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Carnia: si è ripetuta anche nel 2016 la “Magia del legno” a Sutrio

magia del legno

di Federica Nodale.

Anche quest’anno grandissima affluenza di persone alla magia del legno che ha ospitato artisti locali e provenienti da Friuli Veneto Slovenia Alto Adige Lombardia che hanno dato vita ad un paese che si presta ad accogliere nel migliore dei modi chi da’ voce e forma alla propria interiorità….e io per le strade li guardo questi artisti e mi riportano alla fiaba di Pinocchio…da un pezzo di legno prende forma una scultura che poi rivela la loro natura.
Nasce dalla creatività dal sentimento ritagliata fra attimi di vita in cui l impegno quotidiano rende statico l animo umano.
La loro mano silenziosa scalpella leviga e dona incanto a chi passa al loro fianco.
Il mondo del sapere antico oggi ci parla dalle vie…ci trasforma in allievi e maestri o semplici appassionati.
Viviamo in una societa’ che toglie manualita’ e regala tecnologia, ma e’ nell’ arte la vera magia.

Carnia: Cleulis, il paese dello storico Trio Pakai

Scemature del 08/08/2016.

Le visite e i siti culturali in genere, condividono la funzione del ricordo. Musei, monumenti, collezioni, sono luoghi di raccolta e conservazione di testimonianze, materiali ed immateriali, dell’umanità e dell’ambiente. Le visite stesse, le gite, le escursioni guidate o non, sono occasione di studio, educazione e diletto, per la conoscenza e la memoria del ricordo. Questa settimana il mio invito è di raggiungere una località e di partecipare a un appuntamento, non tanto perché rientra nella programmazione di un festival o di una manifestazione, fuori dai grandi circuiti e i cui presupposti sono in armonia con l’ambiente ospitante, come sono solito fare. La meta che consiglio è tutt’uno con la persona o le persone che l’hanno abitata e di cui voglio contribuire a preservarne il ricordo. Il luogo è Cleulis, nell’alta Valle del But, dove pochi giorni fa è venuto a mancare un uomo la cui umanità, manifesta tanto nella vita quanto nell’arte, l’ha reso presto un personaggio pubblico, un’istituzione per la Carnia e il Friuli, inviso alla sua disarmante semplicità. La persona è Genesio Puntel, il contrabbassista dello storico Trio Pakai. Ci ha lasciati dopo almeno sessant’anni di musica, balli e allegria che ha disseminato in tutto il Friuli e nei fogolârs furlans d’Europa, Africa, Canada, America. Lui, assieme ad Amato Matiz, il fisarmonicista carnico per antonomasia scomparso ormai trentun anni fa, il chitarrista e autore Paolo Morocutti e la voce di Stefano Paletti, ancora e con gioia con noi, tutti del posto, sono stati il primo esempio di “star” della musica friulana (tra l’altro, i primi in Friuli ad incidere un 45 giri), senza però saperlo, volerlo, senza la minima altezzosità. “Gjenesio” poi, con la battuta sempre pronta e la passione per la vita, sapeva muoversi sul palco come non altri, facendo roteare il suo “liron” a ritmo di musica durante un’esibizione, oppure lo suonava tenendolo abbracciato come fosse una chitarra. Così fino all’ultimo, coi suoi novantun anni. Percuoteva le corde sui ritmi di polke e mazurche, quelle che li han resi celebri, con le mani forti e callose, non di un operaio prestato alla musica, piuttosto il contrario, di un musicista prestato all’edilizia. Che suonasse a orecchio poco importa, fino allo sfinimento, lui che oltre al contrabbasso si divertiva anche con la fisarmonica, da buon polistrumentista, di quelli che la musica la imparano sulla strada, nei borghi, nelle osterie di paese. Ed è lì che la restituiscono, come lui, attorniato da volteggi di dame, ballerini e compagnoni avvinazzati, tutti desiderosi di fare feste ballando le fatiche del lavoro e le ansie della vita. Per questo vi invito ad andare a Cleulis, per bere un bon “tai di neri” in suo onore, allo storico Bar Pakai, dove per mezzo secolo e ancora oggi risuonano quelle melodie diventate eterne. Passate poi a posargli un fiore in cimitero, oppure prima andate sul Moscardo a visitare il piccolo ma prezioso museo domestico dedicato ad Amato Matiz e al Trio Pakai, dove potrete ammirare fisarmoniche, violini, vestiti di scena, premi e tante fotografie. Consiglio infine, oltre all’ascolto della musica del Trio, la lettura di un libro: “Amato Matiz Pakai, un om e la sô armoniche” di Celestino Vezzi, dove l’autore ha raccolto una serie di simpaticissime storie e aneddoti, molti raccontati da Genesio. Teniamo così vivo, con il sorriso, il ricordo di una persona sublime.

