Archivio mensile:Settembre 2013

Cercivento: ecco l’oasi felina , incontro per la presentazione del progetto

Sabato 5 ottobre a cercivento (ud), presso la nascente oasi felina, si svolgera’ (dalle 11,00 alle 17,00) un incontro informale di presentazione del progetto. Per tutti i partecipanti un simpatico omaggio gattoso e inoltre buffet vegan e truccabimbi (a offerta libera entrambi!!!).

vi aspettiamo, amici dei felini di ogni eta’!!!

info line anna 333/9107397

Forni di Sopra: la Bandiera verde di Legambiente a Legnolandia «Qui c’è innovazione»

«Un segnale di competitività per il territorio della montagna del Friuli Vg». Lo ha detto la presidente della Regione con delega al coordinamento delle Politiche per la montagna, Debora Serracchiani, partecipando ieri alla consegna della Bandiera verde 2013 di Legambiente all’azienda Legnolandia, nata nel 1980 ma con radici che affondano nella prima metà dell’800. «Qui c’è un’impresa – ha detto la presidente – che ha investito nell’innovazione, e lo fa da molti anni, e ora è premiata da Legambiente con la Bandiera verde. Credo sia un segnale anche per il territorio. Un territorio, questo, che con le proprie imprese può essere competitivo, può far bene, può insegnare a stare sul mercato». L’azienda di Forni di Sopra, a partire dagli anni ’80, è cresciuta investendo in ricerca e sviluppo nel settore della produzione di case in legno, giochi per parchi, strutture per arredo urbano e giardino. I prodotti sono distribuiti, attraverso proprie reti di vendita, in Italia e nell’area del Sud-Europa. La capacità di coniugare un’esperienza centenaria e nuove tecnologie, hanno consentito a Legnolandia di realizzare prodotti originali e innovativi, tutti rigorosamente legati al territorio nel rispetto dell’ambiente delle Dolomiti friulane.

Ecco le motivazioni di Legambiente per la consegna del prestigioso vessillo: ‘L’azienda affonda le sue radici che risalgono al lontano 1830, nell’area delle Dolomiti Friulane. E’ una delle più antiche della regione: è iscritta, infatti, nell’elenco delle attività storiche con più di 150 anni di vita, voluto dal Presidente della Repubblica per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Da circa un trentennio ha assunto l’attuale configurazione, specializzandosi nella produzione di case in legno, giochi per parchi, strutture per arredo urbano e giardino, che escono dai due stabilimenti di Forni di Sopra e Villa Santina e vengono distribuiti, attraverso la propria rete di vendita, in Italia e nell’Europa meridionale.
Da molti anni ha messo in atto un programma di contenimento energetico e di efficienza sostituendo tutte le lampade ad incandescenza con quelle a LED, ottenendo un notevole abbattimento dei consumi per l’illuminazione dello stabilimento e riscalda gli ambienti facendo uso esclusivo di una caldaia a biomassa.
Da quasi un decennio l’azienda non fa più uso di legname delle specie esotiche che contribuiscono alla deforestazione della Foresta Tropicale e impiega prevalentemente legname locale a “chilometri 0” con l’obiettivo di trarre dalle risorse della montagna opportunità di lavoro ed occupazione. Tra le essenze locali che Legnolandia si è impegnata a valorizzare c’è quella dell’abete bianco o “albero della luce”, di cui ha fatto, date le sue caratteristiche, l’elemento principe per la costruzione delle case prefabbricate e delle strutture per esterno. L’abete bianco è la pianta che secondo una leggenda celtica, da serenità, forza e salute a chi ci vive vicino’.

Venzone: deficit e zero contributi, nel 2013 stop alla Festa della zucca

di Piero Cargnelutti.

Quest’anno, a fine ottobre, non ci sarà la celebre Festa della zucca ad allietare l’autunno friulano con il suo gran numero di visitatori che puntualmente affollavano la suggestiva cittadella medievale arrivando da diverse regioni italiane, ma anche da Austria e Germania. La notizia ora è ufficiale dopo l’ultimo incontro pubblico organizzato dall’associazione di commercianti allo scopo di verificare se ci fossero ancora degli spiragli per salvare la manifestazione. A darne notizia, è la Pro Venzone che in tutti questi anni (quella del prossimo 27 ottobre sarebbe stata la 23esima edizione) ha riunito attorno a sé le diverse realtà associative del territorio che hanno collaborato all’organizzazione: «Purtroppo – spiega il presidente Duilio Fadi -, quest’anno ci siamo trovati con il buco causato dal brutto tempo dell’anno scorso e contestualmente, con i tempi di crisi che corrono, la Regione ha tagliato i contributi. Negli anni scorsi quanto risparmiavamo e l’aiuto regionale ci permettevano di avere liquidità per fare gli investimenti necessari al buon esito dell’iniziativa, cosa che quest’anno non è possibile, perché i rischi di un cattivo tempo potrebbero davvero comprometterci». Un boccone amaro da inghiottire per Venzone, che con la sua Festa della zucca ogni anno richiamava 40 mila persone per una manifestazione divenuta ormai celebre per il prodotto che riusciva ad offrire. Dal canto suo, ci ha provato l’associazione dei commercianti con il recente incontro in sala consiliare, dove diversi esercenti si dicevano pronti a dare il loro contributo, ma purtroppo quella disponibilità non è venuta da di tutti: «Ci aspettavamo una più alta partecipazione dei nostri colleghi – dice Carlo Madrassi, presidente dell’associazione -. Purtroppo, non c’è stata: credo siano stati sottovalutati i rischi e spero che l’annullamento della manifestazione ci induca a rimboccarci le maniche il prima possibile, per iniziare così a pensare all’edizione del prossimo anno. Un lavoro che deve cominciare molti mesi prima. È chiaro che, con i tempi che corrono, sta a noi essere uniti e dare ognuno il nostro contributo per salvaguardare questo importante evento». Nelle discussioni che si sono sviluppate in paese nelle ultime settimane era circolata la proposta di organizzare un evento più piccolo, ma quest’idea non ha fatto breccia. E dal canto suo la visione della Pro loco è chiara. Precisa il presidente Fadi: «Il discorso è che si può tagliare il 10-20%, ma non il 50-60%, perché a quel punto si tradisce anche il visitatore, che ormai negli anni era abituato a trovare un certo prodotto qui a Venzone. Dall’altro lato, per noi è anche importante non tradire la buona volontà dei 350 volontari che sono sempre stati una delle colonne portanti e senza i quali non sarebbe possibile pensare ad un evento così. Ora ci prepariamo a organizzare iniziative durante l’anno per “asciugare” i debiti. Cercheremo di rifarla nel 2014, sperando che anche la Regione riconsideri l’importanza della Festa della zucca».

