Archivio mensile:Aprile 2013

Friuli: passa il bilancio consuntivo di Carniacque, i comuni bocciano gli aumenti tariffari

 

di Domenico Pecile

Passa il bilancio consuntivo. E passa all’unanimità. C’è pure il conforto di un avanzo di amministrazione ragguardevole – 600 mila euro – che il presidente, Andrea Zuliani, annuncia sarà destinato agli investimenti. Tuttavia, l’assemblea dell’Ato, che ha riunito ieri mattina tutti i Comuni della Provincia di Udine, ha dovuto fare i conti con la “rivolta” dei 40 Comuni montani dislocati nelle due Zto, la Carnia e la Valcanale – Canal del Ferro. Che hanno deciso di bocciare gli aumenti tariffari previsti per l’anno in corso. Ora, la patata bollente dall’Ato passerà all’Aeg (l’Autorità per l’energia elettrica, gas e acqua) che avrà a disposizione tre mesi per confermare e/o variare l’aumento tariffario che era stato stabilito dall’Ato nella misura del 13,4%. Intanto, Carniacque Spa, società che gestisce le due Zto della montagna, manda a dire che senza quegli aumenti è in gioco la sopravvivenza della Spa. In assemblea tutto era filato liscio fino a quando non è stato affrontato il nodo degli aumenti tariffari che soggiaciono ora a due nuove condizioni di calcolo: il nuovo metodo tariffario imposto dall’Aeg e il tasso di inflazione programmata (che è stata del 2,093 per il 2012 e del 3,096 per l’anno in corso) attestasi sul 5,19%. Bene, gli aumenti stabiliti sono stati del 5,3% per gli 82 Comuni aderenti al Cafc (Consorzio acquedotto Friuli centrale), del 5,5% per l’Amga cui fa riferimento il Comune di Udine, mentre per i 12 Comuni del Poiana (Cividalese e Valli) non è stato deliberato alcun aumento. L’intoppo, come detto, si è verificato quando l’Ato ha indicato l’aumento del 13,4 per cento per i 40 Comuni della montagna. Quest’ultima decisione, su invito dei due rappresentanti delle Zto della montagna, Renzo Zanette per la Valcanale – Canal del Ferro e Roberto Fachin per la Carnia, è stata dunque ritirata. L’incremento del 13,4% – spiega il direttore, Roberto Pittoni – fa comunque rimanere il costo più basso della provincia di Udine. Ma c’è un’altra considerazione da fare, come suggerisce lo stesso Pittoni. Una famiglia montana composta da tre persone consuma annualmente circa 200 metri cubi di acqua per un costo di 180 euro che diventerebbero 204 se fosse scattato l’aumento del 13,4 per cento. Bene, una famiglia di tre persone pagherà nel 2013 circa 340 euro a Belluno e 332 euro a Trento. «L’ottica che contesto ai sindaci della Carnia – afferma il presidente dell’Ato, Zuliani – è che non sono costretti a parlare alla gente solo di acqua, perchè invece dovranno spiegare ai cittadini come finanziare gli investimenti indispensabili in fognature e depurazioni». Da parte sua, Carniacque conferma che allo stato attuale e senza gli aumenti tariffari previsti esiste la reale preoccupazione di qualsiasi possibilità di investimento. Da qui l’auspicio che l’Aeg confermi le nuove tariffe, diversamente Carniacque stessa sarà in pericolo di sopravvivenza».

Treppo Carnico: con le nuove piogge altri smottamenti sulla frana del rio Pontaiba

di Gino Grillo.

