Archivio tag: medicina

Carnia: zecche, più di una trentina i casi registrati nell’Alto Friuli a partire dal 2004

di Alessandra Ceschia
Un inverno mite con temperature che raramente sono scese sotto lo zero. È bastato per far scattare l’allarme zecche nell’Alto Friuli che, fra il 2004 è il 2015, ha registrato ben 31 casi di Encefalite da zecca (Tbe) sui 79 registrati in tutta la regione. La popolazione è ricorsa in massa alle vaccinazioni. Sono infatti molte le malattie che le zecche possono trasmettere: oltre alla più grave Encefalite da zecca si può contrarre anche la borreliosi di Lyme, la Rickettsiosi, febbre ricorrente o altre patologie virali. Nell’ultimo decennio l’Azienda (fino al 2014 Ass3 “Alto Friuli”, ora Aas3 “Alto Friuli – Collinare – Medio Friuli”) ha sviluppato una campagna informativa a tappeto su tutto il territorio e, in particolare, nei Comuni in cui si era registrata una concentrazione maggiore di zecche infette. Oltre ai depliant e alle serate informative, è stata organizzata una capillare offerta di vaccinazioni contro i virus della Tbe all’interno degli ambulatori delle strutture aziendali o direttamente nei Comuni più a rischio. Il numero totale di vaccinati in tutta la regione è di 60.914 soggetti, pari a una copertura media del 5 per cento. In età pediatrica (dai 6 ai 16 anni) i soggetti che ricevono una dose di vaccino sono il 10,5 per cento, mentre i soggetti con età maggiore di 16 anni che hanno ricevuto il vaccino per adulti sono il 4,6 per cento della stessa fascia d’età. Il dato medio regionale però non rappresenta bene la distribuzione delle coperture vaccinali che risultano influenzate dall’appartenenza a zone a rischio per la Tbe. I dati relativi all’Azienda per l’Assistenza sanitaria 3 sono sorprendenti: «Pur essendo la meno popolosa tra le Aziende territoriali, l’Aas3 è quella in cui si è vaccinato di più, con ben 21.108 dosi erogate al 20 maggio scorso e un 12,5 per cento medio di copertura vaccinale» afferma il dottor Andrea Iob del Dipartimento di Prevenzione dell’Aas3. Nei distretti di San Daniele e Codroipo, dove la presenza delle zecche è pressoché irrilevante, la copertura vaccinale si aggira intorno al 5-10 per cento, eccezion fatta per il Comune di Osoppo (il Comune più a nord del distretto) che raggiunge quasi il 30 per cento nella fascia d’età dai 6 ai 16 anni. Nei distretti 1 e 2 (Carnia, Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale) la copertura è molto più alta: supera il 50 per cento in gran parte dei Comuni. Non solo, in territori come Amaro, Forni di Sopra, Forni di Sotto, Bordano, Malborghetto Valbruna, Moggio Udinese, Pontebba, Resia e Resiutta si sfiora o si supera il 70 per cento in fascia pediatrica. Per quanto riguarda la fascia di età 17-99 della popolazione dei distretti 1 e 2, le percentuali di copertura sono leggermente inferiori, ma si aggirano comunque attorno al 20 per cento per la Carnia e superano il 50 per cento per il Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale. «Questi risultati – osserva il dottor Iob – ci dicono che la nostra popolazione è sempre più consapevole dei rischi legati ai morsi delle zecche e che apprezza la possibilità di vaccinarsi contro il virus della Tbe, possibilità gratuita per tutti i residenti della regione».

Enemonzo: al “Torneo Parco delle Colline Carniche” si parlerà anche di doping

Anche in questa edizione nell’ambito del “Torneo Parco delle Colline Carniche-Erreà Cup” di calcio si svolgerà un convegno di sicuro interesse. Lunedì 6 giugno alle ore 10 al centro sociale di Enemonzo si parlerà infatti di “Doping: l’illusione di vincere”. L’evento sarà incentrato sul tema dell’attività motoria quale strumento di formazione e di prevenzione dell’uso di sostanza dopanti.
Vedrà coinvolti gli alunni della Scuola Primaria e Secondaria dell’Istituto  Comprensivo Val Tagliamento (ovvero Villa Santina, Raveo e Lauco).

