Archivio mensile:Luglio 2013

Piano d’Arta: 34^ Salita ai Torrioni del Lander – VII° Memorial Luigi Clocchiatti

 

34^ Salita ai Torrioni del Lander – VII° Memorial Luigi Clocchiatti – Ore 10.00

La gara di carattere non competitivo è aperta a tutti gli amanti di corsa o di camminata in montagna, con partenza in linea alle ore 10.00 di domenica 25 agosto a Piano d’Arta (UD) dal capitello vicino alla “piazzetta Salon”.

Il tracciato interamente su sentiero, misura una distanza di km 5 con un dislivello di circa 600 m, con partenza a Piano d’Arta (UD) (550 m slm) e arrivo al bivacco Lander (1190 m slm).

Le iscrizioni si chiuderanno mezz’ora prima della partenza.

Funzionerà una navetta riservata ai soli concorrenti che porterà all’arrivo gli indumenti di cambi, la cui partenza è prevista inderogabilmente alla chiusura delle iscrizioni.

 

Programma manifestazione

ORE 08.00 Apertura iscrizioni presso capitello piazzetta Salon.

ORE 09.30 Chiusura iscrizioni e partenza bus navetta con indumenti di cambio.

ORE 10.00 Partenza in linea.

ORE 12.00 Santa Messa presso la Madonnina del Lander.

ORE 13.00 Momento conviviale presso il bivacco «Lander».

ORE 15.00 Premiazione gara presso il bivacco «Lander».

 

Per ulteriori informazioni potete inviare una e-mail a [email protected]

Ovaro: Maestri regionali del Novecento in mostra per tutto Agosto

 

Maestri regionali del Novecento ad Ovaro

Tra preziosi componenti e oggetti di arredo, quest’anno da Mazzolini ad Ovaro si snoda una carrellata davvero unica che mette in mostra una importante esposizioni di opere pittoriche e scultoree di maestri regionali del Novecento. Sfilano nomi tra i più prestigiosi, protagonisti che hanno scritto pagine suggestive ed uniche della nostra arte regionale.

Gli incanti delle nevicate ed i silenzi alpini sono poeticamente interpretati da Marco Davanzo e da Giovanni Napoleone Pellis; le suggestioni tardo ottocentesche sono lette con delicata malinconia da Enea Ballarini, Antonio Coceani e da Luigi Bront; i richiami alle correnti Valori Plastici e Novecento sono rivissuti con pennellate sapienti nelle figure e nature morte di Federigo Righi, Pietro Lucano, Edgardo Sambo. Per rimanere nell’ambito della prima metà degli anni Cinquanta, degna di nota è una interessante opera del triestino, nato a Vienna, Vito Timmel, alcuni anni fa riscoperto e giustamente valorizzato in un testo di Claudo Magris, messo in scena dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia.

Dalle scelte figurative, degnamente rappresentate anche da Enrico Ursella e da un delicato vaso di fiori di Edoardo Devetta, si passa alle sperimentazioni degli anni Sessanta e Settanta con Tranquillo Marangoni, Giorgio Celiberti, Gianni Borta, Sergio Altieri, Giuseppe Zigaina, Pino Furlan, Nino Perizzi, Maria Teresa De Zorzi, Dora Bassi, Mario Braidotti, Gianna Marini e altri ancora, per ritornare infine alla corrente paesaggista con i delicati e soffusi acquarelli di Luigi Vidoni, di Melisenda de Michieli Vitturi e alle esplosioni cromatiche di Gianni Centazzo

Figurano anche due preziosi rami sbalzati e una scultura in pietra di Giulio Cargnelutti (a cui recentemente il Comune di Tolmezzo ha dedicato una retrospettiva in occasione dei cento anni dalla sua nascita).

Ci sarebbero ancora molte osservazioni da annotare, ma lasciamo che il visitatore scopra questo mosaico di linguaggi d’arte, dove la provenienza, friulana o triestina dei protagonisti e le scelte espressive adottate, che spaziano dai filoni figurativi e quelli più astratti e sperimentali, colloquiano a meraviglia con la sapienza antica dei tessitori di tappeti persiani e orientali, con la perizia di artigiani del legno, del vetro e dell’argento di qualità; a suggellare infine quarant’anni di attività e passione instancabili di Paolo Mazzolini.

