Archivio mensile:Giugno 2014

Carnia: si renda l’onore ai fusilâz di Cercivento

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Nel mese di luglio Historia Gruppo Studi Storici e Sociali Pordenone trasferisce la propria attività in Carnia, a Cercivento, in sinergia con “Carnia in Movimento” di Renato Garibaldi, discendente dell’Eroe dei Due Mondi. Primo appuntamento, venerdì 11 luglio alle 20.30, all’Agriturismo Bosco di Museis, località Muser, con il medievista Franco Cardini, che parlerà di “Guerra e cultura della guerra dal medioevo all’anniversario della prima guerra mondiale”. Sarà l’occasione per presentare le riedizioni (il Mulino) di due opere miliari di Cardini, “Quell’antica festa crudele” e “Alle origini della cavalleria medievale”. Secondo appuntamento venerdì 25, stesso ora e stesso luogo: don Pierluigi di Piazza del Centro Balducci di Zugliano e Arturo Pellizzon del Gruppo Historia tratteranno il tema “Il mito della Grande Guerra. Vittime e propaganda”. Coordinerà entrambi gli incontri Guglielmo Cevolin, presidente di Historia.di LUCIANO SANTIN Per restituire l’onore ai fusilâz di Cercivento, i quattro alpini friulani passati per le armi nel corso della Grande Guerra in quanto colpevoli di non aver eseguito un’azione suicida, proponendo un’alternativa, sta nascendo un comitato. L’intento è quello di coinvolgere le istituzioni locali, a tutti i livelli in un appello al Quirinale per quell’atto di riabilitazione che la Carnia attende da tempo (l’amministrazione di Cercivento ha persino eretto una stele alla memoria). Hanno dato sinora la loro adesione lo scrittore Mauro Corona, il giornalista Paolo Rumiz, don Pierluigi Di Piazza, responsabile del Centro Balducci di Zugliano, lo storico Andrea Zannini, l’attore Massimo Somaglino, l’ex senatore carnico Diego Carpenedo, l’avvocato Bruno Malattia, l’europarlamentare Isabella De Monte, oltre a Renato Garibaldi, presidente di Carnia in movimento, e a Mario Flora, nipote di uno dei quattro ragazzi uccisi. L’esecuzione immediata della sentenza avviene il 1º luglio 1916. Sono le quattro del mattino, e la prima luce aureola le cime boscose attorno a Cercivento, quando un piccolo corteo militare si snoda verso il cimitero. Legati, quattro alpini del battaglione Monte Arvenis. Assieme al prete e al plotone d’esecuzione. Tre ragazzi carnici e uno della Pedemontana: il caporal maggiore Silvio Gaetano Ortis da Paluzza, il caporale Basilio Matiz da Timau, il caporale zappatore Giovan Battista Corradazzi da Forni di Sopra e il soldato Angelo Massaro da Maniago. Condannati a morte due ore prima, in base all’articolo 114 del codice militare: rivolta in faccia al nemico, sul Cellon. Di fronte all’ordine di un attacco frontale, in piena luce, per prendere la vetta, hanno avanzato l’idea di attendere la notte e il levarsi della nebbia. Sono soldati ligi e coraggiosi (Ortis già decorato in Libia), ma i comandi diffidano dei carnici, e Cadorna ha da poco emesso una circolare feroce, chiedendo il massimo della severità, così l’osservazione basta a far scattare la pena capitale. Il codalat che porta al camposanto è presidiato. I carabinieri bloccano anche i viottoli che intercettano il breve tragitto. Ma in giro, a quell’ora dell’alba, c’è già gente. Donne che vanno allo sfalcio, soprattutto. Qualcuna