Archivio mensile:Maggio 2016

Paluzza: SOS fusilâz, la legge rischia di ripartire da zero

di LUCIANO SANTIN
Da Roma, in coincidenza forse non casuale con la data del 24 maggio, si è saputo che la legge per i “fusilâz” dovrà affrontare un percorso a ostacoli. La buona notizia è che il Senato esaminerà finalmente la legge Scanu-Zanin volta alla riabilitazione dei “giustiziati per l’esempio”; quella cattiva è che su quest’atto dovuto si addensano delle nubi, e che sin dall’avvio dell’iter si esprimono cautela, dubbi, e anche ostilità, in un quadro molto diverso da quello della Camera, dove il testo era stato votato all’unanimità, e in soli quattro mesi. Il senatore pd Nicola La Torre che da presidente della Commissione giustizia si è assunto il ruolo di relatore, ha precisato che intende fare le cose con attenzione, procedendo ad audizioni e convocando per prima cosa il Comitato tecnico scientifico istituito nel 2014, dal ministro Roberta Pinotti, e composto quasi integralmente da militari. Sottolineata la posizione già espressa dal Comitato, ovvero «che la ricostruzione e la riflessione sulle diverse tematiche, soprattutto le piú controverse, debba essere affidata alla ricerca e al confronto della comunità? degli storici», La Torre ha aggiunto poi di riconoscersi in tale considerazione, richiamando la particolare delicatezza della materia». La cosa potrebbe far ripartire la legge da zero: qualunque modifica, anche minimale, rimanderebbe infatti il provvedimento all’altro ramo del Parlamento. Queste dichiarazioni abbastanza trasparenti hanno fatto da trampolino all’ex ministro della Difesa, il forzista Maurizio Gasparri, che ha annunciato la sua posizione «assai critica in ordine alla praticabilità di un intervento legislativo in materia, che sembra aver come fine una riscrittura del passato di memoria orwelliana», esprimendo conseguentemente «il proprio avviso contrario sul disegno di legge». Dalla Camera, dove è stato relatore della legge, il deputato friulano Giorgio Zanin lancia un allarme. «Lo scenario preoccupa. Già il ritardo registrato dopo il nostro voto faceva temere motivi non esplicitati, riconducibili – come dire – a un lato oscuro, che alla Camera, in sede di discussione, avevamo già avvertito, e che non vorremmo pesasse nella vicenda», dice il parlamentare sanvitese. «Non vorrei che l’idea della riabilitazione fosse percepita da alcuni come un’implicita diminutio del valore delle Forze Armate, smentite nelle loro scelte di cent’anni fa, perché non è cosí. Non c’è un rischio di sistema: l’idea base della catena di comando non viene messa in discussione, però il comando sbagliato, come tale, sì». «Non vorrei che ci fosse una cattiva predisposizione a prescindere, proprio per il valore intrinseco della legge», conclude Zanin. «Io ho parlato di “giubileo civile”, di una richiesta di perdono che trae esempio dalle nuove parole scritte nella morale pubblica. Credo in questo senso che la legge contribuisca a far avanzare la civiltà giuridica del paese. Ma forse è proprio questo il punto su cui l’istituzione è recalcitrante».

Tolmezzo: troppe le dimissioni di due assessori,serve chiarezza

Brollo: voglio essere il sindaco di tutti, no alle ghettizzazioni

di Pierpaolo Lupieri.

Da cittadino in primis, ma pure come elettore di questa amministrazione, resto francamente basito per le ripetute dimissioni di assessori a Tolmezzo. Al ritmo di una ogni sei mesi. Leggo, dalla cronaca del Messaggero Veneto, che sia quella “pesante”, poco tempo fa, della dottoressa Cristiana Gallizia, sia quella recente del ragionier Michele Mizzaro, che giudico altrettanto se non piú importante in quanto segretario cittadino del Pd, sarebbero motivate da un impellente e improcrastinabile desiderio di ritornare alla vita “privata” e ai propri impegni professionali. Addirittura il quotidiano stesso preannuncia a breve un terzo dimissionamento e sempre per stringenti ragioni “personali”. Non ho particolari esperienze politiche nella seconda Repubblica, ma nella poi tanto vituperata Prima, a cui ho invece, di striscio, partecipato, questa particolare e improvvisa disaffezione di assessori avrebbe imposto ai partiti di maggioranza una stringente verifica, anche piuttosto trasparente, davanti al corpo elettorale che li ha votati. E dunque, sempre da cittadino, mi sia consentito ringraziare, per antica stima, l’assessore uscente Michele Mizzaro per il lavoro svolto nella sua carica, che è stato sorretto da un consistente consenso: 135 preferenze nel segreto dell’urna. Fatto che rimane imprescindibile al di là di altre e seppur motivate quanto legittime considerazioni.