Sauris: nuove esercitazioni sul Bivera proteste di sindaci e turisti

di Gino Grillo.
I militari hanno da poco concluso le esercitazioni a fuoco nel poligono del Bivera, ma le proteste non si placano. «È un problema annoso – spiega il neosindaco di Sauris Ermes Petris – nonostante le reiterate proteste da parte della gente e dei sindaci dei Comuni che si affacciano sul pianoro di Casera Razzo, la Regione ha a suo tempo prolungato sino al 2019 la servitù militare nella zona». Sauris è senza dubbio il Comune più colpito da queste esercitazioni. In questi giorni il paese è raggiungibile solamente lungo la strada del Passo Pura. Sulla provinciale della valle del Lumiei infatti sono in corso lavori per la messa in scurezza del ponte a strapiombo sul torrente. Una valida alterativa da sempre è la strada che dal Cadore o dalla Val Pesarina collega il centro abitato transitando per il pianoro di Casera Razzo e quindi Sauris. «Questo ha determinato – prosegue Petris – un notevole minor afflusso di turisti in questo periodo, a discapito dell’economia paesana che si base fortemente sul turismo». Oltre a ciò Petris riporta le proteste di alcuni ospiti dell’albergo diffuso. «L’ordinanza di divieto di accesso alla zona iniziava alle 8, ma quasi sempre chi si presentava sulla strada era fermato già dalle 6.30». Sforamenti di orari e di zone presidiate sono rilevati anche a Forni di Sotto dove alcuni valligiani che posseggono proprietà a Boscur, fuori dalla zona di rispetto e di sicurezza del poligono, hanno dovuto “battagliare” per raggiungere i loro stabili e le loro proprietà. «I soldati si fermano per i controlli dove termina la strada, ma la mappa delimita la zona di sicurezza molto oltre il punto dove si trovano le nostre proprietà». Stessa situazione è avvenuta a Forni di Sopra dove alcuni turisti che dovevano raggiungere per il pernottamento malga Tragonia, esterna all’aera di sicurezza del poligono, sono stati intercettati e fermati dai militari. Non manca chi, all’oscuro di queste manovre a fuoco, sceglie di recarsi in montagna e pernottare nelle malghe, e magari nella mattinata successiva si ritrova in «pieno campo di battaglia». Lino Anziutti, sindaco di Forni di Sopra, ritiene obsolete queste esercitazione che, tra l’altro, si effettuano in un Sic, sito di interesse comunitario per la flora e la fauna che le esercitazioni deturpano e spaventano in un momento delicato che coincide con la nascita dei piccoli. «Stiamo pensando se si deve riproporre, come nel 1978 – chiude Petris – una manifestazione di protesta di tutte le comunità che si affacciano sull’area del poligono del Bivera».

Sappada: mancano all’appello 400 mila euro, gli impianti di risalita rischiano la chiusura