si nasconde e assiste alla scena, altre scorgono tutto dalle alture poco sopra il paese. E il loro racconto costituirà parte del corpus orale che consentirà, ottant’anni dopo, di ricostruire la vicenda. I quattro vengono legati alle sedie già disposte sul prato e fermate con sassi. Le mostrine dei graduati, che devono essere ritualmente strappate per disonore, non cedono, occorre tagliarle con la baionetta. Intanto don Luigi Zuliani, il parroco di Cercivento, nella cui chiesa è stato celebrato il fulmineo processo, protesta, supplica, piange. Dice che vuole appellarsi alla regina per la grazia, si offre volontario per sostituire i quattro condannati. I carabinieri lo portano via di peso, su un carro. La scarica uccide tre dei prigionieri. Matiz, solo ferito, si rotola urlando per terra. Lo raccologono e lo rimettono sulla sedia. Di nuovo il comando: «Fuoco!». Ma il caporale non muore ancora, si contorce a terra nel sangue, sinché il comandante del plotone non gli si avvicina e gli esplode tre colpi di pistola alla testa. Un anziano del luogo, da lontano, si mette ad urlare: «Vigliacchi di italiani, siete venuti solo a portare guerra qua! Abbiamo sempre mangiato con gli austriaci e mai con gli italiani, e adesso venite ad ammazzare i nostri figli, vigliacchi!». L’ufficiale gli risponde secco: «Vecchio taci, che ce n’è anche per te». Mancano due minuti alle cinque, ormai è giorno chiaro. La sentenza 5.924 è stata eseguita. I corpi delle vittime non vengono resi ai familiari, che vorrebbero almeno un funerale. I nomi non verranno annotati tra i caduti. Giustizia è fatta. La storia dei fusilâz de Ciurciuvint, una delle tante tragiche e vergognose vicende che hanno costellato la Grande Guerra, non è nota in Italia. Ne hanno scritto la giornalista Maria Rosa Calderoni (La fucilazione dell’alpino Ortis, Mursia) e il carnico Diego Carpenedo, ex senatore dc (La compagnia fucilati, La Nuova Base). E se ne sono occupati parlamentari, ministri, presidenti della Repubblica, cui era stato ripetutamente chiesto di adoperarsi per una revisione del procedimento giudiziario. Le autorità militari prima hanno opposto la norma che consente la presentazione della richiesta ai soli interessati, poi hanno aperto e immediatamente chiuso il fascicolo, confermando la sentenza, dal momento che le nuove testimonianze non erano state raccolte in maniera rituale e che di conseguenza il quadro probatorio era rimasto immutato. Tra gli elementi a carico degli «agenti principali», il fatto che «parlottavano sempre tra loro», e che uno fosse stato sentito dire: «Non dobbiamo andare a farci ammazzare da stupidi». In Francia e in Inghilterra, tempo addietro, non si è guardato tanto al mutamento degli elementi processuali, ma a quello del comune sentire. A Craonne, luogo di stragi e di diserzioni, il presidente Jospin ha tenuto anni addietro un memorabile discorso annunciando il «pieno reintegro nella memoria della nazione» dei disertori e degli autolesionisti. Qui, non si è ancora voluto compiere un gesto di umana comprensione verso quattro ragazzi che scelsero la vita alla morte insensata in una guerra che oggi, con parole che risplendono sempre più luminose, papa Benedetto XV definì «inutile strage». Ma, forse, il centenario offrirà l’occasione per un ripensamento.