Carnia: la Regione chiederà un referendum abrogativo della riorganizzazione degli uffici giudiziari

”Abbiamo posto le premesse affinché sia ripensata la sorte del Tribunale di Tolmezzo”. Lo ha affermato la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, commentando il voto con cui il Consiglio regionale ha approvato la richiesta del Consiglio regionale dell’Abruzzo di referendum abrogativo delle norme riguardanti il riassetto degli uffici giudiziari. Giudicando ”molto significativo il voto unanime del Consiglio seguito all’iniziativa della Giunta, che ha svolto un ruolo propositivo approvando una specifica delibera”, la presidente ha osservato che ”pur senza l’intento di stravolgere l’impianto complessivo della legge, era giusto dare un forte segno al Governo, per indurlo ad una nuova considerazione dei casi peculiari com’è quello di Tolmezzo”.

Maura Delle Case dal MV di oggi.

Sul destino del tribunale e della procura non è detta l’ultima parola. È vero, il trasloco degli uffici giudiziari verso Udine è avvenuto, ma ieri, dal consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, è arrivata una presa di posizione che promette di rimescolare le carte in tavola. L’assemblea si è infatti pronunciata all’unanimità, su invito della Regione Abruzzo, approvando la richiesta – invocata martedì anche dal primo cittadino di Tolmezzo, Dario Zearo – d’indire un referendum abrogativo della norma relativa alla riorganizzazione degli uffici giudiziari. Al consiglio del Fvg l’ha presentata Enzo Marsilio (Partito democratico) che l’assemblea ha poi delegato, assieme al sostituto Roberto Revelant (Autonomia responsabile), a effettuare la consegna dell’atto in Corte di cassazione lunedì 30 settembre, data entro la quale dovranno essere almeno cinque le proposte sottoscritte da altrettanti consigli regionali necessarie affinché l’iter della consultazione possa attivarsi. Traguardo in verità vicino. All’Abruzzo, che ha dato il “la” all’iniziativa, si sono aggiunti la Basilicata e ieri il Friuli Venezia Giulia. «Domani (oggi, ndr) dovrebbe deliberare la Campania, mentre la Liguria ha avviato l’iter», ha precisato Marsilio sottolineando anche la disponibilità di Marche e Calabria. La somma potenziale ammonta a 7 consigli regionali, ben due in più rispetto al minimo di 5 richiesto dall’articolo 75 della Costituzione. In consiglio, la difesa dell’ufficio giudiziario carnico è stata bipartisan. «La competenza del tribunale è su gran parte dell’area montana, un territorio con due confini che causano ancor oggi diversi problemi», ha affermato Marsilio per poi smontare gli effetti auspicati dalla norma, che lungi dal ridurre i costi delle strutture periferiche rischia di aumentarli, a danno della sede giudiziaria di Udine, per cui si profila un appesantimento, e dei cittadini della montagna, costretti a raggiungere il capoluogo per accedere al tribunale. Senza contare lo spreco di denaro pubblico, di quei 4 milioni di euro spesi per ristrutturare un tribunale che oggi viene chiuso. «Siamo di fronte all’impoverimento complessivo di una comunità che già soffre», ha affermato dal canto suo l’ex presidente Renzo Tondo, ricordando come da sempre il tribunale sia uno dei talloni d’Achille (l’altro è la Cartiera) di Tolmezzo. Roberto Revelant (Autonomia Responsabile) ha paragonato la situazione d’impoverimento istituzionale che sta vivendo l’Alto Friuli agli effetti del sisma del 1976. «Ciò che sta accadendo nella montagna è assai peggiore perché è frutto di scelte dell’uomo, mi riferisco alle chiusure di un tribunale appena ristrutturato e di una caserma che assicura a Tolmezzo e dintorni la presenza di 400 famiglie con tutti i benefici del caso. Una vera mazzata – ha concluso Revelant –. La gente necessita di servizi efficienti e vicini a casa, non di faraoniche sedi della Regione, viceversa la montagna è condannata allo spopolamento».