Durante il mese di agosto: aperto tutti i giorni dalle 9.00 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.30.

Tolmezzo: poca richiesta per gli uffici, si a più abitazioni; pronta variante al Piano regolatore

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di Tanja Ariis.

Gli uffici in via Val di Gorto (ancora sulla carta) si faticano a vendere e così il consiglio comunale si prepara a votare l’adozione della variante al Piano regolatore particolareggiato che in quell’area riduce, per le nuove costruzioni, la destinazione direzionale a favore di quella residenziale. Non cambiano gli indici urbanistici, distanze e volumi cioè rimarranno invariati, ma saranno ridefinite le percentuali per quanto riguarda le destinazioni residenziali e direzionali. Non si costruirà insomma di più, tiene a sottolineare l’assessore comunale Valter Marcon, ma si costruirà diversamente in base a ciò che dice il mercato e il mercato immobiliare, almeno in questo momento, dice che gli uffici in città, specie in quella zona, un po’ si stentano a vendere, mentre c’è più richiesta di abitazioni. Questo argomenta da qualche tempo chi costruisce nell’area. E la variante al Piano particolareggiato che va in discussione stasera in consiglio comunale per l’adozione arriva anche in accoglimento alle richieste di privati, non può non tener conto anche di questi aspetti. Così dei quattro comparti di via Val di Gorto si è deciso di ridurre la destinazione direzionale in misura maggiore, cioè del 25%, nell’area più vicina all’ospedale (dove quindi se si costruirà si costruiranno più abitazioni e dove comunque già oggi vi è un ambito prevalentemente residenziale) e gradualmente inferiore, dal 15% al 10%, via via che ci si allontana dal nosocomio: per intenderci nella zona del Lidl. Al piano terra delle nuove costruzioni rimane la destinazione commerciale. Si pensava anni fa, spiega Marcon, che, costruendo spazi direzionali in via Val di Gorto, si sarebbe presto creata un’area di servizi in una parte meno centrale, più periferica della città, ma in realtà così non è stato ed ora si tratta di ricalibrare quindi il Piano particolareggiato in base alle evidenze emerse. Ma la variante al Piano contiene, sottolinea Marcon, anche altro e cioè la modifica relativa alla piazzola che si andrà a realizzare, di fronte alla macelleria Molinari, per la fermata della corriera in ottemperanza a quanto previsto dal nuovo Piano del traffico, la cui adozione è un altro punto all’ordine del giorno della seduta del consiglio di stasera. La variante al Piano particolareggiato della zona O di via Val di Gorto viene infine incontro alla richiesta di un privato di poter ampliare la destinazione residenziale del proprio edificio. In aula anche l’approvazione del Piano attuativo della zona industriale e artigianale di interesse locale nell’ex polveriera di Illegio.

Udine: Compagno e De Toni vs il “Decreto del (dis)Fare”

«Non possiamo raggiungere gli standard europei se si sottraggono risorse al finanziamento degli atenei: l’Università di Udine già da anni si trova a fare i conti con un grave sottofinanziamento statale», dicono Cristiana Compagno e il neo eletto Alberto Felice De Toni. Che criticano l’emendamento al cosiddetto decreto del fare approvato alla Camera nei giorni scorsi e relativo all’introduzione di un Programma nazionale per il sostegno degli studenti capaci e meritevoli.

«E’ grave andare a prelevare i finanziamenti per le borse di studio dalla quota premiale che gli atenei si sono faticosamente conquistati sulla base dei risultati della ricerca, della didattica e del trasferimento tecnologico».

L’emendamento in questione, che ha già ottenuto il parere contrario della Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui), ha proposto di dedicare al diritto allo studio il 4 per cento (pari a 250 milioni di euro) della “quota premiale” del Fondo di funzionamento ordinario, ovvero la parte del finanziamento statale alle università che viene distribuita in base ai risultati ottenuti dagli atenei nella ricerca e nella didattica. Questi maggiori contributi sarebbero gestiti dalla Fondazione per il merito, introdotta dalla riforma Gelmini ma mai avviata concretamente.

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Enemonzo: via il semaforo a Quinis, si collauda la strada

di Gino Grillo.