Gemona: nonostante l’allarme secondo colpo in sei giorni nell’azienda Pivotti

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di Gino Grillo.

A volte ritornano. Dopo una settimana si rifanno vivi a Gemona i soliti ignoti nell’azienda Pivotti Snc di via Taboga 137. Questa volta la merce asportata pare non sia stata molta, visto che i ladri sono stati probabilmente disturbati non solo dall’allarme che è scattato, ma pure dalla gente che, uditi dei rumori nella notte – il fatto è avvenuto verso le 2.30 -, si è affacciata alle finestre o è scesa in strada. Alcuni avrebbero addirittura visto lo svolgersi della scena dell’effrazione. Alcune persone, a bordo di una macchina di grossa cilindrata, probabilmente un pick up, hanno sfondato il pesante cancello di metallo posto ai margini della strada statale che immette al parcheggio della ditta. Quindi, sempre utilizzando il pick up, è stata sfondata la bussola d’entrata al negozio. Le vetrate sotto l’urto dell’automezzo sono volate all’interno del locale. «Non hanno avuto modo di arraffare molta merce – ha detto il titolare Enrico Pivotti –, ma il danno provocato alle infrastrutture è alto». E mentre si fa ancora la conta dei danni, Pivotti, visibilmente amareggiato per l’accaduto – è la terza volta che il suo negozio a Gemona viene preso di mira dai ladri -, si sfoga: «Sono tornati dopo soli sei giorni dall’ultimo colpo, l’allarme è scattato, il mio dipendente è subito accorso, ma i carabinieri questa volta non hanno potuto essere celeri». Pivotti precisa che la sua non è un’accusa all’Arma. «Avevano, mi hanno riferito, poche pattuglie e molte richieste di intervento, la stazione disponibile più vicina era quella di Ampezzo, in Carnia». Sotto accusa invece lo Stato che non sostiene l’imprenditoria, ma lascia liberi i ladri. «Ci tolgono il tribunale (di Tolmezzo, ndr), dimezzano le forze dell’ordine, lasciate anche senza i fondi necessari, costrette a rincorrere più volte gli stessi ladri di galline che una volta fermati vengono subito rimessi in libertà, lasciandoli continuare a delinquere indisturbati». «Viviamo in una zona prossima ai confini nazionali, bastano pochi chilometri e si può tranquillamente smerciare all’estero la roba rubata senza la paura di essere presi. All’estero questo non accade, si teme la giustizia dello Stato, che qui pare assente nei confronti dei delinquenti, ma pronto a intervenire, con tasse, norme e balzelli, nei confronti degli operatori. Se lo Stato se ne va dalle zone più emarginate, almeno che si porti via anche le tasse». L’altra preoccupazione che affligge Pivotti è la possibilità che le assicurazioni lo considerino un soggetto a rischio e che, oltre ad aumentargli i premi, possano disdire i contratti in quanto cliente indesiderato.

Tolmezzo: ecco come saranno spesi i soldi delle multe

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(t.a. dal MV)

La giunta comunale ha deciso la destinazione per il 2014 degli introiti derivanti dalle sanzioni amministrative per violazioni al codice della strada, quantificati in circa 68 mila euro. Di essi circa 34 mila euro saranno destinati in misura non inferiore al 12,5% del totale (cioè per un importo di almeno 4 mila e 256 euro) per interventi di sostituzione, ammodernamento e potenziamento, di messa a norma e manutenzione della segnaletica delle strade. Saranno utilizzati per segnaletica orizzontale e verticale, semafori, illuminazione pubblica e servizi connessi (escluso fornitura energia). Un altro 12,5% del totale(sempre almeno 4 mila e 256 euro) per interventi di potenziamento delle attività di controllo e accertamento delle violazioni in materia di circolazione stradale, anche attraverso l’integrazione della strumentazione già in uso. Infine un 25% (e cioè per un importo non superiore a 8 mila e 512 euro) per il miglioramento della sicurezza e per interventi di manutenzione delle strade, sistemazione del manto e interventi per la sicurezza a tutela degli utenti deboli. La giunta ha inoltre determinato, per l’anno 2014, la percentuale di copertura dei costi dei servizi a domanda individuale gestiti dal Comune (asilo nido, mense scolastiche, parcheggi, uso di locali, utilizzo di impianti sportivi, corso di ginnastica) nella misura del 50,51%, calcolata quale rapporto fra le entrate complessive (498 mila e 300 euro) e le spese complessive (986 mila e 587euro).

