Archivio mensile:Maggio 2014

Gemona: dal 1 al 7 giugno i British Open 2014, gara internazionale di volo libero a distanza

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Si svolgeranno a Gemona del Friuli (UD) dal 1. al 7 giugno i British Open 2014, gara internazionale di volo libero a distanza valida come Pre Coppa del Mondo.
La competizione è organizzata dalla società sportiva Volo Libero Friuli in collaborazione con la British Hang Gliding and Paragliding Association (Bhpa) di Leicester, che gestisce una consistente rete di realtà associative legate al mondo del volo nel Regno Unito.
Non è la prima volta che la Bhpa viene in l’Italia per realizzare il suo grosso evento sportivo, ma stavolta la proposta di Volo Libero Friuli ha convinto l’associazione inglese a scegliere il cielo delle Prealpi Giulie, un ambiente naturalistico a cui si aggiungono delle strutture finalizzate alla pratica degli sport “estremi” inseriti nel progetto “Città dello sport e del benstare”, che vede coinvolti numerosi enti locali e realtà sportive dell’alto Friuli.
A partire dal 1. giugno, e per altri 7 giorni, a Gemona del Friuli arriveranno ben 132 piloti provenienti da tutto il mondo, pronti a sfidarsi in una gara a distanza che li vedrà percorrere il cielo del nord-est Italia, dalle Dolomiti Friulane fino alla Slovenia. La competizione è stata organizzata da Volo Libero Friuli sotto forma di Pre Coppa del Mondo, con l’obiettivo di ospitare nel 2016 una vera e propria Coppa del Mondo di volo a distanza: un incaricato della Paragliding World Cup Association (PWCA), che ha sede in Francia, sarà presente a Gemona durante la competizione e valuterà se ci sono i presupposti per organizzare una gara di Coppa del Mondo.
Al termine della competizione l’observer della PWCA, nello specifico il turco Semih Sayir, stilerà un report scritto di quanto avrà verificato sul posto: se il suo verdetto sarà positivo, il Friuli si aggiudicherà dunque il riconoscimento di sede adeguata per lo svolgimento di una Coppa del mondo di volo libero a distanza (l’ultima gara di Coppa del Mondo organizzata in Italia risale al 2010 a San Potito Sannitico).
Tra i requisiti richiesti per ottenere tale riconoscimento figurano la presenza di un buon decollo e un atterraggio adeguatamente ampi, e un club in grado di far fronte a tutte le necessità e servizi richiesti dagli atleti, a cominciare dall’organizzazione di attività alternative da proporre ai partecipanti nelle giornate in cui non è possibile volare. Dal canto suo, Volo Libero Friuli si dichiara pronta a vincere anche questa sfida, forte del successo ottenuto l’anno scorso con l’organizzazione dei Mondiali di Volo Libero (Acromax) sulle alture che circondano il lago di Cavazzo (il più grande bacino friulano), altra competizione internazionale che sarà replicata il prossimo agosto.
Riguardo all’organizzazione, chi parteciperà agli imminenti British Open potrà contare su servizio di trasporto sul monte Cuarnan (luogo di decollo dotato di tutte le necessarie infrastrutture per un facile raggiungimento dell’altura situata ad oltre 1300 metri sul livello del mare), pernottamento e l’offerta di diversi “pacchetti” turistici che permetteranno ai visitatori di conoscere le diverse peculiarità naturalistiche ed enogastronomiche del Friuli, senza dimenticare la possibilità di entrare in contatto con un ambiente sportivo dove il Volo libero è già molto praticato, tanto da aver già espresso la campionessa Nicole Fedele, detentrice di numerosi record e vittorie mondiali (www.nicole-fedele.com).

Tualis: riapre l’Osteria con cucina, si chiamerà “Al Crostis”

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Domenica 1° giugno, a Tualiis di Comegliàns, si festeggia la riapertura dell’ex Scuola materna. Dopo alcuni anni di chiusura, tornerà ad ospitare un’attività commerciale e precisamente l’Osteria con cucina “Al Crostis”, al servizio della piccola comunità carnica e dei suoi ospiti. L’inaugurazione, con «buon cibo, buona musica e tanto divertimento», è fissata alle ore 18, nel piazzale antistante la chiesa.

