Archivio mensile:Marzo 2015

Trasaghis: l’estate sul lago tra voli acrobatici e gare di vela

di Piero Cargnelutti:

 I campioni di volo acrobatico torneranno nella Valle del lago la prossima estate, precisamente dal 6 al 9 agosto, quando è in programma Acromax 2015, la Coppa del mondo di acrobazia in parapendio organizzata da Volo Libero Friuli in collaborazione con l’associazione Lago 3 Comuni e altre realtà sportive e culturali. È uno dei grandi eventi in programma la prossima estate sul lago, la cui stagione si comincia proprio in questi giorni con l’apertura dei camping e delle altre realtà ricettive della zona. Il volo sul lago sarà già presente il prossimo 16 maggio con l’iniziativa Aperitivolando, sempre sulla riva ovest che sarà servita per l’occasione anche con chioschi e musica. Il 2 luglio, invece, è in programma “Giro di Kika”, la tappa friulana della manifestazione ciclistica organizzata dall’omonima associazione no profit olandese, che porterà sul lago 150 atleti stranieri. Per gli appassionati della vela nel calendario di Nautilago si segnalano le regate sociali Coppa di Primavera (26 aprile) e Coppa delle farfalle (24 maggio), la Coppa dei tre Comuni (21 giugno), la Coppa d’estate (19 luglio), la 37ª Coppa del lago per bambini (26 luglio) e la regata di corsisti Cazza La randa (23 agosto). I fuochi d’artificio illumineranno le notti didi Ferragosto quando sul lago si continuerà con i voli liberi dal San Simeone. Attraverso il progetto di promozione turistica avviato l’anno scorso in collaborazione con il Comune e finanziato con fondi europei, quest’anno Nautilago metterà a disposizione dei visitatori anche due imbarcazioni a vela e una flotta di kajack turistici. E sempre riservata ai turisti ci sarà la Viva Lago Map che sarà presentata giovedì alle 20 nel centro servizi di Alesso. «In accordo con tutti gli esercizi operativi – spiega Matteo Michielon dell’associazione Lago Tre Comuni – sono state stampate 5 mila mappe nelle quali sono segnalati tutti gli esercizi e i servizi disponibili sul territorio, dalla cartoleria alla macelleria. La mappa sarà disponibile anche in lingua inglese».

Friuli: Albergo diffuso, è boom: presenze +7,44%, e +21,57% di ospiti stranieri

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Il 2014 si è chiuso positivamente per gli alberghi diffusi del Friuli-Venezia Giulia, con 43.726 presenze turistiche, in crescita del 7,44% rispetto all’anno precedente. Una situazione inversa rispetto a quella registrata, complessivamente, dal turismo regionale dove le presenze si sono ridotte del 2,97%. Il dato del Friuli-V.G. è in linea con quello italiano dove la vacanza nell’albergo diffuso ha fatto registrare un aumento dell’8-10 per cento. Questa tipologia di residenza turistica “slow”, viene scelta sempre più dagli stranieri che rappresentano circa la metà dei turisti di questa tipologia di ospitalità, con una crescita boom in Friuli-V.G.: + 21,57%.

L’albergo diffuso è nato in Friuli negli anni successivi al terremoto del 1976, come una possibile risposta al recupero intelligente del patrimonio edilizio rurale e “storico”, spesso abbandonato a sé stesso. Le 19 strutture attive censite dalla regione (per 1.799 posti letto), sono quasi tutte gestite in forma cooperativa e rappresentano un primato: oltre il 23 per cento dell’intera quota italiana di questa tipologia turistica (82 strutture).

Ma l’albergo diffuso non è semplicemente una struttura ricettiva: esso è innanzitutto un’esperienza di radicata di progetto di sviluppo del territorio, che coinvolge molti attori diversi, ed è questo il motivo per cui, finora, è prevalsa la scelta gestionale in forma cooperativa. La nascita degli alberghi diffusi, inoltre, ha portato sviluppo in aree marginali, con ricadute positive anche sulle altre realtà economiche dei comuni di montagna. A distanza di qualche decennio dalla loro nascita, correttamente, oggi è in atto una riflessione su questa peculiare forma di accoglienza che, certamente, deve evolvere e diventare sempre di più uno dei punti di riferimento per il territorio sviluppando la pratica di quella che è una caratteristica distintiva dell’albergo diffuso: un esempio di successo di rete d’impresa nel turismo.

