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Carnia: il sogno infranto della quinta Provincia, aree marginali schiacciate, la montagna è quella che rischia

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di Franco d’Orlando  (Unione autonomista alpina già consigliere comunale di Tolmezzo).
dalle lettere al MV del 22/01/2017.
Marzio Strassoldo è stata persona signorile, di grande cultura, sempre impegnato a valorizzare l’autonomia regionale e del Friuli in particolare, strenuo difensore della lingua friulana, professore universitario e per tanti anni magnifico rettore dell’Università di Udine . Voglio ora evidenziare il suo impegno politico amministrativo che lo ha portato alla elezione a presidente della Provincia di Udine nel 2001 analizzando, in quel ruolo, la sua figura di autonomista. L’autonomia e la specialità della nostra regione derivano da particolari situazioni di criticità che le sono state riconosciute dallo Statuto, nel momento della sua istituzione, per darle forza e sostegno. Di conseguenza, la nostra regione è stata chiamata a sua volta a sovraintendere e a tutelare la giusta applicazione e il rispetto di queste autonomia e specialità con il dovere di riversarle opportunamente a tutte le realtà del suo territorio in modo equo, in particolare a quelle con maggiori difficoltà: compito impegnativo vista la contrapposizione che sin dall’inizio si è venuta a creare tra Udine e Trieste che tuttora continua a persistere. In questo contesto ricordiamo le rivendicazioni portate avanti a suo tempo dal Movimento Friuli senza raggiungere gli obiettivi programmati: movimento che via via si è dissolto nel tempo a causa del prevalere al suo interno dei personalismi con i partiti che gradatamente si sono riappropriati del terreno che avevano perduto. Prendiamo atto che il consiglio regionale è stato composto da sempre in gran parte da consiglieri regionali friulani, che la Regione è stata sempre guidata da presidenti friulani (escluso Illy) e da tanti assessori friulani: i pochi veri autonomisti friulani rimasti (come lo era il prof. Strassoldo) fanno bene a alzare forte la loro voce a difesa dei valori del Friuli,se bistrattati, ma devono farlo rivolgendosi direttamente ai friulani eletti in Regione che sono chiamati ad operare prima di tutto per il bene della loro terra e poi ad eseguire gli ordini di partito. Il Friuli è grande e forte solo se si riescono a valorizzare al meglio le potenzialità che derivano dai vari territori e dalle popolazioni che li abitano: chi vive ai margini (montagna friulana,bassa friulana) si sente spesso abbandonato, l’autonomia e la specialità regionale riversate arrivano sino a Udine e lì si fermano! E la montagna continua a spopolarsi. Ho cercato, da autonomisti insieme ad altri, di assumermi direttamente delle responsabilità, di impegnarmi a difendere e a salvare la nostra economia e quello che restava della nostra civiltà, a rivalutare la vita in montagna per contenere lo spopolamento che coinvolgeva soprattutto i giovani costretti a trovare altrove il proprio futuro: il tutto confidando nella solidarietà, comprensione e sostegno da parte di tutti i friulani. Per far questo, nel 2001 io e altri abbiamo pensato di creare in loco un nuovo soggetto istituzionale chiamato “Provincia” solamente perché quella era l’unica strada percorribile per far nascere in montagna un ente sovracomunale ad elezione diretta così come previsto dalla Convenzione delle Alpi e dalle conclusioni del Convegno diocesano organizzato a Tolmezzo nel novembre del 2000 dall’arcivescovo Battisti dal tema “Vivere in montagna si può”. Dopo un lungo percorso organizzativo, siamo riusciti allora a far approvare dal consiglio regionale la legge per raggiungere il nostro scopo: la conclamata quinta stella nel programma di Illy è arrivata solo a conclusione di un lungo percorso, da noi non richiesta anche se ci poteva andar bene, non è stata difesa da Illy una volta eletto (giugno 2003), è servita solo ai suoi avversari come strumento di opposizione. Il presidente autonomista della provincia di Udine Marzio Strassoldo e gli interessi personali di vari soggett i(alcuni tuttora in auge!) oltre ad opporsi a Illy hanno allora riscoperto, alimentato e fatto leva su antiche contrapposizioni tra territori per impedire l’istituzione di questo nuovo ente chiamato “Provincia regionale dell’Alto Friuli”. Questo è il grande Friuli unito che in questo modo si è voluto mantenere! Per quanto ci riguarda, riteniamo che il ruolo di presidente della Provincia di Udine del professor Strassoldo abbia condizionato e svilito la sua figura di autonomista che sino allora lo aveva accompagnato portandolo anche a farsi coinvolgere nella preparazione del Convegno diocesano quale moderatore e relatore nell’incontro di Gemona del Friuli del 23 ottobre 2000: non ci resta per questo un buon ricordo del suo operato in merito vedendo lo sfacelo dello stato sociale a cui siamo giunti ciò grazie alla continuità di un modo di vivere, di operare e di governare il territorio interessato che si è voluto mantenere ma che in tanti volevamo cambiare. A proposito di vera autonomia, richiamiamo le convinzioni del compianto arcivescovo Alfredo Battisti, sempre vicino agli ultimi e ai territori in difficoltà, a conclusione di quel convegno: 1) la montagna deve vivere, è la nostra sorella maggiore, ci indica e ci predice quel che saremo; 2) vivere in montagna è possibile, a determinate condizioni.Non giovano piccole soluzioni di basso profilo, occorre una visione nuova e globale. Queste le condizioni richiamate dall’arcivescovo: un progetto di largo respiro; un soggetto politico, dotato di autonomia,che elabori le strategie necessarie per realizzare il progetto; le risorse necessarie perché la montagna viva e in essa dignitosamente vivano i suoi abitanti. Un vero progetto per tutta la montagna friulana, per la Bassa friulana, per far forte e unito il nostro Friuli che Marzio Strassoldo non ha saputo o voluto o potuto comprendere, cogliere e sostenere.
 

