminente estate. Da ieri il suo nome (era “Il Grop”, come simbolo della collaborazione e incontro fra i tre paesi) è “Zoncolan” per valorizzare tutte le potenzialità promozionali e turistiche offerte dalla notorietà internazionale del monte divenuto mito per i ciclisti di tutto il mondo e per meglio così indicare la sua posizione. Anche il sito web è nuovo (albergodiffusozoncolan.it): più accattivante nella grafica, più agevole per le prenotazioni, in diverse lingue, visualizzabile da smartphone e con info sempre aggiornate sugli eventi. L’Albergo diffuso ora è anche sui social. Da alcuni anni è su booking.com, con ottime recensioni. Ha ottenuto riconoscimenti anche da Legambiente e Touring club italiano. Ora l’Albergo diffuso aggiunge nuove proposte: a giugno organizzerà per i suoi ospiti un weekend sulle orchidee di montagna, a luglio e agosto corsi di pittura. Il progetto dell’Albergo diffuso, sostenuto e condiviso dai tre Comuni, è diventato un’importante opportunità sia per i proprietari che per i paesi, come riqualificazione e valorizzazione di un patrimonio immobiliare che altrimenti rischiava di deteriorarsi e come supporto allo sviluppo economico locale. Consistente è stato il flusso di investimenti pubblici e privati, oltre 3 milioni di euro, che porta lavoro alle imprese locali e punta a migliorare la qualità di vita dei residenti. A Raveo i posti letto dell’Albergo diffuso sono 45, tra privati e Comune. Ieri è stata inaugurata Cjase Fravins. Il Comune aveva già 13 posti letto nell’ex latteria, a cui ne ha aggiunti ora altri 15 in Cjase Fravins. E a settembre avvierà i lavori per realizzare un’osteria con cucina nello stavolo accanto, del 1700, grazie a un finanziamento del Ministero delle Infrastrutture.

Ovaro: la cartiera Reno De Medici premia i dipendenti con i “buoni” da usare alla CoopCa