Friuli: PPP e Volponi, tra consonanza e divergenza, di Ermes Dorigo

Paolo Volponi e Pasolini

Pubblichiamo un affilato contributo critico sui rapporti tra Pasolini e l’amico Paolo Volponi, di cui l’autore Ermes Dorigo è un autorevole esegeta e studioso. Lo scritto  offre l’occasione per l’esame delle profonde consonanze e insieme delle divergenze che intercorsero tra i due intellettuali-scrittori, maestri irripetibili di un’epoca d’oro della cultura italiana del secondo Novecento.
Grazie all’autore per la segnalazione del suo saggio, che editiamo con la sua autorizzazione.

Il Pasolini di Volponi
di Ermes Dorigo

Pasolini: un viaggio lungo un anno tra remake, rifritture, riproposizioni acritiche, estemporaneità con qualche rara novità realizzata – come, ad esempio, il Centro Studi Pasolini di Casarsa-, o prospettata, che si muove in un sostanziale clima di ambiguità, tra riduzione-riappropriazione provinciale del poeta friulano e astrazione-divagazione accademica con il rischio, già in altra occasione paventato da Roberto Roversi, denunciando «l’uso e abuso dell’autore», di «celebrazione, giubilazione, imbalsamazione», con conseguente archiviazione-rimozione. Mancano oggi i maestri, ma non è detto che non servano più. Sembrava nel ventesimo anniversario che l’eredità spirituale di Pasolini si circoscrivesse nel triangolo i cui vertici erano formati da Naldini, Zigaina, il gruppo romano Betti-Siciliano. Accanto a queste interpretazioni più ‘rumorose’ ce ne sono, però, altre più discrete, più sommesse, ma certamente più intense, sentite e, soprattutto, ideologicamente più chiare. Personalmente, ritengo si debba almeno evidenziare e dare il giusto rilievo al giudizio che della sua vita e della sua opera dà Paolo Volponi, che di Pasolini fu amico dal 1952 («Abitava in via Fonteiana, dove io ebbi la fortuna di incontrarlo e di conoscerlo, frequentando anche la sua casa e legandomi d’affetto anche con i suoi genitori. Anche con il padre, appartato e accigliato, che però era sempre molto orgoglioso nel mostrarmi le poesie di Pier Paolo, pubblicate o tradotte»).
Entrambi maturano in quel punto di snodo della cultura italiana degli anni dal 1945 al 1955 circa, caratterizzato da antiermetismo e antineorealismo, su una linea neosperimentale, che si scontrerà, Pasolini soprattutto, anche con la neoavanguardia, e li terrà uniti, soprattutto per  il comune legame con la nostra tradizione storica, culturale e letteraria e con la lezione di poesia etica e civile che veniva da Dante e dal suo plurilinguismo.
L’atteggiamento di Volponi nei confronti di Pasolini, per lui «maestro sapiente e amico fraterno», è di avvicinamento, consonanza, consentaneità e, nello stesso tempo, di distanziamento, dissonanza, distanza. Infatti, se comune era solo la matrice culturale, ma anche un grumo di dolore interiore, diversa era la soluzione, che i due diedero alla ‘gabbia dell’io’ come lucidamente dirà Volponi: «Scrivevo delle poesie per “venire fuori”, per non essere schiacciato dalla regressione, dall’ansia, dalla paura. Lui capiva benissimo queste cose, anche se io lottavo all’interno di quel conflitto mentre lui lo subiva radicalmente».

