Archivio mensile:Gennaio 2014

Ligosullo: difficile presentare una lista, si rischia il commissario

di Gino Grillo

Ipotesi commissario: questo il pericolo per il più piccolo, in termini numerici di abitanti, Comune della nostra regione. Distaccatosi da Paluzza nel 1839, a inizio ’900 Ligosullo registrava 568 residenti, ora sono 142. In primavera gli aventi diritto al voto fra gli attuali 69 maschie e 64 femmine residenti, dovranno esprimere il loro primo cittadino. La tornata elettorale precedente ha visto contrapporsi l’attuale sindaco Giorgio Morocutti e Adriano Zanier. Mentre Morocutti tenta con difficoltà di riproporre una sua candidatura, l’opposizione pare essersi disgregata e non interessata al voto. «Purtroppo nei piccoli centri – ammette Morocutti – manca gente, e quella poca che c’è pare non interessata a candidarsi». Il sindaco non nasconde i suoi tentativi di proporre una lista, ma non riesce a chiudere il cerchio. L’ultimo tassello perso è l’assessore Maurizio Craighero Mecchia. trasferitosi a Roma per lavoro. Sul lato opposto Debora Cortese, che siede nei banchi della minoranza e che alcuni vedevano di buon occhio quale candidata alla carica di sindaco, ammette il suo distacco dalla vita politica del piccolo paese. E senza almeno una lista, o se non voterà almeno la metà degli aventi diritto si arriverà al commissario.

Roma: ecco perché non si voterà per il Tribunale di Tolmezzo

Il referendum abrogativo della riforma della geografia giudiziaria, chiesto da nove Consigli regionali, tra i quali quello del Friuli-V.G. a difesa del soppresso Tribunale di Tolmezzo, è inammissibile perché l’eventuale eliminazione integrale di una legge «costituzionalmente necessaria», senza la contestuale sostituzione con una diversa legge, provocherebbe un vuoto normativo «non colmabile». È uno dei motivi per cui la Consulta ha dichiarato inammissibile, il 15 gennaio, la proposta delle Regioni di indire un referendum contro il taglio dei tribunali previsto dalla riforma.

Secondo la Consulta, l’abrogazione della riforma della geografia giudiziaria – chiesta da Abruzzo, Piemonte, Marche, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Campania, Liguria, Basilicata e Calabria – «priverebbe totalmente l’ordinamento dell’assetto organizzativo indispensabile all’esercizio di una funzione fondamentale dello Stato, qual è quella giurisdizionale», con «irrimediabile lesione del diritto fondamentale di agire e di difendersi in giudizio». Leggi costituzionalmente necessarie come questa, afferma la Corte, possono essere «modificate o sostituite con altra disciplina, ma non possono essere puramente e semplicemente abrogate» con un referendum, perché ciò «determinerebbe un vuoto normativo, non colmabile in via interpretativa, che provocherebbe la paralisi dell’indefettibile funzione giurisdizionale». Né sarebbe possibile, come sostenuto dalle Regioni, la «reviviscenza della legislazione precedente». La richiesta di referendum è inoltre inammissibile, scrive la Corte costituzionale, per la disomogeneità del quesito proposto, che rischierebbe di mettere in difficoltà l’elettore chiamato ad esprimersi: «in definitiva – si legge nella sentenza – poiché la riforma è sottoposta all’abrogazione popolare come un aggregato indivisibile, l’elettore si troverebbe a dover esprimere un voto bloccato su una pluralità di atti e di disposizioni diverse, con conseguente compressione della propria libertà di scelta». Il quesito referendario non presenta invece profili di inammissibilità, secondo la Consulta, in riferimento al limite delle leggi di Bilancio, questione che era stata sollevata dall’Avvocatura dello Stato per conto della Presidenza del Consiglio.

Tolmezzo: sulla questione polveriera di Illegio Rainis risponde a Zearo

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di Adriano Rainis.

Dopo aver letto l’articolo del MV inerente al mancato acquisto da parte di un privato di parte della polveriera di Illegio, debbo dire di essere rimasto sconcertato dalle dichiarazioni del sindaco Zearo e del Vice sindaco Riolino. Se questo è l’inizio di una campagna elettorale, debbo dire che, io che non vi parteciperò direttamente, non posso essere che contrariato dalle dichiarazioni dei due amministratori tolmezzini e dai loro toni di malcelato rancore verso coloro che ipotizzano colpevoli e segnatamente “qualche consigliere comunale”. 