Tolmezzo: ex capannoni e caserme, la Carnia da recuperare segnalata dagli abitanti

di Tanja Ariis.

Piano paesaggistico regionale: sono tante le segnalazioni dei cittadini sui luoghi della Carnia degradati o che meriterebbero maggiore valorizzazione. Le segnalazioni online riguardano ex caserme, capannoni (per esempio quello ex Euroholz a Villa Santina o gli ex capannoni Spimac a Forni di Sopra) in rovina, ma anche laghi. E c’è anche chi segnala come troppo impattante il nuovo supermercato a Villa Santina. E chi a Lauco al posto dell’ex colonia della Croce Rossa vedrebbe un centro benessere. Le segnalazioni sugli aspetti di valore o di degrado del paesaggio, va detto, si possono ancora fare sul sito web partecipazionepprfvg.uniud.it. Spiccano intanto in termini negativi soprattutto ex edifici militari: a Cavazzo Carnico l’ex caserma Bernardini (in notevole degrado, viene suggerito di recuperare almeno gli edifici ancora salvabili magari come laboratorio di trasformazione di erbe officinali e prodotti biologici locali, come sala polifunzionale, sede di protezione civile e ambulatorio medico), a Tolmezzo l’ex polveriera di Illegio e l’ex tiro a segno militare in Betania, a Paluzza l’ex caserma Plozner Mentil e l’ex caserma della finanza a Passo Monte Croce Carnico, a Forni Avoltri l’ex caserma Durigon. Su Tolmezzo si raccomanda di salvare palazzo Linussio. Si chiedono interventi sul lago di Cavazzo (di manutenzione sul sentiero) e sul lago di Verzegnis, dove vegetazione e percorsi sarebbero poco curati (c’è chi chiede la valorizzazione del lago, ripulendo le sue acque, disboscando i terreni adiacenti, creando un sentiero lungo il lago adatto a tutti e vari eventi). Segnalati sul greto del Tagliamento a Tolmezzo la presenza di rifiuti e a Socchieve siti di interesse naturalistico degradati da vecchie discariche abusive di rifiuti di residenti o passanti, aree mai bonificate ben visibili da strade, sentieri, prati. Vengono proposte in entrambi i casi raccolte volontarie organizzate coi cittadini. Si segnalano inoltre diverse strutture ritenute troppo impattanti sul paesaggio:a Ravascletto il palazzetto dello sport,a Sutrio la prevista costruzione sul monte Zoncolan di un villaggio turistico in quota(si suggerisce di recuperare piuttosto i fabbricati inutilizzati a valle)e “baraccopoli” nella campagna tra Povolaro e Maranzanis a Comeglians. A Villa Santina sul giardino pubblico in piazza Venezia si contesta l’eliminazione della recinzione che avrebbe reso deserto il parco giochi per bambini. Criticati anche il vicino parcheggio (considerato impattante oltre che sempre vuoto)e la variante mai aperta