Barabba e la Carnia, Domenica delle Palme alla Pieve di Gorto

di Alberto Terasso.

Domenica delle Palme alla Pieve di Gorto, con il cielo ancora terso e il saluto sull’angolo del cimitero: bondì animas di Diu. Dice, è suggestivo. No, è molto di più: le pietre parlano una lingua che non si può decifrare, Google maps non le vede, tanto le tracce che nasconde la Pieve sono profonde, un’abbuffata di segni. Nel piccolo piazzale su colle qualche bambino, tanti anziani. I cantori si contano sulle dita di una mano, sempre che possa stendersi, così com’è, bloccata dall’artrite. E le strette di mano a volte sono acrobazie. Chissà se serve la traduzione: “I sin puocs, rabiuos e triscj”.

E non si confonda triste con cattivo. Sì, la cattiveria sparata in silenzio contro il sole freddo di marzo. The frozen winds of march, diceva il poeta.
Faccio la conta e voglio essere generoso: siamo in sessanta ad ascoltare nella lingua della Carnia il racconto della Passione di Cristo. Ma è solo la passione di Cristo o è davvero in quest’alluvione di simboli, la Passione della Carnia? Nessuno, nemmeno il sacerdote, ne fa cenno. Ma, davvero, “i sin in poucs, rabious e triscj”.

La Pieve rilancia il suo mistero, donne e uomini che sono stati qui nei momenti fondamentali della vita, quelli che riposano appena fuori e vigilano, forse, sulla vallata, quelli che ancora cantano e ti perforano l’anima con la forza della lingua e dei secoli andati.

“Salvaiso Crist o Barabba?”
“I vin dit Barabba”.
“Ma a l’è un brigant”.
“I vin dit Barabba!”.

E improvvisamente è come si svelasse all’improvviso quel che sarà, in qualche modo, di noi. Di fronte a quel che ancora ha da dire questa terra e a quanto ha già portato dentro di noi, lo spreco di valori, lo scialare dei riferimenti, il buttare nei cassonetti dell’indistinto una cultura invidiabile. Scegliere Barabba invece che quest’overdose di identità, rappresentata da una chiesa che sembra un faro per le navi in transito. E, intanto, i guardiani del faro sono piegati dagli anni, aggrappati a un’ancora piccola piccola: quella bambina bionda, la cui testa spunta appena dall’altare e che ha il ruolo davvero sproporzionato di servire messa tra quelle colonne di tufo e quel freddo che entra nelle ossa.

I guardiani, gli ultimi che hanno coscienza di una comunità che si sta arrendendo, sono anche la retroguardia dei soldati – uomini e donne – che hanno a lungo messo in piedi progetti e messo via illusioni. Dice: che spettacolo questa Pieve. Una spettacolo – volendo – che dischiude paesaggi interiori da far venire i brividi, ma a che serve. Anzi, verrebbe da dire: ormai, a cosa serve?

“I vin dit Barabba”.
E Barabba non sa che farsene di questa Carnia forse infidelis, a questo punto. Non sa come ridare vita e speranza a un patrimonio umano che si sta sgretolando sotto la voce “curva demografica” e senza che il brigante sappia mettere in piede almeno qualche trovata da malvivente.

“Puos, rabious e triscj”.
De Andrè poetava della “domenica delle salme”, solo un’assonanza che offre rimandi lessicali non da poco. I rimandi, però, sono ancora quelli dell’entrante settimana di Passione. Temo che abbia una durata insopportabile, quassù, che fino al Venerdì santo tutti capiscano quel che sta accadendo.

E’ la Pasqua che non si vede, nemmeno dal colle della Pieve di Gorto.

Tolmezzo: proiettore rotto, sospesa l’attività al cinema David; preludio alla chiusura?