Come si fa a dire che qualche consigliere comunale si sia messo di traverso quando il PAC della zona omogenea D2 del PRGC di Illegio è passato con l’astensione della minoranza che ha specificato durante i consigli del 30 aprile 2013 e del 31 luglio 3013 i suoi dubbi esplicando così le sue prerogative di controllo amministrativo sugli atti comunali e specificatamente per l’attribuzione solo parziale all’uso di magazzino di fuochi d’artificio della ex polveriera, mantenendo due siti artigianali all’interno della stessa struttura.

Da non dimenticare inoltre che durante l’ultimo consiglio comunale, si è votato all’unanimità che, i proventi ipotizzati dalla vendita della polveriera,fossero usati, in parte, per un intervento specifico su di una strada della frazione di Illegio, come richiesto richiesto dalla minoranza e condiviso da tutti.

Difficile immaginare che una qualsiasi entrata  che finisca in bilancio non sia soggetta al patto di stabilità non  essendo destinata ad  intervento sovra comunale.

Non riesco a capire quali siano i danni al bilancio comunale stesso se il PAC di quella zona è stato assunto, come spesa, dal”mancato ” compratore.

Il dispiacere di un mancato introito che poteva essere usato come richiesto dalla Consulta frazionale e dal consiglio comunale, non deve dar vita ad inutili e tendenziose ricerche di colpevoli, ma forse e più giustamente, un’analisi se si sia percorsa la giusta strada per facilitare l’acquisto di questo manufatto.

Tarvisio: autoaccusa dei cacciatori «I bracconieri sono tra noi»

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di Giancarlo Martina

«Non ci sono se e ma, i nostri avversari non sono i contrari alla caccia, con i quali il confronto deve avvenire senza alcun timore sul piano scientifico ed etico, e nemmeno coloro che praticano modalità di prelievo diverse da quelle maggioritarie del distretto e cioè la caccia di selezione, ma sono soltanto coloro che tra di noi non rispettano le regole stabilite e le modalità del convivere civile». Va giù duro il presidente Valerio Pituelli nel fare il bilancio dell’attività del Distretto venatorio numero 1 del Tarvisiano, nei confronti dei soci che con i loro comportamenti da bracconieri deturpano l’immagine della categoria a pro degli anticaccia. Passando ai numeri, nel Distretto sono oltre 12 mila i capi di selvaggina prelevati dai cacciatori in 13 annate (dal 2000 al 2012) nell’ambito appunto del Distretto venatorio del Tarvisiano. Un compendio di 70 mila ettari che si espande anche in Carnia e comprende i territori dei comuni di Bordano, Chiusaforte, Dogna, Ligosullo, Lusevera, Moggio Udinese, Monteaperta, Paularo, Pontebba, Resia, Resiutta, Taipana, Tarvisio e Venzone con le rispettive riserve e le aziende faunistico venatorie del Picco di Mezzodì, Brezje, Malghe del Montasio e Pramollo. L’amministrazione del patrimonio della selvaggina è affidata alla gestione delle riserve in cui operano 700 soci cacciatori. «È un patrimonio che impone una gestione attenta alle dinamiche della fauna – spiega il presidente Pituelli che ha provveduto a diffondere l’opuscolo informativo riguardo all’attività dell’ultimo decennio – e la conoscenza del numero degli abbattimenti anno per anno per i soci sarà elemento utile di conoscenza; per gli altri la dimostrazione che il mondo venatorio offre un contributo di trasparenza in nome del confronto con ogni componente del tessuto sociale». «I numeri però – aggiunge Pituelli – non evidenziano un particolare importante, che il prelievo della selvaggina è di gran lunga inferiore a quello che sarebbe consentito a ogni riserva, nel rispetto del prelevamento del solo “interesse” senza intaccare il “capitale”. Comunque, la Rassegna di gestione non è un motivo di esaltazione, ma momento significativo per spiegare la nostra attività, le normative, gli obblighi e anche il lavoro a favore della fauna e dell’ambiente». Per meglio perseguire gli obiettivi di una corretta gestione della fauna – conclude Valerio Pituelli – «siamo aperti anche alle esperienze altrui e per questo abbiamo avviato contatti operativi e di amicizia con le organizzazioni venatorie delle vicine regioni della Carinzia e della Slovenia».