Friuli: anniversario dell’approvazione della legge 15/96, l’Italia riconobbe il friulano e aprí la strada alle minoranze

di William Cisilino.
Amata e odiata. Vituperata e osannata. La prima legge regionale sul friulano – la 15 del 1996 – approvata il 22 marzo di vent’anni fa, non ha mai lasciato indifferenti, cosí come la sua sorella minore, la successiva legge di tutela del 2007. Quest’ultima fu addirittura definita dall’ex presidente (friulano) della Regione, Renzo Tondo, «una cazzata». Di opinione opposta il piú importante linguista italiano e già ministro dell’Istruzione, Tullio De Mauro, che ai tempi commentò molto positivamente il provvedimento. Una cosa è certa: sull’argomento le dichiarazioni dei personaggi pubblici potrebbero riempire pagine e pagine. Ma i friulani, cosa pensano? In osteria, il solo luogo in cui è possibile verificare i veri umori della nostra gente, ho sempre colto un clima tendenzialmente favorevole alla tutela della lingua. Dato, questo, confermato dalle recenti ricerche sociolinguistiche. Ecco, quindi, un primo effetto positivo della legge 15: aver fatto capire ai friulani che è vero che una legge, da sola, non può salvare una lingua. Ma, avere una legge dalla propria parte, aiuta non poco. Google e il Vaticano i primi a prenderne atto L’insigne friulanista Giovanni Frau lo ha spiegato benissimo nel suo “L’individualità linguistica del friulano”. Un idioma, per essere “lingua”, deve disporre di tutta una serie di requisiti: originalità grammaticale e della genesi storica, tradizione letteraria, coinè linguistica, coscienza di parlare una lingua e, soprattutto, riconoscimento giuridico. Requisiti che il friulano ha sempre avuto, tranne, appunto, fino al 1996, l’ultimo e piú importante. Ci si rende conto dell’importanza della “lex” soprattutto quando si batte altre zone di minoranza o si ha a che fare con Bruxelles. «Ma il friulano è riconosciuto ufficialmente?», ti chiedono. Questa è la domanda che fanno anche le multinazionali (Microsoft, Google, Apple), se vuoi collaborare con loro. Compresa quella grande multinazionale che è la Chiesa: prima del 1996 il Vaticano non ammetteva, se non in sacrestia, l’uso del friulano. Dopo la legge 15 vennero invece riconosciute le traduzioni ufficiali della Bibbia e del Lezionario. Il friulano scardina il centralismo romano Sarei irriverente se limitassi l’importanza di una legge della Repubblica alle esigenze delle predette multinazionali. Prima di tutto la legge 15 permise di mettere in pratica, con riferimento ai friulani, l’articolo 6 della Costituzione («La Repubblica tutela con norme apposite le minoranze linguistiche»), restato lettera morta per 50 anni. Permise anche di far uscire il nostro paese dal poco elegante “club” degli Stati dell’Ue anti-minoranze. Infine molte altre Regioni approfittarono della vittoria friulana per tirare fuori dal cassetto leggi simili e ciò convinse il Parlamento che non si poteva piú rimandare l’adozione di una legge nazionale, in gestazione da oltre 20 anni. Si può dire, quindi, che la legge 15 contribuí in modo determinante a far approvare la legge 482 del 1999, sulla tutela delle dodici minoranze italiane. Padri e padrini Se questa Legge è stata pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione va reso merito a tante persone: impossibile, qui, elencarle tutte. Mi limiterò a tre nomi. Anzitutto i suoi due padri politici: il compianto Sergio Cadorini, medico diessino di origini triestine, e Sergio Cecotti, che non ha bisogno di presentazioni. Il “terzo uomo” è il friulanista Adriano Ceschia, ghost-writer del provvedimento, il quale ha avuto anche il merito di intuire le modalità e i tempi con cui portarlo avanti. E i tempi in politica sono tutto. È grazie a queste persone e a tutto il movimento friulanista del secondo dopoguerra se il Friuli è una Regione un po’ piú speciale e l’Italia uno Stato un po’ piú europeo.

La provincia di Belluno tenta di scippare Sappada al Friuli

La provincia di Belluno tenta di scippare Sappada al Friuli

di Francesco Dal Mas.

