Archivio mensile:Febbraio 2012

Friuli: spunta anche la quarta pista sul “Mostro di Udine” e sui casi delle tredici donne uccise

 

di Anna Rosso

Sono ricordi un po’ sbiaditi a indicare agli inquirenti che hanno riaperto il caso del “mostro di Udine” la strada da seguire. Almeno per ora. E così si continua a indagare sugli assassinii di 13 donne, quasi tutte prostitute (c’era anche una maestra), avvenuti a Udine nell’arco di 18 anni, tra il 1971 e il 1989. Tutti questi delitti, finora, sono rimasti senza un colpevole. Una delle principali ipotesi investigative seguite, oggi come ieri, fa riferimento a un killer seriale o, comunque, a una stessa mano dietro ad almeno 4 omicidi, visto che altrettante vittime sono state trovate con il ventre squarciato da un oggetto affilato, forse un bisturi. Scenari tragici di cui dovrebbe occuparsi di nuovo stasera il programma tv Chi l’ha visto?. Ricordi di un agente. In questi giorni, a seguito degli spunti forniti da un poliziotto in pensione, è stata vagliata la posizione di un uomo che, negli anni 90, venne ritenuto responsabile di un omicidio. Ma al termine delle verifiche, da quanto si è potuto apprendere (le indagini sono in svolgimento) non sarebbero stati trovati riscontri utili. La testimone. Sono stati condotti accertamenti

continua a leggere l’articolo sul sito del Messaggero Veneto

Friuli: le perplessità sull’uso della scatola nera per le automobili

di MARCO FEDERELLA

L’articolo 32 del decreto legge 24 gennaio 2012, numero 1 denominato “Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività” meglio noto come decreto sulle liberalizzazioni, tratta il tema dell’ispezione del veicolo e della scatola nera. L’idea di base delle disposizioni è quella secondo cui sarebbe ipotizzabile per le compagnie praticare tariffe di favore per coloro i quali si rendessero disponibili a consentire un’ispezione del proprio veicolo anteriormente alla stipula della polizza. Il decreto non precisa i termini della questione e i parametri sulla base dei quali dovrebbero essere praticate le ipotizzate riduzioni tariffarie in seguito a una generica ispezione del veicolo. Successivamente è disciplinato il tema della scatola nera. Secondo quanto previsto dalla legge «nel caso in cui l’assicurato acconsenta all’installazione di meccanismi elettronici che registrano l’attività del veicolo, denominati scatola nera o equivalenti, i costi sono a carico delle compagnie che praticano inoltre una riduzione delle tariffe». Per scatola nera deve intendersi uno strumento elettronico ad alta tecnologia in grado di rilevare i movimenti del veicolo sul quale è installato e dunque dove lo stesso si dirige e, soprattutto, se rispetta il codice della strada. Inoltre dovrebbe essere in grado di rilevare le esatte dinamiche in caso di sinistro. Le tariffe Rc auto derivano da complesse elaborazioni attuariali effettuate su vaste campionature di veicoli assicurati. Ritenere pertanto che la tariffa possa essere influenzata in modo significativo dalla semplice installazione di una scatola nera lascia non poche perplessità. E inoltre un’ulteriore considerazione: la tariffa è praticata prima dell’installazione della scatola nera, le cui rilevazioni perverranno soltanto successivamente. Come si potrà anticiparne le rilevazioni per praticare una tariffa ipotizzata di favore? Quanti veicoli saranno dotati di scatola nera? E soprattutto: in che tempi? Quante sono le compagnie già oggi in grado di fornire il supporto all’assicurato che lo richiedesse? Chi si farà effettivamente carico dei costi della scatola nera e della sua installazione? Tutte domante che a oggi non hanno una univoca e precisa risposta.