Alto Friuli: ladri di rame ancora in azione

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(a.r. dal mv di oggi)

Ladri di rame ancora in azione, ed è l’ennesimo colpo, in Friuli. Nella tarda mattinata di ieri i carabinieri hanno scoperto un considerevole ammanco di “oro rosso” nel capannone di un’azienda non più attiva che si trova nella zona industriale Carnia, in Comune di Venzone. A quanto pare i malviventi si sono portati via una tettoia in rame di circa quaranta metri quadrati, oltre a vari tubi. Il danno – ma si tratta solo di una stima preliminare – si aggira intorno ai ventimila euro. Sull’episodio ora stanno indagando i militari della Compagnia di Tolmezzo, guidata dal capitano Stefano Bortone. Gli investigatori non escludono che dietro a quanto è accaduto a Venzone possa esserci la stessa mano che ha messo a segno il furto nel cimitero di Avasinis solo l’altro giorno. I carabinieri della stazione di Venzone hanno effettuato un accurato sopralluogo non solo all’interno del capannone “visitato” dalla banda, ma anche in tutta l’area circostante. Ciò, naturalmente, nella speranza di poter individuare elementi utili all’identificazione dei responsabili. Come detto, si lavora anche sulla possibilità che la stessa “batteria” di ladri abbia colpito in serie. Ad Avasinis i malviventi hanno agito indisturbati favoriti dalla posizione isolata del cimitero e dal fatto che il portone non era chiuso. Alla fine hanno preso il rivestimento di rame della tettoia d’ingresso e di alcune tombe di famiglia. Il furto è stato scoperto lunedì da alcuni residenti che hanno immediatamente avvisato i carabinieri di Osoppo.

Tolmezzo: da Elio Da Pozzo ai fratelli Ermano, ecco come saranno intitolate le strutture comunali

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di Tanja Ariis.

Per sette impianti sportivi di proprietà comunale si svolgerà a giorni in sala consiliare la cerimonia di intitolazione a figure cittadine particolarmente meritorie. L’assessore allo sport Francesco Martini, coadiuvato dai funzionari del suo ufficio, sta definendo gli ultimi dettagli. Lo stadio cittadino di calcio sarà intitolato ai fratelli Enrico(1911-1941) e Gio Batta Luigino Ermano (1915-1941), che ebbero il merito di tener viva la squadra dell’allora “Pro Tolmezzo” fino all’inizio della seconda guerra mondiale. Il campo sportivo di Terzo sarà dedicato a Luigi Iosio (1905-1987): militò nella Triestina, a Terzo allenò varie squadre e fu uno degli allenatori più titolati del campionato carnico. Il campo sportivo di Illegio porterà il nome di Antonio Iob (1946-2011): presidente della Polisportiva per più di 30 anni, si prodigò molto per realizzare l’impianto, inaugurato nel 1991. Il campo di atletica sarà intitolato a Ivo D’Orlando (1938-1991), distintosi come dirigente della federazione di atletica leggera, organizzatore di manifestazioni di alto livello e, soprattutto, attento allenatore di tanti giovani. Al cavaliere Elio Da Pozzo (1908-1981), figura di spicco nell’imprenditoria carnica, sarà intitolato l’impianto per la pratica del tennis: fu fondatore e primo presidente del Tennis club Tolmezzo. Il poligono di tiro porterà il nome del cavaliere Domenico Bellina (1910-1990): fu presidente della sezione del Tiro a segno nazionale di Tolmezzo, campione italiano nella specialità del fucile d’avancarica dei 300 metri e uno dei padri del tiro a segno moderno di fucile. Costituì e allenò la squadra della brigata alpina Julia e contribuì alla realizzazione del poligono di tiro. Il bocciodromo sarà intitolato a Egisto Tassotti (1928-1985), vicepresidente dell’associazione cittadina, su un terreno del Comune eseguì tutti i lavori di bonifica fino alla completa realizzazione del bocciodromo. Intanto, anticipa Martini, si sta anche studiando dove collocare la segnaletica stradale per indicare a chi proviene da fuori Carnia gli impianti sportivi cittadini. I cartelli saranno due: uno collocato a sud della città, prima del poligono di tiro, per indicare le strutture del polo sportivo maggiore (con poligono di tiro, pista di guida sicura, palazzetto dello sport, skate park, pista di atletica, stadio di calcio, bocciodromo, piscina) e uno all’altezza del cimitero per il polo sportivo di via Janesi(con palestra di judo, campetto di calcio a 5, Palatennis, Tiro con l’arco).