Dopo 8 anni di attesa (il referendum si celebrò nel 2008), per Sappada doveva essere il gran giorno. Oggi il Senato avrebbe dovuto votare il distacco dal veneto ed il ritorno alla madre patria friulana. Ma invece il Governo ha chiesto il rinvio delle discussione. Nelle ore precedenti, infatti, alcuni senatori si erano mossi per far slittare il voto. Tant’è che domani sera, giovedì, alle ore 18, il sindaco di Sappada, Manuel Piller Hoffer ha convocato d’urgenza un consiglio comunale straordinario. Ieri, intanto, si è riunito il Consiglio provinciale di Belluno ed ha votato una delibera contro il distacco. Fatto, questo, che ha fatto infuriare i referendari di Sappada. “Ignobile il voto di sindaci che con Sappada nulla c’entrano e che rappresentano la provincia di Belluno in una elezione di secondo grado – commenta Alessandro Mauro, coordinato del Comitato dei referendari – Votando contro la popolazione di Sappada tutta essi hanno dimostrato che noi per loro non siamo nulla, essi hanno dimostrato che per loro Sappada è un “territorio” hanno infatti detto, coloro che hanno votato sì alla porcata voluta dal loro padrone Gianclaudio Bressa, che bisogna tenere uniti “il territorio”; in questa logica è ovvio che i cittadini la loro libertà la loro scelta le loro esigenze non contano nulla. Per questi signori che mai possono essere chiamati rappresentati del popolo in una democrazia, Sappada è “un territorio” secondo me invece Sappada siamo noi, le persone che vivono il territorio e che devono vivere nel territorio ed il territorio non è della provincia ma dei cittadini. Per questi signori noi siamo come le piante gli animali ed il fiume quindi non esistiamo ed il nostro parere ed il nostro voto e le nostre scelte non esistono! Questa è la provincia di Belluno nella quale dovremmo rimanere . Vergognatevi a vita forse un giorno capirete cosa avete fatto”

“Ho votato per il rinvio proposto dal Governo della discussione sul distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto, consapevole che una discussione così importante e determinante per quel territorio avrebbe potuto anche non trovare riscontro positivo in Parlamento”. Lo afferma la sen. Laura Fasiolo (Pd). “Ritengo che sia necessario un approfondimento – prosegue in una nota – proprio per non deludere le aspettative della gente che da tempo aspetta il passaggio di Sappada dal Veneto al Friuli. Il rinvio è stato una misura di cautela e di prudenza necessaria per trovare i giusti consensi, perché la volontà popolare che è stata espressa con il referendum va assolutamente rispettata”.

Ma Debora Serracchiani rimanda questa affermazione al mittente: “Io credo che debba essere rispettata la volontà dei cittadini, che sono stati molto chiari e si sono espressi liberamente”. Così la presidente del Friuli-Venezia Giulia ha commentato la decisione del Senato di rinviare la trattazione del disegno di legge. “Sono tanti, tra l’altro – prosegue Serracchiani – i Comuni del Bellunese che hanno già fatto i referendum e si sono espressi nello stesso modo. A questo punto mi chiedo se non sia importante per me invitare l’intero Bellunese a congiungersi sotto la specialità del FVG per mettere insieme il patrimonio straordinario che abbiamo, la nostra montagna e i parchi delle Dolomiti, visto che parliamo di gente che ha lo stesso comune sentire”.

“La volontà popolare non è un optional: la si rispetta o si decida di abrogare le disposizioni referendarie. Non si possono prendere in giro i cittadini: sono anni che si lavora a questo provvedimento, frutto di una ampia e netta volontà popolare,avallata da entrambi i Consigli regionali e ora tradotta in testo chiaro ed equilibrato dalle commissioni parlamentari. Grave se si volesse gettare al macero con un colpo di mano un percorso pienamente legittimo”. Lo dice Isabella De Monte, europarlamentare Pd, vice capodelegazione italiana nel gruppo Socialisti&Democratici, firmataria nel 2013 del disegno di legge per il passaggio del comune di Sappada dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia. Per De Monte, “ancor più grave sarebbe se si volesse surrettiziamente aprire la strada alle ambizioni macroregionali dei fautori di un Grande Veneto. Dire che Sappada e il Friuli non hanno granché in comune – prosegue De Monte – significa non conoscere profondamente la storia e i forti legami identitari, culturali e linguistici che uniscono il comune montano al Friuli-Venezia Giulia. Per Sappada e i suoi abitanti – conclude – questo passaggio ha una forte valenza, che non può essere calpestata. Voglio quindi sperare che a Roma si abbia il buonsenso di considerare questo rinvio solo temporaneo e che il Parlamento sia rispettoso del suo ruolo di rappresentanza del popolo”.