La pioggia dell’altra notte ha rimesso in movimento la frana in Via Gosper sulla sinistra orografica del rio Pontaiba. Dopo il sommovimento di Pasqua che aveva praticamente distrutto la Baita Ciclamini di proprietà dell’amministrazione comunale, la zona era stata messa in sicurezza dalla Protezione civile regionale. I lavori, realizzati in modo provvisorio nella settimana successiva allo smottamento, avevano comportato la creazione di un by-pass stradale più a ridosso dell’alveo del torrente in maniera da distanziarlo dalla collina che stava franando e che aveva invaso la vecchia strada, che collegava alcune case e attività produttive site a monte della zona smottata. I lavori avevano comportato pure l’abbattimento di alcuni alberi sovrastanti la zona pericolante. Alla base della frana, dove si trovava l’area del parco giochi ora sommersa dai detriti, è invece stata realizzata una massicciata in modo da contenere eventuali altri crolli. La difesa spondale ha retto: la massa di fango e massi mossa dalle piogge dell’altra sera si è infatti fermata all’interno dell’area predisposta a difesa, ma questo non ha eliminato i timori di ulteriori smottamenti. «Non è compromessa – afferma il sindaco Maurizia Plos – la viabilità verso le case poste a monte della zona, ma ora occorre uno studio preciso, oltre naturalmente a un adeguato finanziamento, per valutare il metodo da seguire per porre in definitiva sicurezza il colle franabile». Intanto le squadre comunali hanno martellato i grossi abeti rossi, che notoriamente non dispongono di solide radici, essendo queste superficiali, a monte e ai lati della frana che dovranno essere rimossi per non gravare ulteriormente su un terreno gessoso instabile. Addetti del Comune e volontari della protezione civile locale stanno comunque monitorando la zona senza sosta mentre si attende per oggi un ulteriore sopralluogo dei tecnici della protezione civile regionale.

Carnia: malghe assegnate ad allevatori che non montificano mucche, scatta la protesta

di Gino Grillo

Proteste da parte della Cooperativa malghesi della Carnia per l’assegnazione delle malghe regionali ad allevatori che non montificano mucche. «Dopo aver appreso i risultati dei bandi di concessione di alcune malghe di proprietà della Regione ci siamo chiesti – hanno detto il presidente Alberto Pischiutti e il direttore Claudio Peresson – cosa pensassero quanti deputati all’elaborazione dei regolamenti, vedevano aggiudicate le malghe che per secoli hanno ospitato bovini e capre da latte a greggi di pecore e cavalli». Il riferimento è alle malghe Plotta e Collina Grande in Comune di Paluzza e Ramaz e Lodin in Comune di Paularo. Malghe oggetto di ingenti investimenti pubblici per ristrutturazioni e ricostruzione di stalle, impianti di mungitura e caseifici per renderle funzionali alla trasformazione del latte in formaggio. «Lavori che non solo durano da molti anni senza essere stati ancora completati per probabile scarso interesse e anche negligenza visto che i finanziamenti per il completamento dei lavori della malga Collina Grande e Casera Ramaz sono stati tolti e usati per altri scopi. Se si voleva mantenere per queste malghe la destinazione tradizionale e la loro vocazione ad alpeggiare vacche da latte e trasformare latte in prodotti tipici non era semplice escludere direttamente altre specie diverse dalle vacche quali pecore e cavalli dal bando?». I malghesi ritengono che se i Comuni, proprietari di gran parte delle malghe, adottassero lo stesso comportamento della Regione metterebbero in crisi tutti i malghesi con le relative conseguenze per l’ambiente, l’immagine della Carnia e l’attrazione turistica che ne consegue.

Villa Santina: viene da Luincis di Ovaro il miglior salame carnico

Viene da Luincis di Ovaro il miglior salame della Carnia. Lo ha sancito una giuria popolare durante la festa del salame solidale effettuata in ricordo di Elio Fedar nella piazza dell’ex stazione ferroviaria. 81 gli espositori, in particolare della val Tagliamento e della val di Gorto, ma non sono mancati partecipanti giunti dal Canal del Ferro e dal resto del Friuli, oltre che naturalmente dalla Carnia.

La giornata ha visto effettuarsi pure una mostra di auto e moto d’epoca, mezzi che sono stati benedetti, assieme alle altre vetture, dal parroco dopo la messa mattutina. Quindi il via alla festa godereccia con un folto pubblico che ha funto da giuria per la scelta del miglior salame, affumicato e no. La classifica è stata redatta dal pubblico stesso, dopo l’assaggio

continua a leggere l’articolo sul sito del messaggero veneto

Basiliano: marcia simbolica e presidio al luogo della lottizzazione “Il Cjastelut” di Orgnano

 

GIORNATA MONDIALE DELLA TERRA

Le associazioni: “Stop al consumo del suolo”.

