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Tolmezzo: Magazzino solidale c’è l’accordo con la Caritas

 

di Tanja Ariis

Il Comune concorda con Caritas le linee operative per il magazzino solidale: tutti gli avventori possono accedere a tutto il materiale (nuovo o di seconda mano) esposto e l’offerta di denaro deve essere libera e mai obbligatoria. Inoltre la rendicontazione non sarà presentata solo a Caritas che gestisce la struttura, ma anche al Comune. L’Emporio ManDiCûr di Tolmezzo nasce all’interno del Laboratorio di promozione culturale e sviluppo di comunità del Forum Attivo del Volontariato del Comune di Tolmezzo, dove è emerso come prioritario il tema delle povertà. n quel contesto si decise due anni fa di aprire a Tolmezzo un “magazzino solidale”,che potesse fungere da luogo di raccolta, selezione e rimessa in circolo di beni donati da privati, associazioni e aziende a favore di tutta la popolazione del territorio. Il gruppo chiese a Caritas di fungere da ente di riferimento. Inoltre, il progetto locale fu subito sostenuto dal Comune di Tolmezzo che ha messo a disposizione, in comodato d’uso gratuito, gli spazi di via Piave 10 e ha anche destinato un contributo per consentire all’emporio solidale di aprire. «L’accesso è gratuito, l’offerta è facoltativa: se la persona può sostenere il progetto lascia un’offerta liberale secondo propria disponibilità e viene proposta dalle volontarie in termini di opportunità: la merce non ha un prezzo, e l’offerta non è comunque vincolante per l’accesso ai beni».Non esiste un servizio di prenotazione o richiesta di beni. «L’Emporio è aperto a chiunque, con particolare attenzione verso coloro che per le loro condizioni economiche non dispongono di redditi sufficienti per acquistare beni nei consueti negozi».

Tolmezzo: l’importanza regionale della ferrovia Carnia-Tolmezzo

di Davide Copetti.
Dopo lustri di disinteresse nei confronti del trasporto ferroviario sono questi gli anni della cura del ferro. Merita quindi un’analisi approfondita l’idea di convertire la ferrovia Carnia Tolmezzo in pista ciclabile. Il tracciato, la cui manutenzione è di competenza dell’ente Carnia industrial park, è stata da sempre assente, anche se nei primi anni duemila si è investito parecchio per ammodernarne l’armamento. L’eventuale cambiamento di destinazione d’uso della ferrovia deve essere valutato secondo una politica dei trasporti non solo locale ma regionale se non internazionale. Ferrovia della Carnia? Parto con la mia analisi dalla ferrovia Pontebbana, importante tratto del corridoio Adriatico Baltico percorso da numerosissimi treni merci che partono o arrivano nel porto di Trieste (il porto “più ferroviario” d’Italia). Va inoltre segnalato che in questi mesi la Regione Friuli Venezia Giulia ha inaugurato alcuni servizi ferroviari innovativi che si sviluppano su brevi distanze per il trasporto di semilavorati dai porti della nostra regione verso alcuni importanti siti produttivi regionali. La finalità di questo intervento è ovviamente di limitare il trasporto su strada di semilavorati in acciaio e di legname che risulta particolarmente pericoloso. Di attualità anche la nuova vita dell’interporto di Cervignano che solo oggi, forse per la prima volta, vede l’istituzione di un servizio ferroviario merci che risparmierà la circolazione di circa 200 tir alla settimana. Questo è l’esempio di come una buona attività organizzativa può rendere utile queste infrastrutture ritenute dai più “cattedrali nel deserto”. E il trasporto passeggeri? La ferrovia Pontebbana offre un servizio tutto sommato modesto anche a causa di un bacino d’utenza certamente non elevato. Oggi molti dei treni che salgono verso l’Alto Friuli terminano la loro corsa nella stazione di Carnia, se imboccassero la ferrovia carnica arrivando a Tolmezzo si avrebbe un aumento del potenziale bacino d’utenza e lo sviluppo di un traffico non solo “a scendere” dal gemonese verso Udine ma anche a salire verso Tolmezzo. Ne conseguirebbe quindi un miglioramento dell’offerta di trasporto pubblico, non solo per la Carnia ma per l’intera regione. Sono trenta infatti le corriere a doppio piano che ogni giorno corrono fra Udine e Tolmezzo e le difficoltà che incontrano i lavoratori a trovare parcheggio nella zona industriale evidenziano che ci sono i numeri per riportare un treno vero in Carnia. Prima di asfaltare la ferrovia è quindi necessario valutare se davvero chi ha amministrato l’infrastruttura finora ha le competenze per farlo o se forse non sia il caso di valutare un passaggio di consegne a Ferrovie dello Stato, ricordando che sono solo 10 chilometri di linea. —