La Nuova rassegna Cinema di qualità al Cinema David resta sospesa fino a data da destinarsi per un guasto al proiettore. Già l’appuntamento del 12 marzo, quando era prevista la proiezione di “Pride”, era saltata a causa del guasto tecnico all’apparecchiatura del cinema. La carrellata di appuntamenti previsti il giovedì sino al 19 marzo aveva da allora subito una battuta d’arresto. Il Comune aveva comunicato che non appena fosse stato possibile avrebbe fornito indicazioni utili circa le future proiezioni, ma il problema non è ancora risolto. La rassegna era partita il 29 gennaio e prevedeva 8 proiezioni da lì al 19 marzo. L’appuntamento era per ogni giovedì sera con ingresso a prezzo speciale di 5 euro. La rassegna, precedentemente organizzata in autonomia dal cinema, quest’anno per la prima volta è stata co-organizzata assieme al Comune. Raccoglie tutti i migliori film d’autore e d’essai di questo periodo, variando dal cinema internazionale a quello italiano e vari generi:dalla commedia, al drammatico, dal documentario al fantastico. Erano già stati proiettati “Il Sale della Terra”di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado, “La spia. A most wanted man”di Anton Corbijn, “Torneranno i prati”di Ermanno Olmi, “Trash”di Stephen Daldry, “Magic in the moonlight”di Woody Allen “Storie pazzesche”di Damian Szifron. Mancavano ” Pride”di Matthew Warchus e “Il ragazzo invisibile”di Gabriele Salvatores.
Aggiornamento del 29/03/2015

di Piero Tallandini
Tolmezzo si mobilita per salvare l’unico cinema della Carnia. «Siamo di fronte a una situazione d’emergenza e stiamo pensando a una raccolta fondi con donazioni e alla costituzione di un’associazione che coinvolga privati e realtà pubbliche, un ente che a quel punto potrebbe accedere a fondi regionali. Il cinema “David” è un servizio culturale importante per tutto il territorio carnico. Noi ci teniamo fortemente». Così il sindaco Francesco Brollo garantisce l’impegno dell’amministrazione comunale per evitare la chiusura definitiva del “David”, pericolo concreto secondo quanto sottolinea il commercialista tolmezzino Vittorino Dorotea, che cinque anni fa è stato capofila di un rilevante sforzo imprenditoriale con un investimento di 600mila euro per la ristrutturazione dei locali e l’acquisto di uno dei più moderni sistemi di proiezione digitale tridimensionale della regione. Il guasto del sistema di proiezione che nelle ultime settimane ha reso necessaria la sospensione dell’attività (bloccando la rassegna del cinema di qualità del giovedì organizzata con il Comune) ha reso ormai insostenibile una situazione già difficile dal punto di vista del rapporto costi-ricavi, a cinque anni dall’inaugurazione. I fattori che stanno compromettendo il futuro del “David” sono essenzialmente due. Anzitutto i costi spropositati dei nuovi sistemi per la proiezione digitale che vanno incontro ad una rapida obsolescenza a fronte del continuo progresso tecnologico e dei costanti aggiornamenti di software, hardware e formati dei dispositivi di lettura. Poi, c’è il numero di spettatori, che è in calo e non consente di sostenere investimenti e costi di gestione anche perché il prezzo massimo dei biglietti non supera i 7 euro. Dorotea (che nei giorni scorsi ha già avuto un incontro con Brollo) lancia un appello alle istituzioni spiegando che soltanto un supporto pubblico consentirebbe di mantenere aperto l’unico cinema della Carnia. «Nel 2010, quando abbiamo riaperto il “David”, l’impianto digitale tridimensionale era il più avanzato della regione ed era costato 150mila euro – premette Dorotea –. Nelle scorse settimane si sono verificati guasti alle schede elettroniche che renderebbero necessario un intervento di riparazione da 10mila euro. Una spesa superiore al valore residuo del macchinario. Ma soprattutto, tra un anno cambierà il sistema di caricamento dei film e quell’impianto di proiezione digitale non sarà più utilizzabile e occorrerebbe spendere altre decine di migliaia di euro per l’acquisto e l’installazione di un nuovo sistema. Non credo ci siano le condizioni per tornare ad aprire, nel breve periodo. L’auspicio è di poterlo riaprire il prossimo anno ma serve un supporto pubblico, come per i teatri. La gente va sempre meno al cinema e il ritorno economico è limitatissimo».