di Lodovica Bulian.
Premi alla produttività dei dipendenti erogati in buoni spesa da duecento euro. Da utilizzare esclusivamente nei supermercati CoopCa. È dicembre 2013 quando nello stabilimento della cartiera Reno De Medici di Ovaro, un accordo sindacale passato per “un soffio” dà il via libera al pagamento di una quota delle premialità, assegnate a circa 158 lavoratori, in buoni spesa, da consumare entro un anno. Dove staccare il ticket? Alla CoopCa, appunto. La stessa cooperativa carnica nel cui cda sedeva allora anche il direttore generale della cartiera, Silvano Giorgis, oggi destinatario di un avviso di garanzia nell’ambito dell’indagine sul crac CoopCa condotta dal procuratore Raffaele Tito e dal sostituto procuratore cotitolare del fascicolo Elisa Calligaris, e che vede 14 persone iscritte nel registro degli indagati, tra membri dell’ultimo cda, revisori dei conti e professionisti. Quell’accordo, però, se lo ricordano in molti, e oggi come allora, continua a fare discutere. Non solo perché quella era la prima volta nella storia della cartiera di Ovaro – scorporata dal Gruppo Reno De Medici e costituita in società autonoma con una partecipazione della finanziaria regionale Friulia – che una parte dei premi per i dipendenti veniva pagata con dei buoni, e non erogata in busta paga. Ma anche per il vincolo di spesa degli stessi all’interno del circuito CoopCa. «La decisione di utilizzare lo strumento dei buoni premiali spetta alle risorse umane della capogruppo, la Reno de Medici, e non al singolo stabilimento» riferisce la casa madre. Non, però, la scelta del partner con cui stipulare la convenzione. No, quella è lasciata agli accordi interni all’azienda. Rien ne va plus. Che la pallina della roulette si sia fermata proprio sulla cooperativa, anziché su altri supermercati, o distributori di carburante, con cui in genere si possono sottoscrivere buoni benzina, o altri negozi della Carnia, a molti è parso un fatto non casuale. «Si decideva sulla base delle condizioni offerte, e quelle messe in campo dalla cooperativa carnica erano le più vantaggiose rispetto ad altri soggetti in campo – ricorda Luca Pucher delle rsu -. I malumori sono sorti semplicemente perché i lavoratori preferivano i soldi allo strumento del buono. Ma CoopCa offriva una gamma più ampia di prodotti rispetto, per esempio a Despar, ed è parsa più favorevole per i dipendenti». Nel sindacato, non sono tutti dello stesso avviso. La vicenda è ancora chiacchierata, per evidenti ragioni di opportunità, generate dal doppio ruolo di Giorgis, dirigente dell’azienda e consigliere di una cooperativa che all’epoca dei fatti, andava già incontro al tracollo. Il direttore scansa dietrologie. Risponde infastidito dalla telefonata che lo raggiunge alle 13.30: «È stato un atto interno all’azienda, non c’è alcuna correlazione con CoopCa, nessuna. Non scriva eh, non scriva. Se rilascio dichiarazioni, poi vengono interpretate male. Non c’è nessun legame tra i premi e CoopCa – ripete -. Non ho nient’altro da aggiungere. Che poi della cosa non mi sono nemmeno occupato io. Nulla di strano mi creda, è una prassi». Una prassi? Ma direttore, era la prima volta che si utilizzavano buoni spesa a Ovaro. «Quella dei buoni per i premi è una prassi. Ed è una scelta interna all’azienda, non c’è nulla di strano». Non sarà strano, di certo nemmeno illegittimo ma, ce lo conceda, quanto meno curioso. «Ho detto che non parlo». Nonostante i mal di pancia l’accordo ottenne il via libera, perché di fatto, il buono che per legge non può superare i 250 euro, è un reddito non tassato, non lo è né per il datore di lavoro né per il dipendente. Sostituisce il denaro che il singolo lavoratore poi usa per l’acquisto di merce. «È stato approvata una cosa che ha agevolato i lavoratori. Che così hanno ricevuto un premio non tassato, da spendere entro un anno. È vero è stato molto discusso, in molti erano contrari – ancora le rsu – ma così si è deciso».

Tolmezzo: sicurezza e imprevedibilità dei cani, alcune norme da seguire

di Paolo Aita (già pluricampione italiano e mondiale di caccia con il cane da ferma).