Tolmezzo: torna la consulta dei giovani mancava da due anni

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Si va verso la ricostituzione della Consulta giovani di Tolmezzo. Nata come organo consultivo del Comune nel 2010, mancava formalmente dall’ottobre 2016. Dopo due anni di assenza della Consulta giovani, mercoledì saranno sottoposte per l’approvazione al Consiglio comunale tolmezzino alcune modifiche allo statuto della stessa proposte per agevolarne la ricostituzione effettiva. «Si propone – spiega l’assessore comunale alla cultura, politiche giovanili, innovazione, agenda digitale e turismo, Marco Craighero – che l’età massima per far parte della consulta giovani scenda da 29 a 25 anni, quella minima resta 16 anni. Il numero di componenti massimo si chiede sia portato a 15 (finora è 11), quello minimo resta 7. Anche la durata del mandato della consulta si chiede venga modificato, passando da 3 a 2 anni. Vi sono poi piccole modifiche sul funzionamento che dovrebbero migliorare l’attività della consulta, che manca formalmente dall’ottobre del 2016, di fatto anche da prima, in quanto era stata attiva fino al 2015». Era stata eletta nel 2013. Ora c’è la possibilità concreta che si ricrei la consulta perché «c’è già – segnala Craighero – un gruppo eterogeneo di 11 giovani disponibili a mettersi in gioco e partire. Con loro ho esaminato le modifiche che andrebbero apportate allo statuto per andare incontro alle reali esigenze di chi può entrare a farne parte. Dopo il consiglio, faremo un avviso pubblico per le candidature. C’è già questo gruppo di giovani, ma altri potrebbero volersi candidare, il che arricchirebbe ulteriormente la scelta. Il 27 ottobre ci sarà l’assemblea con le elezioni. Contiamo possa essere l’occasione per ricostituire finalmente la consulta, organo molto importante per un Comune per confrontarsi con le esigenze e le proposte dei giovani». Già nel 2013 il Consiglio comunale aveva approvato una modifica allo statuto della Consulta. Se prima il limite di età andava da un minimo di 16 anni a un massimo di 35, allora si era scesi a 29 anni. Il numero dei componenti del direttivo che prima oscillava tra un minimo di 15 e un massimo di 25 membri, era stato compreso in una forbice dai 7 agli 11 componenti. La Consulta si era costituita nel 2010 e il suo statuto era stato sottoposto al Consiglio. –

Cesenatico: le ragazze del Liceo Scientifico di Tolmezzo quarte alle Olimpiadi della Matematica

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Le ragazze dell’Isis “Paschini-Linussio” di Tolmezzo, a Cesenatico

Le allieve del Liceo Scientifico dell’Isis “Paschini-Linussio” di Tolmezzo si sono classificate quarte alle Olimpiadi nazionali della Matematica, nella Sezione “Squadre femminile”. La finale si è svolta a Cesenatico, nei giorni 4 e 5 maggio, e ha visto in gara le 20 squadre meglio classificate nelle semifinali, alle quali hanno partecipato oltre 200 formazioni, provenienti da tutta Italia.

Le studentesse si sono sfidate nella risoluzione di problemi matematici, in una gara punto a punto, in tempo reale. La squadra dell’Isis “Paschini-Linussio” era composta da Giulia Toch (Quinta A), Aurora Cagnoni (Quarta A), Aurora De Giudici (Quarta B), Agnese Schiava (Quarta D), Elisa Camol e Gemma Intilia (Terza A) e Amanda Cescutti (Seconda A).

Per ottenere l’ammissione alla fase nazionale delle Olimpiadi, le ragazze hanno superato le selezioni locali, svoltesi a gennaio. In quell’occasione, la squadra del Liceo Scientifico di Tolmezzo si era classificata, superando le concorrenti delle province di Udine, Rovigo, Reggio Emilia e Roma. Nella gara individuale di Cesenatico, tra i 9 rappresentanti della provincia di Udine, c’era anche Aurora Cagnoni della Classe Quarta ALS, che ha ricevuto una menzione speciale per aver svolto un esercizio in modo perfetto. Per soli due punti, la studentessa di Tolmezzo non ha ottenuto la medaglia di bronzo.

Con le finali di Cesenatico e con l’eccellente risultato conseguito dal Liceo Scientifico della Carnia e dell’Alto Friuli, si è concluso un anno ricco di risultati per gli studenti dell’Isis “Paschini-Linussio”. In particolare nelle competizioni dei “Giochi Matematici” e nei “Giochi Logici”, si tratta di una vera e propria tradizione, che ormai continua da dieci anni. I successi di quest’anno e degli anni trascorsi saranno celebrati venerdì 8 giugno alle 17, presso l’Aula Magna dell’Istituto (in via Ampezzo 18), in occasione della “Festa dei dieci anni” del Progetto “Phi-Quadro”. Vi parteciperanno gli ex allievi e sarà previsto il saluto ai ragazzi di Quinta.