“La decisione della Conferenza dei capogruppo di stralciare dall’ordine del giorno dei lavori del Senato il provvedimento sul passaggio di Sappada dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia è del tutto incomprensibile”. Così il Senatore del Pd Carlo Pegorer si è espresso in Aula durante la votazione sul nuovo calendario. “Il provvedimento su Sappada era iscritto da tempo nei lavori d’Aula per questa settimana ed era stato licenziato dalla competente Commissione I del Senato seguendo tutte le procedure previste in questi casi dallo stesso dettato costituzionale: in primo luogo, la richiesta del Comune di Sappada e, non da ultimo, la stessa volontà popolare, espressasi con una straordinaria partecipazione favorevole in un apposito previsto referendum”, prosegue il Senatore dem. “In realtà, su questo provvedimento si sono mosse volontà politiche tese, nei fatti, a negare il pronunciamento di quella comunità nel timore che altre località locali venete possano percorrere identiche strade”, continua il Senatore dem. “Inoltre, l’opposizione al passaggio di Sappada al Friuli-Venezia Giulia nasce anche dall’intenzione di grande parte del personale politico veneto di approfittare di una possibile riforma del regionalismo italiano per promuovere la costituzione di una Macroregione a Nordest. In tale modo, si andrebbe a mettere in discussione la stessa specialità del Friuli Venezia Giulia, che si distingue per essere stata riconosciuta Regione speciale dal Legislatore costituzionale proprio per la presenza di minoranze linguistiche, come quella germanofona storicamente presente a Sappada”, conclude il Senatore Pegorer.

“Una decisione vergognosa, che riflette ancora una volta l’incapacità del Partito Democratico di rispettare la volontà popolare.” E’ il commento del capogruppo Lega alla Camera Massimiliano Fedriga al depennamento del passaggio di Sappada al Friuli-Venezia Giulia dall’ ordine del giorno dei lavori al Senato. “Un fulmine a ciel sereno – commenta il deputato – che ci ha lasciati a bocca aperta sia nel metodo che nel merito, visto che fino a poche settimane fa gli stessi partiti di maggioranza si erano pronunciati entusiasticamente rispetto all’estensione dei confini territoriali regionali al sappadino. Oggi invece la bocciatura da parte del Pd è stata doppia, prima in capigruppo e poi in Aula quando, su proposta della Lega Nord, si è votata la riammissione della proposta nell’ordine del giorno. E quel che è più grave forse è la fragilità delle motivazioni: generici ‘ulteriori approfondimenti’, che di fatto rimanderanno la questione a data da destinarsi. Quel che si evince è dunque la diffusa tendenza del Pd a calpestare la volontà popolare, impedendo il compiersi di quel processo di autodeterminazione dei popoli alla base non solo del progetto politico della Lega ma del più elementare principio democratico”, conclude.

Friuli: anche Tondo favorevole alla macroregione del Nordest (a patto di fare attenzione alla governance)

«Sì alla costituzione della macroregione triveneta, ma bisogna fare molta attenzione alla governance del possibile nuovo ente altrimenti si rischia di bruciare l’iniziativa». Lo ha detto il capogruppo di Autonoma responsabile in Regione – ed ex governatore del Friuli Venezia Giulia –, Renzo Tondo, rispondendo a un reiterato invito in questo senso lanciatogli dal responsabile Alef (Associazione Liberi e Forti) del Veneto, Ettore Bonalberti, intervenendo a un incontro organizzato da “Trieste al centro d’Europa”. Un percorso in questo senso, è stato spiegato nel corso dell’incontro, è già stato delineato nei dettagli: votare no al referendum sulle riforme costituzionali, contro le indicazioni del Governo, e poi avviare una consultazione tra almeno il 30 per cento dei Consigli comunali interessati, per proporre un referendum popolare sulla costituzione della macroregione stessa a Nordest. In questo senso Tondo ha indicato che occorrerà coinvolgere il territorio. Tondo ha anche sottolineato la «difesa della Specialità e dell’Autonomia» delle Regioni a statuto speciale e, in particolare, del Friuli Venezia Giulia. Bonalberti ha rassicurato su questo punto precisando che «l’intenzione non è quella di togliere Specialità alle Regioni, ma al contrario, di far si che tutte le Regioni coinvolte nell’iniziativa abbiano la stessa Specialità». La macroregione triveneta sarebbe costituita da Fvg, Trentino Alto Adige e Veneto, creando una nuova realtà istituzionale formata da 7,5 milioni di persone e che sarebbe in grado di produrre complessivamente, stando agli ultimi numeri a disposizione, una ricchezza nazionale pari al 12,5 per cento del Prodotto interno lordo italiano.