L’Amministrazione Beni, che gestisce le proprietà collettive dei Frazionisti di Tualiis e Noiaretto, ha deliberato di affidare il proprio fabbricato a Diana Rupil e Giuditta Di Piazza, sottolineando l’importanza di «poter nuovamente dotare il paese di un punto di ritrovo e aggregazione per la Comunità e di un’offerta gastronomica tipica per le persone ospiti che vorranno godersi alcune ore di genuinità e svago tipiche della montagna».

Il locale, in passato gestito dalla famiglia di Tarcisia e Alexander De Marchi, era chiuso dal 2009.

«I “Beni” di Tualiis e Noiaretto – ha dichiarato a proposito dell’evento il presidente della proprietà collettiva di diritto pubblico, Michele Gracco – amministrano i propri boschi, posti alle pendici del monte Crostis, e gli edifici costruiti con i proventi dell’attività forestale, consapevoli di aver ricevuto in consegna un patrimonio che va gestito e, se possibile, migliorato».

Il patrimonio civico, infatti, è da sempre «destinato a sopperire ai bisogni di vita anche delle future generazioni» come scriveva il Commissario regionale agli usi civici, Silvio de Milost, nella sentenza che, quasi un secolo fa, riconosceva ufficialmente i diritti degli abitanti della Frazione.

«Proprio pensando alle generazioni future, in primis ai loro figli – commenta il presidente dell’Amministrazione frazionale -, Diana e Giuditta hanno voluto riaprire questo esercizio commerciale a Tualiis e, con questo spirito, invitano tutti a festeggiare insieme a loro, il 1° giugno».

L’offerta dell’Osteria con cucina “Al Crostis” va ad inserirsi nella rete dei servizi pubblici e turistici curati, in Canal di Gorto, dalle Proprietà collettive della vallata le quali, anche grazie ai proventi derivanti dall’attività selvicolturale, gestiscono malghe e agriturismi (Tualiis e Collina), negozi di prossimità e case per ferie (Pesariis) nonché il rifugio alpino “Edoardo Tolazzi”, alle pendici del monte Cogliàns.

Imponzo: nell’ex latteria spazi di socialità e cultura per i giovani, al via il centro di aggregazione

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Imponzo ha nell’ex latteria il suo centro di aggregazione sociale e culturale, spazio dedicato specialmente ai giovani ma che tende la mano anche alla memoria, con gli strumenti di lavoro di un tempo (come la caldaia del latte) in bella mostra. Lo ha inaugurato l’asociazione “Antica latteria turnaria di Imponzo il nosti paîs”. Solo il sodalizio ci ha messo 30 mila euro, accantonati negli anni con la tradizionale sagra estiva, e tanto volontariato in diversi lavori. Ci sono poi stati i contributi in varie fasi per circa 160 mila di Provincia (65 mila), Regione(80 mila) ed Euroaleader (15 mila), più 6.500 euro della Comunità montana della Carnia. Una targa al primo piano realizzata dagli studenti dell’Isis Solari «ricorda – spiega il presidente dell’associazione, Antonio Larcher – i sacrifici dei nostri avi ed i primi segnali di cooperazione, a quei tempi indispensabili, per la sopravvivenza della popolazione». La latteria – continua Larcher -, secondo documenti rinvenuti di recente, pare fosse attiva prima del ’900, forse in altri locali. L’immobile invece si presume sia stato realizzato verso il 1915. «La lavorazione del latte – racconta il presidente – è proseguita a pieno ritmo ben oltre la seconda guerra mondiale, rallentando dopo gli anni ’60 e cessando nel 1972». Tra le due guerre il paese «contava circa 100 capi bovini e altrettanti suini e ovini, con una lavorazione giornaliera del latte massima di circa 6-7 quintali». E una foto mostra terreni, sia a fondovalle che in media-alta montagna, curati e coltivati. Il terremoto del 1976 ha reso inagibile l’immobile e la via per recuperare questo simbolo della storia della comunità è stata lunga e ardua coi primi interventi nel 1996. «Ora – sottolinea Larcher – la struttura è perfettamente funzionante ed idonea ad ogni attività socio-culturale-ricreativa, particolarmente rivolta al mondo giovanile. Possono utilizzarla pure altre realtà locali come Il Gjornêl, Società sportiva Real I.C., il Circolo dama e la Consulta frazionale. La struttura è destinata alla comunità e in particolare ai giovani, ai quali rivolgiamo un pressante invito affinché diventino i veri protagonisti e utilizzatori di questa splendida realtà». All’inaugurazione è stato chiesto alle istituzioni di prestare attenzione alle frazioni, al volontariato e alle sagre paesane, indispensabili economicamente per la sopravvivenza dei circoli culturali, ma anche momento di aggregazione sociale e richiamo turistico. Tanja Ariis

Friuli: al via la ricetta elettronica ma i medici di base frenano

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di Elena Del Giudice.