Relatore sarà il Dott. Stefano Boscarato, laureato in Scienze Motorie e Scienza dello Sport, che si occupa di attività motoria e sportiva a tutti i livelli e nella realizzazione di progetti di formazione per quanto riguarda la salute, il benessere e la prevenzione dell’uso di sostanze Dopanti.
E’ professore di Scienze Motorie presso le Scuole Superiori, collabora con le Scuole Primarie con interventi di corretta educazione al movimento, sviluppa con le società sportive progetti di motricità di base con bambini ed anziani e preparazione fisico/atletica con gli sportivi.

Ci sarà inoltre un rappresentante dell’ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo) dell’Alto Friuli.

Il Torneo prenderà il via giovedì 2 giugno con i Pulcini, mentre sabato 11 e domenica 12 protagonisti saranno i Giovanissimi. A questo proposito c’è una novità: il Vicenza non potrà essere presente in quanto impegnata nelle finali nazionali Under 15. Al suo posto ci sarà il Tricesimo, che quindi formerà il Girone B assieme a Pordenone, rappresentativa carinziana e Bruno Selleri Olbia. Nell’altro raggruppamento si sfideranno Udinese, Tolmezzo, Padova e Ancona Udine.

La manifestazione è organizzata dalle associazioni sportive dilettantistiche Villa e Folgore in collaborazione con Edera e Lauco, oltre ai Comuni facenti parte dell’Ente Parco Intercomunale delle Colline Carniche, ovvero Villa Santina, Enemonzo, Raveo e Lauco.

Partecipano attivamente anche la Delegazione di Tolmezzo della FIGC, l’AIAC Carnia e la sezione di Tolmezzo dell’AIA.

Il calendario completo e altre informazioni sul sito www.torneocollinecarniche.it.

Friuli: i malati di Sla dal notaio firmeranno “con gli occhi”

di Manuela Battistutta.
Un grande passo avanti per i malati Sla in termini di tutela della dignità della persona, del diritto riconosciuto di comunicare in modo autonomo – senza intermediari – nell’ambito della stipula di atti pubblici, siano essi procure, divisioni ereditarie, compravendite, lasciti testamentari, o la scelta di seguire o meno una terapia. In che modo? Attraverso il riconoscimento giuridico della “comunicazione non verbale” che nasce dallo sviluppo della tecnologia del puntatore oculare che permette, attraverso l’eye-tracking, al malato di Sla ma anche a una persona con grave disabilità fisica di esprimere le proprie volontà senza interpreti. La proposta, presentata nell’ambito del 50º Congresso nazionale del Notariato, svoltosi a Milano, ha visto la partecipazione e il coinvolgimento di Aisla, l’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica e in particolare di Nadia Narduzzi Macorigh, di Corno di Rosazzo, vicepresidente Aisla Fvg, incarico che ricopre dal 2013. La sezione regionale, nata del 2006, conta a oggi 65 soci e grazie ai 30 volontari segue circa 70 persone nelle province di Udine, Gorizia, Trieste e Pordenone. Nadia, malata di Sla da diversi anni e madre di tre figli, è, assieme al marito Andrea Macorigh, una delle voci più attive sul territorio regionale nell’ambito delle diverse iniziative promosse da Aisla (dalle raccolte fondi alle serate informative sulla malattia, fino a interventi in ambito associativo e alle testimonianze sui media nazionali). «Ho dato ben volentieri la mia disponibilità in questo progetto – scrive Nadia attraverso il suo puntatore oculare – onorata con Andrea di portare la voce di chi non lo può fare». Così dinnanzi a una platea di 1.500 notai provenienti da tutta Italia, Nadia ha simulato una compravendita di un immobile e la disposizione della procura al marito, rispondendo anche a domande postale dal notaio, per poi lanciare il messaggio vocale. Apripista del riconoscimento della validità giuridica della “comunicazione non verbale” è stata la magistratura milanese con la presa d’atto della nuova realtà creata dagli sviluppi tecnologici a tutela dei diritti delle persone malate di Sla. «È un notevole traguardo raggiunto – spiega Nadia – che permette la totale autonomia, la possibilità di poter decidere». «Per me – conclude – è stata una grande emozione poter essere d’aiuto, visto il peso dell’argomento e gli effetti su tutti coloro che soffrono di patologie che impediscono la comunicazione verbale nonostante non vi siano alterazioni cognitive. Sono tornata a casa, a Corno di Rosazzo, consapevole di aver raggiunto un obiettivo che, per noi malati, è importantissimo, cioè poter esprimere e convalidare realmente le nostre volontà». Riprendendo la dichiarazione rilasciata al settimanale Famiglia Cristiana sull’argomento, Nadia conclude scrivendo come «l’attenzione e il silenzio della platea facevano sentire il mio click su ogni lettera e l’applauso finale ha confermato che il messaggio è stato colto nella sua totalità».