Qui divergono le strade; e mentre l’uno rimarrà legato al mito della “madre-società”, una madre primigenia e rurale («il cortile inazzurrato delle Alpi»), perché Pasolini del popolo «non ha accettato interamente la storia, ma soltanto l’umanità», l’altro perseguirà il progetto-sogno, utopia, mito? – della madre-industriale.
Però Pasolini non rimase del tutto prigioniero del narcisismo, come ci fa capire Volponi nella sua ultima opera poetica, Nel silenzio campale; «Pasolini si sentiva ferito; colpa e delusione/opprimevano il suo cuore e anche la sua intenzione /di opporsi, di avvertire; la sua stessa disperazione gli dava la coscienza della vita e la concrezione / della propria vitalità: quindi la destinazione /civile e letteraria sopra l’espressione di sé».
Pasolini uomo («maestro misurato, dolce, paziente, ironico, didattico; socratico innocente quanto disperato; portatore di serenità, di aiuto, di consigli; affascinante conservatore dal sorriso mite e triste, un dolce sorriso comprensivo e rassegnato» divenuto alla fine «ansioso e un po’ incerto, sempre più triste, emaciato e solitario») che diventa il Pasolini-allegoria di una «stagione /di dubbi e di ricerca, ansia di comprensione,/ viva e proponente ideologia» contrapposta alla presente, nella quale «non si possono più intra-/prendere viaggi, né sono pra-/ticabili percorsi di conoscenza; /non ci sono più luoghi di contra-/sti e di formazione, non la veemenza / dei maestri»: rimpianto, ma senza il “rimorso per la religione/del mio tempo” per 1’urbinate.
Volponi in Pasolini vedeva il limite della sua «posizione regressiva, astorica, nemmeno utopistica, ma soltanto di rimpianto per il bel mondo rurale», talora «senza un sicuro sostegno ideologico», per cui se era stato bravo a prevedere «il disastro ecologico, l’omologazione delle culture, la rovina delle città, lo sviluppo sfrenato del consumismo, la graduale dispersione della coscienza critica e democratica, l’imbonimento e la mercificazione della lingua, dell’arte, della letteratura», non lo era stato altrettanto nell’individuarne i rimedi, in quanto «alla fine, ne ha fatto un mistero mistico-letterario».
Ma allora qual è l’essenza dell’insegnamento del ‘maestro’ Pasolini, a vent’anni dalla sua morte?
Pasolini secondo Volponi è stato «un grande poeta civile, forse il più grande poeta della nostra letteratura dopo Leopardi, superiore a tanti del secolo scorso e del nostro, anche se celebratissimi, amatissimi, premiatissimi».
Volponi ritiene che la stagione più fulgida dell’amico sia stata quella tra il ‘55 e il ‘63; poi deviò, vuoi per la grande ostilità della neoavanguardia, che lo  ferì profondamente: («cominciava a chiudersi in se stesso, ad avere degli allarmi sentiva che l’umanità degli affetti, che la sua psicologia in qualche modo esigeva, gli era negata»), vuoi perché si lasciò sedurre dal cinema e dal successo («era ambizioso in un modo un poco infantile»), che, sostanzialmente, lo distrasse dalla letteratura, facendolo «regredire un tantino: non era più il grande poeta, critico e uomo di lettere che veramente poteva improntare di sé la nostra epoca».
Per Volponi ciò che veramente dura di Pasolini e che costituisce saldo e sicuro punto di riferimento per la cultura democratica dell’Italia è la sua poesia civile e il suo modello di uomo di cultura-pedagogo – Pasolini e la pedagogia, Centro Studi Pasolini (il riferimento va al volume omonimo curato da Roberto Carnero e Angela Felice, Marsilio 2015, ndr.)-, che aveva capito come «il nostro popolo fosse estraneo ad ogni possibilità reale di partecipare e di scegliere; come fosse costretto – nei suoi dialetti, nelle sue piazze, nei suoi gruppi – a vivere una vita per certi versi ricca di rapporti, ma alla fine deprivata dalla cittadinanza, della possibilità di decidere».
La mancanza nella cultura italiana «è stata soprattutto quella di non assumersi la propria responsabilità di impegno civile e sociale, come sostegno e guida dei suoi valori specifici» e di lasciare spazio o di indulgere alle sottoculture, che fanno dell’assassinio di Pasolini un «delitto politico» perpetuato e voluto, in fondo, «dall’inconscio collettivo di strati piccolo-borghesi, bigotti e presuntuosi», da quel ventre molle della nostra società, regressivo e autoritario, impastato di controcultura, immaturità psicologica, ignoranza storica: «La morte appartiene alla vita di Pasolini, ma non certo come scandalo o esasperazione letteraria e tanto meno come oscura vocazione al suicidio: le appartiene intimamente per la sua essenza esemplare, didattica; perché diventa l’atto conclusivo dell’insegnamento e lo svela per intero, dando alla vicenda personale una ampiezza storica».
Pasolini aveva «un amore e un senso del nostro paese che dà speranza anche in questi momenti, in cui sembra che tutto sia rotto o stia per sprofondare, ancora nello stesso buio della regressione storica», per cui bisogna guardare alla sua vita e alle sue opere «come luce e materiale per la nostra cultura e anche per la costruzione della nostra democrazia».