Sembra essere giunta a una conclusione la vicenda della strada 52 Carnica a Quinis. Nella notte fra oggi e domani si effettuerà il collaudo del ponte sul quale era stato installato un semaforo che per mesi ha costretto il traffico a viaggiare a senso unico alternato. L’Anas ha disposto il divieto assoluto del traffico pesante dalle 22 di oggi alle 3 di domani mattina sulla tratta, mentre il traffico delle autovetture sarà deviato da km 22 al km 22+430 sulle vie comunale Traversale all’incrocio di Via Soprat e successivamente su Via Fornace e Via Mulino Vecchio. Il traffico sarà regolamentato da semaforo e funzionerà a senso unico alternato. Paolo Iussa, primo cittadino del paese, si dice ancora scettico. «Spero che sia la volta buona di porre fine a questa grottesca situazione che si protrae oramai da anni». I lavori secondo il crono programma sarebbero già dovuti essere terminati da anni, ma ogni scadenza veniva rinviata per un motivo o l’altro. Iussa anche questa volta vuole distinguersi. Già in passato aveva installato cartelli chiedendo che i lavori terminassero, per questa occasione ha anticipato che avrebbe offerto di tasca sua un brindisi con tutti gli automobilisti in transito sulla strada ritornata normale, senza semaforo. «Sto contattando l’agriturismo Tiziano, che si trova nei pressi, per organizzare qualche cosa, ma sono ancora scettico». Rimane comunque da aggiustare il manto viabile su tutto il tratto a valle di Quinis, da Villa Santina a Esemon di Sotto. «Quello dove corrono le auto è stato gettato alcuni anni or sono mentre nevicava e da allora si presenta ondulato» ha detto Iussa. Ma questa è un’altra faccenda.

Sopot (Bulgaria): parapendio ancora medaglie per la gemonese Nicole Fedele

di Gustavo Vitali Ufficio Stampa FIVL – Federazione Italiana Volo Libero.

A Sopot, località montana della Bulgaria, si e chiusa positivamente la 13.a edizione del campionato mondiale di parapendio. Successo di partecipazione, con 146 piloti in rappresentanza di 38 nazioni, e successo degli azzurri che tornano a casa con la medaglia d’argento nella classifica a squadre, dietro la Francia e davanti al Venezuela, e due medaglie di bronzo, una nella classifica maschile, grazie al torinese Davide Cassetta, e l’altra nella gara femminile, ancora una volta con Nicole Fedele di Gemona nel Friuli (Udine), campionessa europea in carica. Spadroneggia la Francia che, oltre al titolo a squadre, si aggiudica anche i primi due posti nella classifica maschile con il neo campione del mondo Jeremie Lagere seguito da Charles Cazaux, medaglia d’argento. Pure nella classifica femminile, vinta dalla polacca Klaudia Bulgakow, una pilota naturalizzata francese, Seiko Fukuoka, si aggiudica la medaglia d’argento. La comitiva azzurra, oltre a Davide Casetta e Nicole Fedele, era composta dai trentini Christian Biasi e Luca Donini, da Marco Littamè (Torino), da Alberto Vitale (Bologna) e dal Team Leader Alberto Castagna di Milano. In particolare sono emersi Marco Littamé, vincitore della prima manche, e Luca Donini che ha vinto una prova e si è piazzato al secondo posto in un’altra, ma lascia sul campo il titolo di vice campione del mondo conquistato due anni prima in Spagna. In genere l’Italia come squadra nazionale di parapendio sta crescendo sulla scia dei colleghi che volano in deltaplano e che di titoli mondiali ne hanno collezionati una lunga serie. La competizione si è giocata su cinque prove delle dieci previste, lunghe tra i 70 ed i 128 chilometri cadauna, 513 in tutto, passando da giornate con cielo coperto a quelle fortemente soleggiate. Insieme al tempo mutavano le condizioni di volo e l’organizzazione ha annullato le prove che si sarebbero disputate in condizioni poco favorevoli alla pratica del volo libero. Per questi mezzi, privi di motore e che si reggono in aria sfruttando le correnti d’aria ascensionali scatenate dall’irraggiamento del suolo, volare in condizioni non ottimali significa esporsi a grossi rischi. Pertanto uno dei doveri dei direttori di gara, coadiuvati da esperti in meteorologia, è quello di non far disputare la gara se si prevede maltempo.