Proprio qualche giorno fa, spulciando nella vecchia corrispondenza, ho trovato una mia lettera dell’aprile 1994. Per oggetto, strana coincidenza, la pericolosità di certi comportamenti nei confronti dei cani. Scrivevo così al sindaco di un paese della Carnia, accreditandomi di cinquant’anni di vita in compagnia di cani e dieci anni di impegno specifico nel settore dei cani da caccia: «Forse non da tutti è risaputo che un cane del peso di 30 kg ha una potenza di mascelle che gli permette, con un morso male assestato, di uccidere una persona. Anche il cane più pacifico, in circostanze particolari, può reagire in modo imprevedibile per chi non ha esperienza. Il pericolo aumenta di molto nei confronti dei bambini». Aggiungerei che per i bambini può essere pericoloso anche un cane di peso assai inferiore. Tra le altre cose, chiedevo anche una maggiore severità dell’autorità pubblica nel controllo di certi comportamenti irresponsabili da parte di proprietari di cani. Recentemente sono state emanate norme assurde che fanno distinzione tra razze di cani. Rimanendo all’elenco di razze, pubblicato sul vostro servizio, noto che non compare il dobermann, l’alano, il pastore tedesco e quello maremmano e via elencando. Va ricordato che solo di razze certificate ne esistono centinaia, ridicola quindi la pretesa di individuarne alcune cui dare la patente di pericolose (e gli incroci come li definiamo?). Queste norme, evidentemente, hanno solo lo scopo di mostrare la sensibilità dei politici nei confronti di tragedie come quella di ieri, che suscitano sentimenti di commozione e di partecipazione nell’opinione pubblica. In casi come quello in oggetto, quali sono i provvedimenti? Cercare responsabilità tra i proprietari, già distrutti dal dolore? Uccidere il cane, colpevole di essersi comportato normalmente da cane? Quanti sono i cani che non reagiscono, per esempio, quando gli mettiamo le mani nella ciotola mentre mangiano? Non è una questione di razze è una questione di carattere del soggetto e di educazione da parte del proprietario. Quanti sono i proprietari che conoscono la psicologia canina? Quanti sanno che il cane è portato a considerare il bambino piccolo come un suo concorrente nelle attenzioni dei padroni? Le anagrafi canine comunali potrebbero fare molto, distribuendo a tutti gli iscrittori un manualetto con poche importantissime istruzioni di comportamento. Molto potrebbero fare anche i regolamenti comunali (che paiono attenti solo ai centri storici e ai parchi pubblici), obbligando i proprietari di cani a non uscire mai con il cane senza portarsi dietro un guinzaglio. Questa trasgressione è caratteristica degli abitanti della campagna, ma anche di certi presuntuosi cittadini, desiderosi di fare sfoggio dell’addestramento perfetto del proprio cane. Sono tante le circostanze in cui un guinzaglio potrebbe essere indispensabile. Non mi dilungo oltre, anche se avrei moltissime altre cose da dire.

Tolmezzo: Legambiente boccia l’enduro, il Sindaco “vigileremo sul ripristino dei luoghi”

di Gino Grillo.

Alle critiche di Legambiente per la gara di enduro di oggi si associano l’europarlamentare del gruppo Efdd-M5s Marco Zullo «La giurisprudenza comunitaria prevede che attività comportanti “inquinamento o deterioramento degli habitat, perturbazioni dannose agli uccelli” documentate possono costituire condizione per l’avvio di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea» e Roberto Pizzuti, già presidente Wwf, che si chiede come in fase autorizzativa non si sia tenuto conto del giudizio di «autorevolissimi pareri di Livio Poldini e di Corrado Venturini, geologo». Chiamato in causa il sindaco Francesco Brollo replica: «Ringrazio gli ambientalisti studiosi che ci fanno conoscere il loro punto di vista, che in certi casi è anche il nostro, in altri no». La giunta comunale ha concesso l’occupazione di aree pubbliche per i box moto, mentre l’autorizzazione alla gara compete alla Comunità montana. «Personalmente – continua Brollo – mi sento tutore dell’ambiente e continuo a frequentare a piedi o con gli sci i luoghi delle gare, la zona dell’Amariana, dove abbiamo svolto un’imponente esercitazione antincendio e dove a giugno si terrà la festa della famiglia. Proprio perché frequentatore e amante di quei luoghi non sottovaluto la questione, che ritengo comunque scarsamente impattante». Sulla gara Brollo conferma che il tracciato quest’anno è ridotto e meno impattante del passato e non passa per Pra Castello e sul biotopo del Curiedi. «Dovere di chi amministra è contemperare gli interessi di tutti, in tale ragionamento non ritengo che una manifestazione di un giorno con l’obbligo di ripristino sia impattante. Ad ogni modo monitoreremo l’effettivo ripristino».