Ermes Dorigo

già docente di italiano nelle scuole superiori, nonché e supervisore e docente nei laboratori di didattica della Lingua e della Letteratura italiana alla SSIS dell’Università di Udine, ha diretto fino al 1999 la Biblioteca Civica di Tolmezzo dove vive, curando anche le attività espositive organizzate a Palazzo Frisacco nella città carnica.  Ha svolto un’intensa attività di critica letteraria e artistica, oltre che di giornalismo culturale su quotidiani e settimanali. Ha al suo attivo una vasta attività letteraria:  in prosa  Neuterio della lontra, con prefazione di Claudio Magris (premio Casentino 1987; Premio Campello [Perugia] di Poesia, 1974; Premio Cultura Sarda, Premio Gianfrancesco da Tolmezzo; Premio speciale della Giuria per la poesia, Casentino); Nello specchio incrinato. Paolo Volponi e Pier Paolo Pasolini (piéce teatrale), 1996; il romanzo Il finimento del paese, Kappa Vu 2006, con postfazione di Mario Rigoni Stern, la più approfondita analisi del Friuli e della Carnia in dimensione internazionale.  In poesia vanno ricordati un Premio Campello con medaglia d’oro  per Esistere! dal compromesso, Urbino 1978; Quadropoesie, 100 copie serigrafate, Urbino 1980; Le ceneri di Pasolini, 1993; Lo sguardo anacronico, 2000. Ha curato criticamente le pubblicazioni Anonimo da Tulmegio, Canzoniere petrarchesco del XVI secolo, 1988; Siro Angeli, Anthologica. Il teatro. La poesia. La critica, 1997 (finalista al premio Marino Moretti); Siro Angeli, Solevento (Poesie 1928-1931), 2008. E’ autore della biografia Michele Gortani, Studio Tesi, 1993 (salvo indicazioni contrarie tutti i libri sono editi da Campanotto, Udine) e del saggio Umanisti a Tolmezzo nel 1500, Andrea Moro ed., Tolmezzo, Udine: 2014.
Ha pubblicato inoltre su prestigiose riviste in Italia, USA e  Canada: su “Problemi”di Giuseppe Petronio, Carlo Sgorlon, la ragnatela del solipsismo; su “Alfabeta”, direttori Eco, Volponi, Corti, Leonetti, Spinella, Porta, Calabrese, Per Maria Zef, I due poliziotti: Colombo e Derrick; su «Allegoria» direttore Romano Luperini, Dal sarcasmo all’antifrasi ironica: Il risorgimento di Leopardi; su “ZETA” ed. Campanotto, Udine: Un viaggio tra inferno e purgatorio; Con gli occhi di Medea…; su “La Panarie”, Udine, Siro Angeli: un poeta vero; “Tam Tam” di Adriano Spatola & Giulia Niccolai: Poesie visive; su “Poliscritture” di Ennio Abate, Scrittura da solitarietà; su “Dalla parte del torto” di Parma, Etimologia dell’Esistenza ovvero del Tempo e della Morte; su “Forum Italicum”, University Stony Brook, New York, L’amicizia tra Pietro Metastasio e il conte udinese Daniele Florio attraverso l’epistolario del “poeta cesareo”; sulla canadese «Rivista di Studi Italiani», diretta da Anthony Verna dell’Università di Toronto, Giovanni Artico di Porcia e il Progetto ai Letterati d’Italia d’iscrivere le loro Vite; La polimorfia della luna nei Canti di Giacomo Leopardi,  La novella di Madonna Dianora, Decameron (X,5)di Boccaccio; un ampio saggio su I codici della Divina Commedia in Friuli lo ha pubblicato su «Dante Studies», rivista ufficiale della  The Dante Society of America. 
In ambito pedagogico da citare Profilo professionale del docente, in AA.VV., Formazione iniziale degli insegnanti di scuola secondaria a Udine, Primi contributi, Forum,Udine, 2004; La poesia dal manierismo al barocco. Un percorso didattico tra letteratura nazionale e letteratura regionale, in AA.VV., Formazione iniziale degli insegnanti…, cit.; Sulla Commedia di Dante. La tradizione del testo, i commenti e le illustrazioni con particolare riferimento ai codici del Poema in Friuli e al ‘Dante’ del pittore Anzil, in AA.VV, Incontri di discipline per la didattica, a cura di C. Griggio, Franco Angeli,  Milano 2006.

Ha creato e dirige la rivista culturale on line GLOCK (GlobaLocale): www.globalocale.net/index.php.
Sito personale: xoomer.virgilio.it/ermesdor/clubnet/ermesdor/.

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Forni di Sopra: firmato accordo con governo Macedone per l’energia sostenibile

Forni di sopra

3 Comuni Macedoni pronti ad investire per visitare gli impianti e le realizzazioni italiane. 2 richieste per presentare progetti congiunti su fondi europei a disposizione della Macedonia. Firma di un accordo di collaborazione con la Forestale Macedone.