Sabato 27 aprile marcia simbolica e presidio al luogo della lottizzazione “Il Cjastelut” di Orgnano (Basiliano)

Sarà una marcia simbolica per dire stop al consumo di suolo che ogni giorno si mangia porzioni di territorio, per difendere i valori del paesaggio, della ruralità, delle risorse naturali e dei beni comuni, per ascoltare chi si batte per impedire mega cementificazioni e infrastrutture inutili, per raccontare le esperienze dei Comuni che hanno deciso di ridurre a zero la crescita edilizia del loro Comune ma sarà anche una manifestazione allegra, colorata, per festeggiare la Giornata Mondiale della Terra proclamata a livello internazionale per celebrare l’ambiente e la salvaguardia del pianeta.

L’appuntamento – organizzato da Legambiente, WWF, Italia Nostra, Lista Progetto di Basiliano e Radio Onde Furlane – si svolgerà ad Orgnano di Basiliano, con ritrovo in piazza alle 11, da cui partirà una marcia simbolica e successivo presidio al luogo della mega lottizzazione “Il Cjastelut, simbolo e caso emblematico di una politica di gestione del territorio che ancora si ostina a sacrificare al cemento paesaggi, suoli agricoli, risorse naturali.

La lottizzazione Il Cjastelut –  circa 70 mila m2 di residenza e 50 mila m2 di verde di quartiere in un ambito attualmente agricolo – sta infatti per prendere il via ai piedi di uno dei più bei luoghi dal punto di vista paesaggistico e agricolo, ma anche geologico e storico-archeologico del comune di Basiliano in provincia di Udine. Precisamente nella frazione di Orgnano, la zona cosiddetta “Braida di Casa”, un’area contigua di ottima fertilità naturale, attorno al colle denominato “Il Cjastelut”, vedrà l’insediamento di un villaggio esclusivo con abitazioni che nelle intenzioni del proponente (leggasi: speculatore edilizio) dovrebbero essere destinate a ricchi.

L’intervento edilizio sul colle – ricordano le associazioni – comprometterà definitivamente la bellezza del borgo, recentemente oggetto di una pregevole opera di recupero e valorizzazione grazie a fondi pubblici europei e comunali, nonché  una delle strade più belle dal punto di vista paesaggistico del territorio in questione, quale via “Barbecjan”, una via quasi incassata, in mezzo a una bellissima area boscata che verrà abbattuta al fine di consentire il raddoppio della carreggiata

per agevolare l’accesso alla nuova area residenziale.

Le associazioni promotrici invitano pertanto a partecipare alla manifestazione tutti gli Enti, i Comitati, i Gruppi, le persone del Friuli Venezia Giulia che si battono per la tutela del paesaggio, delle risorse naturali, dei beni comuni, della ruralità e gli aderenti a titolo personale al Forum Salviamo il Paesaggio e tutte le associazioni che hanno a cuore la difesa della Terra.

La manifestazione si concluderà sui campi che prossimamente verranno edificati, con musica e una bicchierata conviviale.

25 aprile: il ruolo delle donne nella Resistenza

 

 di Mirco Dondi.

Il ruolo delle donne nel movimento di Resistenza è stato rilevante, anche se a lungo misconosciuto. Le cifre ufficiali registrano 35.000 partigiane, oltre mille sono quelle cadute in combattimento e più di duemila quelle fucilate e impiccate.

Sono dati eloquenti che contribuiscono a connotare la natura del movimento di Resistenza, ma dentro questi numeri sono ancora più importanti le scelte di vita che hanno spinto queste donne a prendere parte attiva al conflitto.

