Archivio mensile:Giugno 2019

Legambiente FVG e WWF, comunicato congiunto sulla moria delle api

 

Le associazioni ambientaliste LEGAMBIENTE e WWF ritengono necessario intervenire nel dibattito in merito al tema “moria delle api”, con queste brevi note.

  1. Prologo: il contesto globale e la biodiversità
  • Secondo Johan Rockström, co-direttore del Potsdam-Institut für Klimafolgenforschung (PIK) e uno degli scienziati che ha definito i cosiddetti 9 confini planetari (limiti ecologici) che non dovremmo oltrepassare, «per evitare il disastro climatico, l’eliminazione dei combustibili fossili è la parte facile», il test definitivo per l’umanità sarà la salvaguardia delle risorse biologiche nell’acqua, nel suolo e la biodiversità;

  • Il tasso di estinzione delle specie sta accelerando” “a un ritmo senza precedenti nella storia umana”, causando ora gravi effetti sulle popolazioni in tutto il mondo”. Un nuovo e più grave allarme lancia oggi la Piattaforma intergovernativa sulla biodiversità e sui servizi degli ecosistemi (IPBES), che ha approvato nella sua 7ª sessione plenaria a Parigi il “Global assessment Report” (29 aprile-4 maggio 2019);

  • Il declino degli insetti pronubi e delle api in particolare, è la punta dell’iceberg di una drammatica ed inaccettabile perdita di biodiversità che ha tra le sue cause principali, l’impatto del modello di produzione agro/industriale.

L’inchiesta friulana sulla moria delle api (per non nascondere la testa sotto la sabbia) evidenzia, la necessità di cambio di passo nelle modalità di produzione agricola, che nel tempo ha privilegiato la diffusione dei pesticidi, in luogo di tecniche agricole alternative ed integrate, miranti a ridurre l’impatto sulle acque, aria, suolo e biodiversità. Come accelerare la transizione è un quesito dirimente per le istituzioni pubbliche, le associazioni degli agricoltori, gli imprenditori agricoli e i portatori di interesse? Molti cittadini hanno già scelto. Come peraltro hanno già fatto i cittadini e le istituzioni della Baviera;

  • Gli agricoltori sono l’ultimo anello della catena che, a monte, conserva importanti e imponenti interessi economici, favorevoli al business e non certo a una agricoltura con basso utilizzo di sostanze chimiche;

  • La soluzione processuale (messa alla prova con misure formative) che è stata prospettata da uno degli indagati e rispetto alla quale la Procura della Repubblica di Udine si è espressa favorevolmente, è coerente con l’auspicabile approccio che dovrebbe caratterizzare un’agricoltura innovativa: approfondita conoscenza degli agrofarmaci che vengono utilizzati, sicurezza nel lavoro agricolo, attenzione alla salute dei consumatori, ricerca di produzioni compatibili con gli altri usi del territorio e l’imprescindibile protezione dell’ecosistema;

  • Si rimane stupiti della contrarietà delle associazioni, degli indagati e di chi li difende, nonchè di eminenti persone della politica, che dipingono gli “esiti formativi” del procedimento penale come percorsi di rieducazione obbligatoria;
  • Riteniamo che la messa alla prova possa diventare, invece, sul piano extragiudiziale, una sorta di “messa alla prova collettiva” che coinvolga la Regione nell’adozione di politiche agricole, l’ERSA di predisposizione di linee guida, di formazione e supporto agli agricoltori, le associazioni degli agricoltori e le associazioni ambientaliste in un dialogo costruttivo su questo tema.

  • Allargando lo sguardo si auspicano inoltre obiettivi ambiziosi e strumenti adeguati nel Piano d’Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e nella nuova PAC

3 La proposta delle associazioni

WWF e Legambiente ritengono che la richiesta di messa alla prova, per la natura di questo istituto, che:

  • non costituisce in alcun modo assunzione di responsabilità da parte degli indagati in ordine ai fatti che vengono loro contestati, oltre a consentire agli stessi di estinguere il procedimento penale a loro carico (e costi connessi),

  • non pregiudica futuri contributi della PAC

ben si attaglia a un’impostazione dell’azione giudiziaria, non meramente repressiva ma piuttosto volta alla prevenzione e al rimedio rispetto a vasti fenomeni di illeceità quale è quello rilevato dalle indagini della Procura friulana; Legambiente e il WWF, credendo nell’efficacia di questa forma di giustizia riconciliatoria e riparatoria, come soluzione alternativa al tradizionale iter giudiziario, sollecitano le associazioni di categoria e gli indagati a rivedere le loro posizioni; diversamente WWF e Legambiente si assumeranno nella loro veste di portatrici dell’interesse collettivo alla tutela dell’ambiente, l’onere di assistere tramite un gruppo di avvocati, tutti coloro che intendano iniziare questo percorso di messa alla prova sino al raggiungimento dell’estinzione del reato, laddove non si palesino evidenti ragioni di soluzioni più favorevoli al singolo assistito. Questo patrocinio sarà totalmente gratuito essendosi le predette associazioni assunto l’onere del compenso dei predetti difensori che agiranno in assoluta autonomia di giudizio.

In mancanza dell’auspicato ripensamento nelle prossime settimane verranno diffuse, tramite i siti delle associazioni, le modalità di accesso a questo patrocinio.