Direttivo Comitato Soci Coopca: prendere atto di aver perso tutto, unica salvezza un fondo di garanzia Regionale

Comunicato stampa del direttivo Comitato Soci Coopca

Il giorno 26 marzo si è riunito il Direttivo Soci COOPCA alla presenza dell’Avv Zilli il quale ci ha illustrato il piano del concordato presentato dai professionisti incaricati da COOPCA al Magistrato e i possibili scenari conseguenti.

Entrando nel merito, a ns giudizio, il piano non presenta sostanza reale: inconsistente economicamente in quanto la previsione in esso contenuta non genera certezza.

Da esso si evince un fatturato in diminuzione e il costante aumento delle perdite d’esercizio che rischiano di pesare ulteriormente sull’attivo ipotizzato, aprendo così la strada ad un ipotetico stato fallimentare.

In mancanza di serie e reali offerte d’acquisto non c’è salvezza e a chi vive il dramma di aver investito tutti i Suoi risparmi di una vita, allo stato di fatto, non resta che prendere atto di aver perso tutto. A ciò si aggiungono le pesanti  ripercussioni sulla economia locale e non solo per le perdite dei piccoli fornitori  e dei posti di lavoro.

Per questo riponiamo tutta la nostra fiducia nell’attenta valutazione dei Giudici.

La nostra unica ancora di salvezza come da tempo chiediamo con insistenza  all’Assessore dott. Bolzonello, e alla Presidente dott/ssa Serracchiani é la costituzione di un fondo di garanzia Regionale per i piccoli risparmiatori, tra i quali ci sono molti lavoratori.

Il direttivo Soci CoopCa chiede formalmente un urgente incontro con i succitati Vertici e con quelli  della Lega Coop Regionale in persona del dott. Enzo Gasparutti.

Il Direttivo Soci Coop Ca smentisce categoricamente le affermazioni del Presidente della CoopCa  Sig. Collinassi secondo cui il Direttivo dei Soci avrebbe designato un proprio Consigliere nel  C d A  CoopCa

Tale affermazione non corrisponde assolutamente al vero per cui invitiamo il sig. Collinassi a smentirla pubblicamente.

 

 

 

Coopca: la rabbia dei soci e dei lavoratori, Procura indaga sul concordato, i consulenti e i loro compensi