Alto Friuli: Scienze motorie perde il biennio, a Udine i due anni di specialistica

di Piero Cargnelutti.
Dal corso di laurea in Scienze Motorie se ne vanno a Udine i due anni di specialistica. Una perdita per Gemona, che però vede il “numero chiuso” degli iscritti al corso di laurea aumentare da 70 a 90 e così nei prossimi anni a Gemona, se si perderanno una quarantina di studenti, se ne potrebbero avere 60 in più. La necessità di risparmiare ha imposto all’Università friulana la scelta di portare a Udine il biennio di specialistica poiché i corsi spesso sono condivisi con altre facoltà presenti nel capoluogo, ma l’accordo tra ateneo friulano, Comune e Provincia di Udine non solo salvaguarda la permanenza della facoltà di Scienze motorie a Gemona, ma la rafforza andando ad aumentare il numero di studenti che potranno seguire il corso. Il consiglio di amministrazione del Dipartimento di Scienze mediche biologiche ha infatti approvato la programmazione didattica per il prossimo anno in cui si prevede, per l’appunto, l’aumento da 70 a 90 posti per gli studenti che frequentano nella cittadina pedemontana il primo triennio della facoltà. «Appena abbiamo saputo – spiega il sindaco Paolo Urbani – della scelta di trasferire a Udine i due anni della specialistica con il rischio di perdere 45 studenti, insieme alla Provincia e all’Università abbiamo cercato di salvaguardare il corso. Ringrazio in particolare il rettore Alberto De Toni, e i referenti della facoltà Bruno Grassi, Claudio Bardini e Stefano Lazzer. Colgo l’occasione per ringraziare in particolare anche Enrico di Prampero, fondatore della facoltà e nostro cittadino onorario che anche stavolta è stato determinante per il mantenimento di una realtà molto importante per il nostro territorio che ci permetterà di sviluppare percorsi in seno al progetto Città dello sport ma anche nel contesto del nostro ospedale e in collaborazione con la direzione dell’Azienda Sanitaria». Da parte sua l’amministrazione comunale, oltre ad aver messo a disposizione dell’Università aule e spazi, insieme alla Provincia metterà a disposizione dei finanziamenti per consentire il significativo incremento degli studenti. «Dobbiamo ringraziare in particolare – spiega ancora Urbani – il presidente della Provincia Pietro Fontanini, l’assessore Beppino Govetto e il consigliere Stefano Marmai che con noi hanno seguito la problematica. Per quanto ci riguarda, siamo contenti che i risparmi effettuati negli anni scorsi ci abbiano permesso oggi di intervenire anche su questa realtà dopo che ci siamo impegnati per salvaguardare sia l’ufficio dell’agenzia delle entrate che il giudice di pace. Rispetto alla facoltà di Scienze Motorie, l’intervento del Comune era ancora più necessario visto che il corso attrae studenti in tutto il nord est».

Friuli: «Via subito la pubblica utilità dell’elettrodotto Würmlach-Somplago» interrogazione in Consiglio

«La Regione deve revocare quanto prima la delibera della giunta Tondo con cui si riconosceva all’elettrodotto Somplago-Würmlach “un rilevante interesse strategico e la pubblica utilità” per il Friuli-Venezia Giulia. Le due sentenze emanate hanno negato l’autorizzazione alla realizzazione dell’elettrodotto sul versante austriaco. In assenza della funzionalità dell’infrastruttura energetica, la giunta Serracchiani ora deve prendere i dovuti provvedimenti per fermare l’iter procedurale di quest’opera». A chiederlo è Cristian Sergo, portavoce del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale che su questo argomento ha presentato una interrogazione.

«Con la nostra interrogazione – spiega Sergo – abbiamo voluto spronare la giunta Serracchiani a esercitare una pressione maggiore verso i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico che nell’ultimo anno hanno rispettivamente deliberato la compatibilità ambientale e riavviato il procedimento volto all’emanazione dell’autorizzazione unica per la parte di elettrodotto ricadente sul territorio italiano. Ma più che altro abbiamo chiesto che venga presa una posizione chiara. Finora l’assessore Vito ha più volte preso atto della mutata situazione ma non è stato fatto alcun atto istituzionale concreto, a parte una lettera inviata in aprile».