di Gino Grillo.
La gente del posto e i proprietari di seconde case sono rimasti sordi all’appello lanciato dalla Società Campetti che gestisce da sei anni gli impianti di risalita, tanto che a Sappada a questo punto si sta pensando a una rivisitazione, al ribasso, dell’offerta turistica invernale. L’appello lanciato agli operatori sappadini era volto a chiedere un cofinanziamento per le spese di gestione degli impianti da sci (Pista Nera, Pian dei Nidi, Monte Siera, Sappada Duemila e il parco di Nevelandia), impianti che costituiscono una componente fondamentale per il turismo invernale della località. Daniele Kratter, presidente della Società Campetti, illustra la situazione venutasi a creare alla fine dell’ultima stagione sciistica. «Abbiamo ancora un piccolo margine di tempo, sino all’approvazione del bilancio, per scongiurare la chiusura degli impianti per la prossima stagione invernale». In tutto l’arco alpino è noto che la gestione degli impianti di risalita è deficitaria. «Così è anche a Sappada. Per gestire tutti gli impianti la società perde mediamente 200 mila euro l’anno, per cui abbiamo chiesto una ricapitalizzazione della società di gestione agli operatori locali». Una richiesta di 400 mila euro, avanzata a tutti i valligiani e ai proprietari di seconde case, anche per ripianare alcune perdite accumulate negli anni. «A questo appello hanno risposto in pochi, assicurando una cifra di 80 mila euro, che rimane purtroppo insufficiente per una gestione degli impianti». Kratter osserva come ci sia più comprensione e volontà di partecipazione fra i più anziani che fra gli operatori turistici più giovani. «Gli anziani che hanno provato l’emigrazione capiscono che il turismo e la gestione degli impianti sono vitali per l’economia del paese. Una stagione senza lo sci obbligherebbe senza dubbio a far riprendere a qualcuno in mano le valigie per emigrare». Le nuove leve si sarebbero defilate da quando la Gts (società per metà sappadina e per metà esterna) ha acquisito gli impianti dal Tribunale di Udine dopo il fallimento della Tuglia Sci e della Ski Program, impegnando 650 mila euro. «Forse si ritiene che la Gts, avendo acquisito la proprietà, si interessi pure della gestione, ma così non è e non sarà. La gestione rimane alla Campetti e se i conti non torneranno chiuderemo la società prima che fallisca» spiega Kratter. Nel frattempo si stanno studiando strategie, in quanto la scelta di non aprire gli impianti, che ridurrebbe drasticamente l’offerta turistica del polo dolomitico, sarà l’ultima a essere presa in considerazione, ma non per questo sarà esclusa. «Occorre che tutti gli interessati – chiude Kratter – si assumano la responsabilità di mantenere in vita la società di gestione, che opera non con finalità di guadagno, ma solo per garantire la funzionalità di impianti e strutture indispensabili all’economia del paese».

Forni di Sopra: si simula un’attività turistica, Studenti del Percoto a scuola d’impresa


di Gino Grillo.

Il liceo Caterina Percoto di Udine affitta un’azienda in montagna per permettere agli studenti delle classi terze di simulare l’avviamento e la gestione di una attività come veri e propri “piccoli imprenditori”. In questi giorni 21 allievi della classe terza Cu di Scienze umane si trovano a Forni di Sopra a gestire un ristorante con alloggio denominato, dal nome di un celebre folletto locale, Masaroul. Ad accompagnarli le docenti Monica Lucchini ed Emanuela Surza nonché Alice Michelutti, giovane veterinaria che ha proposto il progetto Sbilfpopoli Ja adottato dalla scuola. I ragazzi, come ha illustrato la rappresentante degli studenti Federica Boccongelli, si sono sottoposti a un corso di formazione, dividendosi in gruppi e improvvisandosi imprenditori nel campo gastronomico, dei servizi, di marketing e di gestione economica per offrire al potenziale cliente un soggiorno piacevole. Sono stati così predisposti percorsi tematici, studiati appositamente per attirare i potenziali clienti, i turisti, in campo floristico, faunistico, culturale e gastronomico. Il giorno successivo sono arrivati i primi clienti, una cinquantina di ragazzi della loro stessa scuola delle classi seconde che sono stati accuditi dai neo imprenditori in maniera impeccabile. Non sono mancate le interazioni con la popolazione locale: gli studenti hanno contattato alcune persone del posto che volontariamente si sono messe a disposizione , così come pure il corpo forestale regionale che ha accompagnato gli studenti, prima gli “imprenditori”, poi anche i “turisti”, in escursioni nella natura e con la partecipazione dell’Associazione protezione ecosistemi. Oggi l’ultima prova vedrà ospiti del Masaroul i genitori degli stessi studenti che saranno trattati come clienti della struttura. Un’iniziativa questa che ha ricevuto segnali incoraggianti, tanto che sono già giunte prenotazioni per ripetere l’esperienza con altre classi durante il mese di giugno. Al momento si tratta di studenti dello stesso Liceo, ma si conta di proporre il progetto anche ad altre scuole nazionali e internazionali che fungeranno da cassa di risonanza sia per il liceo Percoto che per la località dolomitica.