 

Carnia: l’amicizia tra Siro Angeli e Giorgio Caproni (nel centenario della nascita)

CarlaMusattiRapuzzi

 di Ermes Dorigo.

(nel disegno Carla Rapuzzi, di cui era innamorato allo Stellini)

 

Come nacque l’amicizia:

«Caro Angeli, sono lieto di aver avuto dal carissimo Bigiaretti l’invito di inviarti questa plaquette, che esigo… contraccambiata con qualcosa di tuo. Essa, eccetto le poesie segnate, appartiene a un periodo che credo superato in me. A settembre pubblicherò 10 poesie in Poeti d’oggi. Te ne invio una, ch’è il modello ideale, per così dire, di tutte, specie per quanto riguarda il ritmo. Coi più affettuosi saluti, tuo Giorgio Caproni». Così scriveva come dedica nel 1938 il grande poeta livornese, inviando ad Angeli, che l’anno precedente aveva vinto i Littoriali per il teatro con il dramma La casa e che come sottotenente si trovava in forza al il Reggimento di Fanteria a Udine, il suo libro di poesie Ballo a Fontanigorda, col quale aveva appena vinto il premio Emiliano degli Orfini. Sul retro di copertina scrive la poesia Per una giovinetta, che riproduciamo, che entrerà nella raccolta Finzioni del 1941 col titolo Batticuore, con alcune varianti: miro/guardo, paci finte/pace finta, fidi/affidi, risi/la tua risata.

Caproni_Autografo

 

L’ incontro avviene due anni dopo, come scrive Biancamaria Frabotta (Giorgio Caproni. Il poeta del disincanto, Roma 1993.), quando si trovano insieme a combattere dal 10 al 24 giugno 1940 sul fronte occidentale contro la Francia. Da qui nascerà l’amicizia d’una vita e un sodalizio culturale, entrambi rievocati da Caproni quando, in occasione della pubblicazione presso Mondadori nel 1962 della raccolta di Angeli L’ultima libertà, scriverà Poesie di Siro Angeli (La Nazione, 30 giugno 1963), che riproduciamo integralmente di seguito, per far meglio comprendere la profondità e sincerità di essa.

Fu sempre un’amicizia discreta, non esibita, in sintonia con  la «verecondia» di Angeli come l’ha definita in un’intervista a Carlo Tolazzi del 1998  Elio Bartolini: «Un gentiluomo, una persona rigorosa, convinta, ma non priva di un certo calore, di amicizia, capace di aiutarti discretamente, di grande interessamento alle tue esigenze, ma mai in forma intrusiva».

A Caproni Angeli  dedicò alcune poesie; ad esempio:

 

Andando per strade  (in: Il grillo della Suburra, Barulli, 1975, poi ritoccata nell’edizione Scheiwiller del 1990):

 

Andando per le strade

di Monteverde vecchio,

tra automobili fitte

sotto lampade rade,

discorrere parecchio

o poco, non importa

variare gli argomenti,

tanto sono inventari

di rimorsi e sconfitte;

e, varcando la porta

d’una bottega, in mezzo

alle parvenze trite

di sempre (pane, pasta,

generi alimentari,

ogni cosa il suo prezzo)

scoprire sulla faccia

degli altri quanto basta

perché almeno si allenti

tra due giri di vite

il peso che ci schiaccia.

 

Genova (in: Da brace a cenere, Lacaita, 1985), piccolo poemetto in due parti:

I.

Questa parvenza aleatoria

che adesso, in una domenica

di fine marzo, tra rare

schiarite sotto gli scrosci

dentro cui il rombo dei treni

affoga col rombo del mare

e il giorno precipita a sera,

a lembi negli occhi balena,

tu potrai dirmi se è vera,

o sono io che la immagino

soltanto, io che a memoria

sto rinventando la Genova

che nell’averno dei vicoli

da te ho potuto conoscere,

mai vista e già familiare:

la Genova che si rigenera

dal niente appena ricigola

da un verso la funicolare

nel quarzo delle tue pagine.

 

II.