Carnia: Angela Felice racconta il teatro di Siro Angeli

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di Angela Felice.

(Angela Felice é la maggior studiosa del teatro friulano e dei suoi autori, sia in italiano che in friulano. Direttore del Centro Studi “Pier Paolo Pasolini” e del Teatro Club di Udine, nell’ERT del FVG, organizza con Paolo Patui incontri sul teatro friulano con letture)

 

Per quanto riguarda il Teatro, di cui va ricordata soprattutto la cosiddetta trilogia carnica (La Casa, Mio fratello il ciliegio, Dentro di noi – pubblicata da Chino Ermacora per le edizioni “La Panarie” col titolo complessivo Gente di Carnia  si riportano alcuni stralci del definitivo saggio di Angela Felice Il teatro della sincerità di Siro Angeli (in S. Angeli Anthologica. Il teatro, La poesia, La critica, a cura di Ermes Dorigo, Campanotto,1997), che con sintesi fulminante fissa il tratto dominante dei suoi drammi: «Al di fuori di ogni ipotesi idillico-arcadica, di ogni facile conclusione consolatoria, i testi si chiudono sempre con note di amara, ambigua malinconia».

_Gente di Carnia

«Il teatro di Siro Angeli è (o mi ricorda) un bel sentiero di montagna, che lascia presagire da molti indizi uno sbocco possibile in qualche via più ampia di circolazione, ma che poi si disperde e si perde di vista, per ricomparire infine a tratti, in tracce spaesate di più esigua consistenza spaziale. Sicchè, di quell’accidentato percorso, è difficile o azzardato pedinare le tappe e la direzione nell’intento di esplorare e scoprire una traiettoria definita e una linea complessiva d’orizzonte […]. Va da sé che con tempi di scrittura così diversi, con gli ovvii rimandi ai rispettivi contesti storico-culturali, questi rinviano ad esperienze biografiche e ad ispirazioni artistiche centrifughe e approdano a risultati necessariamente non omogenei tra loro […]. Particolare influenza “nel tirocinio iniziale di Angeli – raccolgo in questo senso un suggerimento illuminante di Ermes Dorigo – dovettero operare l’ideologia e la pratica della letteratura come autosufficienza, totalità, umanità: valori assoluti in grado di soddisfare e conciliare, come nel quindicinale Campo di Marte redatto da Pratolini e Gatto nel 1938-39, tanto gli ermetici quanto i populisti, e tanto, dei primi, il culto elitario e metafisico dell’arte e della parola, quanto, dei secondi, l’assolutizzazione della scrittura letteraria quale strumento privilegiato di un mandato sociale, sensibile alla ragioni astratte dell’umanità, della moralità, del popolo […]”. Quello di Angeli è un teatro centrifugo, dunque, teatro episodico, a corrente alternata, più frutto dell’ostinazione che della vocazione autentica, e del quale continua a sfuggire la logica interna. Del resto, di questa costante della dispersione parrebbe fornire ulteriori conferme, all’apparenza decisive, la stessa eterogeneità sperimentale di temi rappresentati, sul piano dei contenuti, oltre che delle strutture drammaturgiche, su quello delle scelte formali di volta in volta adottate»

_Siro_Angeli

Così si suddivide la sua produzione drammatica: «Dalla disorganicità di questa carriera, con le sue caratteristiche di tentazione intermittente non riversata in vocazione assorbente e privilegiata, danno ragione le stesse date di composizione: un primo momento, dal 1937 al 1939, teatralmente il più fertile e il più noto, e comprensivo di testi (La Casa; Mio fratello il ciliegio; Dentro di noi) poi raccolti nel 1939 come trilogia nel volume Gente di Carnia; un secondo dal 1939 al 1941, che vede comparire, già a ridosso del periodo di guerra, i tre lavori Incontro, Battaglione Allievi, Assurdo; un terzo, che nel dopoguerra si arricchisce di due altri lavori, Male di vivere rappresentato nel 1951, e Odore di terra del 1957; un quarto, infine, cifrato nel 1977 dalla prova isolata di Grado Zero, un ritorno di fiamma teatrale peraltro vagamente spaesato[…] I drammi della cosiddetta “trilogia carnica”, nascono dal bisogno «di aprire uno squarcio sulla vita paesana della Carnia, segnata prevalentemente dalla miseria, dalla necessità di sopravvivenza, dall’emigrazione […]. Con qualche richiamo al Verga verista, se non altro per la tendenza a contrapporre come inconciliabili la legge dominante della sopravvivenza da un lato, e quella della vita sentimentale e affettiva dall’altro, i tre testi non per nulla portano al centro della scena la famiglia: centro di amore e solidarietà per alcuni, luogo di sofferenze e di rinunce per altri»