Questi i risultati della visita realizzata in Macedonia da parte di una delegazione del Comune delle Dolomiti. Forni di Sopra, una delle Amministrazioni Italiane di maggior successo in Europa nel campo delle energie rinnovabili, della gestione territoriale e gestione progetti su fondi Europei, ha concluso la Missione Ufficiale a Skopje, Repubblica di Macedonia, dal 17 al 20 di maggio.

Obiettivo della delegazione italiana, composta dal Sindaco Lino Anziutti e dal capo dell’Ufficio Tecnico, Ing. Nazzareno Candotti, era quello di stabilire collaborazioni su progetti Europei e promuovere il Comune come luogo per la formazione di Dipendenti Pubblici Stranieri per la stesura, presentazione e gestione di Progetti su Fondi Europei.

L’agenda della delegazione italiana includeva la firma di di un memorandum di cooperazione con la Forestale Macedone nel campo della realizzazione e gestione di Impianti Biomassa sostenibili. La Forestale Macedone, la quale gestisce il 90% del patrimonio boschivo nazionale, e’ interessata agli aspetti di sostenibilta’ applicati da Forni di Sopra nella realizzazione e gestione del teleriscaldamento, con particolare attenzione alla raccolta e conferimento del materiale.

La firma ha avuto pieno sostegno da parte del Governo Macedone che ha confermato il suo supporto alla presentazione di progetti condivisi sui fondi messi a disposizione per i Paesi in fase di Preaccesso all’Europa. Il Comune Friulano copre la quasi totalità del fabbisogno energetico con la produzione da fonti rinnovabili: centrali idroelettriche di piccole dimensioni e dall’impatto paesaggistico-ambientale praticamente nullo; collettori solari e pannelli fotovoltaici installati sul tetto dei principali edifici pubblici, sulle malghe e sui rifugi; campi fotovoltaici che integrano la produzione elettrica durante l’arco dell’anno; numerosi edifici a destinazione amministrativa, turistica e commerciale vengono riscaldati dalla rete di teleriscaldamento a biomassa forestale (foreste certificate PEFC) con approvvigionamento del legname necessario a “chilometro zero”.

Ottimi riscontri anche per il turismo, grazie alla presentazione che la Delegazione Italiana ha effettuato ad agenzie e tour operators. L’esperienza maturata da Forni nella gestione ambientale integrata (depurazione acque, raccolta rifiuti porta a porta, illuminazione pubblica a led completamente telecontrollata) attraverso la pianificazione ed implementazione di progetti, unitamente ai positivi effetti economico-gestionali, rappresentano a pieno titolo una Buona Pratica.

Il Sindaco Anziutti ha quindi inteso promuovere Forni di Sopra, in prima battuta, quale destinazione di delegazioni e commissioni impegnate nella verifica di opere gia’ realizzate e successivamente quale sede di formazione per quei soggetti impegnati nella stesura verifica e gestione di Progetti Europei. Da tradizionale centro sciistico, Forni di Sopra è stata in grado di sviluppare le condizioni per utenze alternative, particolarmente attraenti per turisti interessati a destinazioni che mostrino genuina e fattiva attenzione alla gestione del territorio e la tutela dell’ambiente.

Tolmezzo: dopo Cristiana Gallizia, lascia l’incarico anche l’assessore Mizzaro

di Tanja Ariis.
Michele Mizzaro, assessore alle attività produttive, ad ambiente e turismo, lascia la giunta comunale tolmezzina. Lo fa per dedicarsi al Partito democratico e alla sua professione e favorire al contempo il ricambio nel governo della città. Giovedì ha presentato le sue dimissioni. La scelta era nell’aria già da inizio mese quando in città si rincorrevano insistenti voci che davano per imminente una sua uscita dalla giunta. A spiegare la decisione è il sindaco, Francesco Brollo, interpellato in merito: «L’assessore Mizzaro – motiva il sindaco – rimetterà il suo mandato a fine mese, per potersi dedicare in maniera più intensa all’attività di partito, ricordando che riveste il ruolo di segretario del circolo Pd tolmezzino, nonché al lavoro. Il suo apporto è stato – tiene a sottolineare – e continuerà a essere, in altre forme, importante per l’amministrazione. Questo passaggio, concordato da Mizzaro con me e con la maggioranza, è volto – prosegue Brollo – anche a permettere un ricambio che favorisca una crescita degli elementi che compongono la maggioranza e arriva allo scoccare del secondo anno dall’insediamento». «La prossima settimana – aggiunge il sindaco – comunicherò la nuova composizione della giunta, che riguarderà anche l’occupazione del posto lasciato libero da Cristiana Gallizia. Rimane immutato lo spirito di squadra e la sua composizione, nonché l’impegno a proseguire l’importante percorso di cambiamento avviato, che il prossimo anno ci porterà ad assumere un ruolo internazionale con il titolo di Città alpina dell’anno». Più volte cercato al telefono per un commento, Mizzaro nella giornata di ieri è risultato irrintracciabile. Brollo già a inizio mese, alla luce del nuovo importante incarico di presidente dell’Uti della Carnia, aveva anticipato la ridistribuzione delle sue attuali deleghe comunali (sport, frazioni e sanità) per dedicarsi con impegno al ruolo di guida sia del suo Comune sia dell’Uti. Oggi Brollo non fa i nomi (li farà la prossima settimana) di coloro che avranno tali deleghe e quelle di Mizzaro. In città però si è scatenato da settimane il toto-giunta: c’è chi scommette che nella giunta tolmezzina entrerà il consigliere Mario Mazzolini (Pd). C’è chi fa il nome anche della consigliera Fabiola De Martino (degli “Indipendenti di Centro”, di cui era capolista l’ex assessore ed ex consigliera Cristiana Gallizia) in un’ottica sia di mantenimento degli equilibri politici interni alla maggioranza che di rispetto delle quote rosa, specie se dovessero corrispondere al vero le voci che danno per possibili, in un futuro piuttosto prossimo, le dimissioni dalla giunta anche di un altro assessore, a causa di incarichi lavorativi che potrebbero condurre a una scelta di questo tipo.