Carnia: i Pescasportivi senza campi di gara, calano le licenze

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di Tanja Ariis

Pescatori sportivi sul piede di guerra in Carnia, dove le restrizioni dovute alla legge e al progetto per favorire e reintrodurre la trota marmorata ora chiudono anche campi gara molto amati. E intanto i pescatori in Fvg, riferisce Donato Lizzi, presidente della Sezione provinciale della Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee, calano sempre più: se 10 anni fa le licenze erano 45 mila, oggi sono 15 mila, in Carnia non più di 500. La diatriba sulla reintroduzione della marmorata a discapito della fario e sulla sua validità insomma continua: ora non si può più utilizzare nemmeno il campo gara di pesca sportiva di Forni Avoltri, uno dei più apprezzati e noti. Si trova tra un km a valle del ponte Tamerat e a monte per 2 km. È circondato da due centraline, da Goccia di Carnia e poco sopra c’è il paese. È curato da Fipsas, Enacaccia, Ferepes e associazioni carniche. Lizzi afferma: «È un tratto molto bello in mezzo a manufatti e problemi vari. Combatteremo perché resti questo campo gara, non c’è motivo per toglierlo, anche perché sopra ci sono le fognature, il paese e altro e l’acqua va in giù, per cui è difficile credere che d’un tratto diventi pregiata. Addirittura l’Arpa ha dichiarato che fino al campo sportivo le acque non sono ottimali, poi dal campo sportivo in giù l’acqua d’un tratto diventa buona. Si è ritenuto che una gara sia un danno per il flusso vitale del torrente e si è pensato di spostarle in canali artificiali che in Carnia però non ci sono. L’Arpa ricontrolli la qualità delle acque, perché è assurdo che a monte del campo di gara non siano di qualità e poi tutto d’un tratto lo diventino. Si promuova il progetto sulla marmorata dove ci sono le condizioni e secondo me quel posto non è in Carnia (poca acqua, parecchie centraline) ma piuttosto sul Fella. Individuati subito i posti idonei per la marmorata, si stabilisca che non vi siano fatte centraline. La marmorata è diminuita negli ultimi 100-200 anni a causa del calo d’acqua, delle centraline, delle industrie, non per la fario». Queste decisioni «calate dell’alto – denuncia il vicesindaco Manuele Ferrari – stanno creando un danno enorme nei nostri paesi. Quel tratto di torrente Degano era sempre riservato a queste gare di pesca sportiva ed è riconosciuto da tutti i pescatori come uno dei più bei tratti di tutto il Friuli. Il venir meno di queste gare, parte integrante del turismo, sta procurando un danno anche economico alle nostre attività. Ringrazio queste associazioni di pescatori che hanno sempre collaborato per la pulizia del corso d’acqua. Spero che si trovi una soluzione sensata sulla questione fario/mormorata, un problema di tutto il Friuli, e chiedo a Regione e alle autorità competenti di affrontarlo».

Friuli: cultura cucina e sound in alta quota, Note e parole in rifugio, Girarifugi e Giracuochi tutti gli appuntamenti