Chiudiamo con un quadro complessivo di tutta la drammaturgia di Angeli: «La drammaturgia di Angeli evidenzia una intima coerenza, che ne lega con necessità le singole espressioni, al di là delle loro diversificate apparenze esteriori. Sostanzialmente, quel filo di segreta connessione è dato dalle intenzioni metaforiche che ispirano la scena e fanno sì che sempre, di qualsiasi tipo siano le situazioni, gli ambienti o i tipi umani rappresentati, essi servano da schermo per parlare d’altro e di qualcosa d’essenziale: come per il Cristo[Grado zero l’ultimo testo, il dramma di Gesù che ignora la sua natura di figlio di Dio e deve arrivare a scoprire da sé la verità sulla sua vocazione e sulla sua nascita; altri titoli: Battaglione allievi, Incontro, Assurdo,Male di vivere, Odore di terra], appunto, che vive in filigrana come allusione all’interrogativo, tutto umano, sul significato e sul fine dell’esistere. Una medesima concezione del vivere, il senso del dolore cioè che impronta il destino terreno dell’uomo, la ricerca sul perché di tale sofferenza, il dubbio – mai realmente sciolto – sulla vita come caso o come segreto disegno provvidenziale, costituiscono la piattaforma comune, su cui sono concepiti e impostati i personaggi e le loro vicende sceniche. Teatro di situazioni e di quadri più che di azione, esso si iscrive allora nell’area del simbolismo: le realtà portata in scena tende a svuotarsi di ogni oggettività autosufficiente e a rinviare, per la sua comprensione, a un piano universale, estraneo a concreti agganci di ambito storico o geografico. Ciò spiega intanto la linearità dell’itinerario drammaturgico di Angeli e la necessità dello sbocco, dopo gli esordi para-verghiani della trilogia, in prove sempre più astratte, rarefatte, attente ai riflessi interiori delle situazioni. Ma ciò spiega anche il carattere del presunto realismo della scena, anche là dove sembra più apertamente dispiegato, come soprattutto nei testi della trilogia e in parte in quelli del dopoguerra. In tutti, gli spunti ambientali, sociali o economici rimangono in realtà puri fondali d’arazzo e non determinano con necessità di leggi psicologiche, comportamenti, linguaggi. Estranea ad ogni intento folclorico, cronachistico, documentario, sociologico, la Carnia di Angeli, nel mentre dà testimonianza di un definito paesaggio umano della fame, si trasfigura quindi in metafora del male esistenziale, e della colpa che impedisce la gioia, la leggerezza e l’innocenza. Il male si concretizza nella figura della morte, che non a caso compare spesso come una epifania negativa, a metà dei vari testi, a ricordare il mistero o l’assurdo del vivere e a obbligare da sé una risposta […] il male rimane ed è “una forza metafisica”, interna al vivere. E soprattutto, i personaggi, lungi dal dividersi in positivi o negativi e dall’essere giudicati moralisticamente, hanno tutti una loro umana credibilità e si inseriscono in una comune esperienza esistenziale. In particolare, essi animano un teatro della parola, che trova la sua tecnica congeniale nel dialogo e il suo punto di arrivo nel contraddittorio, spesso posto alla fine, tra parti in contrasto di una comune discussione. Allora, le battute dei personaggi, che dapprima avevano fatto affiorare solo una parte della vita interiore rispetto a vaste zone di non detto, di rimosso o di represso, ospitano le voci diverse di una verità umana pienamente dispiegata […]. Non poteva che nascerne quella esperienza di scrittura: frammentaria, disorganica, screziata, eppure legata da una comune atmosfera, perché necessitata a ogni tappa dalla sincerità d’espressione e dal presupposto estetico che l’arte, assolutizzata, può e deve assolvere al solo compito di trasmissione della ricerca di senso. Non poteva che nascerne, anche, una drammaturgia “metafisica”, di problematica e difficile traducibilità scenica, oltre che di scomoda fruizione».

_Foto di Siro Angeli

Tolmezzo: sul Tribunale le uniche dimissioni in consiglio sono della Gallizia

La richiesta di convovazione del consiglio comunale urgente era stata firmata dai undici consiglieri presenti  in Comunità Montana il 9 settembre, nella riunione cui avevano partecipato numerosi Sindaci della Carnia che nell’occasione si sarebbero assunti l’impegno di coinvolgere i propri consigli comunali nella decisione delle azioni da intraprendere, fino anche ad arrivare alle possibili dimissioni. Ma non è andata così: il consiglio comunale ha respinto (con 11 voti contrari e 10 favorevoli, tra cui quelli di  Gallizia e Biscosi della maggioranza) la proposta di dimettersi e l’unica a farlo, (ma da assessore) è stata Cristiana Gallizia sostanzialmente rimproverando al  Sindaco e alla maggioranza di voler far passare come errore di dimenticanza la mancata firma e l’invio della lettera controfimata dai Sindaci presenti in Comunità  al Presidente del consiglio  Letta, ad Alfano, Cancellieri, Serracchiani, al Prefetto e Presidente della provincia. Verso la fine della discussione il consigliere Vicentini ha chiesto con una di radunare i capigruppo per uscire dall’empasse, ma il Sindaco lo ha fermato e voluto votare con il risultato riportato sopra. Alla fine della votazione  la minoranza è uscitia dal consiglio ha  deciso di convocare una conferenza stampa per sabato 28 alle 17 presso l’albergo Roma per spiegare le  ragioni della proposta e verificarese era possibile contattare ugualmente un gruppo di sindaci disponibili a dare un  segnale forte.