Tolmezzo: ricorso al Tar per la Terza farmacia, Chiussi contro i provvedimenti di Regione e Comune

di Tanja Ariis.
È guerra per la terza farmacia del capoluogo. Il farmacista Paolo Chiussi ha presentato ricorso al Tar contro l’apertura di una nuova attività in città. Il titolare di una delle due farmacie tolmezzine (opera in città da 155 anni), rappresentato e difeso dagli avvocati Massimiliano Bellavista e Cristiana Brugnola, chiede al Tribunale amministrativo l’annullamento del decreto regionale che approva la graduatoria del concorso straordinario per la copertura di 49 sedi farmaceutiche disponibili per il privato esercizio, della delibera della Giunta regionale di indizione del concorso, del parere dell’Aas3 e della delibera della Giunta comunale di Tolmezzo dell’aprile 2012 sulla sede della terza farmacia. L’esecutivo tolmezzino individuava allora come zone possibili via Grialba, via Marchi sino a piazzale Vittorio Veneto, via IV Novembre, via De Marchi, viale Moro, via Val di Gorto a partire dall’incrocio con viale Moro e a scendere sino a via Pirelli e via Cartotecnica. Il 5 novembre scorso il ricorso è stato notificato al Comune. La giunta Brollo ha deciso che il Comune si costituirà nel giudizio per sostenere la legittimità dell’atto impugnato e tutelare l’interesse pubblico teso a garantire l’apertura di una nuova farmacia sul suo territorio. L’incarico legale è stato affidato all’avvocato Giunio Pedrazzoli.

Friuli: esenzione del super-ticket In 4 mila non pagano i 10 euro

 