Franceschino Barazzutti: la ritirata (delle Istituzioni) dalle valli della Carnia

Ospitiamo un intervento del già sindaco di Cavazzo Carnico Franceschino Barazzutti sul tema delle UTI, oggetto di molte recenti discussioni e da lui ripreso in chiave polemica. «Con la recente elezione da parte dei sindaci della Carnia del sindaco di Tolmezzo Brollo a presidente dell’Unione territoriale intercomunale è giunta a compimento anche sul piano istituzionale la ritirata dalle valli della Carnia. In verità la ritirata è iniziata alcuni anni fa con l’avanzare dell’onda del centralismo fatto propria sia dal centrodestra che dal centrosinistra che, in ciò, pari sono. Sintomatico è il caso del servizio idrico che d’intesa hanno prima centralizzato in Carniacque spa togliendolo ai Comuni per portarlo ora da Tolmezzo al Cafc di Udine». «Questa ritirata dalle valli è il prodotto, da un lato, di una teoria politica liberista, di destra, fatta purtroppo propria e accentuata dal Pd, che ritiene di risolvere i problemi con il centralismo (vedi tribunale, servizio idrico, Uti), dall’altro dello smarrimento della cultura – e quindi della politica – montanara negli stessi abitanti della montagna e nei loro sindaci. Di quest’ultimo aspetto ho avuto la controprova assistendo alla riunione dei sindaci della Carnia in occasione della discussione e approvazione dello statuto dell’Uti. Tralasciando i timorosi e rinunciatari interventi di troppi sindaci improntati al “non va bene, ma è il male minore” oppure al “se non lo approviamo ci mandano il commissario”, mi ha colpito l’intervento del sindaco di un piccolo Comune destinato a contare nell’Uti quanto il due di coppe quando briscola è denari, destinato, come tanti altri, ad avere in municipio un computer, un dipendente e …tanti spazi vuoti. Secondo questo sindaco la costituzione delle Uti è positiva poiché pone indistintamente tutti i territori della nostra regione sullo stesso piano, per cui avranno successo o falliranno tutti insieme. Posizione che rivela chiaramente che il nostro sindaco ha smarrito l’identità del proprio territorio che in politica si esprime nel “differenziale montagna”, la cui rinuncia equivale al suicidio». «Agli amministratori pubblici della Carnia sfugge anche il notevole e sostanziale passo indietro costituito dalla sostituzione della Comunità montana con l’Uti. Infatti, mentre la Comunità era lo strumento dei Comuni per la programmazione e promozione dell’armonico sviluppo economico e sociale dell’intero territorio montano, in particolare di quello “alto”, l’Uti è lo strumento dei Comuni per l’organizzazione dei servizi sull’intero territorio. In sintesi: la Comunità aveva una qualifica politica, l’Uti ha una caratterizzazione organizzativa. Il che pone una domanda: chi provvederà alla elaborazione politica complessiva per la Carnia ed alla programmazione dello sviluppo? Si pensa forse di elevare l’organo esecutivo “Consorzio Industriale” anche a ente politico programmatore dello sviluppo economico?» «Mentre i sindaci discutono giustamente sulle Uti, sfugge loro che l’ultima legge organica della Stato sulla montagna – la 1102 – risale al 1971. Poi non c’è stato nessun provvedimento organico (la legge 97/1994 tale non è) per fermare e invertire il declino della montagna. Sarebbe il caso di chiedere all’Uncem e al suo presidente nazionale on.le Borghi del Pd, alla presidente Serracchiani, detentrice della delega alla montagna, nonché vice segretaria nazionale del Pd di sollecitare governo e parlamento ad approvare una nuova legge organica per la montagna. Contemporaneamente va elaborata dal basso sul territorio una “vertenza montagna”». «In questi giorni 40 anni fa eravamo nelle tende sotto le scosse del terremoto. La gente si organizzò spontaneamente prendendo in mano la situazione. Ora davanti al terremoto economico-sociale è indifferente e subisce. Allora ai nostri piccoli Comuni, attraverso uno spinto decentramento, furono attribuiti gravosi compiti che seppero assolvere egregiamente in quelle circostanze straordinarie. Ebbene, quel decentramento e quell’autonomia, che produssero in quella situazione straordinaria il meraviglioso risultato della ricostruzione, perchè non si attuano a maggior ragione anche nell’attuale situazione ordinaria?» Sotto il cielo della Carnia c’è troppa confusione. La cultura e la politica vera sono state cacciate via da un lato dall’indifferenza della gente e dall’altro lato dal servilismo verso chi comanda in Regione di quella che dovrebbe essere la classe dirigente locale». «O la gente di Carnia esce dall’indifferenza, prende a cuore il destino della propria terra, ricostruisce lo spirito proprio delle comunità di montagna e in esse individua ed elegge ai vari livelli i propri rappresentanti politici e istituzionali tali che abbiano la dignità, la volontà e il coraggio di combattere, tenendo la schiena ben diritta, per il bene della propria terra e non per il proprio, o la Carnia sarà in breve solo un’espressione geografica, svilita persino nel suo nome proprio da quello posticcio di Alto Friuli».