Anche in una stanza d’albergo

sopra l’uscita di servizio

la tua Genova pare riassunta;

e oltre i vetri che si tergono

senza promettere che duri

l’armistizio del temporale,

la ritrovo in quell’interno

di casamento che svaria

il grigio, dentro la larvale

luce del giorno al suo inizio,

dal fondo di terra battuta

dove superstite l’inverno

ingromma sopra le inferriate

con il buio delle cantine

ruggine e polvere, al calcare

nudo di intonaco sui muri

fino agli attici d’arenaria.

Ma le persiane spalancate

resistono in alto verdechiare

alla salsedine, e l’affine

colore della vernice aiuta

ogni filo d’erba che spunta

dall’alveo di una fenditura

lungo le scale, ad annunciare

con l’alito del maestrale

la primavera nascitura.

 

Di Caproni è, invece, forse discreto omaggio all’amico, una poesia in cui rievoca Udine nella raccolta Cronistoria del 1943, che Giuseppe Leonelli  (Caproni, Milano, 1997) considera paradigmatica,  per comprendere la sua nuova stagione poetica: «una città col suo sole, i colori squillanti e la sua aura di prima giovinezza ritorna attraverso il profumo della fanciulla che sta accanto al poeta: 

 

Udine come ritorna

per te col grigioverde

e il sole! Dove si perde

la mia memoria, torna

dell’erba la brace verde

al Castello – l’esangue

pietra che ora al tuo sangue

più leggero somiglia.

 

Torna da te l’odore

lontano, che si assottiglia

al tempo: l’odore umano

di giovinette in gara

sulle due ruote, e il vano

desiderio che stagna

a quei colori.

 

                       Via

tu mi riporti, a un giorno

di bruciata allegria.

 

Ecco cosa scrive Caproni di Angeli

POESIE DI SIRO ANGELI

di Giorgio Caproni

 

Qualcosa mi fa velo nel dover “giudicare”, cioè leggere col freddo abito professionale del critico, questo libro di poesie di Siro Angeli, L’Ultima libertà apparso da Mondadori nella collezione del Tornasole diretta da Niccolò Gallo e Vittorio Sereni.

Quando un poeta è tale perché spinto da una necessità incoercibile dell’animo, e non da un ambizioncella letteraria o mondana ch’è soltanto della testa e che può anche sfociare in un gioco intelligente e perfino pregevole d’arte ma non di poesia, meglio forse sarebbe non conoscer nulla della sua vita privata per attenersi soltanto a quanto esprimono (o non esprimono) le sue pagine.

Io invece conosco Angeli come si può conoscere un fratello, anzi più a fondo ancora, se è vero, com’è vero, che un amico liberamente scelto è sempre qualcosa di più confidente e pertinente.

Abbiamo patito e spartito insieme, Angeli ed io, in anni nerissimi, i sogni e le amarezze, le speranze lancinanti e le tremende delusioni, di un’intera generazione che ha dovuto pagare col sacrificio pieno della giovinezza tutti gli errori commessi dalla precedente, e che lanciata insensatamente nella fornace ha saputo tuttavia salvare, quand’ha avuto in sorte di sopravvivere, non foss’altro l’integrità della propria fede in certi comuni sentimenti come in certi comuni principi morali e interessi spirituali, odiati o appena sopportati dalla follia o stupidità dei “dirigenti”; i quali peraltro non riuscirono, nemmeno col ferro e col fuoco, a disperderli o a frantumarli del tutto. Mentre perfettamente riuscirono a far di tal sortita d’uomini (e fu per noi l’unico amaro acquisto) la prima generazione – fra tanto delirio ufficiale d’obbligo – spoglia d’ogni romantico entusiasmo, e forse l’ultima. nel secolo, capace di mantenersi “stretta” sotto la continua minaccia e nell’assedio, e quindi capace di formare una società, o comunità che dir si voglia; e in poesia una scuola (non un clan, come gracida la palude) che in definitiva non ha cessato neppur oggi d’operare, come appunto potrebbe dimostrare questo libro.

E stato forse fra noi, Angeli, il più ‘‘tutto d’un pezzo’’, addirittura d’una moralità che giungeva perfino, giacché eravamo più dissipatori e più scettici di lui, a irritarci.