Sotto riportiamo la proposta di delirebazione della minoranza

CITTA’ DI TOLMEZZO

Provincia di Udine

Proposta di deliberazione del

Consiglio Comunale

SEDUTA DEL 25/09/2013

OGGETTO: SOPPRESSIONE DEL TRIBUNALE DI TOLMEZZO. ATTUAZIONE AZIONI DI PROTESTA  ASSUNTE DALL’ASSEMBLEA DEI SINDACI DELLA CARNIA NELLA RIUNIONE DEL 9 SETTEMBRE 2013.

 

L’anno Duemilatredici il giorno venticinque del mese di settembre alle ore 15:00 nella SEDE COMUNALE, in seguito a convocazione disposta con avviso e ordine del giorno recapitati ai singoli Consiglieri a norma di legge, si è riunito il Consiglio Comunale in sessione Ordinaria.

A trattazione, su richiesta di undici Consiglieri, dell’argomento in oggetto, in seduta Pubblica

Sono intervenuti:

 

 

 

 

 

IL CONSIGLIO COMUNALE

PRESO ATTO che, malgrado le pressanti richiesta di modifica del  DECRETO LEGISLATIVO 7 settembre 2012 , n. 155, Allegato A recante l’elenco dei Tribunali e delle Procure della Repubblica da sopprimere in attuazione della nuova organizzazione dei tribunali ordinari e degli uffici del pubblico ministero, a norma dell’articolo 1, comma 2, della legge 14 settembre 2011, n. 148, perché fosse mantenuto, in considerazione della specificità territoriale del bacino di utenza e dell’incidenza eccessiva sui costi dell’amministrazione della giustizia che sarebbero indotti dalla sua soppressione.

 

PRESO ATTO che il tribunale di Tolmezzo, e gli Uffici della Procura della Repubblica in data 16 settembre hanno cessato ogni funzione e sono stati trasferiti a Udine;

 

Considerato che la soppressione del tribunale di Tolmezzo viene a privare la città ed il territorio di un servizio importante come il governo della giustizia in un’area sensibile come quella montana ed in particolare per la vicinanza di due confini internazionali e la presenza di un carcere di massima sicurezza.

 

Osservato che a seguito della sopraddetta soppressione ci saranno risvolti economici, sociali e culturali che interesseranno il territorio montano, ciò anche in considerazione delle scelte politiche nazionali e regionali che in questi ultimi anni, hanno determinato l’allontanamento dal comune di Tolmezzo di uffici e aziende pubbliche, penalizzando i servizi forniti ai cittadini montani e determinando una rilevante emorragia di posti di lavoro qualificati.

 

Rilevato che la perdita del palazzo di giustizia creerà le condizioni per cui potranno essere trasferiti e/o ridimensionati ulteriori uffici o presenze istituzionali sul territorio con probabile soppressione anche della circoscrizione elettorale dell’Alto Friuli (Tribunale di Tolmezzo).

Sottolineato che è compito degli amministratori tutelare i cittadini ed il territorio, cercando di porre in essere tutte le strategie possibili per garantirne lo sviluppo.

 

Richiamato il documento approvato nella riunione dei sindaci effettuata  presso la Comunità Montana in data 9 settembre 2013.

 

Ricordato che in tale documento vengono ipotizzate le dimissioni dei consigli comunali come atto ultimo in caso di soppressione del tribunale.

 

Confermata la disponibilità dei membri di questo Consiglio, quale segno estremo di protesta e sollecitazione alla adozione di un provvedimento di revoca della operata soppressione, a rassegnare le proprie dimissioni,

 

Evidenziata l’urgenza che la situazione impone nel coinvolgimento dei sindaci e dei Consigli Comunali rientranti nell’ambito di competenza del Tribunale di Tolmezzo per la conseguente assunzione di tali estreme azioni,

 

 

Con voti ____________ favorevoli resi per alzata di mano,

 

DELIBERA

 

1)    di dare mandato al Sindaco perché si adoperi presso i Consigli Comunali della Carnia e della Valcanale e del Canal del Ferro, nelle persone dei rispettivi Sindaci per dare seguito all’azione politica di protesta congiunta sino a giungere alle summenzionate dimissioni.;

2)    di impegnare i Capigruppo consiliari o loro delegati nell’assistere e supportare il Sindaco negli adempimenti di cui al punto 1;

3)    di stabilire il termine del 10 ottobre prossimo venturo per dare termine all’operazione in parola ed efficacia alle preannunciate dimissioni.

 

 

 

 

Cercivento: la “Festa del Brutto Tempo” concluderà il volo “dal Friuli all’Olimpo”

Dopo 42 giorni, nove paesi sorvolati, 1600 chilometri, forse di più,. le ali dei deltaplani di Suan Selenati e Manuel Vezzi hanno toccato l’Olimpo, il monte degli dei. Alle loro spalle il primo decollo dal rifugio Tamai sul monte Zoncolan, in Friuli, i cieli d’Italia, Slovenia, Croazia, Bosnia, Montenegro, Albania, Macedonia, Bulgaria e Grecia, con atterraggi e nuovi decolli dalle superbe montagne dei Balcani, ed un mese e mezzo di fatiche, perché il tempo è stato inclemente, pioggia, vento forte, condizioni inammissibili per il volo libero, quello senza motore, con zero emissioni e la tutta la libertà del cielo.