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Prendono il via già da domani Note e parole in rifugio, Girarifugi e Giracuochi iniziative organizzate per la stagione estiva da Assorifugi, l’organismo che riunisce i gestori delle strutture in quota, che sono state presentate ieri a Udine, nella sala “Svevo” della Regione. La prima (ormai alla 18ª edizione) e la seconda rappresentano un piccolo cartellone culturale da giugno a settembre, mentre la terza, più recente, consiste in una raccolta punti con premio finale, mirante a incentivare la frequentazione dei rifugi (cui da quest’anno si sono aggiunte nove malghe agrituristiche). Al debutto assoluto, invece, è Giracuochi, progettato in collaborazione con la rivista “Fuocolento” e sponsorizzato da “Goccia di Carnia”: all’ora di pranzo, in quattro rifugi, altrettanti cuochi di livello proporranno un loro menu a prezzi calmierati (il 5 luglio e il 9 agosto al “Tolazzi”, il 12 luglio e il 13 settembre al “Kugy”, “Nordio”, il 19 luglio e il 6 settembre al “Nordio”, il 26 luglio e il 20 settembre al “Fabbro”). “Note e parole”, presenta quest’anno un mélange di esecuzioni jazzistiche, concerti di ottoni, e altre esibizioni, e una serie di appuntamenti prevalentemente legati al tema della Grande guerra. Il primo incontro avrà luogo domani alle 15.30 al rifugio “Piaz” di passo Pura, dove Livio Poldini, professore emerito di botanica, parlerà sul tema: Sviluppo a forbice: consumo e abbandono del suolo. Il problema della montagna. Al “Giaf”, domenica 6 luglio alle 15 si esibirà invece il Rudy Fantin Trio  (pianoforte, contrabasso e batteria); sabato 12 luglio alle 18, al “Kugy” sarà il turno di 1914, suicidio d’Europa, condotto dal giornalista e ricercatore Fabio Amodeo. Domenica 13 luglio, alle 11, al rifugio “Pellarini”, suonerà l’Ensemble Trombe Portogruaro (corni, flicorni, cornette e trombini), mentre sabato 19 luglio alle 21, al “Marinelli”, il regista Giorgio Gregorio presenterà in anteprima il film Siamo pietra e ombra: 1914-1918 – Guerra, immagini, memoria nel Friuli Venezia Giulia. Due concerti, uno ispirato alla musica dell’Est, il secondo al flamenco, concluderanno il calendario di luglio: domenica 20 luglio alle 15, al rifugio “Nordio”, suonerà il complesso Taximi (fisarmonica, clarinetto, sax e percussioni), e sabato 26 luglio, alle 14 al “Flaiban-Pacherini” sarà di scena il Duo Denis Biason – Paolo Dal Sacco (chitarra flamenco e chitarra acustica). Sabato 2 agosto, alle 17.30, al rifugio “Tolazzi”, Livio Sirovich, autore di “Cime irredente”, parlerà sul tema: Sulla cime delle Alpi pianteremo il tricolore, l’ambiguo rapporto tra alpinismo e nazionalismo; venerdì 8 agosto alle 21, al “De Gasperi”, sarà il turno del Miracolo di Natale, la tregua spontanea verificatasi a fine 1914 sul fronte franco-tedesco, tema trattato da Luciano Santin, mentre sabato 9 agosto, al “Gilberti”, Gabriele Benedetti e Stefano Rizzardi – accompagnati dalla fisamonica di Sebastiano Zorza – presenteranno l’Elogio del povero fante. Infine domenica 7 settembre, alle 16, al rifugio Chiampizzulon, don Pierluigi Di Piazza dirà de L’inutile strage, i rapporti che la Chiesa, nelle gerarchie e nelle parrocchie, ebbe con la Grande guerra. “Parole e note in rifugio” si concluderà domenica 14 settembre al rifugio Pelizzo dove alle 15 si esibirà Glauco Venier, con la voce recitante di Luca Fantini, in Omaggio a Tom Waits.

Sella Nevea: la Provincia garantisce la riapertura della strada a metà luglio

Entro metà luglio sarà riaperta la strada provinciale che collega Sella Nevea dal versante del lago di Cave del Predil. Ad annunciare la notizia ai sindaci di Tarvisio, Renato Carlantoni, e di Chiusaforte, Fabrizio Fuccaro, è stato l’assessore e vicepresidente della Provincia, Franco Mattiussi, nell’incontro avvenuto a Udine per affrontare il problema della chiusura della strada a causa dei danni provocati dalle valanghe cadute in febbraio.

Mattiussi ha comunicato ai sindaci di essere riuscito a trovare le risorse straordinarie (90 mila euro) per ripristinare i guard-rail divelti assieme ai sostegni, e ha aggiunto che entro una decina di giorni incaricherà dell’intervento la ditta esecutrice dei lavori, per cui nella seconda settimana di luglio sarà possibile consentire il transito delle auto. Sarà – ha spiegato Mattiussi – necessario istituire, durante i lavori, dei tratti regolamentati a senso unico alternato, ma il disagio degli operatori turistici di Sella Nevea, dell’Altopiano del Montasio e dei gestori delle attività del lago di Cave del Predil, che dal 6 maggio scorso, giorno dell’ordinanza di chiusura della strada, soffrono per questa limitazione, pare giunto alla fine, proprio in concomitanza con l’inizio del periodo di alta stagione.