In meno di cinque mesi 4 mila friulgiuliani hanno chiesto l’esenzione dal cosiddetto “superticket” da 10 euro. Anche qui la media è elevata, circa 800 domande al mese, ma dalla ripartizione per azienda sorge il sospetto che probabilmente non tutti i cittadini sono a conoscenza dell’agevolazione legata all’Isee che “modula” la tassa – introdotta dallo Stato e che colpisce ogni ricetta “rossa” utilizzata per la prescrizione sia di esami che di visite specialistiche -. Iniziando dai numeri, dall’esordio dell’esenzione, che risale a maggio, fino alla metà di ottobre, le domande presentate agli sportelli delle diverse Aziende per l’assistenza sanitaria del Friuli Venezia Giulia, Aziende ospedaliero-universitarie e Irccs, sono state 4 mila 25. Di queste, la parte più consistente è stata consegnata alla Aas 2 – Bassa Friulana-Isontina, con 1.290. A seguire, ma a distanza, c’è la Aas 4 Friuli Centrale, con 660, quindi la Aas 1 Triestina con 574, e la Aas 5 Friuli occidentale. Seguono poi l’Azienda ospedaliero-universitaria di Trieste, con 463, l’Ircss Burlo Garofolo, sempre di Trieste, con 201, l’Azienda ospedaliero-universitaria di Udine con 186. Al penultimo posto c’è la Aas 3 Alto Friuli-Collinare con 136 e chiude la classifica l’altro Irccs, il Cro di Aviano con sole 2 domande. Da maggio in Friuli Venezia Giulia è possibile ridurre l’importo del superticket fino alla sua eliminazione, possibile per tutti coloro che hanno un Isee che arriva a 15 mila euro. Da questa soglia in sù il superticket si paga ma gradualmente a seconda del costo della prestazione richiesta, e le fasce sono ben 12. La “quota ricetta”, dunque, sarà pari a zero per i nuclei familiari con Isee al di sotto dei 15 mila euro, e varierà da 1,50 a 20 euro a seconda del costo dell’esame, per i non esenti. La quota ricetta, o superticket, ovviamente va sommata al ticket che è dovuto da tutti coloro che non sono esenti o per ragioni di reddito o per patologia. Esemplificando su un semplice esame delle urine: fino a maggio l’analisi costava 13 euro, dati dai 10 euro di superticket e i tre dell’esame vero e proprio. Dal 1º maggio chi ha un Isee fino a 15 mila euro non paga più nulla, mentre gli altri utenti hanno a carico semplicemente i tre euro della prestazione.

Friuli: alleanza Carnia-Gemonese sulla prevenzione contro i tumori

di Tanja Ariis.
Gli assessori alla salute di Tolmezzo e Gemona, Cristiana Gallizia e Adalgisa Londero, annunciano assieme che la Torre Picotta e il Castello di Gemona saranno illuminati di rosa tutte le sere di ottobre per ricordare l’importanza della prevenzione nel tumore al seno. Tolmezzo ha scelto la Torre Picotta, ben visibile, e Gemona il castello, che, «fortemente lesionato dal terremoto e ora ricostruito, qui diventa simbolo – dice Londero – di rinascita della donna di fronte alla malattia e forte richiamo alla prevenzione». A far nascere questa alleanza Tolmezzo-Gemona è l’Andos (Associazione nazionale donne operate al seno)di Tolmezzo che organizza,in collaborazione con l’Aas3, l’”Ottobre rosa 2015” con tante iniziative. L’associazione opera su Carnia, Tarvisiano e Gemonese,ha 800 soci ed è fondamentale punto di riferimento e di supporto per le donne. Con la sua presidente, Sonia Piller Roner, punta a una maggiore sensibilità delle donne sulla prevenzione, per limitare ancor più nella zona la scoperta solo in fase avanzata di tumori al seno. Oggi capita ancora. Fondamentali sono i controlli: l’autopalpazione, le visite senologiche e la mammografia. Controlli che oggi molte donne non fanno. Eppure intervenire su lesioni microscopiche, ancora impalpabili dà prognosi molto più favorevoli. Per avviare un percorso in questo senso per tutto ottobre, telefonando ad un numero dedicato (tel.340 1077884),si potrà prenotare una visita senologica negli ambulatori degli ospedali di Tolmezzo e Gemona e si potrà scrivere a [email protected] per ogni curiosità. Per Gallizia la prevenzione, su cui si impegnano molto Regione e azienda sanitaria,è un’opportunità che noi donne dobbiamo saper cogliere. Intervenire presto dà chance terapeutiche notevolissime». Domani alle 15 al Palazeje di Tolmezzo si svolgerà un incontro sull’incontinenza urinaria, problema femminile diffuso e spesso taciuto: può colpire le donne in varie fasi della vita ed è in realtà risolvibile con una ginnastica appropriata. Il 10 ottobre alla Cjase dal Len di Sutrio si svolgerà una sfilata di moda in una serata di beneficienza organizzata dalla Proloco,che ha coinvolto Andos. Ci sarà una sorpresa. Il 28 ottobre a Gemona ci sarà l’incontro “Io,come Angelina Jolie?”. Il 31 a Paularo Federica Calzolari presenterà il suo libro”Tu…sei tante cose”, raccontando di sé e della propria malattia.