La ricetta elettronica sarà realtà in regione entro l’anno. Lo annuncia l’assessore alla Salute, Maria Sandra Telesca, anticipando i risultati di una sperimentazione in atto, con buoni risultati, nel distretto di Codroipo. Il punto è – ricordano i medici di famiglia – che al momento «non c’è alcun accordo regionale tra le parti, previsto dalle norme nazionali sulla dematerializzazione della ricetta rossa. E questo – spiega il segretario regionale Fimmg, Romano Paduano – nonostante da oltre tre anni abbiamo dato ampia disponibilità in tal senso, oltre ad aver sollecitato la parte pubblica all’adeguamento di legge». Cita Paduano i vari decreti nei quali si specifica che «l’adeguamento alle norme di legge deve avvenire senza oneri aggiuntivi a carico dei medici di medicina generale. L’accordo collettivo nazionale poi – ancora il segretario – puntualizza che il medico aderisce e utilizza i sistemi informativi messi a disposizione dalle regioni secondo modalità e strumenti definiti tra le parti a livello regionale». Bene, quella “definizione” non solo non c’è, ma sarà difficile da raggiungere se le modalità con cui la Regione si muove, rimarranno le stesse. La Fimmg, ma anche altre organizzazioni sindacali sono sulla stessa linea, ha accolto «con riserva questa prima fase di avvio della dematerializzazione della ricetta, utile ai fini della verifica della fattibilità del nuovo sistema – ancora Paduano – e nell’ottica di raccogliere eventuali criticità», e anche in previsione di un accordo tra le parti. Ma «solo dopo la stipula dell’integrativo regionale». La ricetta elettronica è un’ottima innovazione che garantisce maggiore sicurezza e risparmio di costi e può agevolare gli utenti sotto molti punti di vista. Il medico infatti emette la prescrizione elettronica senza consegnare nulla in mano all’utente (nel primo periodo verrà solo per consuetudine assegnato un foglietto). I dati saranno visibili dai farmacisti che via computer potranno leggere la prescrizione e consegnare al paziente, che si presenterà con la tessera sanitaria, i medicinali previsti. E questo in tutto il Paese; un diabetico friulano in vacanza in Sicilia, per esempio, potrà ottenere l’insulina che gli necessità solo con una telefonata al proprio medico curante. Sempre che, ovviamente, il sistema informatico sia in grado di diventare “rete” nazionale, il che ancora non è.

Friuli: Tondo esce dall’inchiesta, “ma per mio padre era una ferita”

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di Anna Buttazzoni.