di Domenico Pecile.
I volti della rabbia e dell’indignazione. I volti della disperazione e della paura. Eccoli i volti dei dipendenti, dei soci prestatori, dei semplici cittadini, di rappresentanti di amministrazioni locali, dei delegati di altre realtà industriali. Eccoli i volti increduli delle cinquecento persone sferzate da vento, freddo e pioggia, ammassate a fianco del “mausoleo” della CoopCa, il magazzino da 15 milioni di euro, paradigma di una catena di errori e oltraggio al buon senso, alla sobrietà e all’efficienza. «Se muore la CoopCa muore anche la Carnia». Il cartellone campeggia a ridosso dei manifestanti. Quel manifesto vuole esorcizzare la paura, rimuovere lo spettro di una debacle economica che porta il nome di soluzione “spezzatino”, la vendita cioè dei singoli punti vendita al migliore offerente, smembrando la CoopCa e le sue radici che affondano nella storia del mutualismo carnico. Storia di orgoglio, laboriosità, solidarietà, economia. «Una storia – dirà dal palco improvvisato il segretario generale della Cisl Alto Friuli, Franco Colautti – che all’orizzonte vede ora delinearsi una fine ingloriosa a causa di inadeguate e avventate scelte manageriali e gestionali che ne hanno snaturato i valori fondanti. Ci sono già casi di piccoli Comuni (Dogna, Raveo, Ligosullo, Preone , Resiutta) che ormai non hanno né una scuola, né una farmacia, né uno sportello bancario. Se vengono meno anche i negozi potremo dire addio anche agli ultimi presidi sociali nelle comunità». Quei volti si aggrappano alla possibilità che il Tribunale ammetta CoopCa al concordato preventivo per evitare il fallimento. Il Piano del cda è depositato da giorni. Per adesso si sono fatti avanti Alì spa e Discount, La prima azienda rileverebbe due negozi in Veneto, l’altra i negozi di Tarvisio, Rivignano, Codroipo, Spilmbergo e Tolmezzo mercato. Pochissimo se si pensa che ce ne sono 38. Il tribunale di Udine ha accettato poi la richiesta di prorogare fino all’8 aprile la possibilità di presentare ulteriori integrazioni al piano, sperando in un salvataggio delle coop nazionali, guidate da Coop Nordest. Potrebbero essere acquistati altri 13 punti vendita. Le coop solidarizzano con i soci prestatori che hanno subito il congelamento dei loro 26 milioni di risparmi con il rischio di non vederli più, ma mandano a dire che la distribuzione piccola e media non può non soggiacere alla dura lex del mercato, dei fatturati, dell’economicità, dei bacini di utenza. Quindi anche ieri mattina, in occasione dello sciopero dei lavoratori proclamato dalle organizzazioni sindacali di categoria Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uil Tucs preoccupati per le ricadute occupazionali e sociali della crisi, più volte è stato ribadita la richiesta di aiuto alle centarli cooperative. Il timore è anche quello che quello deposititato sia un Piano debole, monco. «Scriva pure – dichiara un socio prestatore – che il Piano presentato dal cda fa acqua sia sotto il profilo economico, sia sotto quello tecnico. E avremo modo di spiegarlo». E ieri tra quei cinquecento volti intizizziti, c’era anche quello dell’attuale presidente di CoopCa, Ermano Collinassi. Per lui un’accoglienza fredda, ma né insulti, né verbosità. Un manifestante gli ha ostentato a pochi centimetri dal viso un cartello con la scritta “I lavoratori a pagare, i dirigenti a ballare”. Guardano alle centrali coop e alla politica, sindacati, dipendenti e soci prestatori. Lo strappo della presidente Serracchiani nei confronti del cda («Gestione molto poco oculata con scelte azzardate») oltre ad allungare nuove, inquietanti ombre sulla vicenda CoopCa, da molti ieri è stata giudicata tardiva. «Dalla politica ci aspettavamo e ci aspettiamo di più», precisa un manifestante. E non a caso quando dal palco viene annunciata la presenza del’europarlamentare Isabella De Monte non ci sono applausi, ma soltanto un urlo ironico che squarcia l’attimo di silenzio: “Era ora”. Lei c’era, però. Di consiglieri regionali nemmeno l’ombra. E sempre ieri è rimbalzata la notizia che anche la Procura, oltre a continuare il lavoro di indagine (allo stato attuale ci sono dodici indagati) sta esaminando il Piano per verificarne tutti gli aspetti e sul quale dovrà esprimersi dopo il giudizio del Tribunale. E che la procura abbia sottoposto CoopCa ai raggi X lo dimostra il fatto che lo scorso mese di gennaio aveva chiesto la nomina di un commissario straordinario. La prima replica era arrivata dall’assessore regionale alle Attività produttive, Sergio Bolzonello, secondo cui tutto era sotto controllo e che le osservazioni della Procura erano superate giacchè il cda si era rinnovato per buona parte con avvicendamenti o per dimissioni. E sempre ieri, a margine della manifestazione, un socio prestore ha fatto sapere che l’emolumento per i due professionisti indicati dalla Regione per redigere il piano, Verziagi e Masi, è pari a 66 mila 500 euro. «Ci risulta – aggiunge – che la Regione non metterà un euro e che quindi la spesa sarà sobbarcata dai soci prestatori». Susanna Pellegrini, segretaria regionale Cgil commercio ha ribadito nel suo intervento che «ci sono errori e gravi responsabilità. Oggi però non è il giorno della ricerca della responsabilità di questo disastro, sarà la giustizia amministrativa a fare il suo corso». Vero è – ha sottolineato – che dal 17 novembre data in cui CoopCa ha presentato la richiesta di concordato a oggi sono passati quasi cinque mesi. «Oggi siamo qui perché c’è bisogno di una accelerazione e di una volontà comune». Unità e volontà comune sottolineate anche dal sindaco di Tolmezzo Brollo e fatta propria dai suoi colleghi di Paluzza, Enemonzo, Ampezzo, Lauco, Tarvisio, Ovaro, Paluzza, Raveo, Prato Carnico, Socchieve, Verzegnis e altri ancora. I cinquencento volti ascoltano. C’è poca voglia di applaudire perché non c’è nulla da applaudire. In prima fila una signora tiene tra le mani il cartello con la scritta “Avete fatto più danni di due guerre”. Concetti riassunti bene da Ezio, dipendente di Coopca e da Gloria arrivata da Trieste che al termine del suo intervento chiede in un silenzio assordante: «Di che vita vivremo»?