Friuli: Renzo Tondo, i giovani e gli stili di vita consapevoli e corretti

Un messaggio rivolto ai giovani ad assumere stili di vita consapevoli e corretti e ad avere fiducia nel futuro, è stato rivolto agli studenti dell’ISIS Malignani di Udine dal presidente della Regione, Renzo Tondo, intervenuto al ‘talk show’ “Par un vivi franc / For a fair living” (Per un vivere leale), organizzato dall’Associazione Euretica e condotto da Daniele Damele. L’evento, nell’aula magna dell’istituto, si è articolato in una serie d’interventi di autorità, come il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontantini, personaggi del mondo sportivo, tra i quali il preparatore dell’Udinese Calcio, Claudio Bordon, e il calciatore Gianpiero Pinzi, e il vicepresidente regionale del CONI, Giuliano Gemo, del mondo della cultura, lo scrittore Pino Roveredo, e della sanità, rappresentato dal direttore Dipartimento di Oncologia medica del CRO di Aviano, Umberto Tirelli.
Personaggi, ogni giorno a contatto con gli effetti delle dipendenze, che hanno trasmesso ai giovani le esperienze personali e non solo professionali, e indicato il percorso che essi dovranno seguire per un corretto stile di vita.
Si è trattato di un ‘talk show’, al quale è intervenuto anche il presidente del comitato ‘Fair Play’ e di Euretica, Alessandro Grassi, introdotto dalla preside dell’Istituto Malignani, Ester Jannis, e concluso dall’arcivescovo di Udine, Andrea Bruno Mazzoccato.
Il presidente Tondo, rivolgendosi ai numerosi ragazzi presenti, ha voluto riportare l’esempio di due situazioni diametralmente opposte, delle quali è stato testimone e protagonista nella sua vita professionale. Due situazioni che sono esemplificative di comportamenti corretti, e da prevenire, dei giovani d’oggi.
Tondo ha ricordato che la notte di Natale, un gruppo di ragazzi di Verzegnis, in Carnia, dopo avere preso parte alla Santa Messa della mezzanotte, ha trascorso diverse ore nel suo ristorante, per festeggiare degustando in modo consapevole i vini del vigneto regionale, accompagnandoli con le pietanze della tradizione. E rincasando poi, perfettamente sobri, ancorché nel cuore della notte di Natale.
In un’altra occasione invece, gli è capitato di rientrare nel suo locale, e di trovare un gruppo di ragazzi che aveva esagerato con le bevande alcoliche. E di essere stato costretto a trattenere le chiavi dell’auto di uno dei giovani, chiamando i genitori dei ragazzi affinché li riportassero a casa sani e salvi.
Due esempi di stili di vita, uno corretto, l’altro sbagliato, che caratterizzano non solo la componente giovane della nostra società. Infatti, come ha poi affermato Pino Roveredo, ‘talk show’ come quello odierno dovrebbero essere rivolti anche agli adulti.
Secondo Tondo, infatti, nella vita quotidiana “può anche succedere di bere un bicchiere di più: ma tale comportamento deve rappresentare un fatto episodico, un’eccezione, non un’abitudine, che rischia invece di trasformarsi in dipendenza”.
E ha annunciato che entro l’anno la Regione organizzerà un convegno sulla lotta alle dipendenze, per affermare che il Friuli Venezia Giulia è capofila, e l’evento di oggi ne è un esempio, tra le realtà che propugnano l’educazione al bere consapevole, a una giusta alimentazione e a corretti stili di vita.
Il presidente ha compreso in tale riflessione la lotta all’uso di sostanze stupefacenti. Che, come ha ricordato rispondendo a una domanda del moderatore, accanto all’obiettivo prioritario di togliere numerosi giovani, e purtroppo a volte non solo giovani, dalla spirale perversa della droga, ottiene anche l’effetto di ridurre i costi della sanità.
Infine, il capo del governo regionale ha ricordato di essere rimasto molto colpito, in termini negativi, in occasione di una visita compiuta di recente alla città di Dublino, dove ha visto con i propri occhi giovani completamente ubriachi, e forse non solo, distesi lungo le strade all’addiaccio, in pieno inverno, in preda ai fumi dell’alcol e forse delle droghe.
L’impegno suo personale, della Regione, propugnato anche dagli ideatori della manifestazione odierna, è volto a fare in modo che ciò, nel Friuli Venezia Giulia, non possa mai accadere. Nemmeno in un futuro lontano.
Tondo si è infine soffermato, cogliendo lo spunto dalla prevenzione per la salute, sulla funzione essenziale svolta dalle associazioni di volontariato che sono motivate dal valore del dono.
Tra l’altro, come ha rilevato il presidente nel concludere, i donatori vengono sottoposti periodicamente a esami sul loro stato di salute. Ed è questa, come ha detto riferendosi alle donazioni di sangue e di midollo, un’occasione utile per fare prevenzione per una qualità della vita migliore.
In chiusura del ‘talk show’, l’arcivescovo Mazzoccato ha affermato che ogni giorno, al risveglio mattutino, pensa a che cosa può fare di buono per gli altri, ed è questo lo stile di vita che ha proposto oggi ai giovani, a conclusione di una mattinata di concreto approfondimento su tematiche scottanti della nostra società, assieme ai ragazzi, i cittadini del domani.

