Archivio mensile:Ottobre 2009

Friuli: iniziative della Lega contro la giunta Tondo?

Dopo l’iniziativa del Sindaco di Azzano Decimo di cui vi a bbiamo parlato qui , un’altra mossa della Lega Nord che sembra fatta apposta per alzare la tensione e creare problemi alla giunta regionale retta da Renzo Tondo. La richiesta è quella di chiudere in Regione gli ambulatori per gli immigrati clandestini.  

Chiudere subito gli ambulatori per gli immigrati clandestini in Friuli Venezia Giulia: lo ha chiesto la Lega Nord con una mozione presentata dal capogruppo in Consiglio Regionale, Danilo Narduzzi. L’iniziativa riguarda le ”strutture sanitarie ‘alternative’ per gli irregolari”, come le definisce la Lega che – afferma Narduzzi – questa volta ”non accettera’ prese in giro. Ci sono gli strumenti normativi per cancellare questa anomalia del sistema sanitario – spiega – e serve solo la volonta’ politica. Regalare prestazioni mediche ai clandestini – a suo parere – e’ abominevole dal punto di vista concettuale” e ”oggi piu’ che mai dobbiamo chiudere tutti i rubinetti che continuano a gocciolare”.

Sull’argomento è intervenuta immediatamente la neo eletta segretaria regionale del PD: per l’europarlamentare Debora Serracchiani, segretaria regionale del Pd del Friuli Venezia Giulia, con la proposta di chiudere subito gli ambulatori per gli immigrati clandestini, la Lega Nord ”sta aggiustando il tito contro il suo obiettivo primario, che e’ la Giunta Regionale guidata da Renzo Tondo (Pdl)”, della quale lo stessso Carroccio fa parte. ”Forse – ha detto Serracchiani – la Lega Nord pensa che le malattie controllino se uno ha o no il permesso di soggiorno, prima di trasmettere il contagio. Le sue ‘sparate’ talvolta possono sembrare ridicole, ma purtroppo sono soprattutto pericolose, perche’ – ha spiegato – i suoi esponenti non esitano ad anteporre pregiudizi e demagogia alla salute anche degli stessi dei cittadini italiani”

Immediata la risposta del coordinatore regionale del Pdl del Friuli Venezia Giulia, Isidoro Gottardo "L’agenda della politica regionale non la detta la Lega attraverso le dichiarazioni. Gottardo ha parlato a margine di un incontro di partito sul tema delle riforme, cui ha preso parte il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi, commentando la mozione presentata dal capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale, Danilo Narduzzi, in cui si chiede la chiusura immediata delle strutture sanitarie "alternative" per gli immigrati irregolari in Friuli Venezia Giulia. "Non entro nel merito delle questioni specifiche – ha continuato Gottardo – la Lega è per noi un alleato strategico e fondamentale, però discutiamo le questioni che sono oggetto del programma elettorale e di accordi presi sul tavolo regionale tra le forze politiche. Ciò che non fa parte di questo contesto – ha concluso – sono libere iniziative della Lega, che ognuno è libero di commentare come vuole".

Tolmezzo: con l’ordinanza del Sindaco, a rischio il consumo al di fuori dei bar?

C’è la reprimenda ancora più pesante per i minori, non ci sono iniziative atte a diffondere e a insegnare comportamenti virtuosi o "la cultura del bere", e forse sono a rischio, per molti esercizi pubblici, i tavolini e i banconi all’aperto (molto spesso improvvisati) ad uso degli avventori fumatori che consumano fuori dal locale. 