Illegio: via Beorchia sarà ripavimentata con lastre in pietra e il “Mulino di Narduz” dato in concessione

(t.a. dal MV)

È stato approvato dalla giunta comunale il progetto definitivo esecutivo per la realizzazione a Illegio in via Beorchia di un tratto di pavimentazione in lastre di pietra per il superamento della barriere architettoniche. Sarà effettuato quest’anno. Nel 2013 la pavimentazione di via Beorchia aveva fatto molto discutere il Consiglio comunale. Allora a Illegio, tra le tre bellissime vie ripavimentate in acciottolato sei anni prima, questa spiccava per criticità: per residenti con difficoltà motorie, e non solo per loro, era una vera insidia percorrerle. Già allora dunque si era deciso di reintervenire, interpellando prima la Soprintendenza e cercando frattanto i fondi necessari per i lavori:il Consiglio comunale all’unanimità aveva impegnato l’amministrazione comunale in tal senso con un odg presentato dalla minoranza, alla luce di una raccolta firme di 125 cittadini di Illegio. La Soprintendenza del Fvg in febbraio ha autorizzato le modifiche e ora la giunta ha dato il via libera all’intervento di 25 mila euro, di cui 18 mila per soli lavori. L’esecutivo tolmezzino ha, sempre nei giorni scorsi, concesso (per 33 euro mensili) fino al 14 ottobre una stanza dell’ex scuola elementare di Illegio al Comitato di San Floriano in relazione alla mostra d’arte “Oltre – In viaggio con cercatori fuggitivi e pellegrini”che si svolgerà fino al 9 ottobre. Come richiesto dal presidente del Comitato, tale locale sarà utilizzato per il deposito delle casse di accompagnamento delle opere d’arte esposte alla Casa delle esposizioni. Riguarda sempre Illegio la concessione da parte della giunta del “Mulino di Narduz” all’impresa agricola di Marco Zozzoli, nata a marzo con attività di coltivazione di ortaggi e che ha chiesto l’uso del mulino per l’esposizione e vendita dei prodotti. La giunta gli concede il mulino in locazione per sei anni a un canone mensile di 45 euro. Zozzoli realizzerà a sue spese la pavimentazione del primo piano. Per il Comune è importante che i mulini siano aperti nei periodi di maggior richiamo turistico e vengano realizzati allestimenti che attirino ancor più i visitatori.

Trasaghis: mancato invito per il 40ennale, l’amarezza di Tomat Sindaco del terremoto.

di Loredano Tomat.