Alto Friuli: creato un gruppo di lavoro per l’utilizzo delle ciclabili in Carnia

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Incontro promosso dalla Comunità montana della Carnia e l’As Carnia Bike (invitati le amministrazioni comunali, gli alberghi diffusi, il consorzio Carnia Welcome, Ascom, Promotur e le Pro Loco della Carnia) per avviare un confronto attivo tra diversi interlocutori sulle possibilità legate all’utilizzo della bicicletta come strumento per lo sviluppo del territorio in chiave turistica, prevedendo un futuro coinvolgimento anche dell’Agenzia Turismo Fvg. «A questo proposito – afferma il commissario straordinario della Comunità Montana, Lino Not – riveste particolare rilevanza il completamento della rete ciclabile prevista entro il corrente anno (in parte già per la prossima estate) e la valorizzazione dei tracciati per mountain bike». «Ulteriore sviluppo ai percorsi in fase di attuazione – prosegue Not – saranno possibili attraverso le risorse derivanti dalla prossima programmazione europea». In tale sede è stata sottolineata l’importanza – in termini di promozione della Carnia come meta per gli appassionati della bicicletta – rivestita dal Giro d’Italia, evento che anche quest’anno toccherà il comprensorio, ma anche da manifestazioni ciclistiche come la Carnia Classic e il Trofeo Carnia Mtb che, benché organizzate a livello locale, hanno un forte richiamo a livello internazionale. «La riuscita di questi eventi – sottolinea Not – è però strettamente legata alla condivisione degli obiettivi e alla collaborazione di tutti i soggetti territoriali che a vario titolo sono coinvolti nell’organizzazione, nella realizzazione e nella promozione degli eventi stessi». Al fine di garantire il fattivo confronto tra tutti questi soggetti, sia per l’organizzazione di manifestazioni ciclistiche che nell’ottica di una più ampia progettualità volta a potenziare l’offerta di percorsi e servizi qualificati a chi soggiorna sul territorio e lo vuole scoprire spostandosi in bicicletta, si è costituito un gruppo di lavoro.

Carnia: i 101 anni di Romano Marchetti

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di Ermes Dorigo.