Il Progetto “Phi-Quadro” è nato nel 2008, all’interno del Dipartimento di Matematica dell’Isis “Paschini-Linussio”, su iniziativa dei docenti Sandro Campigotto e Ivano Triolo. Il suo scopo è favorire un approccio ludico-ricreativo alla Matematica.

Le varie iniziative proposte sono state realizzate grazie al determinante contributo della Fondazione Friuli, che ha convintamente sostenuto il progetto didattico, permettendo di raggiungere i prestigiosi traguardi ottenuti.

Tolmezzo: Presentazione del film ‘Cercivento. Una storia che va raccontata’

Venerdì 25 maggio, ore 20.00 presso Cinema David, piazza Centa 1.

Alto Friuli: alle regionali eletti Mazzolini, Zilli e Marsilio. Fuori Urbani, l’amarezza su FB di Cristiana Gallizia

L’assoluta mancanza di un rappresentante Tolmezzino. Nel senso di queste parole affidate a Facebook, l’amarezza di Cristiana Gallizia che, nonostante le 790 preferenze raccolte nella circoscrizione Alto Friuli raggiunte con “Progetto FVG”, non entra in Consiglio regionale. Ed è sicuramente uno dei dati che farà maggiormente riflettere per queste elezioni regionali, nel nuovo Consiglio di Piazza Oberdan dove non ci sarà alcun rappresentante della “capitale” della Carnia. Entra invece in consiglio Stefano Mazzolini, dopo esser stato eletto e poi escluso la passata legislatura, vero recordman di preferenze di questa tornata. Barbara Zilli eletta in Alto Friuli potrà permettersi di optare per un seggio nella circoscrizione di Udine e in questo caso in Consiglio regionale entrerebbe il sindaco di Cercivento Luca Boschetti che ha ottenuto un grande successo personale. Confermato il seggio del Pd assegnato al consigliere uscente Enzo Marsilio, cui bastano  1.069  preferenze, circa la metà di quelle ottenute 5 anni fa. Grande escluso invece Paolo Urbani, già sindaco di Gemona, nonostatnte le 1.587 preferenze ottenute.

Il risultato più eclatante è quello della Lega in Alto Friuli dove il Carroccio ha superato la media regionale di ben 12 punti percentuali. Dal 34,91% il partito di Salvini nell’area montana e pedemontana del Friuli è balzato al 46,47%. Il candidato presidente Massimiliano Fedriga si è imposto con 25 mila 162 voti, il 66,03%, miglior risultato tra le circoscrizioni, di ben 9 punti più alto rispetto al risultato regionale (57,09%). Stesso primato per la coalizione, che con 23 mila 183 voti balza al 71,63% (contro il 62,73% di media Fvg). In Carnia, Gemonese, Val Canale e Canal del Ferro, la Lega è stata trainante. Capace di prendere ben quattro volte tanto i voti del Pd (4.359, 13,47%), quasi cinque volte quelli di Forza Italia (3.437, 10,62%). Si è difeso Progetto Fvg, piazzandosi al quarto posto e mettendo in cassaforte 2.625 voti (8,11%), non ha sfondato invece il Movimento 5 Stelle, che si è dovuto accontentare di 1.624 voti (5,07%), il peggior risultato dei grillini tra tutte le circoscrizioni. A seguire si sono piazzati il Patto per l’Autonomia (4,24%), Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale (3,97%), Cittadini per Bolzonello presidente (3,76%), Autonomia Responsabile (2,45%), Open-Sinistra Fvg (1,39%) e Slovenska Skupnost (0,44%).L’affluenza è stata tra le più basse. Appena il 47,58% degli aventi diritto si è infatti recato al voto .

Tolmezzo: 2018 al via la quarta edizione del maggio letterario

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Ritorna il Maggio Letterario, la rassegna d’incontri con l’autore organizzata dal Comune di Tolmezzo che quest’anno giunge alla quarta edizione e si svolgerà dal 3 maggio al 20 giugno. “Forti del bel riscontro ottenuto nelle passate edizioni, abbiamo aumentato gli appuntamenti rispetto agli anni precedenti, accrescendo l’investimento in cultura e consocenza” – spiega l’assessore alla cultura Marco Craighero – “portando così a Tolmezzo alcuni tra gli autori più in vista del panorama letterario e culturale italiano, assieme a personalità di spicco locali e regionali. Un mix eterogeneo di generi che spaziano dai romanzi alla saggistica con l’occasione di conoscere storie divertenti, toccanti, intense e per riflettere su temi d’attualità e storici, che riguardano il nostro presente e la nostra società.”

