Archivio mensile:Giugno 2016

Sauris: la strada del Lumiei riaperta al traffico un giorno prima

di Gino Grillo.

Cronoprogramma rispettato per la circolazione diretta da e verso Sauris. Anzi, con un giorno di anticipo rispetto al previsto. Oggi sarà infatti riaperta al traffico la strada provinciale che da Ampezzo porta al Comune più in quota della nostra provincia, la strada del Lumiei. L’avanzamento dei lavori, come aveva anticipato il neo sindaco Ermes Petris, permetteranno il transito sul ponte in entrambi i sensi di marcia, e non a senso unico alternato come preventivato all’inizio dei lavori. Al taglio del nastro, fissato alle 11, ci saranno il presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini, il suo vice con delega alla viabilità, Franco Mattiussi, i sindaci di Sauris Ermes Petris e di Ampezzo Michele Benedetti. Il ponte ad arco edificato un’ottantina di anni fa, è stato oggetto di un intervento, del costo totale di 750 mila euro, che ha visto il rifacimento e l’allargamento della sede stradale e dei parapetti. Ed è stata effettuata la predisposizione per l’impianto di illuminazione, di cui era sprovvisto. Il ponte servirà anche per veicolare i cavi per le infrastrutture per i servizi di rete e fibra ottica. I lavori non sono ancora ultimati e proseguiranno sino al 5 ottobre senza intaccare la viabilità. Il manufatto appariva gravemente danneggiato, fuori norma in relazione alle attuali esigenze di sicurezza stradale. Oltre a ciò, appariva anche dimensionalmente insufficiente alle attuali necessità di traffico veicolare. Questi lavori, tuttavia, potranno essere eseguiti senza che le aziende esecutrici – Edilverde di Martignacco, Cimenti di Ovaro e Sils di Sauris – debbano utilizzare il manto stradale. Un ulteriore limite al traffico, infine, è previsto per il 17 luglio, data in cui è prevista l’istituzione del transito a senso unico alternato regolato da semaforo per consentire la prosecuzione dei lavori sull’infrastruttura..

Carnia: energia elettrica, quante tasse in bolletta altro che riduzioni

di Tita De Stalis Ravascletto.

Trovo spesso, sul mio indirizzo di posta elettronica una frase come la seguente: “vuoi alleggerire la bolletta della luce? Sfrutta questa opportunità”. Cancello la mail e tutto finisce lì. Mi capita però di essere contattato telefonicamente e la mia risposta e sempre la stessa: «Sono socio di una cooperativa da oltre 50 anni, mi trattano bene e non ho alcun motivo per cambiare». L’ultimo a contattarmi, sempre per lo stesso motivo, è stato però insistente al punto da portarmi a pronunciare una bestemmia (lo faccio, forse, ogni 5 anni) e chiudere la comunicazione. Premesso che la società cooperativa che mi fornisce l’energia elettrica è nata oltre 100 anni fa e che l’energia la produce, mi chiedo cosa possa esserci dietro quelle società (che parlano a nome dell’Enel?) che sicuramente agiscono in base a una legge e certamente lo fanno per lucrare. Mi piacerebbe tanto che qualcuno, che ne sa più di me, me lo spiegasse. Generalmente non vado mai a controllare la bolletta della Secab (Società elettrica cooperativa Alto Bût), guardo solo l’importo totale da versare e se questo si mentiene entro una cifra che considero equa, pago e taccio. Recentemente però l’importo da pagare è lievitato sensibilmente, il che mi ha spito a tentare di utilizzare qualche dato per capirci qualcosa ma non ci sono riuscito, così ho pensato bene di rivolgermi agli uffici della società per avere qualche ragguaglio. Ho così scoperto che a fronte di una certa cifra, chiamata “spesa per la materia energia” ne esiste un’altra “spesa per il trasporto e la gestione del contatore” (58% della prima voce), poi una terza spesa per oneri di sistema (33% della prima voce) e una quarta: imposte (10% della prima voce). A tutto va aggiunta l’Iva al 10%, anche sulle imposte (ma dov’è il valore aggiunto?). In definitiva, sul totale, solo il 43% delle cifra richiestami si riferisce al consumo di energia, il 57% sono imposte e tasse. Dov’è quindi la riduzione del prezzo che il Governo periodicamente annuncia ? Ho però scoperto, grazie alla disponibilità del funzionario della Secab, che i consumatori di energia elettrica finanziano gli impianti fotovoltaici e questo contributo potrebbe essere quello che va sotto la voce: spesa per oneri di sistema. Belle fregature, non c’è che dire, e tutto senza che l’utente venga informato. 