Era per noi “l’uomo che crede a tutto”, anche alle Istituzioni così com’esse si presentavano, e quasi lo accusavamo – con una punta d’invidia, però – d’ingenuità, forse non accorgendoci che invece, di quelle Istituzioni ormai screditate (la Patria, la Famiglia, la Religione), egli era riuscito a conservare intatto in sé il principio, e a scorgerne ancora il brillìo (il palpito di vita) sotto il cumulo di calcinacci delle deformazioni; mentre altri, avvenuto l’inevitabile crollo, non riuscì ahimè a vedervi che il vuoto. Ma di Angeli non soltanto questo conosco. Insieme con lui o vicino a lui, dentro a questa sua storia generale, ho vissuto come può viverla un amico anche la sua storia particolare con la sua Liliana, la giovane moglie perduta dopo pochi anni di matrimonio quand’era ancora alle elementari il figlio Glauco, alla quale egli ha dedicato (e non parlo della solita dedica sul frontespizio, che infatti non c’è) questo suo libro, frutto d’una fedeltà in cui lo ritrovo intero: dico “lui”, Siro Angeli, cioè l’uomo – più unico che raro in una società così disgregata come la nostra, almeno stando alla rappresentazione dei letterati e romanzieri di moda – capace di “credere” nei sentimenti “onesti” e nelle persone che li suscitano fino a riuscire a oltrepassare la stessa barriera della morte: o almeno a renderla così trasparente, grazie al miracolo della poesia raggiunta, da poter vedere, oltre quel muro, la persona cara, e con lei e per lei continuare a vivere vincendo l’angoscia e la disperazione.

L’ho conosciuta Liliana, l’ho vista tante volte seduta qui, a questo mio tavolino, insieme con Siro: così fragile e azzurra e delicata, eppure così forte senza avvedersene, lei che con quel suo sorriso debole e biondo e disarmato seppe sorreggere Siro, e ancor continua a sorreggerlo, durante e dopo la terribile tormenta.

La ritrovo intatta, nel sentimento, in questi versi di Siro, e mi si velano gli occhi. Ma se non posso, con gli occhi così velati, fare il giudice, posso però testimoniare, come forse pochi altri, sulla sincerità assoluta – sulla genuinità, sulla concretezza – di queste poesie, anzi di questa poesia che forse Angeli non avrebbe mai scritto, giacché la letteratura lo ha sempre interessato meno della vita, se non ci fosse stata di mezzo, fra tante morti, quella morte; e per lui la necessità, al di fuori d’ogni altra ambizione, di continuare a vivere con “lei”, con Liliana, in ciò che Angeli stesso chiama il “surrogato” della poesia.

Per ottener questo Siro non ha scelto la via più facile: non si è messo a ricordare e a trascrivere, o a raccontare, i suoi ricordi; bensì ha rivissuto, o meglio ha continuato a vivere, ma in maggior profondità, con la sua Liliana; fino a restituirsela, e a restituircela, non nella cronaca dei gesti e dei luoghi quotidiani, bensì – per loro tramite – attraverso il sentimento che in lui generarono.

Così, quella che poteva riuscire una commovente storia d’amore, diventa invece una delle più forti e universali meditazioni d’amore che abbia saputo offrirci la nostra troppo scaltra (o troppo abile, per un vuoto di fede, appunto: per la mancanza di un oggetto saldo che non sia quello e soltanto quello della letteratura in sé) di tanta nostra ultima poesia, più preoccupata d’apparire che d’essere intelligente.

Il libro di angeli è nuovo (è vero) per questa sua forza “ingenua”, e non per altro, e credo sia pura perdita di tempo quella di cercarne la novità ossia la verità, sulla pietra di paragone dei soliti schemi d’ un’infantile pseudocritica, sempre in ansia di stabilire se il poeta è “ermetico” o no (è di “prima” o è di “dopo”) piuttosto che di precisare, laterizi a parte, se l’edificio sta in piedi o no.