Si parte giovedì 3 maggio con Vito Mancuso che alle 20.30 presso il Teatro Candoni, in dialogo col giornalista Gianpaolo Carbonetto presenterà  il suo ultimo lavoro “Il bisogno di pensare”, una riflessione profonda sulla necessità umana di trovare risposte su questioni cruciali, sul senso del nostro stare al mondo, sulla ricerca del Bene e la costruzione di una società migliore.

Si proseguirà poi con Andrea Vitali, uno degli scrittori più letti, in cima a tutte le classifiche di vendita, che racconterà l’ultima avventura del maresciallo Maccadò, uno dei suoi personaggi più amati.

Inoltre ci saranno incontri con due giornalisti di spicco come Ritanna Armeni, che racconterà una storia di femminismo ambientata nella seconda guerra mondiale ricollegandosi alla questione femminile odierna, e Luca Telese, che dopo il successo di due anni fa ritorna a Tolmezzo con la seconda parte della sua opera incentrata sulle violenze politiche degli anni di Piombo.

Ospite di rilievo è anche Guido Tonelli, fisico e accademico tra gli scopritori del bosone di Higgs, che col suo “Cercare Mondi” ci porterà alla scoperta dell’universo.

 

Altro grande protagonista sarà Vauro Senesi, famoso vignettista e volto televisivo, che nel suo ultimo romanzo immaginerà il ritorno di Dio sulla Terra sotto forma di donna e attraverso gli occhi, la sensibilità, la passione, la compassione e l’intelligenza della donna si muoverà e vivrà la propria umanità nell’umanità dei nostri giorni.

 

Sul tema dell’integrazione e il dramma degli sbarchi si incentrerà la performance di Davide Enia, drammaturgo teatrale, che racconterà il suo “Appunti per un naufragio”.

 

Una serata di sicuro divertimento sarà quella con Vincenzo Maisto, alias “Il signor distruggere”, vero fenomeno dei social con oltre 800mila fan sul solo facebook, autore di un blog seguitissimo, che presenterà uno scritto irriverente e dissacrante su alcune realtà del web.

 

Altro appuntamento derivato dai successi del web sarà quello con Giada Sundas, giovane mamma, molto seguita e apprezzata per la maniera dolce, delicata e benevolmente ironica con cui racconta la sua esperienza di maternità e di vita familiare quotidiana.

 

Legato a questa tematica sarà anche l’esordio letterario di Laura Martinetti e Manuela Perugini, che racconteranno la storia di due amiche di gioventù, ritrovatesi dopo tanti anni, con delle vite completamente diverse, le quali però condivideranno l’esperienza concomitante della gravidanza.

 

Inoltre tre incontri daranno spazio a importanti autori della nostra regione e del nostro territorio, con il nuovo libro di uno dei professori più amati d’Italia, il pordenonese Enrico Galiano; con la partigiana Paola Del Din, che racconta la sua straordinaria vita in un dialogo col giornalista Rai Andrea Romoli; e la conclusione della rassegna il 20 giugno alle 21 in piazza XX Settembre, affidata a Luigi Maieron, che racconterà il suo ultimo romanzo affiancato da Mauro Corona, che ritorna a Tolmezzo dopo i successi degli ultimi due anni.

 

Questo il calendario completo:

– giovedì 3 maggio ore 20.30 Vito Mancuso presso il Teatro Candoni

– martedì 8 maggio ore 18 Andrea Vitali presso la Sala Riunioni di via Marchi

– mercoledì 16 maggio ore 18 Ritanna Armeni presso la sala conferenze dell’Uti

– lunedì 21 maggio ore 18 Guido Tonelli presso la sala conferenze dell’Uti

– mercoledì 23 maggio ore 18 Davide Enia presso il Centro Servizi Museale

– venerdì 25 maggio ore 18 Laura Martinetti e Manuela Perugini presso la Sala Riunioni di via Marchi

– lunedì 28 maggio ore 18 Vincenzo Maisto presso la sala conferenze dell’Uti

– sabato 2 giugno ore 18 Enrico Galiano presso la Sala Riunioni di via Marchi

– lunedì 4 giugno ore 18 Vauro Senesi presso la sala conferenze dell’Uti

– venerdì 8 giugno ore 18 Giada Sundas presso la Sala Riunioni di via Marchi

– martedì 12 giugno ore 18 Paola Del Din e Andrea Romoli presso la sala conferenze dell’Uti

– venerdì 15 giugno ore 18 Luca Telese presso la sala conferenze dell’Uti

– mercoledì 20 giugno ore 20.45 Gigi Maieron con Mauro Corona in piazza XX Settembre (in caso di maltempo Teatro Candoni)

 

In più, a cura del Geoparco delle Alpi Carniche, il 10 maggio alle ore 21 al Teatro Candoni si terrà la conferenza “Riscaldamento globale: le montagne sentinelle dei cambiamenti e scintille di sostenibilità” con il noto metereologo Luca Mercalli.

