Archivio mensile:Marzo 2009

Friuli: nelle scuole basta funzionari romani


La direzione regionale della scuola del Friuli non deve finire nelle mani di un funzionario romano, occorre una persona che abbia presente la realtà locale. Senza troppi giri di parole è questa la sintesi della lettera aperta scritta da docenti, sindacalisti e friulanisti ai parlamentari al presidente della Regione Renzo Tondo e all’assessore all’Istruzione Roberto Molinaro, perché facciano pressione in questo senso.

Trenta le firme corredano l’epistola che, ci tegono a precisare i mittenti, non è di stampo localista o leghista, si tratta invece di una semplice ed oggettiva richiesta basata sulle esigenze della scuola friulana, seconda in Europa come livello qualitativo.

La paura di vedersi organizzare e gestire da un "esterno" nasce dall’imminente scadenza del mandato dell’attuale direttore regionale Ugo Panetti. Il perché docenti e compagnia non vogliano un funzionario romano è semplice da indovinare: per un dirigente che "vive a Trieste solo qualche giorno alla settimana non è facile entrare adeguatamente nel merito delle questioni scolastiche della Regione", si legge nella lettera. Dunque quello che chiedono a gran voce insegnanti, sindacalisti e friulanisti, altro
non è che un funzionario che conosca le necessità, i percorsi educativi, culturali e linguistici degli alunni e della scuola del Friuli Venezia Giulia.

Torviscosa: i soldi per la Caffaro dirottati al ponte sullo Stretto


Strane norme quelle emanate dal Cipe in questi ultimi tempi: dopo i 140 milioni di euro erogati per salvare i bilanci fallimentari del comune di Catania, adesso salta fuori che vengono scippatele risorse per le aree da bonificare, per poter  finanziare il piano Berlusconi delle grandi opere e i particolare il ponte sullo stretto.

Francesca Artico dal MV di oggi

Spariscono i fondi nazionali per le bonifiche delle zone industriali inquinate, fra cui la Caffaro di Torviscosa. Il Cipe, infatti, ha trasferito gli oltre tre miliardi di euro previsti per il risanamento delle aree degradate al piano per le grandi opere, varato dal governo Berlusconi. Fra queste il ponte sullo Stretto di Messina, inserito come priorità. Un cambio di destinazione, in contrasto con gli annunci di qualche giorno fa del ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola, che sembra mettere la parola fine all’ipotesi di un finanziamento statale per affrontare l’emergenza Caffaro in Friuli. La conferma da Roma arriva all’indomani di un vertice con i sindacati della chimica tenuto proprio al ministero di via Veneto. Ed è subito allarme tra le parti sociali: «A questo punto per l’azienda si profila l’amministrazione controllata o il fallimento».
Il Comitato interministeriale per la programmazione economica il 9 marzo scorso ha infatti inglobato al “Fondo strategico per il Paese” a disposizione del presidente del Consiglio dei ministri, “con voce di utilizzo diverso e diversificato”, i soldi per le bonifiche dei 26 siti individuati come priorità (tra i quali c’erano appunto Trieste e la laguna di Grado e Marano). Restano soltanto 50 milioni di euro per l’intero Paese, che però andranno ai tre siti ritenuti “immediatamente operativi”: Fidenza, considerato di interesse nazionale, Ravenna e Massa Martorana (di interesse regionale). Il Friuli dunque resta escluso.
A lanciare l’allarme è stata ieri la segreteria nazionale Filcem-Cgil ai colleghi udinesi, dopo aver partecipato a un incontro, il 27 marzo, al ministero. Un vertice, al quale erano anche presenti le altre segreterie nazionali sindacali del settore chimico, nel corso del quale è stato presentato l’elenco dei siti individuati per “oggettiva priorità” sulla base dei 166 che avevano fatto richiesta: tra questi cui era stato inserita anche Torviscosa, primo passo verso l’assegnazione del fondo speciale. Fondo che, però, non esiste più.
«La Regione che ha individuato il sito – afferma Roberto di Lenardo (Filcem-Cgil di Udine) – a questo punto deve farsi sentire: non può oggi lasciarsi portare via questi soldi da Torviscosa, in quanto è chiaro che ormai, senza tagli e risorse, non si faranno accordo di programma e bonifiche, con tutto ciò che questo comporterà. Danno ambientale e bonifiche a questo punto non verranno eseguiti, e pertanto si profila per la Caffaro di Torviscosa o l’amministrazione controllata o il fallimento, che a questo punto fanno capire che ci sono precise responsabilità non soltanto dell’azienda ma anche di altri soggetti. È inutile che il ministro Scajola venga a dire in regione che l’azienda non ha colpa per 70 anni di inquinamento, quando poi il suo Ministero si lascia portare via i soldi dalla Presidenza del consiglio: un po’ di coerenza ci vuole. A questo punto Ministero all’ambiente e Ministero per lo sviluppo economico vengono esautorati da ogni possibile decisione».