Carnia: proteste per il rinnovo dei vincoli militari nelle zone di interesse paesaggistico

di Gino Grillo.
La Regione sottoscrive con i militari il nuovo disciplinare d’uso dei poligoni di tiro per le esercitazioni e la Carnia protesta. Dal sindaco di Tolmezzo a quello di Forni di Sotto, compresa Legambiente, ritengono le servitù militari superate e dannose per l’ambiente e il turismo. Il problema è noto, ma nonostante ciò, nei giorni scorsi, l’assessore regionale alle infrastrutture e al territorio, Mariagrazia Santoro, e il comandante regionale dell’Esercito italiano, Alessandro Guarisco, hanno firmato i disciplinari d’uso dei polighoni. «Esigenze militari, salvaguardia dell’ambiente, bisogni della popolazione: la firma dei disciplinari d’uso per i poligoni militari segna la fine di un complesso lavoro di conciliazione dei vari interessi in campo». Queste le prime dichiarazioni congiunte, il documento scadrà nel 2019. I poligoni interessati dall’operazione sono quelli di Cao Malnisio, Cellina-Meduna, Dandolo, Malga Saisera, Monrupino, Monte Bivera, Rivoli Bianchi di Tolmezzo, Rivoli Bianchi di Venzone e T51-Fiume Tagliamento. Rispetto al 20015, nel secondo semestre dell’anno in corso è previsto un numero massimo di esercitazioni pressoché invariato rispetto. «Abbiamo definito la compatibilità tra le aree di esercitazioni, le loro caratteristiche naturali e le attività militari – ha assicurato Santoro – agendo con grande serietà e professionalità e con una grandissima collaborazione di tutti». L’assessore ha messo in risalto il lavoro svolto dal Comitato misto paritetico del Friuli Venezia Giulia che esamina i problemi connessi all’armonizzazione tra i piani di assetto territoriali e i programmi militari. «La firma – ha detto il comandante Guarisco – è il frutto di un lavoro faticoso e complesso svolto tra Regione, cittadinanza, sindaci e amministrazione militare. La ricerca di un’intesa ha costretto le forze armate a riprogrammare gli usi dei poligoni, viste le limitazioni che sono state accordate». Una firma che non è stata però ben digerita in Carnia dagli amministratori e dalle associazioni ambientaliste locali. Il sindaco di Tolmezzo, Francesco Brollo, lamenta la partenza degli alpini e la permanenza di servitù. «Gli alpini sono parte integrante della montagna, tant’è che il terzo battaglione artiglieria è nostro cittadino onorario – dichiara Brollo – Ma non è accettabile che ci tolgano i soldati trasferendoli altrove e ci lascino solo le servitù». Critico anche Marco Lenna, sindaco di Forni di Sotto, che ricorda come da sempre la popolazione carnica si sia detta contraria al poligono del Bivera. «Abbiamo sempre dato parere negativo alle richieste che i militari ci rivolgono ogni anno per effettuare esercitazioni sul Bivera, sito di interesse comunitario». La lunga mano della burocrazia impegna gli uffici ogni volta che si deve effettuare un lavoro, spiega Lenna, come costruire strade che danno un ritorno economico e turistico, «o quando, come a Sauris, si effettuano manifestazioni di motocavalcata, e invece ai militari è tutto concesso, anche effettuare anacronistiche esercitazioni a fuoco su terreni vincolati dall’Unione europea». Anche Legambiente carnica, con Marco Lepre, boccia i poligoni «aperti su zone di particolare interesse paesaggistico e naturalistico che l’Ue vuole valorizzare a livello ambientalistico e turistico».

Amaro: Mario Gollino eletto nuovo presidente del Cosilt

Mario Gollino è il nuovo presidente del Cosilt, il consorzio industriale di Tolmezzo erede del Cosint. L’elezione è avvenuta stamani, all’unanimità, durante la terza convocazione dell’assemblea dei soci. Assente la Provincia che su indicazione del presidente Fontanini non ha fatto partecipare nessun suo rappresentante, confermando così la propria contrarietà al nuovo statuto e facendo sapere che a breve formalizzerà la propria domanda di rimborso delle rispettive quote del capitale sociale.

Accanto a Gollino – legale rappresentante della Ondulati e Imballaggi del Friuli Spa di Stazione Carnia-Venzone, già per lunghi anni capo delegazione dell’Alto Friuli per Confindustria Udine nonché al tempo tra gli ispiratori del referendum per la Provincia dell’Alto Friuli e successivamente Presidente del Comitato per l’istituzione della Provincia della Carnia – siederanno nel Consiglio di Amministrazione del Cosilt anche l’uscente Paolo Vriz e l’ingegnere Anna Rotaris, in forze alla Gortaninox di Amaro.
“La scelta è frutto di un percorso condiviso – spiegano i primi cittadini dei comuni che possiedono le zone industriali, cioè Amaro Laura Zanella, Tolmezzo Francesco Brollo e Villa Santina Romano Polonia – tra noi sindaci, i nostri altri colleghi soci e l’associazione industriali. Il consorzio deve essere di supporto e sviluppo alle attività industriali e per questo abbiamo coinvolto nel percorso di scelta del nuovo Cda i vertici della delegazione Tolmezzina di Confindustria. Il nuovo vertice del Cosilt avrà il compito di fungere da fondamentale catena di trasmissione tra le esigenze di chi fa impresa e le politiche locali e regionali di sostegno alle attività produttive”. I tre comuni hanno indicato, come previsto dallo statuto, i nomi di Virz consigliere uscente e dell’ing Rotaris, ai quali si è affiancato Gollino, già capo delegazione di Confindustria a Tolmezzo ed espressione di quest’ultima. Il Cda entrerà in carica entro metà marzo.