La partecipazione femminile al movimento di Resistenza è stata favorita dalla dissoluzione dell’esercito italiano l’8 settembre 1943 e dal fronte totale che attraversa quasi tutta la Penisola. L’occupazione nazista e il controllo del territorio attuato dalle forze fasciste creano – come nel resto d’Europa – uno scenario bellico dove non ci sono più una prima linea e una retrovia, ma ogni luogo può diventare improvvisamente centrale incluse tutte le abitazioni, spesso violate dagli occupanti.

Partecipare al movimento di Resistenza porta le donne a varcare quei ruoli assegnati che le confinavano in casa e in posizioni subalterne (“Mi sentivo libera, di rendermi libera”, racconta una protagonista). E’ l’emergenza che sovverte gli equilibri di genere. Si comincia sostituendo gli uomini nelle fabbriche – come successo nella Prima guerra mondiale – e si arriva alla scelta di entrare o collaborare con le formazioni partigiane accettando di mettere a rischio la vita.

Siamo di fronte a uno strappo con la tradizione. L’impegno attivo delle donne si accompagna alla definizione di una nuova prospettiva personale che guarda oltre la propria famiglia e i propri affetti. I ruoli di moglie, madre, casalinga, giovane figlia (tante sono le giovanissime anche sotto i vent’anni) finiscono in secondo piano. Davanti a tutto c’è il movimento di Resistenza che è sentito come uno strumento di riscatto personale oltre che politico e sociale.

La Resistenza smentisce lo stereotipo dell’italiano imbelle, fedele al principio “Franza o Spagna purché se magna”, ma produce un’assunzione di responsabilità che arriva fino ai giorni della liberazione quando si decide di combattere rischiando la vita anziché aspettare che siano solo gli anglostatunitensi a impegnarsi nella battaglia finale.

Dentro queste scelte forti, le donne inquadrate all’interno delle formazioni partigiane si scontrano – sia durante sia dopo il conflitto – con il costume bigotto di chi le giudica di facili costumi perché passano le notti con gli uomini. In realtà, su questo punto, la disciplina partigiana é rigida e proibisce, innanzitutto per motivi di sicurezza, relazioni sentimentali tra maschi e femmine.

Oltre a combattere, le donne esercitano la funzione di staffette. In un esercito regolare queste mansioni sono compiute dagli ufficiali di collegamento. Le staffette portano ordini, messaggi, cibo, a volte anche armi. Non potendo circolare gli uomini in età di leva, sono le donne che girano mascherando, almeno durante il giorno, le funzioni militari dietro le quotidiane commissioni domestiche.

Quello delle staffette non è un ruolo residuale, chi lo svolge sperimenta una condizione di solitudine: al buio, al freddo, sotto le intemperie, camminando per chilometri e chilometri, nelle strade e nei sentieri dei boschi. Non è una mansione che si può compiere inconsapevolmente. Il continuo rischio di essere intercettate dal nemico e di conseguenza arrestate, violentate e torturate, rende queste donne innanzitutto forti dentro, pienamente coscienti del ruolo che stanno svolgendo. Va rimarcata, per molte, proprio l’attività compiuta in solitudine, silenziosa al punto che parecchie donne nel dopoguerra nemmeno ritirano il diploma di partigiane: inizialmente la loro è una Resistenza taciuta.

Sono anche gli atti di disobbedienza nei confronti degli occupanti a fornire uno spessore a quella che è stata definita la Resistenza civile. Spesso c’è un doloroso sentimento di impotenza dinanzi a un nemico troppo forte e alle ingiustizie viste e subite. E’ il destino della popolana romana “Pina” (che ha il volto di Anna Magnani), così magistralmente raccontata da Roberto Rossellini nel film Roma città aperta, o della lavandaia Agnese nelle valli di Comacchio che salva un soldato sbandato, lavora per mantenere il marito malato, ma che è travolta dalla guerra in casa e dalle spie fasciste che le fanno arrestare il marito. E’ la trama del pluripremiato romanzo neorealista di Renata Viganò, L’Agnese va a morire, le cui vicende sono simili alle tante testimonianze orali raccolte negli anni dagli storici.