Ritorna anche La biblioteca dei libri viventi, che quest’anno si terrà in Piazza XX Settembre, con la partecipazione di alcune classi delle scuole secondarie, dove i ragazzi diventeranno veri e propri libri in carne ed ossa raccontando storie e interagendo con il pubblico.

Maggiori info su www.comune.tolmezzo.ud.it 0433 487987–487961 [email protected] e sulle pagine facebook del Maggio Letterario e del Comune di Tolmezzo.

 

Tolmezzo: una via intitolata ad Maria Agata Bonora

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di Pierpaolo Lupieri, Tolmezzo.

Gentile redazione, durante le recenti manifestazioni di celebrazione del 25 aprile a Tolmezzo, il primo cittadino Francesco Brollo, ha annunciato l’intitolazione di una via, di recente istituzione, a Maria Agata Bonora, la donna che insieme ad altre (Franca, Gentile e Sara) trascinò per le vie del centro il carro con il corpo di Renato Del Din, durante lo svolgimento della cerimonia funebre. Sfidando così apertamente i nazifascisti che avrebbero voluto farlo transitare per strade laterali e anonime onde evitare la commozione e il cordoglio popolare espresso per il giovane ufficiale italiano, patriota della brigata partigiana Osoppo, caduto durante l’attacco alla caserma della Milizia e poi insignito con la medaglia d’oro. Iniziativa meritoria che si associa alla targa già apposta alle quattro donne nella via del capoluogo carnico che rammenta il sacrificio di Del Din. Una scelta importante che non può che valorizzare il contributo dato alla lotta di Liberazione di civili al pari di militari. La storia di Maria Agata è esemplare di un’avversione profonda alla dittatura maturata non per particolare indottrinamento politico o culturale, quanto reazione popolare quasi istintiva alle condizioni di prostrazione umana e politica che avevano fatto precipitare il Paese in un baratro di violenza senza fine. Maria Agata, a più di cinquant’anni, fu poi deportata a causa di quel gesto di ribellione, nel lager di Mathausen e dovette subire la soppressione fisica del marito Giobatta Vidoni, per mano nazista nonché l’internamento pure di uno dei suoi figli, i quali, tutti, furono combattenti partigiani dopo l’8 settembre ’43, scelta presa senza tentennamento alcuno. Agata morì nel 1947 a causa delle sofferenze patite durante il periodo passato nel campo di concentramento e la sua storia è stata solo recentemente recuperata grazie alla determinazione della nipote Mara Vidoni che ha permesso di ridare nuova luce su questa straordinaria vicenda.