Il progetto prevedeva di dirigersi alla meta volando il più possibile, atterrando in posti sconosciuti, tra gente che talvolta non ha mai visto un deltaplano. In difetto, procedere a piedi alla ricerca di nuovi decolli mentre un mezzo al seguito trasferiva i deltaplani insieme a provviste ed a tutto l’occorrente ai due piloti.

I primi giorni tra Slovenia e Croazia sembrano promettere bene. Poi il tempo muta in peggio ed i chilometri a piedi, anche 38 in un giorno, aumentano oltre ogni previsione a discapito di quelli in volo. Le vesciche hanno il sopravvento e Manuel e Suan entrano in Bosnia cavalcando un paio di biciclette che lasciano inalterato l’impegno atletico dell’impresa, concepita per il riconoscimento del volo in deltaplano e parapendio quale sport olimpico.

Le ferite della guerra sono ancora ben visibili nel paese martoriato ed i due campioni di deltaplano, ciclisti improvvisati, si muovono con difficoltà tra avanzi di campi minati senza certezza di trovare buoni punti di decollo, tanto meno buone condizioni atmosferiche.

E’ forse il momento più difficile. Dopo due notti trascorse all’addiaccio a quota 1900 metri in una postazione di cannoni abbandonata, trovano la forza di decollare da una cresta a strapiombo su fitti boschi. Sotto nessun atterraggio utile per un deltaplano, mentre il vento rende difficile salire in quota e dirigersi verso sud alla ricerca di posti migliori.

Ce la fanno e decidono di deviare dal percorso prestabilito, evitare la Serbia per dirigersi verso il sole ed il mare, lasciandosi alle spalle le montagne della Bosnia per l’Albania, poi il Montenegro, la Macedonia e nuove avventure ed infine l’ingresso in Grecia, il monte Olimpo che appare all’orizzonte, il sorvolo della casa degli dei e l’ultimo atterraggio in riva al mare.

Gli amici dell’associazione Volo Libero Carnia festeggeranno i protagonisti dell’impresa al campo volo Cercivento (Udine) i prossimi 5 e 6 ottobre in occasione della “Festa del Brutto Tempo”. Ogni riferimento alle condizioni meteo incontrate durante il sorvolo dei Balcani è puramente casuale:

l’appuntamento friulano esiste da una dozzina d’anni!

Friuli: innovazione, nuova area al Parco tecnologico, nasce una rete regionale

di Michela Zanutto.

Il Parco tecnologico Luigi Danieli tiene a battesimo la politica dell’innovazione del Friuli Venezia Giulia. A chiedere a gran voce un intervento è stata la presidente di Friuli Innovazione, Cristiana Compagno, ieri in occasione del taglio del nastro della nuova area nel complesso inserito nella Ziu. A rispondere, a distanza di pochi minuti, è il presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. «Dobbiamo tornare a pensare – ha detto – e creare una rete regionale che favorisca le relazioni tra consorzi e parchi scientifici, dando vita a un coordinamento e a una politica attiva in grado di invogliare le imprese a innovare». Insomma, un patto fra donne per il rilancio dell’economia regionale. Ieri in via Linussio c’era l’atmosfera dei grandi eventi. Perché si coronava un lavoro durato 500 giorni e costato circa 8 milioni di euro. Due nuovi edifici e un’intera ala. In tutto 3700 metri quadrati che portano così la superficie complessiva a 6400 metri quadrati, destinati a ospitare imprese innovative e laboratori di ricerca su un’area che complessivamente si estende per 80 mila metri quadrati. Ventotto le imprese già create dall’incubatore Techno seed e dieci i gruppi di lavoro impegnati su altrettante start up pronte a decollare. Ecco i numeri dell’economia che verrà. Per concretizzare idee e impegno però «serve una politica regionale capace di intersecarsi con la politica industriale – ha aggiunto Compagno –, una politica dell’innovazione integrata con quella dello sviluppo industriale». Ma in tempo di crisi economica non si può pensare d’agire in solitudine, è importante fare sistema. «Tra il 2007 e il 2013 il Friuli Venezia Giulia ha presentato 1932 progetti per l’accesso ai fondi europei. Troppi – ha sentenziato Serracchiani –. Questo significa sprecare energie preziose. Dobbiamo invece creare una rete fra i parchi tecnologici, le aree di ricerca e individuare processi congiunti per l’accesso ai finanziamenti. Serve un coordinamento delle relazioni, un progetto che stiamo già impostando. Durante questi primi mesi di presidenza ho visitato molte aziende e chi resiste bene alla crisi lo fa per due ordini di ragioni: ha una linea di esportazioni o ha innovato. E innovare non significa per forza impegnare capitali, a volte è sufficiente un nuovo software per la gestione dei clienti». In attesa della politica dell’innovazione, il Parco scientifico tecnologico può contare sull’azzeramento dell’Imu. A prometterlo è stato l’assessore comunale, Gabriele Giacomini: «Insieme al sindaco Honsell abbiamo preso l’impegno come Comune di azzerare l’imposta municipale unica per l’intera area di Friuli Innovazione, perché questa è una scuola d’impresa». Anche il presidente della Provincia, Pietro Fontanini, ha garantito appoggio aggiungendo «che il Friuli ha il diritto ad avere un piccolo centro di innovazione. Certo – ha aggiunto – Trieste è più avanti rispetto a noi perché ha pure un altro gettito di finanziamenti, ma quella udinese è una realtà da difendere». Infine, il presidente della Camera di commercio Giovanni Da Pozzo ha sottolineato l’intuizione del suo predecessore Adalberto Valduga, «che fu tra i promotori di questa realtà», mentre la vicepresidente di Confindustria Udine, Alessandra Sangoi, ha puntato l’attenzione sul mondo delle aziende e il presidente della Fondazione Crup, Lionello D’Agostini, ha elogiato «una sinergia con cultura, ricerca e imprenditoria pensata 15 anni fa e che ora mostra i suoi frutti migliori».