Testimonianze antiretoriche tutte al femminile si possono leggere nel libro la Resistenza taciuta (Bollati Boringhieri, 2003). Tra queste c’è quella di una partigiana (e non è un episodio isolato) che si accorge nel giorno della liberazione che fra chi in piazza acclama le formazioni della Resistenza tanti, sino a pochi giorni prima, erano stati loro nemici.

Uno slittamento nella difficile ricomposizione della società italiana del dopoguerra che nel 1946 elegge 21 donne (su 556) alla Costituente. Le aspirazioni femminili a una piena parità fra i sessi, unite a un diffuso desiderio di giustizia sociale, pur scritte nella Costituzione repubblicana, tarderanno ad arrivare, almeno per altri due decenni.    

Regione FVG: vince Serracchiani; Marsilio, Revelant e Mazzolini eletti in alto Friuli, fuori Cacitti e Cimenti nonostante le altissime preferenze

 

Debora Serracchiani, sostenuta da Partito democratico, Cittadini per Debora Serracchiani presidente, Sinistra Ecologia e Libertà con Vendola, Slovenska Skupnost e Italia dei Valori Lista Di Pietro è stata eletta presidente del Friuli Venezia Giulia con 211.508 voti, pari al 39,39 per cento dei voti validi (sezioni 1.374 su 1.374). I dati ufficiosi, diffusi dal Servizio Elettorale della Regione, attribuiscono a Renzo Tondo, appoggiato da Popolo della Libertà per Tondo presidente, Lega Nord, Partito Pensionati, Autonomia responsabile, Unione di Centro e La Destra, 209.441 voti, pari al 39,00 per cento. A seguire, a Saverio Galluccio del Movimento 5 stelle sono attribuiti voti 103.133 (19,21 per cento) e a Franco Bandelli, di Un’Altra Regione, 12.910 voti (2,40 per cento).

Ma l’incertezza e regnata per tutta la giornata di oggi a causa della complessità nel calcolare i resti e di conseguenza gli eletti, a causa di una legge elettorale pensata per un sistema bipolare e che si è dimostrata assolutamente inadatta per la presenza di quattro liste. Questi alla fine gli eletti in Consiglio Regionale: grande successo personale di Marsilio, ottima prova di Revelant che surclassa Cacitti e per i 5stelle non ce la fà Cimenti nonostante le 1065 preferenze. Mazzolini risulta eletto anche se su di lui pende una presunta ineleggibilità.

Ecco (col beneficio d’inventario) la composizione del nuovo Consiglio:

lista candidati eletti preferenze
MOVIMENTO 5 STELLE MOVIMENTO 5 STELLE

ANDREA USSAI

ILARIA DAL ZOVO

ELEONORA FRATTOLIN

CRISTIAN SERGO

ELENA BIANCHI

1160

502

776

351

333

LEGA NORD LEGA NORD

CLAUDIO VIOLINO

MARA PICCIN

STEFANO MAZZOLINI

1184

3120

928

AUTONOMIA RESPONSABILE AUTONOMIA RESPONSABILE

ROBERTO DIPIAZZA

MICHELA GASPARUTTI

VALTER SANTAROSSA

ROBERTO REVELANT

5768

890

576

1701

POPOLO DELLA LIBERTA' PER TONDO PRESIDENTE POPOLO DELLA LIBERTA’ PER TONDO PRESIDENTE

BRUNO MARINI

RODOLFO ZIBERNA

RICCARDO RICCARDI

ALESSANDRO COLAUTTI

ROBERTO NOVELLI

PARIDE CARGNELUTTI

LUCA CIRIANI

ELIO DE ANNA

1092

1826

6824

2250

2068

1706

3716

1985

UNIONE DI CENTRO UNIONE DI CENTRO

MAURIZIO SALVADOR

1528

SLOVENSKA SKUPNOST SLOVENSKA SKUPNOST

IGOR GABROVEC

1794

SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA' SVOBODA EKOLOGIJA LEVICA - CON VENDOLA SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’ SVOBODA EKOLOGIJA LEVICA – CON VENDOLA