Aquileia: il Parroco nega la Messa in marilenghe per la festa del 3 aprile


Andrea Valçic dal Gazzettino di oggi

«Sono rammaricato, ma non è possibile la celebrazione della messa serale in friulano, in quanto ricorre la Domenica delle Palme che apre la Grande Settimana Santa con il solenne Triduo Pasquale. Cordiali saluti». La firma è quella di Michele Centomo, fresco parroco di Aquileia , in risposta alla formale richiesta del Comune in occasione della Festa del Popolo friulano. Scoppia proprio nella culla della "Patrie dal Friûl" un’inattesa polemica sulla celebrazione della messa in friulano. La basilica patriarchina da sempre ha rappresentato il fulcro delle manifestazioni per il 3 aprile 1077, la data che ricorda la nascita della stato patriarcale. Anzi negli anni in cui pochi osavano celebrare questo anniversario proprio i preti tennero alta la memoria storica, ritrovandosi ad Aquileia a celebrare la messa, in friulano naturalmente. Come non ricordare il 1977, l’anno successivo al terremoto, proprio quando la celebrazione eucaristica sotto le navate della basilica, assunse il punto più alto della coscienza nella ricostruzione. Un evento che nel corso degli anni, lentamente e con fatica, ha comunque assunto i toni dell’ufficialità, visto il crescente numero delle istituzioni che l’hanno fatto proprio.
      Ed ora invece questo rifiuto che non è piaciuto a un gruppo di cittadini che ha preso carta e penna e scritto una lettera aperta al parroco e all’ arcivescovo di Gorizia, sotto la cui diocesi viene a cadere Aquileia, per manifestare la loro contraietà. Un disappunto che si esprime sia dal punto di vista liturgico: «Perchè il popolo friulano non può fare la liturgia della benedizione dell’ulivo per coloro che non hanno potuto andare alla messa della mattina? Cosa c’entra con il triduo la celebrazione della domenica? Il triduo non comincia la domenica delle Palme bensì il Giovedì Santo. Dietro alle Sue motivazioni insostenibili, per noi è importante celebrare». Ma la lettera continua: «La richiesta non era, evidentemente personale, ma fatta da un rappresentante della Comunità di Aquileia, anche cristiana; di fatto era oramai una tradizione non solo celebrare la messa in friulano in occasione della Festa del Friuli, ma la Parrocchia stessa, che allora era un tutt’uno anche con la chiesa, aveva fatto fare una grande bandiera patriarcale che veniva collocata sul campanile».
      Un diniego quello del parroco che suonerebbe strano in ogni comunità, ma che proprio perchè nasce ad Aquileia è destinato a provocare reazioni in tutto il Friuli, Gorizia compresa.

Regione FVG: pubblicati i redditi dei dirigenti, degli assessori e dei consiglieri regionali


Sono stati pubblicati oggi, sul Supplemento del Bollettino Ufficiale della Regione Friuli Venezia Giulia, i redditi dei dirigenti, degli assessori e dei consiglieri regionali . Il Supplemento – ha reso noto la Giunta Regionale – e’consultabile sul sito Internet a questo indirizzo (pdf di 7 mega da scaricare) , alla voce ”Bollettino Ufficiale”. Il Bollettino riporta la situazione patrimoniale dei dipendenti regionali con qualifica di dirigente; quella degli assessori regionali e quella dei consiglieri regionali. Vi e’ inoltre il comunicato dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale relativo ai versamenti effettuati dai consiglieri regionali eletti per la Decima legislatura a favore dei gruppi consiliari, partiti e/o movimenti politici nel corso del 2007 e i versamenti effettuarti dai consiglieri regionali della Nona legislatura cessati dal mandato, sempre a favore di gruppi consiliari, partiti e/o movimenti politici nel corso del 2007.

Regione FVG: la Lega Nord vuole sopprimere l’Associazione cacciatori


E’ stato l’elemento centrale della riforma voluta dall’ex assessore Marsilio: riunire in una unica associazione i cacciatori, come se la caccia fosse di pertinenza di un unico organismo. Adesso invece in Consiglio Regionale la si vuole sopprimere (l’Associazione dei cacciatori) : e’ quanto ipotizza il gruppo della Lega Nord nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia nella proposta di legge sulla caccia che presentera’ domani a Trieste. Il provvedimento modifica la legge regionale approvata nel 2008 dalla precedente maggioranza regionale di Centrosinistra, in particolare per quanto riguarda le norme impugnate dal Governo davanti alla Corte Costituzionale. Rispetto all’attuale legge, la Lega propone la presenza non piu’ di uno ma di piu’ ”portatori d’interesse” per sovrintendere alla gestione dell’attivita’ venatoria e della fauna nei Distretti venatori. Il provvedimento, inoltre, rafforza il ruolo delle Province e riduce il numero degli interlocutori che operano nel settore della caccia.