L’ex governatore Renzo Tondo esce dall’inchiesta sulle “spese pazze” della Regione. Restano aperti, invece, i casi di 16 ex consiglieri regionali, di tre in carica e di altre tre persone, in concorso con gli esponenti politici della scorsa legislatura (come riportato in tabella). Le ipotesi di reato formulate dalla Procura di Trieste, dal pm Federico Frezza, sono di peculato, truffa, favoreggiamento e per i 22 protagonisti dell’indagine è stata formulata la richiesta di rinvio a giudizio. Tondo e il pensiero al papà «Sono stato in cimitero da mio padre, a fargli sapere che ha un figlio onesto». Benvenuto Tondo è morto a fine febbraio in India, dove si era trasferito. L’ex governatore, oggi consigliere regionale e capogruppo del Misto, ha un solo rammarico, non avere potuto dire a Benvenuto, durante il loro ultimo incontro, che lui con le ruberie non aveva nulla a che fare. «Sono felice dell’archiviazione, anche se la soddisfazione si mescola alla rabbia. Perché – continua Tondo – avrei voluto dire a mio papà che sono un figlio onesto e dirglielo prima che morisse». Però Benvenuto lo sapeva già. «Sì, ma era un uomo integerrimo e l’inchiesta per lui era un ferita, tanto che mi chiedeva notizie. L’accusa nei miei confronti lo aveva avvilito più della mia sconfitta elettorale. Adesso è un caso chiuso, mi sono tolto un peso che sentivo ingiusto anche perché – conclude Tondo riferendosi alle contestazioni mosse nei suoi confronti – ad Assisi andai come presidente della Regione, non in gita». Soddisfatti anche i suoi legali, Luca Ponti e Luciano Cardella. L’archiviazione è arrivata anche per gli ex consiglieri Roberto Marin e Stefano Alunni Barbarossa, come riferito nell’articolo in basso. Il “concorso” di tre persone La richiesta di rinvio a giudizio tocca anche Everest Bertoli, attuale capogruppo di Fi in Consiglio comunale a Trieste; Matteo Caldieraro impegnato in un’agenzia di viaggi, e Paolo Iuri, elicotterista. L’accusa nei loro confronti è di concorso in peculato. Bertoli è coinvolto nell’inchiesta attraverso Piero Camber e a lui viene contestato l’utilizzo di denaro dell’allora gruppo regionale del Pdl, ma senza alcuna finalità istituzionale e senza collegamenti con il gruppo regionale del Pdl. La cifra complessiva ammonta a circa 3 mila 600 euro e riguarda due episodi, aver pagato il viaggio aereo e il pernottamento il 16 dicembre 2010 a Bruxelles di 17 persone e un rinfresco al “Caffè Rossetti” di Trieste nel febbraio 2011. Per Caldieraro, invece, l’accusa è di favoreggiamento perché, secondo la ricostruzione del pm, ha mentito e così aiutato Edouard Ballaman nell’ottenere dalla Regione rimborsi “gonfiati”. Soldi che l’ex componente del gruppo Misto ha ricevuto per viaggi da Hong Kong e Dubai, da Kuala Lumpur a Colombo nello Sri Lanka fino a Mumbai, trasferte nelle quali si è fatto accompagnare dalla moglie, ricevendo poi indennizzi dal gruppo consiliare sia per la signora sia per biglietti aerei più cari rispetto a quelli effettivamente utilizzati. Iuri, infine, è entrato nell’inchiesta in concorso con la sua compagna, Mara Piccin, attuale capogruppo in Consiglio regionale del Carroccio. La leghista, secondo l’accusa, ha pagato soggiorni trascorsi con lui e poi ottenuto i rimborsi dalla Regione. Non solo. Nel mirino c’è anche una consulenza affidata a Iuri per elaborare una proposta di legge per garantire la maggiore sicurezza della navigazione aerea, una consulenza pagata 5 mila euro e, per il pm, senza alcuna consistenza. È possibile che dalla comunicazione della chiusura delle indagini alla richiesta di rinvio a giudizio Frezza abbia ridotto il numero delle ipotesi di reato. Le spese degli altri 19 Le somme vanno da poco più di 500 euro fino a quasi 200 mila. Come nei casi precedenti, però, è possibile che dopo le memorie presentate dagli avvocati il sostituto procuratore abbia riconosciuto come legittime alcune spese, stralciandole dall’inchiesta, oppure mantenuto l’identico numero di ipotesi di reato. Certo è che i fatti riscontrati dalla Guardia di Finanza e giudicati illeciti dalla Procura nell’ultimo anno e mezzo sono i più diversi. Il caso più costoso è quello della Lega che nelle contestazioni del pm antecedenti alla chiusura indagini, ha accumulato scontrini e fatture per quasi 200 mila euro. Le spese? Tante. Dai viaggi a Vienna dell’ex capogruppo Danilo Narduzzi ai gioielli e vestiti per bambini di Ugo De Mattia. Dalle trasferte di Piccin con Iuri a Salò, sul Lago di Como, a Abano Terme al parrucchiere rimborsato a Federico Razzini, fino agli articoli da caccia comprati da Enore Picco. Non solo. A ciascuno ogni tanto venivano consegnate somme in contanti senza alcun riscontro. Gli ex pidiellini hanno speso soprattutto in pranzi e cene, ma anche in trasferte e pernottamenti, per una somma che supera i 112 mila euro. L’ex capogruppo Daniele Galasso (oggi componente della Paritetica) ha pagato un paio di cene, ma risponde anche dei rimborsi ottenuti dagli altri ex. Come i viaggi a Stoccolma di Gaetano Valenti e a Parigi di Antonio Pedicini, anche con la moglie; i pranzi a Cortina di Piero Camber e i soldi dati da Piero Tononi (attuale responsabile della segreteria del coordinamento regionale di Fi) all’associazione triestina Dream; i tagliandi dell’auto di Maurizio Bucci e le trasferte a Roma, anche con la moglie, di Massimo Blasoni, vice coordinatore vicario di Fi in regione. All’attuale consigliere di Fi, Elio De Anna, invece, sono riferiti quattro pernottamenti pagati a una signora che l’ex assessore alla Cultura sostiene essere una traduttrice. A Roberto Asquini, ex caporuppo del Misto, vengono contestati viaggi per 15 mila 100 euro, soprattutto in America. Anche l’ex capogruppo del Pd Gianfranco Moretton risponde per i colleghi e di spese considerate illegittime per oltre 30 mila euro. Spulciando gli acquisti democratici si spazia dal seggiolino per l’auto di Alessandro Tesini alle trasferte di Sandro Della Mea. All’attuale consigliere regionale del Pd Daniele Gerolin vengono contestati i pranzi dal 13 al 20 agosto 2010 sempre nella stessa trattoria di Bibione. L’iter Sarà il Gup a fissare la data delle udienze preliminari e poi a disporre i processi oppure a rigettare le richieste del pm, archiviando i casi.