«Questa inerzia ha di fatto permesso la pubblicazione, lo scorso 19 maggio, dell’integrazione dell’avviso pubblico su un quotidiano locale con il quale i proponenti hanno annunciato di aver stabilito un nuovo tracciato dell’opera e individuato i terreni da espropriare. La giunta Serracchiani, come tutti i cittadini che “possono derivare pregiudizio” dalla realizzazione dell’opera, ha trenta giorni di tempo (in realtà ormai solo una ventina) per poter ribadire le motivazioni per cui questa opera non ha alcun senso. D’altronde l’assessore Vito ritiene quest’opera “vana” proprio perché non può essere realizzato il tratto austriaco. Ora però – conclude Sergo – alle parole devono seguire i fatti per mettere, una volta per tutte, la parola fine a questa vicenda».

Enemonzo: Piero, 23 anni, così in Carnia l’agricoltura può rinascere

 
di Tanja Ariis.
L’orgoglio di essere agricoltore, la propensione a innovare, collaborare, imparare sempre, ma anche lo sprone alle istituzioni a procedere con il riordino fondiario per avvicinare altri giovani all’agricoltura: è tutto questo Piero Travani Tomat, 23 anni, di Enemonzo. È una testimonianza preziosa del nuovo volto dell’agricoltura in Carnia, quella della nuova generazione, che il giovane ha portato ad Amaro nell’incontro organizzato dal Rotary Club Tolmezzo e Innova Fvg alla presentazione del libro “Friuleconomy” di Massimo De Liva. Piero gestisce a Enemonzo con il padre Celso un’azienda agricola nata ai primi del ’900 e che era fondata per lo più sulla produzione da latte. L’ingresso di Piero in azienda 3 anni fa ha portato nuova linfa. Accanto ai 50 capi da latte «abbiamo voluto integrare – spiega – con la produzione di ortaggi, specie con tre ettari di terreno coltivati a patata. Ci siamo appoggiati all’Ersa, che ci ha dato sostegno e forza. Tuttora collaboriamo con la Comunità montana della Carnia con un progetto sulla orticoltura e frutticoltura». E il futuro dell’agricoltura per Piero è legato molto anche a tali settori. Piero è stato anche “testimonial” all’Isis Solari di Tolmezzo con un altro giovane agricoltore, Michele Marmai. E domani andrà all’Expo con la Coldiretti e vari colleghi. È orgoglioso di ciò che fa, lavora con passione. «Mi sono insediato nell’azienda – dice – anche perché sono grato di tutto quanto mi hanno lasciato le precedenti generazioni: non solo la terra o la struttura, ma tutti i principi e i valori che caratterizzano questo settore». Quando contatta i suoi ex compagni di classe scopre che c’è chi è andato a lavorare in Nigeria, chi in Venezuela, molti sono disoccupati. «E allora mi sento fortunato perché io ogni giorno mangio alla mia tavola e vado a dormire nel mio letto. Dopo l’industrializzazione c’è stato un abbandono dell’agricoltura», ma ora dalle istituzioni, per Piero, deve arrivare in primis, viste le proprietà così frammentate in Carnia, il riordino fondiario, fondamentale per qualsiasi giovane che voglia partire con un’impresa agricola. La sua azienda gestisce 50 ettari a valle più una malga di 100 ettari e quindi non ha problemi, ma per un nuovo insediamento, spiega, se deve partire da zero, è impossibile. Plaude quindi a quei Comuni che hanno avviato un progetto per la bonifica dei terreni incolti, come Amaro, che punta a rendere utilizzabili 18 ettari: «può essere – dice – un’opportunità per qualche giovane che vuole fare questa scelta di vita». Cosa chiede anche alle istituzioni? «Di capire il legame che c’è tra agricoltura e turismo».