Fantoni: parte il contratto di solidarietà


Affrontare la crisi e mantenere coeso e unito quello che con un brutto neologismo da capitalismo rampante veniva chiamato il settore "risorse umane"; si ma come? Le aziende più innovative cominciano a capire che è il caso di affrontare per tempo e possibilmente con il minor numero di traumi possibili la questione . Come è stato per Bernardi, per far fronte al problema della crisi e del conseguente calo della produzione, anche alla Fantoni di Rivoli di Osoppo si avanti l’ipotesi del contratto di solidarietà. Ne hanno parlato, anche in occasione di un recente incontro tenutosi in fabbrica venerdì pomeriggio, i dirigenti aziendali e i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil dell’Alto Friuli. Per le maestranze del mobilificio e del pennellificio, 681 persone in tutto, ci sarà la necessità di ridurre gli orari di lavoro. Si andrà di seguito a discutere anche per gli altri settori del Gruppo. Il provvedimento dovrebbe partire a brevissimo, restare in vigore per un anno e coinvolgere tutti i lavoratori di Osoppo.
      Una decisione che la direzione e la proprietà, la famiglia Fantoni, aveva in qualche modo prefigurato, quando di fronte alle permanenti difficoltà di mercato, pur avendo messo in atto ogni accorgimento virtuoso possibile, aveva comunque annunciato che qualsiasi decisione presa sarebbe stata in qualche modo "spalmata" su tutte le aziende del gruppo.
      I tempi sono stretti: già ieri i sindacati hanno incontrato gli operai in assemblea. Gli incontri con i dipendenti (anche con quelli del settore amministrativo), si protrarranno fino a martedì prossimo: l’obiettivo è di mettere a conoscenza tutti i lavoratori della situazione di calo di orario che si prospetta e che, al momento, esclude il ricorso alla cassa integrazione ordinaria o straordinaria. Al termine delle assemblee, sindacato e azienda si confronteranno di nuovo per raggiungere un accordo comune. La riduzione di orario sarà indicativamente pari al 20% con differenze, anche sensibili, a seconda del reparto, con un’oscillazione compresa tra il 10 e il 30%. Alcune aree di lavorazione saranno più colpite rispetto ad altre.
      La scelta è legata alla volontà di mantenere tutti i posti di lavoro sperando che la flessione economica lasci il posto a una ripresa.
      «Il contratto di solidarietà è una buona soluzione – hanno detto Mauro Franzolini, segretario regionale di Feneal-Uil, Alessandro Forabosco della Cgil e Bruno Minutti della Cisl che si stanno occupando della trattativa – perché permette a tutti di lavorare pur con uno stipendio più basso; è un’alternativa valida alla cassa integrazione e non prevede esuberi».

Friuli Doc, Sunsplash e Notte Bianca: considerazioni di chi c’era


Lettera al Gazzettino di oggi di 
Terenzio Mazzon
Spilimbergo

Sono un imprenditore artigiano operante in Regione e pioniere di Friuli Doc. Fin dalla prima edizione si concedevano spazi alle attività tra le più significative in Friuli negli allestimenti collocati in via Mercatovecchio. E tutto ruotava in tema.
      Per diversi anni frequentai la manifestazione, che cresceva, poi smisi senza rimpianto… Era arrivata la sagra. Come mille altre, forse più grossa, che comunque chiede forti finanziamenti, con grossi introiti realizzati in pochi giorni a chi vende alcol e cibo nei gazebo, tendoni o chioschi. Un palese mordi i contributi e fuggi.
      Oltretutto in una concorrenza scorretta e ben foraggiata nei confronti di chi nel nostro territorio fa vivere onestamente la propria attività di bar o ristorazione, tutto l’anno, con mutui, affitti, stipendi, nelle note e non isolate difficoltà del quotidiano.
      La nostra realtà è rappresentata dal quotidiano, fatto di faticoso e civile impegno, non da estemporanee sagre. Vorrei in proposito collegarmi brevemente ad un’altra esperienza. A luglio 2008 passai a Osoppo in occasione dell’enorme festival reggae, il Sunsplash, poi alla notte bianca di Udine. Nella realtà il tanto criticato festival, che raccoglie migliaia di giovani, appariva nei sui mille colori pacato, misurato, con famiglie e bimbi al seguito anche del piccolo paese che ospita questa kermesse musicale. I controlli esistevano, sia di Polizia di Stato, Guardia di Finanza e Carabinieri, sia dello staff dell’associazione organizzatrice Rototom. Alla Notte Bianca di Udine invece un clima ebbro ed innaturale e nessun controllo… È semplice, mancava un tema reale.
      Non avete visto niente di tutto ciò? Non mi stupisce, anche in famiglia spesso non ci si vuole accorgere dei problemi delle dipendenze nate talvolta nel sacro orario dell’aperitivo.
      Credo quindi che i reali eventi musicali oppure, per citarne solo alcune, manifestazioni come Pordenonelegge, vicino/lontano, Pordenonepensa, o il meraviglioso Far East siano quanto di più civile si possa proporre e finanziare.
     