Gli imprenditori di Sella Nevea e dell’area dell’Altopiano del Montasio, come ha segnalato il sindaco di Chiusaforte, Fabrizio Fuccaro, soddisfatto per le rassicurazioni avute in Provincia

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Friuli: opportunità nelle Alpi Giulie e Carniche dormendo in quota, andar per rifugi ecco dove

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Nelle Alpi Giulie e Carniche del comprensorio turistico Tarvisiano e Sella Nevea hanno una funzione di rilievo i rifugi, preziosi punti di riferimento per alpinisti ed escursionisti. Sono strutture gestite da persone esperte dell’ambiente, dove ognuno può trovare gli opportuni consigli (meglio ancora se poi si mettono in pratica) per rendere più gradevole la gita e soprattutto per farlo in sicurezza. I piatti delle tradizionali culinarie della montagna serviti in rifugio, poi, sorprendono per l’ottima qualità e anche per il prezzo contenuto. Tutta l’area del versante est dello Jôf Fuart è servita dal rifugio Guido Corsi (54 posti) gestito da Cristiano Martucci, tel. 3391707750. Sul versante del nord dello Jôf Fuart, in località Carnizza di Camporosso, sorge il rifugio Luigi Pellarini (50 posti) gestito dalla guida alpina Ennio Rizzotti (tel. 333858861). A Sella Sompdogna, di fronte il paretone nord del Montasio, vi è il rifugio Fratelli Grego che è anche un punto di appoggio per le escursioni sui sentieri della Grande Guerra. È gestito da Renato Ben, tel. 3491997876. I suoi 38 posti letto saranno a disposizione giornalmente fino al 14 settembre e poi nei fine settimana. Nell’area di Sella Nevea i riferimenti in quota sono il rifugio Celso Gilberti (28 posti) di Conca Prevala condotto da Irene Pittino e Fabio Tschurwald, due abbonati con la buona cucina (3336930282), Casere Cregnedul di Sopra sull’altopiano del Montasio, struttura gestita da Emanuele Ranghiero (3483139701) attivo fino al 14 settembre, il rifugio G. Di Brazza, pure sull’altopiano del Montasio che offre 18 posti letto ed è gestito da Alberto Cosentino, con apertura fino al 30 settembre. Nell’anfiteatro della catena del Mangart e delle Ponze sarà aperto fino al 30 settembre il rifugio Luigi Zacchi, 20 posti e gestito da Gianni Matiz, tel. 3385030887, 3202591042 e 3332357346. Sulle Carniche, a Sella di Lom (sopra le valli di Ugovizza dove sono importanti anche il Gortani, Camoscio e diversi agriturismo) vi è il rifugio F.lli Nordio-Deffar che ha a disposizione 22 posti letto ed è condotto da Angela Virgalito (3346002742). Sulle Alpi Carniche, nel vallone di Flop di Moggio Udinese, sorge il rifugio Luigi Grauzaria gestito da Federico Scarso e Loretta Di Gallo (3318598861): 22 posti aperto fino al 26 ottobre.

Tolmezzo: 70 mila euro di multe per velocità, cinture e uso del telefonino

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Continuano i controlli stradali della Polizia locale nella Conca Tolmezzina e nel 2013, rispetto al 2012, gli incidenti stradali nei comuni di Amaro, Verzegnis, Cavazzo carnico e Tolmezzo sono calati del 15,38%. Nel 2013 sono state circa 1.400 le sanzioni irrogate per violazioni del Codice della strada e 70 mila euro sono i proventi incassati in contanti, cui vanno aggiunti 400 verbali notificati ancora da incassare.