La forza innegabile del libro di Angeli consiste unicamente nella necessità che lo ha dettato, e nell’assoluto abbandono d’ogni altra vanità nell’atto stesso della scrittura, e cioè indipendentemente dal “materiale” linguistico e stilistico usato (ci vorrebbe poco a sottolineare l’eco di certe cadenze, giustappunto definite in blocco ermetiche: di Gatto, di Montale e di qualche altro), e se una lezione preziosa esso può darci oggi, in questi vuoti anni di “miracolo” dell’intelligenza, è proprio e soltanto questa, anche se sembrerà banale al critico “intelligente”, in vena di figurar tale: che quando sotto c’è l’uomo (un uomo che per educazione non sia uno zulù), e nell’uomo c’è una capacità di pagar di persona al prezzo più salato il proprio esistere, sempre la poesia nasce a dispetto della letteratura e dell’antiletteratura. Com’è nata appunto in questo nuovo, perché legato a sentimenti di sempre e non ad esibizioni di moda, libro di Angeli.

 

La Nazione, 30 giugno 1963

 

Gemona: Ospedale anche 34 gradi in corsia, arrivati i condizionatori

di Giusy Gubiani.

Ospedale San Michele: installati i primi venti condizionatori portatili nei reparti di medicina e Rsa, dove, nei giorni più caldi dell’ultimo periodo, la temperatura aveva raggiunto i 34 gradi, causando notevoli disagi ai pazienti. Termina positivamente, quindi, una vicenda che era divenuta critica la terza settimana di giugno, ma che lascia però l’amaro in bocca ad alcuni familiari dei malati, tuttora perplessi per il ritardo con cui si è attuato l’intervento, visto che questa problematica si ripropone ogni anno. Il caldo era divenuto insopportabile soprattutto nelle stanze esposte maggiormente al sole, cosa che i familiari avevano fatto presente a chi di dovere, finendo però, in alcuni casi, per portarsi da casa un ventilatore, come nel caso di Lucia G. «All’interno della stanza di mio padre, ricoverato in medicina – spiega la signora –, i gradi del termometro erano saliti a 34, con alti livelli di umidità: idem in altri locali del piano. Molti di noi familiari eravamo estremamente amareggiati per i nostri cari, che già in condizioni precarie si ritrovavano a soffrire ulteriormente, a volte facendo fatica a respirare. Abbiamo fatto presente la criticità al personale infermieristico, che ha cercato in ogni modo di venirci incontro. In seguito, abbiamo fatto pervenire le proteste anche ai livelli più alti. È inaccettabile che degli ammalati debbano sopportare queste condizioni: non stiamo parlando di impiegati, ma di essere umani già in stato sofferente e critico. Se alcuni uffici della direzione sanitaria sono provvisti di condizionatori, come è possibile che nei reparti non ne siano stati previsti almeno alcuni per tempo?». Ora i condizionatori portatili sono arrivati e le temperature all’interno delle stanze di medicina e Rsa sono nettamente migliorate. Premesso che i sistemi di condizionamento centralizzato mancano solo nei reparti (il costo per la realizzazione di un singolo sistema si aggirerebbe sui 500 mila euro), fa sapere la Direzione dell’Ass 3, questa è solo la prima tranche di condizionatori, che si aggiungono a quelli già presenti nei luoghi comuni, come la saletta, o nella farmacia. Inoltre, sussistono alcuni elementi ostativi: molte delle pareti dell’edificio del nosocomio sono in cartongesso e non sono in grado di sostenere l’installazione di un condizionatore, senza contare che sarà da valutare bene il carico elettrico che il sistema può sopportare.

Tolmezzo: arriva l’anello per i bus così traffico sarà più snello

di Tanja Ariis.