Sono stato sindaco di Trasaghis dal 1970 al 1978. Quindi ho vissuto l’epoca del terremoto, l’emergenza post-sismica e l’inizio della ricostruzione. Ho volutamente lasciato trascorrere le commemorazioni-celebrazioni del 6 maggio per non arrecare disturbo nel momento del ricordo. Ritengo che ora sia, però, giusto dire qualcosa, avendo titolo e motivo per farlo. Ho seguito quanto riportato dalla stampa locale sul terremoto in quel di Trasaghis. Ebbene, fermo restando che i giornalisti sono liberi di intervistare chi credono, pare logico oltre che opportuno che dovrebbero innanzitutto rivolgersi al sindaco in carica nel 1976 per avere informazioni sui fatti di allora. Cosí non è stato nel caso del sindaco di Trasaghis di allora, cioè nel mio caso. Eppure sono ancora in grado d’intendere e di volere. Da una funzionaria del Comune di Trasaghis ho ricevuto una telefonata mattutina con la quale mi si comunicava delle cerimonie in programma nel Comune di Trasaghis, ma mi si chiedeva soltanto l’indirizzo postale affinché la Presidenza del Consiglio regionale potesse inviarmi l’invito all’incontro con il presidente Mattarella nell’auditorium della sede regionale di Udine, al quale ho partecipato in qualità di sindaco in carica nell’anno 1976. Relativamente alle commemorazioni a Trasaghis del 6 -7 maggio non ho ricevuto alcune comunicazione telefonica, ma solo un invito all’indirizzo postale di mia figlia (che come me risiede a Udine, ma dalla parte opposta della città) spedito da Trasaghis il giorno 29 aprile, pervenutole il giorno 7 maggio. A cerimonie concluse. Nonostante, durante la mia sindacatura, abbia cercato di operare al meglio, per la gente e non per fare carriera, sapevo che una ben determinata parte politica di Trasaghis non ha nutrito simpatia nei miei confronti da quando, allora sindaco, rifiutai di aderirvi, diventando quindi soggetto “da rottamare” e da lasciare nell’oblío. Ma che nel quarantennale del terremoto, quando ovunque si sottolinea che la ricostruzione è stata un evento corale di popolo e non già l’opera di un “Rambo”, si ci si dimentichi del sindaco del 1976, mi sembra troppo. Non si sotterrano le persone ancora in vita. Io sono qui, ancora vivo, nonostante tutto. Non pretendo targhe o riconoscimenti, ma le scuse sí.

Enemonzo: al “Torneo Parco delle Colline Carniche” si parlerà anche di doping

Anche in questa edizione nell’ambito del “Torneo Parco delle Colline Carniche-Erreà Cup” di calcio si svolgerà un convegno di sicuro interesse. Lunedì 6 giugno alle ore 10 al centro sociale di Enemonzo si parlerà infatti di “Doping: l’illusione di vincere”. L’evento sarà incentrato sul tema dell’attività motoria quale strumento di formazione e di prevenzione dell’uso di sostanza dopanti.
Vedrà coinvolti gli alunni della Scuola Primaria e Secondaria dell’Istituto  Comprensivo Val Tagliamento (ovvero Villa Santina, Raveo e Lauco).

Relatore sarà il Dott. Stefano Boscarato, laureato in Scienze Motorie e Scienza dello Sport, che si occupa di attività motoria e sportiva a tutti i livelli e nella realizzazione di progetti di formazione per quanto riguarda la salute, il benessere e la prevenzione dell’uso di sostanze Dopanti.
E’ professore di Scienze Motorie presso le Scuole Superiori, collabora con le Scuole Primarie con interventi di corretta educazione al movimento, sviluppa con le società sportive progetti di motricità di base con bambini ed anziani e preparazione fisico/atletica con gli sportivi.

Ci sarà inoltre un rappresentante dell’ADMO (Associazione Donatori Midollo Osseo) dell’Alto Friuli.

Il Torneo prenderà il via giovedì 2 giugno con i Pulcini, mentre sabato 11 e domenica 12 protagonisti saranno i Giovanissimi. A questo proposito c’è una novità: il Vicenza non potrà essere presente in quanto impegnata nelle finali nazionali Under 15. Al suo posto ci sarà il Tricesimo, che quindi formerà il Girone B assieme a Pordenone, rappresentativa carinziana e Bruno Selleri Olbia. Nell’altro raggruppamento si sfideranno Udinese, Tolmezzo, Padova e Ancona Udine.

La manifestazione è organizzata dalle associazioni sportive dilettantistiche Villa e Folgore in collaborazione con Edera e Lauco, oltre ai Comuni facenti parte dell’Ente Parco Intercomunale delle Colline Carniche, ovvero Villa Santina, Enemonzo, Raveo e Lauco.

Partecipano attivamente anche la Delegazione di Tolmezzo della FIGC, l’AIAC Carnia e la sezione di Tolmezzo dell’AIA.

Il calendario completo e altre informazioni sul sito www.torneocollinecarniche.it.