Tolmezzo: Zearo, dopo il tribunale e gli alpini basta chiusure altrimenti muore la Carnia

di Antonio Simeoli

La piazza e il centro del capoluogo della Carnia ieri mattina erano pieni di gente. Lunedì è giorno di mercato e Tolmezzo ha una peculiarità. Dda sempre: essere l’emporio della Carnia. Il cuore della Carnia. Che perde però pezzi. Uno dopo l’altro. Dall’ormai ex tribunale, infatti, anche ieri mattina i camion portavano via gli arredi. Direzione Udine; da una settimana la giustizia si amministra in pianura. E tra quattro, massimo sei mesi, toccherà allo storico Terzo Reggimento lasciare la Carnia, direzione Udine e Remanzacco. Il sindaco Dario Zearo è nel suo ufficio. Sommerso di carte. La botta presa dalla città è forte. Lui lo sa. Ma non si piange addosso. «Sul tribunale il dado è tratto, ma forse c’è una fiammella di speranza. L’articolo 75 della Costituzione parla chiaro: 5 Regioni possono chiedere il referendum per cambiare una legge. Lo diro venerdì alla presidente Serracchiani, quando la giunta regionale si riunirà a Tolmezzo. Se 5 Regioni che hanno perso i tribunali si coalizzano forse…» Sindaco, il trasloco è già cominciato da giorni… «Sì, ma a Chiavari hanno cambiato idea e stanno riportando tutti i mobili da Genova. Comunque lo so, ormai rischia di essere troppo tardi». Tolmezzo e la Carnia non si sono svegliati tardi? «No. Piuttosto credo che nella precedente legislatura a Roma avevamo una compagine parlamentare nutrita, ma che poco o nulla ha fatto per salvare il Tribunale». Si sente tradito da qualcuno? «Tradito no. Ma già nel 2010 andai dall’allora ministro Alfano a chieder garanzie su un tribunale già in bilico. L’onorevole Di Centa, di Paluzza, ha fatto un’interrogazione…il senatore Lenna, che ha lo studio a un passo dal municipio, qui non si è mai visto…». Avevate il presidente della Regione di Tolmezzo… «Certo, ma Tondo non ha mai avuto un occhio di riguardo per la sua città: temeva di essere accusato di partigianeria. Piuttosto il presidente Napolitano…». Dica. «La Costituzione all’articolo 44 parla chiaro: le aree montane devono essere tutelate. L’Alto Friuli ha due confini, Tolmezzo ha un carcere di massima sicurezza dal 1985, una servitù civile; 44 sindaci della Carnia avevano mandato una “supplica” al presidente Napolitano affinchè prendesse in esame il caso Tolmezzo: non ci ha mai risposto, salvo dichiarare, il 13 giugno, che sarebbe stato immorale rivedere il taglio dei tribunali». E ora? «Perderemo anche gli alpini, 300 uomini, più o meno 700 abitanti. Molti magari resteranno a vivere con la famiglia qui e faranno i pendolari, ma il colpo sarà enorme. E ci ritorveremo a gestire una caserma enorme, con anche un palazzo di pregio come il Linussio». Ha perso le speranze? «Sì. Lunedì incontrerò il sottosegretario Gioacchino Alfano (quando si tratta di tagli un cognome che pare una sentenza per la città ndr), il trasferimento si farà, perchè la caserma è inadeguata. Sarebbero serviti dieci milioni di euro qualche anno fa per adeguare la caserma e metterci al riparo dal trasloco, ma la Regione non aveva i fondi per intervenire». Esiste un “piano B”? «Sì, un centro del tessile a Palazzo Linussio, punteremo sulla cultura e sulle tradizioni, non ci faremo trovare impreparati. Il ministro della difesa ha già apprezzato il progetto». Sindaco, come pareranno il colpo Tolmezzo e la Carnia? «Intanto difendendo a spada tratta l’ospedale, la sanità e i servizi alla persona in generale. Il nostro ospedale è tra i più efficienti, ampie garanzie ci sono giunte dalla Regione. E la città continuerà a essere una diga allo spopolamento della Carnia. Le aziende della piana fortunatamente, nonostante la crisi, reggono. Tra Automotive, Cartiera Burgo e Pigna i posti di lavoro sono oltre mille, l’artigianato regge perchè molte ditte hanno innovato». Il Comune cosa può fare? «Quasi nulla. Il patto di stabilità non ci dà margini di manovra, gli investimenti per il prossimo triennio saranno zero. Quest’anno spenderemo solo i 700 mila euro della Protezione civile per la messa in sicurezza del territorio». Soluzioni? «Siamo “incartati”. Abbiamo 5 milioni a bilancio per opere pubbliche già appaltate, ma i lavori non possono partire perchè le ditte non si mettono all’opera sapendo della nostra impossibilità a pagare». Sindaco, da 18 anni la caserma Del Din è chiusa, adesso chiuderà la Cantore: assieme fanno un quarto di città. Il Tribunale vuoto è di proprietà comunale. Cosa ne farete? «La Del Din è ancora del demanio. Fosse stata riconvertita 15 anni fa, magari ora sarebbe sede di uffici, nonchè di Fiamme Gialle e carabinieri. Ora è un rudere da abbattere. Anche se ce la regalassero non avremmo i soldi per intervenire. Eppure ci farebbe comodo far cassa trasformando l’area in residenziale, affrontando uno dei problemi della città: la mancanza di alloggi. Per la Cantore il discorso è identico». E il Tribunale? «Peggio. Abbiamo speso 5 milioni per ristrutturarlo. Ora, per legge, dovrà restare a disposizione del Ministero per 5 anni. Ma, oltre alla sede del Giudice di Pace e all’ordine degli avvocati di Tolmezzo, che manterrà la sede fino a fine 2014, sarà vuoto. Con riscaldamento, pulizie e manutenzioni a carico del Comune: oltre 200 mila euro l’anno. Finora ce li ha coperti la Regione, grazie a una sorta di contributo “extra” da 300 mila euro l’anno. Speriamo che la giunta Serracchiani lo confermi». E la Regione si appresta ad aprire un palazzo a pochi metri costato 7 milioni di euro. «Pazzesco». Sindaco, come si salva Tolmezzo? «Con la volontà della gente, il successo degli eventi organizzati dalla Pro Loco fa ben sperare; rafforzando il ruolo di centro emporiale e di riferimento per il turismo della montagna. E restando aggrappati alle aziende e all’ospedale. L’ultima diga». Sindaco, il prossimo anno ci sono le amministrrative. «Mi ricandido. Di lavoro da fare ce n’è molto».