Grado: l’associazione “Grado nostra” contro il casinò


di Augusto C. Marocco Presidente di Grado Nostra

Il casinò sarebbe fuori luogo ed errato
L’euforia per introdurre a Grado il gioco d’azzardo non raffigura forse il massimo per l’immagine dell’isola nelle famiglie dei turisti. E neanche è pensabile che gli amministratori cattolici possano condividere l’idea di prestarsi a questo gioco, non essendo a essi certamente sfuggito tempo fa l’importante documento contro l’apertura di case da gioco nel Friuli Venezia Giulia emesso congiuntamente dai quattro vescovi della regione. Ma al quasi unanime (e non nuovo) clamore di operatori turistici e amministratori pubblici per i casinò nel Friuli Venezia Giulia, vale probabilmente la pena di prestare ascolto ad alcune considerazioni di segno opposto. Tralasciando la storia di questa smania incominciata nel 1945 proprio a Grado e continuata senza alcun costrutto per decenni in un lunghissimo “affaire” con impiego di risorse finanziarie, umane e politiche fino ai nostri giorni come una continua corsa all’oro che non si trova, merita por mente a un altro punto fermo, oltre al documento dei vescovi. E cioè al fatto che, nonostante le pressioni, il Governo non abbia significativamente finora ceduto. Ma non appena si apre uno spiraglio a Roma, ecco scatenarsi per l’ennesima volta l’inferno per aggiudicarsi l’oro della bisca.
La presenza di casinò negli Stati confinanti può suscitare, certo, una sorta di sentimento di emulazione o invidia per l’asserito flusso di denaro sonante che attraverserebbe la regione senza fermarsi catturato ai giocatori su tavoli verdi nostrani. Ma pensando a una cittadina come Grado questo miraggio di oltre sessant’anni ha ben poco a che vedere con il servizio all’antica collettività nel contesto lavorativo ed economico che veramente importa. Non riguarda nulla neanche i turisti appassionati di Grado che non sono certo i giocatori d’azzardo. Grado, al pari di altri luoghi turistici, ha tante qualità da far meglio conoscere e valorizzare (con magari problematiche sottotraccia da risolvere); e ha quindi un’ampia gamma di elevate opportunità da far valere per incrementare il turismo specifico della nostra isola lagunare, piuttosto che far leva sulla debolezza umana del guadagno illusorio o, se si vuole, dello sperpero reale.
Ci sono da risolvere le incognite dovute alla “rivoluzione regionale” nella gestione turistica che non hanno ancora trovato una stabilità e un modo per garantire una sicurezza futura a Grado, a esempio in tema di occupazione, del commercio al dettaglio nella città e nei rioni, minacciato per forza di cose dai venienti centri di benessere alberghieri, ludici e commerciali, e così via con altre non minori questioni. Il casinò non risolverebbe certo queste cose, costituendo anzi un paravento dipinto a porpora come uno schermo sui problemi reali del paese. Il tavolo verde non risolve i problemi politici e amministrativi di un luogo e, anzi, forse ne fa piuttosto sorgere altri di diversi tipi non sempre indolori per una società di famiglie come quella dell’isola gradese. Sarebbe azzardato quindi pensare di dover temere, anche sulla scorta di esperienze lette ogni tanto sui giornali, che si tratti di uno strumento inquinante per una comunità quello del gioco d’azzardo?

Friuli: Aeroporto Ronchi al via l’orario estivo


Bruxelles e Cagliari nuove destinazioni Ryanair, alle quali, da luglio, si aggiungera’ Bristol.Da domani parte anche il collegamento da e per Londra, che torna ad essere quotidiano: sono le principali novita’ dell’orario estivo dei voli all’aeroporto di Ronchi dei Legionari, in funzione da domani. Ryanair riproporra’ inoltre a partire dall’1 aprile due voli settimanali con Birmingham. Dal 30 marzo Ryanair operera’ il primo volo per Cagliari.