Carnia: poligono militare dell’Us Army a Sauris, preoccupazione nella zona del Bivera

di Gino Grillo dal sito del Messaggero Veneto

Torna la preoccupazione in Carnia e nel vicino Veneto, per la zona del Monte Bivera. Mentre attualmente la Regione sta vagliando l’ipotesi di regolamentare l’area, inserita per la ricchezza unica di specie di flora e di fauna che si trovano nella zona a confine fra i comuni di Forni di Sopra, Forni di Sotto, Sauris e Cadore, nel Sito di interesse comunitario, l’associazione ambientalista “Per altre strade” (Pas) di Forni di Sotto lancia l’allarme sul fatto che i militari starebbero ritornando alla carica per utilizzare stabilmente la zona con un poligono a disposizione dei battaglioni Nato. Nei giorni scorsi a Sauris (località più vicina alla zona d’accesso all’area) sono comparsi diversi manifesti di protesta per mobilitare gli abitanti della Carnia.

La zona del Bivera, che interessa pure i comuni di Prato Carnico, Ovaro, Socchieve, era già stata individuata dall’esercito italiano, negli anni Settanta, per la creazione di un poligono permanente. La protesta però era esplosa. Migliaia di persone, provenienti dalla Carnia e dal Cadore, nel 1979 con azioni di disturbo attivo delle attività di sparo militare (venivano accesi dei fuochi all’interno dell’area soggetta alle esercitazioni, impedendole di fatto), fecero desistere il ministero dall’operazione. Attualmente la zona viene però utilizzata dal nostro esercito quale poligono di tiro, con obici e cannoni, anche se non a carattere permanente, ma grazie a una convenzione con la Regione.

 

continua a leggere l’articolo sul sito del Messaggero Veneto

Friuli: archeologia friulana in rosa per la festa della donna

dal Gazzettino di oggi

L’archeologia si tinge di rosa. La Società friulana di archeologia, in occasione degli eventi che il ministero per i Beni e le attività culturali offre per la Festa della donna, ha organizzato una serie di incontri legati al mondo femminile in epoca antica e proposti da specialisti di vari ambiti. L’8 marzo nella torre di Porta Villalta a Udine, alle 16 si parla de “L’invenzione di Maria Maddalena”. Un approfondimento sarà anche dedicato a “Nobildonne o sacerdotesse? Studi e teorie sui ruoli ricoperti da alcune donne della prima età del Ferro in Friuli Venezia Giulia, Austria e Slovenia tra il VII e il V secolo a.C.”. Saranno presentati tre esempi di sepolture femminili già conosciuti e pubblicati per le loro peculiarità provenienti dalle necropoli di Misincinis-Paularo (Italia), di Frög (Austria) e di Sticna (Slovenia). Infine, si parlerà di “Iconografia e simbologia dei riti passaggio femminili raffigurati sui pinakes dell’antica Locri Epizefiri e delle donne romane attraverso i ritratti e i testi di alcune iscrizioni della X Regio. Nell’occasione si dà l’opportunità a dei giovani laureati di presentare la propria tesi, partecipando ad una selezione intitolata “Rispolvera la tua tesi”.