Carnia: “Basta gettare fango sull’albergo diffuso per screditare i politici”, lo sfogo

di LORENZO LINDA e DANIELE ARIIS*Sparare a zero sull’albergo diffuso pare sia diventato lo sport regionale più in voga del momento, facilitato da un bersaglio fino a oggi praticamente inerme e indifeso. È scoraggiante vedere come una geniale intuizione sia diventata oggetto di strumentali valanghe di fiele, riversate in maniera indiscriminata su tutto il sistema degli alberghi diffusi, per colpire e screditare avversari politici o per cercare di tutelare interessi di bottega, con una miopia che ci sta portando tutti oltre il baratro. Inoltre è altrettanto avvilente il tentativo di far passare i soci degli alberghi diffusi come dei “ladri” di contributi pubblici, senza minimamente considerare l’impegno finanziario sostenuto dai privati. Tanti di loro avrebbero avuto la stessa convenienza e soprattutto nessun vincolo a ristrutturare i loro immobili con la detrazione fiscale del 50%. Si parla molto di turismo, ma ci si dimentica che la base per qualsiasi politica di sviluppo turistico sono i posti letto. Infatti l’albergo diffuso Zoncolan è nato nel 2001 tra i Comuni di Ovaro, Raveo e Prato Carnico proprio per cercare di creare una base di posti letto in un territorio senza alberghi. Negli anni, la struttura si è ampliata e consolidata e oggi conta 130 posti letto, distribuiti su 30 alloggi di alta qualità, dando lavoro a 2 dipendenti fissi più altri 2 stagionali. Nel 2015 abbiamo registrato 4.500 presenze che, oltre ad aver generato ricavi per 110 mila euro, hanno dato il loro contributo all’economia locale in termini di acquisti e consumi negli esercizi commerciali, oltre alle manutenzioni degli alloggi eseguite da artigiani del posto e le tasse pagate alle casse comunali. Non dimentichiamoci poi che gli investimenti pubblici e privati hanno rappresentato, in un periodo di crisi, una fondamentale boccata d’ossigeno per le imprese e i professionisti locali, impegnati nelle ristrutturazioni degli immobili. Inoltre hanno consentito il recupero di beni in gran parte abbandonati e fatiscenti e la riqualificazione di interi borghi dei nostri paesi. La nostra cooperativa di gestione è retta da un cda di soci che, da pionieri del turismo, dedicano tempo, energie, risorse e fantasia in quello che credono sia un progetto integrato, che possa contribuire allo sviluppo del nostro territorio. Tutto questo viene fatto a livello di volontariato, contando solo ed esclusivamente su nostre idee e iniziative, senza il minimo supporto da parte di chi dovrebbe governare, indirizzare e promuovere il turismo nella nostra Regione che, a quanto pare, non ci considera una risorsa per il territorio, ma un corpo estraneo. Forse, con più lungimiranza e lavorando assieme, si otterrebbero maggiori risultati e meno polemiche, con grande vantaggio per tutti!

*presidente e vicepresidente dell’albergo diffuso Zoncolan

Ravascletto: montagna in crisi, serve una forte promozione per salvare il turismo

di Tita De Stalis Ravascletto .

Nei giorni scorsi il Messaggero Veneto ha dedicato ampio spazio al turismo targato FVG, è stato detto che c’è stato un generale aumento, nonostante la stagione invernale non sia iniziata bene, poi la presidente della Regione viene in Carnia a bacchettare gli operatori turistici della montagna, in quanto, a suo parere, mancano di professionalità, e se proprio non l’ha detto l’ha fatto capire. Forse avrebbero bisogno di un corso di aggiornamento, tenuto da coloro che sono pagati per fare promozione e che forse anche loro avrebbero bisogno di un corso? Chi sta ai vertici delle aziende turistiche, persone di grande talento o gli amici degli amici? A mio parere la governatrice del FVG, dovrebbe prima valutare le persone scelte, da lei o dall’assessore alle attività economiche, e accertarsi che veramente siano all’altezza del compito loro affidato. E se così non fosse, sa meglio di me cosa fare. Si invita a investire sui nostri territori (Van der Borg) ma al tempo stesso si dice anche che l’albergo diffuso ha fatto flop, e che non c’è verso di trovare un gestore per le Terme di Arta e per il Rifugio Tolazzi di Collina di Forni Avoltri, due biglietti da visita che a mio parere non vengono sfruttati a dovere, forse perchè manca un’adeguata promozione. Tutti sanno che il turismo montano ha sempre sofferto, fatta eccezione per la stagione invernale. Diciamo che se il movimento turistico in Italia è pari a 100, alla montagna può essere assegnato il 15 per cento, calcolato in eccesso, di questo 15 alla montagna friulana, per essere generosi, possiamo attribuire l’1,5 per cento, in quanto la fetta maggiore se la prendono le zone montane che stanno a ridosso dei grandi centri urbani (fa eccezione il Trentino-AltoAdige che fruisce di una consolidata presenza di turisti provenienti da Austria e Germania). Tutto ciò premesso, ritengo che senza una forte azione promozionale, il turismo montano della nostra regione, continuerà a marcare il passo. Sono pessimista? No, solo realista, e le “strigliate” della governatrice le considero fuori posto.