 Alcol ai minori, le pene a Tolmezzo saranno più severe. Lo stabilisce una nuova ordinanza del sindaco di Tolmezzo Dario Zearo, che va così a inasprire ulteriormente le azioni concrete messe in atto dall’amministrazione precedente per combattere la piaga dell’alcol fra i giovani, un problema particolarmente sentito nell’area montana.
Il provvedimento teso a contrastare l’abuso di alcol da parte dei minori raccoglie i suggerimenti contenuti in una mozione approvata recentemente dal consiglio comunale e inasprisce le sanzioni, con l’intento di responsabilizzare maggiormente anche le famiglie, mentre si vieta l’installazione sul territorio comunale di distributori automatici di bevande alcoliche.
Sarà così vietato da oggi, nel territorio comunale della città di Tolmezzo, cedere gratuitamente, vendere e somministrare presso pubblici esercizi, negozi, supermercati e in occasione di fiere e feste bevande alcoliche di qualsiasi gradazione ai minori di 16 anni.
Le pene previste per i contravventori prevedono un’ammenda da 100 sino a 600 euro. Vietata anche l’installazione di distributori automatici di bevande alcoliche in zone accessibili a minorenni, unica eccezione quelle dotate di sistemi di lettura automatica dei documenti o comunque controllati in modo adeguato.
E’ fatto divieto inoltre, in maniera assoluta, a tutti, maggiorenni e minorenni, consumare bevande alcoliche in luoghi pubblici quali marciapiedi, strade, giardini, aree scolastiche e abbandonarvi bottiglie o altri rifiuti. I trasgressori in questo caso saranno tenuti a rimuovere gli eventuali rifiuti e a cessare il comportamento scorretto, oltre che a pagare una sanzione variabile da 50 a 300 euro.
Nel caso in cui il trasgressore sia minorenne, la violazione verrà contestata ai genitori, come previsto dalle norme in vigore.

Friuli: lettere anonime e veleni in Autovie Venete

Pecile dal MV di oggi

Storie di turbative d’asta sugli appalti, spartizioni degli stessi, presunte corruzioni e tanto altro; terza corsia compresa, con accuse a diversi personaggi, in primis l’assessore regionale Riccardi. La procura della repubblica di Udine sta così indagando su un esposto che riguarda l’operato di Autovie Venete, sulla gestione complessiva della società per azioni, ma partendo dalla terza corsia.
L’inchiesta ipotizza, per il momento, il reato di calunnia, perché l’esposto è apparentemente firmato da una persona che, però, ha disconosciuto lo “sgorbio” sotto il proprio nome. Si tratta del capo ufficio acquisti di Autovie Venete, Svara.
E allora l’inchiesta prosegue per capire chi possa aver firmato quell’esposto così dettagliato e per quale motivo; ma soprattutto per chiarire se i fatti che vi sono elencati abbiano un fondamento “giudiziario” così lampante (e dai contenuti puntuali) da interessare la magistratura. Evidentemente sì, altrimenti non si spiegherebbe l’attività organizzata in queste settimane.
Proprio ieri, infatti, i carabinieri del Nucleo investigativo di Udine, su delega del sostituto procuratore Lorenzo Del Giudice, hanno effettuato una perquisizione negli uffici amministrativi di Autovie Venete a Trieste, in via Locchi. Secondo l’Ansa i carabinieri avrebbero fatto controlli anche nell’abitazione del dipendente di Autovie, sempre a Trieste.
Il materiale acquisito con il decreto di perquisizione sarà depositato nei prossimi giorni in procura e passerà al vaglio del magistrato e degli stessi carabinieri delegati all’indagine. Al setaccio ci sono soprattutto i computer.
Il fascicolo è per il momento a carico di ignoti, quindi non ci sono persone iscritte nel registro degli indagati e non è indicato un “ventaglio” di possibili altri reati. Si parte da quella firma falsa e, di conseguenza, il dirigente di Autovie è ipoteticamente la parte offesa della calunnia.
I carabinieri hanno cercato nei files dei computer, nelle e-mail, sulle scrivanie, negli armadi, perché l’esposto è scritto al computer, ma su carta intestata di Autovie Venete. Un “copia e incolla” fatto dall’esterno? Questo va chiarito. Anche perché esiste un riferimento numerico in questa lunga missiva, come se fosse stato protocollato. Vanno quindi svolte indagini per scoprire quale atto, nel registro protocollo, porti quel numero. Insomma, un’indagine su chi può averlo scritto, per poi procedere nel verificare le altre circostanze. Anche per questo motivo i carabinieri hanno cominciato già ieri a interrogare persone informate sui fatti, dipendenti di Autovie Venete ascoltati per capire in primis come funziona la corrispondenza interne in azienda. Tra essi lo stesso Svara.
È possibile che questa inchiesta si intrecci con gli accertamenti che risultano essere stati già effettuati dalla procura di Trieste anche ascoltando alcune persone. Anche ai magistrati giuliani sono arrivati esposti (per lo più anonimi) che sono stati valutati. E anche in questo caso l’inchiesta è ancora in fase embrionale alla ricerca di elementi utili che portino in una direzione precisa. Contattato telefonicamente, il sostituto procuratore Raffaele Tito non ha inteso spiegare a cosa sta lavorando.