Carnia: Di Centa d’argento nella 50 km tricolore di fine carriera, sfiorato il 26º titolo

di Giancarlo Martina.

Le condizioni sfavorevoli del tempo hanno costretto gli organizzatori dello Sci Club 70 a modificare il programma dei campionati italiani assoluti di sci alpino in svolgimento fra Tarvisio e Sella Nevea. La combinata alpina maschile (supergigante valido anche per l’assegnazione del titolo nella specialità a cui si aggiunge una manche di slalom), inizialmente prevista oggi è stata posticipata a domenica 29 marzo, mentre domani è stata programmata la discesa, anticipata dalla prova ufficiale obbligatoria per regolamento. Inversione anche nelle due gare femminili rimanenti di Tarvisio: lo slalom di domenica è stato anticipato a domani, così come il gigante di domani è stato spostato a domenica. Ieri poi è stato annullato il superG del Grand Prix Italia. (g.m.)Non è stata una giornata fortuna, quella di ieri, per la talentuosa atleta Lussarina Lara Della Mea, impegnata nello slalom dei campionati italiani allievi a Santa Caterina Valfurva (Sondrio). Vinto, mercoledì l’argento del gigante, Lara Della Mea ieri era in corsa per il titolo dello slalom, purtroppo, dopo essere stata al comando a metà gara, nella manche conclusiva, è incappata in due cadute e ha chiuso al 9° posto. Uscita nella seconda manche, poi, l’altra lussarina Giulia Di Francesco ch’era quinta. Gli altri risultati dei regionali: 19esima Valentina Piccin (Sella Nevea) e nello slalom degli allievi, il migliore è risultato, 9°, Diego De Zan (Bachmann). E nel nel gigante dei ragazzi, 20a Ludovica Padulano (Lussari) e 25° Alessandro Baschiera (Fornese). (g.m.)L’ultima gara stagionale, la 50 km a tecnica classica, ha riservato la medaglia d’argento all’intramontabile campione Giorgio Di Centa, che nei campionati italiani assoluti di fondo conclusi, ieri, ad Anterselva (Bolzano) in tre gare ha conquistato altrettante medaglie. Nei giorni scorsi si era messo al collo l’argento nella 15 km tl e il bronzo nella staffetta. Ieri, solo per qualche centimetro, il carabiniere ha mancato l’oro per incorniciare alla grande quella che ha deciso sia per lui l’ultima stagione. Il bicampione olimpico di Torino 2006, infatti, nella 50 km mass start è stato superato solo in volata da Dietmar Noeckler (Fiamme oro), mancando così sul filo di lana il suo 26º titolo italiano in carriera. Di questi, ricordiamo, ben dieci li ha vinti nelle lunghe distanze. Il bronzo è, invece, andato al collo dell’altro poliziotto Mattia Pellegrin. Il titolo della 30 km tc femminile è stato conquistato dalla poliziotta trentina Giulia Sturz. Le gare sulle lunghe distanze si sono disputate sotto una leggera pioggerellina e i problemi di sciolina si sono accentuati, anche per la leggera nevicata della notte che ha costretto i tecnici dei materiali agli straordinari e a difficili scelte fra sci con il pelo e sci con sciolina di tenuta klister. Avvincente la corsa maschile, con due cambi di sci possibili che hanno ravvivato la competizione. Appena superata la boa di metà gara, si è registrato l’allungo di Noekler che si è avvantaggiato di una ventina di secondi rispetto a un ristretto numero di inseguitori. Fra questi l’irriducibile Di Centa, 43 anni a ottobre, che poco alla volta ha colmato il gap per rinviare ogni decisione sul titolo alla volata, sotto lo striscione di arrivo. Ha prevalso il più giovane dei due, appunto Noekler, 27enne di Brunico. Con la doppietta di ieri, le Fiamme oro portano a casa l’11º titolo su 12 disponibili nella stagione (solo David Hofer dei Carabinieri nello skiathlon martedì ha impedito la storica dozzina) e si impongono in classifica a squadre della coppa Italia Sportful.