Sella Nevea: sci, mountain bike e rafting tutto in discesa, un particolarissimo “triathlon”

 

Di Giancarlo Martina.

Aprile e maggio sono i mesi di grande attualità per gli amanti dello sci alpinismo e del free ride che sulle nevi del gruppo del Canin trovano il terreno ideale: canaloni innevati e distese di neve con un manto consistente, visti i tre metri circa di spessore che ancora ammantano quello che è anche il serbatoio di riserva d’acqua per la pianura friulana. Centinaia di appassionati delle attività sportive praticabili ancora con grande soddisfazione in questa primavera, erano presenti a Sella Nevea lo scorso fine settimana, ma anche durante la settimana sono numerosi i frequentatori di questi luoghi di grande pregio ambientale. La bella giornata regalata del meteo domenica è stata anche determinante al successo dell’uscita proposta da Mountain Experience a quanti piacciono le imprese sportive con contorno di avventura e questa lo è certamente per chi ama vivere la montagna in modo coinvolgente. Un bel gruppo di appassionati, infatti, ha aderito alla speciale opportunità di fare sci, mountain bike e rafting, tutto nello stesso giorno, occasione appunto favorita dalle pecularietà di un territorio che ben si presta a queste iniziative. La proposta che Mountain Experience propone anche per i prossimi fine settimana, consiste nella possibilità di salire con gli impianti da Sella Nevea (partenza alle 9), fino a Sella Golovec (2.100 metri di quota) e da lì affrontare la discesa con gli sci nella valle della Krnica, sul versante sloveno del Canin fino al limite della presenza di neve (quota 1.300 metri circa). Arrivati sul posto, il programma prevede di proseguire la discesa a cavallo della mountain bike per circa 15 chilometri, fino a raggiungere Bovec (500 metri di quota). Nel fondovalle, questa sorta di appassionante triathlon è completato con una discesa di 10 km di rafting sul fiume Soca. Infine il ritorno con mezzi di trasporto a Sella Nevea attraverso il passo del Predil. A disposizione di quanti avranno intenzione di fare questa esperienza ci sarà un maestro di sci, la possibilità del noleggio della bici e dei materiali occorrenti, come anche l’organizzazione del trasporto per il rientro. La prossima uscita è programmata per sabato, ovviamente meteo permettendo. Le iscrizioni vanno fatte, però, entro giovedì. La base è al piazzale Slovenia di Sella Nevea, telefono 3453551402; http://www.sellanevea.net/it/mountainexperience

Tolmezzo: ex ferrovia sbarrata, niente marcia sui vecchi binari

di Gino Grillo.

 La marcia sul sito un tempo occupato dai binari prevista per domenica scorsa dalla stazione Carnia di Venzone sino a Tolmezzo, organizzata dall’associazione Vecchi binari Fvg non si è potuta svolgere. A frenare questa iniziativa lo stop del Cosilt (già Cosint), proprietario del sedime. A comunicarlo il presidente Flavio Cimenti e il segretario Pierpaolo Lupieri del sodalizio: «Il proprietario della tratta ferroviaria, il Cosilt, a fronte di richieste di autorizzazione pervenute già ai primi di febbraio da parte dell’associazione organizzatrice, ha deciso solo in data 23 marzo di negare l’autorizzazione alla camminata e all’esposizione di mezzi in dotazione all’associazione in quanto il tratto non risponderebbe ai canoni minimi di sicurezza». A seguito di questa decisione gli accessi liberi alla ferrovia sono stati transennati con appositi delimitatori e segnali di divieto di transito. L’associazione ha ottemperato a tale diniego, anche se non è riuscita a comunicare a tutti gli interessati che la manifestazione sarebbe stata sospesa, ma manifesta «sorpresa per la valutazione di non sicurezza della ferrovia per altro lasciata incustodita per tutti questi anni. Si trattava in fondo solo di una camminata tra appassionati manlevata da apposita firma di liberatoria apposta da tutti i partecipanti». L’iniziativa aveva avuto il patrocinio della Provincia e dei Comuni di Villa Santina, Venzone nonché di quello di Tolmezzo, quest’ultimo tuttavia subordinato al parere del Cosilt. L’Associazione esprime pure rammarico per la perdita «di un’occasione di conoscenza della nostra terra da parte del variegato mondo del turismo ecoferroviario che si era mobilitato per un evento inserito a livello nazionale a mezzo di Co.mo.do. (Confederazione della mobilità dolce) nel mese delle Ferrovie. Cimenti e Lupieri ribadiscono che la Vecchi Binari Fvg continua a tenere desta con gli alleati istituzionali, l’attenzione sul raccordo ferroviario Carnia-Tolmezzo.