Friuli: contro i gol fantasma a Udine esiste già il “Gol line technology”

Si chiama “Gol line technology” il potenziale “antidoto” brevettato da Udinese Calcio e Cnr di Bari contro i gol fantasma che arroventano le polemiche del campionato di calcio. Il sistema di telecamere in grado di determinare con assoluta certezza se il pallone ha varcato o meno la linea di porta è già stato sperimentato allo stadio Friuli; i ricercatori dell’Istituto sui Sistemi intelligenti per l’Automazione hanno installato tre telecamere sulle tribune, due che guardano entrambi lati della linea della porta davanti alla curva Nord e una che la riprende alle spalle. La tecnologia delle telecamere rileva il pallone e lo segue fino a che ha superato la linea bianca. Ogni telecamera manda la sua immagine a un quarto automa, un computer in grado di “sintetizzare” le immagini in una unica e determinare, praticamente in tempo reale, se il pallone ha superato la linea di porta. A quel punto, grazie a un sistema con segnale audio o luminoso, indica al direttore di gara il gol valido o meno. Un po’ come avviene con le vibrazioni degli attuali braccialetti già in dotazione agli arbitri per consultarsi con quarto uomo e assistente. Il tutto ovviamente in “real time”. Le telecamere adottate a Udine sono altamente tecnologiche, con risoluzione a un centimetro, ad alta velocità, in grado di scattare 280 immagini al secondo e riprendere un pallone in movimento a circa 120 chilometri all’ora. Il sistema ha già attirato l’attenzione della Fifa che a novembre ha inviato a Udine un gruppo di delegati per effettuare i primi test, con un sistema di “cannoni” per sparare la palla. L’esito sembra essere stato soddisfacente. La svolta può arrivare il 3 marzo, quando l’International Board della Fifa si esprimerà sugli esperimenti condotti fra novembre e dicembre sull’uso della tecnologia e stabilirà se avviare la seconda fase di test, fra marzo e giugno. Nel corso degli ultimi tre anni la stessa tecnologia è stata sperimentata al Friuli anche per il fuorigioco e per il monitoraggio dell’area di rigore.

Nati nel giorno che non c’è a Udine in 47 il 29 febbraio

di Maurizio Cescon

Nati nel giorno… che non c’è. Mercoledì, sul calendario torna il 29 febbraio, giornata “aggiuntiva” negli anni bisestili e finalmente per qualcuno sarà festa di compleanno vera, senza anticipi o posticipi, che sanno tanto di calcio di serie A, ma non certo di torta e brindisi con lo spumante. Ma quanti sono gli udinesi che attendono il 29 come nessun altro? Davvero una rarità, secondo i dati forniti dagli uffici statistica e demografia del Comune: appena 47 residenti, su oltre 100 mila, sono infatti nati nel giorno in più di febbraio. Leggera prevalenza delle femmine: 25, contro i 22 maschi. La decana è una donna, che si appresta a spegnere le sue 22 candeline “effettive”, corrispondenti alla bellezza di 88 primavere, essendo della classe 1924. Nel 1928 sono nati invece 2 uomini, che raggiungono gli 84. L’anno più prolifico, almeno per quanto riguarda quelli del 29 febbraio, a Udine è stato il 1956, con ben 5 rappresentanti, 3 femmine e 2 maschi. Seguono il 1960, il 1968 e il 1996

 

continua a leggere sul sito del Messaggero Veneto

Friuli: prove tecniche di federazione tra UniUD e UniTS

dal Piccolo di oggi

Una federazione tra le due università della regione per tagliare le spese, razionalizzare gli spazi e far fronte al ridimensionamento numerico di docenti e ricercatori, oltre che di fondi, perché la politica sia a livello di Stato che di Regione non crede e non investe a sufficienza sull’alta formazione. La stanno allora progettando i due rettori, Francesco Peroni di Trieste e Cristiana Compagno di Udine e l’hanno svelata nel corso del dibattito che si è svolto nella redazione udinese del Messaggero Veneto, sollecitati dalle domande dei direttori del Piccolo e del Messaggero: Paolo Possamai e Andrea Filippi, proprio alla vigilia delle cerimonie d’inaugurazione dell’anno accademico che si svolgono domani. Le due università dovranno diventare complementari a partire da scuole di dottorato interateneo che verranno ora proposte e sul territorio la federazione universitaria avrà un modello policentrico. Per fare un esempio ipotetico: se Pordenone sarà la provincia economicamente trainante, l’unica facoltà (ma non si chiamerà più così) di Economia in Friuli Venezia Giulia, sarà attiva a Pordenone.

Questa una “fotografia” del dibattito, a partire dall’illustrazione dei punti di forza, ma soprattutto delle criticità attuali.