GIULIO LAURI

ALESSIO GRATTON

STEFANO PUSTETTO

428

348

775

PARTITO DEMOCRATICO PARTITO DEMOCRATICO

FRANCO CODEGA

FRANCO ROTELLI

STEFANO UKMAR

SARA VITO

DIEGO MORETTI

CRISTIANO SHAURLI

FRANCO IACOP

VITTORINO BOEM

VINCENZO MARTINES

MAURO TRAVANUT

SILVANA CREMASCHI

ENIO AGNOLA

STEFANO NAZZI

ENZO MARSILIO

SERGIO BOLZONELLO

DANIELE GEROLIN

RENATA BAGATIN

RENZO LIVA

CHIARA DA GIAU

2818

1316

970

1990

1726

2504

2350

2222

2031

1873

1072

1066

751

2343

9423

1921

1449

1447

1196

CITTADINI PER DEBORA SERRACCHIANI PRESIDENTE CITTADINI PER DEBORA SERRACCHIANI PRESIDENTE

EMILIANO EDERA

PIETRO PAVIOTTI

GINO GREGORIS

810

930

1144

 

Forni di Sopra: paese in festa per il primo parto trigemellare

Gino Grillo dal MV di oggi.

Campane a festa sabato mattina, per salutare Sara, Larissa e Alexandra, le tre gemelline nate in clinica a Treviso da mamma Anna Clerici. Festa pure a Paularo, paese d’origine del padre Efren Brovadan. Un parto trigemellare che non ha riscontro a memoria d’uomo e che fa felici tutti i fornesi, in considerazione che da qualche tempo le nascite in paese sono di sole poche unità, due lo scorso anno. Quest’anno si presenta più prolifico: dopo Alessio Puschiasis, di Mashia ed Elia e di Andrea Coradazzi, di Antonella e Igor, ora le tre bimbe, che attendono che si maturino i tempi per altri due coscritti. Le tre bambine, due delle quali omozigote, sono venute alla luce all’ospedale di Treviso dove la mamma, ingegnere dell’ufficio tecnico comunale, era stata elitrasportata dall’ospedale di Belluno a seguito di alcune sofferenze riscontrate dal ginecologo. «Le bimbe – racconta il papà, barista di un locale del paese – sono nate venerdì sera alle 17.45». Sara pesava 1141 grammi, Larissa 1300 e Alexandra 1464. Efren, tifoso interista, contava su un altro “triplete”, ma, sebbene i nonni di entrambi i genitori siano gemelli, non si aspettava questo tipo di trio. Le bimbe, venute al mondo dopo 31 settimane di gestazione, attualmente si trovano in incubatrice, ma tutte stanno bene, come pure la mamma che ieri mattina ha potuto pure allattarle. La notizia ha fatto ben presto il giro del paese grazie alla tradizione di suonare le campane per salutare i neonati, sempre più rari in montagna, è dovuta all’ex parroco Padre Renzo Bon. Mentre si attendeva il ritorno in paese di papà Efren i fornesi salutavano i nonni Ines ed Armando. Anche a Paularo nonno Olinto ha iniziato a festeggiare l’evento sin di prima mattina. Si attende ora l’arrivo a Forni di Sopra delle tre sorelline per la grande festa

Villa Santina: fallita l’Euroholz, rientrano in 6 lavoratori su 30 grazie ad un affitto d’azienda

(t.a. dal MV)