Tolmezzo: edificio della Regione passa al Comune ospiterà associazioni

(t.a. dal MV)

La Regione cede al Comune l’edificio di via della Cooperativa che era sede di uffici regionali prima del loro accentramento nel palazzo di via Del Din. Lo fa a titolo gratuito, alla condizione che sia riservato ad attività o soggetti che operano a scopo sociale. Il Comune non può trarne profitto, dandolo per esempio in affitto. Il piano terra sarà messo a disposizione della cooperativa Davide di Tolmezzo, che necessitava di una sede più funzionale (essa svolge attività socio-assistenziali con da un lato la produzione di uova, dall’altro di manufatti di maglieria e al telaio). Non è ancora stata decisa la destinazione sul primo piano, ma potrà essere utilizzata ad esempio come sede di associazioni che svolgano attività di interesse sociale. Dopo la ratifica da parte del Consiglio comunale oggi dell’acquisizione dell’immobile al Comune, la cooperativa Davide potrà fare formale richiesta e il Comune le potrà concedere i locali. L’assessore comunale Cristiana Gallizia sottolinea che il risultato si deve molto al vicepresidente della giunta regionale, Sergio Bolzonello, che ha incontrato la cooperativa Davide e si è interessato personalmente per trovare una collocazione dignitosa e idonea alle loro attività. La giunta regionale è stata sensibilizzata sul problema proprio da lui. Di fatto ciò rappresenta un riconoscimento alla cooperativa, alle meritevoli attività che essa svolge e anche un aiuto, segnala sempre Gallizia, dopo il momento di difficoltà economica che essa ha dovuto attraversare specie con la crisi Coopca, poiché quest’ultima acquistava ad esempio da essa le uova, che poi vendeva. La cooperativa Davide però, sottolinea l’assessore Gallizia, non ha mai mollato la presa. La nuova sede sarà più funzionale, più visibile, più accessibile alle persone che vi arrivano dal resto del territorio (è collocata in una zona vicina alla stazione delle corriere).

Carniacque: Barazzutti continua la battaglia per tenersi l’acqua con Cercivento, Ligosullo e Forni Avoltri

(m.d.c. dal MV di oggi)