Friuli: parla il presidente del Cato Scridel, «No agli acquedotti nella Bassa e in Carnia nessuna autonomia»

di Elisa Michellut.

O Nessuna acquedottizzazione nella Bassa. Lo assicurano i vertici della Consulta d’ambito per il servizio idrico integrato Centrale Friuli (Cato) che, questa mattina, si riuniranno in assemblea per discutere la delibera. Aqueddottizzazione «Procederemo – annuncia il presidente del Cato e sindaco di Fiumicello, Ennio Scridel – alla variazione del piano d’ambito al fine di recepire i cambiamenti normativi. Per quanto riguarda il problema degli acquedotti nella Bassa, sarà stabilito che, nelle zone della bassa pianura friulana caratterizzate da un approvvigionamento idrico potabile esclusivamente attraverso pozzi di tipo artesiano o freatico, non sono previste estensioni di rete di distribuzione idropotabile derivanti da adduzioni provenienti dalle zone a nord della linea delle risorgive. Unica cosa ammissibile è la realizzazione di acquedotti di quartiere, al fine di ottimizzare la distribuzione idrica negli agglomerati urbani». Il presidente Scridel, esperto in merito alla legislazione in materia di servizi pubblici locali, spiega anche come il Cato intende muoversi nel caso in cui dovesse verificarsi un’emergenza idrica. «Qualora i soggetti competenti dovessero accertare che la qualità dell’acqua non è conforme al decreto legislativo 31 del 2001, il piano dell’Ambito prevede l’installazione di appositi filtri (carbone attivo o equivalenti) a valle dell’opera di presa, cioè il pozzo. Anche in questo caso non ci sarà nessun acquedotto. Direi che i timori dei comitati non hanno più motivo di esistere». La proposta della Carnia Scridel interviene anche in merito alla proposta, avanzata da alcuni sindaci della Carnia, di gestire in autonomia il servizio idrico per i Comuni sotto i mille abitanti. Un migliaio le firme raccolte per chiedere la gestione autonoma dell’acqua. A consegnarle, nei giorni scorsi, in Regione, erano stati i sindaci di Forni Avoltri, Cercivento, Rigolato e Ligosullo, accompagnati dai rappresentanti dei comitati. «Da un punto di vista normativo – argomenta il presidente Cato – questa gestione non può essere attuata. Esiste una sentenza della Cassazione a sezioni unite che definisce illegittima questa pretesa. Su questo fronte è impossibile anche un intervento legislativo da parte della Regione. I comitati fanno riferimento sempre alla legge regionale 1 del 2014 della Regione Liguria. Con sentenza della Corte costituzionale 32 del 12 marzo 2015 questa legge è stata dichiarata illegittima in merito alla gestione autonoma del servizio idrico integrato dei Comuni montani con popolazione inferiore ai 3 mila abitanti. Le richieste non possono essere accolte». Le tariffe Per quanto riguarda la questione tariffe, i comitati e sindaci della Carnia hanno riferito di pagare cifre di molto inferiori rispetto al resto del territorio. «Le tariffe – risponde Scridel – sono purtroppo insufficienti a garantire gli interventi necessari alla corretta erogazione del servizio. Il Comune di Cercivento ha bisogno di un intervento al depuratore che costa circa 450 mila euro. Nella delibera di giunta comunale dell’11 dicembre 2014, l’amministrazione dichiara di non disporre di quella cifra. Se ogni singolo abitante di Cercivento dovesse gestire autonomamente il servizio l’aumento sarebbe a dir poco notevole». Gestore unico Questa mattina sarà votato anche il percorso verso il gestore unico del servizio idrico provinciale. «Il decreto legge 133 del 2014 stabilisce – precisa Scridel – che l’ente di governo d’ambito, cioè l’assemblea del Cato, deve individuare, entro il 30 settembre 2015, il gestore unico d’ambito. Sarà messo ai voti un indirizzo politico, ovvero una gestione attraverso il sistema in house providing, praticamente l’acqua rimane gestita dal pubblico. L’auspicio è che i gestori esistenti condividano percorsi di unificazione, anche societaria, da qui alla scadenza naturale delle loro convenzioni».