“Une côce in miéč al prât/ une côce iò ai cjatât”: così cantilenando, arrivava coi suoi occhietti furbi il pittore Arturo Cussigh e si sedeva, al Roma, accanto a Romano e a me vicino al fogolâr, balcone sopraelevato, da dove si dominava la sala affollata di avventori, seduti o in piedi sulle verdi piastrelle abrase attorno al bancone, appartati dal romorìo a folate dell’ambiente fumigante; di tempo in tempo passava Gianni Cosetti, assorto o ruspio o amabile conversatore, ad attizzare il fuoco ed una sontuosa fiamma, che dalla primavera all’autunno era sostituita dalle traboccanti e sgargianti composizioni floreali della sorella Liliana. Era divenuto un appuntamento rituale: l’ironia di Cussigh e la passione indignata di Romano che, traendo dalla tasca un foglio dopo l’altro, dimostrava con grafici, ragionamenti, schizzi il tradimento nei confronti della Carnia dei politici locali, succubi del latrocinio udinese. Credo che il nostro primo incontro a tu per tu sia avvenuto dopo il terremoto del 1976 proprio sull’entrata del Roma e che egli si sia rivolto a me con un rimbrotto, per aver io definito eccessivo, in uno dei tanti incontri culturali, cui partecipavamo entrambi, il suo anti-udinesismo: “Puoi pure dissentire, ma devi rispettare anche le opinioni che non condividi!”, mi disse con sguardo fermo, poi quasi volò via lungo il marciapiede con l’impermeabile svolazzante che pareva il tenente Colombo, pensai; similitudine appropriata, mi resi conto in seguito, in quanto anche lui sommesso e modesto, antiretorico, dissimulatore delle proprie grandi qualità di intelligenza critica e investigativa: documenti, leggi, fatti, prove a smascherare i falsi alibi dei politicanti. In seguito, da diverse occasionali conversazioni, seppi che era nato il 26 gennaio 1913 a Tolmezzo, da Rachele Diana di Maiaso (compresi così il motivo del suo profondo legame con questo paese e con la Cooperativa di Lavoro di Enemonzo, che aveva contribuito a fondare) e dal direttore didattico Sardo Marchetti, quello stesso, me la mostrò qualche anno dopo, che aveva steso nel 1907 la sua relazione su Benito Mussolini, maestro a Tolmezzo, ripresa con grande evidenza da Claudio Magris sul Corriere della sera del 27 febbraio 1993: “Il Sig. Benito Mussolini non fu un maestro senza una naturale disposizione all’arte educativa, ma senza metodo, mancante di quei mezzi e abilità che sono istromenti indispensabili all’educatore, senza la chiara visione di quanto deve impartire nella scuola, disorganico nel procedimento; il sig. Benito Mussolini (pur riconoscendogli il suo lavoro) ha ottenuto frutti scarsi. Avrebbe potuto raggiungere un profitto molto migliore se avesse dato alla scuola buona parte delle sue non comuni risorse intellettuali”. Appresi, inoltre, che era agronomo, laureato a Firenze e con una specializzazione in Agricoltura tropicale; ma soprattutto ch’era stato un combattente nella lotta di Liberazione dalla dominazione nazifascita e caucasica: dopo aver contribuito a creare una rete resistenziale in Carnia, il coordinamento dei CLN di vallata, il comando unificato delle 5 brigate Osoppo-Garibaldi operanti in Carnia, del quale divenne Commissario unico, era stato nel 1944 tra i padri costituenti ad Ampezzo della Giunta Civile di Governo della Zona Libera della Carnia. Così lo ricorda nel giugno di quell’anno Tiziano Dalla Marta nel suo libro autobiografico Il volo del rondone: “Trentenne, bello nella divisa kaki, il fazzoletto verde intorno al collo. Con voce quasi musicale, gli occhi chiari che guardavano lontano come per trovare l’ispirazione al suo argomentare, mi parla di giustizia sociale e di libertà, di democrazia e di autogoverno per un migliore avvenire della Carnia. Non accenna alla violenza che sta disintegrando il mondo, ha la serena determinazione di chi già si prodiga nell’opera di ricostruzione”. Pur avendo sperimentato di persona il diffuso atteggiamento antipartigiano, non mi pareva che questo suo passato potesse pesare a tal punto su di lui e determinarne come un isolamento, pur tra formali attestati di stima. C’era, infatti, anche qualcos’altro: lui, azionista e poi repubblicano, nel dopoguerra si era avvicinato agli esponenti di Unità popolare ed era “in combutta” coi membri della Giunta di sinistra del sindaco Pesce: i moderati lo guardavano con sospetto, mentre la Questura lo qualificava come “pericoloso in zona di confine, sospetto di intelligenza con Tito”; di fatto, venne allontanato dal Friuli anche per aver aggredito verbalmente il comiziante on. Tiziano Tessitori, che aveva definito gli esponenti di Unità popolare” quelli delle mantenute”; l’esilio politico dura dal 1953 – Savona, Treviso – fino al 1964, quando può tornare in Regione, ma senza poter mai rivestire la carica , che gli spettava di diritto, per aver superato gli esami di Ispettore Capo per merito distinto; infatti, quando vengono nominati i Capi dell’Ispettorato Provinciale di Udine e del Servizio Agrario Autonomo della montagna, Romano viene escluso. Mai, comunque, una parola di vittimismo e di rancore da parte sua; rabbia certo, indignazione, ma niente odio, fedele, se pur a denti stretti, fino in fondo ai suoi ideali di fratellanza universale; ma i fatti sì, perché si ricordasse la cattiveria del potere, quando, per spirito di indipendenza e di libertà, non ci si sottomette ad esso. Fatti, storia, individuale e collettiva; ma, da antieroe, non ha mai voluto porsi come saccente maestro: “Vedi – mi diceva -, io ti dico quello che ho fatto, non so se bene o male. Tu scegli e utilizza quello che ritieni valido”: responsabilizzava l’interlocutore, lo costringeva a riflettere, a valutare, a formarsi un giudizio personale e autonomo: maieutico, socratico nel suo sapere di non sapere, ma fermo nei propri ideali (europeista ante litteram diede al figlio il nome di:Euro), nelle proprie convinzioni e nell’ interminato amore per la sua terra. A guerra appena finita, il 19 maggio 1945 vede la luce ad opera sua il settimanale Carnia, la cui direzione dopo il numero 13 deve abbandonare, per motivi di lavoro: doveva pensare alla famiglia, sostenuta