Friuli: Tondo chiude a Bortolotti, no ad atti non coerenti con la legislazione vigente

Vicenda politicamente complicata quella che vede un’ordinanza del Sindaco di Azzano Decimo in odore di infrazione europea. Ma la Lega addirittura rilancia e vorrebbe che la questione fosse estesa a tutta la regione, accendendendo una miccia che con l’evolversi della situazione potrebbe addirittura essere esplosiva per la giunta regionale. Tondo oggi ne prende la distanze.

Il Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, al momento non ritiene di poter estendere all’intero territorio regionale la restrizione dell’accesso ai servizi sociali da parte degli immigrati extracomunitari, prevista da un’ordinanza del sindaco di Azzano Decimo (Pordenone), Enzo Bortolotti (Lega Nord). ”Su quel provvedimento – ha detto Tondo rispondendo oggi a Udine, alle domande dei giornalisti – c’e’ un’infrazione europea. Nessuno – ha aggiunto – puo’ chiedere al presidente della Regione di fare atti che non siano coerenti con la legislazione vigente”. L’estensione delle restrizioni e’ stata chiesta, con una proposta di legge, presentata nei giorni scorsi dal capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale, Danilo Narduzzi, dopo le richieste di chiarimento avanzate dall’Unione Europea.

Nuovo numero di ottobre de “La patrie dal Friûl”

I abonâts le àn za ricevude a cjase di cualchi zornade, ma par cui che nol à inmò viodût la ultime jessude da “La Patrie dal Friûl” al pues intant lâ a leisi on line la edizion di Setembar. Di fat ducj i articui dal penultin numar dal mensîl diret di Dree Venier a son visibii sul sît http://www.lapatriedalfriul.org/ dulà che si cjate ancje dut l’archivi dai ultins 3 agns. A Setembar la Patrie e veve dedicât il so “Speciâl” in ocasion di Friuli Doc a “Bire, vin e resentin… da la tiere dal bon bevi a la tiere dal bevi ben”, cuntun voli però ancje al delicât teme dal alcolisim cuntune interviste di Elena Zanussi al prof. Francesco Piani, il diretôr dal Dipartiment des Dipendencis de Aziende pai Servizis Sanitaris n. 4 «Friûl di Mieç», e responsabil de Unitât di Alcologjie.
Ma ancje par Otubar e je on line cualchi anticipazion. Di fat il numar si vierç cul
editoriâl in esclusive firmât di Xavier Lamuela, il professôr catalan che al à dade la sô consulence pe definizion e normalizazion de grafie uficiâl de lenghe furlane e che nus fevele dai risultâts otignûts ator pe Europe cuant che si metin in vore plans di politiche linguistiche serie, rivant a recuperâ miârs di locutôrs ancje cuant che une lenghe e someave destinade a disparî.
Il Speciâl di Otubar al è dedicât al teatri par furlan, cuntune
interviste di vierzidure di Valentina Pagani a Tarcisio Mizzau, president de Fondazion Teatri “Giovanni da Udine”.
Il numar di Otubar al va indevant tra aprofondiments sul teme teatrâl, ma ancje atualitâl: si segnale in particolâr l’intervent di Franco Finco, espert di linguistiche de Universitât dal Friûl e de Arlef, che cul articul “
Se tu sâs il furlan tu imparis l’inglês” al presente un confront tra la lenghe furlane e la lenghe inglese, masse voltis metudis in cuintriposizion strumentâl. Invezit de analis dal dot. Finco a vegnin fûr interessants paragons di nature sintatiche, morfologjiche e fonetiche ancje se lis dôs lenghis a son une vore distantis par origjin, confermant cussì inmò une volte che cognossi plui lenghis, tacant propit de lenghe locâl, come il furlan, al jude a imparâ ben ancje chês altris lenghis forestis, comprindude la lenghe inglese.
Une rispueste sientifiche e provade cui fats a la tante malinformazion che cierte stampe taliane e à fat e e continue a fâ cuintri la lenghe furlane: come che al dîs a chest proposit ancje Dree Valcic tal so intervent “
Lenghe furlane sui media talians? Miôr fevelâ di robis seriis”.
Si ricuarde che “La Patrie dal Friûl” si le cjate tes miôr librariis e ediculis o si ricêf a cjase par abonament. Cun di plui, ducj i articui a son disponibii on line tal sît
http://www.lapatriedalfriul.org/ cul mês dopo de jessude su cjarte