Carnia: la Provincia ha completato il restyling delle strade

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Asfalti rimessi a nuovo sulle strade provinciali interessate dal passaggio del Giro d’Italia. 250 mila euro il budget che la Provincia ha impegnato per eseguire la manutenzione sui tratti più consumati della pavimentazione delle strade sulle quali sabato e domenica prossimi transiterà la carovana rosa. Lavori effettuati per consentire al comitato organizzatore di predisporre al meglio la due giorni e l’accoglienza in sicurezza di corridori, staff e pubblico. I lavori hanno riguardato prevalentemente la sistemazione di buche, sconnessioni e il ripristino delle condizioni ottimali del manto stradale deteriorato a causa della stagione invernale particolarmente piovosa e delle manutenzioni non effettuate nel 2013 a causa del Patto di stabilità. L’intervento più consistente, per un valore complessivo di 100 mila euro, ha riguardato la sp del Lumiei: 50 mila euro sono stati destinati all’asfaltatura dei tratti più deteriorati del fondo stradale mentre con ulteriori 50 mila euro, risorse aggiuntive stanziate poche settimane fa, è stato messo in sicurezza un tratto dei versanti prospicienti la strada per prevenire la caduta massi. L’operazione ha interessato oltre 2 km della sp del Lumiei tra Sauris di Sopra e il confine con il Veneto. Qui è stata effettuata la pulizia dei versanti, i massi pericolanti sono stati rimossi e sono state posizionate le reti per contenere la caduta di materiale in strada. Le altre provinciali interessate dalla manutenzione straordinaria sono la sp Juliense (zona Majano-Buja); un tratto della sp Sandanielese nei comuni di San Daniele e Ragogna e alcuni punti delle sp “Glemonense” e “di Billerio”.

Trasaghis: acqua dal lago al rio, si teme l’effetto Sauris

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foto da cjalcor.blogspot.com.

di Piero Cargnelutti.

Concluse le elezioni nella Val del lago, la questione relativa alla tutela dell’ambiente torna a farsi sentire da parte dei comitati, preoccupati dalla notizia che Edipower ha fatto pervenire ai Comuni posti lungo l’asta del Tagliamento, da Verzegnis e Tolmezzo in giù, una comunicazione relativa all’imminente necessità di sfangamento del bacino dell’Ambiesta. In pratica, sembra ci sia la volontà di togliere tutto il fango attualmente presente nel bacino di Verzegnis: «Ci auguriamo – ha detto Dino Rabassi del Comitato a difesa e sviluppo del lago – che nell’incontro fissato il 13 giugno nella sede della Regione per prendere cognizione del piano operativo, questa volta i sindaci pretendano idonee garanzie non solo per il Tagliamento, ma anche per il Lago che verranno coinvolti in questa operazione, onde prevenire gli orrori di pochi mesi fa provocati dallo sfangamento del bacino di Sauris». Dino Rabassi ricorda come la salvaguardia in particolare del grande bacino friulano sia stato al centro della campagna elettorale appena conclusa: «Non per nulla – dice – i Comitati hanno sentito l’esigenza di un dibattito pubblico con i candidati sindaci di Cavazzo Carnico e Trasaghis sul problema “lago” poco prima del voto dato che l’importante indicazione del 15 gennaio scorso della IV Commissione Consiliare Permanente in materia di tutela del Lago e in generale delle acque, non era sembrata degna di particolare attenzione da parte degli amministratori locali». La notizia di una possibile “operazione sfangamento” per il lago di Verzegnis, conosciuto anche come “Ambiesta”, preoccupa anche il mondo della pesca sportiva; il timore è infatti che i milioni di metri cubi di fango che si vuole portar via dal fondale del bacino carnico possano essere riversati, attraverso determinate condotte, nelle acque del Tagliamento. A quanto pare la segnalazione mandata da Edipower ai Comuni riguarda un intervento che si vuole fare nel mese di settembre: «Dopo aver visto le conseguenze dello sfangamento del lago di Sauris – osserva Claudio Polano, consigliere dell’Ente Tutela Pesca – non vorremmo che un intervento di questo tipo possa andare a colpire le acque del Tagliamento dove oggi è in corso il ripopolamento del Temolo e della Trota Marmorata, specie che sono protette anche dalla direttiva europea “Acqua”. Siamo pronti a fare le nostre proposte in modo tale che l’intervento di sfangamento non vada a compromettere l’ambiente naturale del Tagliamento: l’arrivo del fango va a colpire i branchi di pesci giovani, e allo stesso tempo si deposita sui fondali non permettendo lo sviluppo di alcuna forma di vita, distruggendo così un ambiente unico».