Il comandante della Polizia locale della Conca Tolmezzina, Alessandro Tomat, spiega che le violazioni che fanno la parte del leone sono tutto quello che è correlato alla sosta cittadina, relativamente ai ticket, ai divieti di sosta, ai dischi orari. Si va da chi non si è munito di ticket per il parcheggio sulle strisce blu o ne ha superato il limite temporale, a chi ha parcheggiato in doppia fila o comunque dove non doveva, fino a chi non ha rispettato l’indicazione del disco orario. Ci sono poi controlli stradali: nel 2012 erano aumentati del 33% rispetto al 2011 e nel 2013 si è mantenuta, osserva Tomat, la stessa intensità di controlli del 2012. Le violazioni più frequenti rilevate in quel caso, spiega, sono il mancato rispetto dei limiti di velocità, la cintura di sicurezza non allacciata o l’uso del cellulare mentre si è alla guida. Quest’ultima violazione per Tomat è la peggiore in termini di distrazione che ingenera nell’automobilista con le conseguenze che ne possono derivare anche a livello di incidenti. I controlli sono fondamentali tanto più se se incidono, come avviene in questo caso, anche sul calo dei sinistri stradali: nel 2013 nella Conca tolmezzina sono calati del 15,38%, fermandosi a 65 (dato aggregato con Carabinieri e Polizia stradale).

Tomat commenta il dato come confortante anche perché prosegue il trend di riduzione dei sinistri (nel 2012 erano già scesi del 13%). Su 65 incidenti nella conca tolmezzina 4 sono stati mortali (2 a Tolmezzo, 1 ad Amaro e 1 a Cavazzo Carnico), 21 con feriti e 40 senza feriti.

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Friuli: per Serracchiani l’ospedale di Gemona non si chiude ma si potenzia

«Abbiamo ribadito al sindaco Paolo Urbani che nella riforma del Servizio sanitario regionale la struttura ospedaliera di Gemona si conferma importante e che dunque non si parla certo di chiusure», ha sottolineato ieri pomeriggio ad Udine la presidente del Friuli-Venezia Giulia, Debora Serracchiani, al termine del colloquio con il primo cittadino di Gemona del Friuli, incontro al quale ha partecipato anche l’assessore regionale alla Salute, Maria Sandra Telesca. «Vengono mantenuti tutti i servizi già oggi esistenti, compresi quelli relativi alla diagnostica, e localizziamo nuove funzioni, anche in considerazione del fatto che nella nostra regione siamo carenti di servizi di riabilitazione, anche in regime di day-hospital, e mancano i posti di Rsa medicalizzate e di lungodegenza. Al sindaco Urbani chiediamo una riflessione sulla Chirurgia programmata e valuteremo assieme il Piano del Pronto soccorso», ha indicato la presidente.

«Confermiamo i tempi della riforma già annunciati», ha quindi dichiarato Serracchiani. «Abbiamo iniziato con Telesca queste riunioni di riflessione con i primi cittadini ma intendiamo programmare sul territorio anche assemblee con i cittadini: vogliamo infatti spiegare la riforma nel dettaglio – ha affermato – per far comprendere che vogliamo una riforma sanitaria che venga incontro ai nuovi bisogni ed alle esigenze delle nostre comunità».

«L’ospedale di Gemona del Friuli conserva le sue caratteristiche – ha ribadito Telesca – incrementando alcuni servizi». Vengono dunque mantenute le Medicine e la Lungodegenza, ha sottolineato Telesca, «ampliando tutte le funzioni riabilitative, vengono confermate le Diagnostiche, quella radiologica e di base, e la Specialistica poliambulatoriale. E l’ospedale di Gemona, con la riforma, ospiterà anche l’ospedale di comunità ed uno dei Centri di assistenza primaria (in alcune Regione sono stati definiti come Casa Salute), che aggrega medici di Medicina generale, specialisti, infermieri per dare risposte ai cittadini, soprattutto quelli anziani o con problemi di cronicità, per non costringerli a rivolgersi ai Pronti soccorso ospedalieri».