Friuli: il grido di dolore dei sindaci «Carnia sull’orlo del baratro»

di Domenico Pecile.
Una voragine di circa 100 milioni di euro, l’appello del consiglio di amministrazione per convincere altri acquirenti a farsi avanti, il traguardo sempre più lontano dei 32 milioni indicato nel Piano concordatario come requisito essenziale al soddisfacimento dei creditori privilegiati, la consapevolezza che il baratro è più vicino nonostante qualche pennellata di ottimismo della politica: sono queste le premesse che hanno spinto 28 sindaci della Carnia a scrivere una lettera il cui titolo, “Sos CoopCa” non lascia scampo a equivoci. E’ stata inviata ai presidenti di LegaCoop e Confcoperative, Mauro Lusetti e Maurizio Gardini. «E’ un tentativo, forse l’ultimo – spiega il primo firmatario della missiva, il sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo – affinché il mondo della cooperazione metta una mano sul cuore dimenticando il portafoglio e ricordandosi la mission della cooperazione». «C’è un luogo quassù – si legge nelle prime righe – a nord est del Nordest dove la cooperazione sta per subire un colpo mortale». Certo, c’è la speranza ancora nell’azione della commissaria giudiziale volta «all’avvio del salvataggio dell’azienda», ma se entro brevissimo tempo «non ci saranno altre offerte centinaia di persone perderanno il lavoro e altre centinaia di soci prestatori daranno l’addio alla speranza di riavere i loro soldi». Insomma, «soltanto uno scatto di solidarietà e mutualismo possono salvare questa terra da una sciagura economica e sociale». I sindaci non chiedono ai vertici del mondo della cooperazione di «mettere i soldi o perlomeno non soltanto soldi come fosse un bancomat, perché non vi consideriamo tali. Vi chiediamo di entrare convinti in questa partita, come parte attiva e gestionale, in nome dei valori che la cooperazione possiede per volere e dovere. Vi scriviamo perché crediamo che solo il mondo cooperativo possa salvare un proprio satellite uscito dall’orbita e prossimo a implodere». I sindaci aggiungono che la situazione di CoopCa è nota: «A oggi il concordato si regge sulle proposte di acquisto di alcuni punti vendita, un’operazione insufficiente a coprire il debito privilegiato e che lascia scoperti soci prestatori e fornitori. Diverse centinaia di soci prestatori che perdono i risparmi di famiglia di una vita, centinaia di lavoratori che perdono il posto, l’indotto economico legato alla cooperativa che perde credito e possibilità di lavoro: questa è la fotografia di ciò che sta per accadere». Poi, l’inciso. «Se su chiamata – si legge ancora – della Regione non fosse già intervenuto il mondo della cooperazione, attraverso Coop Nordest che ha rifornito gli scaffali di prodotti e poi presentato l’offerta per alcuni negozi, non saremmo qui a scrivere, ma a contare le vittime del fallimento. La sua offerta è stata essenziale a fianco di quelle di altri soggetti e di questo gliene siamo grati». Ma non basta. «Perciò chiediamo uno scatto di orgoglio che vada oltre il mero discorso imprenditorile dei costi e ricavi, che ogni attore economico deve sì fare, ma che nella cooperazione si fonde con lo scopo mutualistico; chiediamo a voi di partecipare attivamente a una proposta di rilancio, di essere protagonisti, gestori di una rifondazione della cooperazione di consumo in questo territorio attraverso un progetto che affronti con coerenza una dignitosa ipotesi alternativa, un’ipotesi cooperativa che merita di essere approfondita con rispetto, prima di accettare impotenti il disastro». Per i sindaci della Carnia lo spirito cooperativo questo ha fatto da sempre. «Parliamo di rifondazione – continua la lettera – perché se siamo arrivati fino a qui significa che quello spirito si è smarrito nel tempo ed errori di gestione su cui profili e responsabilità sta lavorando la magistratura, l’hanno svilito».