Udine: convegno “Il futuro dell’acqua il Friuli Venezia Giulia: bene comune o business per pochi?

Domani 30 ottobre 2009, alle ore 16.30 si terrà presso la Sala Florio di Palazzo Florio, Università di Udine in Via Palladio, 8 Udine, convegno "Il futuro dell’acqua il Friuli Venezia Giulia: bene comune o business per pochi?

Il decreto emanato dal governo il 9 settembre scorso chiude il cerchio sulla privatizzazione dell’acqua potabile imponendo agli Enti locali di mettere a gara il Servizio idrico.
Ma è proprio vero che privato è bello e pubblico è brutto nella gestione dell’acqua? Molte aziende pubbliche del settore dotate di tecnologia, conoscenze e bilanci sani dimostrerebbero il contrario, così come importanti comuni europei che hanno sperimentato la privatizzazione stanno tornando alla gestione pubblica (un esempio su tutti:Parigi).
L’acqua è un bene comune ma in Italia si vuole gestire il servizio idrico attraverso le regole del mercato quali l’affidamento attraverso gare, la concorrenza, la massimizzazione del profitto.
Il futuro dell’acqua in Friuli Venezia Giulia è dunque incerto! Sappiamo che sono in gioco interessi economici molto alti e il provvedimento del Governo apre la strada alle grandi multinazionali che tra un paio d’anni potrebbero essere i nuovi gestori dell’acqua anche nella nostra Regione.
Per affrontare questo scenario e valutare le azioni da intraprendere, venerdì 30 ottobre dalle 16.30 alle 18.30 si incontreranno all’Università di Udine, nell’ambito del seminario almeno una trentina di amministratori locali, consiglieri regionali e parlamentari della nostra regione preoccupati delle possibili conseguenze nefaste di questo provvedimento legislativo. 
L’incontro si pone l’obiettivo di attivare cittadini e Amministratori locali affinché facciano sentire la loro voce, chiedendo al Parlamento che nel momento della conversione in legge del decreto (il 3 novembre è prevista la prima discussione in Senato) il testo venga modificato almeno togliendo l’acqua dalle privatizzazioni.
Nell’occasione verrà anche lanciata l’adesione alla campagna nazionale “Salva l’acqua”,
appello contro la privatizzazione dell’acqua.

PROGRAMMA:

Introduzione al dibattito
Massimo Moretuzzo – CeVI
Le conseguenze del processo di privatizzazione in atto sulla gestione servizio idrico integrato in Friuli Venezia Giulia

Alessio Alessandrini – Presidente di “Acque del Basso Livenza S.p.A.”

Sono previsti interventi di:
Debora Serracchiani – Europarlamentare
Enio Decorte – Assessore all’ambiente Provincia di Udine
Mara Černic – Assessore all’ambiente Provincia di Gorizia
Furio Honsell – Sindaco di Udine

Hanno confermato la partecipazione al dibattito:
Antonio Nonino – Presidente AMGA
Eddi Gomboso Presidente CAFC
Vittorino Boem – Sindaco di Codroipo
Pietro Del Frate – Sindaco di San Giorgio di Nogaro
Ennio Scridel – Sindaco di Fiumicello
Andrea Cecchini – Sindaco di Mereto di Tomba
Geremia Gomboso – Sindaco di Lestizza
Mario Cristofoli – Sindaco di Castions di Strada
Paolo Menis – Consigliere regionale
Lorenzo Croattini – Assessore all’ambiente Comune di Udine
Kristian Franzil – Assessore all’Istruzione, alla Coop. Internaz. Comune di Udine
Paolo Clemente – Assessore Ambiente Comune di Buttrio
Ivan Snidero – Assessore all’Ambiente e Att. Produtt. Comune di Cervignano
Enrico Mossenta – Assessore all’Ambiente Comune di Pradamano
Marco Duriavig – Consigliere comunale Comune di Tavagnacco
Federico Pirone – Consigliere comunale Comune di Udine
Oscar Marchese – Assessore all’Ambiente Comune di Remanzacco
Silvano Buttignon – Presidente CRELP – Coordinamento Enti Locali per la Pace