Peroni I nostri studenti dal 2006 sono stabili sopra i 20mila, ma l’organico docente ha subito un drastico calo: erano 941 sei anni fa e oggi sono circa 700 con un crollo del 30%, caso unico in Italia. Il Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) è sceso da 107 a 96 milioni nel 2011, i corsi di studio da 100 sono divenuti 70 e i dipartimenti da 41 a 11. Però cresce il nostro portafoglio brevetti: da poche decine a oltre 100 e gli spin-off, una quindicina, sono raddoppiati. Sono in aumento anche la mobilità internazionale, gli iscritti stranieri e siamo in posizione eccellente nei vari ranking.

Compagno Noi siamo più giovani essendo nati nel 1978, abbiamo avuto meno pensionamenti tra i docenti, abbiamo 16.500 studenti, 10 facoltà e 14 dipartimenti. Il 57,3% dei nostri laureati trova un’occupazione entro un anno, mentre la media nazionale è del 48,7%: ci conforta il fatto che il mercato del lavoro riconosce e seleziona le provenienze universitarie. Abbiamo anticipato il progetto di spending review: dal 2008 la nostra spesa è stata ridotta del 12% e da un disavanzo di 10 milioni nel bilancio siamo passati a un avanzo. Del fondo di finanziamento ordinario abbiamo perso 3 milioni, in realtà ce ne spetterebbero 10 in più.

Peroni Trieste ha ottime performance, ma quando un docente esce dall’organico per pensionamento anche le risorse vengono trattenute. Siamo poi di fronte al blocco totale delle assunzioni.

Compagno A Udine siamo condannati all’impossibilità di rimpiazzare i pensionamenti. Sarebbe invece importante dare libertà di azione strategica alle università.

Peroni Vi sono 30 ricercatori che hanno vinto il concorso per essere assunti a tempo indeterminato, ma non sono assumibili. Ciò oltre a mettere in difficoltà l’ateneo crea anche una lacerazione generazionale con emarginazione di chi è meno assistito.

Compagno E favorisce la fuga dei cervelli e limita la capacità attrattiva dei nostri atenei. Il Ffo pesa su ogni italiano nella misura di 106 euro, quindi ben meno del canone Rai e in questo modo siamo alla cosiddetta efficienza X. Più sotto c’è l’impoverimento. Abbiamo dovuto ridurre l’offerta formativa del 19%. I nostri due atenei sono di conseguenza obbligati a creare una federazione per fare massa critica.

Peroni La vera sfida è ora far diventare l’alta formazione più importante nelle strategie e nei bilanci di Stato e Regione.

Arta Terme: “Il canto popolare di tradizione orale è vivo”, due appuntamenti il 03/03 e 10/03/2012

 

“Il canto popolare di tradizione orale è vivo” un Convegno di Cori e gruppi spontanei di cantori ad Arta Terme