La zona a traffico limitato in via Roma, se arriverà, lo farà in due step, non ci sarà il senso unico in via Betania e la circolazione dei bus sarà riorganizzata per consentire di creare l’anello di entrata e uscita dalla città per decongestionare il traffico urbano. Se ne discuterà il 31 luglio in consiglio comunale quando sarà votata l’adozione del nuovo Piano del traffico in parte modificato rispetto alla versione iniziale. Per la creazione della Ztl, contestata da una parte dei commercianti, il piano prevede ora espressamente due step: nel primo la viabilità resterà invariata e ci sarà la possibilità di sperimentare la Ztl su via Roma solo dopo che piazza XX Settembre e piazza Domenico da Tolmezzo saranno riqualificate; nel secondo vigerà la Ztl con inversione della viabilità da nord a sud su via Linussio e via Matteotti (direzione opposta all’attuale). Non sono previsti tempi per la realizzazione della Ztl e, stando così le cose, e cioè patto di stabilità non permettendo alcunché e con elezioni comunali a giugno, pare di capire che le due piazze resteranno così ancora a lungo e con esse via Roma. Di patto di stabilità ha parlato lunedì la giunta, dopo la sentenza della Corte costituzionale che secondo l’Anci sembrava aprire un mondo ai Comuni. In realtà, ha constatato la giunta, dal punto di vista pratico immediato quella sentenza non cambia nulla. L’ipotesi d’istituire un senso unico a salire in via Betania, realizzando sui lati della strada un percorso pedonale e ciclabile protetto per salire e scendere in sicurezza in città, è stata accantonata poiché, spiega l’assessore Valter Marcon, sarebbe stata necessaria una viabilità alternativa di supporto (con relativi espropri, passaggi e costi), diversamente avrebbe inibito l’accesso a diverse abitazioni sulla via. Si è infine risolto anche il dubbio che il previsto anello per entrare e uscire dalla città (con un senso unico in entrata da via 25 aprile verso piazza Martiri della libertà fino ad arrivare alla stazione dei bus uscendo per via Carnia Libera 1944, con una rotonda prevista di fronte alla casa di riposo, per scendere verso via Morgagni e via Val di Gorto) potesse creare un’insostenibile incremento di traffico di bus nella zona dell’ospedale: Marcon spiega di aver concordato con la Saf che le corriere dirette verso Villa Santina, la val Tagliamento e la val Degano, come avviene per quelle dirette nella valle del But, usciranno dalla città da via Gortani, riducendo così a una quarantina i bus che transiteranno davanti all’ospedale. E ci sarà una fermata dei bus per i pendolari su via Val di Gorto.

Sutrio: torna “Fasin la mede” 2013

 

di Gino Grillo.

Domenica nel paîs dai marangons carnici ritorna l’appuntamento con Fasìn la mede, la tradizionale riproposizione dei lavori nei prati di un tempo. Si inizia alle 9.30. alla partenza dal ristorante Mr. Zoncolan, con una pedalata amatoriale non competitiva per il Memorial Fulvio Riolino, mentre sui pascoli vicini avranno inizio i lavori della fienagione. I primi a scendere in campo I setôrs a finissin di seâ il prât (gli uomini che falciano il prato), seguiti dai lavori che competevano alle donne – las vòres a spandin i cavoi -, incaricate di sparpagliano il fieno affinchè si secchi ai raggi del sole. Prima del pranzo di mezzogiorno sarà celebrata la messa e si effettuerà la premiazione della pedalata. Mentre le lavoranti (las vòres) mangiano lo spuntino sul prato (a mangjin la çacule), per i visitatori si propone una passeggiata gastronomica tra gli stavoli per degustazione di piatti tipici della Carnia. Alle 14 la fase centrale dei lavori della fienagione: las vòres a fasin las medes ( le donne accumulano il fieno secco in un grande covone di fieno). Durante la manifestazione ci saranno pure i lavori di fienagione a cura della Pro loco Zimici di Porzûs, con la musica del Corpo bandistico di Sutrio. Si esibiranno pure i ballerini del gruppo folcloristico Balarins di Buje; spazio anche alle danze country a cura della scuola Star dance di Tolmezzo. Il maestro Domenico Molfetta aprirà una mostra di piante officinali delle zone di montagna con la collaborazione del Corpo forestale regionale. Sarà possibile effettuare pure massaggi di fieno a cura dello Studio Bliss, mentre la scuola Volo libero Carnia attirerà l’attenzione con il sorvolo della zona da parte di deltaplani e parapendii. Attenzione anche per i bambini, con gli animatori della Ludoteca Folletti del Bosco, mentre i cacciatori della riserva proporranno un’esposizione faunistica. Funzionerà un mercatino agroalimentare e artigianale. E ci saranno dimostrazioni di abbattimento e lavorazione di un abete a cura del Gruppo Menaus di Paularo, di composizioni in stoffa, lana e fieno a cura dell’associazione Mans d’aur, sempre di Paularo, e un’esposizione di gerle.