Osoppo: indagato Giunta per la droga al Sunsplash

Probabilmente con questo avviso di garanzia ci siamo definitivamente giocati le ultime speranze di rivedere l’anno prossimo ad Osoppo la più grande manifestazione reggae Europea

Dal MV di oggi

Agevolazione dell’uso di sostanze stupefacenti: questa l’ipotesi di reato contenuta nell’avviso di garanzia emesso dalla Procura della Repubblica di Tolmezzo a carico del presidente dell’Associazione Rototom Sunsplash Filippo Giunta, organizzatore dell’evento estivo nel parco del Rivellino di Osoppo  . 
Giunta sarà sentito oggi, accompagnato dai suoi legali, dagli investigatori del Nucleo operativo dei carabinieri coordinati dal tenente Fabio Pasquariello. In sostanza, gli inquirenti ritengono che all’interno del festival reggae, che in questi ultimi undici anni ha richiamato sotto il forte centinaia di migliaia di partecipanti, fosse consentito quando non addirittura favorito l’uso di droghe leggere. Sostanze leggere sulle quali, sempre secondo gli inquirenti, l’attività di vigilanza da parte del personale incaricato non sarebbe stata esercitata, in quanto essa si sarebbe concentrata esclusivamente sul consumo delle sostanze pesanti. L’ipotesi di reato è riconducibile alla violazione dell’articolo 79 del Dpr 309/90, contenente il testo unico della legge in materia di disciplina degli stupefacenti e delle sostanze psicotrope. «Chiunque adibisce o consente che sia adibito un locale pubblico o un circolo privato di qualsiasi specie a luogo di convegno di persone che ivi si danno all’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope è punito, per questo solo fatto – recita l’articolo – con la reclusione»: pena che può arrivare fino a 10 anni (e con multa fino a 26 mila euro) in base alle sostanze di cui si sia consentito l’uso.
In realtà la sede del Sunsplash, l’ampio parco del Rivellino che il Comune di Osoppo ha concesso all’Associazione Rototom per un mese circa ogni anno, non è un locale chiuso, ma il fatto che il festival si svolga in un’area recintata e interdetta al pubblico non pagante lo avrebbe reso, per gli investigatori, assimilabile a un luogo chiuso. Nel mirino degli inquirenti sarebbero entrate soprattutto le edizioni del 2008 e del 2009, sulle quali si sarebbero concentrate le attività di indagine, coordinate dal procuratore della Repubblica di Tolmezzo Giancarlo Buonocore.
Il presidente dell’Associazione Rototom Giunta sarebbe poi coinvolto (in concorso) anche nell’altra inchiesta, quella sull’ipotesi di abuso di ufficio che riguarda in primis il sindaco di Osoppo Bottoni oltre a un medico e due tecnici. In questo caso le violazioni di tipo amministrativo riguardano la concessione dell’idoneità a una serie di stand per la ristorazione che la commissione prefettizia per il pubblico spettacolo aveva ritenuto non rispondere ad alcuni parametri fissati per legge. Il sindaco aveva allora riunito una commissione ristretta che ritenne ottemperate le prescrizioni e dette il via libera agli stand. Ma quella decisione poteva spettare soltanto alla commissione prefettizia, da qui l’accusa di abuso di ufficio e di falso. Un’ulteriore ipotesi di abuso di ufficio riguarderebbe infine uno spazio adibito a campeggio all’esterno del perimetro recintato del parco

Codroipo: per Tolazzi la narrativa friulana in prognosi riservata

di CARLO TOLAZZI
presidente della giuria
del premio San Simòn

A Codroipo, la trentesima edizione del premio letterario in lingua friulana “San Simòn” ha laureato ieri sera vincitore Alberto Luchini con il romanzo Coventave vê pora?, scritto nella varietà “di là da l’âghe”, quella di Casarsa , per semplificare. Luchini fa il tris, avendo già vinto il premio nelle edizioni del 1999 e del 2001. La giuria ha anche attribuito una segnalazione al romanzo Dôs di trê, di Stefano Gasti. Qui accanto pubblichiamo un commento su questa edizione del premio, inviatoci da Carlo Tolazzi, presidente della giuria.
 