Tolmezzo: la “Porta di Carnia” un progetto per valorizzare anche l’ex Polveriera

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di Pasquale D’Avolio
Negli ultimi mesi si è assistito sulla stampa locale a un dibattito molto serrato sull’utilizzo del vecchio sedime ferroviario Carnia-Tolmezzo: chi propone un ripristino della linea a scopi turistici (Associazione “Vecchi binari”) e chi invece si batte per trasformare il tracciato in pista ciclabile (Sindaci e associazioni varie).Quasi nessuno si occupa della possibilità (direi necessità) di valorizzare l’area attigua della ex polveriera di Pissebus, un vero “polmone” agricolo-turistico, su cui da tempo tacciono istituzioni e associazioni ambientalistiche. Si tratta in sostanza di circa 16 ettari immersi nel verde, situati nella località alla periferia di Tolmezzo, lungo la strada provinciale del Sasso Tagliato, in uno splendido paesaggio prealpino posto sulle falde del Monte Amariana e attualmente lasciati al degrado.Eppure il tema era stato oggetto di studi e proposte già da più di vent’anni fa, quando il sito di proprietà del ministero della Difesa, dopo essere stato bonificato a spese sempre della Difesa (200 milioni delle vecchie lire), fu dismesso e assegnato al Comune di Tolmezzo, su istanza dell’allora sindaco Tondo (1990/1995) e su interessamento del compianto generale Gransinigh. Nel corso di quegli anni c’erano stati sopralluoghi, organizzati da Italia Nostra, che aveva chiamato esperti del calibro del professor Livio Poldini, ordinario di ecologia vegetale all’Università di Trieste, e dell’architetto Roberto Pirzio Biroli. Val la pena ripercorrere brevemente la storia a partire dal nuovo secolo quando la Regione incaricava l’Ersa di stilare un progetto per la riqualificazione dell’area Ex-Polveriera; il progetto era denominato “Porta di Carnia”. C’era la possibilità di attingere 3 miliardi di lire che erano residuati da progetti europei 5B. Si trattava di un progetto molto ambizioso, vista anche la dotazione finanziaria. A titolo esemplificativo citerò le opere previste: un info-point, una sala esposizione-ristorazione-reception, un’area di sosta attrezzata per camper e roulotte, la fattoria didattica, un’area naturalistica, un parco con centro multimediale e una zona di ricettività “Villaggio Carnia”, a cui eventualmente si potrebbe aggiungere un terminal per i ciclisti (se si realizza la ciclabile) e/o il Museo della Ferrovia (che si realizzi o meno il ripristino della linea Carnia-Tolmezzo),Come già era avvenuto per i progetti degli anni ’90 del secolo scorso, anche questa ipotesi naufragò perché i fondi furono trasferiti a un altro progetto, sempre in Carnia. E così siamo ancora ad aspettare che qualcosa si muova, mentre la zona, come si diceva, è soggetta a degrado. La “Porta della Carnia” (*) potrebbe rappresentare, come diceva anni fa il professor Weixelbaumer dell’Università di Vienna, una finestra sulle meraviglie naturali della Carnia, sulla sua offerta turistica, sull’immagine storica e culturale, nonché sulla valorizzazione di prodotti agricoli, flora e fauna locale. Qualcuno ha proposto un “Tiergarten” di cui esiste un esempio nella vicina Austria o in Puglia: una specie di parco con la presenza di animali liberi (vista la recinzione già presente) Con il supporto del Comune, della Comunità montana e della Regione, tramite fondi europei, si potrebbe ripartire coinvolgendo anche cooperative locali e associazioni di volontariato operanti nel sociale. “L’agricoltura solidale” di cui esistono esempi in Italia e anche in Carnia può essere una risposta efficace per le problematiche legate alla salute mentale, alla disabilità oltre a costituire una opportunità di sviluppo per il territorio.Chi scrive ha contattato il Comune, la Comunità montana, Euroleader nonché lo stesso assessorato regionale all’Agricoltura e altre associazioni locali per tentare di ripartire magari con un progetto meno ambizioso e richiedere finanziamenti europei, ma purtroppo senza alcun esito. Di ipotesi, come si è visto, ce ne sono tante: bisognerà scegliere quella più realistica e più utile al territorio. L’importante è evitare che la polveriera diventi un cumulo di detriti e l’incipiente boscaglia rovini l’insieme, con 22 immobili facilmente ripristinabili, con il sentiero panoramico, l’acquedotto, la doppia recinzione eccetera. Non si può permettere tutto questo.Pasquale D’Avolio(*) Mi risulta che Carnia Industrial Park (l’ex Cosint) ha bandito un concorso di idee per la “Valorizzazione estetica e funzionale dell’area e della rotatoria all’uscita del casello autostradale di Amaro” chiamandola “Porta della Carnia”. Si tratta di due realtà diverse, ma che potrebbero fondersi, vista anche la vicinanza tra le due aree.

Roberto Pagan: quel formidabile romanzo di Ermes Dorigo

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Con un sorriso ancora suo non è un romanzo facile, anzi è complesso ed elaboratissimo, com’è nelle corde e nella cultura di uno scrittore esigente quale Dorigo. Anche profondo, il libro: anzi “a doppio fondo”, se dobbiamo credere (ma non abbiamo nessun motivo per revocarlo in dubbio) a quello che l’autore ci confida nelle tre paginette introduttive, scabre ma tutte dense di cose e di intenzioni. Secondo cui il racconto sarebbe il risultato del rimaneggiamento di un vecchio dattiloscritto trovato per caso in una cartella a quarant’anni di distanza. Sia verità vera o espediente metaforico, resta il senso di un esame di coscienza, un guardarsi allo specchio; e insieme una riflessione sul senso di sé e della propria sofferta giovinezza. Che vuol dire anche la giovinezza di tutta una generazione. Non a caso ambientata nei primi anni Settanta – più esattamente nel 1973, considerato dall’autore un anno di svolta, politica-sociale-economica della nostra storia recente – la narrazione scava con caparbio puntiglio tra le inquietudini e i turbamenti che furono di quegli anni di “contestazione”, e poi di terrorismo, culminato con le Brigate rosse e il rapimento di Moro: uno sconvolgimento di tutto il sistema politico e sociale nel trapasso tra quel che si disse “la prima Repubblica” e gli anni che seguirono, ancor oggi così confusi e indeterminati da non meritare alcuna definizione comprensiva.  