Sauris: nuove esercitazioni sul Bivera proteste di sindaci e turisti

di Gino Grillo.
I militari hanno da poco concluso le esercitazioni a fuoco nel poligono del Bivera, ma le proteste non si placano. «È un problema annoso – spiega il neosindaco di Sauris Ermes Petris – nonostante le reiterate proteste da parte della gente e dei sindaci dei Comuni che si affacciano sul pianoro di Casera Razzo, la Regione ha a suo tempo prolungato sino al 2019 la servitù militare nella zona». Sauris è senza dubbio il Comune più colpito da queste esercitazioni. In questi giorni il paese è raggiungibile solamente lungo la strada del Passo Pura. Sulla provinciale della valle del Lumiei infatti sono in corso lavori per la messa in scurezza del ponte a strapiombo sul torrente. Una valida alterativa da sempre è la strada che dal Cadore o dalla Val Pesarina collega il centro abitato transitando per il pianoro di Casera Razzo e quindi Sauris. «Questo ha determinato – prosegue Petris – un notevole minor afflusso di turisti in questo periodo, a discapito dell’economia paesana che si base fortemente sul turismo». Oltre a ciò Petris riporta le proteste di alcuni ospiti dell’albergo diffuso. «L’ordinanza di divieto di accesso alla zona iniziava alle 8, ma quasi sempre chi si presentava sulla strada era fermato già dalle 6.30». Sforamenti di orari e di zone presidiate sono rilevati anche a Forni di Sotto dove alcuni valligiani che posseggono proprietà a Boscur, fuori dalla zona di rispetto e di sicurezza del poligono, hanno dovuto “battagliare” per raggiungere i loro stabili e le loro proprietà. «I soldati si fermano per i controlli dove termina la strada, ma la mappa delimita la zona di sicurezza molto oltre il punto dove si trovano le nostre proprietà». Stessa situazione è avvenuta a Forni di Sopra dove alcuni turisti che dovevano raggiungere per il pernottamento malga Tragonia, esterna all’aera di sicurezza del poligono, sono stati intercettati e fermati dai militari. Non manca chi, all’oscuro di queste manovre a fuoco, sceglie di recarsi in montagna e pernottare nelle malghe, e magari nella mattinata successiva si ritrova in «pieno campo di battaglia». Lino Anziutti, sindaco di Forni di Sopra, ritiene obsolete queste esercitazione che, tra l’altro, si effettuano in un Sic, sito di interesse comunitario per la flora e la fauna che le esercitazioni deturpano e spaventano in un momento delicato che coincide con la nascita dei piccoli. «Stiamo pensando se si deve riproporre, come nel 1978 – chiude Petris – una manifestazione di protesta di tutte le comunità che si affacciano sull’area del poligono del Bivera».

Tolmezzo: la Comunità montana della Carnia piange la perdita della segretaria Caterina Martin

di Gino Grillo.
«Con la dipartita di Caterina scompare la memoria storica della Comunità montana della Carnia». Questo il commento del commissario straordinario dell’ente montano Lino Not, appena appreso della scomparsa di Caterina Martin, 65 anni, avvenuta all’ospedale civile di Tolmezzo, dov’era ricoverata da qualche tempo per combattere un male che l’aveva aggredita pochi mesi fa, non permettendole di godersi la meritata pensione dopo aver abbandonato il suo posto di lavoro nel luglio dell’anno scorso. Caterina era entrata in Comunità montana della Carnia assumendo le mansioni di dirigente e segretaria. «Una persona squisita – ricorda il commissario Not – sempre disponibile, preparata e impegnata, molto legata ai problemi del territorio, preoccupata di dare tutto il possibile nel suo lavoro per il benessere del futuro della Carnia». Not la definisce la memoria storica dell’ente in quanto ha conosciuto e operato con tutti gli amministratori e sindaci sin dagli anni Ottanta, quando entrò a lavorare nell’ente sovra comunale, stringendo e svolgendo sempre rapporti di collaborazione e di supporto. I suoi funerali saranno celebrati lunedì 20, alle 16.30. Il corteo si svilupperà nella frazione di Prato carnico, all’altezza del campanile, per proseguire verso la chiesa dove sarà officiata la funzione funebre religiosa. Lascia nel dolore la mamma Dolores e le sorelle Rita e Anna.