Friuli: cordoglio per la prematura scomparsa di Franco Marchetta

Lo scrittore Franco Marchetta, 62 anni, è morto questa mattina, poco dopo le 5. Da alcuni settimane le sue condizioni di salute si erano aggravate.

Architetto, Marchetta si era avvicinato alla scrittura agli inizi degli anni 70 iniziando a interessarsi di fumetti, passando poi dal palcoscenico come interprete, e firmando il primo libro nel 1989. Da allora le opere si sono succedute fino a Camaleonti e porcospini, romanzo in italiano del 2013 in cui il mito del friulano saldo, onesto e lavoratore viene demolito con i protagonisti del libro che scendono a patti con la propria coscienza per opportunismo, convenienza o viltà. Con opere in lingua friulana aveva vinto per tre volte il Premio San Simon.

La salma di Franco Marchetta verrà esposta nelle celle mortuarie dell’ospedale di Udine venerdi, e alle 10.30 – nel cimitero del capoluogo friulano – è prevista una cerimonia civile che anticiperà la cremazione.

Ecco il ricordo di Paolo Medeossi

Franco Marchetta non urlava, non si agitava. Usava le armi di una colta e raffinata scrittura, sia che la esercitasse in friulano (per un suo sperimentale rinnovamento) o in italiano. E anche le armi sottili di una riflessione che non disdegnava il tocco poetico. Come avvenne nell’ultima apparizione pubblica, nel teatro di Sedegliano, lo scorso febbraio, in occasione di una straordinaria serata dedicata a Turoldo. Franco stava male, poteva sembrare un problema legato alla stagione. Arrivò tardi e salì sul palco pallido per leggere quello che aveva scritto su un quadernetto: il ricordo di lui ragazzo, nella scuola diretta a Codroipo dal preside suo padre, mentre guardava per la prima volta il film “Gli ultimi”. Da lì probabilmente, dal rifiuto del dolore e dell’angoscia di quelle scene, incomprensibili agli occhi di un adolescente che scopriva la vita, partì il suo ragionamento su questa terra, sul popolo friulano, sulle trasformazioni, sui tradimenti sociali, culturali, politici, economici. Un pensiero che lo accompagnato sempre, nella professione di architetto e nell’attività di scrittore cominciata tardi, come rivelò lui stesso, aggirandola a lungo prima di abbracciarla.

Nel momento in cui lo fa si sente subito l’appartenenza, come uomo e intellettuale, a quello specifico territorio che è il Medio Friuli, a cavallo del Tagliamento e con le propaggini verso il Casarsese. Per questo motivo, giustamente Umberto Alberini ha detto che Marchetta ha voluto riprendere il discorso di Pasolini e di Turoldo là dove lo aveva interrotto Elio Bartolini con la lucida invettiva contro il “Friuli dei coltivatori diretti”, che stava perdendo la sua anima, i punti di riferimento, la capacità di resistere ai “camaleonti e porcospini”, quelli evocati nel titolo dell’ultimo profetico romanzo di Franco, pubblicato mesi fa da Kappa Vu e attorno al quale, con suo rammarico, non si è però sviluppato il dibattito che lui si attendeva. Un dibattito che, senza far sconti a nessuno (politici, imprenditori, giornalisti, artisti…), si interrogasse sul pantano del consociativismo e del rispetto delle gerarchie sociali che soffoca il nostro mondo fino ad annichilirlo.