fino allora soprattutto dal lavoro della moglie Lida Benardelli, che aveva sposato nel 1941. Sotto lo pseudonimo di Cino da Monte rilancia, memore delle esperienze del primo Novecento e della Zona Libera, i temi del cooperativismo e la necessità di un organo di autogoverno e autodeterminazione della Carnia (sarà affidato a lui il compito di studiare lo statuto della Magnifica Comunità Cadorina e di preparare una bozza per quella che nel 1947 sarà la Comunità Carnica; bozza bocciata, perché troppo ‘autonomista’): “La Carnia è una piccola regione: la lingua, la razza, il sentimento, le consuetudini dei suoi figli, i problemi di carattere industriale, commerciale, agricolo, pastorale, identici o quasi in ciascuna delle valli, ne fanno un’unità distinta dal Friuli non scindibile in parti più piccole. I problemi della Carnia in Friuli son poco sentiti perché non sono gli stessi; inoltre Udine è troppo lontana anche in chilometri da tali problemi.” Cosa ha rappresentato per me l’incontro con Romano? E’ stato, nella oscura selva sociale carnica, una guida come Virgilio per Dante, come ho abbozzato in alcuni versi a lui dedicati, mai compiuti, nel 1995: “Hai preso per mano e guidato/ nei sentieri della storia/ un incompiuto, istinto di vita/ nella ragnatela della morte/ dell’anima./ Perché camminare?/ chiedeva il rinunciatario. So/ già dove mi porti, in un mondo/ di morti. Non sono tutti tarantole/ gli uomini, rispondevi antico,/ e con la mano premurosa/ levavi/ le ragnatele dagli orecchi. / Ora senti, se pur confusamente,/ brusio chiacchiere voci pianti/ strida lamenti sussurri d’amore/ godimenti: libera i rumori/ che hai dentro e scopri la tua voce./ L’afasíco balbettava/ fin che modulava il suo nome,/ odiandolo. Panoramico guardati,/ distante da te come da giovane,/ quand’eri più forte del tuo dolore…” Ne scrivo al passato, perché inevitabilmente un’amicizia che dura da oltre cinque lustri è intrecciata di ricordi, ma Romano è ben presente nella sua nobile e assorta figura, sempre combattivo, curioso e acuminato lettore di giornali e libri e della realtà, vicina e lontana, che ci circonda. Discutemmo un giorno del romanzo di Volponi Le mosche del capitale ed ecco che, pochi giorni dopo, arrivò con il libro del 1952 di Adriano Olivetti, Società, Stato, Comunità, per confermare la sua sintonia d’idee con lo scrittore urbinate, che si era formato proprio a Ivrea: un ideale di progresso sociale, fondato sulla conciliazione tra capitalismo sociale e socialismo liberale, che era poi, con tutte le contraddizioni, quello che aveva determinato il suo avvicinamento, tramite Fermo Solari, al Partito d’Azione, a Giustizia e Libertà. Un altro giorno lo vedo molto abbattuto: l’attuale Giunta regionale ha distrutto le Comunità Montane, figlie della Comunità Carnica: indignato mi guarda e come è solito, quando è in questo stato di tensione, col collo incavato nelle spalle e il mento sul petto, esplode in una furente condanna e riprende amaramente ad enumerare le spoliazioni subite dalla Carnia e dalla montagna friulana, ricordando, tra l’altro, il convegno che, col supporto del periodico Macchie, avevamo organizzato insieme a Tolmezzo nel giugno 1981 sul tema: Una proposta di sviluppo e di autonomia per la Zona Alpina (istituzione del Circondario come dall’art. 129 della Costituzione): anche i comuni fallimenti ci hanno uniti. Pochi anni fa mi consegnò un suo manoscritto: I due scogli morali di Caio Gracco, sorta di psicodramma con bellissimi passaggi descrittivi: Caio Gracco, sul punto di morire, è lo specchio, sereno e stoico del suo scacco: il tribuno della plebe sconfitto dal corrotto Senato-politicante e dalla voracità dei Cavalieri-faccendieri, ma anche da una plebe non cresciuta civilmente e culturalmente, nonostante tutti gli sforzi, per educarla e trasformarla da anonima ‘gente’ in cittadini. Pensavo, appunto per questo suo contenuto autobiografico, di pubblicarlo ora, così come, in occasione dei suoi ottant’anni, avevo pubblicato il suo scritto visionario e onirico-allucinato, L’Ors di Pani, anch’esso ricordato nell’articolo citato di Magris, documento intenso di una esperienza biografica fondamentale: la dolorosa e sofferta conquista della ‘maturità’ – proprio in Pani aveva attrezzato un primo rifugio di armi e viveri per la Resistenza. Invero, Romano, personalità complessa e sfaccettata, difficile da etichettare o da fissare in un’immagine statica, è (è stato) soprattutto un intellettuale non teoretico, ma pragmatico; un intellettuale alla Vittorini, che non ha “suonato il piffero” per nessun dogmatismo; o, se si vuole, come quello delineato da Norberto Bobbio in Politica e cultura del 1955, indipendente nel giudizio, servitore della verità, coscienza critica della società civile in rapporto dialettico con il ceto politico: quanto basta per essere guardato con diffidenza un po’ da tutti: il prezzo della libertà. Conoscitore di scienza e acuto lettore di opere letterarie (è sua la definizione di Siro Angeli come “scienziato del metro e dell’anima”), le nostre conversazioni spesso si allontanavano dalle delusioni della storia sulle orme di Leopardi, verso l’infinito, verso la libertà di mondi possibili, che continuano a vivere dentro Romano: “Solo attraverso l’istruzione di livello superiore e attraverso la cultura la Carnia potrà superare i suoi ritardi sociali ed uscire dalla marginalità economica”. Coerente fino in fondo con questa sua convinzione ha promosso con altri la creazione in collaborazione con l’Università di Trieste del Centro Botanico sul monte Pura ad Ampezzo; si è battuto per l’istituzione a Tolmezzo del Centro Plurilinguistico Internazionale (poi trasferito a Udine anche per l’insipienza dei carnici); è stato tra i fondatori del Coordinamento dei Circoli Culturali della Carnia e, fino a poco tempo fa, per quasi un decennio, ha insegnato all’Università della Terza Età. A questo punto dovrei ricominciare da capo e scrivere della moglie Lida, senza la cristiana vicinanza e ‘sopportazione’ della quale non avrebbe potuto vivere fedele ai propri ideali e valori, ed essere l’uomo ch’è stato