Tolmezzo: il 25 giugno 2016 la Cic riapre l’ex bottega Nadali

di Tanja Ariis.
Grandi novità per la Cooperativa Indotto Carnia (Cic): dopo quattro negozi di alimentari di paese in Carnia, il 25 giugno riaprirà anche la bottega ex Nadali in pieno centro a Tolmezzo, dal 2 giugno gestisce il ristorante della Polse di Côugnes a Zuglio e negli ultimi mesi ha assunto a tempo determinato 22 persone nella sua fabbrica a Villa Santina. Cic dimostra insomma che nei paesi si può fare impresa, si può ridar vita alle botteghe alimentari, se si crede in questi contesti. La Cic, nata nel 1987, svolge la sua attività principale a Villa Santina dove produce collettori per scambiatori di calore, impianti rigidi per vasche e componentistica per auto. Nel 2000 ha avviato anche l’alimentari a Enemonzo,a gennaio 2015 ha rilevato quello di Lauco, nell’estate ha riaperto quello di Liariis di Ovaro e rilevato un altro a Cavazzo Carnico, con relativo risvolto occupazionale che è andato ad aggiungersi agli allora 26 dipendenti che già lavoravano per essa in fabbrica. Nel settembre scorso una grossa multinazionale nella componentistica per auto le ha affidato un’importante commessa che ha permesso di assumere da novembre ad agosto altre 22 persone. «E la prospettiva – spiega Stefano Adami, presidente della Cic – è di ottenere nuove commesse, perciò alcuni potremo probabilmente stabilizzarli». Sul fronte negozi, come detto, Cic si avvia a far riaprire il quinto negozio: questa volta tocca a Tolmezzo all’ex bottega Nadali, in via Del Din, dove aveva operato fin dal 1940. Aveva chiuso a fine aprile, quando i titolari erano andati in pensione. La Cic applicherà anche qui il concetto di bottega di prossimità. Sarà un negozio di alimentari con prodotti al banco e al taglio, prodotti freschi, pane, bombole del gas e consegna gratuita a domicilio della spesa, con un occhio di riguardo agli anziani. Adami spiega che i negozi stanno dando soddisfazioni alla Cic e l’idea è continuare a sviluppare tale presenza in Carnia. Col passaparola sono già diverse le botteghe di paese che si stanno rivolgendo alla Cic perché la loro attività abbia un seguito. Come ci si sta dentro? Cic punta molto sull’acquisto a buon prezzo della merce,di marca. Così può fare una politica dei prezzi attenta e offerte ogni 15 giorni, attirando così clienti. Sono poi, nei paesi, botteghe multiservizi con punto wifi e fax.

Carnia: l’amicizia di due poeti, Giorgio Caproni e Siro Angeli

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di Ermes Dorigo.

Giorgio Caproni, trasferitosi a Roma nel 1938, viene introdotto da Libero Bigiaretti nell’ambiente letterario della capitale ed è proprio su sollecitazione di quest’ultimo che gli invia una copia di Ballo a Fontanigorda a Udine, dove Angeli si trovava come sottotenente in forza al II Reggimento Fanteria, con questa dedica: «Caro Angeli, sono lieto di aver avuto dal carissimo Bigiaretti l’invito di inviarti questa plaquette, che esigo… contraccambiata con qualcosa di tuo. Essa, eccetto le poesie segnate, appartiene a un periodo che credo superato in me. A settembre pubblicherò 10 poesie in Poeti d’oggi. Te ne invio una, ch’è il modello ideale, per così dire, di tutte, specie per quanto riguarda il ritmo. Coi più affettuosi saluti, tuo Giorgio Caproni»; poesia autografa sulla seconda di copertina dal titolo Per una giovinetta, che entrerà nella raccolta Finzioni del 1941 col titolo Batticuore, con alcune varianti: miro/guardo, paci finte/pace finta, fidi/affidi, risi/la tua risata. Il loro incontro avviene due anni dopo, come scrive Biancamaria Frabotta, quando si trovano insieme a combattere dal 10 al 24 giugno 1940 sul fronte occidentale contro la Francia. Da qui nascerà l’amicizia d’una vita e un sodalizio culturale, entrambi rievocati da Caproni quando, in occasione della pubblicazione presso Mondadori nel 1962 della raccolta di Angeli L’ultima libertà, ( vedi accanto Sei domande a Siro Angeli) scriverà (Poesie di Siro Angeli in «La Nazione», 30 giugno 1963): «Io conosco Siro Angeli come si può conoscere un fratello, anzi più a fondo ancora, se è vero, come è vero, che un amico liberamente scelto è sempre qualcosa di più confidente e pertinente. Abbiamo patito e spartito insieme Angeli ed io, in anni nerissimi, i sogni e le amarezze, le speranze lancinanti e le tremende delusioni, di un’intera generazione che ha dovuto pagare, col sacrificio della gioventù, tutti gli errori della precedente, e che lanciata insensatamente nella fornace ha saputo tuttavia salvare, quand’ha avuto in sorte di sopravvivere, non foss’altro l’integrità della propria fede in certi comuni sentimenti come in certi comuni principi morali e interessi spirituali, odiati o appena sopportati dalla follia o stupidità dei ‘dirigenti’; i quali peraltro non riuscirono nemmeno col ferro e col fuoco a disperderli o a frantumarli del tutto. E’ stato forse tra noi, Angeli, il più “tutto d’un pezzo”, addirittura d’una moralità che giungeva perfino ad irritarci. Era per noi “l’uomo che crede a tutto”, anche alle Istituzioni così com’esse si presentavano; quasi lo accusavamo – con un punta d’invidia, però – d’ingenuità, forse non accorgendosi che invece, di quelle Istituzioni ormai screditate (la Patria, la Famiglia, la Religione), egli era riuscito a conservare intatto in sé il principio, e a scorgerne ancora il brillìo. […] questo suo libro (è) frutto di una fedeltà, in cui lo ritrovo intero: dico “lui”, Siro Angeli, cioè l’uomo – più unico che raro – capace di “credere” nei sentimenti “onesti” e nelle persone che li suscitano».