Naturalmente c’è dentro tutta la crisi dei giovani, la rivolta generazionale, violenta in quegli anni in tutto il mondo capitalista, nell’emergere contemporaneamente della questione femminile con una richiesta paritaria in tutte le mansioni sociali; il che comportava in primis una sollecitazione a rivedere il rapporto tra generi in materia sessuale. Tutto ciò andava di pari passo con una rinnovata pressione dei ceti più disagiati alla ricerca di maggiori diritti economici; finché lo sconquasso seguito alla globalizzazione non mise in crisi tutti i rapporti di produzione  conosciuti e studiati fin dai tempi di Marx, dissolvendo la categoria stessa di classe operaia e lasciando sul campo a fronteggiarsi nella maniera più selvaggia, come alle origini, semplicemente i poveri e i ricchi: fatti i ricchi sempre più ricchi e più pochi e i poveri sempre più poveri e più numerosi. Con l’aggravante, in tempi a noi più vicini, di una migrazione epocale di altri poveri da paesi remoti verso quelli opulenti e incapaci di condividere coi nuovi arrivati un’opulenza già di per sé male distribuita.

Ma torniamo al romanzo e al suo schema narrativo, in sé abbastanza essenziale, basato sulla dialettica interna a due coppie di giovani: Misa-Adel e Carla-Jacopo. Ognuno con la propria personalità, dominati tutti da un’inquietudine esistenziale che, secondo il sentire di quegli anni, essi tendono a trasferire sul piano del ribellismo sociale. Innamorati uno dell’altra e tuttavia divisi tra contrasti e tensioni che in parte derivano da incomprensioni coi genitori: o troppo poveri e troppo ignoranti o meno poveri ma altrettanto inadeguati a offrire un modello di vita accettabile a figli un po’ più istruiti, ma altrettanto superficiali e irriflessivi, e soprattutto contagiati dal clima di ideologismo ossessivo in cui sono immersi. Così, ognuno a suo modo, reagiscono alle loro crisi adolescenziali in maniera non dissimile, comunque tormentosamente nevrotica. Misa, più esuberante e vivace nella sua accesa femminilità, dominata da un erotismo incontrollabile, oscilla tra dispotismo e fragilità: frivola e narcisista ma insieme bisognosa di protezione, è continuamente alla ricerca di nuovi partner, anche per bisogno di sostentamento economico; ma, sempre inappagata sul piano affettivo, tiranneggia con la sua umoralità l’unico che potrebbe amare e che le è sinceramente affezionato, l’introverso Adel. Il quale a sua volta, più fantasioso e divorato dai dubbi, non è capace di prestare quel minimo di sicurezza che la compagna richiederebbe, anche perché messo in soggezione dalla personalità di lei, più prepotente e volubile; sicché la coppia, non riesce a trovare appagamento reciproco nemmeno sul piano sessuale. Così i loro dialoghi da innamorati finiscono in frustranti battibecchi, spesso però messi sul conto di malintese teorie socio-politiche. Perché, come si diceva, il quadro dottrinario di ribellismo a oltranza, solo genericamente motivato, diventa lo sfogatoio di ogni inquietudine. L’altra coppia appare, nel racconto, un po’ più defilata. Qui abbiamo una ragazza, Carla, più riservata e sensibile, un po’ “all’antica”, e perciò più esitante nei riguardi di un partner che sembra distaccato e deluso, e che assume anche atteggiamenti di scherno e di superiorità di fronte alla società e ai suoi problemi, che lui sostanzialmente disprezza. Incapace, alla fine, di rinunciare a qualcosa della propria identità per adeguarsi alle esigenze della compagna. Il romanzo in realtà resta aperto a ogni conclusione. Si può credere che Carla e Jacopo decidano, di comune accordo, di separarsi in nome della reciproca libertà: che ai loro occhi sembra valere di più che un’esistenza di coppia soggetta a impegni e rituali troppo mediocri e ripetitivi. Viceversa si può intuire che Misa e Adel, finalmente soddisfatti almeno sul piano dei sensi, raggiungano una pacificazione e un’intesa che li compensi dalle delusioni di una società avvertita come ingiusta e sbagliata. Come che sia, lo sguardo dell’autore, di fronte a questo spaccato sicuramente vivace e credibile di una stagione della nostra storia, si mostra apparentemente neutrale. Il suo giudizio, in realtà venato volta a volta di ironia o di pietas, si affida piuttosto a una specie di colonna sonora che costeggia la narrazione con citazioni di brani o frammenti di autori significativi del tempo (come Pasolini o Fortini) o rimanda a titoli di libri o film o canzoni che in qualche modo storicizzano e danno corpo e spessore a quella particolare atmosfera di tempi e di luoghi: qui, in particolare, l’area friulano-veneta e Padova con la sua antica Università, familiari all’autore stesso e quindi funzionali al suo racconto. Non asettico