“La lingua – dice a un certo punto uno dei personaggi del libro – è l’unica cosa rimasta, l’hanno reinventata per salvare il salvabile. Anche la lingua ricostruita e prontamente demolita da una cultura provinciale. Ma è tutto inutile: prima abbiamo distrutto il mondo contadino con la pressione insostenibile del mondo moderno, ora cerchiamo di convincerlo che esiste ancora”.

Marchetta fermava il tempo del ragionamento e dunque della trama narrata nel romanzo al 2005, perché sosteneva che in seguito tutto era cambiato, anche in Friuli, con l’avvento dei social network e pertanto di nuovi modi per comunicare, diffondere consapevolezze e conoscenza, coinvolgere i giovani, ripartire in qualche modo, così da superare la crisi e scrollarsi di dosso torpori e orrori. E per quanto gli competeva aveva lanciato una proposta, che aveva agitato un po’ le acque, creando un’Academiuta virtuale sulle orme di quella mitica che Pasolini aveva messo in piedi a Versuta. Idea accolta fra scetticismi e sorrisetti, ma che aveva un suo fascino e una efficacia evocativa, in quanto chiedeva a una nuova generazione di writers di mettersi in gioco sul web, di riconoscersi e di agire, per mostrare la vitalità underground del friulano, lingua che Franco ha padroneggiato con maestria in senso anche sperimentale, tanto da vincere per tre volte il premio San Simon a Codroipo, e cioè nel 1997 con il romanzo “Madelene”, nel 2011 con “Cronichis di Saveri Sengar” e nel 2012 con “U-”, libro da cui sul sito dello scrittore prese poi avvio “L’infinit di U-”, l’operazione di fan-fiction riservata ai talenti inediti per colmare l’endemico vuoto di letteratura in friulano, fonte di polemiche ricorrenti.

Nato nel 1952, dopo i magici anni vissuti allo Iuav a Venezia e diventato architetto, Marchetta inizialmente si è dedicato alla professione, ai temi della pianificazione e in campo più artistico al fumetto o al teatro recitando pure per un testo del giovane Paolo Patui agli esordi. La scrittura arrivò nel 1993 con i racconti de “Il tempo morbido”(Campanotto), vincitore del premio Carnia, nella cui giuria c’era Bartolini, con cui cominciò un rapporto di amicizia e stima. Tra le opere in friulano va citato “Gilez” pubblicato da Forum nel 2002, libro di raffinata ipertestualità con richiami a Borges, Proust, Poe. E ancora ci furono una “Storia brevissima” pubblicata da Gaspari e dedicata alla sua Codroipo e testi teatrali come “Il sogno della falena” per il Css.

Il tema costante, nella riflessione di Marchetta, è sintetizzato nel libro del 2005 “Il sium di chescj furlans in fughe” (Forum), tratto da una serata ai Colonos di Villacaccia in cui – affermò Marchetta, organizzatore assieme a Elvio Scruzzi – 130 persone sono accorse al capezzale della cultura friulana. Argomento ripreso in una recensione teatrale del 2013 in cui, parlando di uno spettacolo visto al Giovanni da Udine, Marchetta parlò di “un assassinio nei confronti di una vittima inerme, e cioè il teatro friulano”. E finiva così: “Sono convinto che sia il meccanismo consociativo e chiuso a costringere anche le forze migliori del nostro teatro a piegarsi al sistema adottato, sorretto spesso da una critica compiacente e assolutoria. Per favore, questo è un accorato grido di dolore, smettiamola di prenderci in giro”. Parole da rileggere ora che Franco non c’è più. Il grido racconta anche quello che è stato il suo sogno. Il sogno di una persona gentile e colta, che non voleva vivere in un nido di camaleonti e porcospini. Per questo, diceva, solo la nuova meglio gioventù ci salverà per battere complicità, oblio, indifferenza. “Occorre – scriveva nell’ultimo romanzo – la disperata vitalità del poeta per infilare il coltello nel ventre molle di questa provincia del silenzio”.