Fu sempre un’amicizia discreta, non esibita, in sintonia con la «verecondia» di Angeli come l’ha definita in un’intervista a Carlo Tolazzi del 1998 Elio Bartolini: «Un gentiluomo, una persona rigorosa, convinta, ma non priva di un certo calore, di amicizia, capace di aiutarti discretamente, di grande interessamento alle tue esigenze, ma mai in forma intrusiva».

Angeli_Il grillo della Suburra_Barulli

A Caproni Angeli  dedicò alcune poesie; ad esempio: Andando per strade  (in: Il grillo della Suburra, Barulli, 1975; poi ritoccata nell’edizione Scheiwiller del 1990): « Andando per le strade/ di Monteverde vecchio,/ tra automobili fitte/sotto lampade rade,/ discorrere parecchio/ o poco, non importa/ variare gli argomenti,/ tanto sono inventari/ di rimorsi e sconfitte;/ e, varcando la porta/ d’una bottega, in mezzo/ alle parvenze trite/ di sempre (pane, pasta,/ generi alimentari, ogni cosa il suo prezzo)/ scoprire sulla faccia/ degli altri quanto basta/ perché almeno si allenti/ tra due giri di vite/ il peso che ci schiaccia»; e Genova (in: Da brace a cenere, Lacaita, 1985), piccolo poemetto in due parti: «I. Questa parvenza aleatoria/ che adesso, in una domenica/ di fine marzo, tra rare/ schiarite sotto gli scrosci/ dentro cui il rombo dei treni/ affoga col rombo del mare/ e il giorno precipita a sera,/ a lembi negli occhi balena,/ tu potrai dirmi se è vera,/ o sono io che la immagino/ soltanto, io che a memoria/ sto rinventando la Genova/ che nell’averno dei vicoli/ da te ho potuto conoscere,/ mai vista e già familiare:/ la Genova che si rigenera/ dal niente appena ricigola/ da un verso la funicolare/ nel quarzo delle tue pagine.// II. Anche in una stanza d’albergo/ sopra l’uscita di servizio/ la tua Genova pare riassunta;/ e oltre i vetri che si tergono/ senza promettere che duri/ l’armistizio del temporale,/ la ritrovo in quell’interno/ di casamento che svaria/ il grigio, dentro la larvale/ luce del giorno al suo inizio,/ dal fondo di terra battuta/ dove superstite l’inverno/ ingromma sopra le inferriate/ con il buio delle cantine/ ruggine e polvere, al calcare/ nudo di intonaco sui muri/ fino agli attici d’arenaria./ Ma le persiane spalancate/ resistono in alto verdechiare/ alla salsedine, e l’affine/ colore della vernice aiuta/ ogni filo d’erba che spunta/ dall’alveo di una fenditura/ lungo le scale, ad annunciare/ con l’alito del maestrale/ la primavera nascitura»: una poesia tutta tramata da discrete allusione a lessico ed opere di Caproni. 

Caproni_Autografo

Di Caproni è, invece, una poesia in cui rievoca Udine nella raccolta Cronistoria del 1943, che Giuseppe Leonelli  (Caproni, Milano 1997.) considera paradigmatica,  per comprendere la sua nuova stagione poetica: «una città col suo sole, i colori squillanti e la sua aura di prima giovinezza ritorna attraverso il profumo della fanciulla che sta accanto al poeta:  “Udine come ritorna / per te col grigioverde/ e il sole! Dove si perde/ la mia memoria, torna/ dell’erba la brace verde/ al Castello – l’esangue/ pietra che ora al tuo sangue/ più leggero somiglia.// Torna da te l’odore/ lontano, che si assottiglia/ al tempo: l’odore umano/ di giovinette in gara/ sulle due ruote, e il vano/ desiderio che stagna/ a quei colori.// Via/ tu mi riporti, a un giorno/ di bruciata allegria”. La lirica segna un momento del percorso d’un io che insegue di testo in testo, senza raggiungerlo veramente mai, un ‘tu’ femminile […] Sulla scia di quell’io, sembrano già affacciarsi gli abbozzi di grandi motivi simbolici così tipici della futura poesia di Caproni e sempre strettamente connessi fra loro: la città, il viaggio e il congedo. (Città) della prima diaspora della vita di Caproni, non ancora le città grembo da identificarsi prima in Genova e poi in Livorno».