Tolmezzo: Gallizia candidata insieme al PD? Nonino chiede chiarezza

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foto tolmezzonews.

di Tanja Ariis.

«Pd, batti un colpo su cosa vuoi fare. Come stanno le cose?». A lanciare un sasso nello stagno sul fronte del centrosinistra cittadino è Stefano Nonino, che siede in consiglio comunale per La Sinistra per Tolmezzo. Egli spiega di aver atteso invano reazioni dal Pd in risposta alle dichiarazioni del nuovo candidato a sindaco per la città di Tolmezzo Cristiana Gallizia (Indipendenti), la quale confermando la sua intenzione di proporsi alla guida della città chiariva, rispetto ai rumors su un possibile appoggio di Debora Serracchiani al suo nome, che non c’era stato alcun confronto in merito, non escludendo un incontro a breve con lei. «Questo incontro ci sarà o non ci sarà?», chiede Nonino, osservando di non aver udito sul punto una sola parola dal Pd, come invece ci si sarebbe attesi visto che, fa presente, nomi su candidati anche del Pd alle primarie sono già usciti. Nonino chiede al Pd di dire come stanno le cose a chi è nella coalizione. «Vorrei capire – dice – in quale staffa mette il piede il Pd. Ci sarebbero condizioni favorevoli per noi come centrosinistra per queste elezioni visto che c’è un centrodestra diviso e più centro che si presenta per conto suo. E noi il centro ce l’abbiamo già nel centrosinistra, non è che dobbiamo andare a raccogliere anche quello del centrodestra». A non andare poi giù a Nonino è la spiegazione della candidata a sindaco Gallizia di aver deciso di scendere in campo perché notava una deriva a sinistra nel centrosinistra che avrebbe impedito alleanze col centro di Mauro Biscosi e avrebbe fatto vincere il centrodestra. Nonino si è sentito chiamato in causa, non ha gradito il sentir parlare di deriva e, lavorando oggi assieme a Pd e altri per presentarsi come coalizione di centrosinistra alle elezioni, chiede al Pd una presa di posizione anche su questo aspetto. «C’è un percorso condiviso da tutti i componenti la coalizione di centrosinistra – incalza – o il Pd lascia aperte tutte le porte? Ci sarà un terzo polo, di centro, o Gallizia finisce da noi? È fondamentale la chiarezza. È chiaro che se ci verrà messo un aut aut sul candidato sindaco io, e posso parlare anche per Rifondazione comunista, siamo assolutamente fuori». E se invece, per ipotesi, alla fine Gallizia partecipasse alle primarie del centrosinistra? Le regole delle primarie non escludono di per sè una sua partecipazione. Che farà allora La Sinistra per Tolmezzo? «Se ci si porrà di fronte a un progetto condiviso – premette Nonino – e che non viene messo in discussione dai candidati alle primarie, noi parteciperemo e spingeremo per l’altro candidato sindaco».