Presidente regionale WWF                                               Presidente Legambiente FVG

Alessandro Giadrossi                                                                Sandro Cargnelutti

Tolmezzo: Magazzino solidale c’è l’accordo con la Caritas

 

di Tanja Ariis

Il Comune concorda con Caritas le linee operative per il magazzino solidale: tutti gli avventori possono accedere a tutto il materiale (nuovo o di seconda mano) esposto e l’offerta di denaro deve essere libera e mai obbligatoria. Inoltre la rendicontazione non sarà presentata solo a Caritas che gestisce la struttura, ma anche al Comune. L’Emporio ManDiCûr di Tolmezzo nasce all’interno del Laboratorio di promozione culturale e sviluppo di comunità del Forum Attivo del Volontariato del Comune di Tolmezzo, dove è emerso come prioritario il tema delle povertà. n quel contesto si decise due anni fa di aprire a Tolmezzo un “magazzino solidale”,che potesse fungere da luogo di raccolta, selezione e rimessa in circolo di beni donati da privati, associazioni e aziende a favore di tutta la popolazione del territorio. Il gruppo chiese a Caritas di fungere da ente di riferimento. Inoltre, il progetto locale fu subito sostenuto dal Comune di Tolmezzo che ha messo a disposizione, in comodato d’uso gratuito, gli spazi di via Piave 10 e ha anche destinato un contributo per consentire all’emporio solidale di aprire. «L’accesso è gratuito, l’offerta è facoltativa: se la persona può sostenere il progetto lascia un’offerta liberale secondo propria disponibilità e viene proposta dalle volontarie in termini di opportunità: la merce non ha un prezzo, e l’offerta non è comunque vincolante per l’accesso ai beni».Non esiste un servizio di prenotazione o richiesta di beni. «L’Emporio è aperto a chiunque, con particolare attenzione verso coloro che per le loro condizioni economiche non dispongono di redditi sufficienti per acquistare beni nei consueti negozi».

La Carnia è pronta per una scuola innovativa

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di Stefano Stefanel
Quest’anno, attraverso una nomina d’ufficio, sono stato nominato Dirigente scolastico reggente dell’istituto comprensivo di Arta & Palaro. La dirigenza nella scuola carnica si è sommata alla mia dirigenza di titolarità (Liceo Marinelli di Udine) e all’altra reggenza che ho ormai da quattro anni (istituto comprensivo di Pagnacco).Anche se in una situazione lavorativa piuttosto complessa ho potuto conoscere da vicino potenzialità e problemi delle scuole della Carnia e farmi un’idea in merito.Ho, perciò, maturato la convinzione che la situazione scolastica della Carnia non si posso affrontare con i sistemi ordinari previsti dal sistema scolastico nazionale e neppure con interventi regionali di supporto, per tamponare la mancanza di dirigenti, di docenti di ruolo, ma anche di alunni e di opportunità. C’è un problema generale in Carnia che lega lo spopolamento alla debole offerta lavorativa, che passa da un sistema turistico che ha bisogno di potenziarsi a un’idea di sviluppo frazionata in troppi piccoli comuni.Pensare di applicare i parametri nazionali, sai pure in deroga, a questa realtà porta solo a soluzioni in cui i problemi si sommano per la mancanza di dirigenti, direttori, docenti di ruolo e tutto questo in una triste progressione.Da quello che ho potuto vedere la Carnia ha molti ottimi docenti, ha bambini e ragazzi svegli e motivati e comunità che tengono molto a se stesse e alla propria storia. Per questo ritengo che il modello scolastico adatto alla Carnia di oggi (molto diversa da quella di 35 anni fa in cui da giovane ho insegnato) sia quello delle “Charter School”.Le Charter School sono un modello di scuola “di scopo” nato in America e che prevede un obiettivo da raggiungere definito e centralizzato attraverso finanziamenti quinquennali per il raggiungimento dell’obiettivo definito, piena libertà della scuole sulle metodologie per raggiungere l’obiettivo e verifica finale sul raggiungimento o meno di quanto progettato.Io credo che questo metodo sarebbe di grande aiuto per la Carnia: organici di ruolo stabili per cinque anni di dirigenti, direttori, docenti e personale ata (incrementabili se aumentano gli studenti, ma intatti anche se diminuiscono), autonomia nella gestione dei curricoli didattici legati al territorio, obiettivi chiari e pubblici da raggiungere.Me ne vengono, a caldo, in mente due: miglioramento delle competenze in italiano, matematica e inglese e aumento di diplomati e laureati carnici; raccordo tra il territorio e i programmi e i progetti scolastici (ecologia, ecosistema, turismo, storia, cultura).Attraverso un sistema a “Charter School” la Carnia potrebbe essere monitorata nei suoi percorsi, potrebbe avere risorse certe e stabili, potrebbe agire su progetti di lungo periodo, potrebbe verticalizzare i suoi interventi (rendendo armonico il passaggio dal primo al secondo ciclo dell’istruzione), potrebbe collegare la sua scuola alla valorizzazione del territorio e del turismo.La Regione Friuli Venezia Giulia potrebbe legiferare per una scuola carnica di progetto che, con l’accordo e il concorso di tutti, permetta alla Carnia di ripartire dalla sua scuola. La Carnia ha le forze per attuare un sistema di “Charter School”, ma deve credere in sé stessa e avere un aiuto da tutti quelli che credono in quella terra.Io non sono carnico e sono stato lì solo di passaggio, ma sono certo che serve tanta innovazione e tanto progetto per aiutare la crescita della la gioventù carnica, un diamante raro che deve trovare un sistema scolastico fatto per le sue esigenze, le sue passioni, il suo futuro e non per standard nazionali e punitivi per questa terra di montagna. —