Arta Terme: “In onôr e in favôr di Luigi Dereatti”

Sabato 30 maggio, alle 17, nel Salone delle feste di palazzo Savoia, a un anno dalla scomparsa, l’associazione culturale “Luigi Candoni” e l’amministrazione comunale della cittadina termale carnica dedicano una serata “In onôr, in favôr di… Luigi Dereatti” personaggio che nella sua vita ha collaborato attivamente alla crescita culturale, e non solo, della comunità. L’iniziativa vede l’adesione e la collaborazione fra gli altri dell’Associazione Carnia Holidays di Piano d’Arta, Associazione culturale Amîs di Darte, Amîs da Mont di Piano d’Arta, Cat n. 179 La Fonte Arta Terme, Coro G. Peresson di Piano d’Arta, Musica amica di Piano d’Arta, parrocchia S. Stefano. Sarà un incontro contraddistinto dalla semplicità con, come riporta l’invito, “Pensieri, ricordi, sentimenti, poesie… per un amico A chiudere l’incontro il personale ricordo di Paolo Patui. 

Trasaghis: gli esperti del Cnr passano al setaccio i fondali del lago

di Piero Cargnelutti.
Rilievi geofisici realizzati con strumenti di ultima generazione per conoscere i fondali del lago dei Tre Comuni, il primo passo per avviare la futura rinaturalizzazione del grande bacino friulano. A realizzare l’intervento, nel corso di questa settimana, sono i tecnici dell’Istituto di scienze marine Ismar-Cnr di Bologna in collaborazione con l’Osservatorio geofisico sperimentale Ogs di Trieste. L’iniziativa è stata presentata ieri nella sede della Regione a Udine alla presenza dei rappresentanti dei comitati a tutela del lago insieme agli amministratori dei Comuni di Trasaghis, Bordano, Cavazzo, Venzone, Gemona, delle due Comunità Montane della Carnia e del Gemonese e anche dei rappresentanti di Edipower. «Oggi si apre un’epoca nuova – hanno detto i tre sindaci della valle del lago Augusto Picco, Gian Luigi Colomba e Gianni Borghi – che ci vede tutti uniti attorno al nostro lago. Il lago è stato compromesso a causa dell’azione umana nel corso dei decenni e oggi, con l’apporto di dati scientifici avremo un punto di partenza su cui costruire un futuro progetto di salvaguardia del bacino». Se già in passato gli studi effettuati tanto dai comitati che dalle amministrazioni comunali avevano evidenziato il rischio di scomparsa del lago nel giro di cento anni a causa dell’accumularsi continuo dei fanghi sui fondali, ora, dopo che lo stesso è stato inserito come punto da rinaturalizzare all’interno del piano regionale di tutela delle acque, il contatto con l’Ismar di Bologna va in quella direzione. «Questo lago – ha spiegato Luca Gasparini dell’Ismer – ci dà la possibilità di utilizzare un drone a cui stiamo lavorando che permette di fare delle misurazioni attraverso il ricorso alle onde ultra-soniche, con le quali è possibile fare un’analisi dei sedimenti anche fino a 15-20 metri a partire dal fondo. I nostri mezzi permettono di analizzare le stratificazioni sul fondo e datarle». Le analisi dei tecnici dell’Ismar sono iniziate lunedì e proseguiranno fino a venerdì. Con i dati raccolti sarà possibile capire qual è la situazione nei fondali del lago, un punto di partenza fondamentale per lo sviluppo di un futuro progetto di rinaturalizzazione. Da parte loro, i tecnici di Ismar hanno già dato la disponibilità a collaborare per un futuro progetto che conti su finanziamenti europei: «Certamente – hanno detto i presidenti delle due Comunità montane dell’alto Friuli Aldo Daici e Lino Not – i due enti montani daranno il loro supporto ai Comuni nell’intraprendere questo percorso ma è chiaro che per una progettazione di quel tipo sarà necessario che la Regione faccia da capofila». L’iniziativa svolta da Ismar e Ogs questa settimana sul lago sarà presentata alla popolazione giovedì sera alle 20.30 nel centro servizi di Alesso.