“Quali prospettive di sopravivenza per il canto di tradizione orale?” È la domanda trapelata all’interno del Coro G. Peresson di Arta Terme, che lo ha spinto ad attivarsi in un’analisi specifica – peraltro consona alle proprie peculiarità operative – alla ricerca di risposte. Da qui è nata l’idea di organizzare un convegno di Cori e di gruppi spontanei di cantori, testimoni della cultura popolare che essi rappresentano, con il titolo “Il canto popolare di tradizione orale: dall’informatore alla proposta corale”. Tutto ciò, con il contributo della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – Assessorato alla Cultura, Sport, Relazioni Internazionali e Comunitarie e il patrocionio del Comune di Arta Terme. Si tratta di una operazione congiunta e dimostrativa possibile, in quanto la tradizione orale è di tale duttilità che il processo di trasmissione avviene sempre in maniera libera e obbedisce per lo più a fattori contingenti, comunque non controllabili dalla volontà di chi canta. Si tratta piuttosto di stati di emotività legati a determinati momenti o luoghi che costituiscono la motivazione e l’occasione, non solo dei canti ma anche della gestualità ad essi legata. Ad esempio, i temi più noti dei canti popolari di tradizione orale (amore, religione, dolore, emigrazione, destino, ecc.) sono comuni in aree limitrofe e culturalmente omogenee, soprattutto nei paesi della Carnia e vengono poi sviluppati di volta in volta dai cantori, che, a seconda dell’occasione, aggiungono o tolgono, creando a loro volta testi nuovi e originali, non per quanto riguarda il tema, ma per la situazione rituale del momento. Il canto popolare dunque, è la rappresentazione di un mondo interiore che si esplica emotivamente soprattutto nel giorno di una determinata festività religiosa o nell’occasione di una festa paesana; la gestualità che lo accompagna e che ne deriva, è quindi l’espressione esteriore di un mondo magico, che si esplica con tensione drammatica nel rituale legato ad un tempo e ad un luogo specifico. Fatte queste considerazioni, il Coro Peresson si è posto come primo obiettivo quello di individuare e far conoscere al pubblico realtà corali che hanno saputo coltivare la tradizione e la ripropongono attraverso linee melodiche arcaiche che, prima di ogni altra cosa, sono il prodotto della rielaborazione costante di un rituale canoro. La prima manifestazione è fissata per le ore 20,45 di sabato 3 marzo 2012 ad Arta Terme, nel salone delle feste dell’albergo Savoia. Oltre al Coro Peresson, parteciperanno il Coro Zahre di Sauris e il Gruppo folkloristico e corale Lou Tintamaro di Cogne. Il complesso valdostano, formatosi nell’autunno del 1957, continua a trasmettere fedelmente il messaggio culturale antico ed originale dei cogneins, con i balli, i canti, i suoni ed i colori. Il Coro Zahre, giunto alla soglia dei 38 anni di attività, è legato alla propria cultura particolare di origine tedesca e si prodiga a coltivare il patrimonio musicale tramandato oralmente, non disgiunto da quello letterario di matrice locale. Il Coro Peresson, fondato nel 1964, oltre al valore culturale dell’opera di raccolta delle fonti del canto tradizionale, ha operato e opera anche sul piano filologico e glottologico, con l’obiettivo di fissare e tramandare ai posteri un universo di suoni, abitudini di vita, sentimenti, feste, antichi mestieri, costumi tradizionali, altrimenti votato all’irreversibile decadenza e alla scomparsa. Queste testimonianze viventi e sopravissute nel tempo, diventano soggetti capaci di trasferire il testimone vivo delle culture che rappresentano alle generazioni più giovani. E questo – si dice nel Peresson – è fondamentale per la sopravvivenza del canto di tradizione orale. Inoltre, le linee melodiche antiche, di tradizione orale, oggi vengono spesso tenute in considerazione da compositori di buon livello che, prendendo il materiale in questione, dopo una lunga ricerca nella tradizione popolare, lo elaborano trasformandolo in una vera e propria opera polifonica, fissandolo così nel tempo e nello spazio, salvaguardando conseguentemente un patrimonio di inestimabile valore. Cantare questi repertori significa mantenerli vivi, in contatto con le radici culturali che li legano al territorio. È per questo che il progetto “Il canto popolare di tradizione orale: dall’informatore alla proposta corale”, troverà il suo epilogo in una seconda serata, alle ore 20,45 e sempre nel salone delle feste dell’albergo Savoia, sabato 10 marzo 2012. Con il coro Peresson si esibiranno gruppi spontanei di cantori, appositamente convocati per un immediato confronto tra la proposta della melodia tradizionale e l’elaborazione in forma corale della melodia stessa. Al convegno parteciperanno: la “Cantoria parrocchiale di Illegio”, i  “Giovins cjanterins di Cleulas”, i ragazzi del gruppo “Mi plâs fâ une cjantade” assieme a “Las Radîs” di Piano d’Arta, l’Onoranda Compagnia dei Cantori della Pieve di S. Martino” di Cercivento. Attraverso il pensiero musicale e il linguaggio della parola cantata, espresso nei diversi modi, nel progetto del Peresson saranno coinvolti cantori appartenenti a tre generazioni, a partire dai bambini che frequentano la Scuola Primaria. Un evento significativo, stimolante, che incuriosisce per l’originalità delle proposte e conferisce al Coro di Piano d’Arta, a buon diritto, il titolo di Testimone, a significare la capacità di testimoniare la cultura che ha ereditato nel corso dei suoi 48 anni di attività e di trasmetterla alle nuove generazioni, aggiornata secondo criteri di dinamicità, modernità e innovazione. Una realtà viva, che dà una seconda risposta in positivo alla domanda iniziale.