 

 

In appendice:

 

SEI DOMANDE A SIRO ANGELI.:

 Ultima libertà

Sei domande a Siro Angeli —La Fiera Letteraria, 21/10/1962

(Mai pubblicate, senza un particolare motivo come osservava Angeli nella videointervista Odore di terra VTC; dove sostanzialmente alle domande di Dorigo rispondeva con  le stesse parole) – Copia del testo è stata donata da Dorigo al fondo Angeli, che sarà istituito presso la Cineteca del Friuli

 

  1. D. – Finalmente è uscito il tuo libro di poesie L’ultima libertà. Da quanti anni lo aspettavi? E credi che il ritardo gli sia giovato?
  2. R. – Il volume doveva uscire nel 1959. Tre anni di attesa mi hanno consentito di aggiungere una quarantina di poesie (fra le quali il lungo poemetto Assisi) alle venti premiate al Trebbo di Cervia nel 1958, e di rielaborare a mio agio le une e le altre, Ora, a pubblicazione avvenuta, ignoro se tale lavoro di revisione protrattosi per tanto tempo, sia stato sempre opportuno e mi sia effettivamente giovato. Lo ritengo indispensabile, almeno nel mio caso, ma so che non comporta di per sé una maggiore validità di risultati. Ci si può avvicinare di più a quella che dovrebbe essere la poesia grazie a questo, oppure nonostante questo. Posso dire che ho fatto del mio meglio, ma il bisogno che avverto di riprendere la rielaborazione dei miei versi dopo averli riletti in volume non mi tranquillizza.
  3. Hanno detto di te che sembri riproporre modi e accenti della poesia stilnovistica. Sei d’accordo con questo giudizio critico, o credi che questa “guida di lettura” tradisca (in tutto o in parte) la sostanza del tuo libro?
  4. — Il richiamo alla poesia stilnovistica mi sembra pienamente giustificato, e non solamente per i modi e gli accenti, ma anche e soprattutto per la presenza di un tema dominante l’amore per la donna, sentito come l’esperienza fondamentale dell’esistenza umana, quella che riflette e riassume in sé tutte le altre esperienze, e dà loro valore e significato; e approfondito nelle sue radici psicologiche e concettuali, nei suoi riferimenti metafisici e religiosi. Anche quando affronto altri temi (la vita ultraterrena, il mistero dell’universo e le sue “corrispondenze”, la solitudine, la funzione e il valore della poesia, ecc.), esiste quasi sempre un nesso, esplicito o implicito, con questo motivo centrale, Oltre che agli stilnovisti, il richiamo andrebbe esteso a Petrarca e a Leopardi; e fra i contemporanei almeno a Saba, Ungaretti e Montale. Naturalmente non mi sono rifatto a questi autori di proposito: mi sono trovato a fare i conti con essi; e anche se può sorprendere la molteplicità e la diversità delle influenze, che ammetto di avere subito, spero che quello che ho scritto non si riduca alla loro somma.
  5. Pensi che la tua poesia possa aprire un nuovo discorso, se letta e capita bene? In pratica, vorresti dire qualcosa ai critici e ai lettori?
  6. – Benché una domanda del genere possa lusingarmi, non ho esitazioni nel dare una risposta negativa. Non presumo assolutamente di bandire messaggi o di scoprire verità, né di portare alcun contributo a innovazioni espressive. Il mio modo di concepire la poesia e di farla è rimasto quello tradizionale. Spero che non sia anche convenzionale, perlomeno non sempre; ma posso sbagliarmi. Comunque, sono convinto che sia più meritorio e anche più proficuo, ai fini di un rinnovamento da tutti auspicato, rifarsi alle esperienze più recenti della poesia italiana e straniera. Per quello che mi riguarda, sono piuttosto per l’autonomia che per l’eteronomia dell’arte il che non significa considerarla fine a sé stessa, evasione, torre d’avorio, negare la sua socialità e la sua storicità. Non sono insensibile all’esigenza dell’impegno, ma temo che esso divenga controproducente, se non è accompagnato da una altrettanta viva capacità di distacco. Ho l’impressione che oggi si tenda ad accettare l’impegno come una legge imposta dall’esterno, anziché a servirsene come urgenza interiore; a servirlo ciecamente a priori, senza servirsene consapevolmente in concreto. Ritengo sia indispensabile aderire all’attualità, ma senza dimenticare che si corre il rischio di confonderla

Autogrfo Angeli

E mi sembra che non si risolva il problema con la scelta di certi contenuti e il rifiuto di altri (esistono oggi dei temi “privilegiati”) né con il puntare sulla registrazione o sulla protesta invece che sulla rappresentazione o sulla interpretazione: sul grido invece che sulla parola, sulla lacerazione e disintegrazione sintattica invece che sul discorso logicamente costruito. Dubito che la crisi, il disordine, il caos trovino miglior espressione nel disordine piuttosto che nell’ordine formale. Per questa strada si finirebbe con il dare una riproduzione esistenziale, una ripetizione quasi materia1e dalla realtà, invece di reinventarla e trasporla in una dimensione totalmente diversa.