Cercivento: deltaplani carnici sull’Olimpo, Suan Selenati Manuele Vezzi ce l’hanno fatta

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di Gino Grillo.

«Caro presidente, la Grecia è conquistata, noi cominciamo a far festa e tu preparati!!!». Questo il messaggio inviato da Suan Selenati a Marzio, presidente del club di volo libero Nido delle fate cui è iscritto il deltaplanista campione del mondo che con l’amico Manuele Vezzi ha atterrato, poco prima delle 17 di ieri, sul monte Olimpo. Una sfida quella dei due deltaplanisti carnici (Suan è di Sutrio, Manuele di Verzegnis) iniziata 40 giorni or sono sullo Zoncolan. 40 giorni per attraversare in volo 8 Paesi balcanici e giungere nel regno degli dei greci. Certamente una bella esperienza per i due amanti del volo libero, non senza qualche preoccupazione, quando, durante l’impresa, hanno atterrato in prossimità di campi minati, rimasugli di quella terribile guerra di pochi decenni or sono. I due emuli di Dedalo speravano di effettuare il top landing (atterraggio sulla vetta) del monte Olimpo già venerdì, quando hanno preso il volo da 40 km dal traguardo. Meteo e vento li hanno però costretti a una ulteriore tappa, quella di ieri, che li ha visti partire da soli 15 km dal traguardo a una quota di 2 mila metri sul livello del mare. Un viaggio di 1.600 km per dare visibilità al deltaplano che si vorrebbe divenisse disciplina olimpica. L’intera avventura è documentata da mini-videocamere installate a bordo dei deltaplani e da una reporter che segue il viaggio da terra filmando paesaggi, popolazioni locali, incontri e aneddoti. Il materiale sarà raccolto in un film destinato ai festival cinematografici internazionali e alla distribuzione televisiva.

Ecco il post scritto sul profilo facebook da Suan Selenati per testimoniare l’evento:

Quando si raggiunge un obbiettivo la prima sensazione è di incredulità e disorientamento. Proprio come superare l’esame della vita, o forse (ma io non lo so) andare all’altare. Oggi il nostro sentimento è molto simile simile a questo, ma bisogna aggiungere il brivido delle aquile che ci seguono sotto alle nuvole, la forza espressa in metri al secondo che ti spingono verso l’alto e ti portano sull’Olimpo, il freddo e la sete che non contano niente rispetto a quello che si sta vedendo, la meta non è il risultato ma l’effetto di un procedimento di guerra e pace con noi stessi e con il cielo, sempre troppo alto e troppo bello. Abbiamo portato a termine il nostro viaggio, anche se il sogno non ha mai termine. Abbiamo visto più di quello che ci aspettavamo, abbiamo spinto più del previsto. Abbiamo sognato il giusto, e guadagnato il nostro. Grazie a tutti voi che siete stati parte di questa avventura, Grazie all’amicizia, che resiste anche ai momenti di rabbia e di sudore.

Grazie alla gente che abbiamo incontrato, non retoricamente buona. Grazie alla proporzionalità inversa tra velocità e pressione, che rende la nostra vita… volabile e onirica!