 Nel settore del legno la crisi non molla la presa: è fallita la Euroholz. A renderlo noto sono i sindacati Fillea Cgil Udine e Filca Cisl Alto Friuli che spiegano anche che, grazie ad un affitto d’azienda, 6 dei 30 dipendenti sono tornati al lavoro e che il 29 aprile ci sarà un incontro con i sindaci della zona. La Euroholz, azienda di Villa Santina nata nel 1994 e specializzata nella produzione di strutture in legno lamellare, è stata dichiarata fallita, riferiscono i sindacati, all’inizio di aprile, al termine di una lunga crisi. Sono trenta i dipendenti coinvolti, in cassa integrazione straordinaria da dicembre, 6 di essi sono tornati al lavoro da marzo grazie al contratto di affitto di ramo d’azienda firmato con un imprenditore del settore. Affitto che potrebbe portare a ulteriori rientri. Per fare il punto sulla situazione, anche in relazione alle prospettive di ripresa occupazionale, si è tenuto un incontro giovedì in municipio, alla presenza di Villiam Pezzetta, segretario della Fillea-Cgil Udine, e di Bruno Miniutti, della Filca-Cisl Alto Friuli. I due sindacalisti hanno sottolineato che l’obiettivo centrale ora è ottenere un altro anno di cassa integrazione, «condizione minima – hanno spiegato – per dare un minimo di respiro e di copertura economica nell’immediato ai lavoratori». «Considerata l’emergenza occupazionale che colpisce tutta la regione e in particolare l’Alto Friuli – hanno aggiunto – è indispensabile ora coinvolgere tutti i soggetti in campo, a partire dalle istituzioni e dalla politica, per garantire un percorso che possa dare a questi lavoratori una prospettiva di ripresa occupazionale». Un nuovo incontro è già fissato a Villa Santina per lunedì 29 aprile alle 17 e a esso saranno invitati anche i sindaci della zona

Tolmezzo: si farà “Casa mia” l’edificio pensato per ospitare i parenti dei ricoverati

di Tanja Ariis.

In città, vicino all’ospedale, l’associazione Casa mia onlus costruirà un edificio con alloggi per ospitare utenti del nosocomio (e loro familiari) che necessitino di una base di appoggio, abitando lontano dal capoluogo carnico, e di cure impegnative. Lo annuncia l’assessore comunale Cristiana Gallizia che, oltre a chiarire che l’hospice, ossia il luogo dove vengono assistiti malati oncologici terminali, a Tolmezzo esiste già da due anni, fornisce un’anteprima sul progetto che l’Azienda sanitaria dell’Alto Friuli e l’associazione Casa Mia stanno concretizzando per la costruzione di una casa-alloggio per i malati, e loro familiari, in cura nelle strutture sanitarie dell’Azienda e bisognosi (per motivi economici, di distanze, di trasporti difficoltosi od altro) di un punto temporaneo di appoggio. I primi contatti fra Gallizia, Casa mia e Ass 3 sono avvenuti quasi due anni fa per valutare come realizzare in loco una sede dove ospitare chi sta soffrendo un disagio per cure particolarmente impegnative, vivendo lontano dal capoluogo carnico. Casa mia ha già realizzato strutture di accoglienza a Trieste e a Udine: «Tolmezzo – afferma Gallizia – sarà il terzo sito in regione che usufruirà di questa importante opportunità. La presidente di Casa mia, Gabriella Gera, ha effettuato mercoledì scorso un sopralluogo, assieme al direttore generale Beppino Colle e ai professionisti dell’ufficio tecnico, in un’area di proprietà dell’Ass 3 nelle vicinanze dell’ingresso del pronto soccorso e sufficientemente ampio per potervi costruire un fabbricato di 100-120 mq. Casa mia ha già deliberato il suo impegno economico per realizzarlo: è di 300 mila euro. Vuole far partire il cantiere entro 6 mesi e concluderlo quanto prima. Tale edificio potrà ospitare 8 persone, con stanze singole dotate di servizi, e utilizzo comune di cucina e soggiorno». Al progetto, oltre a Gallizia, si è attivamente interessato anche Vito Di Piazza, direttore del dipartimento medico, che quotidianamente vive le problematiche sanitarie, sociali ed umane dei pazienti che segue nei reparti. «Questa – dichiara la Gallizia – è “buona sanità”, quella che si fa anche senza grande clamore, ma con la collaborazione di enti, istituzioni e associazioni, quella “sanità” che nella nostra azienda ancora si pratica, a servizio di tutti, e con elevata qualità ed umanità. Ringrazio l’associazione per avere pensato a Tolmezzo come luogo per la costruzione del fabbricato e per l’impegno economico assunto, ed il direttore generale Colle per aver creduto nel progetto, che ora deve solo attendere i tempi tecnici per la realizzazione».