  1. Sei uno scrittore appartato e modesto (scusa la spicciativa definizione). Perché lo sei? Pensi che il riserbo sia una dote necessaria per un poeta? Non senti di comportarti in modo diverso da come vorresti intimamente?
  2. – Appartato sì, modesto non so. Per temperamento sono incline a partecipare, a comunicare, a chiedere e a offrire confidenza e solidarietà. Tra l’altro, sentendomi assai poco sicuro delle mie effettive capacità, ho particolare bisogno di ricorrere al giudizio di qualcuno, che sappia e voglia conciliare la comprensione, che nasce dall’amicizia con la sincerità senza riserve; e ciò capita abbastanza di rado. Posso aggiungere che il riserbo mi è consigliato anche dalla constatazione di casi sempre più frequenti in cui si eccede in direzione opposta.
  3. Il teatro ti interessa ancora? E c’è un accordo di fondo tra la tua poesia e il tuo teatro, addirittura c’è un punto nel quale convergono?
  4. – Tornare a scrivere per la scena mi sta a cuore quanto continuare a comporre versi. Ma se alla poesia riesco a dedicarmi anche nei ritagli di tempo concessimi dai miei impegni professionali per il teatro è diverso. Posso abbozzare e maturare a lungo una vicenda drammatica solo mentalmente, senza prendere appunti; ma per la stesura vera e propria mi è indispensabile disporre interamente delle mie giornate. Anche il cinema esige la sintesi, la scelta del particolare significativo, la traduzione di idee e concetti in immagini, e in particolare il senso della costruzione. Se non mi inganno nell’avvertire nelle mie liriche un impianto strutturale piuttosto solido, certo la mia esperienza di sceneggiatore vi ha contribuito non meno della mia esperienza di autore drammatico. Ed è probabile che nell’accanimento, che metto a rielaborare decine e talvolta centinaia di volte una poesia, che nessuno mi ha ordinato di scrivere, vi sia una intenzione più o meno consapevole di rivalsa e di riscatto, per le migliaia di pagine che ho scritto su ordinazione, con l’angoscia di non fare in tempo per la scadenza fissata sul contratto.
  5. Cosa hai pronto, e cosa stai approntando per le stampe?
  6. – Preparo da tempo una nuova raccolta di poesie che spero di avere pronte entro l’anno. Il nucleo sarà costituito da un lungo poemetto, già apparso due anni addietro in una rivista, Il grillo della Suburra, nel quale mi è avvenuto – per la prima volta in venticinque anni che vi abito – di prendere Roma a soggetto. Ne è venuta fuori, con mia sorpresa, una rappresentazione della città come un inferno.

 

 

 

 

Incipit de L’ultima libertà

 

 In un volo di ruote al noto valico

le nostre ombre vicine ci precedono

sul viale, tra immote ombre di tigli;

e sui margini il cielo dei fossati

le muta in chiare immagini a ripeterci

che qui, ora esistiamo. Foglie e aghi

di pino dall’inverno sotterrati

riassommano alla luce dall’accidia

dell’acqua in fiori nuovi. In levità,

come tu dentro il nome a cui somigli,

con la tua vita intera (anche la treccia

che non vidi) Versilia si raduna

nel mio sguardo se intorno esso divaghi

‑ e messaggera sulla carrareccia

morente nel declivio della duna

ci sorprende la brezza. S’aprirà

tra breve oltre i grovigli, oltre l’insidia

dei rovi litoranei, la lacuna

silvestre, familiare ai nostri esigli.♣

Carnia: coralità, spiritualità e bontà al sapore delle erbe di stagione, ritorna la lunga notte delle pievi 

Sabato 25 e domenica 26 giugno ritorna La lunga notte delle Pievi in Carnia, l’attesa rassegna che unisce i luoghi di culto più antichi della montagna friulana, la coralità mitteleuropea e la cucina tipica locale. Dal mattino a tarda notte, si avrà modo di gustare, per due giorni, anche quest’anno ad ingresso gratuito, dieci concerti corali, uno in ognuna delle dieci pievi della Carnia, con a seguire un assaggio di pietanze locali al  tema delle erbe di stagione, preparate da cuochi e ristoratori del territorio.

Un’iniziativa ideata e promossa da Cristiano dell’Oste, direttore del Coro del Friuli Venezia Giulia e dal musicologo Alessio Screm, in partenariato con il consorzio di promozione della cucina locale Gusto Carnia. L’appuntamento è a ridosso di una data magica e spirituale, il giorno di San Giovanni, una ricorrenza legata alla raccolta delle erbe medicinali e terapiche, un rituale rappresentato nel simbolo del Mac di San Zuan.