San Simòn ha partorito il romanzo, quindi. Non era scontato, l’anno passato non era successo, ad esempio. Capita, ai santi. Pensate al sangue di San Gennaro, mica si liquefa ogni anno. E infatti la giuria ha votato il lavoro di Alberto Luchini a maggioranza, e non all’unanimità, segnale di un verdetto contrastato, non facile da emettere. Se ci si addentra poi nei particolari della partecipazione al concorso, e della composizione delle opere pervenute alla giuria, c’è poco da esultare per la fumata bianca. Tredici dattiloscritti facevano ben sperare, se non altro rispetto alla partecipazione dell’anno passato (5 sole opere), ma a un occhio abituato a questo concorso già i titoli smorzavano l’entusiasmo, titoli gonfi di retorica e di vecchiume. La lettura dei testi ha poi confermato le impressioni epidermiche, denunciando uno stato di salute della narrativa in lingua friulana (se accettiamo l’assunto che il “San Simòn” debba esserne la vetrina più qualificata) piuttosto precario, da prognosi riservata, per capirci.
Trent’anni di vita sono già considerevoli per un premio letterario, danno lustro e merito all’amministrazione comunale di Codroipo che organizza il concorso, ma offrono anche il fianco a bilanci e paragoni impietosi. Alan Brusini, pre Antonio Bellina, Ovidio Colussi, Gianni Gregoricchio, Amedeo Giacomini sono alcuni dei vincitori delle prime edizioni del premio, negli anni Ottanta. E la distanza da loro è ormai siderale. Si può anche prendere a prestito la motivazione che il trend globale e nazionale viene in qualche modo riflesso nella produzione in marilenghe, ma il mezzo gaudio di fronte al male comune è già una dichiarazione di resa. Non è il disfattismo a ispirare queste valutazioni, ci sono altre componenti.
Nei lavori pervenuti alla segreteria del premio domina una meticolosa cura del mezzo espressivo, la grafia è curata, l’uso dei plurali appropriato, le concordanze osservate con precisione, compaiono anche dei tentativi di neologismi propri di una lingua in vitro, non certamente appannaggio dell’uso popolare (e a questo proposito l’Agenzia regionale per la lingua friulana avrebbe modo di bearsi e sentirsi correa insieme), ma è proprio qui il grande malinteso: in narrativa forma e contenuto non si identificano, serve inventiva, serve fantasia, serve poetica. Quando assolvi bene l’obbligo della scrittura corretta, delimiti la cornice, ma ce lo devi mettere dentro un disegno, e in generale l’esposizione del premio San Simòn di quest’anno è una rassegna di tele pallide e inguardabili, delle “croste” direbbero gli esperti.
Secondo punto: l’organizzazione di una trama. Il bando di concorso prevedeva un minimo di 60 cartelle dattiloscritte, e le 12 opere pervenute hanno rispettato questo criterio, soddisfatto ora con mezzucci mortificanti (riduzione dello spazio grafico nella cartella, frequente ricorso dell’andare a capo, capitoli ristretti a pochissime righe), ora con ripetizioni stucchevoli dei concetti o con inutili descrizioni accessorie, ora addirittura inserendo “pistolotti” morali o pedagogici che hanno soffocato le brevi (ma legittime!) intrusioni delle trame nel corpo del romanzo, ora spezzettando il tutto in una miriade di raccontini o di episodi tratti dalla vita del paesello.
Non sono molte 60 cartelle se c’è una storia da raccontare, la fatica ad arrivare al minimo sindacale è purtroppo indice di mancanza di idee, ma a ben guardare un altro dato emerge da questa difficoltà e da come si è tentato di aggirarla: l’età media dei partecipanti al concorso (immaginata già in sede di lettura e confermata poi dall’apertura delle buste nominative) che è alta, oltre il mezzo secolo, e che diffonde sul premio un afrore naftalinico che ammorba.
Risparmiamo qui ogni lungaggine sul futuro di una lingua, piuttosto segnaliamo piuttosto l’esistenza di una rivista (“La comugne”) che offre della letteratura friulana qualitativamente significativa, ma i cui collaboratori evitano il “San Simòn”, per snobismo forse, o per incapacità a reggere la lunghezza di un romanzo.
Terzo punto: la latitanza della letteratura. Un romanzo nasce anche da quanto lo precede e dallo spessore di questo quanto. Si impara a scrivere leggendo, perché si affina uno stile, o più di uno, perché ci si appropria di una poetica, di un modo. Anche nei (pochi) romanzi pervenuti a questa edizione del “San Simòn”, la sensazione che si coglie è questa mancanza in generale di motivi, di ispirazioni e di incursioni letterarie.
Una produzione che si avvita su sé stessa, quella friulana, che snobba la letteratura italiana e oltre, destinata ad avvizzire in quanto il “fasìn di bessoi” in letteratura non paga, anzi. Sono ormai un paio d’anni che questa denuncia risuona nei locali della biblioteca di Codroipo durante la premiazione del concorso letterario, ma è voce che si perde nel deserto.
Chiudiamo rilevando la solita, cronica carenza di contributi femminili (3 soli quest’anno, e comunque in 30 anni di esistenza, solo due volte il “San Simòn” ha impalmato una donna), mentre una fastidiosa sensazione ci attanaglia: una volta la legittimità di una parlata a fregiarsi del titolo di lingua si fondava sulla presenza di una grammatica e di un lessico originali, sul numero dei parlanti e sulla produzione letteraria. Oggi pare di no, oggi ci si fa forti solo del numero dei parlanti, con la stessa superficialità con cui Face-book determina il grado di socialità di ognuno di noi.
*