Partono da un principio insindacabile: l’acqua è patrimonio comune. E tale deve restare. Anzitutto in montagna, dove i beni all’arco dei coraggiosi residenti che ancora tengono duro sono appena due. Il bosco da un lato, l’acqua, appunto, dall’altro. Non intendono lasciarsele scippare i Comuni di Cercivento, Ligosullo e Forni Avoltri che gestiscono in proprio la risorsa idrica e vogliono continuare a farlo. Se necessario battagliando a colpi di firme e referendum contro la Regione e il progetto di accentrare nelle mani di un gestore unico la preziosa risorsa. Sindaci e associazioni ambientaliste si sono ritrovati assieme ieri per dire no al progetto normativo. «Va stracciato e riscritto daccapo, basta copiare da chi ha fatto meglio di noi, vedi la provincia autonoma di Bolzano», ha detto Franceschino Barazzutti, carnico orgoglioso e attaccato alla sua montagna, che da anni ormai ha fatto della difesa dell’acqua un cavallo di battaglia. Ieri, in Regione, si è seduto accanto al sindaco di Cercivento, Luca Boschetti, al vicesindaco di Forni Avoltri Manuele Ferrari e all’assessore di Ligosullo, Fabiana Morocutti, oltre a un nutrito gruppo di associazioni. «L’impostazione della norma è terribilmente finanziaria, estremamente negativa nei contenuti e indegna di una Regione a statuto Speciale – ha denunciato Barazzutti –, lo avevamo già detto a suo tempo incontrando i consiglieri regionali Giulio Lauri (Sel) e Vittorino Boem (Pd). Non c’è nulla che valorizzi l’autonomia. Né la risorsa in sé di cui la montagna è ricca. Purtroppo non ci hanno ascoltati e ora o cambiano la legge o dovranno fare i conti con una raccolta firme per il referendum abrogativo». «Non vengano a raccontarci che la Regione non ha poteri. “Bales” – ha tuonato ancora l’ex primo cittadino di Cavazzo Carnico –. Il passaggio all’autorità dell’energia elettrica non vale per le speciali. E possibilità di manovra ci derivano anche dal nostro statuto. Basta volere. E fare scelte diverse da questo Ddl che mira ad accentrare tutto nelle mani del Cafc. E poi a lungo termine chissà, in quelle di Hera, una società il cui obiettivo è l’utile. Sulla nostra acqua». Boscutti non intende mollare, ma sa di essere poco meno che solo. Al di là di Forni Avoltri e Ligosullo, i Comuni in questa battaglia hanno scelto le retrovie. Per Bosciutti, «perché non hanno saputo investire in passato sul proprio acquedotto, a differenza nostra, che vantiamo una linea all’avanguardia, anche grazie a chi ci ha preceduto». Come l’ex sindaco De Alpi, anche lui ieri a Udine per denunciare il rischio di scippo e l’occasione mancata per l’autonomia regionale. Opinioni che condividono anche i vertici delle associazioni ambientaliste. Come Franca Pradetto, presidente di Assieme per il Tagliamento: «Nel generale depauperamento dei servizi non possiamo accettare che la montagna venga spogliata anche della risorsa idrica perché sarà l’anticamera di un ulteriore spopolamento». Vivere in montagna è in effetti una vocazione. «Per arrivare qui oggi – ha raccontato il vicesindaco Ferrari – ho dovuto iniziare a spalare neve alle 6 di mattina, poi sono salito in macchina e con pazienza ho macinato chilometri, tornanti e code, a causa di automezzi finiti di traverso sulla strada, fino a raggiungere Udine. Non ci lamentiamo, ma chiediamo almeno un po’ di dignità per chi vive in montagna, che passa anche dalla gestione dell’acqua, che sgorga sui nostri territori, e dal riconoscimento d’una tariffa ridotta».

Friuli: Somplago-Wurmlach, la Regione apre al nuovo elettrodotto interrato

di Giovanni Stocco.
L’elettrodotto tra Somplago e Wurmlach? La Regione è disponibile a valutare un progetto interrato. Bocciata l’ipotesi del percorso aereo. E l’infrastruttura di rete Udine Ovest–Redipuglia a 380 Kv in doppia terna? Dal Fvg è già arrivato il benestare per migliorare il sistema elettrico regionale e si attende che il Ministero conceda le autorizzazioni, per ultimare un progetto già realizzato per il 70 per cento e stoppato al Consiglio di Stato. Infine, piena contrarietà rispetto all’ipotesi di costruire un elettrodotto sulla linea Udine Ovest–Okroglo (Slovenia) per salvaguardare le Valli del Natisone ed evitare scempi ambientali ad alcune tra le zone più belle del Fvg. È la posizione della giunta regionale, espressa ieri mattina a margine di un’audizione in Consiglio regionale dall’assessore all’Ambiente Sara Vito. L’audizione ha consentito all’assessore Vito di fare chiarezza rispetto alle competenze della Regione in materia di energia. Sono fondamentalmente tre: pianificazione, autorizzazioni, concessioni. Tuttavia, è emerso chiaramente come la Regione interpreti un ruolo importante, ma comunque subordinato rispetto allo Stato, soprattutto al cospetto di progetti particolarmente rilevanti. Vito ha messo in evidenza come il recente piano energetico regionale sia perfettamente in linea con la strategia europea, che nel 2015 si è sviluppata principalmente, a livello globale, sul contenimento delle emissioni in un’ottica di sostenibilità. Il quadro per il clima e l’energia 2030 fissa tre obiettivi principali: una riduzione di almeno il 40 per cento delle emissioni di gas a effetto serra rispetto al 1990; una quota di almeno il 27 per cento di energie rinnovabili – che la nostra regione ha già raggiunto; un miglioramento di almeno il 27 per cento dell’efficienza energetica. Non sono mancate le sollecitazioni puntuali, con Riccardo Riccardi (Fi) che ha chiesto all’assessore aggiornamenti sul rigassificatore di Trieste e di Monfalcone: sul primo, la giunta ha espresso contrarietà per incompatibilità della struttura con lo sviluppo della portualità. Sul secondo, è arrivata un’apertura dalla Regione: bene un mini rigassificatore, ma servono correttivi al progetto già presentato.