I cori ospiti sono tra i più apprezzati a livello regionale e nazionale, con la presenza di alcune importanti rappresentanze estere, come il Coro Filarmonico Sloveno e l’Ensemble di musica antica La Reverdie. I programmi musicali sono tra i più vari, dalla coralità antica e rinascimentale, alla romantica e contemporanea, con incursioni nel repertorio per voci bianche e d’ispirazione jazz, con cori d’eccezione. Inoltre, ogni concerto sarà anticipato da una breve descrizione della pieve, grazie all’intervento di una guida specializzata, per un’iniziativa nata in collaborazione con il progetto Il Cammino delle Pievi in Carnia. Per ogni coro, in ogni pieve, seguirà una degustazione offerta a base di erbe, grazie alla collaborazione con i ristoratori del territorio. Dai crostini ai cjarsons alle erbe, gnocchi di spinaci di monte, frittelle di fiori di sambuco, frittatine agli asparagi selvatici, sfogliatine all’ortica, e molto altro ancora, per assaggi accompagnati da una buona bevanda. I ristoratori sono tra i più apprezzati del territorio, uniti nel gruppo Gusto Carnia, in collaborazione con Confcommercio mandataria di Tolmezzo: Da Pierute di Illegio, Riglarhaus di Sauris, Borgo Poscolle di Cavazzo Carnico, Stella d’Oro di Verzegnis, Rosa di Cret di Enemonzo, Fogolar di Verzegnis, Antica Trattoria Carnia di Tolmezzo, Aplis, Da Dino di Ovaro, Il Gan di Tualis, Gortani e Salon di Arta Terme. I servizi gastronomici saranno offerti dopo il concerto, fuori la pieve o nelle immediate vicinanze.

Sarà una lunga notte in Carnia unica e speciale, divisa in due giorni di canto, gusto e spiritualità che non si potrà dimenticare (per info sul programma completo: www.corofvg.it; [email protected]).

Il programma completo: pievi, cori e degustazioni

 

SABATO 25 GIUGNO

 

Ore 16.00

Pieve di San Floriano – Illegio

Piccolo coro Artemìa di Torviscosa

Degustazione a cura di Ristorante da Pierute di Illegio

Ore 18.00

Pieve di San Lorenzo – Forni di Sotto

Coro VocinVolo

Degustazione a cura di Ristorante Riglarhaus di Sauris

Ore 20.00

Pieve di Santo Stefano – Cesclans

Coro Filarmonico Sloveno

Degustazione a cura di Ristorante Borgo Poscolle di Cavazzo Carnico

Ore 22.00

Pieve di San Martino – Villa di Verzegnis

Coro Polifonico di Ruda

Degustazione a cura di Ristorante Stella d’Oro di Verzegnis

 

DOMENICA 26 GIUGNO

 

Ore 11.00

Pieve di Ss. Ilario e Taziano – Enemonzo

Messa con l’accompagnamento della Corale La Gioconda

Degustazione a cura di Ristorante Rosa di Cret di Enemonzo

Ore 14.00

Pieve S. Maria Maddalena – Invillino

Coro Jacobus Gallus di Trieste

Degustazione a cura di Ristorante Fogolar di Verzegnis

Ore 16.00

Pieve di Santa Maria Oltre But – Tolmezzo

Corale di Rauscedo

Degustazione a cura di Ristorante Antica Trattoria Carnia di Tolmezzo

Ore 18.00

Pieve di S. Martino – Socchieve

Coro Panarie di Artegna

Degustazione a cura di Ristorante Rosa di Cret di Enemonzo

Ore 20.00

Pieve di Gorto – Ovaro

Coro del Friuli Venezia Giulia

Orchestra S. Marco di Pordenone

Degustazione a cura di Ristoranti Aplis e Da Dino di Ovaro e Il Gan di Tualis

Ore 22.00

Pieve di San Pietro – Zuglio

Ensemble La Reverdie

Degustazione a cura di Ristoranti Gortani e Salon – Arta Terme

Carnia: l’incognita delle Uti tra Brollo e Barazzutti

di Alfio Anziutti Forni di Sopra.

L’incognita delle Uti tra Brollo e Barazzutti nel merito al frizzante scambio di opinioni tra Franceschino Barazzutti, ampiamente conosciuto come difensore dei diritti dei carnici, e l’attuale sindaco di Tolmezzo Francesco Brollo, desidero dire alcune cose. Tema dello scontro sono le Unioni dei Comuni (UtiI), di cui Brollo è fresco presidente. Vengono elencati capacità decisionali, decentramento, vocazioni economiche dei paesi. Non un progetto, ma solo auspici su un futuro che non si presenta facile, pensiamo alla coesione dei paesi, a un piano generale, alle capacità dei nuovi amministratori, allo sbandierato decentramento. Tutte cose da verificare, uscendo, secondo Barazzutti, «dall’indifferenza e prendendo a cuore il destino della propria terra e ricostruendo lo spirito proprio delle comunità» cioè dei paesi; tracciando, secondo Brollo, «traiettorie sostenibili ma, se serve, audaci», provando «a rialzare le sorti della Carnia come gruppo» della politica. In proposito Brollo chiede «rispetto verso sindaci e amministratori»: ci mancherebbe. Sarebbe bene, penso, che anche lui rispettasse i sindaci e gli amministratori precedenti, cominciando proprio da “quel Barazzutti” (cosí lo ha apostrofato) che rappresenta i sindaci del 1976. Forse Brollo avrà sentito parlare di “quel terremoto” e del riconosciuto impegno di “quegli amministratori” (esempio mondiale che onora il Friuli), oggidí tutti pensionati che Brollo vorrebbe rottamare, senza però il permesso di «brontolare da bordo strada». La Carnia è piena di pensionati e questi vecchi montanari, anche se a Brollo danno fastidio, vorrebbero continuare a dire la propria sul futuro di questa terra. Solidarietà, quindi, al sindaco del terremoto Franceschino Barazzutti e a tutti i pensionati della montagna: sempre nel nome della Carnia.