Arta Terme: i vincoli ne frenano la vendita, l’albergo Rossi in degrado problema per il Comune

di Gino Grillo.

 Da hotel di lusso, punto di riferimento di tutta la montagna carnica, a cattedrale nel deserto, con molte incognite per il futuro: questo è l’albergo Rossi, da anni in disuso e attualmente in pieno degrado. La struttura, che copre con le aree esterne una superficie di 26 mila metri quadrati, è stata acquisita al patrimonio comunale di Arta Terme alla fine degli anni Novanta. «All’epoca – ricorda l’ex sindaco Gardel – avevamo previsto di utilizzarlo come casinò, ma poi lo Stato cambiò idea su queste strutture e non se ne fece più nulla». L’investimento fu di quattro miliardi di lire, «compresi alcuni crediti che l’amministrazione vantava dall’allora gestione», a fronte dei quali venne acceso un mutuo ventennale che ancora il Comune paga, per circa 27 mila euro attuali. Il progetto per il casinò e quelli seguenti di utilizzarlo come scuola alberghiera, o ancora quale struttura sportiva dotata di campo di calcio, piscina e wellness, prevedeva una spesa di 14 miliardi di lire. «Non mi sento di addossare colpe alle amministrazioni precedenti – incalza l’attuale primo cittadino Marlino Peresson -, allora le aspettative e le prospettive erano diverse dalle attuali. Certo è che si sono fatte molte illazioni sul futuro di questo importante complesso, ma mai alcunché di concreto». A frenare il fatto che il Comune acquistò solamente una parte del complesso: un dodicesimo è ancora in possesso degli eredi Rossi. Il tribunale di Tolmezzo ha decretato che le due proprietà sono indivise, per cui diventa particolarmente difficile contattare i vari eredi dei Rossi. Il Comune ha inoltre chiesto alla Regione e alla Soprintendenza di conoscere quali sono i vincoli architettonici da rispettare. «Vincoli questi che tengono lontano i possibili acquirenti – commenta ancora il sindaco –; abbiamo avuto richieste informali di interesse da parte di investitori privati, (società e imprenditori russi e austriaci, ndr) gli unici attualmente che potrebbero sbrogliare la matassa, ma dopo i primi contatti nulla è stato ufficializzato». «Purtroppo mancano i fondi, e anche il pubblico (Stato, Regione) hanno stretto i cordoni della borsa – prosegue Peresson –. Inoltre abbiamo un’altra importante struttura, già recuperata ma non utilizzata che è l’albergo Savoia. La soluzione sarebbe di trovare un imprenditore privato disponibile a investire nel nostro territorio».

Tolmezzo: Macuglia rientrato da Chicago aiuta a scoprire Galileo Galilei

La Biblioteca civica e il Comune di Tolmezzo hanno organizzato per domani, alle 17.30, “Un filo nel labirinto. Galileo, esploratore di cieli mai visti”, conferenza di Daniele Macuglia che si terrà al Centro servizi museali in via della Vittoria 2. Macuglia è tolmezzino, ha 30 anni e da cinque vive e lavora a Chicago, dove è ricercatore e assistente al Fishbein Center for the History of Science and Medicine dell’Università. In autunno ha tenuto il corso “Galileo Galilei: Science, Art, & Literature”, dove la figura di Galileo veniva esplorata non solo nel campo della scienza, ma anche in rapporto all’arte e alla letteratura, con un approccio multidisciplinare, per farlo conoscere a tutto tondo negli ambiti di cui si occupò. A maggio si recherà in Giappone. Macuglia è un bell’esempio di chi all’estero ha trovato, da giovane, l’opportunità di esprimere e vedere riconosciute le proprie capacità, possibilità che difficilmente nel mondo accademico si trova oggi in Italia. Egli ha frequentato il Liceo scientifico tecnologico Malignani a Udine, si è laureato con lode in Fisica all’Università di Pavia (specializzazione fisica atomica) e ha conseguito il diploma di licenza all’Istituto universitario di studi superiori sempre nella città lombarda.