Gemona: area dell’ospedale allagata «Mancano le manutenzioni»

di Piero Cargnelutti.
La bomba d’acqua abbattutasi giorni fa anche sul Gemonese ha colpito l’ospedale San Michele, dove la pioggia è penetrata nelle coperture di un’area dell’edificio allagando i corridoi. Le forti precipitazioni che hanno caratterizzato l’inizio di questa settimana hanno lasciato il segno dunque anche all’interno dell’ospedale gemonese. In particolare, l’acqua è penetrata dal tetto dell’ala sinistra del San Michele interessando i corridoi del padiglione degli ambulatori, la zona del cup e l’area della nuova dialisi, che sono state oggetto di pesanti infiltrazioni, tanto da essere resi temporaneamente inagibili. Le infiltrazioni hanno significativamente danneggiato parte dei controsoffitti,degli infissi e dei lucernai, tanto che per fronteggiare il guaio il personale è stato costretto a predisporre mezzi di fortuna per la raccolta dell’acqua piovana come secchi e lenzuola. Nei giorni successivi, si è provveduto a rimettere le lastre di cartongesso rovinate dall’acqua ma il problema delle infiltrazioni resta ancora da risolvere. Proprio per questo, sulla questione sono intervenuti i due capigruppo di maggioranza in consiglio comunale Andrea Palese (Urbani sindaco per Gemona) e Giuseppe Turchetti (Gemona nel cuore) che hanno depositato un’interrogazione urgente al sindaco Paolo Urbani. «Purtroppo – dicono Palese e Turchetti – pare che si tratti di un problema ricorrente, che si ripete ogni volta che si registrano fenomeni di maltempo. Inoltre, ricordiamo che già nel dicembre 2012 la conferenza dei sindaci dell’allora Ass3 Alto Friuli aveva approvato il Piano 2013 (Pal), con il quale si destinavano 600 mila euro per interventi manutentivi di risanamento al tetto del San Michele». In poche parole, i due consiglieri comunali si chiedono se quei soldi, parte di un avanzo di amministrazione dell’Ass3, siano stati o meno investiti per le eventuali manutenzioni. Probabilmente, se così fosse, le infiltrazioni di lunedì scorso non si sarebbero verificate. «Non è giustificabile il fatto – dicono ancora Turchetti e Palese – che una struttura di recente costruzione presenti queste carenze manutentive. Per questo abbiamo scritto al sindaco affinché solleciti urgentemente la direzione generale dell’Aas 3 a provvedere all’eliminazione della problematica, considerato che le risorse ci sono».