Carnia: Ravascletto un paese in declino

Sergio De Infanti Albergatore Guida Alpina M. sc.

Mi chiamo Sergio De Infanti, sono nato a Ravascletto nel 1944. Nella vita ho fatto il maestro di sci dal 1963, unico allora in Carnia, e subito dopo sono diventato Guida Alpina. Sono proprietario di un piccolo Albergo di nome Pace Alpina e del Campeggio denominato Zoncolan; ambedue, con una commissione arrivata da Roma, hanno il vanto di fregiarsi del Marchio Europeo “Ecolabel”, unico in regione per l’attività condivisa con un Rifugio Alpino: il Flaban Pacherini a Forni di Sopra e un Agriturismo sul Carso. Ho vissuto in gioventù da diverse parti fra cui, in vari periodi, due anni in Oriente. Il mio legame con il territorio e sempre stato forte, non c’è un buco della nostra Carnia che non conosca. Fra le mie passioni grandi, oltre la natura, è stata la lettura e mi viene in mente la Guida della Carnia e del Tarvisiano edita nel 1898 a Udine dello scienziato Marinelli. In questi ultimi vent’anni ne hanno fatte parecchie di ristampe ed è quindi facile a trovarsi anche oggi. Il nostro paese assieme a Treppo Carnico e Forni di Sopra ne esce alla grande e non nascondo l’emozione quando rileggo quelle bellissime righe, che mi fanno tornare all’infanzia, dove ancora tutto era perfetto in un paese al limite per l’altezza delle coltivazioni agricole. Nel 1951 al censimento il comune aveva oltre 1800 abitanti, preferisco non pronunciarmi su quanti siamo adesso, tolte le residenze di comodo di chi non si è mai cancellato dalle liste elettorali o di chi di fatto è in ricovero, siamo rimasti quattro gatti di elevata età media. Come è potuto succedere che, nonostante gli svariati milioni di euro investiti dalla Regione, il paese sia andato indietro in tutto? Il bosco avanza da tutte le parti, gli abitanti trovano più comodo usare il gasolio o il gas da poco arrivato per scaldare la casa, anche perché il feroce spezzettamento dei terreni e l’alto costo dei passaggi di proprietà per riunire le particelle ridotte alle dimensioni di un orto, scoraggia amaramente chi avrebbe intenzione di unire le proprietà tramite permute o con denaro. Certamente se i nostri vecchi potessero uscire dalle tombe darebbero a ognuno di noi un sacco si legnate, con la fatica enorme che avevano fatto a terrazzare i prati meglio esposti per renderli coltivabili proprio come in Nepal o in Perù. Ma lasciamo perdere i tempi passati e vediamo cosa sarebbe ancora possibile per attirare ancora abitanti in quel che era uno dei paradisi delle Alpi. Considerato che senza agricoltura il villaggio non può essere vivo. Do un plauso al Comune che ha realizzato la bella stalla in Valcalda dimenticando che quando le mucche venivano trasferite da quella parte il fieno con poco sole e molta umidità faceva calare della metà la produzione del latte, pazienza di questo fatto, ma il non avere previsto la trasformazione del prodotto per venderlo ai turisti è delittuoso con un erba che non nutre e il prezzo del latte pagato 23 centesimi al litro quel giorno che uno apre la stalla è già fallito. La mia opinione è che i comuni debbano dotarsi di un piano agricolo e incentivare chi mantiene l’agricoltura. Le risorse del bosco un tempo evitavano di pagare l’acqua, i libri di scuola e tanti lavori fatti in economia che permettevano di avere la bellezza descritta da Marinelli; oggi che paghiamo tutto come in città non vedo perché si utilizzi quel denaro per salvare il salvabile. Sono certo che ho pagato una tassa comunale per il depuratore per molti anni. Vi invito a fare un giro dove confluiscono le due fogne principali del paese. Per me è una vergogna ciò che mandiamo in giù nel fiume. Questo, come diceva il mio vecchio maestro, è lavorare contro se stessi e non può portare fortuna.