Carnia: zecche, più di una trentina i casi registrati nell’Alto Friuli a partire dal 2004

di Alessandra Ceschia
Un inverno mite con temperature che raramente sono scese sotto lo zero. È bastato per far scattare l’allarme zecche nell’Alto Friuli che, fra il 2004 è il 2015, ha registrato ben 31 casi di Encefalite da zecca (Tbe) sui 79 registrati in tutta la regione. La popolazione è ricorsa in massa alle vaccinazioni. Sono infatti molte le malattie che le zecche possono trasmettere: oltre alla più grave Encefalite da zecca si può contrarre anche la borreliosi di Lyme, la Rickettsiosi, febbre ricorrente o altre patologie virali. Nell’ultimo decennio l’Azienda (fino al 2014 Ass3 “Alto Friuli”, ora Aas3 “Alto Friuli – Collinare – Medio Friuli”) ha sviluppato una campagna informativa a tappeto su tutto il territorio e, in particolare, nei Comuni in cui si era registrata una concentrazione maggiore di zecche infette. Oltre ai depliant e alle serate informative, è stata organizzata una capillare offerta di vaccinazioni contro i virus della Tbe all’interno degli ambulatori delle strutture aziendali o direttamente nei Comuni più a rischio. Il numero totale di vaccinati in tutta la regione è di 60.914 soggetti, pari a una copertura media del 5 per cento. In età pediatrica (dai 6 ai 16 anni) i soggetti che ricevono una dose di vaccino sono il 10,5 per cento, mentre i soggetti con età maggiore di 16 anni che hanno ricevuto il vaccino per adulti sono il 4,6 per cento della stessa fascia d’età. Il dato medio regionale però non rappresenta bene la distribuzione delle coperture vaccinali che risultano influenzate dall’appartenenza a zone a rischio per la Tbe. I dati relativi all’Azienda per l’Assistenza sanitaria 3 sono sorprendenti: «Pur essendo la meno popolosa tra le Aziende territoriali, l’Aas3 è quella in cui si è vaccinato di più, con ben 21.108 dosi erogate al 20 maggio scorso e un 12,5 per cento medio di copertura vaccinale» afferma il dottor Andrea Iob del Dipartimento di Prevenzione dell’Aas3. Nei distretti di San Daniele e Codroipo, dove la presenza delle zecche è pressoché irrilevante, la copertura vaccinale si aggira intorno al 5-10 per cento, eccezion fatta per il Comune di Osoppo (il Comune più a nord del distretto) che raggiunge quasi il 30 per cento nella fascia d’età dai 6 ai 16 anni. Nei distretti 1 e 2 (Carnia, Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale) la copertura è molto più alta: supera il 50 per cento in gran parte dei Comuni. Non solo, in territori come Amaro, Forni di Sopra, Forni di Sotto, Bordano, Malborghetto Valbruna, Moggio Udinese, Pontebba, Resia e Resiutta si sfiora o si supera il 70 per cento in fascia pediatrica. Per quanto riguarda la fascia di età 17-99 della popolazione dei distretti 1 e 2, le percentuali di copertura sono leggermente inferiori, ma si aggirano comunque attorno al 20 per cento per la Carnia e superano il 50 per cento per il Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale. «Questi risultati – osserva il dottor Iob – ci dicono che la nostra popolazione è sempre più consapevole dei rischi legati ai morsi delle zecche e che apprezza la possibilità di vaccinarsi contro il virus della Tbe, possibilità gratuita per tutti i residenti della regione».

Valle di Soffumbergo: Aldo Rossi live ospite di Caleidoscopio

faedis

In collaborazione l’Associazione Borghi e Dintorni – Remanzacco, i Comuni di Remanzacco, Faedis e Povoletto Aldo Rossi sarà ospite di Caleidoscopio “Serate di cultura in piazza a Valle di Soffumbergo” sabato 11 giugno con inizio alle ore 21.00. Aldo Rossi eseguirà dal vivo brani tratti dai suoi ultimi CD . La serata si terrà con qualsiasi tempo nella Piazza del paese o presso la sede della Pro Loco.