Tolmezzo: Risonanza magnetica, potrebbe volerci un altro anno di attesa

Risonanza magnetica fetale, un servizio in più per le mamme

di Tanja Ariis.
Risonanza magnetica all’ospedale carnico: potrebbe volerci ancora un anno per averla. Lo ha spiegato l’assessore comunale Cristiana Gallizia, rispondendo all’interrogazione del consigliere Mauro Biscosi sull’acquisto dell’importante macchinario. Biscosi ha evidenziato forti perplessità. La riforma sanitaria ha previsto l’acquisto di tre apparecchiature per gli ospedali Tolmezzo, San Daniele e Latisana, ma rumors parlerebbero – ha segnalato – di grosse difficoltà a finanziarlo da parte della Regione, che però continua a finanziare il noleggio dell’unità mobile e l’acquisto di prestazioni presso strutture accreditate convenzionate. Sempre stando ai rumors – ha detto Biscosi -, l’ipotesi sul campo potrebbe essere pure che la Regione scelga l’acquisto di macchinari con requisiti tecnologici di minore qualità. Ciò crea preoccupazione negli operatori che dovranno utilizzare la risonanza. Si parla anche dell’alternativa dell’acquisto per l’Aas3 di una sola macchina di buon livello piuttosto che due di basso, ma dove collocarla? Nell’ospedale di San Daniele o in quello di Tolmezzo? Il rischio è lo scontro territoriale. Negli ultimi mesi – ha segnalato ancora Biscosi -, «si sono verificati moltissimi disagi all’utenza in quanto l’unità mobile, per la quale paghiamo da anni milioni di euro di noleggio, è spesso guasta» o con problemi, costringendo alla sospensione e al rinvio delle sedute. Gallizia ha risposto che «la gara è stata impostata per tre risonanze. Il lavoro di preparazione dei capitolati è pressoché completato, il dialogo tecnico con i fornitori presenti sul mercato è in corso, secondo le procedure previste dalla normativa». Intanto, la Regione lavora per completare la copertura economica, «dato che i finanziamenti inizialmente previsti non sono sufficienti, né per Tolmezzo, dove la spesa era stata sottostimata in precedenza, né per San Daniele, dove la compartecipazione alla spesa di un ente locale non è possibile. Appena saranno terminate le fasi precedenti, verrà bandita la gara. I tempi prevedibili per l’espletamento della gara, per l’esecuzione dei lavori strutturali e impiantistici e la posa in opera e il collaudo sono di circa 9-12 mesi. Sulle caratteristiche tecniche esiste un nucleo tecnico di valutazione regionale». Biscosi ha ribattuto che nel capitolato tecnico non c’è stata una sottostima iniziale dal punto di vista tecnico-tecnologico e che la Regione sa da 6-7 mesi cosa serve a questi ospedali. Biscosi ha fatto notare che non si chiede l’apparecchiatura migliore in assoluto, ma neanche il contrario. «L’investimento va fatto – ha detto – anche in prospettiva futura. Occorrono macchine di buon livello. Si deve pensare a tutto, anche all’energia elettrica che si consuma (una macchina di questo tipo consuma 200 mila euro l’anno di energia), al personale, alla manutenzione». Biscosi ha chiesto a Cristiana Gallizia attenta vigilanza. «Piuttosto che avere due ciofeche è meglio avere una macchina, ma valida», col rischio però dello scontro Tolmezzo-San Daniele.

Carnia: Riccardi, la sanità in montagna resti separata

di Davide Vicedomini.
«Ci troviamo di fronte a un Moloch che mette a soqquadro l’intero impianto organizzativo sanitario con il rischio di aumentare i costi e allontanare i servizi dai cittadini». Il capogruppo in Consiglio regionale di Forza Italia, Riccardo Riccardi, torna a tuonare contro la riforma sanitaria. E punta il dito in particolare contro il compromesso trovato in aula a ottobre e che sposta l’ambito del Medio Friuli dall’attuale Azienda che include Udine e Cividale a quella che comprende l’Alto Friuli e il Sandanielese. Per Riccardi l’azienda sanitaria che si va a definire rappresenta un “mostro burocratico” che porterà “alla fine dell’ospedale di San Daniele” e a distruggere “l’esperienza ventennale dei percorsi diagnostico terapeutici costruiti tra il nosocomio della collinare e Codroipo». «Altro che semplificazione – questo è il pensiero del capogruppo di Forza Italia – Abbiamo un’azienda sanitaria che dalle risorgive del Varmo va alle piste del Lussari, passando da Forni di Sopra a Gemona». «Chi ha fatto questa scelta contro natura e ha adottato questi criteri evidentemente non conosce bene la geografia del Friuli, né tantomeno la storia. Ora sarei proprio curioso di conoscere i reali costi che comporta questa operazione». Per Riccardi i parametri utilizzati nella suddivisione delle aziende sanitarie «non sta né in cielo né in terra». E il caso dell’azienda sanitaria che unisce il collinare e il Medio Friuli con la montagna è solo il primo. L’altro riguarda l’unione della Bassa friulana con l’isontino “che serve solamente – spiega – a pareggiare i conti, visto che l’isontino porta in dote ben 3 milioni di euro di debiti che vengono rimpinguati dall’utile della bassa friulana”. Ma il vero nodo è la nuova Aas. 3 “il Moloch”, come lo definisce Riccardi. L’articolato uscito dalla giunta e poi dalla commissione prevedeva inizialmente il Medio Friuli insieme a Udine e il collinare uniti alla montagna (Tolmezzo e Gemona). Ma con un blitz trasversale in consiglio regionale da parte dei “ribelli”, che ha fatto sobbalzare dalla sedia la stessa Serracchiani, è stato stravolto dirottando il Medio Friuli in montagna. Riccardi prepara, quindi, il contrattacco e, in vista dell’assestamento di bilancio, riproporrà l’emendamento già bocciato a ottobre, al quale è seguito il compromesso. «Chiederò di portare il collinare e il Medio Friuli nell’azienda sanitaria 4 – quella di Udine – per salvaguardare l’esperienza ventennale dei percorsi diagnostico terapeutici utili a consolidare il presidio ospedaliero di san Daniele e avendo alle spalle l’ospedale di Udine come hub per le acuzie complesse, lasciando la montagna a un’azienda unica». «Il pericolo che corriamo – conclude Riccardi – è quello di uno smembramento della sanità. Invece di dare risposte ai cittadini, complichiamo la vita agli utenti e agli operatori della salute, costretti a fare i turisti correndo dalle risorgive di Varmo al Lussari passando per Gemona».