come vorrebbe apparire, ma anzi profondamente rivissuto dall’interno. Naturalmente, nel perseguire la sua indagine sulle inquietudini psicologiche, sociali e culturali di tutta una generazione, e di quel mondo studentesco che è stato anche il suo mondo, nel tentativo di riprodurne mimeticamente la realtà anche sul piano del linguaggio – così spesso sboccato e scurrile, oltre che sintatticamente anarchico sulle bocche di quei giovani, in quanto parte, esso stesso, del loro ribellismo – Dorigo accetta di misurarsi con puntiglio in una sua ricerca stilistico-espressiva adeguata al soggetto. Ed è questo uno dei risvolti più interessanti e coraggiosi del libro, anche se più delicati e difficili, e forse discutibili nella sua scelta, pur coerente, di un realismo integrale. Ma è pur vero che anche il termine di realismo può risultare inappropriato o insufficiente quando si esamini più da vicino la tecnica della scrittura, più evocativa che descrittiva, più cinematografica o teatrale per il montaggio stesso delle scene, così scoppiettanti di dialoghi bizzarri, in cui sentenze rivoluzionarie e dottrinarie si mescolano di continuo, nella maniera più incongrua, con gli interessi tanto più contingenti dei protagonisti, magari impegnati in convulsioni erotiche in un letto sfatto mentre si scambiano tra loro, nel loro gergo di frasi fatte e omologate da un lessico scurrile, vicendevoli rimbrotti. Il tutto incorniciato da rimandi fuori campo a titoli di libri, letture pesantissime (il solito Marcuse per esempio) imposte dalla moda, o film di prammatica, persino battute prese da Carosello. Gli stessi toni emergono peraltro nei soliloqui o nelle fantasticherie attribuiti ai vari personaggi. Per citare un esempio tra i tanti ecco Misa, a notte inoltrata (nel cap. III), immersa in una fantasticheria erotica, tra sogno e realtà, in dialogo con l’icona di Lenin appeso alla parete: “Perché ora, vedi…non posso uscire con queste latterie sennò si accorgono che sono senza reggiseno, e allora …cominciano a pettegolare…Ed io non voglio che la gente abbia di me una cattiva opinione. E poi voglio evitare fraintendimenti ideologici…Come dici?”. “Ma Lenin non la sta proprio ad ascoltare, impegnato com’è a giocare a scacchi con Stalin con pedine bianche e rosse, perché i due appaiono allergici al colore nero”. Così in un continuo avvicendarsi di camere da letto, balere, o vicoli nebbiosi di una Padova novembrina. Come quello in cui troviamo l’infreddolito Adel (cap. II), cacciato dal letto di Misa per le sue inadeguate prestazioni sessuali, vagabondare dentro uno sdrucito cappottaccio almanaccando con se stesso: “Sono il solito stronzo…Non capisco mai niente”…E anche qui – in un clima ormai decisamente surrealistico – un’altra immaginaria scacchiera interferisce col suo soliloquio: e vi si inseriscono a turno il re bianco e il re nero: “Eh già – ironizza – il re bianco – proprio come mia moglie…Lei, con la complicità delle tenebre… sale a cavallo e se ne va furtiva dalla torre per scopare con l’alfiere”. Adel replica mentalmente: “No, no…Misa non mi tradisce…È solo un po’ stanca ed esaurita, ecco tutto”. “ Sì, sì” interveniva il re nero da poco vedovo della regina nera, uccisa da un cavallo bianco imbizzarrito “Sì sì, è solo stanca e ha tanto bisogno di comprensione” . E Adel allora si commuove fino alle lacrime, consolandosi un poco più tardi tra le braccia di una sopraggiunta puttanella, Valda, molto più materna e comprensiva di Misa. Ci sono dunque, accanto alle crudezze del linguaggio, anche i toni leggeri e quasi fiabeschi. Così come quello stesso linguaggio eccessivo può sfociare nell’enfasi lirica di un atto sessuale pienamente riuscito: e qui dovremmo citare tutta una pagina (166-67) ma ci accontenteremo di uno squarcio:…“Misa penetrata nella profondità dell’anima, suonano le trombe di Faloppio, una dolce armonia si diffonde nell’utero, rimbomba e rimbalza nel cervello di Misa, nel cervello di Adel, sintonia in onde corte, cortocircuito, l’apocalisse, arrivano i quattro dell’avemaria, un tramonto di fuoco, l’astro infuocato avvolge la vallata, i contorni si squamano, la luce intensa abbagliante, il giorno della Creazione!…” E la tirata continua, si fa parossistica, si fa poesia, inno alla vita. Ma chi è che parla? La voce è dentro i protagonisti ma è insieme fuori campo, è la voce di chi scrive. È realismo questo? Ma è anche – come chiamarlo? – forse espressionismo lirico. Un sorriso ironico, ma anche amaro. Forse il sorriso dell’autore. Che poi assomiglia tanto al sorriso, perplesso ma liberatorio, attribuito a Carla, fra tutti il personaggio più serio ed enigmatico, nella scena che chiude il libro e gli lascia il titolo: Con un sorriso ancora suo.