Aquila: il Gruppo Polo-Le Ville Plus dona un edificio all’Università

Un segno concreto di ripresa, ricostruzione e spinta verso il futuro, parte dal Friuli Venezia Giulia e giunge a L’Aquila presso il Polo Universitario di Coppito, dove domani alle 10,45 si terra’ la cerimonia di inaugurazione del nuovo edificio destinato a Uffici dell’Ateneo , essenziale per la piena ripresa delle attivita’ universitarie. L’edificio, donato dall’azienda friulana Gruppo Polo-Le Ville Plus, e’ un esempio della solidarieta’ imprenditoriale che ha voluto sostenere l’Universita’ dell’Aquila, nodo essenziale e fondamentale del tessuto socio-economico del capoluogo d’Abruzzo, per la reale ripresa e il ritorno alla normalita’ della citta’ e della Regione. Il Gruppo Polo-Le Ville Plus e’ socio ordinario di Gbc Italia, Green Building Council Italia, espressione italiana dell’Usgbc, associazione no-profit nata negli Usa, con l’obiettivo di favorire la diffusione di una cultura dell’edilizia sostenibile e certificare il livello di sostenibilita’ degli edifici.

 

"L’inaugurazione della struttura, di 220 mq. costruiti con i criteri dell’eco-sostenibilita’ e dell’antisismicita’ adottati dal Gruppo Polo-Le Ville Plus – si legge in una nota diffusa dall’Universita’ dell’Aquila – ha visto la partecipazione congiunta di Abruzzo e Friuli Venezia Giulia, a seguito di una richiesta di intervento solidale fatta al Gruppo Polo dall’Universita’ degli Studi di Trento, che da anni e’ referente scientifico del Gruppo per lo sviluppo e la sperimentazione di nuove soluzioni costruttive per edifici in legno a basso impatto ambientale. Oltre al Gruppo Polo-Le Ville Plus, altre aziende hanno aderito al progetto, fornendo materie prime finiture, serramenti, ecc. (Epica srl, Leimholz Industrie, Lunardelli Angelo s.n.c., Rothoblaas e Polo Escavazioni)”