Tolmezzo: c’è una “Casa Mia” anche per la Carnia

(t.a. dal mv di oggi)

È stata inaugurata ieri la nuova struttura di ospitalità per familiari dei degenti dell’ospedale carnico, iniziativa lodevole e importantissima per questo territorio. “Casa Mia” si trova nelle vicinanze del Pronto soccorso e ha quattro camere, per un totale di otto posti letto, servizi, soggiorno, cucina, lavanderia e stireria. L’ospitalità è gratuita, regolamentata solo dalle buone norme di convivenza. L’intervento, di fondamentale importanza per le famiglie dei pazienti, che potranno trovare qui una base di appoggio per stare vicino ai propri cari, è stato realizzato dall’associazione onlus Casa Mia. Il sodalizio si occupa appunto dell’ospitalità gratuita dei familiari di ricoverati residenti lontano dal centro di cura e dei pazienti che, pur essendo dimessi, devono restare in loco per i controlli terapeutici. Le altre case oggi costruite e gestite da Casa mia si trovano vicino agli ospedali di Udine e Trieste. La presidente dell’associazione, Gabriella Gera, spiega: «La scelta di collocare una nuova Casa a Tolmezzo deriva dall’evidenza dei problemi logistici che intercorrono fra le residenze dei pazienti e l’ospedale. Il problema dei trasporti in Alto Friuli è cruciale, soprattutto durante i mesi freddi. Un particolare ringraziamento va ai dipendenti e alla direzione della Saf che hanno effettuato una generosa raccolta fondi per la Casa e a coloro che numerosi hanno collaborato: le ditte, i professionisti carnici e i volontari dell’Associazione friulana donatori sangue sezione Vigili del fuoco Udine e dell’Associazione nazionale Vigili del fuoco sezione Udine». La collaborazione fra Casa mia e l’Azienda sanitaria «ha consentito – sottolinea il direttore generale dell’ as3, Pierpaolo Benetollo – la realizzazione di questo importante servizio, cui attribuiamo una duplice valenza: in primo luogo, l’apertura di servizi per i cittadini dell’Alto Friuli rappresenta sempre un momento di crescita e di rinforzo, per un territorio che più di altri teme la depauperazione di servizi paventando lo spopolamento; in secondo luogo, dal punto di vista clinico e assistenziale questo servizio rinforza lo sforzo di personalizzazione dell’assistenza che è punto cardine del nostro agire professionale». L’operato di Casa mia non si arresta qui, grazie all’aiuto dei volontari e delle generose offerte di tanti sensibili sostenitori.