Preone: il Comune s’allea col Movimento di tutela e dice no alla centrale sull’Arzino

di Gino Grillo.

Movimento tutela Arzino e comune di Preone hanno identità di vedute sulla tutela del torrente. Nei giorni scorsi una delegazione del movimento con il proprio referente Dario Tosoni ha incontrato il sindaco Andrea Martinis allo scopo di avviare una collaborazione per difendere le cascate dell’Arzino da un progetto di derivazione per una nuova centralina idroelettrica recentemente presentato in Regione. «L’iniziativa in un sito di pregio qual è quello delle cascate dell’Arzino – ha sostenuto Tosoni – dimostra il livello di distorsione a cui è giunto il sistema di incentivazione e si configura come un vero e proprio esercizio speculativo a danno delle ultime oasi naturali dell’intera regione». L’opera solo apparentemente andrebbe nella direzione della salvaguardia dell’ambiente grazie all’energia elettrica prodotta senza emissione di anidride carbonica, ma «a livello locale ha notevoli costi ambientali e sociali oltre a quelli particolarmente rilevanti dato il valore naturalistico dell’area collegati all’impossibile ripristino della stato dei luoghi precedenti l’intervento». L’impianto sarebbe poi incompatibile con un progetto di laboratorio didattico a uso delle scuole portato avanti dall’amministrazione comunale: un intento che presuppone un ambiente privo di interferenze antropiche. Sul tema si è espressa pure la IV commissione consiliare sul Piano regionale di tutela delle acque  che contiene un atto di indirizzo alla giunta regionale che vieta l’autorizzazione di nuove derivazioni all’interno dei parchi, delle riserve e delle aree  caratterizzate da un elevato grado di naturalità. A porlo in evidenza  è stato Giulio Lauri, capogruppo di Sel in Regione e vicepresidente della Commissione ambiente che ritiene che le istanze del Movimento tutela Arzino possano considerarsi accolte. L’Arzino è definito un esempio di area non antropizzata da preservare e che è stato inserito nell’elenco dei siti da sottoporre all’approvazione del ministero per essere coperto da una salvaguardia durante il periodo di consultazione previsto dalla  procedura di approvazione del Piano. Sulla salvaguardia del torrente da nuove centraline si erano espressi recentemente pure diversi personaggi politici, la  parlamentare di Sel e componente la Commissione  ambiente Serena Pellegrino, l’eurodeputato Pd Andrea  Zanoni e la portavoce regionale del M5S, Ilaria Dal Zovo. La val d’Arzino si trova nelle Prealpi Carniche, in provincia di Pordenone, il torrente che l’attraversa e che da il nome alla vallata, l’Arzino  scorre lungo i Comuni di  Vito d’Asio, Forgaria nel Friuli e Pinzano al Tagliamento, comune nel quale, nei pressi della frazione Pontaiba, il torrente sfocia nel Tagliamento, ma vede le sorgenti e le famose cascate nascere in comune di Preone. Ora c’è convergenza su entrambi i versanti delle due province, un fronte comune teso a salvaguardarne la wilderness (area naturale selvaggia).