Friuli: Ligosullo e Drenchia sono i comuni dove è + difficile fare impresa (gran scoperta)

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Moimacco, San Giovanni al Natisone e Premariacco sono i comuni della provincia di Udine dove «si vive meglio», secondo l’indice totale di benessere socio-economico e facilità di fare impresa. È quanto emerge da una ricerca presentata oggi dalla Confartigianato di Udine, che in collaborazione con il Dipartimento di scienze economiche e statistiche dell’ateneo friulano ha soppesato, lavorando su dati ufficiali e aggiornati, il grado di benessere di 135 comuni friulani. Due le voci prese in considerazione: il benessere socio-economico generale e la facilità di fare impresa, misurati attraverso 16 variabili (otto per voce). Tenendo conto solo della voce «benessere generale» i primi tre comuni sono Remanzacco, Campoformido e Moimacco, mentre sulla base della sola «facilità di fare impresa», a guidare la classifica sono ancora San Giovanni al Natisone, Moimacco e Chiopris Viscone. I dati sono stati illustrati da Nicola Serio, secondo il quale «i comuni che stanno in fondo alla classifica sono quelli piccoli, periferici e di montagna come Ligosullo e Drenchia. In testa, invece, ci sono quelli della cintura udinese o quelli lungo gli assi Udine-Cividale e Udine-Codroipo. A sorpresa, però – ha continuato – emerge per benessere ‘alto’ anche un “cluster” di comuni montani intorno a Tolmezzo. ma anche la maggior parte dei comuni del cosiddetto Distretto della Sedia, solitamente considerato area depressa». Udine, città capoluogo, occupa l’86° posto, ma il dato non sorprende gli esperti, in quanto comune urbano ad alta densità di popolazione, dunque fuori scala. «Ci auguriamo che questi dati possano essere di stimolo per le amministrazioni pubbliche – ha auspicato il vicepresidente di Confartigianato Udine, Franco Buttazzoni – affinché elaborino politiche di sostegno alle imprese. Così come speriamo che il premier Renzi faccia quel che ha promesso, in primo luogo la legge sull’apprendistato. La presidente della Regione Serracchiani – ha concluso – può fare molto per le imprese artigiane, anche grazie al ruolo che ricopre a livello nazionale e non solo»

Tarvisio: la rinascita della Acciaierie: ora si punta ai 120 dipendenti

di Giancarlo Martina.

A Fusine si lavora a pieno ritmo e in futuro sono previste anche ulteriori assunzioni che incrementerebbero la forza delle maestranze attuale che è vicina a novanta addetti. Ciò è stato confermato ieri mattina, nell’incontro in Comune fra il sindaco Renato Carlantoni e il presidente, nonché amministratore unico di Acciaierie Valcanale, Karl Schmid, per fare il punto sull’attività dell’azienda Tarvisiana subentrata alla Weissenfels Tech Chaine. «Visti anche gli articoli allarmistici apparsi sulla stampa locale – afferma il sindaco Carlantoni – abbiamo ritenuto che fosse giusto fare un aggiornamento su quanto stia accadendo a Fusine, dove sembra essere tornata una certa serenità, grazie soprattutto al rientro di 86 operai riassunti gradualmente, a scaglioni da gennaio». L’azienda, come ha spiegato l’amministratore Schmid, si occupa di produrre le catene di sollevamento per l’intero gruppo Pewag, la nota azienda austriaca del settore. «Stiamo parlando – precisa il sindaco – di quantitativi di circa 400 tonnellate al mese. Ma i programmi futuri, qualora arrivasse l’omologazione ufficiale, prevedono la produzione di anelloni da destinare alle piattaforme petrolifere off shore. E, se tutto proseguirà secondo i piani, Fusine potrebbe diventare il polo logistico per tutti i marchi del gruppo Pewag, con l’assunzione di ulteriori maestranze, fino ad arrivare, nella più ottimistica delle ipotesi, a 120 addetti». E nel momento in cui il Gruppo avrà la certezza della proprietà dello stabilimento, potrà provvedere alle manutenzioni sui macchinari, con investimenti dI centinaia di migliaia di euro. «Questo non può non essere un segnale positivo per il territorio – aggiunge Carlantoni – anche perché, a differenza delle gestioni precedenti, la Pewag opera nello stesso settore della ex Weissenfels e, con 55 aziende collegate in tutto il mondo, è ovviamente interessata al rilancio dell’azienda di Fusine, su cui sta investendo risorse ed energie». «In merito poi ai fallimenti cui la stampa ha dato spazio in questi giorni – conclude Carlantoni –, sarà l’autorità competente a decidere. Dal canto nostro, come amministrazione comunale, sigleremo presto il contratto di locazione degli immobili, parte dei quali sono di nostra proprietà, e offriremo la massima collaborazione per venire incontro all’azienda. Ringrazio Schmid e Pengg, per aver creduto nel marchio storico della Valcanale e le maestranze per la lealtà e l’attaccamento che, anche in momenti poco facili, hanno dimostrato verso il proprio lavoro».